IL MIO BLOG
"Questo diario è il mio kif, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni." . (Anais Nin)
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
(F. Pessoa)
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Post n°1042 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da Writer_lady
Nato da parto eutocico, il soggetto appare in pessime condizioni generali, causa l’età avanzata, (circa 1050 anni). Reattività ai forestierismi (specie anglofoni) nei limiti inferiori della norma. Riflessi presenti, normovivaci. Cheratosi puntiforme all’altezza del multietnico dei LEGAmenti al superiore destro. Si sono evidenziati disturbi di tipo neurotico ansioso-depressivo carico di espressioni tipo flashato, scrostati!, sgamare, gaggio. Non chiara l’accentazione all’altezza del grave o dell’acuto. Nè e perchè diffusi, per assunzione incontrollata di Tè … Si consiglia peeling immediato nelle zone di “ingegnieri” troppo seborroiche con la “i” e di“coscenza” eccessivamente secche senza “i”. Congiuntivo scomparso. Anzi pure trapassato. Per ogni evenienza, una dose al dì di sclerare che fa figo ed è mitico o quant'altro. Si prescrive una cura puntiLLiosa di ortograFFia! |
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Post n°1041 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da Writer_lady
Restituirsi in una ciotola di vetro quando le ceneri appena smosse da un alito imprevisto ridisegnano nostro malgrado nuove storie. Ti sorprende sempre la tenda che separa il giorno dalla notte se l'ascolti senza più paura di sentirti. A volte si spegne un attimo il polso in una larva di parole incompiute: poi si schiude il pensiero cercando una luce contro cui in un battito felice morire.
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Post n°1040 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da Writer_lady
Quando la Littizzetto da Fazio ha chiesto “ma se quello che usa Tantum verde di cognome fa Boccasana, come fa di cognome la ragazza che usa Tantum rosa?” ... mi sono limitata a una bella risata di pancia. Noi donne in pubblicità facciamo la ruota in quei giorni, ci buttiamo dagli aerei con i salva slip che hanno le ali, ci parte la dentiera se ci offrono le noccioline e ci acquattiamo dietro i cespugli quando non ci propinano un Imodium. Ma credevo non arrivassimo a bere un rimedio per la Candida! 30 casi di signore al Pronto Soccorso in un mese di spot? Vediamo le bustine e non leggiamo le istruzioni…? Sigh! Cmq in un paese dove ti inventano il Rosario digitale Prex a forma di Ovulo e ti assicurano “Ti accompagna ovunque e a ogni ora”… immagino cosa potrà accadere. Qualcuna lo introdurrà in vagina e durante l’amplesso snocciolerà Ave Maria ...!!! |
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Post n°1039 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da Writer_lady
«È una marmellata ottima», disse la regina.
Destino di un mondo in controluce.
D’un mondo rovesciato. In cui per capire devi scendere e non salire. In cui ciò che desideriamo sfugge come coniglio bianco con l’orologio in mano. Il tempo passa e tu ricordi solo l’affanno della corsa. Carezzevole panciotto che non si fa toccare. “E’ tardi è tardi è tardi…”
Un mondo in cui chi comanda fa le regole a croquet. Mondo di processi brevi in cui si parla di torte spartite, pardon…sparite. "No, no! - disse la Regina. - Prima la sentenza, poi il verdetto." "Ma basta con queste sciocchezze!" gridò Alice. "Quando mai si parla di pena prima del verdetto?" "Chiudi il becco!" le intimò la Regina. "Nemmeno per sogno!" osò dire Alice. "Tagliatele la testa!" urlò la Regina con quanta voce aveva. Ma nessuno si mosse.
Un mondo in cui puoi sopravvivere solo se fai il Cappellaio matto. Se bevi il the, stai fermo sulle 6 e non rispondi mai alle domande. Lui continua: 'Che differenza c'è tra un corvo e uno scrittoio?' e gli altri sorseggiano distratti. Senza neppure più chiedersi “perché”.
