Dicembre 2017: Lykke Li – I NEVER LEARN (2014)

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Data di pubblicazione: 2 maggio 2014
Registrato a: Ingrid Studios, Studio Spegeln (Stoccolma), Echo Studio, Sonora Recorders (Los Angeles), The Green Building (Santa Monica)
Produttore: Greg Kurstin, Lykke Li & Björn Yttling
Formazione: Lykke Li (voce, armonie vocali), Erik Arvinder (violino), John Erikkson (percussioni, batteria), Andreas Forsam (violino), Greg Kurstin (basso, batteria, chitarra elettrica, chitarra acustica, tastiere, mellotron, organo, percussioni), Conny Lindgren (violino), Cecilia Linné (violoncello), Lasse Marten (drum programming, percussioni), Anders Pettersson (chitarra elettrica, steel guitar),  Lars Skoglund (batteria, percussioni), Ketil Solberg (violino), Leo Stevensson (violoncello), Thomas Tjärnkvist (chitarra elettrica), Björn Yttling (chitarra acustica, basso, mellotron, percussioni, pianoforte), Vincent Brantley, Katherine Dancy, Sean Dancy, Yolanda Dancy, Andrea Thomas, Mariam Wallentin (cori)

 

Tracklist

 

                         I never learn
                        No rest for the wicked
                        Just like a dream
                        Silver line
                        Gunshot
                        Love me like I’m not made of stone
                        Never gonna love again
                        Heart of steel
                        Sleeping alone

 

La maggior parte delle cose di una vita
sono come una grande sorpresa
(Lykke Li)

 

Ѐ proprio vero: la vita è una continua sorpresa. Non si smette mai di meravigliarsi di come la vita possa coglierti e affascinarti ogni volta, e nello stesso tempo non si smette mai di sorprendersi di fronte al miracolo della musica, soprattutto quando ti capita di beccare per radio un pezzo come I follow rivers, e lo trovi orecchiabile, piacevole, ma nello stesso tempo pensi che il fenomeno si riduce drasticamente alla corrente commerciale che ha partorito un’altra Lady Gaga qualunque, che durerà giusto il tempo di una stagione e poi via nel dimenticatoio, e invece non sai che quella ragazzina è un vero portento, un fenomeno. Lykke Li è proprio quella sorpresa!
Non basta l’hype che l’è girato attorno quindi, ma occorre prendere in mano quei dischi, e rendersi conto del grande talento di cui è dotata questa straordinaria fanciulla svedese. E di certo il suo curriculum si è ben presto arricchito di collaborazioni eccellenti con gente del calibro di David Lynch, U2, Röyksopp, King of Leon, Amanda Blank… In un certo senso si può sostenere che Lykke Li sta al pop alternativo europeo quanto St. Vincent sta a quello americano: entrambi dotate di fascino magnetico e talento indiscutibile!
Ed è quindi col “difficile terzo album”, che Lykke Li conferma definitivamente il proprio calibro di artista matura e lontana dalle sole logiche da classifica, partendo dalla bellissima foto di copertina, che la immortala malinconica e pensante in una fascinosa atmosfera dark, ma nell’espressione di un’antica effige di una Madonna rinascimentale.
Infatti dalle primissime note si brancola tra il gelo trapanante svedese, e lo nostalgiche atmosfere evocative di una title-track dall’antico sapore celtico, echeggiando in lontananza gli Abba e richiamando da vicino i Clannad. Si prosegue con i cadenzati tocchi pianistici di No rest for the wicked, per poi aprirsi ad un’ariosa atmosfera glaciale e nevosa, con un’interpretazione maestosa da parte della sua autrice. Just like a dream viene sostenuta da una sezione ritmica incalzante e un ritornello anch’esso enfatico e dolente, con gli echi che si disperdono in un’atmosfera ammantata da un amaro romanticismo. Dopo questa giunge il dream-pop supplicante di Silver line a conferire slancio ed introspezione alle atmosfere del disco. Per Gunshot invece sembra di ritrovarsi davanti Madonna del periodo di Ray of light, e immediatamente si pensa che mentre Miss Ciccone ci ha messo oltre quindici anni per definire un pop tanto maturo, Lykke Li ci è arrivata al terzo album. A questo punto giunge l’acustica e minimale Love me like I’m not made of stone a svelare nudità e vulnerabilità dell’animo umano, per una ballata di una struggente intensità. Never gonna love again invece si riadagia su atmosfere celtiche ed estatiche, portandoci a pensare ad Enya o al periodo pop dei Clannad, ma scivolando un tantino verso un lezioso pop zuccheroso e diabetico. Heart of steel però riporta le cose al posto giusto, ricercando una melodia elegante ed imponente, quanto delle atmosfere che lambiscono il gospel e lo spostano nell’empireo dei suoni senza tempo. Il disco si chiude con le dolenti note di Sleeping alone, richiamando nei temi Amy Winehouse, ma aprendosi nello stesso tempo ad una dimensione più pacificata.
I never learn segna quindi un punto importante per il pop indipendente di questo nuovo millennio, e conferma un talento importante nel panorama musicale odierno. Di sicuro la ragazza dovrà ancora fare dei passi in avanti per crescere, ma la stoffa ci sta tutta, e la grazia che sgorga dalla sua ugola è talmente naturale da apparire sempre bella, sempre fresca! E laddove gente come Lana Del Rey ha fallito il suo intento di coniugare leggerezza, passione e grazia, Lykke Li conferma che non c’è problema: che queste possono coesistere insieme, e insieme dare vita a qualcosa di straordinariamente bello!

 

Lykke Li ha un songwriting meraviglioso, capace di imprimere un marchio tipicamente scandinavo di deliziosa malinconia con un’iniezione di speranza
(John Murphy)

Dicembre 2017: Lykke Li – I NEVER LEARN (2014)ultima modifica: 2017-12-14T13:06:12+01:00da pierrovox

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