IL MIO BLOG
"Questo diario è il mio kif, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni." . (Anais Nin)
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
(F. Pessoa)
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Post n°988 pubblicato il 21 Novembre 2009 da Writer_lady
Pungente nostalgia. Dolore di un ritorno impossibile, per ora, a ciò che non si è avuto, non si è stretto, neppure posseduto. Un inseguirsi fra stanze disuguali di un labirinto di ritmi in regioni sincopate, mai neppure sognate. Sì, però, cercate. Un “simbolo”: un medaglione spezzato. In due terre distanti, quelle dei nostri pensieri. Quelle di ieri. Che tornano ad unirsi com_baciando…si. Sottile passaggio fra ombra e luce in un passo accennato, col braccio e il piede allacciato. All’aria che non è te. Ma sa del tuo profumo. Nulla che sia lontano. Solo dischiuso, fra le linee del palmo della mano. |
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Post n°987 pubblicato il 20 Novembre 2009 da Writer_lady
... Vedi, sono certa che tu mi pensi come un dizionario. Credi di avere sotto il braccio tutte le “mie parole” dentro una copertina rigida contrassegnata con la dicitura Ultima edizione: “basta aprire e leggere”, sostieni. De_fin(i)zioni. Grassettate in neretto e a pagina tal dei tali, in ordine e in colonna. Peccato però che poi il “mio senso” ogni volta dipenda dal contesto. Dagli incontri. Dal caso. E un po’ dal cuore. Si è tutti per lo più nelle zone criptiche delle abbreviazioni, fra le eccezioni alla norma d’uso e tra le polisemie sibilline di una lingua inevitabilmente in fieri. Sfingi persino alle nostre nudità disciolte. Processi magmatici fra incrostazioni provvisorie. Quelle che un giorno di noi chiameranno memorie. |
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Post n°986 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Writer_lady
Svegliarsi è un'impresa. Attivare le sinapsi per forza d'inerzia secondo i "devo" e i "quando" e tirar giù dal letto il piede con direzione "senso". Ma addormentarsi forse lo è di più. Perché il sogno -no scusate volevo dire il sonno- tanto è ambito quanto diventa un percorso ad ostacoli, di pensieri inframmezzati ad immagini senza perché. Apparente_mente. Spiagge deserti e bicchieri vuoti che si cercano fra mozziconi spenti. Guaiti come fossero serenate al vento. Lamenti studiati a tavolino, in realtà, per raccontarsi fra commozioni e assolvimenti sociali, come se piangere servisse ad allearsi. Ho visto pure le mie lagrime indurirsi ultimamente. Sono diventata refrattaria al mio moraleggiare piatto su cosa si dovrebbe nel mondo di utopia cui poi però non appartengo. E mi rigiro nel letto sempre più ostile alla vetrina colorata sparsa di luci intemittenti dal sapore zuccheroso di Natale. O voglia di gridare. In modo cattivo. Senza acqua santa e confessorio. Come un battitacco capriccioso di bambina che fa volare la minestra al refettorio... Riprendere a giocare solo dopo aver potuto urlare. |
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Post n°985 pubblicato il 18 Novembre 2009 da Writer_lady
-Profffff….fa anche lei i problemi con noi, oggi? -E che sarà mai, su? Fatemi vedere!!! Gli studenti di IIIB mi passano il foglietto. Giorno di Olimpiadi della matematica. Dovrei stare a sorvegliare e punto! Leggo: “Carla si è dimenticata la password di accensione del suo nuovissimo computer! Si ricorda solo che è una sequenza di 4 vocali, non necessariamente distinte, di cui 2 maiuscole e 2 minuscole. Quante password diverse deve provare al massimo per accendere il computer?”