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Post n°1038 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da Writer_lady
Mi ricordo una bambina col grembiule bianco e il fiocco azzurro. Un pezzo di pizza al taglio e poi la Standa. Credevo fosse il paese dei balocchi: tanti reparti e bambole da guardare. Papà e il concentrato di pomodoro da aggiungere al sugo. Tempi di magra quando correggevi i pelati con qualcosa che sembrava dar corpo ai sapori. Mamma che comprava i Tresor della Pavesi. Peccato. Stamane leggo che la “casa degli Italiani” diverrà Billa a Marzo. Sfogliando il giornale, mi è parso il gusto delle madeleine e ho fatto un salto indietro col carrello della memoria. La Standa era un paese magico, quello del desiderio per gli occhi. Il paese del “guardare e non toccare”, quello del “se fai la brava, forse”. Nel suo reparto profumeria ho celebrato la mia iniziazione al mondo del make up. Il mio primo ombretto. Lì ho fatto il primo giro sulla “scala che si muove e tu stai ferma ferma che se no ti mangia i piedi”… Le rampe coi corrimano liquirizia erano il regno dell’oltretomba (“Smettila di chiedere”) o il Paradiso (“Ora mamma ti compra…”). Buste di plastica, quando non pensavamo che si potesse riciclare. Né che si dovesse. E ora l’insegna rossa la schiodano fra clacson impazienti e trambusto di gente che passa.. Come un teatro dismesso. Un altro pezzettino che si perde nelle cose che cambiano. E avevano per me sentore di buono.
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Post n°1037 pubblicato il 03 Febbraio 2010 da Writer_lady
- Caraaaaaaaaaaaa...passami il depliant della Lidl...
Mio marito era il tipo che comprava tutte le cose in sconto. Inutili, superflue, multifunzione, tipo il Kit per stringere i bulloni delle tavole da campeggio o la sveglia digitale turbo che fa il caffé in macchina e, rovesciata, diventa calcolatrice o portachiavi! - Caraaaaaaaaaaaaa, ti faccio un regalino per San Valentino? C'è una motosega a soli 99 euro! Sorrido. Penso a me che lo avrei salutato volentieri: - Tesoooooooooooro sono tornata!!! E poi a uno zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz azionato con tanto...affetto :)))) |
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Post n°1036 pubblicato il 02 Febbraio 2010 da Writer_lady
Tre giovani ghepardi coccolano un'antilope e la lasciano viva. Niente pappa per oggi. Magari erano già sazi, direte. Perché mangiano di mattina presto di solito. Ma l'impala è corso via pressoché indisturbato.
Mi piace credere nelle storie a lieto fine. E che non ci fosse un motivo prosaico. La Natura è Haiti, ma anche queste favole. E' distruzione e pietà. Un po' come noi, temo. E ...succede che a volte le carezze arrivino da chi non avresti mai detto.
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Post n°1035 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da Writer_lady
Sherazade…si avvicinava lenta. I piedi piccoli aderenti al pavimento. Grumi di terra calda e poi pietra fredda. Prima voli in alto delle braccia. Poi le mani intrecciate fra loro. Un lembo di seta si insinuava fra le gambe tornite in movimento, accarezzandole la pelle più segreta. Sherazade si coricò accanto al suo Signore. Lo contemplava respirare quieto. Cercò di uniformare il respiro al suo. E gli pose un dito sulle labbra schiuse nel sonno. Scosse i capelli e un’ondata di profumo di miele si confuse con l’odore di henné delle mani. Sherazade modulava il suo canto e lui non sentiva. - Non importa, sussurrò. Una nenia d’amore non ha bisogno di luce. Infilò le babbucce del suo Re. E sfiorò il broccato delle sue vesti. Alzò il collo alla luna. E stette a fissarla in silenzio. Solo si chiese: - Cosa significa davvero stare vicini? |
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Post n°1034 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da Writer_lady
Scrivo e lascio uno spazio bianco intorno alla pagina. Perché ho bisogno di glossare. Di aggiungere. Faccio la correttrice di me stessa. Incornicio e poi lascio spiragli per chi voglia guardare dal buco della serratura o dall’angolo di luce del pertugio... Basterebbe un giro di chiave per chiudere la mia porta. Ma non serve se nessuno entra e tutti sono solo di passaggio. "La mia stanza è/un cortile chiuso/aperto al cielo" (Meri Gorni) |
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Post n°1033 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da Writer_lady
“Il mondo crolla, anni e anni precipitano turbinando, vite vengono distrutte. Adesso Rose sa che tutte le venture sono state annunciate da quella frase. Dobbiamo parlare.” (Catherine Dunne, In the beginning)
Non lo so cosa volessi veramente, quando chiesi perché. Quando pretesi di sentire quello che in cuor mio già sospettavo. Si ha bisogno che una voce ti spiattelli in faccia quello che due parti di te si contendono nel ring. C’è una che dice: lo sai. E l’altra che risponde: no, ti sbagli, c’è una spiegazione.
