Giugno 2018: Jerry Lee Lewis – JERRY LEE LEWIS (1958)

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Data di pubblicazione: 1958
Registrato a: Sun Studios (Memphis)
Produttore: Sam Philipps
Formazione: Jerry lee Lewis (voce, pianoforte)

 

Lato A

 

                        Don’t be cruel
                        Goodnight Irene
                        Put me down
                        It all depends
                        Ubangi stomp
                        Crazy arms

 

Lato B

 

                        Jambalaya
                        Fools like me
                        High school confidential
                        When the saints go marching in
                        Matchbox
                        It’ll be me

 

Se dovessi andare all’inferno
ci andrò suonando il pianoforte
(Jerry Lee Lewis)

 

Negli anni ’50 il rock’n’roll era una cosa nuova che stava soprattutto abbattendo barriere morali e culturali importanti, e trovò molte persone impreparate. Il rock’n’roll era visto come qualcosa di sporco, compromettente, “diabolico”, e di conseguenza i suoi artisti erano visti come degli antieroi, spettinati, dissestati, sfatti, e tendenti soltanto all’alcool e al sesso.
Jerry Lee Lewis fu uno dei primissimi “antieroi” degli anni ’50, ma era uno di quelli che il ritmo, come si suol dire, ce l’aveva nel sangue. Venne soprannominato “the killer” per il suo stile musicale veloce e selvaggio. A ciò si aggiungeva il fascino dettato dalla bella chioma bionda, che fluiva scintillante durante le esibizioni, e conferiva al bizzarro pianista e cantante americano un’aura nello stesso tempo angelico e demoniaca.
Jerry Lee Lewis fu uno dei padri comunque del moderno rock’n’roll, accanto a gente come Chuck Berry, Elvis Presley, Little Richard. Si narra che si appassionò alla musica sin da piccolo, e si riporta anche un aneddoto secondo il quale un giorno Jerry e suo cugino Jimmy vanno in un locale del quartiere nero della loro città, dove si esibivano musicisti rhythm and blues. Suo cugino fu letteralmente scioccato da quella musica, travolgente e disinibitoria, che tentò in tutti i modi di portar via Jimmy da lì con frasi del tipo “Questa è la musica del diavolo, andiamocene via da qui!”. Jimmy invece capì che quella musica avrebbe cambiato per sempre la società, avrebbe abbattuto grandi barriere, prime tra tutte quelle razziali, e poi quelle moralistiche, e che sarebbe diventata la cifra sonora di una importante rivoluzione culturale.
L’incontro con Sam Philipps a Memphis infatti stabilisce le quote di questa rivoluzione cui lui stesso voleva dare un notevole contributo. La Memphis di fine anni ’50 era in pieno fermento, e la musica stava cambiando tutto. Così giunge anche il momento di incidere del materiale, e dopo una manciata di singoli nel 1957, giunge l’anno successivo il primo vero omonimo album. L’album si componeva di dodici pezzi, la maggioranza dei quali delle importanti cover. Il disco si apre infatti con una superba versione di Don’t be cruel di Elvis Presley, con un boogie-woogie travolgente e sensualissimo. Jerry non è da meno dal King, e quindi si prosegue con gli umori country della ballata Goodnight Irene, mentre Put me down di Roland James viene eseguita con indiavolato furore, in bilico tra sconvolgimenti black e irresistibili ritmi dettati da un pianoforte incalzante. It all depends di Billy Mize invece è una scanzonata ballata anni ’50, molto melodica e dalle atmosfere caraibiche. Segue la travolgente Ubangi stomp di Charles Underwood, anche questa intrisa di fascinazioni black. Chiude il primo lato la scanzonata Crazy arms.
Ma il secondo lato si apre con un tasso adrenalinico molto alto con una versione irresistibile di Jambalaya di Hank Williams, e si prosegue con una ballata trascinata alla Elvis come Fools like me. Si continua con la forsennata High school confidential, e una sua versione del classico When the saints go marching in, un evergreen della black music che fa da ponte al rock’n’roll. C’è ancora spazio per gli umori gospel e afro di Matchbox e il rockabilly di It’ll be me.
Questo era Jerry Lee Lewis: un profeta serlvaggio del rock’n’roll. E anche la sua vita devastata e devastante, caratterizzata dall’abuso dell’alcool, dai divorzi (si contano addirittura sette matrimoni, di cui uno con la sua cugina tredicenne, che tanto scandalo destò nell’Inghilterra del 1958), da tragedie e dubbi. Il suo stile, eccentrico e molto personale, comunque ha influenzato gente come Elton John e Billie Joel, e rappresentando un marchio importante nella formazione del rock.

 

Ma si, prendilo tu lo scettro di re del rock’n’roll!
(Elvis Presley a Jerry Lee Lewis)

Giugno 2018: Jerry Lee Lewis – JERRY LEE LEWIS (1958)ultima modifica: 2018-06-04T08:42:17+02:00da pierrovox

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