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Tracce di Jazz

Mondo Jazz diventa il blog del portale Tracce di Jazz . Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre č possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembč di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco č possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

 

GEMME

Post n°3795 pubblicato il 21 Novembre 2014 da pierrde

"Nel corso dell'ultimo secolo, migliaia di registrazioni di jazz hanno assunto il loro giusto posto come classici dell'American Music. Ma quasi tutte le registrazioni non ufficiali sono cadute nel dimenticatoio. Gems of Jazz si è dedicato a portare alla luce alcune di queste registrazioni dimenticate, offrendo le versioni digitali tratte da originali gomma lacca e in vinile."

Questi sono l'immagine e la didascalia programmatica che introducono all'ennesimo jazz blog che ogni tanto presento in questo mio spazio. 

Come molti bloggers anche David Dann, l'autore, cerca di differenziarsi ed occupare uno spazio vergine. Credo abbia trovato una formula notevolmente interessante.

Vi sottopongo il suo 100 post, dedicato a Charles Mingus:

"(...)questo è il nostro 100 ° post sul Gemme di Jazz.  Dal momento che si tratta di un'occasione speciale, ho pensato di pubblicare una vera e propria rarità. Non che molti degli altri post del blog non rientrino in quella categoria, ma questo è - per quanto ne so - disponibile solo qui. Tutti voi conoscete Charles Mingus. Probabilmente sapete che il suo ultimo grande quintetto è stato quello che ha compreso Jack Walrath, George Adams e Don Pullen con Dannie Richmond e il boss. Si conosce inoltre che ci sono pochissime registrazioni dal vivo di questo gruppo stellare. (...)"

Di seguito Dann racconta come e con quale mezzo sia riuscito a catturare il concerto del 7 maggio del 1975 al Jazz Workshop di Boylston Street a Boston. E naturalmente poi mette a disposizione gratuitamente la registrazione. Ecco formazione e scaletta e, sopratutto, il link dove leggere tutto e scaricare la musica:

Mingus, b; Jack Walrath, tp; George Adams, ts; Don Pullen, p; Dannie Richmond, d. Jazz Workshop, Boston, MA; May 7, 1975

1. Introduction/Nobody Knows 2. Fables of Faubus 3. Peggy's Blue Skylight 4. Noddin' Your Head Blues 5. Ornithology/Cherokee

 

http://gemsofjazz.blogspot.it/

 
 
 

MORAN E GLASPER: DAL VIVO E IN STREAMING

Post n°3794 pubblicato il 21 Novembre 2014 da pierrde

La rassegna "Aperitivo in Concerto" ha portato sul palcoscenico del Teatro Manzoni di Milano l'atteso duo pianistico texano composto da Jason Moran, 40 anni il prossimo gennaio, e Robert Glasper, più giovane di tre anni. Nonostante l'evidente diversità tra gli approcci pianistici, l'incontro tra i due ha funzionato a dovere.

Jason Moran & Robert GlasperLa formula del duo pianistico da sempre affascina il pubblico del jazz; se da un lato, infatti, ha prodotto risultati entusiasmanti (basti pensare al raffinato incontro tra il Duca e Billy Strayhorn, agli spericolati vistuosismi della coppia Hancock-Corea o alla più recente proposta colta di Brad Mehldau e Kevin Hays), dall'altra questo tipo di formazione presenta implicito un alto tasso di rischio, per l'evidente difficoltà di integrare tra loro due strumenti già di per sè completi, dal punto di vista armonico, melodico e ritmico.

Se poi i due musicisti in gioco sono profondamente diversi tra loro, come nel caso in questione, il rischio si fa ancora più elevato, e diventa fondamentale trovare un terreno d'incontro che consenta ad un connubio così difficile di concretizzare sbocchi creativi e soluzioni innovative.

