Giugno 2018: Vasco Rossi – BOLLICINE (1983)

Bollicine

 

Data di pubblicazione: 14 aprile 1983
Registrato a: Fonoprint (Bologna)
Produttore: Guido Elmi & Maurizio Biancani
Formazione: Vasco Rossi (voce), Guido Elmi (chitarre), Maurizio Solieri (chitarre), Massimo Riva (chitarre), Romani Trevisani (chitarre), Dodi Battaglia (chitarre), Mauro Gherardi (batteria), Lele Melotti (batteria), Claudio Golinelli (basso), Davide Romani (basso), Maurizio Biancani (sintetizzatori), Rudy Trevisi (sax, pianoforte, archi), Mike Fraser (sax, pianoforte, archi), Lella Esposito (cori), Giulia Fasolino (cori), Silvio Pozzoli (cori), Wanda Radicchi (cori)

 

 

Lato A

 

                        Bollicine
                        Una canzone per te
                        Portatemi Dio
                        Vita spericolata

 

Lato B

 

                        Deviazioni
                        Giocala
                        Ultimo domicilio conosciuto
                        Mi piaci perché

 

 

Non siamo mica gli americani!

 

Vasco è un personaggio scomodo per tanti motivi. Cominciamo da quelli che lo hanno reso un’icona del rock italiano: innanzitutto da quelle storie di provincia che non si vergognavano di mettere a nudo situazioni grottesche, ai margini, tanto che non pochi lo ritengono il “De André del rock”. Storie al limite del borderline, eppure così tanto pregne di squisita e scostante poesia.  Vasco è un personaggio scomodo perché è riuscito a irrompere nella cultura italiana con il suo deciso spirito maudit e sopra le righe, in maniera forse molto più dirompente rispetto ai suoi illustri colleghi del passato. Ad esempio chi non ricorda il curioso fatto di Sanremo 1982, quando, dopo aver presentato il divertente reggae all’italiana di Vado al massimo, al termine dell’esecuzione si mise il microfono nella tasca della giacca, con l’intento di consegnarlo al concorrente successivo, solo che, a causa del filo corto, questo gli cadde per terra, senza che lui lo raccogliesse. Lui ha sempre sostenuto che a causa della sua timidezza, e per timore di fare brutta figura, non volle raccogliere il microfono, ma non mancò chi vide in quel gesto una sorta di atteggiamento sprezzante, volontario e provocatore. Resta che in qualche modo quest’episodio curioso delinea quella che è la sua personalità, sempre fonte di pareri divisi e discordanti.
Ma Vasco è un personaggio scomodo anche per il colto pubblico del rock, che quando cade nell’atteggiamento snob, spesso rischia di diventare oltremodo sprezzante, anche verso chi il talento ce l’ha sul serio. La “colpa” di aver avuto un successo oceanico, di piacere a tutti indistintamente fa si che Vasco debba in qualche modo essere considerato come qualcosa di minore, di poco valore. Infatti non sono pochi coloro che apprezzano “di nascosto” il rocker emiliano per paura di “venir scoperti” dal soviet supremo di un certo snobismo bacchettone.
Ma al di là di queste considerazioni non si può negare che Vasco Rossi abbia segnato generazioni intere, e che ha fatto in modo che il cantautorato italiano incontrasse il rock, e lo amplificasse. Soprattutto agli esordi ha scritto diverse canzoni, dalle liriche arrabbiate, qualcuna anche demenziale, ma pregne di un immaginario collettivo di una generazione disillusa che usciva dagli anni ’70 con le ossa rotte, che aveva vissuto gli anni di piombo, la crisi della morale, e non trovava valide alternative (si provi ad ascoltare Siamo solo noi), se non nel contare su sé stessi e sulla propria miseria. Quelle liriche imbastite su vestiti sonori che tanto richiamavano le attitudini di un certo cantautorato bislacco di Rino Gaetano o di un Lucio Battisti più rock, o al limite Edoardo Bennato, hanno giocato ruoli importanti nei suoi primi album, dei quali vale la pena ricordare perlomeno Non siamo mica gli americani, Colpa d’Alfredo e Siamo solo noi.
Disco della consacrazione invece è Bollicine, anticipato da una nuova esibizione sanremese con l’inno Vita spericolata, che è una sorta di manifesto di pensiero generazionale: “Voglio una vita maleducata, voglio una vita come Steve McQueen. Voglio una vita che se ne frega, che se ne frega di tutto si”. Celebrazione nichilista di un giovanotto di provincia che era cresciuto a punk e oratorio. Assieme ad Albachiara, Vita spericolata è un inno cantato a squarciagola di milioni di anime. Questo disco è anche uno degli album italiani più venduti di tutti i tempi (si parla di oltre un milione di copie nel 1983), e presenta, oltre al citato inno Vita spericolata, una divertente e curiosa title-track che non si sa bene cos’è, se uno svisato sberleffo verso la società del consumo (le citazioni alla Coca Cola, che pare volesse intentare causa per l’uso del nome) o un modo del tutto particolare per parlare del consumo delle droghe. Segue lo schizzo delicato di Una canzone per te, con uno dei versi più belli mai scritti da Vasco: “Le canzoni son come fiori, nascon da sole, son come i sogni. E a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ritrovano più”. Prima della chiusura del lato A affidata a Vita spericolata, abbiamo Portatemi Dio, che affronta il delicato rapporto con la religione, vissuto con molto scetticismo, e ripreso anche da C’è chi dice no nel 1987.
Il lato A si apre con la devastante Deviazioni, che attacca in maniera diretta il modo di vivere borghese, e si va verso la chiusura attraverso i testi stridenti nella loro intimità rivelatori dell’anima fragile di un uomo divenuto strafottente e in qualche modo “un personaggio”, attraverso i territori di Giocala, Ultimo domicilio sconosciuto e Mi piaci perché.
Dopo Bollicine Vasco si confermerà un idolo vero e proprio. Fino alla fine del decennio i suoi dischi, nonostante alcune pesanti cadute di tono, conterranno ancora delle impronte di talento sopraffino, ma nello stesso tempo si andrà man mano formando quell’immagine del Vasco bolso intrattenitore delle masse oceaniche che farà di lui un personaggio spesso irritante per la sua megalomania e tronfio presenzialismo. Mettiamoci anche una china calante che purtroppo lo farà sprofondare nell’inascoltabile e nell’imbarazzante (mi riferisco a dischi orribili come Canzoni per me, Stupido hotel, Buoni o cattivi, e via via fino ad un presente ormai standardizzato su quel livello). Ma Vasco merita comunque rispetto, e ricordiamolo per quel talento e quel suo contributo al rock italiano che, comunque, è stato notevole!

 

 

Vasco Rossi ha quel lato rock che a me manca
(Fabrizio De André)

Giugno 2018: Vasco Rossi – BOLLICINE (1983)ultima modifica: 2018-06-14T14:37:47+02:00da pierrovox

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