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Creato da braulink il 28/11/2005

Avasinis -UD- 2.5.45

Ragionando sul come e sui perché di una strage nazista

 

Addio a un altro testimone dei fatti di Avasinis: Nena di Fracas

Post n°113 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da braulink
 
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Se ne è andata anche  "Nena di Fracas", Elena Rodaro di Avasinis, una dei pochi testimoni di quel tragico eccidio del 2 maggio 1945.  

La sua testimonianza è stata raccolta in una videointervista del 2005, effettuata  a cura di Renata Piazza,   Walter Rodaro e Pieri Stefanutti:  ampi stralci di quell'intervista sono stati riprodotti nel video "Avasinis, luogo della memoria" di Dino Ariis (pubblicato dal Comune di Trasaghis nel  2006)

In una lucida rievocazione, Nena ricordava innanzitutto l'arrivo delle SS in paese: "Quando sono entrate le SS, i partigiani hanno sparato qualche colpo dall'alto. Entrati in paese, non hanno fatto interrogatori: hanno iniziato a sparare contro chiunque avessero incontrato" e poi citava alcuni dei tanti casi di violenza:  "In una stanza erano rinchiusi una quindicina di persone, tra uomini e donne: le SS hanno fatto fuoco a bruciapelo contro tutti.

C'era una donna che aveva appena fatto il formaggio: l'hanno uccisa subito, senza fare nessun interrogatorio. Più avanti hanno fatto fuoco in una stalla dove erano andati a rifugiarsi diversi: se ne sono salvati solo due. Dopo sono entrati in canonica dove hanno ucciso a bruciapelo le famiglie che erano lì e hanno ferito il parroco che si è finto morto imbrattandosi col suo sangue. Poi hanno proseguito, uccidendo chiunque incontrassero. Hanno quindi portato una trentina di corpi in una roggia con dei carretti, altri ne hanno buttati sotto il ponte del Cjanal..." 

Raccontava poi della straziante ricerca dei corpi degli uccisi, sinistramente nascosti dagli assassini: "Non si trovavano i cadaveri...... Mia madre cercava mia sorella come una disperata, ma non la trovava. Era stata mia suocera, che era rimasta nascosta nel solaio, a dirle che aveva visto i tedeschi caricare i corpi sui carretti e portarli lontano. Si vedevano solo i piedi e le braccia spuntare, li avevano coperti. Pensavamo li avessero portati al cimitero e infatti mia madre, mio fratello e la moglie di Vittorio sono andati a cercarli prima in cimitero, ma non c'era nessuno. Allora sono tornati indietro e mia madre ha preso il viottolo di campagna, dopo aver visto le tracce dei carretti sul fango bagnato di pioggia. Quando è arrivata alla  roggia e ha visto il mucchio di cadaveri. Avevano scaricato i carretti: ce n'era di qua e di là del ponte e alcuni fin nel Cjaneglàt. Mio fratello ha preso mia sorella in braccio, altri sono andati a prendere il carretto. I morti, infatti, avevano quasi ostruito il corso della roggia e l'acqua ormai vi scorreva sopra. Sono cose che non si possono nemmeno raccontare, c'è solo da pregare che non si ripetano!" 

Dopo aver raccontato delle uccisioni di sbandati dell'esercito tedesco, ritenuti responsabili dell'eccidio, e della vendetta operata contro dei cosacchi, individuati come collaboratori, il ricordo di Nena andava allo strazio dei funerali delle vittime: "Americani o inglesi non si sono mai visti ad Avasinis, non si è visto nessuno... Abbiamo solo avuto la preoccupazione di seppellire i morti. 

A Osoppo e a Gemona le campane suonavano a festa; ad Avasinis la campana    a morto avrà suonato per mezza giornata.... Poi c'è stato di nuovo il silenzio."

