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Epicuro

Post n°207 pubblicato il 12 Novembre 2013 da HansSchnier
 
Tag: delirio

In edicola con il Sole 24 Ore, ecco a voi Epicuro, Lettera sulla felicità e altri scritti. Euro 6,90.

Ed ecco a voi alcune perle del grande filosofo:

La morte non è niente per noi. Ciò che si dissolve non ha più sensibilità, e ciò che non ha sensibilità non è niente per noi (Massime capitali, II; pag. 57 della pubblicazione sopra indicata).

Il più terribile dei mali dunque, la morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi ci siamo, la morte non c'è, e quando essa sopravviene noi non siamo più. Essa non ha alcun significato né per i viventi né per i morti, perché per gli uni non è niente, e, quanto agli altri, essi non sono più (Epistola a Meneceo, n. 125; pag. 50).

Non dura ininterrottamente il dolore della carne; il suo culmine dura anzi un tempo brevissimo; e ciò che di esso appena oltrepassa il piacere non si protrae molti giorni nella nostra carne. Le lunghe malattie poi arrecano alla carne più piacere che dolore (Massime capitali, IV; pag. 57).

Io non so se ridere o piangere di fronte a questi scioglilingua insensati, che offendono l'umanità e il suo dolore. Mi astengo dall'ironizzare, ma sarebbe facile farlo.

A queste vetuste insulsaggini che ancora oggi usurpano il nome di filosofia, preferisco l'onesto pessimismo del Qohèlet.

Preferisco, addirittura, la minacciosa tetraggine di santa Teresa d'Avila, con il suo aut pati aut mori.

Preferisco Gesù Cristo, che con la morte fece i conti seriamente, che pianse, e sudò sangue, per la paura e l'angoscia, e che non si sognò mai di dire - né ai discepoli né ai farisei né ai sadducei né ai centurioni romani né alla samaritana né agli indemoniati - simili stolte fandonie.

Commenti al Post:
respirointrigante
respirointrigante il 24/08/14 alle 22:57 via WEB
Ciao ,scusa se mi permetto tu non hai mai letto la lettera sulla felicità...ti lascio uno stralcio. Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l'arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell' Ade.UN sorriso non aggiungo altro ma se la leggi capirai...^___*
 
 
HansSchnier
HansSchnier il 25/08/14 alle 14:04 via WEB
La Lettera a Meneceo ce l'aveva mio padre sul suo letto di morte. Ma ha preferito morire da cristiano.
 
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