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DallaParteDelTorto

«Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.» (Bertold Brecht)

 

ACHTUNG! PARTIGIANI

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CI CHIAMAVANO RIBELLI

Racconto partigiano

 

BESTIALITà DELL'IMPERIALISMO

 

VICTOR JARA


Han matado una guitarra
[Dallo spettacolo "Guerra di popolo in Cile". Dario FO - 1973]
Han fucilato una chitarra
Victor Jara el cantador
l'hanno ammazzato i militari
insieme a quaranta lavorator.

Era un cantore di piazza
e nella piazza morì
e tutta la povera gente
come muta restò lì.

Han fucilato una chitarra
Victor Jara el cantador
i suoi canti eran risate
fucilate per i padron.

Come mille pesci d'argento
mille note per l'aia van
corron le dita di Victor Jara
sulle corde le fan saltar.

Ai cordones di Santiago
una pattuglia lo arrestò
un sergente l'ha riconosciuto
e le mani gli legò.

Con un colpo di machete
le dieci dita tagliò,
quelle tue sporche canzoni
non potrai più accompagnar.

Le filastrocche che cantavi
fatte apposta per insegnar
che il ricco non va maledetto
ma distrutto va semmai.

Dove dicevi che presto vivere
da uomini umani si potrà
lavorando perfino cantando
perché il padrone non ci sarà.

Han fucilato una chitarra
Victor Jara el cantador
odiato per il suo canto
dai borghesi gran signor.

Un colpo di machete
le sue dita tagliò
ma non han tagliato la voce
che al popolo insegnò.

I canti che con gran furore
ora ognuno sa cantare
come tante fucilate
per chi ammazza la libertà.

Tu cantavi che presto vivere
da uomini umani si potrà
ora mille chitarre gridano
rivoluzione si farà.

 

CAMILO CIENFUEGOS

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GERONIMO

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FORSE IL TEMPO DEL SANGUE RITORNERA'

Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padri che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare bestemmie da proferire incendi da fissare delitti da benedire.
Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza alla feroce
scienza degli oggetti alla coerenza nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
con loro volere il bene fare con loro il male e il bene
la realtà servire negare mutare.

Franco Fortini 

 

CIAO "VISONE" CHE LA TERRA TI SIA LIEVE

E' MORTO UN PARTIGIANO, CHE NE NASCANO ALTRI CENTO

I compagni della Rete dei Comunisti segnalano il vuoto lasciato dalla scomparsa del compagno Giovanni Pesce ("Visone"), comandante dei GAP a Torino e Milano, comunista coerente e antifascista militante in tutta la sua vita.
Le memorabili pagine del suo libro "Senza tregua" hanno contribuito alla formazione politica e culturale di almeno due generazioni politiche.

In una fase in cui l'aggressività squadristica dei fascisti è in preoccupante ripresa in tutto il paese - potendo contare ancora una volta su coperture e complicità negli apparati dello Stato - la scomparsa di Resistenti come Giovanni Pesce, priva il movimento di classe di protagonisti e di testimoni di una memoria storica decisiva per la formazione di nuove generazioni politiche adeguate allo scontro in atto.

Salutiamo il compagno Giovanni Pesce ed inviamo un abbraccio alla sua compagna di sempre "Norina" Brambilla.
Ciao "Visone" che la terra ti sia lieve

La Rete dei Comunisti

 

Uomo libero, sempre tu amerai il mare !
Il mare è il tuo specchio: contempli l'anima tua.
nell'infinito srotolarsi della tua onda,
e il tuo spirito è un abisso non meno amaro.


Ti diletti a tuffarti nel seno della tua immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore
si distrae talvolta dal proprio battito
al fragor di quel lamento indomabile e selvaggio.

Entrambi siete tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno ha sondato il fondo dei tuoi abissi;
mare, nessuno conosce le tue intime ricchezze:
tanto gelosamente serbate i vostri segreti !


E tuttavia da secoli innumerevoli
vi fate guerra senza pietà nè rimorsi,
tanto amate la strage e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli inseparabili !

L'UOMO E IL MARE Baudelaire

 

RAP CONSCIENT

 

CONSIDERO VALORE - ERRI DE LUCA

 

JOE STRUMMER

 

CIRANO DE BERGERAC - NO GRAZIE

 

 

Lettera per Lelio

Post n°170 pubblicato il 05 Maggio 2010 da Maddalena.Robin
 
Tag: Lelio

Fare calcoli? Tremare? Arrovellarsi? Preferire una visita a un paio di versi sparsi?
Stendere delle suppliche? O farsi commendare?
No, grazie. No, grazie! No, grazie!!
Ma cantare, sognare, ridere. Splendido. Da solo, in libertà.
Aver l'occhio sicuro, la voce in chiarità. [...]
Fantasticare, a caccia non di gloria o di fortuna, su un viaggio a cui si pensa, sulla luna!
Se poi viene il trionfo, ebbene fatti suoi, ma mai, mai diventare un "come tu mi vuoi".
E se pur quercia o tiglio davvero non si è... se vuoi proprio non alto, ma farcela da sé

Troppo presto hai portato sulla luna "l'indomita purezza del tuo pennacchio,

eppure, dopo 16 anni, mi basta chiudere gli occhi per credere che tu sia ancora qui e vederti, mentre cammini in quei boschi che amavi tanto, oppure mentre poti le tue rose.

Mi manchi, mi manchi ancora ... più ti penso e più mi manchi, come mancano i colori a chi non vede più.

Mi manca il tuo sorriso, quando dalla finestra sulla piazza ti vedevo arrivare e guardare su, per vedere se ero affacciata, sento ancora il tuo cantare stonato ... "Noi vogliam Dio in camicia rossa e la madonna col mitra in man e San Giuseppe in motocicletta a far la staffetta da partigian"...  .

