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Viaggio nella storia di una penna d'oca

Post n°1132 pubblicato il 03 Aprile 2018 da galatolomariuccia
 

Viaggio nella storia di una penna d’oca


I GalliSenoni, capitanati da Brenno, erano riusciti ad assediare Roma. I difensori della città cominciarono ben presto a soffrire la fame.Più volte i Romani, guardando le “oche sacre” alla Dea Giunoneche vivevano lassù nel recinto del tempio di Giove, avevano pensatoche con quelle avrebbero potuto placare i tormenti del lungodigiuno. Ma le oche erano sacre alla Dea e ucciderle sarebbe stato unsacrilegio.

Unanotte un valoroso soldato, Marco Manlio, che dormiva presso il tempiosacro, sentì risuonare uno strano rumore che lo destò d’improvviso.Prontamente egli afferrò la spada e balzò in piedi. Subito capìche le oche stavano starnazzando. Manlio corse alle mura della rocca,guardò giù…e si trovò faccia a faccia con un soldato Gallo. Inemici tentavano un assalto e in quel momento, appunto,un gruppo diessi si spingeva sopra il parapetto per entrare nella fortezza. In unistante Manlio afferrò il braccio teso del primo Gallo, gli strappòle dita dal parapetto e lo lasciò cadere giù per la rocca. Iniziòa gridare e il clamore delle oche cresceva…cresceva…in pochi minuti tutti i soldati romani si destarono ed afferrarono le armi,pronti alla difesa. Gridando, gli eroici difensori della rocca,corsero alle mura. La sorpresa dei Galli fallì. In breve essi furonosconfitti e ricacciati. Ma, fra tutto quello schiamazzar, successequalcosa di inevitabile: una bella penna bianca si staccò dall’alasinistra del corpo concitato di una grossa oca e cominciò a scenderegiù dal colle come una foglia in autunno e volteggia volteggia:delle leggere folate di vento la allontanarono dal luogodell’assalto.

Orasu ora giù, ora qua ora là. La bianca piuma andò a posarsi soprala soma del somaro Cesare. “Arrì arrì Cesarì” incitava ilcontadino. Ma Cesare di muoversi non ne voleva proprio sapere. Allorail contadino provò ad incoraggiarlo con una bella carota. Allungòla mano dentro la sporta per prenderne una quando lo sguardo glicadde sopra la bella e candida piuma, che era rimasta infilzata trale trame del sacco che era posto sul dorso di Cesarì. Era propriobella ma, non sapendo né leggere e né scrivere, la afferrò e la incastrò violentemente nelle briglie sulla testa dell’asino,facendogli male .La bestiola che spesso era considerata lapersonificazione dell’ignoranza e della diabolica ostinazione e forse anche perché era ed è: l’animale che sa di più, perché sadi non sapere,si accorse di avere qualcosa di estraneo sulla testa e,da buon somaro che era, cominciò a ragliare e come sapete il raglioè, tra le voci della natura, una delle più intensamentedrammatiche, l’espressione di un’urgenza irrimediabile e di unavolontà di non tacere più dopo aver troppo taciuto, insomma: ilnostro asinello cominciò a ragliare ed a grattarsi insistentementead un ciliegio e fece cadere delle ceraselle, rosse, saporite egrosse ceraselle che prima penzolavano come gocce di rubino dallacorona di una regina. E fu così che Cesarì si abbassò permangiarle e la piuma gli cadde. E: “corre corre, il contadino percercare di chiapparla” ma, il vento, dispettoso, se la portò via.

Vola qua, vola là ,la piuma andò ad adagiarsi proprio sopra il letto di una nobilefanciulla. Quando ella la vide,tanto era bella la penna d’oca, chenon fece altro che prenderla e nasconderla dentro una scatola dilegno intarsiata d’avorio e gli anni passarono e la piuma erasempre ben custodita. Passò di generazione in generazione finché…

Nonsi sa come mai ma la scatola, oramai dimenticata, venne ritrovata a Bisanzio. Era stata nascosta dalla basilissa Irene, prima difuggire dopo il colpo di stato che la depose dal trono diCostantinopoli. La scatola con dentro la piuma d’oca era stata nascosta minuziosamente sotto una mattonella del pavimento nelpalazzo dell’imperatore. E’ risaputo che Irene fosse una donnacolta ed intellettuale e, la splendida piuma, venne usata da leicome penna per scrivere. Un’ancella la trovò e se la nascose sottole vesti. I soldati se ne accorsero e consegnarono la scatola allamoglie dell’imperatore che a quel tempo era Rotreude una delle ottofiglie di Carlo Magno. Si avvicinava Natale e Rotreude non sapendoche regalare a suo padre che, quella stessa notte sarebbe statoincoronato Imperatore del Sacro Romano Impero, gli donò la splendidapiuma bianca. Fece fare da un artigiano una scatola tutta d’oro evi fece pure incastonare perle e lapislazzuli, una piccola coltre ditessuto prezioso e vi adagiò la piuma . Carlo Magno aveva studiatopochissimo e a fatica formava il suo nome, poiché allora perl’educazione dei futuri guerrieri la guerra e la caccia bastavano.Possedendo ora una penna così preziosa cominciò ad appassionarsialle lettere e fu tale il suo entusiasmo che istituì una scuola dipalazzo. Tutti i più grandi intellettuali dell’epoca tenevanocorsi per i figli dei nobili vicini alla corte.

L’Imperatorepossedeva una sensibilità per la cultura e lo studio che cominciòa scrivere in latino e greco e la penna d’oca lo aiutava in questo.Qualche tempo prima, il Papa Leone III, era stato imprigionato eCarlo Magno lo aveva liberato dalle prigioni in cui era statorinchiuso da un gruppo di nobili romani. 

