Un Natale con Nobile Passione…

Noi di Nobile Passione, sempre alla ricerca di aziende che fanno della tradizione il loro marchio di fabbrica e l’utilizzo di materie prime nostrane la base principale del proprio lavoro, siamo orgogliosi di collaborare con Nobis, che affonda le proprie radici nella grande tradizione dei cioccolatieri napoletani.

La storia di Nobis inizia infatti come pasticceria, un’antica arte che si tramanda di generazione in generazione.

Oggi Nobis si presenta come un’azienda moderna, ma che rispetta la lezione del passato, lavorando esclusivamente le nocciole dell’Avellinese, “tesoro della nostra terra”.

Oggi, in occasione dell’avvento delle festività Natalizie vi proponiamo con soddisfazione due prodotti della

“linea pasticceria artigianale” Nobis;

panettone 2018

PANDORI NOBIS

Dolci e biscotti che Nobile Passione

logo

Sanza è un comune italiano di 2 560 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Il territorio comunale è ubicato al confine con la parte orientale del Cilento, ovvero nella zona sud-occidentale del Vallo di Diano. L’estensione complessiva del territorio stesso è rilevante, a livello provinciale, in quanto Sanza è il terzo comune della Provincia di Salerno, dopo Eboli e Campagna. Tuttavia, l’area abitata non è molto vasta e rappresenta il punto di raccordo tra il Vallo e il Golfo di Policastro.

Dista 10 km dall’uscita autostradale A3 Padula-Buonabitacolo, 25 km da Sala Consilina e Teggiano, 35 km da Sapri, 110 da Salerno.

L’abitato sorge alle pendici del Monte Cervato, su un’area prevalentemente collinare, dov’è ubicata l’antica rocca, circondato dal verde delle montagne circostanti. Il territorio è infatti caratterizzato da due catene montuose: una riconducibile al gruppo del Monte Centaurino ed un’altra riconducibile al gruppo del Monte Cervato, ben delineato tra Cozzo della Croce, Monte Forcella, Monte Motola, Monte Faitella e la Raia del Pedale. Il Monte Cervato, con i suoi 1.898 m s.l.m., è il monte più alto della Campania.

La forte permeabilità del suolo, a causa di fenomeni carsici presenti, rende l’intera area del Cervato un importantissimo bacino idrografico da cui scaturiscono corsi d’acqua di notevole importanza, quali il fiume Bussento, il fiume Mingardo, il fiume Calore Lucano.

Il paesaggio, infatti, appare modellato dalle forme carsiche, che ne rappresentano la principale caratteristica geologica, dalle grandi fosse scavate dai torrenti permanentemente in piena e dalle numerose sorgenti. Quest’ aspetto geomorfologico è riscontrabile in tutta l’area del massiccio del Cervato e si manifesta in maniera eclatante con la formazione di una grava, la Grava del Festolaro, nonché l’Inghiottitoio di Vallevona (denominato “Affonnaturo” nel locale dialetto sanzese). Quest’ultimo, situato sul Monte Cervato, è accessibile da un tunnel artificiale scavato nella montagna e presenta un’interessante caratteristica: l’ambiente caldo-umido che viene a crearsi all’interno dell’inghiottitoio consente di creare un micro-clima particolare, in cui vivono piante e animali che non dovrebbero trovarsi a quelle altitudini (quota 1070 m.). La presenza di pareti a strapiombo e cascate conferiscono al luogo particolare bellezza.

Pochi metri più in basso (quota 909 m.), si trova la sorgente di Varco la Peta (o Varco dell’Abete)[2], dove trova origine il fiume Bussento, l’unico fiume carsico che scorre interamente in territorio italiano:[3] il corso d’acqua scorre nel territorio comunale per poi sfociare nel Golfo di Policastro, non prima di aver dato nuovamente origine ad un fenomeno carsico inabissandosi nei pressi di Caselle in Pittari e riemergendo nei pressi dell’Oasi Grotte del Bussento di Morigerati.

Il fenomeno del carsismo, presente anche in altre aree del Vallo di Diano (quali le Grotte di Pertosa) e del Sud Italia in genere (vedi Grotte di Castellana), caratterizza il territorio sanzese anche in alcune zone abitate, come la località Lago dove si trovano tre inghiottitoi, il più noto dei quali è quello di Rio Torto, costituito da un ampio varco alto circa trenta metri.