Mi mancano le litigate epocali per la politica, "Il partito, il partito, il partito!", "io sono di un'altra razza ... viva l'autonomia operaia!" non era vero, non sono di un'altra razza ... c'è qualche differenza ma sono sempre figlia tua.

Ho il tuo sangue nelle vene e ci somigliamo così tanto!

Da te ho imparato a vivere, a sorridere, a superare con tenacia il momento della prova ...

Neppure io amo la tristezza, spesso sogno ad occhi aperti e ancora credo nella necessità di continuare la lotta sempre e comunque: "Che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto!".

Il tuo ultimo, immenso dono: "Se avessi potuto ordinare una figlia, non avrei osato chiedere che fosse come te ... sarebbe stato chiedere troppo".

Il tuo nome, oggi è scolpito nel marmo, insieme a due date, ma il tuo cuore non è sepolto sotto quella lapide: tu non sei lì ... sei nei campi soleggiati che hai conosciuto, nell'ottimismo che avevi, nella gioia che hai saputo dare... ancora vivi nel profumo dei fiori che amavi tanto, nel sorriso che hai lasciato in chi ti ha amato, e nelle lacrime di chi ti ricorda.

"fiore, ape, lagrima, pane, tempesta" non pronuncio il tuo nome ... tu vivi in me.

 

 
 
 

4 maggio 1949 - La tragedia di Superga

Post n°169 pubblicato il 04 Maggio 2010 da Maddalena.Robin
 

La storia attiva e passiva d'Italia è piena di date orrende: questa del 4 maggio 1949 riguarda lo sport e deve considerarsi una macabra tragedia, non immune come tutte le nostre vere tragedie da un mortificante grottesco.
A Superga è perito il Torino, che giustamente venne poi ricordato come grande. Era importante, agli occhi degli italiani, come Bartali e Coppi, Nuvolari, Varzi, Ascari, Farina e Villoresi, Tenni e tutti coloro che li aiutavano a uscire dalle mortificazioni di una guerra gratuitamente perduta.

Il Torino aveva scremato il vivaio calcistico italiano con mezzi di persuasione davvero irresistibili. Il C.T. della nazionale Vittorio ccccc
Pozzo, vecchio militante della squadra granata, sollecitava i migliori della nazionale giovanile ad accettare le offerte del Torino, quali che fossero, perché giocando sotto la Mole sarebbero sempre stati alla sua portata: li avrebbe seguiti e consigliati per il meglio, così da maturare al più presto per la maglia dei moschettieri azzurri.
Dal canto suo il presidente Ferruccio Novo, industriale medio torinese, esercitava il proprio compito assicurando ai firmatari del cartellino granata (disemm inscì) i vantaggi indubitabili dell'esenzione dal servizio militare bellico: magari sarebbero stati chiamati alle armi, però destinati a Corpi non direttamente impegnati sui fronti di operazione: ed ecco perché il campionato del '44 toccò ai misteriosi pompieri del nucleo spezzino...

Ferruccio Novo aveva assunto prima delle inique leggi razziali l'ungherese israelita Egri Erbstein, intelligente come pochi e come pochissimi informato di calcio. Erbstein era stato nascosto da Novo con tutta la sua famiglia.
Alla fine del conflitto, il tecnico tornò fuori e trovò di avere a disposizione il meglio della pedata italica. Per quanto riguarda il modulo, il Torino applicava un tantino pedissequamente il WM inglese.
Pareva a Erbstein di essere all'avanguardia, ma già incominciava ad accorgersi che il modulo faceva acqua in fase difensiva. Non ne ho le prove certe, ma mi fa testimonianza lo scrittore pavese (e torinista) Folco Portinari, che ebbe modo di consultare i preziosi appunti di Egri: ad affidarglieli era stata la signorina Erbstein, di professione ballerina.
Egri incominciava a parlare di geometria (cosa che feci anch'io in altra sede) e sono certo che bastasse questa intuizione a portarlo prestissimo alla scoperta degli spazi e alla più conveniente copertura dei medesimi.

Il Torino aveva tutto il meglio o quasi del prosperoso (allora) vivaio italiano e poteva consentirsi tutte le licenze tattiche di questo mondo. Io però lo vidi beccare 6-2 dall'Inter di Carcano, il vecchio marpione che aveva guidato anche la Juventus del quinquennio 1931-35. Carcano aveva evoluto il metodo a W chiamandolo, come tutti, mezzo sistema. Applicando quel modulo, improntato al difensivismo uruguagio-argentino, la Triestina e il Modena avevano conquistato il secondo posto in campionato dietro al Torino, troppo potente perché i poveri cirenei della critica italiana si potessero accorgere di nulla. Il WM era di moda e perfino Pozzo, che lo aveva osteggiato, ebbe a dirmi dopo un clamoroso Doria-Torino, finito 0-5, che secondo lui i granata di Erbstein avrebbero tranquillamente battuto anche la famosa Juventus del quinquennio, proprio quella che aveva innervato la nostra prima nazionale campione del mondo.
Ripensando alla poderosa formazione di Erbstein verrebbe spontaneo definirla una delle più forti del mondo: il giudizio è comunque induttivo, sebbene i contatti internazionali deponessero per la sua fondatezza: era però deficitaria l'impostazione tattica, se è vero che la nazionale innervata dal Torino aveva subito un mortificante 0-4 dagli inglesi nel '48, proprio a Torino, e che gli stessi inglesi non irresistibili avevano perso 0-1 con gli USA due anni dopo ai mondiali brasiliani.

