Creato da pepitapablita il 26/09/2012

Giorno per Giorno

perché la vita è un regalo

 

« Il giorno in piùVeronica »

7 febbraio, quindici anni:)

Post n°95 pubblicato il 07 Febbraio 2015 da pepitapablita

 


Vicini di casa - "Quindici anni"

 

Chi la ricorda questa canzone?:)

Oggi la mia più piccola compie quindici anni ed io è da quando mi sono svegliata che la canticchio. E penso a quanto in realtà le cose non siano cambiate più di tanto, perché le emozioni per i propri (pochi) anni sono alla fine sempre le stesse ed io lo so bene perché mia figlia mi coinvolge in tutto, tenendomi anche per ore ad ascoltarla:)

Ricordo i miei quindici anni come il periodo più bello della mia vita, perché sentivo di avere il mondo in mano. All’epoca ricominciavano ad andare nuovamente le minigonne, e quelle che compravo erano tutte colorate e, se non erano abbastanza corte, le accorciavo io. Per nascondermi dai  miei, a volte uscivo in jeans per cambiarmi poi da un’amica, ma quella era la massima trasgressione che mi venisse di fare.  Non avevamo tanti soldi per comprare vestiti, nessuna di noi, nonostante famiglie benestanti alle spalle, che però non ci avevano abituate a spese eccessive, ed allora ce li scambiavamo, anzi…a dire il vero ce li prestava soprattutto una di noi che, essendo figlia di separati, era quella che aveva sempre più cose, visto che i genitori facevano a gara a chi le dava materialmente di più. Ed allora quando si usciva si passava prima da casa sua e lei carinamente ci apriva il suo fornitissimo guardaroba, facendoci scegliere i vestiti che più ci piacevano. A volte erano gli stessi capi ma con colori diversi, che lei comprava apposta così, perché ci piaceva andare in giro vestite uguali, neanche fosse un marchio di appartenenza. Oppure c’inventavamo di tutto per rendere varie quelle poche cose che avevamo, come colorarci i lacci delle scarpe da ginnastica (allora rigorosamente Superga) di tanti colori e fantasie, pregando però poi tutti i Santi che non piovesse, perché i colori che usavamo erano solo dei semplici pennarelli, e con l’acqua avrebbero fatto un bel macello!:)

E ricordo i primi amori… Il primo bacio, dato proprio a quindici anni (sono stata la più tardiva delle mie amiche!). Lui si chiamava Giancarlo, ne aveva venti ed era bellissimo, ma la cosa più incredibile è che avesse scelto proprio me tra le tante ragazze anche più grandi (e per me anche più belle) che gli morivano dietro. Mi definiva la sua Immetta...che ora non si potrebbe sentire, ma che allora mi sembrava il modo più bello del mondo di chiamarmi:)
Ricordo l’imbarazzo dei primi approcci sessuali, le spiegazioni dettagliate di chi ci era già passata, date nel chiuso di una stanza sottovoce per non essere sentite dai grandi. Spiegazioni accompagnate spesso da tanto di mimica dei gesti!:)  E quella paura di essere considerate imbranate, neanche ci fosse da vergognarsi a non essere esperte.
Ricordo l’emozione da lacrime quando la prima tra noi ci confidò di aver fatto l’amore con il suo ragazzo… Lei, Daniela, ci radunò in una pizzeria, visto che la cosa andava degnamente festeggiata. Si era tenuta, infatti, tutto dentro per potercelo dire quando saremmo state tutte presenti, ed eravamo quindi sedute ad un tavolo di un locale pubblico quando, con aria solenne, ci mise al corrente di quel che era successo il giorno prima. Accanto a noi c’era un bancone con esposte delle vongole vive che, con una frequenza insolita, schizzavano su di noi e sulla tavola la loro acqua, che finiva col confondersi con  le lacrime che a tutte, tra il ridere per questa cosa ed il piangere per l’emozione dell’altra, erano cominciate a scendere copiose. Piangevamo e ridevamo, sotto gli sguardi attoniti degli altri clienti del locale, in un mix di lacrime e sputo di vongola, di cui abbiamo continuato a ridere come matte ancora per anni! E anche quella forte emozione provata non l'abbiamo mai più dimenticata, anche perché l’amica in questione, oltre essere la più buona tra noi, quella che aveva sempre una parola bella da dire, sempre disponibile ad ascoltarci, quella stessa che ci dava sempre i suoi vestiti, pagava il taxi del ritorno dalla discoteca e tantissimo altro ancora, era anche la più piccola fisicamente (appena un metro e cinquanta) e aveva subìto un brutto incidente col motorino che l’aveva tenuta a letto per mesi, rendendola ai nostri occhi ancora più fragile, e noi avevamo pertanto per lei una sorta di protezione naturale. Protezione che, però, nulla ha potuto quando, a quarant'anni appena compiuti, un brutto male ce l’ha portata via… Era diventata, dopo innumerevoli sacrifici, un Magistrato, uno di quelli che ci credono, moglie e  madre di un bellissimo bimbo arrivato un po’ tardi. Il ricordo del suo sguardo buono e malinconico ancora mi fa piangere...