Mumble. Calcolo combinatorio... Mumble. Ma sono solo io che, presa dal panico, tornerei al punto vendita e cambierei computer? |
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Post n°984 pubblicato il 15 Novembre 2009 da Writer_lady
... Sai…l’abbraccio l’ho avuto. E caldo e forte. Come la cioccolata densa e scura corretta dalla morbidezza infiocchettata di una panna condivisa in un locale affollato, a metà Novembre, fra gente frettolosa in cerca di dolcezze da pasticceria. Lorenzo parlava e rideva. Entusiasta del caos di una Domenica un po’ fuori della monotonia autunnale. Nina pure scherzava. Io interrompevo con più domande di quanto lei potesse fronteggiare. E poi tacevo. Un silenzio che m’imbarazzava. E che ritmavo io, pensa che sciocca! Io sono un’orsa e do zampate scoordinate, manifestando poco di quello che mi ribolle dentro. C’era questa bell’anima davanti a me, sorridente e con il suo entusiasmo gioioso. Col suo viola impavido a spezzare ogni grigiore. E la sua voce che racconta l’amicizia come dono che soddisfa ogni sete. Ci siamo incontrate. Sì. Perché arriva il momento in cui le parole che pure tutti amiamo finiscono per dirti solo una parte della storia. L’altra la devi completare tu anche incastrando il tacco nei sampietrini o facendo rotolare la macchina fotografica per emozione. Io mi sentivo inadeguata. Mi capita sempre. Diciamo che sono paure che mi trascino dietro da una vita. E Nina mi ha detto che no, vado bene così. Che si capisce che sono agitata e non fredda. Che strano … sentire tanto e poi bloccarsi sulla soglia. Stare fermi per paura di sciupare. Ringraziare solo quando l’altro è sul treno e sono più le frasi che avresti voluto dire di quelle che sei riuscita a liberare dalla rete dei tuoi "chissà se posso, se devo, se non penserà...". Che strano questo interruttore che si chiama impaccio. Un boomerang su se stessi. Ho una scorza che sembra scontante freddezza e invece è paura. Ma Nina no. Nina l’ha piegata come il fuoco fa con il metallo, con il suo mondo colorato di lagrime travestite da risate. E ora sono a casa che mi stringo al petto mio figlio mentre mi ripete con il suo trillo quello che la mia voce si è detta in silenzio tutto il tempo: “Ninetta è simpatica, mamma … proprio l’amica giusta per te!” |
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Post n°983 pubblicato il 15 Novembre 2009 da Writer_lady
Per tutti presto o tardi viene il giorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo più a staccarlo dal selciato. (Italo Calvino, Le città invisibili)
Si vive in volo per lo più. Ma ogni tanto si raspa la terra e si è costretti a guardare. Zone d’ombra. In sé. Ognuno ce l’ha. Ma sa come occultarle. E’ come quando mi arriva la signora delle pulizie e so che sto pagandola perché lei faccia il lavoro “sporco”, almeno in parte, cioè lo stiro che io odio più di ogni altra cosa. Sia benedetta! Ma, per rispetto a lei, infilo nei cassetti alla rinfusa la roba che di me non voglio si conosca. Il cassetto straborda, ma io forzo la chiusura. So perfettamente che prima o poi esploderà come le scatole con il pagliaccio che ridendo sfonda il coperchio e fa cucù… |
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Post n°982 pubblicato il 14 Novembre 2009 da Writer_lady
Ero una Spandau. Avrei potuto uccidere per "volare con voi" ... E altrettanto avrei "attraversato barricate" per difendervi dal ciuffo tamarro dei Duran. Eravate "oro" per me. Ma l'altra sera Tony, ad X Factor... un po' ti ho odiato. Ti ho visto appesantito e spento. E ho pensato alle ore in cui ho fatto girare il mio LP, al braccetto che si poggiavo sui tuoi acuti e alle carezze calde della tua voce mentre piangevo da adolescente. Non è il tuo corpo che è cambiato, Tony. E' che ho guardato te ed ho visto me. Quello che ero e che sono ora. Il tempo che è passato. Ed è stato un lampo accecante. Senso di perdita in una melodia. Nota che s'incrinava dentro me. |
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Post n°981 pubblicato il 13 Novembre 2009 da Writer_lady
Spogliatoio maschile:
- Ce l’ho lungo, ce l’ho duro, ce l’ho black&decker. E soprattutto ce l’ho.
Procedono a misurazione collettiva, confronto, ammiccamento con pacca sulle spalle e risata sguaiata di gruppo con eventuale gara di rutto libero.
Spogliatoio femminile:
Silenzio. Musicoterapia. Cromoterapia. Hotstones. Sauna. E osservazione a infrarossi del rotolino della vicina. Considerazione ad occhio del giro vita e del quantitativo di massa muscolare in rapporto allo strabordo ciccioide dalla calza.