Il clima per la zona abitata è mite, con estati fresche ed inverni non molto rigidi, con piovosità concentrata nel periodo autunnale-invernale. Ciò consente la coltivazione di viti ed olivi e caratterizza la zona per la presenza di vegetazione tipica della macchia mediterranea e della foresta mediterranea sempreverde, con diffusa presenza di quercia rovereroverellacastagno e, lungo le sponde del fiume Bussento, di bosso, che dà origine al nome del fiume stesso. Le zone montane ed il massiccio del Cervato sono invece caratterizzate da un clima più rigido, che va dal continentale all’appenninico, a seconda dell’altitudine: le foreste di querce cominciano a far spazio alle faggete e alle foreste di conifere.

Sanza, ancor prima della presenza lucana e romana, ha da sempre assunto un’importanza strategica e commerciale come passaggio obbligato lungo l’antica via carovaniera “del sale” che collegava la costa con la parte meridionale del Vallo di Diano.

Tra le prime testimonianze storiche di rilievo, si ricorda il contributo del I sec. a.C. del naturalista romano Plinio il Vecchio, il quale nella Naturalis Historia menzionava il popolo lucano dei Sontini, in qualità di appartenenti alla confederazione dei popoli lucani. Ciò induce a credere che l’abitato arcaico si chiamasse Sontia e che sorgesse nell’area pianeggiante di contrada Agno (non molto distante dall’odierno insediamento), dove nei decenni passati sono venute alla luce rare ma significative testimonianze come vasellame lucano e pietre tombali romane.

Col tempo, l’antica carovaniera “del sale” dovette mutarsi in un ràmulus (diramazione) che collegava il centro abitato alla Via Popilia-Annia che, costruita da Roma verso la metà del II sec. a.C., da Capua attraverso il Vallo di Diano raggiungeva Reggio Calabria.

I Sontini non ebbero mai buoni rapporti con i dominatori romani: infatti insieme ad altri popoli lucani presero parte alle Guerre pirriche e alla Seconda Guerra Punica del III sec. a.C., e presumibilmente, alla Guerra sociale del I sec. a.C., sempre contro i Romani, mostrando quindi una perenne insoddisfazione per la loro dominazione: per questi motivi l’abitato di Sontia venne raso al suolo più volte dai Romani.

La posizione di predominio in epoca lucana viene meno, quindi, con l’avvento della dominazione romana e, come avvenne per altre popolazioni lucane, Sontia si avviò verso il declino dei primi secoli del I millennio d.C. Col passar del tempo gli abitanti abbandonarono la località sede dell’antico insediamento per spostarsi verso l’area collinare dove sorge oggi l’abitato moderno, probabilmente anche a causa delle ricorrenti epidemie rilevabili nelle zone pianeggianti circostanti.

In questo bellissimo angolo del Cilento, grazie alla nostra costante ricerca e promozione di prodotti tipici artigianali, abbiamo avuto il piacere di conoscere e apprezzare i prodotti 100% Artigianali del Panificio di Murlo Francesco custode di un’antica tradizione di panificazione e dolciaria.Da oggi potrai trovare queste gustose primizie presso il nostro punto vendita Nobile Passione sito in Salerno in Via Sabato Robertelli 17/b.
biscotti 2

