Testi degli autori della terra Polesana, scritti in lingua Veneta. Il sentire, le parole, gli ambienti di un tempo; le immagini dei luoghi della terra , della città, e dei dintorni , per aumentare la visibilità, farne ammirare la bellezza,far conoscere la storia; i personaggi e personalità del mondo Veneto.
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Su 'a porta de 'a casa vien uno che dise: "Co'l me furgonsin, mi son l'arotin" Tacà su 'a sintura ga un masso de forbici, che 'a par na picàia de tordi ciapài; in man i cortei, na ròncoea, na brìcioea, pirata el me par, brigante del mar.
Mi penso al moèta, che 'a roda el girava alzando 'a ganbeta; al vaso co'l fil de fero tacà, che assava cascar sui sighi e lamenti na gossa, na eàgrema, precisa e costante ea pena a lenir.
( Attilio Scremin da Dialettando.com)
CONTE
PROVEBI DELLA TERRA
canzone dei gobeti
dagli archivi rai
resa rock
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La Canzone Popolare
A ROVIGO A GH È ON CURATO
A Rovigo a gh é on curato mia bela ti do. A Rovigo a gh’é on curato mia bela ti do. E a Rovigo a gh é on curato che l é bravo da confesar mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor. E a Rovigo a gh é on curato che l é bravo da confesar mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor.
Se l é una giovane mandatela avanti mia bela ti do. Se l é una giovane mandatela avanti mia bela ti do. Se l é una giovane mandatela avanti che la vòlio confesar mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor. Se l é una giovane mandatela avanti che la vòlio confesar mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor.
Se l é una vechia mandatela via mia bela ti do. Se l é una vechia mandatela via mia bela ti do. Se l é una vechia mandatela via che il demonio la porta via mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor. Se l é una vechia mandatela via che il demonio la porta via mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor.
E anche il figlio raconta al padre mia bela ti do. E anche il figlio raconta al padre mia bela ti do. E anche il figlio raconta al padre che il curato baciò la madre mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor. E anche il figlio raconta al padre che il curato baciò la madre mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor.
Se l à baciata à fato bene mia bela ti do. Se l à baciata à fato bene mia bela ti do. Se l à baciata à fato bene l à solevata da tante pene mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor. Se l à baciata à fato bene l à solevata da tante pene mia bela ti do bela ti do ti do on bacin d amor.
Post n°338 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da LIBRERIAVENETA
Il Delta del Po è una terra piena di fascino che sa ammaliare i suoi visitatori più attenti. Allo stesso tempo è una terra discreta, il fascino che essa sprigiona non è di quelli appariscenti, è un premio che va conquistato, ma soprattutto essa possiede una bellezza che si lascia scoprire ed ammirare regalando emozioni inaspettate.
Oggi il Delta, che continua ad evolversi, è di circa 786 Km quadrati, di cui oltre 160 sono valli e lagune. Completamente al di sotto del livello del mare (da 1 a 3 metri), fatta eccezione per argini, scanni e dune fossili, il territorio del Parco accoglie i sei rami principali della foce (da nord: di Maistra, Po di Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca o Donzella, Po di Goro). Origini e storia sono per lo più legate all'evoluzione geologica del Delta e alle alterne vicende tra Venezia e Ferrara. Nel 1600, con il Taglio di Porto Viro, ad opera dei veneziani che deviarono il ramo principale del Po a sud-est, nacque il Delta moderno, lenta opera di sedimentazione tuttora in corso. I nove Comuni possiedono, nel loro insieme, una popolazione di oltre 70 mila abitanti e circa 10 mila imprese per lo più artigianali. Il Delta quindi è molto più che una riserva naturale, è anche un'area urbanizzata con caratteristiche particolari di integrazione uomo-ambiente. Il valore e il patrimonio di questo territorio è responsabilità dei suoi abitanti che hanno il privilegio di godere delle bellezze e delle qualità innate della propria terra, ma che hanno anche gli oneri di rispettare e proteggere questa ricchezza inestimabile.
Nel territorio del Delta natura, storia, tradizione, cultura ed arte si intrecciano offrendo al visitatore un paesaggio sorprendente: uno dei più vasti complessi di zone umide del Mediterraneo e fra i più importanti d'Europa dal punto di vista paesaggistico, dove si distinguono vari ambienti, ognuno con caratteristiche peculiari. La compenetrazione tra terra ed acqua lascia senza fiato. Il paesaggio è il continuo susseguirsi di ambienti diversi dalla terraferma al mare: campagna, frutto di un secolare lavoro di bonifica attuata dall'uomo, grandi campi di dune fossili (piccoli monti di sabbia, formati dall'azione del vento, ricoperti di vegetazione, monumenti naturali che testimoniano l'antica linea di costa), isole fluviali, argini, golene (ambienti che si trovano tra argine e letto del fiume) canneti, valli da pesca (bacini chiusi ben delimitati da argini, in cui il livello idrico è regolato dall'uomo con l'immissione di acqua dolce e salata allo scopo di ricreare l'ambiente ideale per l'allevamento del pesce: principalmente spigole, orate e anguille), lagune (porzioni di mare poco profonde che il fiume ha intrappolato nel tempo con il continuo apporto di sedimenti verso la foce) sacche (lagune intrappolate tra due rami del fiume), spiagge e scanni (sottili lingue di sabbia). Proprio dall'esigenza di proteggere e tutelare quest'area unica e le sue specie animali e vegetali, nasce nel 1997 con legge regionale dell'8 settembre 1997 n. 36, l' Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po, "ente di diritto pubblico, dotato di personalità giuridica" (art.1), che ha anche l'importante ruolo di promuovere e far conoscere la straordinaria bellezza e il fascino del suo territorio, di supportare le attività che vi si svolgono e coinvolgere i propri abitanti .
Al fine di perseguire gli obiettivi previsti dalla legge istitutiva, l'Ente Parco lavora in sinergia con soggetti pubblici e privati operanti nel Delta del Po, segnatamente con tutti i Comuni ricadenti all'interno del perimetro del proprio ambito (Adria, Ariano nel Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Viro, Rosolina, Taglio di Po). Il Parco pertanto è, sì, tutela ambientale ma finalizzata alla promozione e valorizzazione del territorio, delle sue tradizioni e delle sue attività. Valorizzare il territorio significa anche occuparsi della visitazione. L'Ente Parco si avvale di una rete di centri visita: " il Museo della Bonifica di Cà Vendramin. Le idrovore, strumento fondamentale per la bonifica meccanizzata, rappresentano oggi esempi stupendi di archeologia industriale; tra queste l'impianto idrovoro di Cà Vendramin, è sicuramente il più significativo nel Delta. I lavori, iniziati nel 1900, ebbero termine nel 1903 e furono collaudati nel 1905. l territorio dell'isola di Ariano venne diviso in due bacini: superiore e inferiore. La funzione dell'impianto idrovoro di Cà Vendramin era quella di sollevare le acque di tutto il bacino superiore ed immetterle nel canale Veneto (emissario) che a sua volta le convogliava in prossimità della foce del Po di Goro e quindi, attraverso un sistema di "Porte Vinciane", in mare. L'idrovora fu progettata considerando un dislivello fra il pelo d'acqua dell'emissario e quello del canale d'arrivo all'idrovora di 1,128 m. in condizioni di marea ordinaria e di 1,705 m. in condizioni di marea burrascosa. Furono istallate quattro pompe in grado di sollevare complessivamente 11.000 litri/secondo, con motrici a vapore, prodotto dalla combustione del carbone. " Successivamente nel 1921 l'impianto fu trasformato parzialmente in elettrico, mentre una turbina alimentava due piccole idrovore poste a 4.700 m. dall'idrovora principale che servivano alla bonifica del bacino inferiore. L'impianto idrovoro di Ca' Vendramin assolse alle sue funzioni fino alle disastrose alluvioni del Po di Goro del 1957 e del 1960, a seguito delle quali, ed in conseguenza del fenomeno di subsidenza del terreno, il regime idraulico del territorio venne totalmente sconvolto. " il Centro Turistico Culturale di San Basilio è stato inaugurato nel 1995 per raccogliere alcuni reperti ritrovati durante gli scavi archeologici avvenuti in località San Basilio (frazione di Ariano nel Polesine - Rovigo) fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. I reperti sono esposti in tre vetrine. Nella prima sono conservati i ritrovamenti più antichi, ceramiche di uso domestico sia paleoveneta che etrusca, di produzione locale ritrovata in un abitato del VI-V secolo a.C. Questo abitato sorgeva a ridosso della linea di costa. Nella seconda vetrina si trovano invece ceramica "fine" da mensa, lucerne per l'illuminazione notturna, aghi e spilloni in osso o corno, vetri e terra sigillata, tutti oggetti ritrovati in una villa romana portata alla luce negli anni '80 a poche centinaia di metri dal Centro San Basilio. Nella terza vetrina sono invece esposte parti della villa, alcune tegole, frammenti di intonaco dipinto e alcune numerose anfore ritrovate, simbolo del notevole passaggio di merci attraverso la via fluviale e quella di terra. Nei dintorni della villa sono stati rinvenuti anche due grandi blocchi di marmo rosa di Domegliara (VR), squadrati, con spigolo spezzato e tracce di lavorazione, uno dei quali è posto all'esterno del Centro. " la Golena di Cà Pisani ricopre un'area di circa 43 Ha, acquistata nel 1997 dalla Regione del Veneto, grazie ad un finanziamento CEE (LIFE Delta del Po). La Golena comprende una parte arginale sulla sponda sinistra del Po di Maistra, alcune zone umide delimitate da arginelli interni, circa 4 Ha di formazioni boschive (in prevalenza salici) e aree un tempo coltivate e ora incolte. Attualmente la golena è gestita dalla Regione Veneto, attraverso il Servizio Forestale Regionale con la collaborazione dell'Ente Parco. Utilizzando fondi comunitari e regionali, negli ultimi anni, nell'area golenale sono stati creati diversi percorsi, costruiti osservatori per il birdwatching e un piccolo centro visite (casone), oltre che ricostruite le tradizionali strutture per la pesca.
