Uno scandalo da 18 milioni di dollari

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Le fanciulle ingenue e seducenti dei quadri di Balthus hanno provocato spesso reazioni scandalizzate, ma la casa d’aste Christie’s, per nulla turbata dal disappunto di buona parte della critica, è pronta a mettere in vendita una delle opere più discusse dell’artista, Thérèse sur une banquette, per 18 milioni di dollari

Thérèse Blanchard aveva 14 anni quando fu ritratta da Balthus; abitava vicino allo studio del pittore e lui la rese protagonista di dieci quadri. Tra questi, Thérèse Dreaming (sotto), esposto al Metropolitan Museum di New York nel 2017, suscitò una tale ondata di proteste online che nel giro di pochi giorni furono raccolte 10 mila firme per far rimuovere il quadro.

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Nei quadri di Balthus è ravvisabile un’atmosfera magica, le adolescenti ritratte sono assorte nella lettura o in pose ambigue, con le gambe esili e scoperte. L’artista ha sempre respinto l’accusa di pornografia, sostenendo che la morbosità è negli occhi di chi guarda.

Paolo Di Paolo, il fotografo-filosofo del come eravamo

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La mostra Paolo Di Paolo. Mondo perduto allo spazio Extra MAXXI di Roma omaggia il fotografo molisano, classe 1925, fine ritrattista dei grandi protagonisti degli anni ’50 e ’60. A lungo dimenticato, l’archivio di Di Paolo è tornato alla luce grazie all’interesse della figlia Silvia, attirando l’attenzione di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, sponsor della mostra.

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Gina Lollogrigida e Giorgio De Chirico, Roma, 1961 foto Paolo Di Paolo © Archivio Paolo Di Paolo (courtesy Collezione Fotografia MAXXI)

Oriana Fallaci, Festival del Cinema, Lido di Venezia, 1963 foto Paolo Di Paolo © Archivio Paolo Di Paolo

Dall’alto:

Sofia Loren sul set di Pane, amore e…,Pozzuoli, Napoli, 1955

Viareggio, 1959

Anna Magnani nella sua villa a San Felice Circeo, Roma, 1955

Giuseppe Ungaretti, Roma, 1963

Gina Lollobrigida e Giorgio De Chirico, Roma, 1961

Oriana Fallaci al Festival del cinema, Lido di Venezia, 1963

Le pennellate oniriche di Ouizi

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Louise Jones, in arte Ouizi, è nata e cresciuta a Los Angeles da genitori di Shangai;  nel 2013 si è trasferita a Detroit dove ha realizzato 50 murales che hanno per oggetto, quasi sempre, i fiori. A Ouizi non importa che si tratti di fiori veri o immaginari: è l’impatto onirico dei suoi lavori a starle a cuore.

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E lo spiega in questi termini:

Quando disegno i miei fiori, cerco di recuperare quella tradizione della pittura orientale che fa parte del mio DNA. Se guardi un’orchidea di un’acquerello cinese, vedi che è fatta da sole dieci pennellate: non è precisa dal punto di vista anatomico, ma tutti gli elementi essenziali ci sono, è come se il fiore fosse lì, davanti a te.

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La natura è davvero un dono incredibile da cui è facile continuare a essere ispirati. Quando mi sono trasferita a Detroit, ho vissuto la mia prima vera primavera e un’esplosione floreale simboleggiava bene quello che stavo provando. Infine credo che i fiori siano espressione di bellezza e di gentilezza, e sono le cose che vorrei condividere con il pubblico, vorrei che la mia arte portasse gioia a chi la guarda“.

dall’alto:

Mural on Michigan Avenue

Wildflower for Buffalo

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Renoir, che non disegnò mai una linea retta perché in natura non esiste

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“Un giorno, mentre andava in bicicletta, Pierre-Auguste Renoir scivolò in una pozzanghera, cadde su un mucchio di sassi, e si spezzò il braccio destro; il dolore era tale che dovette rimanere diversi giorni senza toccare i pennelli. La sua vita diventò una lotta incessante contro la malattia. Ma non voleva guarire: gli era indifferente. Voleva continuare a dipingere.