Caffè Arabo

Il rito del caffè trova ampio consenso anche nei Paesi mediorientali ed assume il forte valore simbolico della convivialità e dell’accoglienza.
Tipico, nella cultura araba, il senso dell’ospitalità: condividere tè, caffè o qualsiasi altro tipo di alimento, è parte integrante dello stile di vita quotidiano.
Il caffè arabo è molto diverso da quello italiano e spesso viene confuso con quello turco. Anche se il procedimento risulta abbastanza simile, il Gahwa si distingue per l’aggiunta di spezie: è aromatizzato con zafferano, cardamomo e chiodi di garofano. L’aroma che si propaga è inconfondibile e immediatamente il pensiero spazia verso orizzonti lontani.
Il Gahwa, o Qahwa, si prepara utilizzando la Dallah, tipica caffettiera alta e sinuosa, con uno speciale becco lungo e ricurvo. Si serve in piccole tazze senza manico, a forma di ditale, chiamate finjal. La cura nella scelta degli ingredienti è fondamentale, tanto quanto il tempo da dedicarvi. Nella preparazione del caffè arabo non si deve assolutamente avere fretta, tantomeno quando si accetta di sorseggiarne l’aroma in compagnia. Il tempo fa parte del rituale. E’ buona educazione accettare con gioia un caffè offerto.In quasi tutte le case si utilizza una caraffa-thermos per mantenere il caffè caldo e pronto da servire, in caso di visite. L’antica caraffa era fatta in ottone massiccio e non isolata, quindi andava tenuta costantemente sul fuoco per mantenere il caffè caldo.
Bisogna usare il caffè di qualità arabica; potete acquistare chicchi già tostati o, se siete “temerari“, azzardare il procedimento totale all’antica maniera: rosolare in padella i chicchi freschi e dopo la tostatura, pestarli in un mortaio di pietra insieme a qualche baccello di cardamomo. Dovrete ricavarne un cucchiaino di polvere per persona. Aggiungete lo zucchero e, a piacere, uno o due fili di zafferano, che arricchirà la miscela di un retrogusto particolare e di un accattivante riflesso dorato.
Riempite quindi la Dallah, in alternativa un pentolino, con l’acqua (calcolate una tazza per persona, ed una mezza in più che evaporerà durante il procedimento), portate ad ebollizione ed unitevi la miscela. Quando bolle di nuovo togliete dal fuoco e mescolate. Rimettete sul fuoco e ripetete l’operazione per due o tre volte. Questo procedimento serve, come per il caffè turco, a renderlo denso e ricco di sapori. Durante la tripla bollitura, si consiglia di battere il fondo della caffettiera per evitare che la polvere si attacchi sul fondo richiando di bruciare.

Ricapitolando, per preparare il tradizionale caffè arabo
(per 4 persone) avete bisogno di:
– 3 cucchiai di caffè di qualità arabica
– 2 chiodi di garofano
– 2 cucchiai di cardamomo macinato
– qualche filo di zafferano
– 4 tazze e mezza di acqua.

Terminata l’operazione, distribuite nelle tazzine e aspettate qualche minuto prima di bere, in modo che la polvere si depositi sul fondo.

logo arabo

Ginseng storia e proprietà

Il nome della medicina ottenuta da radici di forma simile a quella del corpo umano deriva dal cinese “jen-shen” (pianta uomo o radice virile).
Di colore bianco tendente al giallo, inodore, dal sapore gradevole appena un poco amarognolo, il ginseng viene considerato da tempo immemorabile in Cina e nei paesi orientali una panacea per tutti i mali.
Soprannominato “re di tutte le erbe”, per la sua preziosità, era identificato come afrodisiaco anche per il suo aspetto antropomorfo, ed in base alle antiche leggi magiche si evitava scrupolosamente di toccarlo col ferro, pena la perdita d’efficacia.
Valutato riequilibratore dell’organismo umano veniva coltivato in Oriente già 2000 anni fa. Il suo ciclo vegetativo richiede dai sette agli otto anni per raggiungere la maturità, periodo durante il quale assorbe dal terreno tanti elementi preziosi e nutritivi. Il suolo deve poi riposare per dieci anni prima che si possa piantare la coltura successiva.
Forse gli Arabi già nel IX–X sec. avevano avuto notizia del ginseng, ma in Europa giunse soltanto nel Seicento, quando gli ambasciatori del re del Siam ne offrirono alcuni esemplari in dono a Luigi XIV, esaltandone le straordinarie virtù afrodisiache.
Nel secolo successivo il ginseng ebbe in Francia il suo momento di massimo splendore per merito di numerose comunicazioni scientifiche che ne vantavano le proprietà anti affaticamento ed eccitanti.
Sempre nel Setteccento si scoprì in Canada, allora colonia francese, una specie simile al ginseng proveniente dall’Oriente, la richiesta divenne notevole e il suo prezzo salì alle stelle, tanto che una libbra della droga valeva quanto tre libbre d’argento.
La stagione della popolarità “stimolante” del Ginseng durò pero pochi decenni in Europa, poiché già alla fine del ‘700 alcuni fra i massimi medici ne contestarono le decantate virtù.
La scienza contemporanea ha poi constatato che il ginseng contiene notevoli quantità di ormoni, assimilabili a quelli sessuali umani, che vengono assorbiti dall’organismo attraverso l’apparato digerente. I risultati degli esami hanno permesso d’affermare che il ginseng migliora la funzione erettile maschile, facendolo perciò rientrare nella categoria degli afrodisiaci.
Tre sono le varietà di ginseng più conosciute.
Ginseng cinese o coreano (Panax ginseng) erba tonificante della medicina cinese, che ringiovanisce tutti gli organi del corpo, aumenta la resistenza allo sforzo fisico, migliora la memoria e la concentrazione mentale.
Ginseng americano (Panax quinquefolium) identificato nel ‘700, da un missionario gesuita in Canada, in una radice selvatica coltivata dagli indigeni, utilizzata come stimolante erotico o per curare ferite.
Ginseng siberiano (Eleutherococcus senticosus) radice che secondo i ricercatori russi esalta del dieci per cento le prestazioni dei lavoratori..foto ginseng

