Sbiancarsi la pelle non serve

La modella keniota e lo sbiancamento della pelle: “Agli uomini non piacciono le nere” | MILLE NEWS

È molto triste constatare che ci sono persone che associano alla pelle scura un indizio di colpevolezza, ma se siamo ancora qui a parlare di razzismo è perché la sua insensatezza è lungi dall’essere debellata. Ora, chi ha la pelle bianca non capirà mai il desiderio di schiarirsi “delle cittadine francesi di origine africana e delle abitanti delle ex colonie“, come riporta Federico Faloppa nel saggio Sbiancare un etiope. Eppure, uscire da questo vicolo cieco è possibile a condizione che i non bianchi rivendichino con orgoglio il colore della propria pelle, e non a caso movimenti come Black Power e Black Panther Party si muovono proprio in questo senso. Nel frattempo i bianchi dovrebbero fare la loro parte accantonando una volta per tutte la supposta superiorità di razza per non interiorizzare ulteriormente il razzismo.

Foto: Vera Sidika, modella keniota, dopo essersi sbiancata la pelle ha detto: “Basta ipocrisie, sappiamo tutti che gli uomini preferiscono le donne bianche”. Come darle torto?

Le news le legge Randa, ma i razzisti iracheni non ci stanno

How Randa Abd Al-Aziz, a Black Iraqi, Got a Sudden Career in TV News - The New York Times

Randa Abd al-Aziz è la prima conduttrice nera nella storia dell’Iraq. Laureata in economia agricola, si occupava del business dell’importazione prima di essere notata da un talent scout in un caffè di Baghdad, dove per gioco leggeva ad alta voce un foglietto illustrativo di cosmetici in arabo classico. Si calcola che in Iraq vi siano almeno 1,5 milioni di afro-iracheni, e tuttavia l’assunzione di Randa per la tv di stato Iraqiya ha generato fastidio in molti dipendenti e telespettatori. Ma lei va dritta per la sua strada, ritendo di poter essere un modello per i neri iracheni. Questo dovrebbe fare una vera influencer, cambiare il corso della storia in meglio.

Il monologo sul razzismo di Laura Cesarini

Razzismo, Lorena Cesarini in lacrime: «Ho scoperto di essere nera dopo essere stata annunciata al

Giusto ieri lodavo di un mio amico la leggerezza, la stessa leggerezza che, per altri versi, un comune mortale appena un po’ impegnato si aspetterebbe dal festival di Sanremo. E invece no, la regola non scritta di quel palco che un tempo era pieno di fiori è: vuoi ascoltare le canzoni in gara? bene, accomodati, però beccati pure un pippone che nella serata di mercoledì è stato affidato a Lorena Cesarini, affinché ricordasse a tutti che il razzismo non è cosa buona e giusta. Ora, quest’attrice misconosciuta ha tutte le ragioni del mondo, essere insultata da quattro idioti che tra l’altro hanno ripreso concetti che hanno fatto il loro tempo (“È arrivata l’extracomunitaria“, “l’avranno chiamata per lavare le scale“), non è esperienza gratificante, e tuttavia insistere col vittimismo non paga più. Raccontarci la favola che un palco che attrae una platea vastissima può cambiare, seppur in minima parte, la coscienza di qualcuno, serve a cullarsi nell’illusione che in fondo questo è un mondo in cui è bello vivere. Non è così, e se lo è te ne accorgi solo quando gli imbecilli dormono.

Foto: Lorena Cesarini con una copia del libro Il razzismo spiegato a mia figlia di Tahar Ben Jelloun da cui ha letto un brano.