Pensiero inespresso: - Ma cosa ti metti i pantacollant maculati che di leopardato hai già la cellulite!
Pensiero aggiuntivo di autorassicurazione: - Neanche se fai pesi tutto il pomeriggio ti si alzano le tette come le mie!
Saluto ad alta voce: - Cara, sei uno splendore! Bacini bacini! …‘sto metodo (ari)PI(g)L(i)ATES ti dona proprio …
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Post n°980 pubblicato il 13 Novembre 2009 da Writer_lady
C’è ancora la passione. Un po’ travestita ma c’è. Una l’ho trovata in un ragazzo venuto a parlare delle iniziative del Sermig di Torino, un gruppo che ha riattato un Arsenale e trasformato da luogo di Guerra in occasione di Pace. Una roba da “massimi sistemi” per combattere la Fame, iniziata mettendo insieme 50 centesimi a testa. O portando ognuno un mattone. Una goccia affiancata all’altra e credendoci … diventata mare. Io non sono più credente, l’ammetto. Ma, mentre lo sentivo infervorarsi davanti a 1000 studenti che magari lo prendevano in giro in cuor loro per la sua Fede e che però sono usciti silenziosamente turbati dopo il suo discorso,…ho capito che la passione non ha faziosità, colore, connotazione politica o religiosa. L’annusi e la riconosci. E non puoi non amarla, anche se appartiene a progetti diversi dai tuoi. Anche se caldeggia istanze di un altro mondo che con te sembra nulla abbia a che fare…
L’altra passione, una più piccola, personale, ma non meno nobile, l’ho riconosciuta in un vecchietto di 96 anni. Beltrame Carlo, chiamato Carlin, che ha fatto il carpentiere in Belgio per una decina di anni e poi in Italia, ma, andato in pensione, si annoiava. Così ha fabbricato con le sue mani tutto un paese in miniatura. La casa dal tetto al pianterreno. E dentro tutto: la camera con i letti e gli armadi, la cucina con la credenza, la stufa, il focolare. Rigorosamente in scala uno a dieci: la stalla, la latteria, la cantina, il mulino, l’osteria, le botteghe del fabbro, del falegname, del fornaio, la chiesa di Frisanco, con il suo campanile, il lavatoio, la fontana con l’acqua che zampilla e perfino i salami appesi sulla stanga.
Non so. Ma queste due persone mi hanno commosso. C’è gente che non blatera come me. C’è gente che costruisce cose. E parte da piccole toppe magari, da legnetti e da stoffe sfilacciate o da monetine. Poi fa un patchwork colorato mettendo insieme pezzetti di pezzettini. Cucendo tutto con l’entusiasmo di chi ha un sogno, piccolo o grande, non importa. E io so solo stare lì a guardare il fuoco degli altri che scalda e piega il metallo …
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Post n°979 pubblicato il 12 Novembre 2009 da Writer_lady
- Sposami Mimì… - Non ci penso proprio, Filume': tu sei e sarai sempre puttana… - E tu un ricco pasticciere, ma venivi da me come cliente anche tu se non sbaglio! ... ho avuto pure un figlio da te! - Chi è? - Veramente ne ho tre. - ... ma il mio qual è? - No, sono tre. Prendere o lasciare. Se vuoi il tuo, anche gli altri ti devi beccare.
Perché se ami devi prenderti tutto dell’altro, anche quello che non ti appartiene e non ammetteresti mai. Allora il mai diventa comunque e nonostante. Se ami, però, lo ribadisco. Solo che – ammettiamolo – è difficile. Di solito fai le pulci e cerchi quello che ti somiglia … Forse dunque non ami. Magari … semplicemente vuoi, così, per sfida. O per noia. Che a pensarci sono parenti strette, quasi sempre.