Il grande Torino perì a Superga perché così era scritto che finisse quella magnifica e insieme astuta creazione di Novo e di Pozzo. Le circostanze sono note (purtroppo) nel mondo intero. Dopo un certo Italia-Portogallo giocato a Genova, il vecchio Pereira chiede al collega capitano Valentino Mazzola che il Torino si presti a giocare in Lisbona la partita che il Benfica dedica al suo più valido atleta, ormai giunto al commiato dallo sport. Il generoso Mazzola promette e Ferruccio Novo pone come condizione che il Torino pareggi l'incontro decisivo di San Siro con l'Inter, che insegue a 4 punti e non è ancora rassegnata alla sconfitta.
Il capitano Mazzola accetta a nome di tutti. L'incontro finisce 0-0: il Torino è matematicamente campione. Può dunque prepararsi per l' involo di Lisbona.
La trasferta in Portogallo viene considerata alla stregua d'una gita turistica.
Vi prendono parte i tecnici Erbstein e Livesley, il coach inglese, i giornalisti Renato Casalbore, fondatore di Tuttosport, Renato Tosatti, capo dei servizi sportivi della Gazzetta del Popolo, e Luigi Cavallero, che è capo dei servizi della Stampa e deve farla fuori con Vittorio Pozzo per non venir lasciato in redazione dal collega più vecchio e famoso.
L'amichevole di Lisbona (pase de adios del buon Pereira) finisce 1-0 per il Benfica. La comitiva torinese si affretta a raggiungere l'aeroporto dove l'attende, pronto all'involo, il Charter G 212. Tutti i gitanti sono pieni di doni per familiari ed amici. La rotta del G 212 è stabilita da tempo: l'atterraggio è previsto per l' aeroporto internazionale della Malpensa, nei pressi di Milano: qui aspetta, come stabilito, il pullman sociale chiamato Conte Rosso...
Come è già accaduto qualche altra volta, l'aereo dribbla la Malpensa, e con quella i finanzieri delegati a fare dogana, per atterrare, inatteso, a Torino.

Il cielo è coperto. Sono le ore 17,05. Il G 212 s'immerge sobbalzando in una gran nube che sovrasta le colline torinesi. Pochi istanti trascorrono ricorda la mia Storia critica del calcio italiano ed è un orribile schianto.
Tradito dagli strumenti di bordo, il pilota non si accorge di volare diritto contro la scarpata della Basilica di Superga. Nell'urto immane, l'aereo esplode come una bomba. Ai primi soccorritori si presenta uno spettacolo orripilante.
Membra umane sono sparse all' intorno con i resti sconciati dell'apparecchio. Identificare i cadaveri è quasi impossibile.
Il solo impavido Vittorio Pozzo ha cuore di prendersi questo compito pietoso e orrendo.
La notizia della sciagura si abbatte sull' Italia e sul mondo. Per tutti è cordoglio e pena. Non era mai accaduto che un' intera squadra perisse a quel tragico modo.
Il bilancio è terribile. La città di Torino e l'Italia perdono diciotto fra i migliori atleti che vantasse il nostro calcio. Il vuoto appare subito incolmabile. Un'intera generazione viene decapitata... Il Torino stava sostituendosi alla Juventus nel tifo degli italiani. In Valentino Mazzola vedevano tutti il meglio del nostro calcio sopravvissuto alla guerra.

Con lui sono periti almeno altri undici elementi di valore internazionale certo: il portiere Bacigalupo, i terzini d' ala Ballarin e Maroso, il centromediano Rigamonti, i centrocampisti Castigliano, Grezar, Martelli e Loick, le punte Menti II, Gabetto e Ossola, la riserva e già nazionale di Francia Bongiorni.
Il lutto è atroce. La tragedia ci appare come una maledizione biblica, non meritata dal Torino né dall' Italia.
Poi, com'è fatale, se ne ricercano le cause al di fuori del tragico destino che ha consentito la sciagura. Affiorano le miserie più vili, le astuzie torbide, i sotterfugi illegali.
Vi è chi parla di contrabbando di valuta e persino di droga, di un cambio di rotta improvviso per ingannare i finanzieri comandati alla Malpensa. Ahimé, nella tragedia stona qualsiasi rilievo, foss'anche ragionevole e doveroso. La realtà è tale che lo sdegno aiuta a superare la desolazione. Ma intanto quei meravigliosi ragazzi non sono più con noi.
E l'acerbo rimpianto non ha fine.
Gianni Brera
Repubblica — 4 maggio 1989

 
 
 

