trasparenze

M. Barenghi

M. Barenghi (iperrealista)

La verità è che pur essendo uno che legge molto, ho avuto da sempre un rapporto complicato con la letteratura alla quale, comunque, non ho negato attenzione e tempo, ma ad essa non ho riservato, forse sbagliando, l’attenzione che ho riservato alla curiosità. In parte è anche da dire che la letteratura non è che sia tutta rose e fiori, perché anch’essa ti riserva, come l’amore, più delusioni che gioie. Insomma se leggiamo poco è sicuramente colpa nostra ma, tante volte, le fregature migliori le troviamo proprio nelle librerie malgrado siano incartate in copertine e recensioni che sono volgarissime cineserie. Per un certo periodo, ho risparmiato un bel po’ di fregature grazie alla Feltrinelli della stazione Centrale di Milano dove, spesso essendo in largo anticipo rispetto all’orario di partenza, mi sceglievo 4/5 libri e comodamente seduto me li sfogliavo per capire se assecondavano o meno i miei gusti e grazie a questa possibilità, ho lasciato perdere la letteratura e sono andato verso le letture che più mi attizzavano, la scoperta dell’Universo.
Un po’ come quando, dopo che mamma mi aveva svezzato a sufficienza, ho cominciato a scoprire prima l’universo femmina e poi l’universo donna che pur sembrando identici sono due mondi molto differenti. Le due facce di una stessa medaglia. Due mondi che quando sono un solo mondo, quello in cui c’è un equilibrio non conteso, ma condiviso tra la donna e la femmina che c’è in lei, l’insieme diventa una magia.
In questi giorni di arresti domiciliari, e di solitudini da riempire, oltre a riflettere sul “chi sei, da dove vieni, dove vai, un fiorino!” mi documento per trovare risposte alle domande. Quella più gettonata in questo weekend, era sulla possibilità che possa esserci un’alimentazione ancora più sana e rispettosa di quella vegana.
Prima di documentarmi, per dare alla mia ricerca una sequenza razionale e non a cazzo di cane, mi sono chiesto quali siano le necessità primarie ed indispensabili all’essere umano ed ho trovato una analogia a cui non avevo mai pensato: la trasparenza.
La prima necessità è indubbiamente l’aria perché senza di essa duriamo meno di un post e l’aria è trasparente. La seconda necessità è indubbiamente l’acqua, anch’essa trasparente, e senza di essa duriamo meno di un romanzo di Tolstoi. La terza necessità è sicuramente il cibo che non è trasparente ma, comunque, senza di esso duriamo molto meno della Recherche di tal Marcel Proust. La quarta necessità è l’amore il cui requisito massimo, come quello di tutti i sentimenti positivi quali il bene, l’affetto, l’amicizia, è la trasparenza e lo è sia nella sua essenza, sia nella sua capacità di diventare un sentimento liquido ed ancora più palpabile; come nelle lacrime di gioia o di dolore – ulteriore trasparenza – o liquido nei suoi orgasmi, anche se meno trasparenti. Torniamo però alla trinità delle necessità primarie e, quindi, all’unica necessità non trasparente rispetto all’aria ed all’acqua ovvero il cibo. Ora poiché sia il cibo vegano che il non vegano non sono trasparenti, per completare il trittico ho provato a documentarmi sulla possibilità di un cibo trasparente ed anche più rispettoso di quello vegano ovvero l’albume.
Nella mia ignoranza nemmeno immaginavo che potesse essere un alimento incredibilmente completo dal punto di vista nutrizionale per le sue calorie, proteine e vitamine. E’ un mangia e bevi composto per il 90% d’acqua e il 10% da proteine ricche di amminoacidi essenziali. Pochissime calorie, carboidrati e grassi, quindi dieta ideale per chi vuole seguirne una ipocalorica. Contiene, inoltre, le vitamine A, B6, B12, D e l’acido folico oltre a sali minerali quali magnesio, potassio, calcio, ferro e sodio; infine contiene glucidi e glucosio. Certo se conduci una vita in cui ti necessitano anche un po’ di calorie, ti ciucci anche il tuorlo e magari per soddisfare anche la quarta necessità, ti fai uno zabaione. La cosa importante è cuocere l’albume perché così si distruggono i batteri e pazienza se la trasparenza non è più tale. Da domani solo albumi, sale e pepe.

