“Gli ambasciatori” di Holbein

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A dimostrazione del fatto che nulla, o quasi, è come appare e che anche il contesto più rassicurante può celare un’insidia, basta osservare questo quadro di Hans Holbein il Giovane. Al centro della scena ci sono due ambasciatori del re di Francia nella Londra di Enrico VIII, dipinti  a grandezza naturale; a seguire i simboli del loro sapere (geometria, fisica, ecc.). Tutto normale, percepisco la scena per quello che è, uno spaccato storico di cui posso apprezzare, o meno, la composizione spaziale e stilistica; epperò, a un certo punto, l’occhio incappa in uno strano oggetto dalla forma sghemba e da qui in avanti nulla è più lo stesso: la mia attenzione è calamitata da quell’immagine enigmatica. E solo osservando il quadro con la coda dell’occhio scoprirò che si tratta di un teschio.

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Questo processo è noto come anamorfosi: una figura all’apparenza indecifrabile acquista, se osservata dalla prospettiva corretta, una forma definita che a prima vista sembrava impensabile.

Il tema di quest’opera è la vanitas, il destino mortale di ogni vita; non meravigli, dunque,  la presenza del teschio, come pure il fatto che in lingua tedesca  holbes Bein significa “osso cavo”.