FOIBE: 10 FEBBRAIO IL GIORNO DEL RICORDO - UN OLTRAGGIO ALLA MEMORIA

Post n°168 pubblicato il 10 Febbraio 2010 da Maddalena.Robin
 
Tag: FOIBE

Oggi 10 febbraio ricorre nuovamente l’oltraggioso “giorno del ricordo” quindi ripropongo un articolo che ho scritto un mese fa sull'argomento e, in un'altra nota, un breve sunto storico, per entrare nei meandri della menzogna reazionaria e smascherarla per quella che è : un nuovo tentativo di borghesia e riformisti per scatenare una canea contro il comunismo: ieri come oggi l'incubo dei padroni..e l'unica prospettiva di liberazione degli oppressi .
La "giornata del ricordo", istituita in memoria dei morti nelle foibe, è una squallida manovra di disinformazione e mistificazione della verità storica, che si inserisce in una vera e propria guerra propagandistica, che è a sua volta parte di un progetto politico molto più ampio, teso a preparare le generazioni future di italiane ed italiani ad essere educate nell’oblio e nella rimozione.
La vecchia piccola borghesia, lungi dall’essere spazzata via, è sempre più arrogante e potente e, con l’aiuto di ex compagni pentiti (ammesso che compagni lo siano mai stati) ha scatenato una canea contro il comunismo: ieri come oggi l'incubo dei padroni e l'unica prospettiva di liberazione degli oppressi.
Con una propaganda degna del più becero ministero della cultura mussoliniano la borghesia utilizza strumenti subdoli quali ad esempio la “fiction” – ricordiamo tutti l’esempio di "Il cuore nel pozzo", la colossale mistificazione storica anticomunista, che ha commosso il popolino teledipendente – per denigrare e calunniare la Resistenza, il socialismo ed il comunismo, allo scopo di creare un pensiero unico, che non lasci spazio ad alcun tipo di lotta e che rientri negli schemi antiviolenti e di falso pacifismo funzionali al sistema capitalistico.
Operazioni del tipo “giornata del ricordo” ignorano volutamente l'intera storia che sta a monte delle foibe e del cosiddetto "esodo'', come se la storia cominciasse dal 1945 e quel che è successo dal 1920 al 1945 (annessione dell'Istria e di parte di Fiume e della Dalmazia all'Italia col trattato di Rapallo, invasione nazifascista della Jugoslavia nel 1941, resistenza partigiana, sconfitta del nazifascismo) non contasse nulla, non esistesse nemmeno. Come se non fossero esistiti o non contassero nulla i crimini del fascismo, come l'italianizzazione forzata di quelle terre, le deportazioni di intere popolazioni dalla costa verso l'interno per far posto alla colonizzazione fascista (una vera e propria "pulizia etnica'' ante litteram), i tribunali speciali contro gli antifascisti sloveni e italiani, i campi di concentramento dove gli jugoslavi sono morti di fame, di stenti e di torture a decine di migliaia, i villaggi bruciati, le esecuzioni sommarie, gli stupri, ecc. [“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava - non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”. Dichiarazione rilasciata da Benito Mussolini nel settembre 1920, nel corso di un "tour" in Friuli e Venezia Giulia fonte: jugocoord@tiscali.it]
È revisionismo storico aberrante l’asserire che, come i nazisti avevano fatto funzionare la Risiera di S. Sabba come campo di sterminio,così i “titini” avevano “infoibato italiani”, quindi i criminali stavano da tutte e due le parti. Questo accostamento non considera tutta una serie di fatti: innanzi tutto che i nazisti avevano programmato lo sterminio dei popoli da loro considerati “inferiori” (Ebrei e Slavi innanzitutto, ma anche gli Zingari), così come l’eliminazione degli handicappati, degli omosessuali, dei vecchi invalidi; e pure l’eliminazione fisica degli oppositori politici e la lotta contro i partigiani condotta anche mediante eccidi di massa, stragi, rappresaglie contro ostaggi innocenti e via di seguito.
Nessun paragone può essere fatto con il comportamento delle forze armate partigiane (jugoslave ed italiane) che non avevano tra le loro finalità né la pulizia etnica, né la purezza della razza, né apparteneva loro il concetto della rappresaglia terroristica; inoltre le persone che risultano scomparse od uccise a Trieste nel periodo dei 40 giorni di amministrazione jugoslava, salvo in alcuni casi di vendette private, sono state tutte arrestate in base a prove e denunce attendibili e poi processate.
Tra gli arresti e le esecuzioni del dopoguerra non vi furono massacri indiscriminati: della maggior parte degli arrestati si sa che erano militari o comunque collaboratori del nazifascismo; quanto ai prigionieri di Lubiana che furono probabilmente fucilati in tre scaglioni tra dicembre ‘45 e gennaio ’46 si conoscono ruoli e posizioni ricoperte sotto il nazifascismo; la maggior parte dei morti si ebbe nei campi di internamento, dove erano stati condotti i militari, e nei quali le condizioni di vita non erano certo buone, però va tenuto presente che la Slovenia era stata devastata dagli occupatori nazifascisti, non esistevano più impianti sanitari né acquedotti, i campi erano stati distrutti e neanche la popolazione civile aveva molto da mangiare.
Se vi furono delle vendette personali, di questo non si può rendere responsabile un intero movimento di liberazione, né creare un caso politico che dura da più di cinquant’anni, soprattutto alla luce del fatto che di processi contro gli “infoibatori” se ne sono svolti un’ottantina e non si possono processare nuovamente le persone per gli stessi reati, né processare altri per reati dei quali si sono già condannati i colpevoli.
Questa prospettiva distorta, che parte dalla comprensione per i fascisti e arriva a farne dei martiri «dell’italianità», ha l’unico fine del ricompattamento politico della borghesia italiana e di una politica di alternanza borghese. E il timore, già divenuto certezza ahimè, è che, se non invertiamo subito la rotta, niente e nessuno potrà più arrestare il minuetto di menzogne al quale certamente dovremo assistere nei prossimi anni e che cancellerà la nostra memoria (e di conseguenza annienterà il nostro futuro).
Calunniare, insudiciare, ammazzare sono i metodi del fascismo, e non solo di quello di mussoliniana memoria ma anche del fascismo in doppio petto che stiamo subendo oggi ed io non intendo permettere questo prodotto incrociato di menzogne e di revisionismo, di parzialità elevata a valore assoluto di continuare ad esistere.
Il 10 febbraio io riserverò il mo ricordo non ai fascisti ed alle spie che furono giustiziati, bensì alle loro vittime ingiustamente assassinate.


Dal blog red&green (http://tbagarolo.blogspot.com/search/label/foibe)
Links di storia del fascismo

Trovo in rete e ricopio: mi sembra un buon lavoro per aiutare a ricordare...

