Novembre 2019: Tom Waits – RAIN DOGS (1985)

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Data di pubblicazione: 30 settembre 1985
Registrato a: RCA Studios (New York)
Produttore: Tom Waits
Formazione: Tom Waits (voce, chitarra, organo, pianoforte, harmonium, banjo), Michael Blair (percussioni, marimba, batteria), Stephen Hodges (batteria, percussioni), Larry Taylor (basso), Marc Ribot (chitarra), Paul Litteral (tromba), Bobby Previte (batteria, percussioni), William Schimmel (organo), Bob Funk (trombone), Ralph Carney (sassofono, clarinetto), Greg Cohen (basso), Chris Spedding (chitarra), Tony Garnier (basso), Keith Richards (chitarra, cori), Rubert Musso (banjo), Arno Hecht (sassofono), Crispin Cioe (sassofono), Robert Quine (chitarra), Ross Levinson (violino), John Lurie (sassofono), G.E. Smith (chitarra), Mickey Curry (batteria), Tony Levin (basso), Robby Kilgore (organo)

 

Lato A

 

                        Singapore
                        Clap hands
                        Cemetry polka
                        Jockey full of Bourbon
                        Tango till they’re sore
                        Big black Mariah
                        Diamonds and gold
                        Hang down your head
                        Time

 

Lato B

 

                        Rain dogs
                        Midtown
                        9th & Hennepin
                        Gun street girl
                        Union Square
                        Blind love
                        Walking spanish
                        Downtown train
                        Bride of rain dog
                        Anywhere I lay my head

 

Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui
(Tom Waits)

 

Poeta maledetto, bluesman bianco e mulo da circo Tom Waits. Un poeta che nel corso della sua lunghissima carriera è riuscito a cantare, rigurgitare, bofonchiare stati d’animo, solitudini, meschinità e ricchezze umane. I suoi personaggi, cantati e interpretati attraverso un’arte che consuma e che più in fretta divora, sono emblemi di un mondo strenuamente messo alla prova, che sperimenta la precarietà e riesce a risorgere nella sua incommensurabile ricchezza. I suoi personaggi brancolano nelle miserie dell’America dell’underground, e la sua arte si destreggia attraverso i rantoli di un domatore di freak, cane randagio isterico e catarroso, sciamano svezzato con il blues di Howlin’ Wolf, ma anche attraverso le carezze di un tenero interprete di ballate orchestrali e scarne, di un malinconico incantatore di veglie notturne, dell’iconoclasta continuatore dell’epica dei coroner, radunato l’universo parallelo del poeta beat, del compositore teatrale, dello sperimentatore dei linguaggi, del sodale dei tipi disallineati come lui, del visionario creatore di ambianti onirici ed eccentrici.
Tom Waits nasce nel 1949 in California, e sin da adolescente sviluppò particolare interesse verso la musica, in particolare verso il jazz e la letteratura beat, impegnandosi nello stesso tempo ad imparare a suonare il pianoforte e a scrivere poesie. Le prime esperienze lavorative lo portarono a potersi esibire davanti al pubblico, ricevendo i primi riscontri positivi, che lo convinsero ad intraprendere la strada della musica. L’incontro importante fu quello con Herb Cohen avvenuto durante una sua esibizione in un noto nightclub. Questo si propose di produrgli il suo primo album. Closing time quindi apriva ufficialmente la sua carriera, improntata negli anni ’70 su un soul-jazz, swing e composizioni romantiche, stralunate, raffinate e dense di emozione pura. In questo primo periodo vanno segnalati perlomeno album eccellenti quali The heart of saturday night, Foreign affair e Blue Valentine. In questo stesso periodo avrà anche la possibilità di intrattenere una relazione amorosa con Rickie Lee Jones, per la quale scriverà diverse canzoni, divenendo essa stessa una sua particolare musa.
Ma sarà l’incontro con un’altra donna ad animare particolarmente la creatività di Tom Waits: Kathleen Brennan. Questa donna diventerà sua moglie, fedele compagna nella vita, madre dei suoi figli, ma soprattutto importante sorgente di idee particolarmente geniali che riporteranno Tom Waits alle radici di un blues grezzo e ruvido, aprendo una seconda fase della sua carriera incentrata sulla sperimentazione e la follia creativa più conclamata, per un percorso che si è soliti chiamate “trilogia di Frank”, inaugurato nel 1983 col capolavoro Swordfishtrombones. La trasformazione diventerà talmente radicale che spaventerà a morte quelli della Asylum, portando Tom Waits ad interrompere il rapporto di lavoro con loro, per approdare alla Island.
La voce diventa roca, la musica spazia tra generi con una disinvoltura mai così impavida e libera, e con delle influenze musicali che dalla tradizione del blues giungevano a personaggi del calibro di Captain Beefheart, Kurt Weill o al limite Keith Richards. Blues d’annata, polka, tango, rumba, folk, country e rock’n’roll, e un carisma più ubriaco che ludico troveranno espressione massima anche nel disco successivo, Rain dogs, considerato da molti il suo disco migliore. Un album denso di catarroso splendore e variegata personalità.
Singapore apre le danze su un tema marimba e una voce roca e ubriaca, e segue immediatamente la sussurrata e sinuosa Clap hands. E da qui inizia un circuito vorticoso fatto di polka (Cemetry polka, Bride of rain dog, Diamonds and fgold, la title-track), rockabilly (Jockey full of Bourbon, Union square, Walking spanish), tango (Tango till they’re sore), acid blues (Big black Mariah), rock (Hang down your head, Downtown train), delicatezze folk (Time, Gun Street Girl), il jazz (Midtown, Blind love, Anywhere I lay my head), le attitudini da crooner (9th & Hennepin), per un disco importantissimo e meraviglios, in cui, nonostante la grande varietà dei generi, delle contaminazioni, dei ritmi, si riesce a scorgere una compattezza di incredibile scostante armonia.
La carriera di Tom Waits procederà sull’impronta di un eclettismo sempre vivo e seminale, che non potrà non influenzare altri artisti come Nick Cave o il nostrano Vinicio Capossela, senza mai cadere nel banale o nell’anonimato. Un’arte divoratrice, tendente alla libertà estrema, che non accenna ad invecchiare, ma diversamente tende all’eternità. Un’arte che si perde in sé stessa e si ritrova nel cuore di ogni uomo!

 

La voce di Tom Waits è come se fosse stata immersa in un tino di whiskey, poi appesa in un affumicatoio per qualche mese e infine portata fuori e investita con una macchina
(Daniel Durchholz)

Novembre 2019: Tom Waits – RAIN DOGS (1985)ultima modifica: 2019-11-04T07:56:27+01:00da pierrovox

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