Ebbene Moran e Glasper sono riusciti, nonostante qualche momento meno felice, a trovare un lodevole equilibrio tra le loro forti personalità, permettendo al suono dei due pianoforti di compenetrarsi vicendevolmente, in un continuo scambio di ruoli, proponendo peraltro un percorso articolato che partiva dallo stride piano duo di Albert Ammons e Meade Lux Lewis per arrivare attraverso Monk ed Ellington fino ai giorni nostri, con un sentito omaggio al settantacinquesimo compleanno dell'etichetta Blue Note.

Questo l'inizio della recensione del concerto milanese ad opera di Ernesto Scurati. L'intero articolo lo potete leggere qui: 

http://www.traccedijazz.it/index.php/recensioni/27-recensione-concerti/779-diversit%C3%A0-ed-equilibrio-per-moran-e-glasper

La scorsa domenica non ho potuto assistere al concerto del Manzoni ma mi sono rifatto ieri sera grazie al sito web di Artè, l'emittente televisiva, che ha trasmesso in diretta il concerto del duo Moran Glasper e poi, a seguire, un altro concerto con la "Blue Note 75 All Stars" composta dallo stesso Robert Glasper, Lionel Loueke, Ambrose Akinmusire, Derrick Hodge, Marcus Strickland e Kendrick Scott.

Personalmente spero che i concerti in diretta streaming prendano piede. Ogni volta che scendo a Milano mi sorbisco tra andata e ritorno almeno 4 ore di viaggio per un'ora e mezza di musica, e, a volte, il fine non giustifica per niente il mezzo. Naturalmente l'atmosfera di un concerto live è ben altra cosa, ma, come in questo caso, video di eccellente fattura e audio all'altezza non mi fanno rimpiangere il concerto dal vivo.

Per quanto attiene la musica invece debbo dire che il duo mi è piaciuto parecchio. Complice la durata ridotta, un'ora precisa, quelle piccole sbavature di cui parla Ernesto non si sono notate. Tutto è parso molto concentrato e ispirato: grande swing e profonda attenzione all'ascolto reciproco fanno si che una formula per niente semplice come il piano duo diventi occasione per un set profondo e divertente allo stesso tempo. Brevi e illuminanti gli spazi solistici: Glasper più incline al lirismo e Moran alla percussività, entrambi ispirati interpreti di linee che discendono dai grandi del pianoforte afro-americano: Peterson/Hancock per Glasper, Ellington/Monk per Moran. 

Tra i brani, spesso miscelati tra di loro, ho riconosciuto l'iniziale Boogie Woogie Stomp e un Maiden Voyage trasmutato in Think of One.

Scoppiettante anche se più prevedibile il concerto delle Blue Note 75 All Stars che comunque merita ampiamente la visione.

Al seguente link si può rivedere sia la serata con Gregory Porter che i concerti di ieri sera:

http://concert.arte.tv/fr/blue-note-festival-live-du-20-novembre-2014

 

 
 
 

I 60 ANNI DI JAZZ MAGAZINE

Post n°3793 pubblicato il 21 Novembre 2014 da pierrde

A giorni in uscita lo speciale numero doppio dicembre-gennaio della storica rivista francese che compie 60 anni.

Né à la fin de l’année 1954, le mensuel Jazz Magazine fête ses 60 ans et publie à cette occasion un riche coffret : « L’âge d’or du jazz ».

Si le coffret publié par Jazz Magazine pour célébrer ses soixante ans s’intitule « L’âge d’or du jazz », c’est parce qu’il réunit un certain nombre de chefs-d’œuvres concentrés sur une période de quelques années seulement, entre 1954 et 1962 ; une époque où cohabitent pacifiquement plusieurs générations de musiciens de jazz, depuis ses créateurs jusqu’à l’avant-garde la plus expérimentale, en passant par les révolutionnaires d’hier, les inventeurs du bebop.

