Creato da arza1 il 21/02/2007
Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell'infinito
 

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Napoli. Radioterapia, è tutto esaurito: il cancro al Pascale può attendere

Post n°200 pubblicato il 29 Ottobre 2015 da arza1

Un mese d’attesa per la visita, due mesi per la radioterapia. La cura del cancro al Pascale, istituto tumori di Napoli, è in overbooking. E quindi non più garantita. Al punto che il primario del reparto ha organizzato i doppi turni, ma solo per dire agli ammalati che non può seguirli.

«La lista di attesa per la prima visita è arrivata a quattro settimane, cosa mai accaduta», spiega il dottore Paolo Muto. «Sono appena intervenuto con l’obiettivo di anticipare le prenotazioni fissate al 20 novembre, perché mi è parso brutto... Far aspettare un mese i pazienti, e poi comunicare di non poter accoglierli». Respinti perché ce ne sono tanti altri già in attesa. Le strutture pubbliche indietreggiano, e il privato avanza. Difatti, al Pascale la lista per accedere alla radioterapia è lunga altri due mesi: un limbo insopportabile per cui non resta che rivolgersi ai centri convenzionati, che pure non riescono a intercettare tutte le richieste: 4 mila pazienti sono emigrati nel 2014 o, peggio, non hanno fatto la radioterapia (stima Muto). Nell’istituto di rilievo nazionale, principale punto di riferimento per la cura e la ricerca, gli ammalati vengono così dirottati altrove, mentre le attrezzature restano sottoutilizzate perché manca il personale. Muto, primario della radioterapia, prosegue: «Ho convocato i pazienti in un turno extra pomeridiano, tra una settimana, per spiegare le difficoltà». La linea dettata ai medici dal primario è questa: «Daremo indicazioni al trattamento terapeutico, ma non potremo accogliere altri pazienti». Rimandati a casa. «Perché abbiamo attrezzature di ultima generazione che ci consentirebbero di lavorare dodici ore al giorno e usare due macchinari contemporaneamente, ma non abbiamo abbastanza specialisti e tecnici di radioterapia per farlo, a causa del blocco delle assunzioni e dei trasferimenti. Ma in questo la Regione deve venirci incontro: abbiamo presentato un piano che prevede almeno di dare a una ditta esterna la possibilità di venire qui a lavorare, se il servizio pubblico non può fare di più». Aggiunge Muto: «Il problema va risolto domani mattina, non tra sei mesi». La carenza di personale colpisce al cuore il Pascale: costringe a tenere chiuse anche tre sale operatorie su sei, che peraltro non lavorano nemmeno fino a sera, nonostante l’enorme richiesta di assistenza. Difatti, si aspetta anche quattro mesi per un intervento chirurgico, ad esempio alla prostata. «I tetti di spesa non consentono di assumere altro personale», spiega il commissario straordinario dell’istituto, Loredana Cici, che per aggirare (in parte) l’ostacolo punta a trasferire gli infermieri dai reparti alle sale operatorie. «Stiamo razionalizzando le risorse interne con l’obiettivo di riaprire, agli inizi di novembre, le sale operatorie chiuse. In più, stiamo cercando di potenziare il day hospital per eseguire con questa formula gli interventi meno complessi». Soluzioni che lo stesso commissario riconosce essere insufficienti.

 
 
 

Omicidio stradale, la Camera dà il via libera

Post n°199 pubblicato il 28 Ottobre 2015 da arza1

ECCO COSA CAMBIA :

OMICIDIO STRADALE - L'omicidio stradale colposo diventa reato a sè, graduato su tre varianti: resta la pena già prevista oggi (da 2 a 7 anni) nell'ipotesi base, quando cioè la morte sia stata causata violando il codice della strada. Ma la sanzione penale sale sensibilmente negli altri casi: chi infatti uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di droghe rischia ora da 8 a 12 anni di carcere. Sarà invece punito con la reclusione da 5 a 10 anni l'omicida il cui tasso alcolemico superi 0,8 g/l oppure abbia causato l'incidente per condotte di particolare pericolosità (eccesso di velocità, guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni a rischio).

