Maggio 2018: The Jimi Hendrix Experience – ARE YOU EXPERIENCED? (1967)

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Data di pubblicazione: 12 maggio 1967
Registrato a: De Lane Lea CBS Studios & Olympic Studios (Londra)
Produttore: Chas Chandler
Formazione: Jimi Hendrix (voce, chitarre), Noel Redding (basso, cori), Mitch Mitchell (batteria, cori)

 

 

Tracklist (edizione riunita in cd delle due edizione precedenti, sia americana che inglese)

 

                        Foxy lady
                        Manic depression
                        Red house
                        Can you see me
                        Love or confusion
                        I don’t live today
                        May this be love
                        Fire
                        Third stone from the sun
                        Remember
                        Are you experienced?
                        Hey Joe
                        Stone free
                        Purple haze
                        51 anniversary
                        The wind cries Mary
                        Highway chile

 

 

Basta una serie di note, il resto è improvvisazione
(Jimi Hendrix)

 

Si dice che non sia mai esistito, né esisterà mai, chitarrista come lui. Si dice che in quel suono rovente, infuocato, graffiante ci sia tutta una rivoluzione che cambierà per sempre l’approccio alla chitarra elettrica, stravolgendolo fino a renderlo un tratto principale dell’anima stessa del rock! Si dice che Jimi Hendrix sia uno dei maggiori innovatori, precursore di molte strutture e ideatore di un suono che fondeva rock, blues, psichedelia, hard e funky. Ebbene Jimi Hendrix è un monumento vero della storia del rock tutta! Addirittura universalmente considerato come il chitarrista migliore al mondo (stando ad una classifica stilata dalla rivista Rolling Stone, secondo la quale lo seguivano Jimmy Page ed Eric Clapton), e anche lui immolato sull’altare maledetto del rock e dell’eccesso, uno dei nomi celebri del famigerato “gruppo dei 27”, Jimi Hendrix vedrà un’ascesa repentina e tre album (più uno uscito postumo nel 1997) che saranno considerati universalmente come delle autentiche pietre miliari. Ma l’importanza di Hendrix non è solo musicale, ma multigenerazionale,   multientnica; Hendrix aveva una particolarità, che oggi magari può apparire marginale, ma che ai suoi tempi rappresentava una rivoluzione culturale mica da niente: era nero! In lui c’era la rivendicazione razziale di una parte dell’umanità da sempre vissuta ai margini! Lui era l’espressione rock di Martin Luther King e di Malcolm X! Lui era l’anima nera della musica, che finalmente si riappropriava orgogliosamente della sua importanza e della sua influenza, e che non doveva più chiedere permesso, ma che ora diventava essa stessa fonte d’ispirazione!
Il suono della sua chitarra incendiaria non solo incrociava diversi stili e scovava nuove tecniche, sino ad allora rimaste pressoché sconosciute, ma abbatteva i muri del pregiudizio, dell’esclusione, dell’ignoranza spacciata per patriottismo e nazionalismo. Jimi Hendrix era il genio nero che cantava come un bianco e mescolava con disinvoltura nella sua musica elementi di tutte le culture. Il suo feedback diventa un’arte: la distorsione non è più un fastidioso rumore, un difetto dello strumento, ma l’anima di un suono su cui poggiano delicate linee melodiche, ora dolci ora assalitrici. In tutto questo c’è di tutto: il sesso, il paganesimo, le droghe, il blues…