A paraître également, un volumineux numéro double du mensuel daté décembre-janvier, contenant quelques raretés : des entretiens choisis (une interview très rare de Daniel Filipacchi, l’un des fondateurs du journal, avec son compère Frank Ténot), des blindfold test musclés avec Stan Getz ou Keith Jarrett, ou encore une interview rare de Thelonious Monk par Louis Skorecki dans la loge du Village Gate à New York

Fonte: 

http://www.francemusique.fr/emission/all-jazz/2014-2015/l-age-d-or-du-jazz-1954-1962-11-22-2014-17-00

 
 
 

GLI INVISIBILI

Post n°3792 pubblicato il 20 Novembre 2014 da pierrde

Ma chi sono i veri invisibili..loro per "noi"..o "noi" per loro???

Per ognuno di questi volti, segnati dalle rughe e dal freddo, dal sole e dal pianto, c'è una storia che racconta di scelte difficili, di povertà, di emarginazione. Volti che escono dall'ombra e sfidano lo sguardo di chi, spesso, preferisce non vederli.

Con un progetto solidale iniziato nel 2008, che ha coinvolto l'associazione per i senzatetto inglese Shelter, il fotografo Lee Jeffries è entrato a contatto con alcuni senzatetto che vivono nelle strade e nei centri di accoglienza europei e ha scattato loro una serie di toccanti ritratti in bianco e nero e non.

Prima di fotografarli Jeffries chiede loro il permesso, ne esce un lavoro che intrappola i nostri sguardi nei loro, per una volta non invisibili gli uni agli altri.

Uno dei rari esempi di forza dell'immagine perfettamente fusa con la dolcezza della musica tratta da un albun dal vivo del gruppo di Giovanni Tommaso.

 
 
 

WAYNE SHORTER - OLTRE LA VITA OLTRE LA MORTE / 2 PARTE

Post n°3791 pubblicato il 20 Novembre 2014 da pierrde

L'incontro con il buddismo

Le condizioni della bambina peggiorano. Soffre di attacchi improvvisi, quasi letali e spesso deve essere portata in ospedale a sirene spiegate. Una volta, di ritorno da una tournée, Wayne trova con stupore Ana Maria seduta davanti a una pergamena scritta a mano, mentre recita un mantra giapponese. Lei gli spiega che un amico comune, Herbie Hancock, le ha parlato del Buddismo di Nichiren Daishonin. La speranza che le hanno trasmesso le sue parole l’ha incoraggiata a provare.

«Mia moglie leggeva ogni giorno complicati sutra e recitava Daimoku fino a notte tarda. Mi chiedevo come si potesse impegnare così tanto in una religione straniera, ma d’altro canto ero estremamente impressionato dal modo in cui si dedicava alla felicità di nostra figlia grazie a questa pratica. Sei mesi più tardi cominciai a recitare Daimoku anch’io». A causa del blocco al cervello, la piccola Iska può recepire parole e sentimenti di chi la circondava, ma non è in grado di esprimere i propri. «Per noi era inconcepibile l’idea che non si potesse esprimere. Nostra figlia era sicuramente molto impaziente, tuttavia ci corrispondeva sempre con un sorriso che rispecchiava il suo cuore.

Non ci ha mai dimostrato rabbia». Wayne ritiene intimamente che la figlia, tramite il suo comportamento, voglia insegnare ai genitori la verità della vita. Il Grammy Award La vita di Iska, breve e ricca di valore, si spezza a quattordici anni. «Dopo la sua morte io e mia moglie abbiamo spesso discusso del perché Iska avesse scelto proprio noi, nascendo come nostra figlia. Cosa voleva insegnarci con la sua breve vita? La risposta era che voleva portarci a conoscere il Gohonzon.

Iska ha creato tra me e mia moglie un legame per l’eternità. Se nostra figlia non fosse stata malata noi avremmo semplicemente vissuto come una star della musica e sua moglie, due persone “nate con la camicia”. Nient’altro avrebbe potuto risvegliare il nostro interesse verso una religione asiatica. Solo nostra figlia poteva farci conoscere questa filosofia. Tramite la fede abbiamo trovato il coraggio di superare insieme le difficoltà della nostra famiglia e di approfondire il nostro legame come coppia.