Precedentemente all'acquisto da parte della Regione Veneto, l'area, di proprietà privata, era un tipico esempio di valle da pesca utilizzata per l'allevamento di cefali, branzini e anguille. Nella zona veniva anche esercitata l'attività venatoria, ora vietata. La Golena di Ca' Pisani rappresenta un ambiente di notevole importanza per una ricca ed importante presenza di avifauna. E' possibile, infatti, osservare: Garzetta (Egretta garzetta), Airone cinerino (Ardea cinerea), Airone bianco (Egretta alba), Airone rosso (Ardea purpurea) Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), Gruccione (Merops apiaster), Svasso maggiore (Podiceps cristatus), Svasso minore (Podiceps capsicus), Falco di palude (Circus aeruginosus), Nitticora (Nycticorax nictycorax), Picchio rosso maggiore (Dendrocopus major), Upupa (Upupa epops), Usignolo di fiume (Cettia cetti) ed altre specie più comuni. Dal punto di vista vegetativo, l'area è caratterizzata dalla tipica vegetazione fluviale. La specie prevalente è la Cannuccia di palude (Phragmites australis) alla quale si affiancano diverse specie erbacee alofite. Le formazioni boschive occupano la fascia di terreno emerso lungo il Po di Maistra: la specie predominante è il Salice (Salix alba) seguito dal Pioppo (Populus alba), dall'Ontano nero (Alnus glutinosa), dal Frassino e dalla Farnia (Quercus peduncolata). Molto diffusi sono l'Indaco bastardo (Amorpha fruticosa), la Robinia e il Rovo (Rubus ulmifolius). " il Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri. Realizzato nel 1991, in questi anni si è continuamente rinnovato e si è molto lavorato per eliminare gli ostacoli presenti lungo i percorsi per renderli accessibili a tutti, sostituendo le scale con rampe e passerelle per rendere le passeggiate meno faticose. Il Giardino Botanico, gestito dal Servizio Forestale Regionale per le Provincie di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Parco del Delta del Po Veneto, tutela, infatti, un'ampia area dunale, ben conservata e ricca di specie botaniche dove è possibile, nell'arco di una breve passeggiata, passare dalle pinete alla spiaggia e alla laguna. La flora è molto ricca di specie, alcune tra queste affascinanti come le orchidee, inoltre, questi ambienti poco disturbati sono frequentati da numerosi animali: uccelli coloratissimi come il gruccione o anfibi rari e a rischio d'estinzione come il pelobate fosco, di cui il Giardino ospita l'unica popolazione veneta. Una visita al Giardino Botanico offre la possibilità di un primo approccio con la complessità del nostro territorio, fornendo uno spaccato dei suoi ambienti e della sua biodiversità. " Un particolare centro visita, legato all'affluenza stagionale, è La Bottega del Parco, alla sua seconda edizione nel 2009, una mostra-mercato che si tiene durante la stagione estiva, presso il Palazzo dei Congressi di Rosolina Mare, utile per conoscere e scoprire il nostro delta e i suoi prodotti, supportata da un ricco programma d'incontri culturali con gli artigiani del territorio. L'Ente si fa promotore delle attività e dei prodotti locali sostenendo le attività locali creando una rete di produttori convenzionati con il parco.
La ricchezza della flora e della fauna che compongono il Parco, lo rendono una terra da vivere e scoprire, ecco perché l'Ente supporta progetti di mobilità lenta, modo ideale per spostarsi all'interno del parco naturale. Da qui nascono i progetti per itinerari ciclabili, per le vie d'acqua da percorrere in barca o in canoa, e le ippovie, uno dei tanti modi per lasciarsi affascinare, con ritmo lento e rilassante, da scorci insoliti e suggestivi e per godere del piacere della natura. Proprio dall'interesse del Parco verso le ippovie è nato un recente progetto, in collaborazione con il Dipartimento Clinico Veterinario dell'Università di Bologna, dai quali studi è emerso che il Cavallo del Delta tra le razze esistenti in Italia, è quella che meglio delle altre potrebbe prestarsi ad un addestramento sistematico ai fini di un utilizzo coi disabili in ippoterapia. L'Ente pertanto, ha deciso di supportare lo studio dell'università e di "adottarne" degli esemplari che saranno ospitati dalla Cooperativa Don Sandro Dordi a Porto Viro, dove potranno essere impiegati per la pet therapy.
La promozione e la valorizzazione del territorio rivestono, come detto, un ruolo importante tra i compiti dell'Ente Parco e gli strumenti dei quali si avvale nella promozione e sono svariati. Vi sono le fiere e le manifestazioni, alle quali il Parco partecipa in collaborazione con la rete dei Parchi della Regione Veneto, una delle regioni italiane "a più alta densità ecologica", un importante patrimonio naturale, che la rende meta ideale per il turismo attento alla riscoperta della natura e delle tradizioni. Le partecipazioni alle fiere sono spesso sul territorio nazionale, come il circuito fieristico Vacanze Weekend, che, nel 2009 ha visto il suo calendario composto di quattro tappe, Brescia, Padova, Torino e Verona. Non mancano però le partecipazioni anche oltre i confini proprio perché l'Ente crede fermamente nelle potenzialità degli imprenditori locali. Ne derivano pertanto iniziative come il workshop B2B organizzato per le aziende site nel Parco con alcune delegazioni internazionali che si è tenuto nel mese di maggio a Rosolina Mare, e la manifestazione L'Italie à table tenutasi a Nizza nel mese di giugno, durante la quale sono stati presentati i prodotti e le risorse del nostro delta. Il sostegno dell'Ente Parco nei confronti delle realtà economiche e culturali locali non si limita alla promozione ma si concretizza anche in collaborazioni e progetti comuni come nel caso di Itinerari in barca per vivere il parco, un calendario di escursioni nautiche per l'estate 2009, da aprile a settembre, sabato e domenica. Un'occasione irripetibile per trascorrere una giornata all'aria aperta alla scoperta delle biodiversità del territorio da un punto di vista insolito e coinvolgente, delle bellezze naturalistiche e faunistiche del delta, accompagnati da guide esperte.
Un'attenzione particolare è riservata, da parte dell'Ente, alle scuole, vedendo come custodi e beneficiari futuri del patrimonio del Parco proprio le nuove generazioni. Il progetto Parco a Scuola si è dimostrato un utile sostegno all'educazione ambientale di insegnanti e studenti e un valido supporto per avvicinare i giovani e le loro famiglie alle realtà del territorio. Una serie di corsi di informazione formazione rivolti ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado del territorio del parco con obiettivi generali come: la formazione sugli elementi storici, geografici, naturalistici e culturali del territorio-Parco e sulle loro interazioni, la costruzione di percorsi di educazione ambientale multidisciplinari e pluridimensionali differenziati, a seconda del livello scolastico, e contestualizzati nell'ambito socio-ambientale di quel determinato territorio. Il laboratorio di formazione ha inteso offrire ai docenti metodologie di lavoro e contenuti sul territorio del Parco attraverso l'approfondimento di 4 ambienti particolarmente significativi.
