E in nome della democrazia intonò Bella ciao

Ha iniziato in sordina, poi il coraggio gli è venuto quando ha avuto conferma che lo sparuto gruppo di simpatizzanti che lo circondava, rotti gli indugi, aveva preso ad intonare Bella ciao. Rinvigorito da tanta commovente e allegra partecipazione, il Conte non ancora dimezzato, al giornalista de Le iene che lo interrogava sul rifiuto di Laura Pausini di cantare Bella ciao, ha spiegato:

“È un fondamento della reazione alla dittatura fascista, una canzone di tutti e per tutti coloro che si riconoscono nello spirito autenticamente democratico e antifascista della nostra Costituzione”.

Un azzardo il suo? No, più che altro un divertissement senza movente né colpa. Ma solo perché la retorica fine a se stessa ci ha sfiancati.

Elezioni | Conte canta 'Bella Ciao' | “Sbagliato dire che è divisiva È il simbolo della reazione alla dittatura fascista”

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Anche gli ucraini cantano “Bella ciao”

Українська лють (Bella Ciao Cover) - Single by Khrystyna Soloviy | Spotify

Bella ciao, la popolare canzone del periodo partigiano, è diventata simbolo della Resistenza ucraina; riveduta nel testo dalla cantante folk Khrystyna Soloviy (foto), ne conserva la melodia, scandendo queste parole:

Una mattina presto, senza preavviso, la terra iniziò a tremare e il sangue ci fece ribollire. Missili dal cielo, carrarmati senza fine, e il vecchio fiume Dnepr ruggì con rabbia“.

Ora il docu-film Bella ciao – Per la libertà, scritto e diretto da Giulia Giapponesi e coprodotto da Palomar Doc, Rai Documentari e Cinecittà Luce, racconta la genesi della canzone, nota ai giovani in virtù della serie La casa di carta (e qui ci sarebbe da aprire un capitolo sulle inefficienze dei programmi scolastici che indugiano sulla storia antecedente all’impero romano, arrivando col fiatone su quella contemporanea).

Ma si diceva della genesi del brano che secondo alcune fonti afferirebbe alle “risaie dell’Emilia e della Romagna, perché la cantante Giovanna Daffini, ex mondina, che portò al successo la canzone negli anni Cinquanta, affermò di averla imparata appunto nelle risaie”, come spiega la stessa Giapponesi, che però aggiunge che l’ipotesi non regge “perché in realtà la sua versione fu scritta dopo quella partigiana“.

Sia quel che sia, solidali con il popolo ucraino, intoniamo con loro Bella ciao, ma non dai balconi. Due anni fa, con lo slogan “ne usciremo migliori”, abbiamo fatto una figuraccia di cui ci vergogneremo per anni.