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Creato da pierrde il 17/12/2005

Tracce di Jazz

Mondo Jazz diventa il blog del portale Tracce di Jazz . Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

IL NUOVO PORTALE DEL JAZZ

 

 

 

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APRILE E' IL MESE DEL JAZZ

 

April is Jazz Month

 

 

 

 
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IL JAZZ SU RETEDUE RSI

26 gennaio 2014 Tra jazz e nuove musiche 2012/13 – rassegna di Rete Due

Sophia Domancich “Snakes & Ladders” reg. Studio 2 RSI, 8 maggio 2013

2 febbraio 2014 Tra jazz e nuove musiche 2012/13 – rassegna di Rete Due

John Hébert’ Sounds of Love “The music of Charles Mingus” reg. Jazz in Bess, Lugano – 27 marzo 2013

9 febbraio 2014 Tra jazz e nuove musiche 2012/13 – rassegna di Rete Due Third Reel: Nicolas Masson-Roberto Pianca-Emanuele Maniscalco Reg. Teatro Foce, Lugano – 22 marzo 2013

16 febbraio 2014 Rassegna di Rete Due Tra jazz e nuove musiche 2013/14 1.parte Pierre Bensusan solo chitarra reg. Conservatorio della Svizzera italiana – 3 ottobre 2013

23 febbraio 2014 Rassegna di Rete Due Tra jazz e nuove musiche 2013/14 1.parte Trio Reijseger-Fraanje-Sylla Reg. Studio Foce, Lugano – 10 ottobre 2013

2 marzo 2014 Rassegna di Rete Due Tra jazz e nuove musiche 2013/14 1.parte Bob James & David Sanborn Quartet Reg. Teatro Cittadella, Lugano – 5 novembre 2013

9 marzo 2014 Rassegna di Rete Due Tra jazz e nuove musiche 2013/14 1.parte John O’Gallagher Trio + 1 Reg. Jazz in Bess – 12 novembre 2013

16 marzo 2014 Rassegna di Rete Due Tra jazz e nuove musiche 2013/14 1.parte Trio Kühn-Bekkas-Lopez Reg. Studio Foce, Lugano – 14 novembre 2013

23 marzo 2014 Rassegna di Rete Due Tra jazz e nuove musiche 2013/14 1.parte . Jan Garbarek Group Reg. Cinema Teatro, Chiasso – 26 novembre 2013

30 marzo 2014 Rassegna di Rete Due Tra jazz e nuove musiche 2013/14 1.parte “Jazz in Argentina” Jorge Lopez Ruiz Bronca Buenos Aires Alberto Favero Suite Trane J.L.Ruiz contrabbasso / A.Favero pianoforte Sergio Lavia voce recitante Civica Jazz Band di Milano con solisti e coro Direzione: Enrico Intra

6 aprile 2014 Estival Jazz 2013 Arturo Sandoval

13 aprile 2014 Estival Jazz 2013 Eddie Palmieri Band

20 aprile 2014 Estival Jazz 2013 "PFM in classic" con l’Orchestra della Svizzera italiana

27 aprile 2014 Estival Jazz 2013 Steve Winwood

4 maggio 2014 Estival Jazz 2013 Mike Stern & Victor Wooten Band

In diretta dal web su : 

http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue.html

 

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

 

AH-UM MILANO JAZZ FESTIVAL 2014

Post n°3451 pubblicato il 23 Aprile 2014 da pierrde

AH-UM giunge nel 2014 alla sua DODICESIMA EDIZIONE!

AH-UM ha bisogno di tutti per poter cresere, svilupparsi e mantenere il suo obiettivo originario, che è quello di dare un contributo attivo e progettuale al processo di formazione, crescita e diffusione della musica jazz e improvvisata.

È un festival che vuole rimanere indipendente nelle sue scelte, pur cercando le più varie interconnessioni con quanti si occupano di cultura musicale. I nostri motti sono: "La vita senza musica sarebbe un errore" (F. Nietzsche) e "Se vuoi essere isola devi farti amico l'oceano" (detto arabo). Abbiamo bisogno di tutti voi!