Cronologia del fascismo e del nazismo
http://www.anpi.it/fascismo.htm

La storia del fascismo: cronologia
http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo15.html

Le guerre coloniali del fascismo
http://www.anpi.it/colonie/index.htm

Crimini impuniti
http://www.gfbv.it/2c-stampa/04-1/040113it.html

Elenco dei criminali nazistifascisti in Italia (formato pdf)
http://www.eccidi1943-44.toscana.it/elenco_criminali/elenco.pdf

Crimini di guerra italiani
http://it.wikipedia.org/wiki/Crimini_di_guerra_italiani

Crimini di guerra dell'Italia fascista in Yugoslavia
http://www.resistenze.org/sito/te/cu/an/cuan7b16-001102.htm

Ebrei e fascismo, storia della persecuzione
http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo18.htm

Fascismo e deportazioni
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionefascismo.htm

Le leggi razziali del 1938
http://www.anpi.it/leggi_razziali.htm

I campi e i lager italiani 1940-1945
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi.htm

Mappa dei campi di concentramento in Italia
http://bellquel.bo.cnr.it/attivita/campi/italia.htm

I campi italian : Risiera di San Sabba
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi5.htm

I campi italian i: Fossoli
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi3.htm

I campi italiani : Bolzano
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi4.htm

I campi italiani : Borgo San Dalmazzo
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi6.htm

Il campo di Grosseto
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi7.htm

Campi italiani di internamento e deportazione
http://pinerolo-cultura.sail.it/gouthier/134campiitaliani.htm

Sul non razzismo del Duce, De Felice sbagliò
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazioneebrei6.htm

1941-1943: i regimi d'occupazione italiani in Jugoslavia
http://www.storiaxxisecolo.it/secondaguerra/sgmcampagnajugo2.htm

I campi italiani
1941-43: i campi di concentramento nella Jugoslavia occupata
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi1.htm

Le Foibe e la questione di Trieste
http://www.storiaxxisecolo.it/DOSSIER/Dossier1a8.htm

Foibe, è il caso di parlarne
("Le prime foibe nascono da qui, nascono da un odio sedimentato da oltre vent'anni di soprusi e violenze perpetrate dal regime fascista contro le popolazioni istriane...".)
http://www.storiaxxisecolo.it/DOSSIER/Dossier1a2.htm

Cosa c'è stato PRIMA delle foibe?
http://www.youtube.com/watch?v=z0EkUlgHAe4&feature=related

Crimini di guerra italiani
http://it.wikipedia.org/wiki/Crimini_di_guerra_italiani

Campi di concentramento...italiani !!!
http://www.youtube.com/watch?v=77F6zbZLl3g

Ecco chi hanno raggiunto gli uomini di Salò invece che la Resistenza ITALIANA...
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/schede/stragi.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/schede/stragi1.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/schede/stragi2.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/schede/montefiorino.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/44/ssitaliane.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/44/triangolomorte.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/schede/cibeno.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/44/coprifuoco.htm

 
 
 

Confine orientale: le foibe tra imperialismo e resistenza - Una storia che deve essere conosciuta... prima che la riscrivano

Post n°167 pubblicato il 10 Febbraio 2010 da Maddalena.Robin
 
Tag: FOIBE

Premetto le mie scuse per la scarsa accuratezza dello stile, ma la ristrettezza dello spazio a disposizione mi impedisce di fare un lavoro più accurato. In ogni caso credo che sia di fondamentale importanza offrire, quanto meno, una serie di elementi atti a fornire gli elementi di base per una accurata ricostruzione storica. Questo è il dovere dello storico in fondo... spazzolare gli eventi contropelo e indicare la via della verità.

Per limitarci al Novecento: con il Patto di Londra, siglato il 26 aprile 1915 tra Italia e Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia), si prevedeva, in caso di vittoria nella guerra imperialistica del 1914-1918, l'assegnazione all'Italia di Trentino, Sud Tirolo, Venezia - Giulia, Penisola dell'Istria, gran parte della Dalmazia e delle isole adriatiche.
Conclusa la prima guerra mondiale e crollato l'Impero Asburgico, la conferenza di Parigi stabilì la costituzione del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Il nuovo assetto pose la necessità di definire i confini con l'Italia, mentre migliaia di sloveni si trovano sotto occupazione dell'esercito italiano ed aspirano a ricongiungersi al nuovo Stato jugoslavo.
Per quanto riguardava l'Italia, gli sloveni non si facevano illusioni: avevano già constatato l’esperienza dei loro connazionali delle Valli del Natisone, i quali, passati sotto l'Italia nel 1866, avevano subito da allora un costante e sistematico processo di "snazionalizzazione".
Il combinato disposto dell'occupazione militare e dell'iniziativa nazionalistica (impresa di D'Annunzio a Fiume) trovava riscontro nel Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920 che assegnava all'Italia nuovi territori: Istria, la Dalmazia, la città di Zara, le isole di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa e, nel 1927, la città di Fiume. La regione assunse il nome di Venezia Giulia.

La borghesia slovena benché disponibile alla collaborazione con il governo italiano, a condizione di preservare la propria identità e ruolo sociale, trovò nel governo di Roma, liberale prima e fascista poi, il fermo proposito di assimilare gli "alloglotti", come venivano chiamate le popolazioni slave. Trieste, avamposto colonialista verso l'oriente, divenne terreno fertile per lo sviluppo del fascismo: nel maggio del 1920 furono create le "squadre volontarie di difesa cittadina", bande armate fasciste, sotto la direzione di Giunta, che scatenarono aggressioni contro la classe operaia delle industrie tessili, cantieristiche, minerarie e contro le popolazioni slovene e croate. Tutti i luoghi di aggregazione degli sloveni e dei croati furono aggrediti e distrutti: società corali, società sportive, sale di lettura, circoli dopolavoristici, le scuole. Nel 1920 a Trieste fu incendiato il Narodni Dom, sede delle associazioni culturali ed economiche slovene.
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava" affermava Mussolini nel settembre 1920 "non si deve perseguire la politica che dà lo zucchero, ma quella del bastone". Nel 1921 la federazione fascista di Trieste era la maggiore d'Italia. Il fascismo si identificava con l'italianità e conquistava il consenso della borghesia liberalnazionale triestina.
Dopo la presa del potere da parte del fascismo, nel 1922, la repressione acquistò il timbro delle leggi dello Stato. Il regio decreto del 15 ottobre 1925 proibiva l'uso delle lingue diversa da quella italiana, la lingua slovena e serbo-croata fu rimossa da tutti i luoghi pubblici e dalle insegne. Con il regio decreto del 7 aprile del 1927 fu imposta l'italianizzazione dei cognomi, soppressi e confiscati i beni delle organizzazioni culturali, ricreative, economiche slovene e croate.
La scuola era al centro della politica di "snazionalizzazione", gli insegnanti di lingua slovena furono trasferiti e costretti a licenziarsi, la repressione investì anche i preti slavi in quanto "si ostinano a celebrare le funzioni religiose in lingua slovena, e in Italia "si prega in italiano".

