Luglio 2018: Billie Holiday – BODY AND SOUL (1957)

Billie Holiday - Body and soul

 

Data di pubblicazione: 1957
Registrato a: New York
Produttore: Norman Granz
Formazione: Billie Holiday (voce), Ben Webster (sassofono tenore), Barney Kessel (chitarra), Harry Edison (tromba), Jimmy Rowles (pianoforte), Red Mitchell (basso), Larry Bunker (batteria)

 

Lato A

 

                        Body and soul
                        They can’t take that away from me
                        Darn that dream
                        Let’s call the whole thing off

 

Lato B

 

                        Comes love
                        Gee baby, ain’t good to you
                        Embraceable you
                        Moonlight in Vermont

 

Angel of Harlem
(U2)

 

Lei era Lady Day! Il nomignolo le fu dato da Lester Young, e da allora in poi lei fu appunto Lady Day, una delle più grandi interpreti di tutti i tempi, straordinaria artista, dotata di un fascino magnetico, e antesignana del soul e del blues moderno, anticipando attitudini e stili che col tempo verranno decisamente affinati.
Nata e cresciuta a Baltimora, dovette trasferirsi presto a New York, poiché la situazione in cui versava la sua famiglia era piuttosto precaria. Mettiamoci pure che a dieci anni dovette subire uno stupro, esperienza amara con la quale dovrà fare i conti per tutta la vita. Ad Harlem dovette tirare avanti prostituendosi in un bordello clandestino. Fu arrestata, e per evitare di tornare a prostituirsi decise in seguito di cercare lavoro come ballerina in qualche locale notturno. Quando trovò lavoro in un locale, quello che la distinse non fu tanto l’abilità nella danza, quanto quella del canto, e così cominciò ad esibirsi. Questo la introdusse nel mondo discografico, poiché da lì in poi il destino di Lady Day fu decisamente in crescita.
Arrivarono le prime incisioni, i primi dischi, e in una società ancora profondamente razzista, come quella americana, Billie Holiday propugnava melodie e canzoni che dovevano rimanere e ribaltare la condizione stessa dei neri, fino ad allora relegata ai margini della società.
Il suo stile si distingueva per una vocalità intensa, interpretazioni sentite e drammaticamente sensuali, che l’hanno posta come uno dei punti di riferimento importanti per il blues, il soul e il rock a venire.
Uno dei dischi più importanti può essere considerato Body and soul, registrato agli inizi del 1957 ma pubblicato postumo nel 1960. L’album si compone di otto canzoni intense e straordinariamente in sospensione tra il jazz, lo swing e il soul. Tali abilità si ravvisano tranquillamente nella title-track in apertura, scritta da Johnny Green, lenta, straniante, sensuale, con un sassofono sinuoso e delicato, e una melodia dolceamara. Il pezzo non vuole esprimere tutti insieme i sentimenti, ma sviscerarli poco per volta, vivendoli sulla propria pelle come una sorta di contatto amoroso. Segue They can’t take that from me, che prende il colore di certe canzoni country, ma non rinuncia affatto alla sua anima jazz d’altri tempi. Darn that dream si staglia invece con tutto il suo fascino notturno. Let’s call the whole things off chiude il primo lato con dei fraseggi meravigliosi.
Il secondo lato si apre con le delicatezze jazz di Comes love, per procedere con l’emozionante Gee baby ain’t I good to you di Don Redman e Andy Rafaz. Embraceable you invece accarezza sensuale come un guanto di velluto. Si chiude con Moonlight in Vermont, anche questa notturna e sensuale.
In ognuna di queste otto tracce Billie Holiday mostra una grande profondità interpretativa, un sentimento malinconico e una grande capacità di rendere immortale qualsiasi cosa lei possa cantare.
Ma la sua vita rimase comunque travagliata, complice una terribile dipendenza dalle droghe pesanti, che in più di un’occasione la misero nei guai. Morì il 17 luglio del 1959, e il referto medico riportava di un’insufficienza cardiaca causata da un edema polmonare. Una grande moriva così. Ma nel tempo pochi si sono dimenticati di lei, e di omaggi celebri ne ha ottenuti parecchi, a iniziare dalla celeberrima Lady Day di Lou Reed incisa per il capolavoro Berlin, o l’omaggio degli U2 in Angel of Harlem per il loro Rattle and hum. Lei era Lady Day!

 

Si imponeva per la sua voce intensamente drammatica, per la capacità di volare sul tempo e per l’emozione che sapeva trasmettere anche su testi a volte banali
(Adriano Mazzoletti)

Luglio 2018: Billie Holiday – BODY AND SOUL (1957)ultima modifica: 2018-07-26T09:45:00+02:00da pierrovox

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