 
 
 

CHARLES MINGUS, NOGALES 22 APRILE 1922

Post n°3450 pubblicato il 22 Aprile 2014 da pierrde

 

Stasera la studentessa alta con gli occhi azzurri e i capelli biondi corti, quel tipo di faccia ossuta che gli è sempre piaciuta, sta seduta al tavolo numero quattro con le sue due amiche. Hanno fatto tutto il viaggio da White Plains per sentire Mingus e sono di ottimo umore. Quando tra un set e l'altro lui le raggiunge ridono tutti, per qualsiasi sciocchezza. Lei ha passato da poco i vent'anni, suo padre è un lattaio, studia da infermiera a Westchester, ama il jaz e si chiama Judy. Il mio ragazzo chiede se la può accompagnare a casa. Fino a Westchester!? - splendido, ma dovrà accompagnare anche Roxanne e Mary Lou, Ok?

Lei civetta e gli fa un sacco di domande impertinenti. Gli piace il suo atteggiamento gioviale. Ma lei si zittisce e ascolta con interesse quando il critico inglese si avvicina, chiedendo se può fare un'intervista.

- La prego di scusarmi, signor Mingus, vedo che lei è terribilmente occupato, ma posso farle un paio di domande per il mio giornale? Per esempio che ne pensa del jazz?
- Ascolta, amico, è tutto qui.
- No, in realtà in Inghilterra vorrebbero sapere cosa ne pensa. Due parole, la prego.
- Be'. posso dirle che ne penso stasera. Fino ad ora non credo chenessuno abbia dato niente di importante dopo Bird, tranne i suoi contemporanei che sono stati ignorati all'epoca: Monk, Max, Rollins, Bud, e altri, forse perfino io. Allora Bird suonava quella che oggi chiamano avant-garde - accoppiando settime maggiori e minori, suonando una quarta sopra o sotto le tonalità, roba del genere, e la gente diceva che strideva. Be', adesso capiscono cosa significavano quegli stridii. Tutta questa storia del free (dimenticarsi delle battute, eccetera) non è una novità. Io lo facevo già, e prima di me Duke, e prima ancora Jelly Roll. Io ho scritto What Love nel '42 e suonandola con Buddy Collette e Britt Woodman: proprio ultimamente un musicista le ha dato un'occhiata per dire che non si poteva suonare: troppo strana, troppo difficile.

 

 

 

- Come descriverebbe la musica che suona adesso?
- Una volta si usava una parola: swing. Lo swing andava in un'unica direzione, era lineare, doveva essere suonato su un ritmo evidente, e questo è chiaramente molto restrittivo. Preferisco usare il termine "percezione rotativa". Se uno percepisce l'immagine mentale di un ritmo compreso in un cerchio, è più libero di improvvisare. La gente era abituata a pensare che le note dovessero cadere al centro del ritmo, nella battuta a intervalli metronomici, mentre tre o quattro suonatori della ritmica accentuavano lo stesso tempo. Questa è musica da parata o da ballo. Ma immagini un cerchio che circonda ogni tempo: ognuno può suonare le sue note dove vuole dentro quel cerchio e questo gli dà la sensazione di avere più spazio. Le note cadono dovunque nel cerchio, ma il feeling originale del tempo non è cambiato. Se qualcuno del gruppo si trova sbilanciato, qualcun altro ricade sul tempo. Il tempo è dentro di te. Quando suoni con musicisti che la pensano così puoi fare qualsiasi cosa. Chiunque può fermarsi e lasciare che gli altri vadano avanti. Si chiama passeggiare. Ai vecchi tempi quando ci trovavamo dei suonatori arroganti sul palco lo facevamo: semplicemente smettevamo di suonare e il cattivo musicista finiva a gambe all'aria.

- E che mi dice della forma estesa alla Mingus?
- Sono anni che uso la forma estesa e gli accordi prolungati, e non sono stato certo il primo a farlo. Mi sono ispirato alla musica spagnola e araba. E si può fare ancora di più con i pedali: note sostenute sotto un'armonia che cambia, ma sopra queste note si possono cambiare le tonalità in modo da avere ogni genere di effetti.

Il mio ragazzo appoggiò il piede contro quello di Judy sotto il tavolo.