Un rilevante supporto alle attività dell'Ente Parco è rappresentato dall'impegno dell'Ente nell'utilizzo dei fondi comunitari attraverso i quali è possibile attuare importanti azioni di marketing, promozione sociale e culturale, interventi di ristrutturazione e recupero di infrastrutture. Attualmente, l'Ente sta partecipando ai bandi per i progetti comunitari 2009, impegnato con la presentazione di una quindicina di schede progetto. Vi sono progetti che puntano ad uno sviluppo economico della zona, progetti di marketing territoriale, promozione di produzioni locali e di eccellenza, sostegno di piccole attività rurali ed artigianali. Grazie a finanziamenti regionali e comunitari L'Ente è stato in grado di realizzare azioni di sviluppo locale in stretta collaborazione con le Associazioni di categoria, promuovendo una serie di piccole attività sia in Italia che all'Estero. Altri progetti hanno l'obiettivo di promuovere il territorio, nello sviluppo di un sistema turistico eco-compatibile, valorizzare e promuovere il sistema dei parchi dell'Adriatico, ritenuto di fondamentale attrazione per l'ecoturismo, attraverso il miglioramento delle dotazioni strutturali e tecnologiche dei Centri Visita. Infine ci sono progetti che supportano la salvaguardia della biodiversità ambientale e faunistica, la conservazione, valorizzazione e ottimale gestione degli ambienti naturali caratterizzanti l'area. È importante quindi comprendere che il Parco non è solo promozione, o come molti credono, turismo, esso ha tra i propri obiettivi la creazione di consapevolezza locale, attraverso azioni di comunicazione, del grande valore ambientale presente nel territorio. L'Ente Parco è principalmente strumento condiviso di valorizzazione e promozione del Delta, delle sue potenzialità al fine di favorire lo sviluppo di attività economiche in grado di trarre, dalle caratteristiche e dalle tipicità dell'area, la spinta necessaria alla crescita economica e sociale delle popolazioni locali. Il Parco del Delta del Po è un parco d'acqua, pertanto la tutela in senso stretto della qualità delle acque e la preservazione delle fasce fluviali riveste carattere fondamentale nell'azione dell'Ente, insieme alla tutela ambientale, che dev'essere considerata dalle popolazioni locali, assumendo un valore positivo, non meramente vincolistico, come un investimento per la salute, la qualità della vita e un'agevolazione alle iniziative che essi intendono intraprendere.
Tratto dal Numero Unico 2009 della Pro Loco di Adria
Adria sorgeva sul tratto costiero dove il Po, scaricava le sue acque in mare ed attraverso un porto canale era collegata a questo tanto che ebbe l'onore di aver dato il nome al mare Adriatico. In questi luoghi fin dall'età del bronzo è testimoniata la presenza dell'uomo, ma solo dal VI sec. a. C. è accertata una massiccia presenza e soprattutto un evoluto centro portuale e commerciale. Si sono trovate testimonianze non solo paleovenete, ma soprattutto etrusche e greche, oltre che di popolazioni celtiche, una società multietnica, quindi, caratterizzava questo porto. Dopo una breve dominazione gotica, Adria entrò a far parte della sfera d'influenza dell'Esarcato di Ravenna, fino alla fine del VII sec., quando le nostre terre vennero cedute al Papa e il vescovo di Adria assunse il titolo di vescovo-conte. Al sorgere dei comuni, Adria acquistò una certa autonomia, che venne rispettata anche quando il comune venne ceduto agli estensi fino al definitivo passaggio alla Repubblica Veneta (1516). Alla caduta della Serenissima, Adria venne occupata alternativamente dai francesi e dagli austriaci fino al 1867, anno d'annessione al Regno d'Italia. La città tra la fine dell'ottocento e i primi decenni del novecento ebbe un grosso sviluppo agricolo e commerciale, sia per merito delle bonifiche, che di nuove strade, ma anche dei traffici fluviali che hanno condizionato l'urbanistica della città.
Diverse le ipotesi sull'origine del toponimo "Adria", soprattutto legate alla leggenda. Si narra, infatti, che Diomede, compagno di Ulisse nella guerra di Troia, naufragò e trovò salvezza in una spiaggia serena e qui fondò una città chiamandola appunto Aetria ovvero serena. Un'altra leggenda fa derivare Adria da Atri o Adriano, re dei Pelasgi, fondatore della città. La leggenda vuole che il suo cocchio dorato abbia trovato sepoltura nel sottosuolo adriese. Tesi più accreditate sostengono una derivazione dal latino ater "fosco, oscuro", oppure da atrium ovvero il porticato della casa, termine etrusco poi ripreso dalla lingua latina. Lo stesso, però, in etrusco, ha anche il significato di "giorno, luce" includendo il concetto di levante od oriente. Proprio per questo Adria potrebbe rappresentare la città di levante più vicina al mare a cui essa diede il nome ovvero il Mare Adriatico. L'importanza economica e commerciale della città si affermò con l'arrivo dei Greci nella prima metà del VI secolo. Ai greci subentrarono gli Etruschi. La penetrazione romana risale al III secolo a. C.. In tale periodo ebbe inizio anche la graduale decadenza di Adria grazie al progressivo interramento del Delta che provocò l'allontanamento della città dal mare, per secoli fonte vitale per gli scambi commerciali e artefice della sua prosperità.
BARICETTA
Il nome compare già nel 1490 come "Berizetus" o "Barizetus" o secondo alcuni "Valle Barizzeta". Grande concordanza trova la conclusione che il toponimo derivi dalla lingua gallica "barros" che significa ciuffo, cespuglio di canne palustri e ripreso dal veneto "baro" o "barena". La chiesa parrocchiale dedicata a San Giuseppe, inaugurata il 12 aprile 1868, è in stile rinascimentale con all'interno significative opere di scuola veneta. E' posta lungo l'antico argine del Canalbianco ossia la vecchia strada che porta a Rovigo. Nel 1891 fu iniziata l'erezione del campanile terminato nel 1894. Tre anni dopo le basi del campanile cedendo terribilmente verso la chiesa provocarono la chiusura della stessa per ben cinque anni. All'interno della Chiesa degni di nota sono due dipinti su tela di Pietro Ricchi detto il Lucchese (Lucca 1606 - Udine 1675) aventi per soggetto: Cena in Emmaus e Discesa di Cristo al Limbo. Dirigendosi ad Adria lungo la strada arginale per Valliera si incontra Villa Grassi preceduta da un oratorio settecentesco denominato Oratorio di San Clemente o della Natività di Maria. L'erezione dell'Oratorio avvenne nel 1708 per volontà del Conte Paolo Grassi che lo volle nei pressi della sua dimora. L'oratorio doveva ospitare le reliquie del martire Clemente. Ma è alla Natività di Maria, oggetto di attenta devozione da parte del nobile Grassi, che è dedicata la chiesa.
BELLOMBRA
La località viene ricordata nel XV secolo come centro delle Corbole, un luogo ameno ricco di aree boschive dal quale è derivato il toponimo di "Bella Ombra". Qui gli Estensi vi avevano posto una loro residenza, nella quale ospitavano anche personaggi illustri. La chiesa dedicata a San Giacomo Maggiore risale al XVI secolo e presenta un prezioso soffitto a cassettoni condecorazioni barocche. Lo storico mons. Nicola Malerba ritiene che Santa Giustina sia nata in questa frazione nella tenuta agricola "Milana" già proprietà del m.o Nino Catozzo dove esiste una chiesetta padronale. Nelle vicinanze si trova la località di Corcrevà che ha dato i natali al poeta Marino Marin. A Bellombra nacque anche Florindo Andreolli, tenore che si esibì sui palcoscenici dei teatri di tutto il mondo. La basegana di Bellombra
Disposta lungo l'argine sinistro del Po, che funge da confine meridionale del Comune di Adria, viene ricordato come fondo di Corbola, acquisito dall'arciprete di Adria Maurizio Buttrigo dal quale potrebbe derivare il nome. Ha dato i natali al grande trasvolatore Umberto Maddalena al quale è dedicato un monumento in marmo di Carrara. La Chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi e di Paola fu costruita nel 1849 sulle rovine di una precedente del XVI secolo. L'interno ad unica navata si presenta elegante nello stile e nelle proporzioni e contiene alcune pregevoli opere come due affreschi di Baldissara di Sermide, un pulpito ligneo, un battistero in marmo di Carrara. Il pulpito ligneo, realizzato a Venezia da Valentino Panciera detto Besarel per commissione del parroco Antonio Zanchetta, giunse a Bottrighe il 16 luglio 1862, giorno della Sagra della Madonna del Carmine. Il campanile risale al 1880. Termina con una slanciata doppia guglia in rame che risente dell'influenza architettonica arabo-normanna ed è sovrastato da un angelo in bronzo.
