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Tracce di Jazz

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

 

QUINDI...CHARLIE...COSA POSSO DIRE ?

Post n°3586 pubblicato il 22 Luglio 2014 da pierrde

Il ricordo personale e struggente di Charlie Haden ad opera della penna di Keith Jarrett:

So...Charlie....what can I say? The bass became the bass again in your hands, after all the players who thought they were making it hipper, while they were also making it more synthetic and metallic and harsh and cold (leading to the eventual winner of the contest...the so-called electric bass). You wrapped yourself around the bass while you played; inhabited it, made love to it; and... those of us who heard you and played with you heard that. All around you were players who were more "detached" from the instrument. What must you have thought of that detachment? Actually, I know the answer, because in all the time we played together in my trio, the American Quartet, and with a string section, etc. (even when you were strung out on heavy drugs), you didn't think about anything but the music. You said it was hard for you to listen to me play with my band because you knew what notes you would have played. Other bass players didn't impress you much; what was technique if there was no heart there?

I had a tour assistant who heard "Jasmine" in a limo on the way to a gig. She was young and not familiar with jazz, but she said "You guys are so together!" and so I asked her: "What do you mean, Amy?" She said, "Well, if you played bass and Charlie played piano, you would play the same way." This was a compliment.

Once I was backstage at a jazz festival and Ornette Coleman was also there. We had never met, and by that time I had a quartet with Dewey Redman (who was a serious alcoholic) and Charlie (who was a serious drug addict) and Paul Motian, but Dewey and Charlie had both been with Ornette and then joined my group. Ornette asked me how I knew this "church music"; I had to be black. "No," I said, but church is everywhere. Then he asked me how I could keep a group together this long (ten years, at least) with Charlie and Dewey in the band; how was it possible? And I answered, "because they're the best."

In the very beginning, when I had the chance to make my first record with anybody I wanted to use, I rehearsed with another bass player, who was too busy with a different group at the time; so Charlie was my second choice (!?). I hadn't heard him very much at the time, but after the first rehearsal it never occurred to me to look for anybody else. We had an indelible connection that lasted over 40 years. After the quartet broke up, Charlie cleaned himself up and we recorded again after 30+ years.

People will always love his playing but no one will ever imitate him. He was a rare, true original. Perfect intonation, the biggest ears, the warmest, most captivating tone in the history of the jazz bass; and ALWAYS musical. And I never had a better partner on a project for his honest input and deep understanding of our intentions in choosing the tracks for "Jasmine" and "Last Dance."

Love You, Man.

KEITH JARRETT

Fonte: E.C.M. Records

 
 
 

BILANCIO IN ROSSO, SODDISFAZIONE ALL'APICE

Post n°3585 pubblicato il 21 Luglio 2014 da pierrde

MONTREUX - Il Jazz Festival di Montreux chiude la sua 48ma edizione con un bilancio finanziario in rosso, attribuito dagli organizzatori alle condizioni meteorologiche catastrofiche che hanno caratterizzato buona parte della manifestazione. Il maltempo si è fatto sentire sia a livello di affluenza che sul consumo di cibi e bevande.

Gli spettatori sono stati 210'000, contro 250'000 nel 2013, hanno indicato oggi gli organizzatori. Un calo del 10% è stato registrato nella vendita di bevande e cibi, i cui introiti rappresentano un quarto del budget complessivo del festival.

Sull'arco di 16 giorni sono stati venduti 83'000 biglietti, mentre nel 2013 ne erano stati smerciati 105'000 in 18 giorni. Le perdite saranno coperte dagli accantonamenti effettuati negli anni scorsi.

Sul piano artistico, la soddisfazione degli organizzatori è invece all'apice, grazie fra l'altro alle esibizioni di Stevie Wonder, Pharrell Williams e Outkast.

Fonte: http://www.tio.ch/News/Svizzera/801220/Montreux-Jazz-Festival-in-rosso-a-causa-della-pioggia/

Il maltempo in questa estate anomala che imperversa da settimane nelle regioni alpine sicuramente condizionerà l'esito di molti festival. A Montreux si consolano con le stelle del pop, fatto singolare fino a un certo punto.