- E' tutto? - chiese all'inglese.
- Che ne dice del jazz inglese? Ce l'abbiamo il feeling?
- Se parla di tecnica, di preparazione, immagino che gli inglesi siano altrettanto bravi di chiunque altro. Ma che bisogno avete di suonare jazz? E' la tradizione del nero americano, è la sua musica. I bianchi non hanno diritto di suonarla, è musica popolare nera. Quando studiavo il basso con Rheinshagen, lui mi insegnava a suonare la musica classica. Mi diceva che ero vicino, ma che non ci sarei mai arrivato. Così alla lezione successiva portai dei dischi di Paul Robeson e di Marian Anderson chiedendogli se pensava che quegli artisti ci fossero arrivati. Disse che erano dei neri che cercavano di cantare musica a loro estranea. Mi sta bene: se la società bianca ha le sue tradizioni, che lascino le nostre a noi. Voi avete avuto i vostri Shakespeare, Marx, Freud, Einstein, Gesù Cristo e Guy Lombardo, ma noi ce ne siamo usciti con il jazz, non ve lo dimenticate; e tutta la pop music del mondo oggi deriva da quell'origine. Gli inglesi ascoltano i nostri dischi e li copiano, perché non sviluppano qualcosa per conto loro? I bianchi prendono la nostra musica e ci fanno sopra più soldi di quanti noi ne abbiamo mai fatti! Il mio amico Max Roach è stato eletto miglior batterista in molte votazioni, ma gli offrono meno della metà di quello che prende Buddy Rich per suonare negli stessi posti.Che merda è questa? I commercianti della musica sono talmente occupati a vendere quello che va per la maggiore, che stanno soffocando a morte la gallina che ha fatto per loro tutte quelle uova d'oro. Hanno ammazzato Lester e Bird e Fats Navarro, e ne ammazzeranno altri: probabilmente anche me. Io non farò mai i soldi, anzi pagherò sempre di persona perché apro la bocca per sputtanare gli agenti e gli imbroglioni. ed è quello che ho voglia di dire stasera!

Il mio ragazzo si alza e sta pensando: perché mi sono cacciato in questa situazione? Non gli piace parlare di argomenti seri quando sta lavorando, interrompe l'atmosfera naturale che dovrebbe continuare a fluire oltre gli intervalli. Perciò torna sulla pedana arrabbiato, annuncia il primo pezzo Hellview of Bellevue e parte su un tempo furibondo. I musicisti reagiscono con una grande esplosione di energia, i fiati scorrono per frasi incredibilmente frenetiche arrampicandosi su e giù per le ottave, agganciati a finali scoppiettanti. E' un set da pazzi.

 

Una nota doverosa: Mingus, nel corso dell'intera narrazione, come se esistesse una dissociazione tra chi scrive e il protagonista del racconto (così non è trattandosi di un'autobiografia), parla di sé usando il termine il mio ragazzo.

» brano tratto da Peggio di un bastardo di Charles Mingus - Ed. Marcos y Marcos

Fonte: http://www.kalporz.com/stalla/mingus2.htm

Foto dal sito della casa discografica Rhino Records :

http://www.rhino.com/article/happy-birthday-charles-mingus

 
 
 

PAUL BLEY - PLAY BLUE (E.C.M.) 2014

Post n°3449 pubblicato il 22 Aprile 2014 da pierrde
 

Stringente nei toni, assolutamente lontano da clichè e manierismi, l'universo sonoro di Bley è carico di sostanza e immune da dimostrazioni di virtuosismo o ricerca di facile emotività. In questo Play Blue forse i due brani più rappresentativi ed incisivi sono proprio "Flame" e "Longer", sostanzialmente due ballate in cui riluce il lirismo coinciso ed efficace, il tocco preciso e l'efficacia nel creare una palpabile tensione alternando staccato e legato.

Leggi la recensione completa su: 

http://www.traccedijazz.it/index.php/recensioni/26-recensioni-discografiche/338-paul-bley-play-blue

 
 
 

CAMBIARE MUSICA....

Post n°3448 pubblicato il 22 Aprile 2014 da pierrde

 

Il vostro corpo è l'arpa dell'anima e sta a voi trarne dolce musica oppure suoni confusi.

Khalil Gibran

 
 
 

RECORD STORE E INFLAZIONE DISCOGRAFICA

Post n°3447 pubblicato il 19 Aprile 2014 da pierrde

 

Un tempo la registrazione di un microsolco era il coronamento di un lungo cammino di apprendimento e maturazione sul campo. Oggi è poco più che un biglietto da visita alla portata di qualsiasi musicista, dilettanti e amatori compresi.