Ricordo tutte queste cose e un po’ le rivivo attraverso il racconto delle mie figlie, ma non posso fare a meno di notare che, se le emozioni sono le stesse, quel che manca loro è un certo tipo di spensieratezza dovuto ad un’incertezza del futuro che oggi è presente in maniera diversa, molto più forte rispetto a quella fisiologica dei miei quindici anni. Troppa consapevolezza di quanto poco ci sia da sperare anche i termini di un’occupazione futura, troppe ingiustizie sotto gli occhi di tutti, che fanno in generale di questi ragazzi già dei disillusi, facendo sentire loro vani anche i sacrifici che si fanno negli studi e l'impegno nelle cose in generale, e su questo è una lotta continua ogni giorno per riuscire ad infondere loro un po’ di entusiasmo ed ottimismo…

Ma i quindici anni restano comunque quindici anni, ed oggi attraverso quelli di mia figlia un po’ rivivo quella spirito che anche alla mia età non è mai male ritrovare.

 

 “Quindici anni, quindici anni, quindici anni…

poesia di un’età che non ritorna

sulla bicicletta in due senza mani

matti come due cavalli io e te”

 

continuo a canticchiare...


E un po’ di pazzia, di sana pazzia, è ciò che ti auguro di mantenere sempre, piccola mia, l'unica che ti può salvare persino da te stessa…

 

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

ULTIME VISITE AL BLOG

Mabelle22Paintedonmyheartwhatweather12pepitapablitaFuocoCosmicoxLGinkouna_moraselvatica0osvaldo.biasone0milagro6NonDirmiForsebarbarafossati1972iacopomagliveryskipperacunicoAmoFarlaLampeggiare
 

Certe persone sono come l’amore:ti prendono l’anima senza un perché.

Succede così…inaspettatamente. Le trovi lungo la tua strada a quel bivio cui neanche ti eri accorta di essere arrivata, e ti sembra per caso, invece erano lì ad aspettare proprio te, in quel preciso istante, non un minuto prima né uno dopo…il momento perfetto nel posto perfetto. E lo capisci perché all’improvviso diventano esse stesse strada…l’unica che puoi percorrere. Ed è incredibile come con poco sforzo riescano a fare il freddo più freddo ed il caldo più caldo…e più belli i colori…e te ne fanno scoprire di nuovi...e meravigliarti...perché quello che più riempie di luce i tuoi occhi assomiglia come per magia alla parola “noi”... All’improvviso ti accorgi che sono già dentro di te...e tu non sai come né quando sia successo, ma sono lì a riempire ogni tuo spazio, anche quello che non sapevi di avere, ma che scopri grazie a loro. Col cuore in subbuglio ti colgono impreparata e proprio questa  è la loro grande forza…non ti danno il tempo di pensare e di alzare barriere, perché quando le senti scorrere nelle vene, sono già diventate sangue…aria…cibo… e tu neanche ti sei accorta di quanto le hai respirate fino a quando non ti vengono a mancare…e scopri così quanto un pugno nello stomaco possa far meno male...ed è difficile capire ed accettare il motivo per cui dovrai viverne senza...ma loro ormai sono lì...impresse a fuoco sul tuo cuore...ti appartengono senza più averle...a volte senza averle neanche mai avute...indelebili come cicatrici…

Carezze che ti graffiano l’anima.


 

 

 

web stats

 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963