Da una diecina di giorni sono in Campania, dove il problema meteorologico non sussiste, e leggendo i quotidiani non posso che essere impressionato dalla ricca proposta culturale in ogni ambito e in ogni località turistica: film Festival, rassegne teatrali, concerti di ogni tipo. Scendendo nel dettaglio però si vedono anche le inconguenze, proprio come a Montreux: sull'isola di Ischia troneggiano enormi manifesti murali che promuovono il festival agostano Piano & Jazz. Molti nomi, da Paolo Fresu a Michel Camilo, Danilo Rea, Hiromi.

Sui poster però compare la foto di Claudio Baglioni, autentica e misconosciuta stella del jazz italiano, che per soli 85 euro si esibirà la notte del 27 agosto. Imperdibile.

 

 
 
 

ATELIER MUSICALE AL GIRODIBOA

Post n°3584 pubblicato il 18 Luglio 2014 da pierrde

Girodiboa  sottolinea la fine dei primi vent’anni di programmazione dell'Atelier e l'inizio di un nuovo ciclo che speriamo almeno altrettanto lungo. Non è solo un titolo retorico, ma individua anche degli sviluppi nella programmazione, sempre più orientata verso i giovani e gli artisti emergenti sia sul fronte eurocolto, sia su quello jazzistico e sui progetti “trasversali”, che sempre più si legano alla contemporaneità.  Si tratta di un modo di vivere nel presente musicale che certo non rifiuta la storia, ma non la fa diventare l'unico centro motore del cartellone. L'Atelier è  infatti una delle poche stagioni di concerti italiane che si muove in questa direzione, ma è forse l'unica che lo fa in maniera radicale e, soprattutto, coniugando gli aspetti concertistici alla formazione del pubblico, all'educazione all'ascolto e al gusto attraverso strumenti adeguati al mondo in cui viviamo: programmi di sala essenziali, agili, non costruiti come lunghi saggi comprensibili solo a una parte molto ristretta del pubblico, abbinati a introduzioni altrettanto sintetiche, molto più funzionali delle semi conferenze che in passato venivano talvolta proposte prima dei concerti.

 

Il programma della XXI edizione presenta diversi appuntamenti legati alla pratica contemporanea dell’incrocio tra differenti mondi sonori, spesso, ma non solo, collegati tra loro grazie all’estetica  jazzistica. Il concerto di apertura, con l’arrangiamento originale in chiave jazz del capolavoro di Mussorgskj, è un primo, eclatante esempio, così come il duo svizzero Zisman-Beck, il cui repertorio spazia dai Beatles a Piazzolla  attraverso una performance in cui l’improvvisazione può non essere di tipo jazzistico. E un incrocio contemporaneo tra jazz,  musica euro colta ed elettronica è quello proposto da Enrico Intra con  il duo vibrafono e marimba di Dulbecco e Gusella e l’elettronica di Alessandro Melchiorre, mentre la giovane cantante Simona Severini esplora in chiave pseudo jazzistica la musica antica, del periodo barocco, senza dimenticare due autori pop contemporanei.

Cucchi e la Casoli, chitarristi di fama mondiale, guardano gli autori americani e portano nel loro mondo gli originali arrangiamenti, approvati da Corea stesso, dei Children’s Songs del pianista e compositore americano, mentre la Tankio Band di Riccardo Fassi, con un organico composto da giovani musicisti dell’area milanese, incrocia il suo jazz con il mondo di Zappa.

 

Non mancano anche gli incontri tra musicisti di differenti tendenze e nazionalità, come nel progetto dedicato a Brooklyn di Claudio Fasoli, che riunisce alcuni dei migliori esponenti del jazz americano contemporaneo per realizzare un programma di musiche originali ispirate dal celebre quartiere di New York, oppure nel concerto, pensato nel segno di una cantabilità  mediterranea, che il bassista Pierluigi Balducci propone insieme a un celebre esponente degli Oregon, a un pianista tra i più celebrati della scena europea del jazz e a un percussionista fantasioso e stilisticamente non collocabile; poi i racconti di viaggio di Bonaccorso, che toccano un vasto universo sonoro nell’asse che collega il Brasile al mediterraneo. Gli intrecci con l’elettronica e la libera improvvisazione di Riccardo Luppi con Mure Mure, il dialogo tra due giovanissime realtà del jazz italiano come Cigalini e Zanisi, che dal jazz partono per abbracciare anche le melodie pop e le radici classiche della loro formazione, completano un quadro assolutamente unico.