Troppi gli album in circolazione, tra l'altro di difficoltosa remuneratività per chi li produce e di  difficile reperibilità per la chiusura a getto continuo dei pochi negozi di dischi che ancora e coraggiosamente si occupano di jazz (a proposito, oggi è il Record Store Day, un piccolo acquisto è d'obbligo...).

Ancora più impegnativo è poi l'ascolto per chi come noi cerca di dare un quadro significativo delle proposte contemporanee, pressati da una mole di offerta sproporzionata sia al mercato sia, spiace dirlo,  al valore effettivo di gran parte del prodotto. 

Bisogna essere necessariamente selettivi, accettando la probabilità di relegare nel mucchio album invece meritevoli e, al contrario, dare spazio alle novità di nomi importanti che magari non hanno più niente da raccontare.

E' un paradosso dei giorni nostri: il mercato si restringe e l'offerta si amplia a dismisura. Da appassionati quali sostanzialmente siamo e rimaniamo cerchiamo di barcamenarci, un occhio al nome prestigioso un occhio al giovane emergente cercando di cogliere il valore effettivo a prescindere dal grado di popolarità dell'album che si decide di recensire e che potrebbe o meno attirare più lettori sul nostro sito.

In questo ci conforta essere liberi e indipendenti: non recensiamo a gettone e non abbiamo case discografiche che ci sponsorizzano. Tutto quello che leggete è frutto della nostra passione (che è tanta) e delle nostre conoscenze (che non bastano mai).

Buone feste a tutti i lettori del blog e del portale e arrivederci a martedi', Tracce di Jazz blog e sito infatti per i prossimi due giorni non saranno aggiornati.

 
 
 

RECORD STORE DAY

Post n°3446 pubblicato il 19 Aprile 2014 da pierrde

 

Lo speciale Record Store Day di Repubblica.it , cui si accede cliccando il link a fine post, comprende una ventina fra articoli e fotogallerie sulle iniziative speciali legate all'evento.

Per quanto mi riguarda la considero una battaglia nobile ma ormai persa. Il vinile sta vivendo una seconda giovinezza ma non è sufficiente a far riequilibreare le sorti tra un mercato in picchiata e la preponderanza del digitale, legale e sopratutto, illegale.

Vecchio discorso, più volte affrontato anche qui sul blog: gli errori delle major e le nuove tecnologie hanno definitivamente messo al tappeto i negozi, sopratutto i più piccoli, e, purtroppo, anche quelli specifici per musiche non commerciali.

Non rimane che prenderne atto. Fino a pochi anni fa per ascoltare qualche novità ero costretto a due ore di treno o di macchina per approdare da Buscemi, il miglior negozio italiano. Oggi seduto in casa con un clic posso scaricare qualsiasi cosa, legale e non, album che nella maggior parte dei casi oramai non troverei più nel negozio milanese e in nessun altro negozio italiano. 

Amen.

http://www.repubblica.it/topics/news/record_store_day_2014-81977542/

 
 
 

FESTIVAL NEWS : PINZILLACCHERE E COSE SERIE

Post n°3445 pubblicato il 18 Aprile 2014 da pierrde

Due notizie, di segno alterno, da due festival stranieri. Anche se considerare Ascona un festival straniero è piuttosto difficile, comunque la notizia (si fa per dire) è che Renzo Arbore festeggerà i suoi 77 anni con una tre giorni ad Ascona, compreso il concerto che lo vedrà protagonista insieme a Gegè Telesforo.

A proposito del quale, dando un occhio al sito, vedo che il prezzo è stato modicamente fissato a 115 franchi svizzeri. Sarei veramente curioso di vedere in faccia tutti coloro che sono disposti a sborsare una cifra simile in cambio di cotanto vero e autentico "giess"....

 

Di tutt'altro spessore, per fortuna, la notizia che giunge da Saalfelden, Austria, patria di uno dei più interessanti festival europei. Fissate le date per l'edizione 2014, 28-31 agosto, la prima chicca è la partecipazione di Henry Threadgill con il nuovo progetto Ensemble Double-up.  

Il gruppo, appositamente costituito, presenterà Old Locks and Irregular Verbs, le musiche  scritte per Threadgill da Lawrence Butch Morris, scomparso lo scorso anno.

I musicisti che compongono l'Ensemble Double-up sono Jason Moran e David Virelles al pianoforte, Curtis McDonald e Roman Filiu all'alto sax, Christopher Hoffman al cello, Jose Davila alla tuba e Craig Weinrib ai trap drums. Il prezzo, inutile dirlo, sarà meno della metà rispetto al buon Renzo, ed il "giess", ancora più inutile sottolinearlo, sarà proprio un'altra cosa....