A volte arriva il Dobbiamo parlare. E ti sferra. Da quell'empasse di so, ma non so, chissà, magari, recuperabile forse. Pesto, sei pesto. Ma è un nuovo possibile inizio.
Altrimenti è uno stillicidio che ti svena. Un aggirarsi in risucchi che vorticano come l’acqua depressa. E l’acqua sei tu.
Io lo capisco chi impazzisce per un silenzio che è una corda tesa e poi negata.. |
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Post n°1032 pubblicato il 27 Gennaio 2010 da Writer_lady
Siamo scesi dal treno. Sudore, arsura. E puzzo. Mi ricordo solo che c’era un rubinetto con scritto “Vietato bere”. Avevamo sete, gocciava l’acqua e c’era scritto Verboten. Ci hanno intimato “toglietevi le scarpe”. Un tedesco era lì che fumava, sulla porta. Faceva freddo, ma lui la lasciava aperta. Vento gelido, noi spogli e le scarpe via. Poi le hanno spazzate via, le scarpe. E ci hanno infilato sotto la doccia. Era calda e si pensava tutti “allora non ci ammazzano! Se ci fanno lavare vuol dire che non ci ammazzano”. Quando siamo usciti ci hanno fatto correre nella baracca dall’altra parte. Ed eravamo nudi. Prima bollente l’acqua poi solo neve. I volti tutti uguali. Uno lo specchio dell’altro. Sbigottimento. No, confusione. No. Smarrimento. Quando non sai e non capisci. Ti muovi e basta.
Nessuna foto, orologio, nessun fazzoletto che fosse tuo.
Che giorno era? Domenica?
Se non hai nulla, se ti tolgono tutti gli oggetti del tuo passato, anelli scarpe, quello che ha segnato il tuo vissuto…se ti tolgono il nome…se sei un numero…stampato sul braccio…che uomo sei più? Non è questione di cose. Non è questione di scarpe. E’ che quelle sono le orme mie. Quello che ho camminato io.
Che giorno è questo? Lunedì?
Sto cercando i versi di Ulisse nella mia memoria. “Fatti non foste a viver come bruti…” Se solo mi ricordassi come continuano… “Ma per seguir vertute e canoscenza”. Sì…”canoscenza” diceva… Me lo ricordo. Forse. Perché l’ho sempre rimato in testa con “coscienza”…
“Fatti non foste…”.
Che giorno è questo? ....
(liberamente tratto da Levi, una mia "rilettura"... un omaggio a chi ha gridato senza gridare, a chi ha maledetto solo per rammentare, a chi è morto per esser sopravvissuto) |
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Post n°1031 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da Writer_lady
Leggo che Grillo ha tenuto una lezione ad Oxford. E che ha avvertito gli Inglesi che non è bene imparare da noi, perché l’Italia sarebbe come un virus che contagia con il suo marciume. “State attenti a noi italiani. Abbiamo inventato le banche, Mussolini, il fascismo. Abbiamo inventato il debito. Da noi la mafia è cambiata: è stata corrotta dalla politica. Il giudice Carnevale? Me l’ha consigliato Totò Riina” Lui cerca la soluzione nella Rete. Funzionerebbe per i tam tam e le liste civiche. Il Web come panacea.