Contro l'imperialismo coloniale italiano e la sua azione di feroce repressione si organizzò la Resistenza. In particolare si formarono due organizzazioni clandestine, la Tigr (dalle iniziali slovene di Trieste, Istria, Gorizia, Rijeka) e la Borba (lotta) che affermarono la parola d'ordine dell'unione alla Jugoslavia. In particolare nella Tigr, all'inizio degli anni '30, emerse la figura di Pinko Tomazic che pose l'obiettivo di una repubblica slovena inserita nel quadro di una confederazione di repubbliche sovietiche balcaniche.

Negli anni '28-'30 gli agricoltori slavi furono costretti a mettere all'asta le proprietà, acquisite da coloni italiani mediante l'Ente per la rinascita agraria delle Tre Venezie. La repressione negli anni '27-'43, condotta dal Tribunale Speciale fascista contro sloveni e croati, fu particolarmente feroce. La stessa cultura della foiba fu utilizzata da nazionalisti e fascisti, in canzoni e in poesie nei testi scolastici, per intimorire con la minaccia di finire "in fondo nella foiba" le popolazioni slave.

Il 6 aprile 1941 l'Italia, assieme alle forze dell'Asse, sferrò l'aggressione alla Jugoslavia, che venne smembrata; l'Albania era stata occupata nell'aprile 1939. Dalla spartizione della Jugoslavia l'Italia incorporò la Slovenia meridionale, il litorale Dalmata, Sebenico, Spalato, Ragusa, Cattaro, le isole e la regione della Carniola, costituendo la nuova Provincia di Lubiana e il Governatorato della Dalmazia; a Sud incorporò all'Albania la Macedonia meridionale e il Kosovo; il Montenegro divenne un protettorato.
L'occupazione fu contrassegnata da particolare durezza: incendi di villaggi, deportazioni in campi di sterminio italiani (202 complessivi, tra cui Arbe-Rab in Dalmazia e Gonars in Friuli) e tedeschi, eccidi di rappresaglia, rastrellamenti, fucilazioni ed impiccagioni.

Dopo l'invasione nazifascista a Lubiana, il 27 aprile 1941, si costituì l'Of (Osvobodilna Fronta: Fronte di Liberazione Sloveno), cui aderirono personalità indipendenti e gruppi di ispirazione cristiano-sociale, con un ruolo egemone del Partito comunista sloveno. L'Of iniziò la resistenza armata con l'obiettivo dell'indipendenza nazionale e l'unificazione della Slovenia nel quadro della Jugoslavia federativa, organizzando forze prevalentemente contadine e popolari. Le forze liberal-conservatrici slovene, espressione della borghesia nazionale, restavano in attesa della fine del conflitto o collaboravano con l'occupante.

La risposta italiana fu la repressione civile e militare: nell'aprile del 1942 a Trieste fu istituito l'Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza che si sarebbe caratterizzato per i rastrellamenti, le violenze, le torture. Alla vigilia dell'8 settembre 1943, nella sola provincia di Lubiana si conteranno 33.000 persone deportate, pari al 10% della popolazione, quasi 13.000 edifici distrutti, 9000 danneggiati, ed un numero di fucilati, caduti in combattimento e morti nei campi non quantificati, ma dell'ordine di alcune migliaia (circa 7000 nei campi italiani).

Dopo l'8 settembre 1943, crollate le strutture dello stato italiano, dissolto l'esercito regio, i comandanti in fuga alla ricerca di vie di salvezza, la Wehrmacht occupò i centri strategici della Venezia Giulia, le città portuali di Trieste, Pola, Fiume, l'area industriale di Monfalcone, Gorizia ma per carenza di forze trascurò l'entroterra. Il vuoto di potere nella penisola istriana fu presto riempito dall'insurrezione popolare e contadina, coinvolse la popolazione italiana dei centri costieri e quella slava dell'interno, presentando connotazioni di liberazione nazionale e lotta di classe. Ad una fase spontanea con fenomeni di jacquerie seguì l'assunzione del controllo politico-militare da parte del Novj (l'esercito di liberazione). Una liberazione assai fragile durata circa venti giorni, in alcune zone più o meno un mese.

Tra l'11 e il 12 settembre 1943 le forze del Novj occuparono Pisino, nel cuore dell'Istria, organizzandovi il Comando operativo. Nei villaggi le masse popolari attaccarono i simboli e i rappresentanti dello stato colonizzatore: podestà e segretari comunali, fascisti, carabinieri, commercianti, esattori delle tasse; nelle campagne i coloni e i mezzadri attaccarono i possidenti terrieri italiani; nelle imprese industriali, cantieristiche e minerari, in particolare nella zona di Albona, con una forte tradizione di lotte operaie e socialiste, stessa sorte investe dirigenti, impiegati e capisquadra.
La maggior parte furono arrestati e concentrati soprattutto a Pisino; in questo contesto alcune centinaia (300-500) furono gettate nelle foibe istriane. La propaganda nazifascista utilizzò poi il fenomeno delle foibe istriane per incitare all'odio antislavo, moltiplicando il numero e sottolineando la nazionalità italiana delle vittime.