 
 
 

ADIOS GABO

Post n°3444 pubblicato il 18 Aprile 2014 da pierrde

Aveva sentito dire che la gente non muore quando deve, ma quando vuole...

Da Il mare del tempo perduto (1961), Mondadori, 1983.

 

 
 
 

STORIA DI UN AMORE

Post n°3443 pubblicato il 18 Aprile 2014 da pierrde
 

 

«Avevi ragione: in fondo, sto cercando un compagno per un viaggio immaginario. Ma hai sbagliato nel dire che forse non ho bisogno di un compagno reale. E’ esattamente il contrario: ho bisogno di un compagno reale per il mio viaggio immaginario».

David Grossman, “Che tu sia per me il coltello”

 
 
 

DALLA BANDA DELLA MAGLIANA A PRATINO PER BRUNCH FIGHETTI

Post n°3442 pubblicato il 17 Aprile 2014 da pierrde

Un' infanzia infelice quella della Casa del Jazz, che il 21 aprile soffierà le sue prime nove candeline. Eppure è nata da una famiglia agiata, il Comune di Roma, che prima beneficò della confisca (di Villa Osio) al boss della banda della Magliana, Enrico Nicoletti ('Er secco, per gli amici di Romanzo Criminale), poi l'ha lasciata divorare dall'ingordigia cafona e crapulona di management disastrosi. Ultimo a mollare, a dicembre scorso, è stato Giampiero Rubei, patron di un tempietto gualcito per i soliti noti del jazz romano, l'Alexanderplatz, di fede destrorsa e già ideatore in gioventù dei Campi Hobbit; a lui si devono, per dire, le ultime programmazioni, salvo eccezioni, di bassissima lega e destinate a un pubblico tanto perplesso quanto di bocca buona.

Adesso, col Sindaco Marino e la sua turbinosa rivoluzione delle aziende comunali, è stata sottratta all'affido di Rubei e lasciata, per così dire, a un giudice di sorveglianza, il direttore artistico ad interim Mario De Simoni. Anche perché, nel frattempo, la piccola Casa del Jazz (ma qualcuno l'ha già ribattezzata "casta del jazz") è finita a far da costola all'Azienda Speciale Palaexpo, che sempre Marino ha affidato a Franco Bernabè (quando si dice "basta alle porte girevoli per i manager"), che sta ancora finendo di contare i 6,6 milioni di buonuscita da Telecom.

Anche lo spazio mozzafiato dedicato nove anni fa al jazz (dall'allora sindaco Veltroni) fa parte dei rigori mancati e a porta vuota della Città eterna e dannata. Adesso, resta in attesa di autore come i personaggi pirandelliani e di un mecenate danaroso che, stile Eataly (l'Air terminal fatto e abbandonato dopo i mondiali di Italia '90), la faccia finalmente vivere.

Un parco immenso a ridosso della zona archeologica di Roma, un auditorium costruito con intelligenza e competenza, acustica eccelsa, spazio per biblioteche, mediateche, ristoranti, aree verdi per i bambini. Una specie di Ferrari chiavi in mano regalata, però, a un branco di dodicenni sbarbati. Basti pensare che, quando a inizio autunno, cadde un pino a causa di un nubifragio, lo spazio rimase chiuso per settimane perché il Comune non aveva giardinieri disponibili.

Oggi, il cartellone resta sguarnito e con una qualità troppo altalenante di nomi capaci di fare da traino; un sunset boulevard che pare preludere alla chiusura dell'ennesimo fiore all'occhiello di Roma, causa insipienza. E se lo spazio fosse reso effettivamente disponibile alle centinaia di ragazzi e giovani talenti impegnati nelle scuole di jazz romane (e non solo) per esibirsi e farsi conoscere 24 ore al giorno?

E invece, nessuna proposta di collaborazione e partnership con i conservatori di jazz nazionali ed internazionali, nessun protocollo bilaterale con i grandi centri di produzione culturale e musicale europei, servizi di ristorazione carissimi e propensi alla formula brunch domenicale con trombette jazz di sottofondo, un (fu) negozio di cd tra i più sguarniti, deludenti e cari d'Italia. La Casa del Jazz doveva, appunto, essere una "casa della cultura jazz", sempre aperta alle idee, alle contaminazioni, alle idee, prima di diventare - com'è oggi - l'ennesimo parchetto verde per mammine e badanti di zona.