CA' EMO
La località era chiamata anticamente Bovina da una Valle o Lago de' Bovi ricordata già nel XVI secolo assieme ad altre aree vallive, caratteristiche di questo territorio. Con il dominio veneziano iniziarono poderose opere di bonifica del territorio e i nuovi terreni "retratti" dalle acque vennero venduti ai nobili veneziani. Bovina, situata a sinistra dell'Adigetto, fu acquisita nel XVIII secolo dalla famiglia Emo, da qui il nome Cà Emo. Il suo territorio insieme a Cà Tron e Fasana faceva parte delle valli a nord di Adria. Tra gli edifici di maggior interesse si ricordano: Villa Emo, costruita nel XVIII secolo come residenza di caccia e pesca della famiglia omonima e la Chiesa Parrocchiale dedicata alla Madonna del Monte Carmelo eretta nel 1902 in sostituzione dell'Oratorio del XVIII secolo ancora esistente nei pressi di Villa Emo. All'interno della Chiesa, sull'ultimo altare di sinistra, è presente una splendida opera raffigurante la Madonna col Bambino del tardo Seicento o del primissimo Settecento. E' ipotizzabile che la statua, di ignoto scultore veneto, possa provenire dall'Oratorio della Villa di Bovina i cui beni furono trasferiti nella Chiesa parrocchiale.
Prende il nome dal termine "Cavana", che nel dialetto locale significa serbatoio d'acqua, per indicare un canale artificiale esistente già nella seconda metà del '600. La sua chiesa risale al XVIII secolo. La località ha goduto di una certa agiatezza fino alla metà del '900 per la presenza dello zuccherificio ora in rovina. Nelle vicinanze si trova una grandiosa opera idraulica: la "Biconca" di Volta Grimana che mette in comunicazione il Po di Venezia con il Po di Levante e il Canalbianco. In località Smergoncino si trova Villa Papadopoli, una casa rurale dalle eleganti proporzioni ora, purtroppo, in rovina.
FASANA
Il nome deriva molto probabilmente dal toponimo "phasianus" con riferimento alla specie di uccelli, il fagiano, che popolava questo territorio. Possedeva una chiesa parrocchiale già nel 1674 e con l'avvento di Napoleone fu istituita una sede municipale. La chiesa dedicata alla Beata Vergine delle Grazie possiede diverse opere artistiche: un quadro ad olio di Luigi Naccari, un San Francesco di scuola veneziana e un crocifisso ligneo del 1400. La facciata dovrebbe essere un lavoro dell'ultimo Ottocento o del primo Novecento.
Il nome deriva probabilmente da un ramo del fiume Po detto anche di Corbola o di Longola. Il centro esisteva nel 1528 quando i conti Quirini eressero un oratorio. La chiesa è dedicata a San Giorgio e conserva alcuni lampadari in stile veneziano e un baldacchino del 1850 posto sopra l'altare maggiore. Sopra la porta della sacrestia, a sinistra del presbiterio è posta una lapide in marmo databile 1765 che recita: "A Dio Ottimo Massimo. Questo tempio dedicato a San Giorgio fu eretto dalle fondamenta grazie al denaro e alla devozione dei nobili uomini Quirini, nell'anno 1527 Il giorno della consacrazione già da tempo dimenticato fu divulgato dalla cura e dallo zelo del parroco Leonardo Penolazzi fu stabilito il 26 novembre dall'illustrissimo e reverendissimo vescovo De Grassi nell'anno (1640) Lo firmò con un suo decreto il vescovo di Chioggia Agostino Gradenigo nell'anno 1765.
VALLIERA
Il nome sembra derivare dalla famiglia nobile veneziana Valier. Nel 1670 il nobile Ottavio Valier usava firmarsi Vallier con due elle, forse per nostalgia della valle bonificata e la località pure cominciò ad essere chiamata Valliera. La chiesa parrocchiale, consacrata nel 1975, è dedicata a Maria Mediatrice di Grazia Patrona degli Autisti. Sostituì il vecchio oratorio dedicato a San Rocco. Per la ricorrenza di San Rocco (16 agosto) è da ricordare la cerimonia del "saso" (forse dal latino "sagum" corto mantello usato dagli schiavi o da derivazione celtica, ad indicare un soprabito. In tutti i casi con valore di veste povera.
Post n°336 pubblicato il 01 Febbraio 2012 da LIBRERIAVENETA
oggi molti disagi in città e fuori causa neve : il sindaco dichiara che non ci sono mezzi sufficienti per far fronte all'emergenza. Sarà anche vero ma che il tempaccio era in arrivo lo si sapeva da almeno una settimana. E allora....
Post n°335 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da LIBRERIAVENETA
Studiato grazie alle competenze tecniche di tecnici da sempre addentro al mondo delle corse motoristiche, il progetto ha trovato subito l'adesione entusiastica sia della Commissione Sportiva Automobilistica Italiana che della Federazione Motociclistica Italiana. Questo ha permesso un iter estremamente rapido che è approdato, già alla fine del 2000 (a pochi mesi quindi dell'avvio dei lavori) alla preventiva approvazione anche della Fia (Federazione Automobilistica Internazionale).
L'impianto ha come punto di forza un tracciato molto impegnativo, disegnato senza dover ricorrere ad anacronistiche chicane, che si sviluppa su poco meno di 3 chilometri e che si può scomporre su due circuiti più corti e completamente indipendenti, uno dei quali dotato di un sistema di irrigazione artificiale utilissimo per specifiche sessioni di prova sia per vetture oppure moto da competizione sia pel lo sviluppo di mezzi di produzione destinati alla grande serie.
A rendere poi unico nel mondo l'Adria International Raceway ci pensa la grande copertura del paddock, spettacolare e innovativa, che trasforma l'area retrostante i box in un ricovero per motorhome e hospitality, ma soprattutto apre la via a manifestazioni articolate estremamente diverse e sempre al riparo dal sole o dalle intemperie. Completano poi il complesso i tre piani dell'edificio dei box, l'impianto di guida sicura e l'eliporto
Post n°334 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da LIBRERIAVENETA
Il Teatro Sociale di Rovigo fu ultimato nel 1819. Nel primo ‘800 i cittadini di Rovigo accolsero con grande entusiasmo l’idea di costruire un teatro dove rappresentare spettacoli lirici così fu costituita una società per finanziare l’impresa. Del progetto e dei lavori se ne occupò l’architetto Sante Baseggio (che aveva progettato il Palazzo dell’Accademia dei Concordi) e il pittore Nicolò Pellandi. La facciata era in stile neoclassico (e lo è tutt’ora). All’interno la platea, cinque file di palchetti e un grande proscenio. Il 16 aprile 1819 per l’inaugurazione ufficiale, quella ufficiosa era già avvenuta un mese prima alla presenza dell’imperatore Francesco Giuseppe, fu rappresentata l’opera Adelaide di Borgogna scritta per l’occasione da Pietro Generali su libretto di Luigi Romanelli, interpretata da Violante Camporesi, Claudio Bonoldi e Giuseppe Fioravanti. Nel 1858 l’edificio fu restaurato, vennero rinnovate le tappezzerie, costruito il loggione, decorata la sala con dipinti e stucchi, installata l’illuminazione a gas, il riscaldamento, nuove poltrone, eleganti scene. Nel gennaio 1902 un pauroso incendio distrusse l’edificio ma dopo due anni, grazie alla caparbietà dei cittadini e ai fondi di comune, Cassa di Risparmio e Società del Teatro, fu riedificato sul modello precedente. La nuova costruzione fu inaugurata con l’opera Iris di Pietro Mascagni, diretta dallo stesso autore. Molti talenti della musica lirica calcarono il palcoscenico del Sociale. Nel 1914 debuttò Beniamino Gigli ne La Gioconda, nel ’44 Renata Tebaldi nel ruolo di Aida e Mario Del Monaco in quello di Andrea Chènier, nel 1962 cantò Luciano Pavarotti nei panni del duca di Mantova. Il teatro venne messo all’asta e venduto nel 1908 ad Antonio De Paoli, il quale diede l’impulso alla stagione lirica e agli spettacoli cinematografici; nel 1925 ritornò di proprietà della Società del Teatro. La gestione comunale ebbe inizio nel 1964 e nel 1967 ottenne la denominazione di teatro di tradizione. Nel 1980 iniziò una coproduzione con il comunale di Treviso che diede vita ad una Filarmonica Veneta ed a una convenzione con il Conservatorio statale cittadino Venezze. Si segnalano produzioni anche nel settore dell’opera ragazzi. La sala attuale si compone di una platea, una gradinata, un ordine di palchi, loggia e loggione. Le decorazioni pittoriche sono semplici ed eleganti. Nella parte centrale del soffitto Giovanni Vianello dipinse le nove muse che inseguono e coronano vari putti. Sui parapetti dei palchi del primo ordine alternati con gli attributi della musica, poesia e commedia, sono rappresentati otto ritratti di uomini celebri: Goldoni, Metastasio Alfieri, Doninzetti, Verdi, Rossini, Bellini e Mercadante. Ad oggi è considerato uno dei più importanti teatri lirici italiani.