ORZO

L’orzo è un cereale, impiegato come alimento, ottenuto dalle cariossidi dell’Hordeum vulgare (Graminacee), utilizzate come tali oppure trasformate.
L’Hordeum vulgare, da quanto ne sappiamo, era già coltivato in Medio Oriente nel VII millennio a.C. e poi fu diffuso, grazie ai commerci, in tutto il mondo. La resa di questo cereale della famiglia Poaceae, genere Hordeum, è in forte aumento anche se risente ancora della bassa resistenza all’allettamento.
Questo cereale è impiegato previa decorticazione o brillatura per preparazione di zuppe da solo o con altri cereali e/o legumi non solo ma è utilizzato, trasformato in farine, nella panificazione, da solo o miscelato con altre farine, ma anche per piatti tipici, dolci e pasticcini. Macinato grosso si ottengono delle semole grosse adatte a piatti tipici nordafricani simili al cuscus.
Previa tostatura e macinato molto finemente, fino ad ottenere una polvere simile alla farina, l’orzo è impiegato per preparare il caffè d’orzo e come componente base per la produzione di altre bevande con sapore simile al caffè ma prive di caffeina (tra cui lo yannoh); Aggiungendo acqua o latte caldi, le bevande vengono anche usate come sostitutivi del caffè.
Il caffè d’orzo si è diffuso in Europa durante la seconda guerra mondiale, ma con il passare del tempo questa bevanda ha perso un po’ d’interesse nel resto del Vecchio Continente mentre è rimasto ancora forte in Italia, dove si conferma una soluzione molto apprezzata da chi soffre di ipertensione ed ha bisogno di una bevanda mattutina che non influisca sulla pressione sanguigna, infatti uno dei principali benefici offerti dal caffè d’orzo è senz’altro l’assenza di caffeina.
Al caffè d’orzo è inoltre associata un’azione di controllo del glucosio nel sangue, il che rende questa bevanda benefica per chi soffre di iperglicemia.
L’assenza di colesterolo è un altro dei punti a favore del caffè d’orzo, che si presta inoltre al consumo da parte di molte delle persone affette da patologie metaboliche o alimentari, eccezion fatta chiaramente per chi soffre di celiachia, in quanto l’orzo contiene glutine.
Ad ogni 100 grammi di caffè d’orzo in polvere corrispondono circa 80 grammi di carboidrati (perlopiù complessi), 5-6 grammi di proteine e 2,7 gr. di lipidi (perlopiù acidi grassi polinsaturi). Sono presenti inoltre in buone quantità potassio (1840 mg) e fosforo (580 mg), mentre le fibre sono appena lo 0,1%.L’apporto calorico per 100 grammi di prodotto è stimato in circa 350 kcal, mentre sono presenti anche altri sali minerali (oltre a potassio e fosforo) quali sodio (73 mg), calcio (52 mg), ferro (4,6 mg) e zinco (0,5). Presente in una discreta quantità (16,9 mg) la niacina anche nota come vitamina PP o B3. Risultano invece assenti la caffeina e il colesterolo.
Da Noi di Nobile Passione il caffè d’orzo lo puoi trovare disponibile nella versione in cialde ese 44mm e in capsule compatibili con i sistemi più diffusi sul mercato quali: Lavazza Point*, Lavazza Modo Mio*, Nespresso*, Nescafè Dolce Gusto*, Uno System*, Caffitaly* e Bialetti*.