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Post n°978 pubblicato il 11 Novembre 2009 da Writer_lady
Relativamente al post precedente. Messaggio di una utente: - La teoria di Feuerbach del reprimere per sopportare non ti ha insegnato nulla? Risposta mia: - Io mi rifaccio alla teoria del prendere o lasciare di Ghinazzi. Utente: - Ghinazzi? Non conosco nessun filosofo con questo nome… Io: - Enzo Ghinazzi in arte Pupo. Quello dei pacchi. Lei: - Ma credi di avere a che fare con un pubblico di letterine? Una teoria prevede un ragionamento e le parole Pupo e ragionamento non possono coesistere. Io: - Quando hai scelto il pacco, puoi anche pentirti in cuor tuo, ma devi aprirlo e proseguire. Non si torna indietro. Gridi Friuli 19 e speri. Se poi perdi…puoi macerarti dentro, ma non hai modo di fare la strada a ritroso…E forse è meglio così. |
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Post n°977 pubblicato il 10 Novembre 2009 da Writer_lady
C’è una signora mia coetanea o giù di lì, di 43 anni, tal Jill Price, con la sindrome ipermestica. Ha la memoria così prodigiosa che non scorda nulla. Le hanno chiesto cosa successe il 16 agosto 1977 e non ricorda solo che morì Elvis Presley, ma che fu passata una legge sulle tasse in California. Se poi le domandi chiarimenti sul 25 maggio dell’anno successivo, rammenta che cadde un aereo a Chicago e che invece il 30 Agosto del 1978 fu la prima volta in assoluto che portò l’auto a lavare… Alcuni eventi straordinari, altri del tutto anonimi. Forse significativi per lei però. Fatto sta che ricorda tanto. Troppo. Lei cataloga in testa. Ed archivia. Non cancella. Non sa creare l’oblio. A volte però secondo me scordare aiuta. Sradica traumi o li mette al calduccio in zone latenti dove diventano innocui per un po’. E non a caso esistono beta bloccanti utili a risolvere le paure legate ad esperienze infantili che comprometterebbero il vissuto di persone con problemi cardiaci. Io sto sempre lì a rimestare fra le zone del cervello che riesumano cadaveri. Particolari disordinati e sparsi, più connessi ad esperienze negative che a gioie in verità. E tanto mi piace fare il cancro ortodosso che con le chele procede all’incontrario, quanto però vorrei cancellare certi dati e far tabula rasa di alcuni soggetti. Non sempre è indifferenza il tratto del bianchetto. In qualche caso è sopravvivenza. Perché di ricordi son fatti molti passi, ma di certi pure si muore. In parte. Dentro. Anche in silenzio.
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Post n°976 pubblicato il 09 Novembre 2009 da Writer_lady
Per mia madre è il liquorino della sera, dopo cena, sul divano. Zona di sicurezza: l’abitudine di sequenze ripetute.
Per me è la lista delle cose da fare: ore 7 sveglia dei bambini. 7 30 tutti fuori in macchina per scuola. In caso di febbre (38 e mezzo non meno!), 10 mm di tachipirina a 4 ore di distanza, non un minuto in più. La merenda alle 16 perché il range non può andare oltre le 16 e 30. Altrimenti si scivola nella “cena”. Sigh!
A leggermi da fuori mi trovo ossessivo patetico esagerata. Una di quelle persone piccine che non sanno applicare variabili al discorso. E che cercano le orme in terra per camminarci sopra.
Non so i passi: disegnateli voi e io vi seguirò.
Però succede che certe situazioni ti destabilizzino al punto che, a volte, non sai neppure se sarai capace di respirare. Entra in crisi ogni recesso dentro.
Ricordo per es. che cosa accadde quando nacque Alessandro: le infermiere zelanti ci insegnarono a mettere i pannolini ai piccoli, nella nursery. Loro li palleggiavano come fossero giocolieri. E vedevo anche le altre mamme destreggiarsi in due secondi. Invece io restavo lì a chiedermi come non far cadere il bambino mentre staccavo una stupida linguetta adesiva. Operazioni meccaniche (pulisci intorno all’ombelico il moncone del cordone e forza un po’ perché cada)…mi parevano imprese titaniche.
Ogni giorno ti senti sotto processo. E ogni giorno in cerca di assoluzione.
E allora le sequenze ti imprigionano ma, al tempo stesso, ti vengono in soccorso. Se conosco e ripeto…non potrò sbagliare. E poi pagare.