Post n°333 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da LIBRERIAVENETA
Palazzo Angeli a Rovigo, fu edificato nel 1780 per volere dei conti Angeli di Rovigo, nell’omonima via dell’antica contrada di S. Rocco. Fautore del progetto l’architetto veronese Francesco Schiavi, che riuscì in questo edificio neoclassico a fondere l’eredità di Sanmicheli, di Palladio e gli stimoli dell’illuminismo veneto. La facciata lineare è interrotta nella zona centrale dei tre piani dal grande portale che ricalca l’adiacente palazzo Roncale. Il doppio cornicione del piano nobile esalta l’andamento orizzontale dell’edificio; al centro una balaustra sulla quale si aprono le finestre sovrastate da un timpano, dove spiccano sculture in bassorilievo intorno allo stemma con l’aquila bifronte, sorretto da quattro capitelli tra i quali sono collocate due formelle in bassorilievo. All’interno uno spazioso atrio, a destra uno scalone che da accesso ai piani superiori, ai piedi del quale è collocata una statua, allegoria della concordia; sulla balaustra due putti che rappresentano il genio della scultura e quello della pittura (è scomparso quello dell’architettura); le opere scultoree sono di Gaetano Mattoni. Le pareti del pian terreno e alcun e stanze di quello nobile sono affrescate con dipinti del veneziano Giovanni Battista Canal e rappresentano episodi della Gerusalemme liberata e storie mitologiche. Il pittore trasse a modelli le inquadrature architettoniche dello scenografo veneziano Antonio Mauri e gli stucchi di Basilio Serena. Nel corso dell’’800 soggiornarono nel palazzo illustri personalità: Carlo IV di Spagna, Francesco I d’Austria, l’imperatrice Alessandra Federowna, Francesco Giuseppe, Garibaldi, Umberto I come testimoniato dalle lapidi.
Post n°332 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da LIBRERIAVENETA
Palazzo Venezze a Rovigo fu costruito nel 1715 dall’architetto di Costa (RO) Agostino Ghiotti, chiamato dal conte Stefano Venezze per progettare il suo palazzo tra la piazza centrale e porta S. Bortolo. Il risultato fu eccellente e l’edificio è uno dei più belli della città. La facciata è elegante e il corpo centrale mostra due ampi portali centinati, quello superiore è dotato di balaustra in marmo sporgente che forma un balcone per ogni finestra sormontata da frontoni curvilinei. Il cornicione sotto il tetto è dentellato mentre sopra si innalzano due guglie. Il retro della costruzione, che una volta si affacciava sull’Adigetto, ripete la facciata. Ai lati una delle due ali si protende maggiormente in avanti e cinge un lato del cortile mentre l’altra sporge di poco e si affaccia sul vicolo. La facciata laterale si rifà all’esperienza barocca e presenta quattro fori sagomati ellittici che incorniciano sopra e sotto le finestre con balaustra. Questo corpo corrisponde allo scalone. All’interno uno spazioso atrio con travi a vista, sostenuto da quattro colonne tuscaniche, ai lati due portali con un mascherone come chiave di volta; quello di destra da accesso ad uno scalone la cui balaustra è ritmata da quattro putti. Il palazzo è sede del Conservatorio di musica cittadino.
«Porteme in riva puteli porteme in riva, sul confin ndò che l’acqua toca la tera ndò che l’ suto diventa bagnà...»
Domani sulla riva metteranno il cartello PRIVATO. Non può essere così. Perché non riesco a non pensare che non sia roba da vendere e comprare, so che è così Bloom, ma dimmi perché, dammi una buona ragione Bloom! E lui. Per la sua uguaglianza universale che la fa tendere sempre allo stesso livello orizzontale ovunque si trovi per l’indipendenza di ogni particella dalle altre, per la semplicità della sua costituzione solo due parti di idrogeno per una di ossigeno.
Per la libertà del suo stato liquido, solido, gassoso nel ciclo della pioggia e delle correnti. Per la variabilità da quiete a tempesta. Per la consapevolezza planetaria della sua superficie, pari a 3 volte quella della terra emersa.
Per la grandezza di ogni orizzonte marino che da qualche parte diventa oceano, per il suo essere linea confine, finis terrae che disegna il mondo conosciuto.
Per i pesci e i mammiferi marini, per la capacità di sciogliere e trattenere i sali, lo zucchero, la stanchezza umana e i rifiuti organici.
Per la sua spinta dal basso verso l’alto uguale alla massa del liquido spostato, per la commovente resistenza di ghiacci e nevai ai mutamenti climatici per niente scontati o mal calcolati.
Per la pazienza dei bagnasciuga a ferragosto e per la dignità di memoria del nome di fiumi avvelenati e disseccati in modo per niente scontato o mal calcolato.
Per la violenta capacità di reazione di Geyser, maremoti, tempeste, tsunami, maelstrom, meltemi, piene e alluvioni. Per il mistero delle sorgenti prosciugate da grandi opere per niente scontate o mal calcolate
Per l’umidità dell’aria, per la nebbia e la rugiada, per la neve e per la grandine.
Per la capacità di lavare, togliere la sete, spegnere il fuoco, nutrire le piante.
Per essere risorsa, diritto, elemento fondante come aria, e come l’aria di difficile conversione in merce.
Che prezzo infatti si può dare al vapore, alla nebbia, alla nube, alla pioggia, al nevischio, alla neve, alla grandine? Nel bilancio idrico del pianeta la grandine deve essere considerata un costo o un ricavo?
Il suo essere bene indiviso da secoli nelle antiche civiltà che fermavano la proprietà sulle rive, non le ha impedito il diventare merce nell’ultima frontiera, il WEST, dove chi arrivava primo alla terra era padrone anche dell’acqua e delle sorgenti, purché avesse un fucile per difenderla. I nativi d’America erano ovviamente esclusi dalla gara perché trovandosi già in loco erano troppo avvantaggiati. L’ultima frontiera è diventata una miniera dove si estrae mercato da ogni cosa. Nasce così la possibilità di vendere e comprare acqua basandosi sul nuovo diritto di proprietà. È un’idea che fa proseliti, frizzante, leggera. Ah Bloom, per bere dovremmo stappare. Imbrigliare, arginare, deviare, sbarrare, e pensare a come rivendere gli iceberg. E il prezzo? Un tanto al litro quotato in borsa come petrolio? Difficile non pensare alle conseguenze di una eventuale svalutazione del valore dell’intera razza umana, giacché per la sua ubiquità l’acqua rappresenta il 90% del peso di ogni corpo umano. Dunque che prezzo dare alla vita? Che valore? Più o meno, pagandola bene, 6 bottiglie di acqua minerale.
E la scadenza? Se è merce avrà una scadenza. Che faremo allora degli stagni pestilenziali, delle lagune museo, delle pozzanghere inquinate, ma soprattutto dell’acqua dei fiori andata a male. Nel bilancio idrico contabile del pianeta l’acqua dei vasi da fiore andata a male dove la mettiamo: a costo o a ricavo? Ma dove siamo, sulla Luna?