Originario di Seattle, Johnny Allen Hendrix svilupperà la sua conoscenza musicale attraverso alcuni vecchi dischi di suo padre, ma anche per la frequentazione della Chiesa Pentecostale cui apparteneva la sua famiglia. Restò sin da ragazzino pressoché affascinato e rapito dalle grandi possibilità che gli suggeriva la chitarra, pur trovando parecchie difficoltà essendo lui notoriamente mancino. Ma questo non gli impedirà comunque di approfondire la sua cultura musicale né tantomeno di affinare un suo personale stile, lasciandosi ammaliare dal blues di Muddy Waters, Albert King, Robert Johnson, Leadbelly, Bo Diddley, ma anche dal rock’n’roll di Elvis Presley, Chuck Berry, ecc…
I suoi primi passi come musicista “professionista” non avranno molta fortuna, anche se metteranno Jimi in contatto con il bassista degli Animals, Chas Chandler, che lo vedrà come una promessa molto interessante. Fu così che Jimi penserà presto di cambiare aria, anche grazie ai consigli dello stesso Chas Chandler, trasferendosi a Londra. Fu qui che Hendrix infiammerà la scena col suo blues elettrico, dilaniato e lancinante, inscenandosi come una sorta di personaggio mefistofelico, tra eccessi di droghe e sesso. L’infuocato feedback della sua Fender Stratocaster, ottenuti spesso persino con i denti, i gomiti, l’asta del microfono o gli amplificatori, darà vita a torridi amplessi sonori e rituali di antiche paganità piene di licenze (resterà nella storia la leggendaria esibizione al Festival di Monterey, con Jimi Hendrix che suona, distrugge e da letteralmente fuoco al suo strumento). Ed è qui che gli verranno affiancati due musicisti molto capaci: il bassista Noel Redding e il batterista Mitch Mitchell, formando difatti la squadra per la The Jimi Hendrix Experience.
La densità delle sue esibizioni sono ben contenute nei suoi album. Ben rappresentativo appare l’album d’esordio, Are you esperience?, pubblicato in due edizioni diverse negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con due scalette altrettanto diverse. In questo disco si fondono il pregevole blues di Red house, il granitico R&B di Remember, la lisergica Purple haze (ispirata a quanto pare non dall’effetto dell’LSD ma dal classico fantascientifico Notti di luce di Philip J. Farmer), la delicatissima The wind cries Mary. La fantasie sperimentali che danno vita ad una stralunata title-track rivede le stesse astrazioni sonore di una Third stone from the sun, che pare uscire dritta dritta dalle dilatazioni lunari di Astronomy Domine dei Pink Floyd. La rovente sensualità di Foxy lady, il valzer hard-jazz-rock di Manic depression, e la stupenda cover di Hey Joe che fu di Billy Roberts, sposano l’assolto di Can you see me, la ritmica e il mantra ipnotico di Love or confusion, la rincorsa mozzafiato di I don’t live today e il soul viscerale di Fire. Abbiamo ancora spazio per citare il tribale  assalto sonico di Stone free, la ritmica 51 anniversary e gli assolo di Highway chile. Il sound è quello di un rock-blues amfetaminico ed esplosivo, gettando le basi per un album bellissimo e seminale per tutta la storia del rock, dall’impatto violento e devastante. Degno fratello gemello di questo stupendo disco d’esordio è Electric ladyland che purtroppo chiuderà artisticamente la carriera di un genio assoluto (First rays of the new rising sun, cui Hendrix era a lavoro, uscirà solo nel 1997, contenendo delle autentiche gemme), purtroppo spezzata da un’overdose di barbiturici e tranquillanti la mattina del 18 settembre 1970 in una stanza del Samarkand Hotel di Londra. Gli seguiranno Janis Joplin e Jim Morrison, ma sarà lui che per sempre restituirà la paternità del rock alla comunità nera! Sarà lui il Martin Luther King del rock, e quell’eco risuonerà per sempre!

 

Per Jimi la musica era tutto! Era infastidito del business che si stava impadronendo della musica. Diceva che era solo una questione di soldi. A lui piaceva solo suonare! Voleva solo distendersi e suonare!
(Sharon Lawrence)

 

Maggio 2018: The Jimi Hendrix Experience – ARE YOU EXPERIENCED? (1967)ultima modifica: 2018-05-31T13:05:01+02:00da pierrovox

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