Creato da ConLaSchienaDritta il 16/03/2013

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IL POTERE HA SEMPRE PAURA DELLE IDEE E PER ARGINARE LA LOTTA DEGLI SFRUTTATI COMANDA LA MANO DI SUDDITI IN DIVISA E LA PENNA DI CERVELLI SUDDITI. ASSASSINANDO VIGLIACCAMENTE IL CHE LO HANNO RESO IMMORTALE, NEL CUORE E NELLA TESTA DEGLI UOMINI LIBERI. NEGLI ATTI QUOTIDIANI DI CHI SI RIBELLA ALLE INGIUSTIZIE. NEI SOGNI DEI GIOVANI DI IERI, DI OGGI, DI DOMANI.

 

 

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Un equivoco lungo 20 anni

Post n°25 pubblicato il 29 Aprile 2013 da ConLaSchienaDritta

Quando la mafia di Totò Riina e Bernardo Provenzano arrivò ad accumulare enormi capitali di denaro sporco si ritrovò con l'esigenza di come poter investire e riciclare tutto quel denaro. Si fece allora ricorso a delle banche siciliane compiacenti, ma solo quelle siciliane non bastavano, e allora si doveva cercare fuori dall'isola. Tramite Marcello Dell'Utri la mafia individuò una piccola banca milanese compiacente, la Banca Rasini. Correntista di quella banca era un vecchio amico di Dell'Utri, tale Silvio Berlusconi, fino ad allora un imprenditore da strapazzo, che però da quel momento, avendo a dispozione gli enormi capitali della mafia, diventò in breve tempo l'uomo più ricco d'Italia.

Da un punto di vista politico la mafia di allora era protetta dalla Democrazia Cristiana di Andreotti, ma con la caduta della DC in seguito all'inchiesta di Mani Pulite la mafia si ritrovò senza protezione politica, nacque così il bisogno di una nuova protezione. Serviva un grosso partito e sopratutto un leader di sicuro successo, e chi meglio di colui che era nel frattempo diventato l'uomo più ricco e famoso d'Italia?

C'era però un problema, a causa del suo enorme conflitto di interessi Silvio Berlusconi non poteva fare politica, e allora la mafia, per intimorire lo Stato e obbligarlo a chiudere gli occhi su Berlusconi, iniziò una serie di attentati, Falcone, Borsellino, e poi, fuori dalla Sicilia, Roma (via Ruggero Fauro), Firenze (via dei Georgofili), Milano (padiglione di Arte Contemporanea), ancora Roma (San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro), poi il ritorno in Sicilia per assassinare don Pino Puglisi, e poi di nuovo a Roma, dove in occasione di una partita della Lazio venne scelto come obiettivo di far saltare i furgoni dei Carabinieri in servizio. L'attentato fallì per il malfunzionamento del dispositivo elettronico di azionamento.

Questo dello Stadio Olimpico di Roma fu l'ultimo attentato, poichè nel frattempo la mafia e lo stato di allora (D'Alema, Napolitano, Mancino ecc.) iniziarono delle trattative che si conclusero con il permesso a Berlusconi di entrare in politica, e chi permise questo diventò ovviamente complice (a suon di miliardi) della mafia.

Oggi c'è gente che ancora si stupisce di come mai il PD vada sempre in soccorso di Berlusconi.

 

 
 
 
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