 

In questo articolato cartellone acquistano così un senso diverso anche i legami con la storia, a partire dall’omaggio a Monk del trio di Arrigo Cappelletti, quindi il percorso lungo tre secoli del rapporto tra musica e maschera, poi la riflessione sulla musica francese e infine il doppio sguardo al primo novecento:  da Britten-Prokofiev-Szymanoski alle pagine di Schoenberg e Webern suonate dall’ensemble di giovani della Società Internazionale di Musica Contemporanea.

 

Associazione Culturale Secondo Maggio

Programma completo su www.secondomaggio,it

 

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MEMORIES OF YOU: IL MIO RICORDO DI CHARLIE HADEN

Post n°3583 pubblicato il 14 Luglio 2014 da pierrde

Nel corso degli anni ho avuto modo di ascoltarlo in numerose occasioni e con le formazioni più diverse. Memorabile il concerto milanese con Ornette Coleman: una prima parte con il vecchio gruppo (Haden, Cherry, Redman e Blackwell) e la seconda parte con i Prime Time.
Assolutamente unici i concerti della Liberation Music Orchestra, con i temi originali ma anche con le musiche della guerra civile spagnola, del centro America, o gli inni della lotta anti-apartheid sudafricana.
Ma quello che non scorderò mai è sicuramente il primo concerto dal vivo di Charlie Haden a cui ho assistito. Era il 1978 ed ero in viaggio con alcuni amici che tra l'altro mi leggono. La meta delle nostre ferie era la Danimarca. Arrivati a Copenhagen ci imbattemmo subito in un concerto che ancora ricordo con delizioso piacere: Eddie Lockjaw Davis e Harry Sweets Edison al Tivoli. Ma il piatto forte era il giorno dopo: al Jazzhus Montmartre era in programma Old and New Dream. Il gruppo di Coleman senza Ornette. L'anno precedente era uscito l'album omonimo ed i musicisti erano in tournè in Europa. 
Due set meravigliosi e noi seduti in un tavolino in prima fila, e, tra un set e l'altro, i musicisti seduti accanto a noi a bersi un bicchiere di vino, fumare una sigaretta e parlare con chiunque volesse scambiare opinioni. Ero giovane e seguivo già da anni la musica jazz, ma quella sera, vedendo la disponibilità, la naturalezza e la semplicità di quei grandi musicisti compresi la differenza di spessore umano tra una rock star egocentrica e inarrivabile ed un jazzista americano.

Continua a leggere qui: http://www.traccedijazz.it/index.php/primo-piano/34-articoli/547-memories-of-you-il-mio-ricordo-di-charlie-haden

 
 
 

ADDIO CHARLIE

Post n°3582 pubblicato il 12 Luglio 2014 da pierrde

“Credo che la musica ci possa portare a pensare alle cose più profonde della vita”, “per trovare la bellezza in questo magnifico universo nel quale abbiamo la fortuna di abitare e per aiutarci attraverso il difficile cammino della vita. Se attraverso la mia musica sono stato in grado di portare la bellezza e la pace agli altri esseri umani, mi sento davvero benedetto. “

Foto e testo da: http://www.kindsofblue.com/beatbox/grammy-2013-charlie-haden-premio-alla-carriera/#sthash.lhwG8LXW.dpuf

 
 
 

PALETTA E SECCHIELLO

Post n°3581 pubblicato il 11 Luglio 2014 da pierrde

Scrivere quando si è al mare è esercizio di dubbia efficacia. Può darsi comunque che ci proverò....

 
 
 

MILES BIOPIC

Post n°3580 pubblicato il 11 Luglio 2014 da pierrde

Don Cheadle as Miles Davis…first image from the upcoming biopic

 
 
 

BUONUMORE

Post n°3579 pubblicato il 11 Luglio 2014 da pierrde

L'articolo tratto da Panorama sui 10 concerti jazz imperdibili ha sollevato riflessioni "profonde" su Facebook.