Il primo ottobre 1943 con l'Operazione Nubifragio le forze armate tedesche rioccuparono tutta l'Istria, il loro passaggio segnò decimazione di massa, distruzioni, incendi, migliaia di morti. I territori riconquistati furono uniti alle altre aree del confine nordorientale e organizzati nella "Operationszone Adriatsches Kusternland" (Zona Operazioni Litorale Adriatico), comprendente le provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Lubiana, nelle quali l'autorità suprema era un commissario alle dipendenze di Hitler.
L'Amministrazione tedesca emanò una serie di disposizioni e ordinanze, nominò prefetti e podestà, assegnò ad ogni amministrazione un consigliere tedesco. I giovani di leva furono incorporati nella Wehrmacht o nell’organizzazione tedesca del lavoro coatto Todt. Furono pubblicati giornali e riviste in lingua tedesca, slovena e serbo-croata, fu quindi ridimensionata la politica di snazionalizzazione delle popolazioni slave.
Il potere decisionale, a tutti i livelli, era accentrato in mani tedesche, dai tribunali al controllo poliziesco, quest'ultimo era gestito dal generale Odilo Lotario Globocinik, capo delle SS del Litorale, stimato da Himmler per l'attività svolta nei campi di sterminio in Polonia. A Trieste Globocinik organizzò nel rione industriale di San Sabba, in edifici già utilizzati per la pilatura del riso, un lager che funzionava come campo di smistamento, concentramento e sterminio. A San Sabba trovarono la morte migliaia di oppositori politici e combattenti partigiani sloveni e croati, italiani, renitenti alla leva, ebrei.

Per larga parte della comunità italiana della Venezia Giulia, la borghesia e larghi strati di piccola e media borghesia la creazione della Zona del Litorale Adriatico, la presenza della Wehrmacht fu considerata una garanzia contro la minaccia "slavo-comunista". A Trieste la borghesia industriale e finanziaria vide nella annessione al Reich il rilancio commerciale della città. In Venezia Giulia si costituirono corpi volontari di milizie fasciste che collaboravano col comando tedesco: la Polizia annonaria, la Guardia Civica-Stadtshutz, la Milizia Difesa Territoriale, la X Mas, la Guardia di Finanza; collaborarono con l'occupante anche forze slovene: Slovenski narodni varnostni zbor (corpo nazionale sloveno di sicurezza) detti domobranci e Slovensko domobranstvo (difesa territoriale Slovena).

All'interno della popolazione italiana della Venezia Giulia gli operai di Trieste, Monfalcone, Fiume e delle cittadine costiere istriane diedero origine a formazioni quali la Brigata Proletaria e Delavska Enotnost-Unità Operaia che collaboravano con la resistenza jugoslava nella prospettiva della rivoluzione socialista, prospettiva che le organizzazioni egemoni del movimento operaio italiano (Pci e Psi) non sostenevano, provocando grosse contraddizioni tra quadri e militanti comunisti. Il Pci infatti partecipava attraverso il Cln al Fronte popolare con i partiti borghesi (Dc, Pd'a, Monarchici, Liberali), e a questa alleanza subordinò l'indipendenza di classe.

In Jugoslavia il Pcj, pur aderendo alla politica dei Fronti popolari, in presenza di una borghesia nazionale legata al capitale straniero, tipica di un Paese semicoloniale, le cui forze politiche collaboravano con l'occupante o restano passive, fu costretto dalla dialettica della rivoluzione a superare la fase democratico-borghese (unificazione ed indipendenza nazionale, riforma agraria) fino a liquidare una borghesia che queste esigenze non aveva risolto o risolto parzialmente.

Un intreccio di contraddizioni nazionali e di classe che si riversarono nel movimento partigiano della Venezia Giulia, provocando a Trieste rotture nel Cln, qui le forze borghesi, liberali e cattolici, si opposero per ragioni di classe alla rivoluzione jugoslava, tale avversione portò, come nel caso delle Brigate Osoppo, alla collaborazione con forze fasciste in funzione antislava e anticomunista.

La situazione politico-militare costrinse gli inglesi a limitare il controllo alla parte occidentale della regione, per l'importanza strategica delle comunicazioni verso Nord, in particolare Trieste e Gorizia, rinunciando all'ipotesi greca. L'offensiva finale jugoslava iniziò il 20 marzo 1945 e furono i reparti del Novj ad arrivare il 1° maggio per primi a Trieste e Gorizia, anticipando le armate britanniche; con questi collaboravano le formazioni partigiane comuniste.
Il Cln triestino, costituito dal Psi, Pd'a, Dc, e Liberali, che oscillava tra l'attesa e l'insurrezione, aspettando l'arrivo degli inglesi diede inizio alla lotta mediante il Corpo Volontari della Libertà, ma questi si scontrarono con le forze jugoslave e si ritirarono dalla lotta. Le forze neozelandesi raggiunseno Trieste e Gorizia il 2 maggio, la situazione rimase aperta per circa un mese fino a quando i governi inglese ed americano costrinsero le forze jugoslave a ritirarsi da Trieste e Gorizia.

Il nuovo potere jugoslavo nelle zone liberate si basava sull'Armata, sulla Difesa popolare, sull'Ozna, il servizio segreto, mentre mancavano strutture consiliari tipo i soviet. L'obiettivo era affermare prima possibile la nuova sovranità jugoslava, epurare l'apparato amministrativo e di polizia, prelevare i reazionari e trasferirli per processarli in campi di prigionia in Slovenia, altri furono fucilati dopo la cattura o la resa. Nemici furono considerate le forze armate dello stato imperialista, le formazioni fasciste, le forze antislave e anticomuniste tra cui aderenti al Cvl del Cln triestino.

In questo quadro, tra il maggio-giugno del '45, si ripresentò il fenomeno delle foibe nell'entroterra carsico di Trieste e Gorizia con aspetti simili al precedente istriano. Da una ricerca accurata svolta da C. Cernigoi e pubblicata nel libro ≪Operazioni foibe a Trieste nella provincia triestina≫, le vittime finite nelle foibe furono circa 517 di cui 112 della Guardia di Finanza, 149 della Pubblica Sicurezza, 115 delle Forze armate, 105 civili, tra questi collaborazionisti e spie.