p.s.: Secondo la Treccani, zabaglione andrebbe bene lo stesso, ma l’aggiunta del gl sarebbe un sovraccarico di glucosio. In ogni caso mi fido più di Fannì che della Treccani.

trasparenzeultima modifica: 2020-04-20T18:12:47+02:00da arienpassant

6 pensieri riguardo “trasparenze”

  1. Bene, questo post è tanta roba (del resto sei un narratore), ma andiamo con ordine: 1) la letteratura è una fregatura se si acquistano i libri in evidenza, ovvero quelli sulle pile all’interno della libreria, o in vetrina; il lettore scaltro li evita come la peste oppure, come facevi tu, si concede il piacere di dare una scorsa a qualche pagina per poi risolversi in un senso o nell’altro; purtroppo l’editoria predilige il nome che assicura le vendite, quindi Elena Ferrante sarà sempre preferita a Fannì Wilmot, anche se quest’ultima fosse più brava di Virginia Woolf. 2) La trasparenza è un bel tema, soprattutto in relazione agli esseri umani, quanto di più opaco possa esserci in circolazione (peggio del coronavirus). 3) La dieta vegana sarà la dieta del futuro, per ora resta un fenomeno di nicchia. 4) Per quanto riguarda l’albume e i suoi benefici, è evidente che non frequenti le palestre perché i frequentatori più ortodossi sanno bene che l’albume è un alimento da cui non si può prescindere; io però, pur frequentando una palestra, faccio volentieri a meno dell’uovo nella sua interezza perché lo trovo disgustoso (lo assimilo a un aborto). 5) C’è un refuso da correggere, zabaglione.

    1. Evvai, stavolta il refuso te lo becchi pure tu e addirittura su un congiuntivo, tiè! Quel “sarà sempre preferita a Fannì Wilmot, anche se quest’ultima fosse più brava…”, va corretto in: “sarà sempre preferita a Fannì Wilmot, anche se quest’ultima è più brava…”
      Per il resto, fidandomi del tuo fiuto sulla dieta vegana quale dieta del futuro, investirò tutti i miei risparmi su grandi celle frigo nelle quali stipare carne chianina, allievi e polpi che venderò poi a prezzi d’oro. Non sbagli, mai frequentato luoghi di perdizione come le palestre :)))

      1. Se vuole essere un complimento il refuso che mi attribuisci ti ringrazio, ma credo di essermi espressa correttamente perché parlo di un’eventualità che non è e non sarà mai. Piuttosto dimmi se non trovi condivisibile questa frase: “Le parole non mancano mai alle idee: sono le idee che mancano alle parole. Quando l’idea è arrivata al suo ultimo grado di perfezione, la parola si schiude, si presenta e la riveste”(Joseph Joubert)

        1. “parlo di un’eventualità che non è e non sarà mai”

          E’ probabile che ciascuno di noi possa essere un’isola ed anch’io mi ritengo tale. Così come è altrettanto probabile che il giudizio che abbiamo di noi possa essere più fedele rispetto a quello che gli altri possano farsi di noi. Del resto abbiamo il vantaggio, rispetto agli altri, di conoscere meglio di chiunque la nostra intimità. Dobbiamo però ammettere che quando diventiamo pubblici in quello che esprimiamo, ci rimettiamo al giudizio degli altri e qui le cose cambiano. Possono cambiare di poco, come di molto. Può quindi accadere che quella che ho vigolettato ovvero la tua opinione, pur rispettando io la tua intimità e il tuo essere padrona di te stessa più di quanto possa esserlo chiunque altro, non conta più una mazza. Quello che fai e che facciamo in modo non privato, volendo o nolendo, lo stiamo sottoponendo al giudizio pubblico. Il tuo rimane rispettabilissimo, ma conterà ben poco e tu lo sai che conterà ben poco proprio perché, checché possa pensare la Ferrante di se stessa, tu la scarterai dalle tue scelte.

          Quella frase l’ho già letta e riletta e merita un giudizio in rima: è perfetta, ma non solo.
          Nella sua conclusione assume anche una bellezza che sublima l’amore nel suo ultimo grado di perfezione. Quella realizzazione fisica del “si schiude, si presenta e la riveste”.

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