Eccone alcune, senza malizia e con il solo scopo di strappare un sorriso in un ambiente, quello del jazz italiano, in cui ci si prende tutti troppo sul serio:

1) Gino Paoli da giovane nonsapeva cantare, da vecchio canta jazz...

2) Keith Jarrett suonerà in una campana di vetro insonorizzata

3) Ray Gelato si è sciolto

4) Stefano Bollani sarà senza Hamilton de Holanda, sostituito dai posteggiatori di Napoli

5) Natalie Cole e Fiorella Mannoia si stanno chiedendo chi sia l'altra...

6) Mario Biondi non sa cosa pensa di lui Al Jarreau (nulla)...

7) Paolo Fresu sa con chi suona solo guardando l'agenda

8) Herbie Hancock e Wayne Shorter finito il concerto rientreranno nella cripta

9) Cassandra Wilson sta ancora litigando con se stessa

10) Enrico Rava vorrebbe andare in pensione ma non può, visto che adesso guadagna molto di più di quando era giovane

 

1) Rea suonerà da solo mentre Paoli compilerà il borderò della Siae

2)agli spettatori del concerto di Jarrett verrà fatta inghiottire preventivamente pastiglia di Ventolin

3)Ray Gelato suonerà in streaming dalla Lapponia

4) anche Bollani suonerà da solo ma imiterà il mandolino di de Holanda

5)Natalie Cole e Fiorella Mannoia sono convinte a loro insaputa di essere cantanti jazz

6)Biondi invece sa di non esserlo e Al Jarreau ancora si domanda cosa ci faccia li

7)Paolo Fresu suona le stesse cose con chiunque gli sia accanto, ecco perchè ha mille formazioni diverse

8)Herbie e Wayne sono dei monumenti, speriamo li tolgano dal freezer per tempo

9) Cassandra è una cantante jazz che si ostina a fare tutt'altro

10) Rava è in pensione da molti anni e nessuno se ne è accorto (a parte Riccardo)

 

 
 
 

I 10 CONCERTI JAZZ IMPERDIBILI DELL'ESTATE

Post n°3578 pubblicato il 10 Luglio 2014 da pierrde

Ringrazio il portale Tracce di Jazz che su Facebook segnala questa imperdibile notizia comparsa sul sito di Panorama:

Abbiamo selezionato i dieci eventi più interessanti dell’estate 2014, per soddisfare tutti i gusti degli appassionati della musica improvvisata di matrice afroamericana.

1) Gino Paoli e Danilo Rea (10 luglio, Teatro Romano di Cassino): Il decano dei cantautori genovesi Gino Paoli si esibirà insieme all’inseparabile Danilo Rea, uno dei pianisti italiani più lirici e creativi. Un sodalizio artistico, già sperimentato nei fortunati album Milestones e Un incontro in Jazz, che dà il meglio di sé nella formula solo voce e pianoforte, rendendo ancora più emozionanti classici della canzone italiana e i successi senza tempo di Paoli.

2) Keith Jarrett (11 luglio, Auditorium Parco della Musica di Roma): La parola chiave per capire la magia dei concerti in piano solo di Keith Jarrett è improvvisazione. Totale e assoluta, libera ma al tempo stesso rigorosa. “E’ il modo più profondo, in musica, per mettersi in contatto con la realtà, nel momento stesso in cui essa accade”, ha spiegato Jarrett. I suoi celebri album di piano solo, tra cui il capolavoro The Köln Concert, sono come delle polaroid che fotografano la musica nel momento stesso in cui prende vita attraverso i tasti del pianoforte.

3) Ray Gelato and The Giants (15 luglio, Orto Botanico di Cascina Rosa, Milano): Se pensate che il jazz sia qualcosa di noioso e paludato, vi ricrederete con la contagiosa energia di Ray Gelato & The Giants. Gelato, soprannominato «il padrino dello swing», è l’erede di artisti come Louis Prima e Keely Smith che, oltre a eseguire musica di grande qualità, sapevano intrattenere, divertire e far ballare il pubblico. L’ultimo suo album, in compagnia degli inseparabili The Giants, è Wonderful - The Lost Italian Songbook, caloroso omaggio ai classici italiani, riletti in chiave swing.