Il Papa gli furiconoscente e dopo un po’ di tempo dalla di lui investitura, gliscrisse una bella lettera, a cui Carlo rispose in perfettacalligrafia anche grazie alla penna d’oca regalatagli dalla figlia.In quel periodo crebbe la miseria e le carestie erano sempre piùfrequenti, il malcontento dilagava tra i sudditi dell’impero.Avendo capito il valore della penna d’oca con cui scriveval’Imperatore, dei cavalieri gliela rubarono. Entrarono un giornonella tenda di Carlo Magno mentre lui era intento a colloquiare condei re. Carlo Magno andò su tutte le furie e vana fu la ricerca daparte dei suoi soldati della scatola d’oro e della piuma che cosìse ne perse le tracce.

Laritrovò un cavaliere diretto in Terra Santa. Visto l’immensovalore della scatola tutta tempestata di gemme preziose e perle laaffidò alla sua amata, e questa, a sua volta, la donò alla VergineMaria perché il suo cavaliere tornasse sano e salvo dalle Crociate.Ma anche nel convento dove era custodita l’immagine sacra dellaMadonna ebbe vita breve, la scatola d’oro venne nuovamentetrafugata. La bianca penna venne separata dal suo scrigno.

Lascatola d’oro venne venduta al mercato nero e la piuma vennelasciata in balia delle intemperie, vicino una chiesa di Firenze.

Passava di lì untal messere di nome Dante che, vedendo la trascurata ma sempresplendida piuma, si chinò e la raccolse. A casa con della cenere latenne a bagno per molte ore onde farla ammorbidire,poi la feceseccare e indurire nella sabbia calda e poi ancora la appuntì conun coltello consumandola un po’: e questa tornò al suo anticosplendore.

Decise che conquella penna avrebbe fuso strofe e versi di estrema dolcezzaesclusivamente per la sua Beatrice. Tanto era l’amore per Beatriceche Messer Dante consumava a vista d’occhio la penna d’oca finchéun giorno, inavvertitamente, lasciò aperta la finestra del suostudiolo ed il vento la fece scivolare leggermente per le vie diFirenze, sulle rive dell’Arno. Invano, la cercò Dante e così fuche da quella volta non scrisse più, facciamo per dire, versi per Beatrice.

La splendida piumafu trasportata lontano lontano dalle correnti e dal vento su di unaspiaggia, quando il cuoco di un signore di nome Napoleone la trovò.

Quella sera avrebbeofferto agli ospiti pesce alla griglia e quella penna l’avrebbeusata per ungere l’arrosto ma, passò di lì casualmente il padronedi casa che la fece sua. L’appuntì ben bene e la pose vicino al suo calamaio.

Ilsignor Napoleone era un personaggio molto famoso e amava circondarsidi letterati e uomini illustri. Un giorno andò a trovarlo il ducad’Orléans che vista la penna d’oca se la fece regalare. Il ducase la portò a casa e se la dimenticò in un libro.

Dopoqualche anno il duca prestò il libro ad un suo dipendente un certosignor Dumas.

Alexandre,questo il nome del signor Dumas, lavorava come copista nellacancelleria del duca e accortosi della penna d’oca tra i fogli dellibro la riconsegnò al suo legittimo proprietario e lui, vista lasua onestà gliela regalò.

Cominciò a scriveredi dame e cavalieri , di cappe e spade, sempre con la sua pennad’oca. Conobbe in seguito un certo Giuseppe Garibaldi e,dovendocostui scrivere al futuro re d’Italia, Alexandre gli regalò lapenna d’oca. Giuseppe accettò volentieri il dono e la conservò in ricordo della loro sincera amicizia.

Passaronogli anni e Giuseppe portò la penna d’oca a Caprera, la sua isola.

Eraoramai anziano e stanco e si ritirò per scrivere le sue memorie. Amava osservare la penna d’oca, oramai consumata, nelle sue maniscarne. La osservava con malinconia e ricordava i tempi trascorsi:le lotte per la libertà, e pensava a quanto era stato più facilefare la guerra che non la pace; avrebbe voluto farle scrivere le sueavventure, ma chissà ,se la penna avesse potuto farlo di sé stessa,chi dei due avrebbe avuto più da scrivere!

Entròprepotentemente nello studio il nipotino di Giuseppe, che lo guardavascrivere con la penna d’oca. “Nonno nonno che cosa staiscrivendo?” La mia storia aggiunse Giuseppe, invitandolo a sedersisulle sue ginocchia. Il bambino si avvicinò ed abbracciò il nonnosussurrandogli nelle orecchie: “pissi pissi nonno, che cosa è lastoria?” e il nonno : “Non sapere cosa sia accaduto prima dellanostra nascita sarebbe come restare bambini per sempre. La storia ètestimonianza del passato, luce di verità, vita dellamemoria,maestra di vita, annunciatrice dei tempi passati”.

Nonno ho sonno ,mi sono annoiato, voglio dormire!”, concluse il piccolo.

Giuseppelo accompagnò nella sua cameretta e lo fece coricare, anche lui erastanco e quando il bambino si addormentò prese la biancapiuma,oramai esile, e la infilò nel cuscino del suo piccolo amoreinsieme ad altre piume e… la fece sparire per sempre.

ZiaMariù 05

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Quando veniamo al mondo siamo piccole piante delicate, nate sotto il cielo assieme a  tante altre creature palpitanti

.... ma se la semina è stata arida e la crescita non ha avuto amore e  né cure

allora le piante saranno deboli e incerte. (R.Battaglia)

 

 

 

 

    

 

 

 

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