Ora, spero di non essere fraintesa, sono assolutamente d’accordo sul fatto che non siamo un gran Paese. Anzi siamo piccini piccini. Ma ha senso mortificare la nostra immagine convincendo gli altri che hanno ragione a pensarci come fossimo tutti camorristi? Certe volte gli altri ci vedono in un modo che ci assomiglia solo in parte e noi finiamo per crederci al punto da trasformarci in quello che è il loro ritratto. Quanto a Internet come la soluzione di ogni male, beh...secondo me possibilità di comunicare non significa necessariamente comunicare davvero. E sottoscrivere da queste parti non sempre significa aver letto. La Rete è un'occasione, ma non voglio credere che si scambi l'informazione con alcune news appena sfiorate, spesso, con un click affrettato! Perché in certi casi avviene il contrario, cioè che una cosa tropo detta è come se non fosse stata detta mai... |
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Post n°1030 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da Writer_lady
Mercoledì tocca alla dublinese Catherine Dunne e al suo At a time like this. Speriamo piaccia al mio uditorio. E’ un romanzo su quattro donne i cui vissuti s’intrecciano per 25 anni. Si direbbero amiche. Di fatto però ognuna mantiene sempre una stanza segreta anche con chi è più complice fra le altre. Non si denuda mai del tutto. Ecco, mi chiedevo…perché…? Non voglio per carità generalizzare, ma se penso ai miei rapporti con le colleghe, uff, mi accorgo che con loro per es. è tutto uno strano gioco a parlar per metafore. Spostiamo il cuore del discorso su esempi che finiscono per deviare sempre un po’ dal percorso. Come chi getta il sasso e fa cerchi sempre più grandi in acqua. E il sasso intanto va a fondo. Si allude molto, non si dice mai tutto però. Cos’è? Un modo per mantenere un margine di fuga? Un modo per colpire senza ferire? Per affermare ed eventualmente correggere? C’entra il fatto che quando ti senti giù non puoi vedere un’altra donna che consegue un successo perché sottolinea il tuo fallimento? E hai bisogno di far gruppo con un’altra per riportare la vincente a un livello in cui sia possibile il confronto? C’entra sempre questo bastardissimo bisogno di confronto? O quello di rassicurazione? |
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Post n°1029 pubblicato il 24 Gennaio 2010 da Writer_lady
Il mio letto è ritornato vuoto. Tu cresci e io mi riapproprio delle mie lenzuola. Ora hai il tuo piumone, il tuo cuscino, uno spazio completamente tuo. Io non devo più contendere la zona franca ai tuoi piedi. E non devo scontrarmi con il tuo fiato caldo la mattina. Ti mettevi di traverso occupando tutte due le piazze e io in un punto imprecisato del bordo, come lì lì per cadere, rannicchiata senza più coperta.
Ora attorciglio la stoffa nascondendo le braccia nude sotto un guanciale fresco di bucato.
… su a dormire da solo che ormai sei un ometto!
Basta protezione adesso, mamma.! Hai risposto. Già. Chi protegge chi? Vuoi dirmi che hai scoperto che l’abbraccio, in fondo, lo volevo io? |
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Post n°1028 pubblicato il 23 Gennaio 2010 da Writer_lady
... Quando ti fermerai nella mia casa, spero potrai trovarci una Penelope composta al suo telaio in attesa.
Con un gomitolo in testa che, sfaldandosi, sgomberi le casse dei pensieri usati e trovi il capo dei suoi intrecci impacciati. O un filo nel cuore che maglia a maglia risolva i suoi perché magari mettendoli da parte.