4) Stefano Bollani e Hamilton de Holanda (16 luglio, Cavea dell’Auditorium di Roma): Un affascinante incontro tra Italia e Brasile caratterizzerà il concerto di Stefano Bollani, pianista tra i più estrosi e amati della scena jazzistica italiana, insieme al mandolinista Hamilton de Hollanda, uno dei musicisti di maggior rilievo nella nuova generazione di interpreti e compositori della musica contemporanea brasiliana. Bollani, nelle sue performance, ama dialogare e improvvisare col pubblico, come ha dimostrato anche la spigliatezza nelle sue recenti esperienze televisive e radiofoniche. Nel momento in cui, però, appoggia le dita sul pianoforte, la teatralità lascia spazio a una tecnica straordinaria, che gli è valsa il soprannome di “piccola orchestra Bollani” per la sua capacità di moltiplicare le note.

5) Natalie Cole e Fiorella Mannoia (18 luglio, Arena Santa Giuliana di Perugia). Ha attraversato tutti i generi musicali, dal jazz al pop, ed ovunque ha ottenuto successi e riconoscimenti. Natalie Cole, figlia del grande Nat King, è una delle cantanti statunitensi più amate dal pubblico per la sua voce e per l’eleganza delle sue interpretazioni. Fiorella Mannoia mostrerà tutta la sua versatilità in Dalla, il Brasile, e un pò di Jazz, con ospiti speciali Danilo Rea al piano e Fabrizio Bosso alla tromba. Un doppio concerto da non perdere, evento tra i più interessanti di Umbria Jazz.

6) Mario Biondi e Al Jarreau (20 luglio, Arena Santa Giuliana, Perugia): Il programma recita A great vocal evening, una serata dedicata alle grande voci, quella conclusiva di Umbria Jazz. Dopo le magnifiche armonie vocali dei Take 6 nel tardo pomeriggio, la serata avrà per protagonisti Mario Biondi e Al Jarreau, che hanno recentemente unito i loro talenti nella canzone Light to the world, uno dei vertici dell’album Sun del crooner catanese. Al Jarreau non ha bisogno di presentazioni. Basti pensare che è l'unico cantante ad aver vinto tre Grammy Awards in tre diverse categorie: jazz, pop, and R&B. Mario Biondi è immediatamente riconoscibile per la sua voce calda e pastosa, affinata in tanti anni di gavetta, che ha reso inevitabili i paragoni con Barry White e Isaac Hayes.

7) Paolo Fresu Quintet (20 luglio, Piazza del Duomo di Siena) Trent'anni di carriera per il trombettista nato a Berchidda, dove il suo Festival Time in Jazz è giunto alla XXVII edizione, che coincidono con la nascita del quintetto più longevo del jazz europeo e che Fresu ha voluto celebrare anche con un nuovo album 30!. Il jazzista rende così omaggio alla formazione dei suoi esordi, punto fermo del suo variegato percorso artistico, ripercorrendo insieme ai suoi musicisti le tappe musicali che l'hanno reso uno degli artisti italiani più acclamati a livello internazionale.

8) Herbie Hancock e Wayne Shorter (26 luglio, Cavea dell’Auditorium di Roma): Più che un duo, un dream team, con due dei più grandi jazzisti viventi. Dal suo esordio solista con Takin’off nel 1963, anno in cui facevano il loro debutto su 33 giri anche i Beatles, fino al suo ultimo lavoro Image project del 2010, Herbie Hancock, uno dei più importanti e geniali innovatori della musica jazz, non ha mai smesso di sperimentare nuove soluzioni melodiche e armoniche, sfruttando al massimo le opportunità messe a disposizione dalla tecnologia. E che dire di Wayne Shorter, indimenticabile compagno di viaggio di Miles Davis in uno dei suoi periodi di maggiore creatività e membro cardine dei Weather Report, il più importante gruppo jazz-rock di sempre. Il sassofonista mantiene da cinquant’anni la sua musica personale e ricca di idee innovative, attingendo la sua ispirazione dal buddismo, dal misticismo e dalla fantascienza.

