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Equivoci napoletani

Post n°61 pubblicato il 16 Gennaio 2014 da pepitapablita

 


fotografia di Robert Doisneau

Questo che segue è un episodio realmente accaduto in una classe quinta di una scuola elementare di un quartiere molto degradato del centro di Napoli.
Narrai di questo fatto già tanto tempo fa, nel mio primo blog, credo addirittura che sia stato il mio primo post, ma mi piace ripubblicarlo anche in questo, proprio perché realmente accaduto e perchè a pensarlo, sempre mi fa sorridere.

Quell’anno, tra le varie discipline, insegnavo storia ed ero arrivata a spiegare alla mia classe la rivoluzione francese. In aula regnava un silenzio insolito per quegli alunni, abituati com’erano a considerare la scuola come una parentesi forzata tra le loro vite di strada. Quel giorno invece, erano tutti stranamente attenti, ma devo ammettere che sempre la storia di un popolo che lotta in nome della “Liberté, Egalité, Fraternité”  desta nei ragazzini interesse e partecipazione e forse, a maggior ragione ne destava nei miei, cresciuti in un quartiere dove quei  principi probabilmente non erano e non sarebbero mai appartenuti  ad alcuno.
Un alunno in particolare, considerato il più "bravo della classe", mi guardava incredulo con occhi sgranati e bocca semiaperta…
Finita la lezione, nel metterci in fila per uscire, questo ragazzino mi si avvicinò titubante e, scuotendo la testa, con aria pensierosa e sconcertata mi disse :

<<Certo mae’ …che è una cosa veramente assurda! Tutto quel casino…>>

<< Non si dice casino…>>,  lo ripresi con tono rassegnato 

<< Sì sì…vabbè! Tutta quella roba là è successa perché a uno… gli è venuto in mente di prendersi una pillola!! >>…..

Lo guardai perplessa… Gli sorrisi e gli chiesi, questa volta io incredula, come mai gli fosse venuta in mente un’assurdità del genere! Ed intanto tornavo con la mente alle cose da me dette (non si sa mai)...

Lui sempre più convinto:

< Mae’!! TU lo hai detto! Mica me lo sono sognato!>.

Iooo...??? Non credevo alle mie orecchie…perché è vero che quando spiegavo in quella classe era molto facile che, nel cercare di tenere a bada l’uno o l’altro (più che lezioni erano lotte per la sopravvivenza), potevo distrarmi e dire qualche sciocchezza, ma una così madornale come avrei potuto farmela scappare?!

Avrei voluto cercare di approfondire la cosa e convincerlo che doveva aver capito male…che io non potevo aver detto una cosa del genere…ma la campana suonò e lui sgusciò via senza darmi il tempo di rispondere.

Il giorno dopo...
Nell’entrare a scuola mi ritornarono in mente quelle strane perplessità del mio alunno, a cui non avevo saputo trovare una spiegazione. A mia discolpa devo dire, però, che per tutto il giorno non ci avevo neanche pensato più di tanto, perché era un argomento su cui sarei dovuta comunque ritornare, pertanto ero certa che il tutto sarebbe stato presto chiarito.

Entrai, quindi, in classe…il mio alunno anche…lo guardai…era evidente che ci stava ancora pensando: l’espressione del viso, con gli angoli della bocca in giù,  parlava da sola. Mi avvicinai per salutarlo e nuovamente lui, senza rispondere neanche al mio saluto, scuotendo sempre la testa, mi ribadì lo stesso pensiero del giorno prima, ancora più certo di quel che diceva per l’averne parlato a casa senza che NESSUNO dei componenti della sua famiglia avesse saputo trovare una spiegazione diversa al  fatto che l’assumere una pillola fosse stata una miccia capace di far scoppiare addirittura una rivoluzione!!

Non sapevo più che pensare...  Eh sì che sono anche napoletana ed un piccolo sospettuccio mi sarebbe dovuto venire…ma niente! Non riuscivo a trovare alcun nesso logico tra la realtà dei fatti e quella strana interpretazione del mio alunno!

Allora, mantenendo la sicurezza della “brava insegnante”, lo rassicurai dicendogli che c’era stato sicuramente un equivoco, per cui ripresi l’argomento per chiarirlo.
Quando a un certo punto nel corso della spiegazione…i suoi occhi si illuminarono ed un sorriso abbagliante gli si stampò finalmente sul viso, per la soddisfazione di avere avuto finalmente la conferma di essere stato LUI…  ad aver capito bene!

Si alzò in piedi esultando e gridando:

<< Ohì maè c’avev ragion io!!! >>

Ero arrivata a parlare della...“presa della BASTIGLIA”!!

Ed assicuro che avevo anche ben chiarito di che cosa si trattasse, eppure questa era la  frase “incriminata”!
Quella che ha permesso di far credere per un giorno a un ragazzino napoletano  di 11 anni ed a tutta la sua famiglia che la rivoluzione francese fosse scoppiata in seguito alla “presa”di una…

PASTIGLIA…:))

 


 

 
 
 
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Certe persone sono come l’amore:ti prendono l’anima senza un perché.

Succede così…inaspettatamente. Le trovi lungo la tua strada a quel bivio cui neanche ti eri accorta di essere arrivata, e ti sembra per caso, invece erano lì ad aspettare proprio te, in quel preciso istante, non un minuto prima né uno dopo…il momento perfetto nel posto perfetto. E lo capisci perché all’improvviso diventano esse stesse strada…l’unica che puoi percorrere. Ed è incredibile come con poco sforzo riescano a fare il freddo più freddo ed il caldo più caldo…e più belli i colori…e te ne fanno scoprire di nuovi...e meravigliarti...perché quello che più riempie di luce i tuoi occhi assomiglia come per magia alla parola “noi”... All’improvviso ti accorgi che sono già dentro di te...e tu non sai come né quando sia successo, ma sono lì a riempire ogni tuo spazio, anche quello che non sapevi di avere, ma che scopri grazie a loro. Col cuore in subbuglio ti colgono impreparata e proprio questa  è la loro grande forza…non ti danno il tempo di pensare e di alzare barriere, perché quando le senti scorrere nelle vene, sono già diventate sangue…aria…cibo… e tu neanche ti sei accorta di quanto le hai respirate fino a quando non ti vengono a mancare…e scopri così quanto un pugno nello stomaco possa far meno male...ed è difficile capire ed accettare il motivo per cui dovrai viverne senza...ma loro ormai sono lì...impresse a fuoco sul tuo cuore...ti appartengono senza più averle...a volte senza averle neanche mai avute...indelebili come cicatrici…

Carezze che ti graffiano l’anima.


 

 

 

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