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Post n°975 pubblicato il 08 Novembre 2009 da Writer_lady
- Aspetti il pulmino anche tu? - … - Hai inghiottito una scopa che non parli? - No, è che non posso parlare con te, solo con i miei compagni della scuola privata, ha detto mamma… - Ah, è quella allora che ti ha messo la scopa! - Guarda che nella mia scuola si imparano cose serie ed affidabili! E se non capisco mi ripetono anche… - Ti ripetono perché sei scemo? - No, ho un tutor… - Allora sei ricco. - Beh...ho anche beni immobili perché i soldi svalutano… - Io di immobile ho solo mia nonna che da sei anni è sulla sedia a rotelle. Vale uguale? - No perché ha le rotelle. Mio papà però li ha investiti i denari! - Il mio non spende proprio in vestiti… - Comunque, da voi gira la droga. Lo dice il Telegiornale. Ci vorrebbero le ronde. - Noi non ci fidiamo del Telegiornale. A scuola leggiamo il giornale e lo discutiamo in classe con il Professore, per mantenere i fatti distinti dalle opinioni. - Noi invece non abbiamo questi problemi: nel mio quartiere ci sono solo le opinioni. Ma papi li chiama fatti. E a noi va bene così. |
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Post n°974 pubblicato il 06 Novembre 2009 da Writer_lady
"Quando ero piccola e ricevevo regali, le nonne, le zie, anche mia madre, dicevano che io "non davo soddisfazione". La verità era l'opposto: io sentivo un'emozione profonda perché qualcuno che non ero io stessa pensava a me, e proteggevo quest'emozione." (Valeria Parrella, Lo spazio bianco)
Ho ricevuto un regalo dentro un pacco colorato. Un’occasione di raccontare una storia diversa senza cercare sempre il male intorno. (Dio non mi ha fatto miope a caso, spero!) Una melodia da un pianista sull'oceano che sa guidare la mia nave senza mai prendere il timone, ma assecondando le note secondo il mio respiro.
Beh...dicevo...il regalo: l’ho scartato trepida, leggendo che davvero può esserci qualcuno che si prende cura di me quando non so farlo io. Quando sei piccola ci pensa mamma, magari sbagliando per carità, ma è lei a fare scelte per te, a pulirti, affettarti la carne, a svegliarti, ad aiutarti a fare i compiti. Poi cresci e ti gettano nel mondo come fosse una conquista. E un po’ diventa perdita. Tu lo senti chiaro e tondo quando cerchi qualcuno che ti capisca al volo, oltre il non detto. Quando aspiri a relazioni che ti facciano sentire importante. Che sappiano cogliere il meglio che è in te. Non sto dicendo “inventarlo”, ma, appunto invece “sottolinearlo”.
Sono stata per troppo tempo portata a dare ascolto alle mie intuizioni, ma solo a quelle che vibrassero d’allarme rosso in difesa. A tratti capita ancora. Quando si sposta l’aria e annusi l’attacco. E per respingerlo, graffi o ti ritrai. Talmente abituata a proteggere (chissà cosa poi di me…) da non capire che c’è anche chi si accosta con una mano che non chiede, ma dà. Che ti stringe e che ti scalda così, tanto per, perché sei tu e basta... Si finisce sempre per essere ingiusti con chi si presenta con un tale regalo. Se ci si costringe solo a dimostrare di dover meritare, si disimpara a ricevere. E poi si tace per stupore davanti all'inatteso. O per ignoranza forse.
D'altronde come si fa a comunicare quello che non si è ancora conosciuto? |
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Post n°973 pubblicato il 05 Novembre 2009 da Writer_lady
Se metto il tacco a spillo, la calza con la balza in merletto, passo dal parrucchiere, faccio le unghie, mi trucco e TI tolgo gli occhiali quando siamo in penombra…ho speranze? O punto tutto sulla bellezza interiore?
Per votare i racconti dei blogger Scrivolatori: http://blog.libero.it/elliyWriter/ |
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Post n°972 pubblicato il 05 Novembre 2009 da Writer_lady
"Sto aspettando che mia figlia nasca, o che muoia, non lo so. Ma non posso dire in giro che mia figlia sta morendo, allora dico che sta nascendo". (Margherita Buy ne "Lo spazio bianco") Aspettare è un denominatore comune fra morte e vita. Forse è addirittura il senso del giorno. Sempre che esista un senso. L'altro è accettare. Qualcuno dice perdonarsi. E decidere se uno spazio bianco è vuoto o ancora da riempire.
