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Il libro delle Mille e Una Notte..

Post n°93 pubblicato il 28 Maggio 2008 da zackdelarocha3

..scoprire, ogni tanto, l’Oriente, fa parte delle tradizioni d’Europa; Erodoto, la sacra Scrittura, Marco Polo e Kipling sono, probabilmente, i primi nomi che ci vengono in mente.

Il più abbagliante di tutti è Il libro delle Mille e Una notte. In esso sembra essere cifrato il concetto di Oriente, questa strana parola che abbraccia tante e tanto disuguali regioni dal Marocco alle isole del Giappone.

Definirla è difficile, perché definire è un po’ come diluire in altre parole, e la parola Oriente e la parola Mille e Una notte già ci colmano di magìa..

..Spesso, di un libro diciamo che è lungo come se ciò fosse una specie di peccato, ma in alcuni, l’estensione è una qualità, una qualità essenziale.

Uno di tali libri, e non il meno illustre, è l’Orlando Furioso; un altro il Don Chisciotte; un altro, Le Mille e Una notte o, come vuole il capitano Burton, il libro delle Mille Notti e Una Notte.

Non si tratta, ovviamente, di leggerlo per intero; gli arabi affermano che ciò condurrebbe il lettore alla morte. Voglio dire che il piacere che ci può dare la lettura di un brano qualunque deriva in qualche modo dalla coscienza di trovarsi davanti ad un fiume inesauribile.

Il titolo originale enumerava mille notti. Ma il superstizioso timore delle cifre pari indusse i compilatori ad aggiungerne una, e questo basta a suggerire l’infinito.

L’Indostan attribuisce le sue vaste epopee a un dio, a un uomo leggendario, ad un personaggio dell’opera stessa o al tempo; all’edificazione delle Mille e Una Notte hanno collaborato i secoli e i regni.

Si congettura che il nucleo primitivo della raccolta provenga precisamente dall’Indostan, che da lì sia passato in Persia, all’Arabia, all’Egitto…Per giustificare il titolo, le notti dovevano essere necessariamente Mille ed Una; questa necessità fece sì che i copisti intercalassero nell’opera testi fortuiti. Così, in una delle sue notti, Sheherazade narra la storia di Sheherazade, senza sospettare che si tratta di se’ stessa….Se avesse persistito in tale distrazione avremmo raggiunto la vertigine e la felicità di un libro infinito.

A prima vista, Le Mille e Una Notte suggeriscono un esercizio illimitato della fantasia; tuttavia, appena esploriamo questo labirinto, scopriamo, come nel caso di altri, che non è un mero caos irresponsabile, un’orgia dell’immaginazione.

Il sogno ha le sue leggi. Abbonda in certe simmetrie: la ripetizione del numero tre, le mutilazioni, le metamorfosi di corpi umani in animali, la bellezza delle principesse, lo sfarzo dei re, i talismani magici, i geni onnipotenti che sono schiavi del capriccio di un uomo..Questi ripetuti disegni formano la trama e costituiscono lo stile personale di questa grande opera collettiva, impersonale per eccellenza.

Possiamo affermare, senza iperbole, che vi sono due tempi: uno è il tempo storico, in cui si trama il nostro destino; l’altro, il tempo delle Mille e Una Notte, che attende, atemporale, le nostre mani..

Malgrado le malìe e le disgrazie, le metamorfosi e i dèmoni, il copioso tempo di Sheherazade ci lascia un sapore che non è meno raro nei libri che nella vita: il sapore della felicità

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