9) Cassandra Wilson (27 luglio, Gran Teatro La Fenice di Venezia): La sua voce scura, profonda, emozionante, ricca di venature blues è una delle più inconfondibili e apprezzate nel panorama jazz. Stiamo parlando della vocalist americana Cassandra Wilson, che ha pubblicato nel 2012 il suo ultimo album, l’eccellente Another country. Atmosfere notturne, riletture di pop songs superbamente riarrangiate in chiave jazz e composizioni originali, musica di classe in un concerto da non perdere.

10) Enrico Rava New Quartet (8 settembre, Cortile del Bargello, Firenze): Enrico Rava, decano del jazz italiano e primo nostro artista ad affermarsi a livello internazionale, a settantaquattro anni si rimette in gioco alla guida di un nuovo quartetto, completato da tre giovanissimi talenti: Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. Quasi un passaggio di testimone tra il grande maestro, ancora attivissimo, e i tre giovani discepoli.

Elfio su Facebook si limita sportivamente a chiedere a tutti quanti di questi concerti siano veramente imperdibili. Io, senza voler contraddire l'autore dell'articolo, elevo la mia vibrata protesta: nell'elenco manca il memorabile concerto che Ludovico Einaudi terrà il 28 luglio all'Arena di Verona.  

 
 
 

10 OTTIMI MOTIVI PER (NON) ANDARE A SENTIRE I THE ROOTS

Post n°3577 pubblicato il 09 Luglio 2014 da pierrde

Ecco qua, Umbria Jazz si avvicina e la stampa nazionale comincia ad occuparsi dell'evento. Naturalmente nella solita maniera, ovvero acriticamente, superficialmente e pronti alla ola a prescindere dai contenuti. 

Francesco Abazia su Dlso.it elenca i 10 ottimi motivi per non mancare al concerto dei Roots. Mi auguro che nello scritto ci sia anche ironia, comunque, strano a dirsi,  per me e credo anche per molti altri, i motivi elencati hanno il significato e la funzione esattamente contraria.

Il pezzo forte però è di Luca Valtorta su La Repubblica di oggi (jazz & Hip hop, nuove trasgressioni): dopo una lunga introduzione sulla prima comparsa di Charles Mingus a Umbria Jazz nel 1974 il nostro si lancia in un difficile parallelismo sulla trasgressività di allora e di quanto invece c'è nel cartellone di questa edizione.

Sostenere che Umbria Jazz 2014 sfidi le convenzioni con proposte d'avanguardia è quantomeno singolare e visionario. In effetti non saprei come classificare il Dj Ralf: tra Mingus e Sun Ra o direttamente nella spazzatura ?

Perdonate, mi sono lasciato andare per un momento, ma spero nella comprensione: ho un'età, sono un purista conservatore e sono fermamente convinto che : a) il jazz sia un'altra cosa b) Ruby sia la nipote di Mubarak

Comunque ottimo pezzo di giornalismo musicale, sostenere l'impossibile e magari crederci anche.

http://www.dlso.it/site/2014/07/08/10-ottimi-motivi-per-andare-a-sentire-i-the-roots-allumbria-jazz/

 

 

 
 
 

ENTEN ELLER - PIETAS (SPLASH) 2014

Post n°3576 pubblicato il 09 Luglio 2014 da pierrde
 

Dopo 25 anni di attività il gruppo piemontese Enten Eller, rinforzato per la seconda volta su album da Javier Girotto, mantiene la freschezza e l'originalità e porta in dote un bagaglio di conoscenza reciproca ed esperienza che permette ai cinque musicisti di viaggiare a fari spenti e di ritrovarsi comunque agli incroci prestabiliti.

Sette composizioni per poco più di un'ora di musica, temi che spesso sono poco più di un pretesto per libere improvvisazioni, soluzioni nate al momento che sembrano incastri predeterminati, un gioco di scambi e di suggerimenti reciproci.

Continua a leggere qui: 

http://www.traccedijazz.it/index.php/recensioni/26-recensioni-discografiche/532-enten-eller-pietas#comments

V  A  L  U  T  A  Z  I  O  N  E : *  *  *  *

 
 
 

E' SUCCESSO ANCORA...