 

 

 

 

 
 
 

I fatti di Avasinis citati nel libro di Cazzullo "Viva l'Italia"

Post n°112 pubblicato il 24 Ottobre 2011 da braulink
 
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Oggi che è in dubbio perfino la sopravvivenza stessa della nazione, stemperata nell'Europa e nel mondo globale, frammentata dalle leghe, dai particolarismi, dai campanili,  Aldo Cazzullo (una delle più prestigiose firme del "Corriere") ha scritto un libro di storia e, insieme, politico: "Viva l'Italia" (Mondadori, 2010). Il racconto - privo di retorica e ricco di tanti dettagli curiosi - dell'idea di patria, dei protagonisti del Risorgimento e della Resistenza, dei combattenti che sono morti gridando “Viva l'Italia”; con un capitolo sulla Grande Guerra - Ungaretti in uniforme, Gadda indignato da “La grande guerra” di Monicelli che considera antipatriottico - e un capitolo sui caduti dell'Iraq e dell' Afghanistan. Accanto al racconto, una forte tesi politica in difesa dell'Unità nazionale e di un dato storico: in epoche diverse gli italiani hanno dimostrato di saper combattere per un'idea di Italia che non fosse solo quella del Belpaese e del “tengo famiglia”.

In un testo che ha suscitato interesse e discussioni in tutta Italia, il Friuli è citato (oltre che per le vicende della prima guerra mondiale), per gli eccidi di Porzus, di Avasinis e di Ovaro.

Interessante, per le tematiche di questo Blog,  riproporre quindi la descrizione che Cazzullo fa dei fatti del 2 maggio 1945:

"Ancora il 2 maggio 250 SS, debellate le difese partigiane cui alcune fonti attribuiscono i primi colpi, aprono il fuoco sugli abitanti di Avasinis, sul confine orientale: cadono 51 civili. La strage viene interrotta a mezzogiorno da un ufficiale tedesco, che i superstiti ricordano apparire all'improvviso su un cavallo bianco. Alcuni nazisti si sono procurati abiti civili e si danno alla macchia. Nelle stesse ore s Ovaro i cosacchi in ritirata, respinto un attacco, accerchiano il paese e uccidono decine di partigiani, fra cui otto georgiani che si sono uniti alla  Resistenza, e ventidue civili compreso il parroco, don Cortiula. Nei giorni successivi i partigiani si vendicano su nazisdti e cosacchi sbandati".

Una sintesi, certamente e, a parte qualche approssimazione, anche corretta (chi, da lontano, si è occupato di queste vicende, ha spesso fornito versioni approssimate e imprecise). Assai interessanti anche le conclusioni che Cazzullo trae da questo tipo di episodi:

"Su queste stragi finali la discussione è aperta. Alcune furono gli ultimi fuochi di un esercito feroce e sconfitto, altre rappresaglie contro gli attacchi dei partigiani. E, in effetti, sparare sui soldati in ritirata era spesso inutile militarmente ed esponeva i civili a gravi rischi. Ciò non toglie che la responsabilità dei massacri di donne e bambini ricada innanzitutto su chi li ha commessi. In ogni caso, non è difficile intuire quanto fossero esasperati gli animi di coloro che vedevano finalmente passare la bufera, ma dovevano sopportare indifesi gli ultimi colpi di coda del nazifascismo morente".

 
 
 

La commemorazione di Avasinis sulle pagine di "Patria indipendente"

Post n°111 pubblicato il 08 Luglio 2011 da braulink
 
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L'ultimo numero della rivista ufficiale dell'Anpi "Patria Indipendente" (datato 29 maggio)  dà conto (con un articolo tratto dal Blog "Vicende di Guerra tra Carnia e Gemonese" e seganlato dall'Anpi provinciale) della commemorazione tenutasi ad Avasinis  lo scorso 2 maggio. E' naturalmente estremamente significativo che su una qualificata rivista, diffusa in Italia e all'estero, trovino spazio le vicende occorse sul finire della guerra in un angolo dell'Alto Friuli, un ulteriore atto di riconoscimento, attraverso l'informazione, al sacrificio di Avasinis.

 
 
 

Avasinis, le parole del sindaco Honsell

Post n°110 pubblicato il 04 Maggio 2011 da braulink
 
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Rinnovata commozione per il ricordo delle 51 vittime dell'eccidio, nella cerimonia di Avasinis. Particolare interesse hanno suscitato le parole dell'oratore ufficiale, il sindaco di Udine Furio Honsell.