«Porteme su la riva puteli porteme sul confin ndò che l’acqua toca la tera ndò che l’ suto diventa bagnà... Lasseme nudo e tegnive pur le scarpe che no me serve più farò domanda di cambiar specie»
Può essere suggestivo immaginare che S. Apollinare, Vescovo di Ravenna, sul finire del secolo II, portando il Vangelo ai nostri avi, abbia fondato la Chiesa Adriese, ma storicamente nessun documento lo conferma. Certo è che fin dagli albori la Diocesi di Adria ha gravitato nell'area dell'esarcato ravennate, cui era congiunta dalla Via Romea e dalle facili comunicazioni marittime e fluviali. Non c'è data sicura per gli inizi della diocesi Adriese. Lungamente si prestò fede al privilegio di Valentiniano III (419-455) che, dichiarando Metropolita di Ravenna il leggendario Giovanni Angeloptes, gli concedeva pure la giurisdizione su 14 chiese suffraganee tra le quali Adria. Il Baronio negli "Annales ad annum 432" dimostrò la falsità del documento, composto tra il VII e l'VIII secolo.
Il primo documento che offre una data sicura è costituito dagli atti del Concilio Lateranense tenuto sotto il Pontificato di Martino I dal 5 al 30 ottobre 649: partecipano e vi si sottoscrivono 105 Vescovi, tra essi Gallionistus, o Gallinostius, Hadrianensis Episcopus. Il terzo Vescovo è Bono: il suo nome si legge nell'iscrizione del Fonte battesimale a S. Maria della Tomba in Adria. Il tipo di scrittura, a caratteri latini e greci frammisti, fa risalire al VII-VIII secolo. Pure alla stessa epoca, e per gli stessi motivi, viene collocato il quarto Vescovo, Giovanni I: il suo nome si legge nell'antichissima iscrizione del battistero di San Giovanni, attualmente murata nell'architrave della porta sinistra in facciata alla Chiesa di S. Maria della Tomba. Da questo momento la Chiesa Adriese entra nella storia appoggiata a documenti criticamenti sicuri. I suoi vescovi sono presenti ai Sinodi ravennati e la loro presenza è sempre eminente e vivace. Col diploma di Papa Nicolò III (14.3.863) al Vescovo Leone inizia quello che alcuni storici chiamano il Feudo vescovile: alla giurisdizione spirituale si aggiunge il potere temporale. Si parte con la concessione della Contea di Gavello e si continua con l'acquisizione di altri beni, altre terre, altri diritti. Con la Bolla dell'11.6.920 di Papa Giovanni X fa capolino Rovigo. Il Vescovo Paolo, profugo da Adria, forse per la paura dei barbari che premevano sul Brenta, e per le ricorrenti alluvioni che ne hanno diroccata la chiesa, riceve dal papa in feudo la "Curtem Bonevigo quae vocatur Rodige" e insieme l'autorizzazione a costruire un Castello di difesa. Da quasi dieci secoli si discute su questo documento che di sicuro non trasferisce la sede vescovile a Rovigo. Il potere temporale dei Vescovi viene eroso un po' alla volta dai potenti vicini e cessa attorno al 1200 con l'avvento degli Estensi. Si sono poi succeduti nel potere temporale, oltre agli Estensi, i Carraresi, i Veneziani, i Francesi, gli Austriaci.
La diocesi subì nei secoli varie ristrutturazioni di confini. Con decreto del Senato veneto del 7 settembre 1792, in seguito alla soppressione della Abbazia della Vangadizza, dodici parrocchie soggette alla giurisdizione abbaziale furono aggregate alla Diocesi di Adria: Badia (S. Giovanni Battista), Baruchella, Salvaterra, Crocetta, Villafora, Rasa, Barbuglio, Saguedo, Cavazzana, S. Martino di Venezze, Borsea e Fratta. Successivamente, con le Bolle di Pio VII De salute dominici gregis (1 maggio 1818) e Cum nos gravibus (9 marzo 1819) ci fu il definitivo riassetto dei confini diocesani: Crespino e S. Apollinare dalla giurisdizione di Ravenna passarono alla Diocesi di Adria, mentre le Parrocchie dell'oltre Po (Cornacervina, Rero con Finale, Guarda Ferrarese, Ro, Ruina, Zocca, Serravalle e Mesola), che ab antiquo dipendevano da Adria, confluirono nella Diocesi di Ferrara; Barbona - oltre l'Adige - fu aggregata alla diocesi di Padova; dalla giurisdizione Vescovile di Ferrara confluirono nella Diocesi di Adria: Melara, Bergantino, Bariano con San Pietro, Massa, Ceneselli, Calto, Ficarolo, Gaiba, Stienta, Gurzone, S. Maria Maddalena, Canaro, Fiesso, Trecento, Pissatola, Sariano, Salara, Bagnolo, Zelo, Occhiobello. Rimasero invariati, come oggi, i confini con la diocesi di Chioggia. Nel 1819 la Diocesi di Adria contava 150.000 anime e 78 Parrocchie. In seguito ad un riassetto delle diocesi italiane il nome venne mutato nel 1986 in quello di Adria-Rovigo, riconoscendo la città capoluogo di provincia e ormai sede abituale del Vescovo. Una Bolla del pontefice Giovanni Paolo II erigeva il Duomo di S. Stefano in Rovigo P.M. a "Chiesa Concattedrale".
Attualmente le parrocchie della diocesi sono 109 per un totale di circa 204.000 abitanti, distribuiti su 1.193 kmq.
Per maggiori informazioni:
Diocesi di Adria - Rovigo / Filiberto Agostini... [et al.] ; a cura di Gianpaolo Romanato. - [Venezia] : Giunta regionale del Veneto ; Padova : Gregoriana libreria editrice, 2001, (Storia religiosa del Veneto; 9)
e le seguenti opere:
Ughelli, Italia Sacra, Venezia 1717.
C. Silvestri, Istorica descrizione delle Paludi Adriane
A. Speroni, Adriensium Episcoporum series, Padova 1788
F.A. Bocchi, Della Sede Episcopale di Adria Veneta, Adria 1858
B. Gams, Series Episcoporum Eclesiae Catholicae, Ratisbona 1873
K. Eubel, Hierarchia Catholica, Munster 1913
A. Samaritani, I Vescovi di Comacchio, Tip. Antoniana, Padova 1961
A. Simonini, La Chiesa Ravennate, Monte di Ravenna 1966
A. Gabrielli, Comunita e chiese nella diocesi di Adria-Rovigo, Roma 1993
Storico capoluogo dell'omonima provincia, già in antico chiave di volta dell'insieme polesano, occupa la posizione centro-settentrionale del Medio Polesine in corrispondenza del corso dell'Adigetto. Rovigo dista dall'Isola circa 60 chilometri in auto. Il suo centro storico presenta interessanti testimonianze storico-artistiche, specchio fedele dei periodi della vicenda cittadina: il Medioevo con le Torri superstiti del Castello, l'influenza veneziana con l'Accademia dei Concordi e la Rotonda, l'epoca della borghesia con ilTeatro Sociale.
All'interno del monastero olivetano di San Bartolomeo si trova il Museo dei Grandi Fiumi, é la più recente ed innovativa fra le istituzioni culturali rodigine.
Il Palazzo Roverella, recente ristrutturazioni, é sede di meravigliose mostre di pittura come quella svolta dal 22.01 al 04.06 2006 "Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara dal Quattrocento al Settecento" con capolavori di grandi maestri, dal ‘400 fino al ‘700.
Rovigo é una cittadina vivace con numerose possibilità di incontri in Piazza come: il mercato internazionale, la Notte Bianca, il mercatino degli Hobbysti, il festival Rovigo-Beat 2006, e ancora incontri culturali come ilpremio "Dino Durante", il concerto del Coro Polifonico Città di Pola (Istria), il Trofeo delle Rose "Ottobre Rodigino" etc etc.
La storia del territorio circostante a Rosolina é molto antica, la zona fu fortemente soggetta al dominio dei Romani, dei barbari e al dominio della Repubblica di Venezia. L'ampio territorio, che si formò a seguito di alluvioni avvenute nel XII secolo e della deviazione del corso del Po verso Sud tra il 1600 e il 1604 con il Taglio di Porto Viro, fu ampiamente sfruttato dalla Repubblica di Venezia. Questa divise e mise all'asta il territorio formatosi su depositi alluvionali tra specchi d'acqua e isola.
Da allora il territorio dell'Isola di Albarella, segnato da catastrofi naturali e alluvioni, fu ceduto a varie famiglie nobili e di ricchi proprietari. I Conti Vianelli cedettero l'isola nel 1941 al Cavaliere Roberto Scagliarini che tanto amò questa terra dove visse a lungo con la sua famiglia, ma che fu costretto a lasciare nel 1959 a causa dei numerosi allagamenti.