Post n°3575 pubblicato il 08 Luglio 2014 da pierrde

 

Durant la première partie, Keith Jarrett a travaillé des mélodies rappelant à la mémoire Debussy, Ravel ou encore Schönberg. Puis il a abordé des sonorités plus blues et s’est investi dans des ballades douces et complexes. Il est arrivé que dans le public quelques toux se fassent entendre.

Le musicien n’en a pas été contrarié. Après l’entracte Keith Jarrett rend son jeu plus puissant, plus vif. La soirée tourne court lorsqu’un spectateur américain, placé au premier rang, tousse. Il s’adresse alors au « coupable » puis quitte la scène. Le rappel soutenu de l’auditoire l’amène à revenir. Mais Keith semble ne plus être disposé à jouer. Il s’en ira très vite après, définitivement, en expliquant : « l’improvisation demande que les conditions soient remplies pour que l’artiste puisse créer de la musique. Cet incident provoqué par un Américain et non par vous Français a tué la musique en moi. Je n’en ai plus à vous donner. C’est comme ça. ».

Leggi tutto qui: 

http://www.francemusique.fr/actu-musicale/salle-pleyel-keith-jarrett-quitte-la-scene-suite-aux-toux-d-un-spectateur-35103

 
 
 

BLUES TO SENEGAL

Post n°3574 pubblicato il 07 Luglio 2014 da pierrde

I’m highly prejudicial, but jazz doesn’t really get much better the music of Randy Weston, with all the soul and spirituality that is part and parcel of the man himself. His latest project is “The Roots Of The Blues,” an album of duets with tenor saxophonist Billy Harper who have partnered sporadically over the past 40 years. Here, they play “Blues To Senegal” from the album. Majestic stuff from two giants.

Michael Cuscuna

Randy Weston is one of jazz's most renowned and visionary pianists and composers. Over six decades' Weston has been a true innovator, crafting thoughtful works that seamlessly meld jazz and blues theory with African rhythms.

On his latest recording, The Roots Of The Blues, Weston continues his longstanding musical collaboration with saxophonist Billy Harper -- a soulful partnership that dates back to the 1974. Recorded in early 2013, the duo's record showcases inventive arrangements and improvisations and a shared love for the blues and rich global music traditions. It's another high mark for the distinguished musicians.

Hear the entire session and interview:

http://soundcheck.wnyc.org/story/randy-weston-and-billy-harper-in-studio/

 

 
 
 

THE BLUES AND THE ABSTRACT TRUTH

Post n°3573 pubblicato il 06 Luglio 2014 da pierrde

The Blues and the Abstract Truth è un album discografico del musicista jazz Oliver Nelson, registrato nel febbraio 1961 e pubblicato dall'etichetta Impulse! Records.

Alla registrazione del disco parteciparono molti famosi musicisti: Freddie Hubbard, Eric Dolphy (alla sua ultima collaborazione con Nelson dopo una serie di registrazioni per la Prestige), Bill Evans (unica collaborazione con Nelson), Paul Chambers e Roy Haynes.

Il sassofonista baritono George Barrow invece non esegue nessun assolo ma partecipa ai sottili voicing degli arraggiamenti di Nelson.

L'album è un'esplorazione delle atmosfere e strutture del blues, sebbene soltanto poche tracce sono strutturate nella forma convenzionale a 12 battute.  Dei brani presenti, Stolen Moments è sicuramente il più celebre.

Fonte: Wikipedia

 
 
 

BODY AND SOUL

Post n°3572 pubblicato il 05 Luglio 2014 da pierrde
 

Jazz per il corpo e per lo spirito

 

 

Per tutta l'estate Radio3 ripropone Body & Soul, serie di

trasmissioni andate in onda nel 2011 e dedicate al jazz. La

storia di un genere e i ritratti dei musicisti che più hanno

contribuito a delinearne la fisionomia, attraverso i

racconti di Claudio Sessa, accademico e critico musicale,

e Stefano Zenni, musicologo.
Body & Soul
Ogni sabato e domenica, dalle 14.00 alle 14.50

 

 
 
 
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Enrico Pieranunzi's melancholy music ( Canto Nascosto )

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