Adesso si aspetta la nomina di un direttore artistico decente (nel senso di competente di jazz e di musica) e di una politica di gestione lungimirante che, con pochi investimenti, si decida a restituire decoro e dignità ad uno spazio d'eccellenza e a evitare l'impressione che Villa Osio sia passata dalla Banda della Magliana alla Banda della Magnana, nel senso di mangiare.

A proposito, Sindaco Marino, dove è possibile trovare un bilancio dettagliato dei costi e dei finanziamenti alla Casa del jazz, ente pubblico vigilato dal Comune?

 

Sergio Romano

http://www.huffingtonpost.it/paolo-romano/casa-del-jazz-roma_b_5159239.html?utm_hp_ref=fb&src=sp&comm_ref=false

Credo ci sia poco da aggiungere......

 
 
 

I 25 ALBUM DEL MOMENTO

Post n°3441 pubblicato il 17 Aprile 2014 da pierrde

 

    


Ted Gioia nel suo blog sul sito della Oxford University fa il punto sulle uscite discografiche del momento, consigliando l'ascolto di 25 album.

Come sempre in questi casi, in base ai gusti di ognuno, ci sono titoli dimenticati e titoli in "sovrannumero". Questi sono i primi tre, gli altri li potete leggere seguendo il link:

1. Ambrose Akinmusire – The Imagined Savior Is Far Easier To Paint

Akinmusire is one of the most talented young trumpeters on the jazz scene. This release also represents a ‘return to its roots’ for the Blue Note label, which has increasingly strayed from mainstream jazz in recent years, but shows here that it hasn’t forgotten its heritage.

2. Greg Amirault – East of the Sun

Many of the most interesting new jazz albums are self-produced or issued by small indie labels. Montreal guitarist Amirault’s new CD is a case in point. He is hardly a household name in the jazz world, but this is one of the best guitar albums released in recent months.

3. The Bad Plus – The Rite of Spring

Stravinsky has been inspiring jazz artists for decades, but this ranks among the most creative reinterpretations of his work that I’ve heard. -

See more at: http://blog.oup.com/2014/04/25-jazz-albums-ted-gioia-recommends/#sthash.3RU18JtO.dpuf

 
 
 

I VINCITORI DEL 18° JAZZ JOURNALIST AWARDS

Post n°3440 pubblicato il 17 Aprile 2014 da pierrde

Il 18° Jazz Journalist Awards per il 2014 ha stilato l'elenco dei vincitori per ogni categoria: ben poche le sorprese, come da facili pronostici ampi successi per Wayne Shorter (vincitore in 3 categorie, musicista, album e gruppo dell'anno), Maria Schneider (compositore, arrangiatore e orchestra), Cecile McLorin Salvant (miglior cantante e miglior giovane emergente), Joe Lovano (multisassofonista e tenore).  

Elenco completo cliccando qui: 

http://www.jjajazzawards.org/2014/04/2014-jja-jazz-awards-winners-music.html#more

 
 
 

A ENRICO PIERANUNZI IL BEST INTERNATIONAL PIANO PLAYER

Post n°3439 pubblicato il 16 Aprile 2014 da pierrde

Enrico Pieranunzi ha vinto il prestigioso premio Best International Piano Player agli Echo Jazz Awards. Gli Echo Awards sono i premi ufficiali dell’industria discografica tedesca, equivalente dei Grammy Awards statunitensi. Pieranunzi è stato premiato per il disco ‘Live at The Village Vanguard’, uscito nel marzo 2013 per la Cam Jazz. La premiazione avrà luogo il 22 maggio ad Amburgo.

Si tratta di un riconoscimento internazionale importante per un disco che rappresenta un evento  per il jazz non solo italiano ma internazionale: “Live at the Village Vanguard” è infatti  il primo cd mai registrato da un artista italiano nel mitico  locale a forma di diamante al 178 Seventh  Avenue  South di Manhattan dove si sono compiuti capitoli fondamentali  della storia del jazz, con le registrazioni di Sonny Rollins, Bill Evans, John Coltrane,  Keith Jarrett, Wynton Marsalis, Michel Petrucciani, Brad Mehldau, solo per citarne alcuni.