Nuovi proprietari furono i fratelli Pasotto, ricchi imprenditori veronesi che pochi anni dopo, in seguito a tante difficoltà di gestione del territorio cedettero l'Isola al Conte Augusto Chiericati. Il Conte, impegnatissimo sul fronte di investimenti all'estero, delegò il Dott. Avv. Armando Pedrazzini ad interessarsi dell'Isola.
L'Avv. Pedrazzini comincia quindi a pensare all'idea di un grande progetto turistico, ma il Conte Chiericati, forse scoraggiato dalla disastrosa situazione di vero sfacelo, abbandonò il progetto Albarella.
L'Avv. Pedrazzini non si diede per vinto e promosse una serie di contatti riuscendo ad attirare l'interesse di investitori internazionali. Creò così la società "Albarella Sas di Armando Pedrazzini - Achille Bianchi & C." con capitale sociale interamente versato dall'Albarella Beach Holding A.G. di Zurigo. Le due società si apprestano così insieme ad avviare uno dei più prestigiosi esempi di sviluppo turistico internazionale conferendo all'Albarella Island Development Company (Alideco S.A. di Chiasso) il mandato di uno studio del programma di valorizzazione dell'Isola. Il PROGETTO ALBARELLA viene ufficialmente presentato al pubblico nel 1967 alla Camera di Commercio di Rovigo e si articola in quattro fasi (vedi sezione "Il Progetto Albarella").
Non ancora conclusa la prima fase, con la costruzione delle prime 500 unità abitative, il programma d'intervento ha bisogno di un consolidamento di fondi per la continuazione delle opere, fondi necessari entro la fine del 1968. L'Avv. Pedrazzini, dopo numerosi tentativi, trova la fortunata collaborazione con laDirezione del Credito Svizzero che salva la situazione rilevando in blocco tutte le unità del 1° gruppo rimaste invendute.
Nel 1969 l'assemblea generale dei sottoscrittori delle "unità di Albarella" sancisce dunque la nascita ufficiale del Club e degli organi sociali che ne caratterizzeranno l'operato.
Nel 1972 l'Isola é pronta e la vita si movimenta con simpatiche iniziative ludiche, ospiti illustri e affari immobiliari con la creazione della "valle nuova", i Fiordi.
Nel 1976, dopo vari momenti di allarmismo, di tensione e di polemiche, dopo aver portato a termine il progetto "Fiordi", l'Avv. Pedrazzini lascia l'Isola.
A questo punto il Credito Svizzero, già esposto con consistenti finanziamenti nel "Progetto Albarella", decide di rilevare l'Isola.
Nel 1977 arriva in Isola il Dott. Marcus Alfred Banz, funzionario del Credito Svizzero, con il compito di verificare e coordinare nuove strategie.
Nel 1980 riprendono gli investimenti nella zona Est dell'Isola dove da diversi anni ogni attività era rimasta bloccata. L'Isola "cresce", si adegua nelle strutture e nei servizi riscuotendo il plauso e il consenso da tutta Europa.
Nel 1982 il Credito Svizzero individua nel Dott. Gilberto Benvenuti la persona idonea a dirigere quella realtà che ormai é diventata il vanto dell'Istituto di Credito più importante d'Europa.
Albarella cambia volto e diventa l'Isola "su misura", in essa é possibile trovare spazi alla portata di esigenze diversificate e non esclusive. L'Isola si apre come importante punto di riferimento per la civiltà del tempo libero, dello sport con il circolo del Golf e della cultura.
Il 1988 é caratterizzato da un evento molto importante per l'Isola, una svolta: "Il Leone di Mantova" Steno Marcegaglia acquista l'intero pacchetto azionario dell'Albarella Spa.
Il Parco Regionale del Delta del Po é stato istituito nel 1997 con tre importanti obiettivi: tutelare, recuperare, valorizzare e conservare i caratteri naturalistici, storici e culturali del territorio del Delta del Po; promuovere le attività economiche dell'area purché compatibili con l'ambiente circostante; contribuire a migliorare la qualità di vita nelle comunità locali. Ambiente, economia e società sono dunque i tre cardini su cui ruota il lavoro dell'Ente Parco Veneto del Delta del Po.
La Legge n. 36/97, redatta nel pieno rispetto degli accordi e delle convenzioni internazionali inerenti la gestione delle zone umide, in particolare del MEDWET (programma comunitario per la protezione delle zone umide del Mediterraneo), mette in luce un aspetto del Delta che ha sempre avuto un grande peso nella sua storia: l'interazione tra uomo e ambiente.
I "valori naturali, ambientali, storici e culturali presenti nell'area del Delta del Po" vengono infatti definiti "risorse atte a supportare lo sviluppo economico, sociale e culturale delle Comunità locali insistenti in tali territori".
Il Delta del Po si trova nella Provincia di Rovigo (tra Venezia e Ferrara) ed è compreso tra il fiume Adige (Rosolina Mare) a nord e la Sacca di Scardovari (Gorino e Gnocca) a sud, per un'estensione che raggiunge i 400 kmq. È un territorio di recente formazione ed è in continuo divenire, creatosi da una lenta sedimentazione del terreno e da uno straordinario intervento umano con le sue opere di bonifica che lo rende la più vasta zona umida d'Europa.
La sua area si accresce di circa 60 ha l'anno a causa del grande apporto di sedimenti.
Si suddivide in sei rami attivi:
Po di Levante,
Po di Maistra,
Po di Pila (con le bocche di Scirocco e Tramontana),
Post n°324 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da LIBRERIAVENETA
Benvenuti in Polesine.Terra ospitale tra due fiumi
Terra di paesaggi sognanti, la provincia di Rovigo - il Polesine - è tutta da scoprire: un territorio dove, ad una natura sorprendente, si unisce una ricchezza culturale che si propone all'ospite nelle città, nei borghi, nei musei, ma anche nelle tradizioni, nella gastronomia, nel calore della gente che vi abita.
La provincia di Rovigo si trova nella parte più meridionale del Veneto, si estende in lunghezza, per oltre 100 km, dai confini con la regione Lombardia al Mare Adriatico, racchiusa tra i due principali fiumi d'Italia, l'Adige a nord e il Po a sud, una porzione di pianura dove sicuramente l'acqua è l'elemento dominante.
E' il luogo ideale dove trascorrere una vacanza o una gita in tranquillità: lo scorrere dei fiumi, le strade arginali panoramiche che si innalzano sopra la campagna e il Delta del Po, suggeriscono immediatamente quale sia il modo migliore per muoversi in questo territorio - con lentezza.
Polesine ricco di natura, storia, arte e cultura, capace di offrire innumerevoli opportunità di itinerari, da percorrere sulle due ruote, a cavallo lungo le ippovie, con la barca, magari combinando tra loro questi mezzi di trasporto, che permettono di godere di un paesaggio fantastico e di visitare, al tempo stesso, luoghi ricchi di arte e cultura, adagiati sotto gli argini o attraversati da un canale, da un piccolo corso d’acqua, presenza antica e amica. Acqua…come fiume, come delta, come Parco Regionale Veneto del Delta del Po, zona umida di rilevanza internazionale e uno dei parchi naturalistici più importanti d’Italia e d’Europa, che in un susseguirsi di paesaggi, di percorsi, di itinerari offre al visitatore più sensibile, a chi ama immergersi nella natura, ascoltarne i ritmi, sentirne i profumi, una esperienza davvero unica. E non dimentichiamo il mare, le spiagge larghe di sabbia fine... per vacanze all’insegna del divertimento e del relax.
Il Polesine offre scenari sempre nuovi e diversi che, con andatura lenta e silenziosa, fanno apprezzare non solo la natura, ma anche il patrimonio artistico dei 50 comuni che compongono la provincia di Rovigo...
... e 50 si potrebbe dire, sono anche i "buoni motivi" per visitare il Polesine: ciascun comune, ciascun paese, infatti, può offire al visitatore un monumento, un'opera d'arte, un pezzo di storia o di tradizione, un piatto tipico... in questa terra ospitale tra due fiumi! [fonte : il gazzettino.it]
Grazie a un finanziamento della Unità di Progetto Foreste e Parchi della Regione Veneto l’Ente Regionale Veneto Delta del Po ha recuperato e provveduto alla digitalizzazione di due preziosi video documentari originali girati negli anni 50 nel Delta del Po:
“Traghetti alla foce” di Florestano Vancini, 1955, commento di Giovanni Commisso, documentario sui traghetti improvvisati e più o meno regolari che la popolazione del Delta utilizzava in assenza di ponti;
“Avamposto” di Giulio Questi, 1959, che racconta con suggestive immagini, la vita quotidiana nella zona del Po di Tolle;
Giovedì 15 dicembre alle ore 21.00 presso la sala della musica di Porto Tolle saranno presentati in anteprima i due video, in collaborazione con l'assessorato alla cultura del Comune e l'associazione culturale “Magnacharta” che riproporrà per l’occasione, la visione di un altro video documentario di Florestano Vancini : “Palude operosa”, del 1955, con commento di Giovanni Commisso, che racconta la storia di alcune famiglie che ogni inverno si trasferiscono nelle paludi del Delta del Po per tagliare i canneti.