Verso il 1902, l’atrofia parziale di un nervo dell’occhio sinistro si accentuò. Il reumatismo aumentò questa paralisi: in poco tempo, Renoir assunse quell’espressione di fissità che impressionava coloro che lo avvicinavano per la prima volta. Di mese in mese, il viso diventò più emaciato: le mani si rattrappivano e si deformavano: le dita abbrancavano il pennello più che tenerlo: il passo si faceva via via più pesante; doveva aiutarsi con due bastoni per percorrere le poche centinaia di metri tra la casa e lo studio. Infine rinunciò a camminare. Le notti erano atroci. Era così magro che il minimo sfregamento delle lenzuola sulla pelle gli procurava piaghe. Ma la minaccia del corpo andava di pari passo con il furore quasi incredibile della sua arte. Dalla tavolozza austera uscivano i colori più straordinari, i contrasti più audaci. Quando la carezza del suo pennello scivolava sulla tela, generava raggi. Dipinse il grande quadro delle Bagnanti.

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L’ultimo giorno della sua vita, Renoir chiese il pennello e i colori, e dipinse alcuni anemoni, che la domestica aveva raccolto per lui nel giardino. Per qualche ora dimenticò il male. Poi fece segno che i familiari riprendessero il pennello e disse:”Credo di cominciare a capirci qualcosa“. Quando il figlio tornò a casa, lo trovò disteso sul letto. Respirava a fatica. Il dottore disse che era giunta la fine. La rottura di un vaso sanguigno trasformò il suo rantolo in una specie di delirio. Morì nella notte”.

tratto da Sogni antichi e moderni di Pietro Citati

Il sesso dopo i sessanta, più facile più appagante

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Lidia Ravera, ora nelle librerie con il romanzo Il terzo tempo, rassicura sui benefici psicologici e fisici del sesso nella terza età. Cito:

Un uomo è un uomo, una donna è una donna. La vecchiaia non è una categoria, non ci trasformiamo in un unicum, in un cliché. Non bisogna averne paura, né negarne l’esistenza. Io sono molto più allegra ora, lavoro, corro 40 chilometri a settimana, esco tutte le sere. Anche gli uomini finalmente hanno più tempo, diventano una compagnia migliore. Si è più liberi. Costanza, la protagonista del mio Il terzo tempo si paragona a una foglia secca che non ha più l’obbligo di essere alimentata dalla linfa, si stacca dall’albero, può essere calpestata è vero, ma ha la possibilità di volare”.

Dunque, messa al bando l’ansia da prestazione con, in più, una maggiore consapevolezza di se stessi, il sesso per gli over sessanta non dovrebbe costituire un problema né a livello psicologico né a livello fisico. A me sembra la scoperta dell’acqua calda perché gli anziani hanno sempre fatto sesso, solo che fino a qualche decennio fa non se ne parlava.

Preferisco la Lidia Ravera di Porci con le ali: sebbene troppo intellettualoide perché la sua Antonia risultasse credibile fino in fondo, qualcosa la imparammo tutti. Soprattutto come camuffare la copertina del libro per sottrarlo alla censura genitoriale.

L’ultimo tabù? Il ciclo mestruale

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Le mestruazioni restano ancora oggi il tabù numero uno, inserito nella top ten delle cose alla cui esistenza si accenna sottovoce con aria cospiratoria, passandosi un tampone interno come se si trattasse del manoscritto destinato a rivelare che Gesù era una donna“. Così Elise Thiébaut, autrice del libro Questo è il mio sangue, che dà voce a tutte le donne del mondo per le quali il ciclo è fonte di sofferenza e noia e ostacolo alla parità di genere.

Ma com’è possibile che la più fisiologica tra le funzioni del corpo femminile sia annoverata tra gli ultimi tabù, nonostante il femminismo e i sovvertimenti di tanta parte della cultura occidentale?

Soltanto quattro anni fa, alla poetessa indiana Rupi Kaur fu cancellata una foto dal suo Instagram che ritraeva una ragazza addormentata con il pigiama e il lenzuolo macchiati di sangue. Molto elegantemente lei reagì dicendo:

“Grazie, Instagram, per avermi dato la risposta esatta per cui il mio lavoro era nato. Non mi scuserò perché non voglio alimentare l’ego di questa società misogina a cui va bene il mio corpo in mutande, ma non se sulle mutande c’è una macchia. Il mio grembo è la fonte della vita, che io decida di procreare o no. Nelle antiche civiltà, questo sangue era considerato sacro. E invece oggi la maggioranza delle persone rifiutano questo processo naturale”.

Il rimedio più estremo adottato da un numero crescente di donne è il no period, ovvero l’assunzione della pillola contraccettiva senza interruzioni. Che sia o meno la risposta risolutiva all’irrazionalità della misoginia lo dirà solo il tempo.