Per il momento, è solo una Didone inquieta che risponde con un ritmo spezzato fra le mani e il sole che è sempre troppo o troppo poco. |
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Post n°1027 pubblicato il 22 Gennaio 2010 da Writer_lady
- Pretendi di dire al mondo intero quello che ti accade. Di dirlo a tutti? Risolve? -No, ma non capisci. E’ un’emorragia. Rotola giù senza controllo, non riesco a suturare la ferita. Lei mi ha lasciato per un altro. Lui è sposato. Perché nessuno li condanna? - Perché forse nessuno se la sente di giudicare i frammenti di una storia. Noi degli altri sappiamo solo quello che arriva dopo l’ultima stazione. L’inizio del percorso ed il perché ci si sia mossi in una certa direzione spesso restano dietro le quinte. - Io voglio giustizia. - E nominare le cose per te è ribattezzarle? Dire significa che potrai ottenere? Che potrai sovvertire? - Non lo so, so solo che non posso trattenere. Ho un groviglio che m’ingroppa la gola e si deposita in lacrima rappresa. Ho bisogno di liquefarlo in forma di parola. - Ma non la trovi questa pace ... - Io cerco un volto su cui poggiare le mie domande. - O uno specchio che ti dia le tue risposte? |
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Post n°1026 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da Writer_lady
Nel Medioevo c’erano le Corporazioni. E chi avesse bottega si circondava di ragazzi da addestrare. In un grande edificio-laboratorio, l’allievo, disciplinato da regolare contratto stipulato davanti al notaio, imparava l’Arte. Poteva aver paga o no, ma erano assicurati vitto e alloggio purché mescolasse i colori e disciplinasse il disegno. Da quattro anni a tredici nella scuola dell’abaco a “far di conto”.
Ritorno all’epoca di mezzo. Via a 15 anni, a lavorare!
Mantenere i ragazzi allo studio costa. Cercare di recuperare la dispersione scolastica investendo nella cultura pure. E poi non è bene avviare a pensare!
La Scuola (il Liceo) diventa sempre più nell’immaginario collettivo un demone lontano dalla Realtà, che ritarda l’ingresso nel mondo delle api operaie e mortifica l’individuo nello studio di ciò che non “fa guadagnare”. Oppure diventa bottega (i Tecnici) funzionaria all’utile. Che è il nuovo valore di riferimento.
Siamo tornati al telaio e alla forza lavoro. All’Inghilterra di Dickens e dell’adolescente che non ha diritto di giocare, di attraversare i dubbi, di amare, di piangere, di aver paura. Di chiedersi “perché”.
Non c’è tempo. Bisogna accelerare. Correre. Fare. O dimostrare di muoversi per poi restare.
Sono triste. Non ho mai pensato che il sapere dovesse SERVIRE. SERVIRE significa essere schiavo. E il sapere invece RENDE LIBERI.
Sarà per questo che oggi…non conviene. |
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Post n°1025 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da Writer_lady
Non fronda verde, ma di color fosco; Scusami Davide, dai facciamo pace. E’ che mentre spiegavo l’Inferno, tu stavi abbattuto sul banco e mi è sembrato che ci soffiassi sopra un “Dio che noia!”- Mi hai risposto – ma … non avevo gli occhi chiusi però! E mi sono arrabbiata perché pareva un “si accontenti, prof.!”. Deve essermi scattata la ciribiricoccola. Devo aver ripensato a tutti quelli che mi dicono “fattelo bastare…”, qualunque cosa intendo… Gli occhi si sono stretti in un silenzio che è peggio delle urla.
In quel momento di gelo muto devo aver riversato su di te tutti i peccati originali. Devo esser risalita ad Adamo e all’albero dell’Eden.
Capita che noi donne, quando si discute, riavvolgiamo indietro tutto il nostro mondo dei dissapori, in un rewind di frustrazioni che non hanno avuto risposta. L’ultimo paga pegno.
Ma tu poi sei venuto verso di me (perché, sciocca, non ho cercato io l’abbraccio?). Mi hai chiesto “scusa”. Ho sorriso porgendoti la mano.