Il giorno che ho deciso di giocare con me stessa ho fatto un patto: mi sarei guardata allo specchio con occhi generosi, osservando i difetti di traverso, sotto coni d’ombra, indugiando solo sui dettagli che mi facessero comodo alla luce del sole. Ma ogni volta, di notte, la prospettiva si rovesciava e un sonno inquieto mi stropicciava il lenzuolo costringendomi ad alzarmi. Qui l’unica tangente di cui si parli, non è una linea obliqua con cui si considera di sbieco la morale che chiamano comune come se fosse sempre quella altrui, ma la tassa che si paga con se stessi. Ho sparato pallonetti e fatto punto sempre quando ho colpito me dall’altra parte del campo. So dove sono le zone da attaccare e non ho l’indulgenza che userei con l’avversario, che che questi ne pensi. Perciò, quando osservo le ferite, mi chiedo sempre se a graffiarmi siano state prima le unghie altrui o le mie. |
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Post n°971 pubblicato il 04 Novembre 2009 da Writer_lady
"Ha riso: l'hanno accusato di prendere in giro il regime e l'hanno picchiato. (Ebrahim Nabavi) Si costruiscono lentamente castelli di carta e un fiato estemporaneo li abbatte. Non ho mai capito perché un soffio abbia più potere di un lavoro paziente. |
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Post n°970 pubblicato il 03 Novembre 2009 da Writer_lady
Lui percorreva la spiaggia con uguale andatura. Sotto il sole una bella donna spoglia. Un seno turgido, ben disegnato, bronzeo o forse ambrato. Pensò di perdere lo sguardo nel vuoto per non darle noia. Ma, camminando, si chiese se quel suo ignorare non rinfocolasse l’idea che la nudità sia peccato. Tornò allora sui suoi passi e cercò la linea fra acqua, cielo e mammella. L’occhio si beava della curva fra azzurro e azzurro. Linea carnale fra respiro e mare. Eppure trovò che non fosse giusto equiparare una donna alla natura, confonderne i tratti con la sabbia. Svilirla al paragone con le cose. E ancora rifece il percorso per gettare uno sguardo attento esclusivamente sul seno, per lui cuore del mondo in quel momento. Voleva si sentisse una regina. Si avvicinò e osservò il capezzolo indurirsi. Si accostò per sublimarlo con la pupilla in esso concentrata.
E lei sbuffò, infastidita, pensando fosse un guardone. Prese l’asciugamano, l’apostrofò crucciata e si coprì.
Perché a volte, nel muoverci, anche solo per rispetto, sortiamo effetti inaspettati. Imprevisti. E totalmente estranei all’intenzione. |
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Post n°969 pubblicato il 03 Novembre 2009 da Writer_lady
Donna che eri angelicata. Passava Beatrice “d’umiltà vestita” e l’uomo al suo saluto si salvava! Donna che eri “madonna”…signora, padrona di un vassallo disposto ad ogni cosa per omaggiarti. Oggetto di malelingue ma anche di fedeltà incondizionata. Provata. Donna che eri un po’ Francesca. Passione carnale. Travolgente turbinio di sensi. Galeotta tu stessa con un bacio. Donna che eri Becchina per il suo Cecco e con la “taverna e il dado” costituivi un terzetto di divertimento mondano. Donna che eri subordinata. Sotto la “mano” del maschio, padre o marito che fosse. E non potevi che amare di nascosto come Lisabetta da Messina. Donna che poi diventasti locandiera e ti gestivi leggera, civettando o rintuzzando le profferte come Casanova in gonnella. Donna che eri bella. Una Lucia ancora radiosa come sposa. Devota alla Provvidenza. Una Eleonora Duse musa per il Vate e la Nemica seduttrice.
Donna che sei emancipata…ormai economicamente. Che afferri il portafoglio e paghi di tasca tua ogni scelta. Fino all’ultima moneta delle conseguenze. Ma che sei emarginata dal letto perché – dicono – non sei più stimolante. Non più femminile. Non più accomodante. Il fenomeno della ricerca di un sesso alternativo “mordi e fuggi”, che si parli di trans o di virtualità, è il sintomo di un cambiamento culturale? Di una acquisizione da un lato che è perdita dall’altro? O del fatto che la donna è comunque solo la periferia di un centro che non sarà mai suo?
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E' molto, molto difficile mettere d'accordo cuore e cervello… Pensa che, nel mio caso, non si rivolgono nemmeno la parola.
(da "Crimini e misfatti" di W. Allen)
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