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Post N° 37

Post n°37 pubblicato il 25 Gennaio 2007 da falcopellegrino0

Aveva sette anni quando lo portarono in campagna per la prima volta il giorno della trebbiatura. Lui non voleva andarci, era estate e poteva giocare con suo fratello e gli amici ai soliti giochi che faceva tutti i giorni quando chiudevano le scuole. Il preferito era la guerra, indiani contro cow boys, russi contro americani. Poi, una volta stanchi delle guerre, cominciavano le grandi esplorazioni. Il palazzo era grande, in fondo c’era una torre che per arrivarci bisogna attraversarlo tutto. Stanze, quelle del terzo piano, ormai disabitate da anni, piene di tesori affascinanti per quella banda di bambini e quadri inquietanti, il cui sguardo li seguiva fin quando chiudevano la porta. Era una prova di coraggio a cui quei guerrieri non potevano sottrarsi, e poi loro sapevano che c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Comunque quel giorno lo portarono in campagna, non poteva restare solo a casa. Il papà era sul cantiere e la mamma e la zia dovevano per forza andare a controllare i lavori in campagna. Niente esplorazioni, niente banda. solo lui, suo fratello ed il cugino piccolo (quello insopportabile che non portavano mai nelle esplorazioni perché aveva troppa paura del buio e poi piangeva), che quel giorno era l’ unico felice, poteva stare con i cugini grandi che non avevano  paura delle stanze buie e poteva giocare con loro tutto il giorno. finalmente! Tutti e tre, appena scesi, dall’auto cominciarono a correre nei campi mietuti. In qualche pezzo di terra, quelli più scoscesi, il grano era ancora in piedi, un grano alto quasi quanto loro, con le spighe nere, diverso da quello che avevano imparato a disegnare a scuola, quello tutto giallo. E corsero  a perdifiato tutta la mattinata sotto quel sole del sud di fine giugno, quello che squaglia l’asfalto e brucia tutto, anche i pensieri. Poi andarono vicino alla trebbia, era la prima volta che ne vedevano una. Era enorme e rossa, con una cinghia lunghissima attaccata al trattore. Sputava la paglia che poi  veniva raccolta dalle donne in grandi lenzuola e portata nel fienile e lì i tre le seguirono e cominciarono a scalare quella montagna gialla. Affondavano nella paglia, ma imperterriti  continuavano i tentativi di scalarla fino a quando le gambe, lasciate scoperte dai pantaloncini corti, non divennero rosse e loro cominciarono ad avvertire un prurito su tutto il corpo. Sulle spalle, sulla faccia, in testa. In testa era proprio insopportabile, però. E così smisero la scalata, anche perché la mamma già li chiamava per il pranzo. Prima tutti e tre nella vasca da bagno e subito!, gridò quella donna che non conosceva il fascino delle esplorazioni. Arrivarono a tavola che ancora non era pronto, c’era la possibilità di farsi un altro giro, solo lui, gli altri due no. Loro che erano più piccoli non potevano più uscire. E andò nell’aia. Lì i coloni avevano preparato una tavolata lunghissima dove mangiavano insieme ai braccianti. Il bambino si avvicinò, su quel tavolo c’erano solo quattro piatti, ma grandi, grandi quanto quelli che la mamma usava per servire il pranzo a tutta la famiglia, solo che i contadini mangiavano tutti insieme nello stesso piatto. Lui rimase lì a guardare incantato, con la voglia di affondare la forchetta in quella pasta piena di sugo. Un sugo molto brodoso, già, perché finita la pasta, serviva per intingerci il pane. Ma lui era il figlio dei padroni, non doveva stare li, non stava bene. E la moglie del colono, prendendolo per mano con tanta dolcezza, lo accompagnò su a casa fin davanti alla porta della stanza da pranzo dei padroni. Lui quel giorno non mangiò, pensava ai maccheroni col sugo rosso nei piatti grandi. E ancora oggi ogni tanto ci pensa.

C'è tempo quando…

Quando la fiumara è bianca

Allora mi voglio scolare l'orciuolo
e coricarmi in terra
senza memoria più
della verde giovinezza.
(Roco Scotellaro)

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Commenti al Post:
nimriel
nimriel il 26/01/07 alle 12:41 via WEB
bellissimo... mi ha ricordato certi giochi pazzi della mia infanzia. Un bacione
(Rispondi)
 
falcopellegrino0
falcopellegrino0 il 30/01/07 alle 17:01 via WEB
non mi meraviglio affatto. per i tuoi giochi pazzi, avviamente
(Rispondi)
 
 
nimriel
nimriel il 01/02/07 alle 12:58 via WEB
uhm... e io che credevo di aver dato tutt'altra impressione...tzc
(Rispondi)
quotidiana_mente
quotidiana_mente il 26/01/07 alle 17:09 via WEB
Mi hai ricordato quando con la scuola ci hanno portato a vedere come si mieteva, che poi vivevo in mezzo a distese di grano e di fragole (in Francia).
Verrebbe voglia di prendere per la mano quel bambino e di portarlo a mangiare i maccheroni col sugo rosso rosso.
Da una mia zia (in Portogallo), mangiavamo in piatti grandi, perché eravamo troppi bambini e non c'erano piatti per tutti. Ecco, porterei lì quel bambino, riderebbe ne sono certa.
Mi è piaciuto questo post. Tanto.
(Rispondi)
 
falcopellegrino0
falcopellegrino0 il 30/01/07 alle 17:10 via WEB
sicuramente quel bambino (sempre che si riesca a trovarlo, ormai) sarebbe felice, ne sono convinto.
(Rispondi)
 
 
quotidiana_mente
quotidiana_mente il 31/01/07 alle 13:07 via WEB
C'è basta cercarlo, o meglio: volere trovarlo.
(Rispondi)
 
 
 
falcopellegrino0
falcopellegrino0 il 01/02/07 alle 13:30 via WEB
non lo troverò più, quel bambino è morto a ventidue anni, quando gli misero in mano un oggetto metallico nero che, fortunatamente non usò. ma in quel momento morì.
(Rispondi) (Vedi gli altri 4 commenti )
 
 
 
nimriel
nimriel il 01/02/07 alle 17:59 via WEB
(quando parli così mi fai venire voglia di adottarti.... ssssh...fai finta di niente...-anche per il commento cretino, soprattutto per questo-...vado a infilare la testa in un sacco di carta...vado)
(Rispondi)
 
 
 
quotidiana_mente
quotidiana_mente il 02/02/07 alle 09:42 via WEB
.......
(Rispondi)
 
 
 
falcopellegrino0
falcopellegrino0 il 02/02/07 alle 13:24 via WEB
mamma!!!!!!!!!!!!
(Rispondi)
 
 
 
nimriel
nimriel il 09/02/07 alle 11:35 via WEB
caro!
(Rispondi)
betulla64
betulla64 il 02/02/07 alle 12:43 via WEB
Mia mamma li faceva uguali, i maccheroni. Che bello questo racconto falco ...
(Rispondi)
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