In occasione della prestigiosa vittoria, la Cam Jazz pubblicherà in esclusiva per il mercato tedesco, l’album ‘Stories’, registrato in trio con Scott Colley e Antonio Sanchez e che rappresenta una ideale continuazione del percorso iniziato con l’album ‘Permutation’.

La registrazione del “Live at the Village Vanguard” è avvenuta  nell’estate 2010, a seguito dell’invito personale  di  Lorraine Gordon, proprietaria e vedova del fondatore del club Max Gordon.  In trio con Marc Johnson al contrabbasso e con il compianto Paul Motian alla batteria, Pieranunzi  aveva selezionato per la scaletta della speciale occasione alcune  sue nuove  composizioni oltre a standard di Monk,  Konitz e Parker e una rilettura del tema de La Dolce Vita.

Enrico Pieranunzi tornerà al Village Vanguard, per la quarta volta, il 29 aprile per una settimana di concerti. Suonerà in trio con  Scott Colley al contrabbasso e Joe La Barbera alla batteria. In repertorio principalmente suoi brani originali.

 

 
 
 

SILENZIO

Post n°3438 pubblicato il 16 Aprile 2014 da pierrde
 

 

Ho bisogno di silenzio

 

come te che leggi col pensiero

 

non ad alta voce

 

il suono della mia stessa voce

 

adesso sarebbe rumore

 

non parole ma solo rumore fastidioso

 

che mi distrae dal pensare.

 

Ho bisogno di silenzio

 

esco e per strada le solite persone

 

che conoscono la mia parlantina

 

disorientate dal mio rapido buongiorno

 

chissà, forse pensano che ho fretta.

 

Invece ho solo bisogno di silenzio

 

tanto ho parlato, troppo

 

è arrivato il tempo di tacere

 

di raccogliere i pensieri

 

allegri, tristi, dolci, amari,

 

ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

 

Gli amici veri, pochi, uno?

 

sanno ascoltare anche il silenzio,

 

sanno aspettare, capire.

 

Chi di parole da me ne ha avute tante

 

e non ne vuole più,

 

ha bisogno, come me, di silenzio

 

Alda Merini

 

 

 
 
 

BASTA LA PAROLA 2

Post n°3437 pubblicato il 16 Aprile 2014 da pierrde

Quando si dice jazz oggi si pensa a musi­ci­sti, con­certi, dischi, stru­menti, ma il con­tri­buto for­nito dal modo in cui que­sta musica affronta il suono fisico influenza molte altre espe­rienze, dalla pit­tura al tea­tro, dal fumetto alla poe­sia, dalla nar­ra­tiva al cinema, dalla foto al video.

Jazz è il titolo di un grande romanzo del pre­mio Nobel Toni Mor­ri­son e prima ancora di una bella com­me­dia di Mar­cel Pagnol. Jazz è uno splen­dido libro d’arte dipinto da Henri Matisse a 78 anni sulla sedia a rotelle. Jazz è il micro­co­smo di un intel­let­tuale a 360 gradi come Boris Vian, trom­bet­ti­sta, dram­ma­turgo, cri­tico, pro­dut­tore, roman­ziere, dixie­lan­der, bop­per, can­tante, paro­liere, chan­son­nier, «jaz­z­fi­lo­sofo» nella Parigi che si libera dal nazi­smo.

Jazz è la pro­so­dia di Jack Kerouac dai sin­go­lari haiku alle pagine ruti­lanti di Sulla strada e I sot­ter­ra­nei. Jazz è una parola usata nei dischi di rock­star come Frank Zappa, Brian Ferry, John Mayall, Paul Wel­ler…

Fonte: 

http://ilmanifesto.it/basta-la-parola-venti-modi-per-dire-jazz/

 
 
 
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JAZZ E FOTOGRAFIA : HERMAN LEONARD

Una sequenza delle più celebri fotografie di Herman accompagnate dalla voce inimitabile di Ella Fitzgerald.

 

ARTE E MUSICA

 

500 Years of Female Portraits in Western Art

Music: Bach's Sarabande from Suite for Solo Cello No. 1 in G Major, BWV 1007 performed by Yo-Yo Ma

collected some paintings by Gogh ...
Enrico Pieranunzi's melancholy music ( Canto Nascosto )

Henri Matisse paintings with Miles Davis composition "Generique"

 
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