Siamo quello che siamo

You Are You | ClampArt

Quando la fotografa Lindsay Morris seppe dell’esistenza di Camp I Am, il primo campo estivo americano per bambini che non si riconoscono nel genere attribuito alla nascita, non esitò a portarci il figlio che già manifestava le stesse inquietudini. Fotografò alcuni ospiti che poi ha rintracciato a distanza di anni, scoprendo che alcuni sono gay cisgender e altri donne trans. Camp I Am ha chiuso i battenti nel 2018, ma negli Stati Uniti ci sono ancora centri in cui i bambini non binari vengono accolti e rispettati per quello che sono. Persone. Le testimonianze degli ex bambini concordano: al campo potevano essere se stessi, si sentivano al sicuro. Qualcuno lo ha definito un posto magico.

PRIMA

Lindsay Morris Photography Gender Nonconforming Camp

Lindsay Morris: You Are You – aCurator

Lindsay Morris: You Are You – aCurator

DOPO

The Kids of Camp I Am, a Decade Later - The New York Times

The Kids of Camp I Am, a Decade Later - The New York Times

The Kids of Camp I Am, a Decade Later - The New York Times

The Kids of Camp I Am, a Decade Later - The New York Times

Il Gesù Gattino, opera di un pazzo che c’aveva visto bene

detail from Cats’ Christmas by Louis Wain, ink and gouache on mirror glass, c.1935.

Cats’ Christmas

Non era esattamente un pazzo Louis Wain, o almeno non lo era secondo me, quando immaginò un mondo governato dai gatti, e non intendeva neppure essere blasfemo quando dipinse Cats’ Christmas con un bel gattino nelle vesti di Gesù Bambino. Il punto è che, ricoverato al Bethlem Royal Hospital per schizofrenia, finì la sua esistenza disegnando gatti antropomorfi molto probabilmente perché, oltre ad amarli, riuscivano ad avere un effetto terapeutico sulle sue inquietudini, alle quali non era estraneo il dolore in misura clinicamente rilevante. Ora il Bethlem Museum of the Mind gli ha dedicato una mostra in cui, tra gli altri, sono esposti Cats’ Christmas, Carol Singing Cats e Cats with Plum Pudding, dipinti da Wain sui muri dell’ospedale psichiatrico e rimasti lì fino al 1930.

Nelle sale un biopic ne ripercorre le gesta. Con tutti i limiti di una narrazione che cerca di suscitare compassione nello spettatore, alterando il senso stesso della follia che non cerca mai il plauso altrui.

Louis Wain Print Carol Singing Cats Louis Wain Cat Poster | Etsy

Carol Singing Cats

Brown and White Cats with Plum Pudding" by Louis Wain | White cats, Louis wain cats, Cat art

Cats with Plum Pudding

Louis Wain's anthropomorphic cats to go on display at Bethlem museum | Drawing | The Guardian

Ernest H Mills, Louis Wain and cat

San Giuseppe nell’esegesi gender

Il Guercino e l'abbraccio di san Giuseppe

Il libro Maschilità in questione. Sguardi sulla figura di san Giuseppe, è una raccolta di studi a cura di Marinella Perroni e Antonio Autiero. Nasce da una serie di considerazioni sul dissolvimento dell’opposizione binaria maschio/femmina propria dei gender studies che obbliga a ripensare la categoria di “maschile” associata al concetto di potere e dominio.

Scrive Marinella Perroni che “dopo i decenni in cui i diversi femminismi hanno imposto di ripensare drasticamente concezioni antropologiche androcentriche, nonché assetti sociali, politici e religiosi patriarcali, da più parti viene segnalata la necessità, divenuta ormai imprescindibile e urgente, di ripensare l’universo del maschile sia dal punto di vista socio-politico che al livello simbolico, di liberarlo da secolari distorsioni e da antiche e nuove reticenze. Cioè da tutto ciò che impedisce di sottoporlo a interrogativi, analisi, valutazioni, ripensamenti, ricollocazioni. Su questo sfondo dinamico di profonda ristrutturazione delle identità di genere possono allora muoversi e incrociarsi anche sguardi diversi su Giuseppe di Nazaret, su ciò che egli ha significato per la tradizione cristiano-cattolica, ma anche su quanto la sua figura di uomo prima ancora che di padre può evocare e provocare in chi le si rivolge con occhio attento, andando alla ricerca dei suoi possibili significati, più o meno palesi o più o meno reconditi“. All’interno del volume le riflessioni di Michela Murgia, Cristina Oddone, Paolo Naso, Daniele Bouchard, Elizabeth E. Green, Silvia Zanconato, Simona Segoloni Ruta, Andrea Grillo, Andreas Heek, Arianna De Simone e Giusi Quarenghi, i quali hanno preso spunto da una frase di papa Francesco contenuta nella lettera apostolica Patris corde in cui Giuseppe viene definito “persona comune” e incarnazione di “tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in seconda fila“. Autiero chiarisce: “Nel codice della sua giustizia si trova l’inclusione di una empatia espressa in termini di responsabilità e di cura. E soprattutto emerge quel fattore genetico della uguaglianza in dignità, dell’autonomia relazionale e della condivisione dei compiti, orizzonti ben lontani da quella presunta convinzione di identità, risultante da una costruzione di ruoli mai soggetti a critica, per metterne a nudo la genesi storica, le dipendenze culturali, le inclinazioni al dominio“. In buona sostanza Giuseppe non esercita il ruolo maritale, si prende semplicemente cura della sua famiglia. Affinché sia chiaro una volta per tutte che è vero che ci sono differenze sessuali e biologiche tra maschi e femmine, ma le caratteristiche a cui comunemente si ricorre per distinguere gli uni dalle altre non hanno alcuna base biologica.

In alto una tela attribuita al Guercino