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Creato da archetypon il 03/08/2005

Ombre di Luce

Davanti a me fluttua un'immagine, uomo o ombra, più ombra che uomo, più immagine che ombra. (W.B. Yeats)

 

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ai confini

Post n°555 pubblicato il 27 Febbraio 2008 da archetypon
 


Carissima amica mia,

dopo aver letto la tua lettera ho capito che tra me e te c’è una importantissima differenza — per quanto il superlativo non la renda pienamente. È che mentre le mie «sofferenze» sono di una vita che vuole essere esistenza piena e completa, le tue sono le sofferenze nell’espressione massima di ogni uomo ed ogni donna: una esistenza che è chiamata a confrontarsi con la morte: la propria morte.

 Ora, per quanto tenti la comprensione di ciò che è stato (ed è) per te, e per quanto la sofferenza umana, pur da origini diverse, avvicini le persone che ne hanno ricevuti i «benefici», posso solo annotare che tu sei giunta all’essenza tragica della vita, sei arrivata ai confini di ogni vita e che ne hai riportato un dono che io, invece, non possiedo. Perciò posso solo imparare da te.

 Ma c’è di più: per quanto hai potuto, hai resistito alla morte, ne hai appreso il senso e preteso una vita più piena. E nel tuo perenne sorridere c'è la traccia di tutto questo. Il resto è silenzio.

 Tuo fedelissimo,

AM


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Commenti al Post:
lightdew
lightdew il 27/02/08 alle 09:04 via WEB
ammettere vuol dire avvicinarsi..sorriso, dew
 
MareMatta
MareMatta il 27/02/08 alle 10:54 via WEB
Se è vero che ho ricevuto un dono è quello di riconoscere i piccoli grandi doni che ogni giorno la vita mi fa. Un trillo del sole che ha scelto me per farsi sentire, uno sconosciuto che la coincidescenza ha portato ad incrociare la mia strada e che mi ha regalato il suo nome conosciuto, il profumo del mare in tempesta e il suo sorriso quando le onde si placano, l'arcobaleno che mi attraversa, il sole che accende i capelli, e un amico bellissimo al quale mi unisce un filo sottile ma forte. Un filo tessuto d'affetto.
Doni che mi rendono ogni giorno più ricca e che mi fanno splendere della bellezza in cui mi rifletto.
Ti voglio bene, mio carissimo amico. Tam
 
ilcoraggiodelcuore
ilcoraggiodelcuore il 27/02/08 alle 20:39 via WEB
....e noi tutti amiamo profondamente te per come sei.:) Nulla è a caso credo: questi fili sottilissimi ,che si tessono forti, mostrano un disegno misterioso, incredibilmente bello luminoso solore, "rosso" . Raro. Prezioso. Tutto tuo, nostro:) Grazie.
 
DONNADISTRADA
DONNADISTRADA il 28/02/08 alle 09:47 via WEB
Nel semplice significato reale la vita si contrappone alla morte, come dialetticamente si appongono due opposti.
Ma quanta compenetrazione esiste in questi due concetti? Quanta più pienezza?
Come amo la vita, se non so cosa è morte?
E come rinasco alla vita se metaforicamente non ho conosciuto la morte.
Il silenzio è attesa, è studio, è osservazione, è "molto" e a me la carissima amica sembra questo e l'ammiro perchè ho una visione simile...
 
 
indeboschi
indeboschi il 28/02/08 alle 14:40 via WEB
non ci siamo. proprio non ci siamo. confronti, superlativi, tragedie, silenzi.... siate comuni: finchè c'è vita, la morte non c'è. quando la morte arriva, la vita non c'è più. e la sofferenza, laddove presente, è destinata a finire sempre e comunque. non entro in dettagli. non complicatevi la vita....
 
solitaryarrow
solitaryarrow il 29/02/08 alle 09:56 via WEB
devo ammettere che -indeboschi- ha ragione. per quanto, con molto garbo, faccio notare che non si può chiedere a chi ha un certo clima intellettuale e padronanza di linguaggio di esprimersi in modo diverso (qui è tutto un pò "complicato"). ancorché, e ciò che sto per dire non intende vilipendere nessuno (anzi), non tutti (forse pochi, forse per loro fortuna) hanno la capacità di discernere la sottigliezza di certi argomenti, considerati i quali i lettori ne risultano ancora più confusi e indecisi, e lo scopo del consiglio è svanito. infine, "la cosa più strana della vita è la totale mancanza di accordo tra teoria e pratica di vita" (R.W. Emerson)...e ciò vale sia per scrittori sia per lettori, anzitutto se traspare una "presunta" contraddizione tra ciò che si scrive, forse per erudire, e ciò che nella pratica invece si traduce in realtà oppure si è "obbligati" a concretare. ciò è vero, ribadisco, soprattutto se è il precettore stesso in antinomia. se ne deduce che la semplicità, in tutte le sue fogge, è la cosa preferibile. un cordiale saluto.
 
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