Bridget Jones vent’anni dopo

Bridget Jones's Baby: 5 motivi per cui l'(anti)eroina di Helen Fielding NON è un'icona girl power

Il diario di Bridget Jones, trasposizione cinematografica dell’imbranata giornalista inglese – interpretata da Renée Zellweger e nata dalla penna di Helen Fielding – compie vent’anni. Arrivò nei cinema il 4 aprile del 2001 e divenne espressione di tutte le ragazze insicure del proprio aspetto. Paradossalmente, però, malgrado Bridget litigasse con la bilancia e soffocasse la tristezza ascoltando e cantando All bymyself, era impossibile non invidiare la sua fortuna in amore, giacché una donna normale neppure arriva a fantasticare d’essere corteggiata da tipi wow come Hugh Grant e Colin Firth.

Al di là delle battute facili, il film insegnò che anche una ragazza lontana dagli stereotipi di una supermodel può essere desiderata e amata, e che l’imperfezione divertita e divertente può portare lontano, sia in campo sentimentale che professionale.

Col senno di poi Helen Fielding è stata accusata d’aver creato un personaggio poco femminista, ma bisogna tener conto che vent’anni fa le scene di sessismo presenti nel film non erano considerate tali, tant’è che la stessa Fielding ha dichiarato:

Bridget accettava tutto senza sapere che avrebbe avuto diritto a non farlo“.

Bridget Jones tornerà in una serie tv che già si preannuncia imperdibile, non solo per chi l’ha amata illo tempore, ma anche per tutte quelle ragazze che, prima di metterle in rete, modificano le proprie foto.

La misoginia è trasversale. E va condannata

La partita di Giorgia Meloni per fare il premier - Tiscali Notizie

Gli insulti alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, hanno fatto scalpore perché partiti da tre intellettuali; in particolare uno di loro, Giovanni Gozzini, docente di Storia all’Università di Siena, si è lasciato andare a definizioni di indicibile scostumatezza (rana dalla bocca larga, scrofa, vacca).

Tutte le donne sono nel mirino dei misogini, ma quelle che fanno politica di più. Il disprezzo che viene loro riservato arriva da persone colte ma anche dagli ignoranti, ed è trasversale giacché è di destra e di sinistra. Lo sanno bene l’ex presidente della Camera Laura Bodrini, la sindaca di Roma Virginia Raggi, Teresa Bellanova, Mara Carfagna e tante altre. Tuttavia, per quanto riguarda Meloni, è evidente la volontà di delegittimare una donna che, seppure discutibile nei modi, è stata l’unica a portare il proprio partito dal 4 al 16 per cento dei consensi. Sarà stato proprio questo a far esplodere la rabbia del maschio alpha?

Quale che sia la verità, gli odiatori vanno sempre condannati, e in quest’ottica trovo preziose le parole della giornalista Giovanna Botteri, notoriamente non di destra, che sulla vicenda Meloni ha detto: “È come se le donne che alzano la testa debbano essere punite perché occupano ruoli di potere, per ribadire che non spettano loro. Meloni era l’unica leader di partito donna alle consultazioni per il nuovo premier. Alle donne viene ricordato che, se si espongono, devono pagare il prezzo“.

A livello digitale le aggressioni sessiste non conoscono limiti; talvolta i cortocircuiti verbali si trasformano in hate speech, ovvero nell’invito a passare dalle parole ai fatti, invocando addirittura lo stupro. Ma non sarà una dialettica becera e infame a fermare le donne di valore.

Non chiamateci bambole altrimenti ci arrabbiamo

Sindaca e assessora, la foto social e i commenti sessisti: «Le bambole Barbi e Tania»- Corriere.it

Ok, è noto anche alle pietre che il mondo è fatto a immagine e somiglianza degli uomini, ma c’è un limite a tutto.