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La profezia di Victor Hugo su Notre Dame de Paris

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Si può profetizzare, narrando? Victor Hugo l’ha fatto in un passaggio di Notre-Dame de Paris. Era il 1831.

Tutti gli occhi si erano alzati verso la cima della chiesa. Quel che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più alta, sopra il rosone centrale, c’era un’enorme fiamma che montava tra le due torri con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo. Sotto quella fiamma, sotto la cupola balaustrata tagliata a trifogli di brace, due grondaie come fauci di mostri vomitavano senza posa quella pioggia ardente il cui argenteo scroscio risaltava nell’ombra della facciata interiore».

Ora, con buona pace dei più scettici, esiste una concatenazione segreta di eventi che fa sì che ogni uomo e tutte le cose seguano il proprio destino. Se davvero l’incendio di Notre-Dame è da attribuirsi ai lavori in corso, bisogna solo confidare nella Provvidenza affinché i danni siano il più possibile lievi, e nella capacità umana di risorgere dalle proprie ceneri.

L’omosessualità preservata

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Dopo aver conosciuto alcuni gay nello Swaziland, piccolo regno africano dove l’omosessualità è illegale, Kyle Meyer ha realizzato una serie d’arazzi chiamata Interwoven per:

esplorare le sfide che l’omosessualità deve affrontare in una cultura iper-mascolinizzata come quella dello Swaziland“.

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Ma per preservare l’identità delle persone ritratte, Meyer è ricorso a un escamotage singolare, invitandole a indossare un turbante -tradizionalmente usato dalle donne – e  considerato un tabù per i maschi.

Poi ha stampato i loro ritratti su grandi tele che ha ricamato, e a questo punto è pressoché impossibile per chiunque risalire ai soggetti in questione.

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La donna che insegnò il feticismo agli uomini

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Dian Hanson, qui ritratta da Helmut Newton, è per sua stessa definizione una sexy book editor; con all’attivo 70 libri illustrati che testimoniano dell’evoluzione della sessualità, rimanda al mittente l’accusa di pornografa, specificando di sentirsi “un po’ storica e un po’ antropologa“.

Al giornalista Marco Giovannini che le ha chiesto:

L’hanno definita la donna che insegnato il feticismo agli uomini. Le piace?“, ha risposto:

, perché dal 1976 ho creato giornali dedicati ad amanti di particolari anatomici, come Juggs o Leg show, usando il corpo femminile per favorire le fantasie maschili. Più che insegnare, ho ascoltato desideri e storie personali dei lettori, che mi scrivevano 100 lettere al mese, confessando solitudine e vergogna. Poi ho trasferito conoscenza ed empatia nei libri raffinati di Taschen. La serie più di successo, The big book, è nata così, con cinque libri dedicati a Breast, Penis, Legs, Butt, Pussy. Arte, cultura e comunicazione, non più pornografia…”.

Nota a margine: Sebbene il corpo femminile continui a essere modellato in base al desiderio maschile, il push-up sta andando in pensione, scalzato dalla bralette, reggiseno costituito da semplici triangoli, senza imbottiture né ferretti, presentato come “più rispettoso del corpo femminile“. Ma sull’entusiasmo maschile nei riguardi di questa nuova tendenza non ci conterei, e francamente neppure su quello femminile. Perché al netto di ogni metamorfosi da marketing l’erotismo, quello a buon mercato, si veste di pizzi e corsetti e se ne infischia di comfort e naturalezza.

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Eva Herzigova per il push up Wonderbra. Era il 1994

Al party più folle l’ospite che non t’aspetti, Maria Elena Boschi

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Lo scorso 11 aprile la festa a marchio TOILETPAPER, battezzata Confusion Party, all’interno del Salone d’Onore della Triennale, è stata un successo. La serata che non aveva un tema dal momento che agli ospiti sono stati inviati sette diversi dress code (da Wanna Be Influencer a Cat Lovers, da Sunset Boulevard a Midnight Cowboy e God Save the Queen), vedeva in Federico Marchetti, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari i padroni di casa.

Momento clou l’arrivo di Maria Elena Boschi in compagnia dell’attore Giulio Berruti, che i presenti hanno registrato come inseparabili per tutta la durata dell’evento.

È sempre confortante apprendere che un nostro politico ha probabilmente trovato la sua strada. E pazienza se è ricoperta da toilet paper.