Hai sedici anni. E piangi per un cinque in Inglese. Io che parlo della selva dei suicidi canto XIII ... Già. Che c’entra Pier della Vigna, uno sterpo che butta lagrime e sangue ... E mi domando se certe volte non sono pruno di veleno anche io. |
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Post n°1024 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da Writer_lady
"Volta la pagina e vedi Milano. Vedi Milano con tanta gente. Volta la pagina e trovi un tenente. Un tenente che salva un bambino. Volta la pagina e scopri Torino. Scopri Torino fra tanta pioggia Volta la pagina e parti per Foggia…”
Papà mi prendeva in braccio quando stavo male e percorreva tutto il corridoio della casa vecchia. Inventava filastrocche per me. Lui era la mano che guida verso il mondo.
Stavamo lì, a camminare su e giù, come nel cortile di una prigione, all’ora d’aria. Nonna in una stanza, lamentandosi, nascondeva i suoi tesori, mio fratello si acquattava nello sgabuzzino delle scope e io chiedevo il registratore a bobine, quello della magia dei suoni che ritornano come da una conchiglia di città.
Mi ricordo che mia madre intanto borbottava “la mia famiglia…medici, dottori, avvocati. E noi... E tu…solo un maestro”. Papà fumava in silenzio sul balcone guardando le finestre d’altri appartamenti. Una ruga sulla fronte. E l’occhio profondo come un buco nero.
Poi scriveva. C’era un mondo oltre il suo scrittoio col portapenne in pelle e molte possibilità sul libro che mi srotolava di parole.
Con lui ho viaggiato molto. Senza muovermi. Se non si poteva, si restava a casa. Ma lui ti raccontava le cose come fosse “Le stelle stanno a guardare” e “David Copperfield”. In bianco e nero, un canale solo. Ma a me piaceva, come se ogni volta ci fosse la mappa del tesoro e si dovesse imparare a cercare. Il trucco che ho appreso dalle sue storie è che se sei stretto in affanno, sfidarti col compagno di cordata ti fa camminare ancora un passo in più. E che c’è sempre una pagina, dopo, se la volti mettendoti in testa un mare di puntini ….
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Post n°1023 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da Writer_lady
Mercoledì devo presentare un bel libro, “La ragazza che viene dal passato” di Simone van der Vlugt. Uno di quei romanzi che non scegli, ma ti vengono incontro, un giorno, così, per caso. E’ la storia di Sabine, una donna abituata ad essere messa da parte impercettibilmente e inesorabilmente, lentamente e con cattiveria perversa da chi via via ha sentito in lei una sfida ed un pericolo. Ogni suo gesto si risolve sempre in un conato, ogni frase viene fraintesa. Ogni debolezza accentuata.
Non reagisce. Non riesce. Accumula.
Finché compie qualcosa a cui è trascinata da questo stillicidio di polvere d’umiliazione.
Chi la teme, implicitamente e deliberatamente le crea vuoto intorno. E presto anche dentro. Ma lei non sa o forse non può più ribellarsi.
Leggendo, ho ripensato a quello che sono diventata io nel tempo. Succede che all’inizio, quando percepisci uno strappo fra te e il mondo, tenti a ogni costo di rammendarlo, persino allargandolo, con movimenti e rattoppi che infieriscono sulla tua stoffa oltre che sulla ferita venutasi a creare.
Ma a un certo punto il corpo cerca una difesa, una sopravvivenza in forma di anticorpi.
Perché è vero che siamo braccia e gambe e bocca che spingono verso gli altri, ma è altrettanto vero che mente e cuore sono protetti da cassa toracica e cranio. Quello è il nucleo più vulnerabile.
Allora s’impara a guardare viaggiare le parole come frecce e a volgere il capo verso il finestrino dell’auto, cercando paesaggi quieti e indifferenti. E’ silenzio. Non remissione. Neppure rinuncia. E’ roccia che custodisce ciò che si è e a cui non si vuol rinunciare. |
"A volte, nella vita, sotto l'effetto di un'insolita emozione, si dice quel che si pensa."
Marcel Proust


E' molto, molto difficile mettere d'accordo cuore e cervello… Pensa che, nel mio caso, non si rivolgono nemmeno la parola.
(da "Crimini e misfatti" di W. Allen)
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Inviato da: Writer_lady
il 09/02/2010 alle 20:59
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il 09/02/2010 alle 19:12
Inviato da: Writer_lady
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