LESIONI STRADALI - In via speculare, stretta anche per le lesioni stradali. Ipotesi base invariata ma pene al rialzo se chi guida è ubriaco o drogato: da 3 a 5 anni per lesioni gravi e da 4 a 7 per quelle gravissime. Se comunque ha bevuto (soglia 0,8 g/l) o l'incidente è causato da manovre pericolose scatta la reclusione da un anno e 6 mesi a 3 anni per lesioni gravi e da 2 a 4 anni per le gravissime.

CONDUCENTI MEZZI PESANTI - L'ipotesi più grave di omicidio stradale (e di lesioni) si applica ai camionisti e agli autisti di autobus anche in presenza di un tasso alcolemico sopra gli 0,8 g/l.

FUGA CONDUCENTE - Se il conducente fugge dopo l'incidente scatta l'aumento di pena da un terzo a due terzi, e la pena non potrà comunque essere inferiore a 5 anni per l'omicidio e a 3 anni per le lesioni. Altre aggravanti sono previste se vi è la morte o lesioni di più persone oppure se si è alla guida senza patente o senza assicurazione. E' inoltre stabilito il divieto di equivalenza o prevalenza delle attenuanti su specifiche circostanze aggravanti. La pena è invece diminuita fino alla metà quando l'incidente è avvenuto anche per colpa della vittima.

REVOCA PATENTE - In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) per omicidio o lesioni stradali viene automaticamente revocata la patente. Una nuova patente sarà conseguibile solo dopo 15 (omicidio) o 5 anni (lesioni). Tale termine è però aumentato nelle ipotesi più gravi: se ad esempio il conducente è fuggito dopo l'omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca.

RADDOPPIO PRESCRIZIONE - Per il nuovo reato di omicidio stradale sono previsti il raddoppio dei termini di prescrizione e l'arresto obbligatorio in flagranza nel caso più grave (bevuta 'pesante' e droga). Negli altri casi l'arresto è facoltativo. Il pm, inoltre, potrà chiedere per una sola volta di prorogare le indagini preliminari.

PERIZIE COATTIVE - Il giudice può ordinare anche d'ufficio il prelievo coattivo di campioni biologici per determinare il dna. Nei casi urgenti e se un ritardo può pregiudicare le indagini, il prelievo coattivo può essere disposto anche dal pm.

 
 
 

SUI SOCIAL I PEDOFILI RUBANO LE FOTO DEI VOSTRI BAMBINI

Post n°198 pubblicato il 28 Ottobre 2015 da arza1

Da tempo si discute se sia o no dannoso pubblicare le foto dei bambini su Facebook. Fino ad oggi, però, la questione sembrava riguardare soprattutto aspetti come la privacy e il rispetto dei minori.

A dare una svolta decisa e drammatica al dibattito è l’allarme lanciato da Alastair MacGibbon, nuovo commissario alla tutela dei minori online del governo australiano, attraverso un articolo pubblicato dal Sydney Morning Herald.

Ciò che dice fa venire i brividi: “Abbiamo scoperto che metà del materiale trovato su alcuni siti web pedofili è stato rubato ai profili social di genitori ignari, i quali avevano postato foto dei loro bambini in attività innocenti”.

Si tratta – ha spiegato MacGibbon – “di decine di milioni di foto di bambini che fanno attività quotidiane come il nuoto, sport o compiti a casa”.
Le immagini erano state catalogate dai pedofili, ottenendo moltissime visualizzazioni. “Accompagnate da commenti molto espliciti e a sfondo sessuale, quegli scatti innocenti sono diventati strumenti di eccitazione per pedofili”.

L’esperta di sicurezza informatica Susan McLean non ha dubbi: “Quando i genitori o chiunque altro pubblica qualcosa online, ne ha di fatto perso il controllo. Non importa dove si trovi – sui social o sul web – ciò che si posta in Rete può essere facilmente rubato. Non importa quanto sia innocente la foto, i predatori prima o poi cercheranno di prenderla”.

Ma allora, come possiamo difenderci?
La strada più semplice è quella di non postare più foto di bambini sui social. Ma se proprio volete continuare a farlo, usate Facebook creando dei gruppi ristretti (solo i familiari, solo alcuni amici eccetera) e date solo a loro la possibilità di vedere quegli scatti. Attenti però: seuno solo dei vostri parenti o amici invitato condividerà la foto in pubblico sul proprio profilo, tutto sarà stato vano. Quello scatto sarà alla mercè di chiunque.