Ospite della serata Michele Angrisani
Regista di cortometraggi e documentari. Ha lavorato al film di Carlo Mazzacurati, “La giusta distanza”, è stato assistente alla regia nel film “L’Amor Cortese” di Claudio Camarca (2007) e aiuto regista nel prossimo film in uscita (2012) di Andrea Prandstaller, "Nudi alla meta". Tra i suoi lavori, il documentario “Maledettamente Nordest” realizzato in collaborazione con lo scrittore Massimo Carlotto e "E' andata così", il documentario che racconta la storia della SAIMP, una delle fabbriche simbolo nella Padova degli anni Settanta e Ottanta.
I video che saranno a disposizione della raccolta museale della civiltà contadina sono il risultato dell’opera di restauro conservativo da parte della Fondazione Cineteca di Milano.
Siamo di fronte a un qualcosa che assomiglia più a “una pittura cinematografica” intimista e crepuscolare, che a dei freddi documentari d’epoca degli anni cinquanta. Il recupero dell’audio è perfetto, le voci e dialetti ci guidano su un delta del Po “ impressionista”, dai contorni incerti, nebbiosi ma di assoluto fascino. Questi documenti “di archeologia filmica” sono il primo tassello della raccolta filmografica che il Parco realizzerà nel prossimo anno nell'ambito del progetto "Cinema e Delta".
info: Informagiovani presso Sala della Musica tel. 0426 380874, Parco Regionale Veneto del Delta del Po 0426 372202
Post n°320 pubblicato il 07 Dicembre 2011 da LIBRERIAVENETA
PORTO VIRO VALLI DEL PO- rovigo
[ porto viro ]
[ porto viro casone ]
La foce del Po costituisce il più grande delta d`Italia ed è uno dei più importanti dell`Europa, assieme a quello del Rodano, del Reno, dell`Ebro, del Danubio, ecc. Il Delta del Po in territorio veneto rappresenta la stragrande maggioranza del Delta attuale (il letto del Po, durante il corso dei secoli, ha subito notevoli variazioni, per esempio a causa della rotta di Ficarolo del 1150, o del taglio di Porto Viro del 1604, sino ad assumere la conformazione dei giorni nostri), di quel territorio, cioè, che nasce dalla divisione tra il "Po Grande" e le sue prime diramazioni: il Po di Venezia ed il Po di Goro. Esso forma, quindi, delle "isole d`acqua dolce", terre circondate per almeno due terzi proprio dai vari rami del Po.
La prima è "l`isola di Ariano" (ubicata a sud rispetto all`asta principale del fiume), compresa tra il Po di Venezia a nord, il Po di Goro a sud ed il Po di Gnocca ad est. La prima divisione del fiume ha luogo, sulla sua riva sinistra, in corrispondenza del Comune di Papozze (in provincia di Rovigo), mentre, sulla sua riva destra, nei pressi dell`abitato di Serravalle (in Provincia di Ferrara). La "punta del Delta" si trova proprio tra queste due sponde, all`inizio dell`"Oltrepò Veneto", nell`abitato di S. Maria in punta, una ridente frazione di Ariano (esiste a S. Maria proprio una località denominata "la punta", che, in pratica, è la vera porta del Delta).
La seconda isola (anch`essa a sud rispetto all`asta principale del fiume), seguendo il corso della corrente, è "l`isola della Donzella". Origina subito dopo il tratto del Po di Venezia che, a destra, nei pressi dell`abitato di Cà Vendramin (nel Comune di Taglio di Po), si divide formando il Po di Gnocca (detto anche Po della Donzella). Questa "isola" è delimitata a nord dal Po di Venezia, che continua la sua corsa verso oriente, ad ovest dal Po di Donzella, ad est dal Po di Tolle ed a sud da Sacca Scardovari.
La terza isola è "l`isola di Cà Venier" (a nord rispetto all`asta principale del fiume), che origina dalla riva sinistra del Po di Venezia, nei pressi dell`abitato di Cà Venier, dove ha inizio il bellissimo Po di Maistra (il ramo più selvaggio del Po, quello che ha subito meno di tutti gli effetti deleteri dell`antropizzazione). Essa è delimitata a nord-ovest dal Po di Maistra, a sud in parte dal Po di Venezia, poi dal Po di Pila (il Po di Pila è l`ultimo ramo del Po, quello più a est e rappresenta la continuazione del Po di Venezia nei pressi dell`abitato di Cà Zuliani), a nord est dalle Lagune di Barbamarco e Busiura, che la separano dal Mare Adriatico e ad est dalla Busa di Tramontana (una delle tre diramazioni del Po di Pila). La quarta isola è "l`isola di Polesine Camerini" (a sud rispetto all`asta principale del fiume), che origina dal tratto della riva destra del Po di Venezia ubicato subito dopo l`abitato di Cà Dolfin, dove il Po di Venezia dà luogo al Po di Tolle (che si porta verso sud) ed al Po di Pila (che continua verso est). L`isola di Polesine Camerini è delimitata a nord dal Po di Pila, ad ovest dal Po di Tolle, a sud dal Po di Bastimento (un’ulteriore biforcazione del Po di Tolle), a nord est dalla Busa di Tramontana (una delle tre diramazioni del Po di Pila) ed a sud est dalla Sacca del Canarin, che la separa dal Mare Adriatico.
La quinta isola (disabitata) è "l`isola della Batteria" (a nord rispetto all`asta principale del fiume), delimitata a nord ovest dalla Busa di Tramontana (una delle tre diramazioni del Po di Pila: la Busa di Tramontana a nord, la Busa Dritta ad est e la Busa di Scirocco a sud), a sud dalla Busa Dritta ed a nord est dalla Laguna del Burcio, che la separa dal Mare Adriatico.
L`ultima isola (anche questa disabitata) è "l`isola di Scanno Boa" (a sud rispetto all`asta principale del fiume), delimitata a nord dalla Busa Dritta, ad ovest dalla Busa di Scirocco ed a sud-est dalla Laguna del Basson, che la separa dal Mare Adriatico. Vi sono altre due "isole", formate in parte da rami artificiali del Po (idrovie): l`isola di Porto Viro e l`isola di Rosolina.
"L`isola di Porto Viro" è delimitata a nord dal Po di Levante (il Po di Levante rappresenta la continuazione del Canal Bianco dopo la biconca di Volta Grimana, la chiusa che permette la comunicazione tra quest`ultimo ed il Po di Venezia), a sud dal Po di Venezia prima e dal Po di Maistra poi e ad est dalla Laguna della Vallona, che la separa dal Mare Adriatico.
"L`isola di Rosolina" origina nei pressi della località denominata Villaggio Norge, dove il Po di Levante dà luogo al Po di Brondolo (un’idrovia che mette in comunicazione il Po di Levante con l`Adige) ed è delimitata ad ovest dal Po di Brondolo, a sud dal Po di Levante, a nord dall`Adige e ad est dalle spiagge di Rosolina e di Albarella. In territorio emiliano il Delta del Po comprende soltanto la riva destra del Po di Goro e, più a sud, il Po di Volano, che in realtà è un ramo artificiale, come il Po di Levante o il Po di Brondolo. Questa precisazione sui confini del Delta del Po Veneto si è resa necessaria perché, molto superficialmente, alcuni autori di trattati sul Delta ricomprendono con tale termine una vastissima zona di territorio non bene precisato dal punto di vista geografico; qualcuno addirittura crede contempli anche la pineta di Ravenna, le Valli di Comacchio, la foce del Reno e la Sacca di Goro. Tutti questi ambienti hanno sicuramente molto in comune con l`habitat deltizio in senso stretto e con le zone umide ad esso associate; comunque, il Delta del Po Veneto è cosa diversa da quello dell`Emilia Romagna ed è degli aspetti venatori peculiari del primo che si occupa questo lavoro. Maggiori informazioni in
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