Febbraio 2018: Tool – AENIMA (1996)

tool

 

Data di pubblicazione: 17 settembre 1996
Registrato a: Ocean Way, The Hook (Hollywood)
Produttore: David Bottrill
Formazione: Maynard James Keenan (voce), Adam Jones (chitarra), Justin Chancellor (basso), Danny Carey (batteria), Bill Hicks (voce campionata), Chris Pitman (sintetizzatore), David Bottrill (batteria), Eban Schletter (organo), Marko Fox (voce in Die eier von satan)

 

Tracklist

 

                        Stinkfist
                        Eulogy
                        H.
                        Useful idiot
                        Forty six & 2
                        Message to Harry Manback
                        Hooker with a penis
                        Intermission
                        Jimmy
                        Die eier von satan
                        Pushit
                        Cesaro summability
                        Aenema
                        (-) Ions
                        Third eye

 

 

Se non vivi non hai nulla da scrivere
(Maynard James Keenan)

 

Negli anni ’90 il progressive vive una rinascita, proprio grazie ad una dimensione data da una fusione atipica e particolarmente felice: quella con l’heavy metal. A dire il vero quest’ultimo genere, nato agli inizi degli anni ’70 come progressione dell’hard rock più cattivo, si è da sempre particolarmente distinto per una meticolosa e articolata propensione per il tecnicismo e le architetture sonore. Evolvendosi dalle trame trash dei primi anni ’80, agli inizi degli anni ’90 appunto l’heavy metal trova nelle strutture progressive una nuova chiave artistica per aprire nuovi scenari.
I californiani Tool in particolare si distinguono per un eclettismo che aprirà loro delle strade del tutto inedite, oltre a segnare un solco decisamente importante nella storia del rock del decennio. Mentre dappertutto spopolava il grunge e il senso di distruzione voluto da una generazione di scontenti, i Tool recuperano col prog un senso di claustrofobica e cupa depressione, che non si struttura tanto nell’urlo generazionale di Smells like teen spirit, quanto nell’entrare dentro un suono che mette insieme tanto l’aggressività selvaggia dei Metallica più maturi, quanto la tenebrosità degli Swans e la brutalità dei primi Soundgarden. Le tematiche delle loro canzoni non attingono tanto quindi dallo scontento dei Nirvana, e nemmeno nel trash dei Metallica, quanto soprattutto da storie d’amori perversi e cupi, dalle discrepanze della società americana, dalla religione, dai rapporti sociali. Temi già affrontati con una certa personalità nel primo album Undertow. Passano quattro anni (caratteristica della band quella delle distanze dilatate tra un disco e l’altro) per il successore, che giunge nell’autunno del 1996, e segna un netto cambiamento nell’approccio alla composizione da parte della band: ci si allontana dalla convenzionale forma canzone, per lasciarsi trasportare in lunghe e rumorose suite, dense di nervosa tensione e di suoni saturi e solenni.
Aenima è un concept che prende spunto dalle teorie di Carl Gustav Jung, unendo nel titolo del disco due parole, anima (tema al centro delle teorie dello psicologo svizzero) e enema (clistere), lasciando intendere che questo disco altro non è che un percorso sonoro per la pulizia dell’anima.
Si apre con i puntelli elettronici e la nevrosi che prende piede in Stinkfist, a metà tra catastrofe e melodia, per procedere con la percussiva e tribale Eulogy, mentre le robuste e fumose linee sintetiche di H. disegnano un presagio sonoro come solo gli Swans saprebbero fare. L’intermezzo di frequenze di Udeful idiot collega con la rabbia esistenziale di Forty six and 2, che pare essere presa dal repertorio dei Metallica di fine anni ’80. Ancora un intermezzo, pianistico e decadente, con tanto di voce filtrata, Message to Harry Manback, ed ecco che giunge la robusta e austera Hooker with a penis, al termine della quale giunge un intermezzo con tanto di giochi con l’organo. Si riprende con Jimmy e la sua familiarità col repertorio dei Black Sabbath dei primi anni ’70, e l’intermezzo rumoristico industrial di Die eier von satan, che tanto fa pensare agli Einsturzende Neubaten o al limite i Nine Inch Nails. Si riprende con la lunga elegia di Pushit, cupa e dolorosa, chiusa dalle cacofonie sintetiche di Cesaro summability, ed ecco che la lamentosa Aenema erge muri di chitarre particolarmente roboanti. Il ronzio e le frequenze di (-) portano direttamente alla colossale conclusione di Thid eye, in un delirio di rumore, caos e accordi casuali.
Aenima è un’opera del tutto unica, decisamente lontana dagli onanismi dei Dream Theater e di altri compagni amanti del barocchismo stucchevole. Sa coniugare asprezza ed eleganza, e ha saputo aprire nuove vie al metal, che diversamente ha rischiato di accartocciarsi su sé stesso. Seguiranno altri due splendidi album come Lateralus e 10000 days, dove la band ha saputo coltivare la propria arte di comunicare angoscia e introspezione. Quando si dice: lasciare il segno!

 

Febbraio 2018: Tool – AENIMA (1996)ultima modifica: 2018-02-19T08:05:34+01:00da pierrovox

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