 

Honsell ricorda la strage di Avasinis

da: Messagero Veneto 3 maggio 2011 

 

TRASAGHIS Avasinis ha reso omaggio una volta ancora, ieri mattina, ai martiri della strage avvenuta il 2 maggio del 1945, quando 51 persone furono trucidate da truppe nazifasciste in fase di ripiegamento, in uno degli episodi più tragici e sanguinosi che il Friuli ricordi, accaduto quando già in alcune località si festeggiava l'avvenuta liberazione.La cerimonia, organizzata dal Comune e dall'Anpi,dopo la messa ha visto il corteo raggiungere il cimitero monumento dove il ricordo delle 51 vittime, molte delle quali erano donne, vecchi e bambini, è testimoniato dalla lapide realizzata appunto per mantenere viva nel tempo la loro memoria. Il sindaco di Trasaghis Augusto Picco ha voluto quest'anno quale oratore ufficiale il primo cittadino di Udine Furio Honsell, che ha accettato «solamente - ha spiegato - perché sindaco di Udine, città medaglia d'oro per la Lotta di Liberazione dal nazifascismo a nome di tutto il Friuli, che pertanto ha anche il dovere morale e civile di testimoniare con tutte le proprie forze l'ordine democratico che è il frutto di quella dolorosa ma anche valorosa lotta». Honsell, nell'inquadrare l'episodio, ha parlato di «guerra preventiva, guerra ai civili pianificata non tanto per punire, quanto soprattutto per terrorizzare la popolazione civile preventivamente e privare così la Resistenza di quel terreno su cui svilupparsi e rafforzarsi» e nel chiedersi «quale responsabilità abbiamo noi verso le generazioni future, di fronte alle vittime di Avasinis?In primo luogo - ha detto - quella di far conoscere la storia e riconoscere i valori democratici su cui si fonda la nostra Repubblica nata dalla Resistenza».

 
 
 

Avasinis, la commemorazione di lunedì prossimo 2 maggio

Post n°109 pubblicato il 30 Aprile 2011 da braulink
 
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Avasinis ricorda i martiri del 2 maggio

TRASAGHIS Una commemorazione fissata per lunedì 2 maggio per ricordare la strage che i nazifascisti compirono ad Avasinis nella stessa data del 1945: così l'amministrazione comunale di Trasaghis intende ricordare il 66°anniversario dell'eccidio di Avasinis, uno degli episodi più terribili e sanguinosi della seconda guerra mondiale in Friuli. Era infatti la mattina del 2 maggio del '45 quando diverse squadre nazifasciste assaltarono la piccola frazione di Trasaghis e assassinarono brutalmente cinquantuno persone: tra queste numerose donne, vecchi e bambini. Il sacrificio di quelle vittime sarà ricordato come di consuetudine, con una messa in onore ai caduti che verrà celebrata nella chiesa parrocchiale alle ore 10.30. Il raduno è invece previsto attorno alle 10.15, al centro sociale. Il fatto risale come detto alla primavera del '45, quando la guerra stava oramai giungendo al termine e alcuni paesi già festeggiavano l'avvenuta Liberazione. Gli alleati, in particolar modo le forze angloamericane stavano compiendo la loro avanzata. Dall'altra parte, tedeschi e cosacchi indietreggiavano. Durante la ritirata, una colonna nazista proveniente dallo Spilimberghese, uccise dapprima alcuni partigiani; era la mattina del primo maggio. Nel pomeriggio un'altra squadra di supporto arrivò a Trasaghis probabilmente con l'intento di accerchiare ed eliminare la minaccia partigiana garantendosi di fatto un ripiegamento senza troppe difficoltà. Proprio quel giorno si scrisse invece una delle pagine più tristi e sanguinose per il nostro Friuli, con il massacro di persone inermi fra le quali appunto c'erano bambini, donne e vecchi, trucidati senza pietà alcuna. Alla cerimonia ufficiale, che prevede una tappa alle ore 11.30 anche al cimitero dove sorge il monumento-memoriale realizzato nel 1995, oltre al sindaco di Trasaghis, Augusto Picco, è annunciata la presenza anche del sindaco di Udine, Furio Honsell.
(Dario Venturini) 
Addenda 2 - 5- 2011:
Per la cronaca della manifestazione, vedi:

 

 
 
 
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