Febbraio 2020: Korn – KORN (1994)

Korn

 

Data di pubblicazione: 11 ottobre 1994
Registrato a: Indigo Ranch Studios (Malibou)
Produttore: Ross Robinson
Formazione: Jonathan Davies (voce, cornamusa), Brian Welch (chitarre, voce, cori), James Shaffer (chitarra ritmica), Fieldy (basso), David Silveria (batteria), Judith Kiener (voce)

 

Tracklist

 

                        Blind
                        Ball tongue
                        Need to
                        Clown
                        Divine
                        Faget
                        Shoots and ladders
                        Predicable
                        Fake
                        Lies
                        Helmet in the bush
                        Daddy

 

 

Nella mia musica non mi piace descrivere i fiorellini.
Mi piace parlare dell’interiore e del dolore
(Jonathan Davis)

 

I Korn sono sulle scene dai primi anni ’90. Assieme ai System of a Down e ai Deftones, sono tra i pionieri di quel genere musicale passato alla storia come nu-metal. La loro musica è un torrido mix di rap, metal, funk, industrial e indie, con tanto di incurisioni nel mondo dell’elettronica e della dubstep, che è difficilmente etichettabile, ma che ha dato voce alle inquietudini di una generazione che nei lamenti di Kurt Cobain aveva trovato una sua via di sfogo.
Il primo omonimo album dei Korn è uno dei più sconvolgenti, influenti e assolutamente riusciti del genere, che già sin dall’inquietante immagine di copertina tenta di giocare a carte scoperte e rivelare quali saranno le tematiche dell’intero disco.
Questa dozzina di canzoni riesce a trasmettere tutta la frustrazione e la disperazione che affiorano nei testi e nella voce stridula del cantante Jonathan Davis. Un modo di cantare che da sfogo a tutto quel malessere esistenziale che all’epoca trovava una risonanza vastissima nel mondo del rock, ma che i Korn captavano anche nelle rime sboccate del rap e dell’hip-hop, anticipando di per sé i tempi sul futuro della musica.
Apre le danze la brutale Blind, uno dei pezzi icona della band, con quel suo crescendo che sfocia in un riff destinato a far scatenare le folle ai loro concerti. Ball tangue unisce in una potenza deflagrante le schitarrate alla Metallica e il funky urbano dei Beastie Boys, mentre Need to parte con un riff che ricorda tanto i Led Zeppelin ma poi sfocia in una tensione che tiene in vita lo spirito di James Hatfield e compagni. Abbiamo poi Clown, decadente e schizoide, seguita da un’altrettanto devastante Divine. In Faget invece emerge al meglio lo stile disperato e decadente del cantato di Davis, mentre in Shoots and ladders, introdotta da una estatica cornamusa, incede poi in rabbiosi e adrenalinici stacchi.
Predicable spinge l’acceleratore su una sorta di prog metal che ci ricorda tanto i Tool, mentre Fake incede in una cascata di riff e slap di basso, Lies condensa ululati da licantropo. Si va verso la chiusura tramite la militaresca Helmet in the bush, mentre le danze sono portate a termine da Daddy, uno dei pezzi più belli e sofferti della band. Nel testo si fa riferimento agli abusi sessuali subiti durante l’infanzia, manifestando tutta l’angoscia del frontman che mette a nudo la sua vita e le sue ferite.
Quest’album ha segnato l’inizio di un’era, di un genere che finirà per conquistare addirittura le masse, nonostante non sia proprio di facile approccio. La band proseguirà nel tempo più o meno nella stessa falsariga di questo clamoroso disco d’esordio, confermando che si può anche non amare questo genere musicale, ma di certo non si può negargli una sua importanza storica e una sua rilevanza determinante nell’evoluzione di ciò che chiamiamo rock

Febbraio 2020: Korn – KORN (1994)ultima modifica: 2020-02-06T09:48:28+01:00da pierrovox

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