Alcuni consiglieri del Comune di Lentate sul Seveso hanno commentato su Facebook la foto della sindaca, loro avversaria, Laura Ferrari (in foto a destra con l’assessora al Bilancio Barbara Russo), lasciandosi andare a battute sessiste, culminate col paragonare le due alle bambole Barbie e Tanya; come se non bastasse, quando la sindaca ha osato rendere noto il proprio disappunto, è stata accusata di scarsa ironia. Ancora una volta gli uomini parlano delle donne soprattutto in relazione all’aspetto fisico, che va pure bene quando si disquisisce di influencer e sgallettate, ma è decisamente fuori luogo, e scostumato, nella fattispecie giacché l’avvocata Laura Ferrari presiede un ruolo istituzionale. La cito:

Purtroppo in giunta le donne sono solo due su sei membri, perché esporsi in una realtà locale significa essere un bersaglio continuo. E sminuire l’altro sesso, anche con messaggi di questo tipo, rivela il lato oscuro di una mentalità retrograda che mostra l’insicurezza di molti uomini oltre a una scarsa sensibilità“.

Brava, Laura. Speriamo che la prossima volta i consiglieri riescano a baloccarsi con altro.

Quando il body-shaming lambisce il tennis

Ion Tiriac, ex tennista rumeno, ha detto che Serena Williams è troppo grassa e troppo anziana per giocare, e ha sottolineato che sarebbe una mossa intelligente, da parte della stessa, ritirarsi; lo ha fatto in diretta tv, probabilmente convinto di avere la competenza e i titoli giusti per essere tanto tranchant. A difendere The Queen, c’ha pensato la nostra Flavia Pennetta con un articolo sul settimanale Grazia. Cito:

Trovo che i toni di Tiriac, tesi a sottolineare l’età e il peso di Serena, siano toni sessisti, che a un campione maschio non sarebbero mai toccati in sorte. (…) Veniamo a Serena: tutti sanno che si sta impegnando da tanto tempo per agguantare la sua ventiquattresima vittoria in un grande Slam, ovvero uno dei quattro tornei internazionali più importanti. (…) Lei che non a caso è soprannominata The Queen, la regina, ha fatto la storia del tennis femminile negli ultimi vent’anni: ha vinto 18enne il suo primo trofeo US (…) Lei non è mai stata, neanche da giovane, magra e longilinea come la sorella Venus. Ma va giustamente fiera del suo corpo possente, delle sue forme pronunciate, del suo viso armonioso. Si vede che si piace, e molto: si allena con i leggings e il top, fuori dal campo non ha problemi a indossare tubini aderenti, è sexy ed è un simbolo vivente di bellezza inclusiva. Il corpo di Serena Williams grida a tutti: non esiste un’idea unica di bellezza a cui tutti devono uniformarsi“.

Shame on you, Tiriac.

Tennis, Pennetta show con Serena, Djokovic,

Flavia Pennetta e Serena Williams al Forum di Assago nel 2016

Mai più sessismo

   Il Consiglio d’Europa ha condannato l’Italia per abusi e mancanza di parità, biasimando altresì i ripetuti casi di sessismo e violenza verbale in politica. Gabriella Battaini Dragoni, Vicesegretaria generale del Consiglio d’Europa, pensando al messaggio da dare alle nuove generazioni, e in particolare alle ragazze, dice:

   “I diritti di cui godono oggi le donne sono il risultato di lunghi anni di impegno da parte di altre: vanno difesi e promossi. Oggi le donne possono guardare con fiducia al fatto che ci sia un’attenzione reale alla specificità della violenza di genere e dell’odio sessista. Questi crimini non passano più sotto silenzio. La vittima può avere più fiducia nel fatto che la sua denuncia non cadrà nel vuoto. Ma dobbiamo ricordare che questo cammino di conquista non è del tutto compiuto e che non è irreversibile, bisogna quindi avere consapevolezza dei propri diritti e difenderli, giorno dopo giorno”.

Nel frattempo, anche per il prossimo 8 marzo in molti paesi del mondo, è previsto lo sciopero globale transfemminista.

Anche questo è sessismo.