Certo la propaganda reazionaria e liberaldemocratica, per esorcizzare la rivoluzione proletaria, continuerà a rivangare di "migliaia di martiri delle foibe", di "partigiani rossi e violenti", mentre i riformisti, pur di allearsi con i liberali, giureranno sulla nonviolenza. Per parte mia, con Marx, Lenin e Trotsky riaffermo la necessità della rivoluzione socialista fino a quando le masse proletarie di questo pianeta non si saranno liberate dal capitalismo e dall'imperialismo.

 
 
 

LA DEMOCRAZIA BORGHESE È UNO STATO DI POLIZIA

Post n°166 pubblicato il 27 Gennaio 2010 da Maddalena.Robin
 

Come comunisti, quindi militanti rivoluzionari, esprimiamo massima solidarietà ai compagni Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio, arrestati nei giorni scorsi a Milano con l'accusa di aver lavorato alla ricostituzione delle "Nuove Brigate Rosse". Al di là dei capi d'imputazione, che sono impalpabili (i motivi che hanno portato al loro fermo comprendono la lettura di un manuale del guerrigliero e di un codice per crittografare i documenti, entrambi scaricabili da internet!?), ci preme denunciare la persecuzione politica che il governo più reazionario dal dopoguerra sta realizzando contro i comunisti e più in generale contro le avanguardie di lotta: solo soffermandoci sui casi più recenti, possiamo ricordare gli otto denunciati a Napoli per vilipendio alle istituzioni e manifestazione non autorizzata semplicemente per aver srotolato uno striscione contro Maroni; l'ennesimo processo giudiziario nei confronti dei Carc accusati di terrorismo e associazione sovversiva (anche qui senza uno straccio di prove e dopo che le precedenti simili inchieste sono state tutte archiviate perchè non sussisteva il fatto!); i coraggiosi lavoratori immigrati di Rosarno, premiati per essersi saputi ribellare alla condizione schiavistica a cui erano sottoposti da agrari e 'ndrine locali con la deportazione nei centri di identificazione ed espulsione, mentre i loro italici sfuttatori sono sereni e tranquilli, liberi di attendere la prossima ondata di profughi e reietti da spremere per la consueta futura raccolta di mandarini.
Un sistema, quello capitalista, che sforna a ritmo continuo tonnellate di diseredati pronti all'uso, abili al lavoro e arruolabili dalle nostre aziende (finchè servono e finchè costano poco, tanto si fa presto a trovarne altri disposti a sobbarcarsi lo stesso carico di fatica in cambio di una minor paga). Un sistema che produce ciclicamente guerre, perchè in extrema ratio, solo la guerra col suo carico di distruzioni materiali è la vera “banca” capace di far ripartire la produzione attraverso la ricostruzione e garantire una ripresa economica.
Un sistema, quello capitalista, frutto del connubio di tali “fattori produttivi”, guerra e sfruttamento, è marcio e putrescente!
Lottare per il superamento del capitalismo non è soltanto il nostro miglior tributo alla causa del progresso ma è anche una necessità per miliardi di sfruttati!
Concludiamo ribaltando una formula un po' troppo abusata in questi ultimi tempi di “bussola persa”, dichiarando la nostra massima SFIDUCIA nel torbido operato di magistratura e forze dell'ordine che, lungi dall'essere entità super partes o imparziali, rappresentano per esteso il braccio armato o togato che sia dei padroni e dei loro burattini in Parlamento, il cui primo obbiettivo è spegnere la scintilla prima che questa si propaghi mettendo a repentaglio i loro profitti e i loro privilegi basati sulla rapina ai danni di noi proletari. Ecco perchè così celermente azionano i loro poliziotti e magistrati ogni qualvolta percepiscono una minaccia, vera o presunta che sia. Ecco perchè dalla strage di Piazza Fontana ai fatti di Genova 2001 nessun tribunale ha mai voluto accertare la verità storica né punire mandanti in doppiopetto ed esecutori in divisa o camicia nera!
Lo stato specializzato nell'auto-assolversi, che tutto insabbia e tutto copre quando il fango rischia di riguardarlo, pretende però di esercitare la sua autorità morale quando si tratta di indagare i compagni!
Non riconosciamo allo stato borghese questa facoltà!
Libertà Per Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio!
Fuori (tutti) i compagni dalle galere!

http://www.pcl-fc.blogspot.com/

 

 
 
 
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Un blog di: Maddalena.Robin
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NOI RIVOLUZIONARI

Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Sì, è vero, ma lo siamo in modo diverso, siamo di quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo.

 

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Renato Guttuso: La marsigliese contadina (L'occupazione della terra)

A chi esita [Bertolt Brecht]

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi,
più potente che mai.
sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d'ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa era errato ora, o falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
Nessuna risposta
Oltre la tua.

 

DAX VIVE!

 

MUMIA ABU-JAMAL

"Voice of the voiceless"
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PER NON DIMENTICARE ...
PER CONTINUARE A LOTTARE
http://www.freemumia.org/index.html

 

PER MARCO

 

DEMETRIO

 

INTIFADA

 

 

LENIN

 

WORKING CLASS HERO


Working Class Hero
by John Lennon

As soon as you're born they make you feel small
By giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

They hurt you at home and they hit you at school
They hate you if you're clever and they despise a fool
Till you're so fucking crazy you can't follow their rules
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

When they've tortured and scared you for twenty odd years
Then they expect you to pick a career
When you can't really function you're so full of fear
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

Keep you doped with religion and sex and TV
And you think you're so clever and class less and free
But you're still fucking peasants as far as I can see
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

There's room at the top they are telling you still
But first you must learn how to smile as you kill
If you want to be like the folks on the hill
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be
If you want to be a hero well just follow me
If you want to be a hero well just follow me

 

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