Attraverso l’esperienza comune della vita e della morte di nostra figlia ho acquisito l’incrollabile convinzione di non dover mai fuggire, qualunque difficoltà possa pararmisi innanzi, e che non avrò mai paura della morte». Attraverso questa esperienza Wayne può approfondire la propria fede. «Eravamo felici di poter mettere a disposizione la nostra casa come luogo di riunione. Stavo bene attento a non mettere in mostra la mia fama di star della musica, volevo piuttosto condividere con gli altri la mia esperienza familiare e mostrare loro come la fede aveva cambiato la nostra vita.

L’essenza della fede si trova prima di tutto nella vita quotidiana. Il discepolo di Nichiren Sammi-bo ne è esempio e monito: tentato da fama e ricchezza divenne opportunista e si perse dietro alla vanità e all’ambizione. Si deve ricercare il proprio valore in se stessi e farlo risplendere. Sammi-bo, al contrario, era avido di lodi e riconoscimenti e si occupava soltanto delle apparenze. Dietro questa facciata smarrì il suo vero io».

Grazie alla sua profonda fede Wayne approfondisce la comprensione della verità della vita, e questo si riflette naturalmente nella sua vena artistica. È così che vedono la luce molti brani estremamente innovativi. Quando compone Highlife (è il 1995) un quotidiano dedica due pagine a una dura critica che si può riassumere con queste parole: «Shorter, sei ubriaco?». Data l’enorme influenza dei media e l’autorevolezza del giornale, molti voltano le spalle a Wayne Shorter e non gli danno alcuna possibilità di eseguire il brano. Tuttavia non perde la calma: «Non compongo i miei brani per venderli.

Sono soddisfatto se una o due persone, sentendo per caso il mio brano, possono arrivare a percepire qualcosa del senso della vita». È il suo pubblico ad incoraggiarlo. Persino il presidente Clinton, anch’egli sassofonista e amante del jazz, gli scrive: «Che articolo incredibilmente cattivo. Non deve assolutamente farsi scoraggiare, continui per la strada che ritiene giusta». In seguito, proprio la composizione Highlife gli vale uno dei suoi Grammy Award.

Tratto dal profilo Facebook di Antonella Bussoletti

 
 
 

STREAMING

Post n°3790 pubblicato il 20 Novembre 2014 da pierrde

Se lo streaming rappresenta il futuro della musica, il mio futuro è decisamente triste. Nel suo primo anno di streaming su Spotify, la mia band Ceramic Dog ha guadagnato 112,80 € in Europa e 47,12 dollari negli Stati Uniti con l’ album"Your Turn".

Il costo per la realizzazione dell’album ammonta a più di $ 15.000. Al contrario, le vendite di CD su album precedenti ci hanno fruttato tra $ 4000 e $ 9000. Ora, forse il mercato è la migliore soluzione, e il mondo è in realtà migliore senza artisti come me. Non faccio pubblicità per il mio lavoro, ma la gente ha bisogno di capire che cosa significa la cultura.

Gli artisti indie costituiscono solo il 38 per cento della quota di mercato, ma rappresentano ben oltre il 90 per cento dei musicisti attivi, e la grande maggioranza degli album pubblicati. Spotify ama ripetere che stanno già pagando il 70 per cento agli aventi diritto.Tuttavia, questo non significa che il loro modello sia sostenibile per gli artisti.

Se il tipo di musica che faccio non è più sostenibile, si può mettere una pietra sopra il jazz, la classica, il folk, la musica sperimentale e un sacco di band indie.

Marc Ribot, articolo tradotto dal New York Times del 7 novembre 2014

 
 
 

SUE ECCELLENZE

Post n°3789 pubblicato il 19 Novembre 2014 da pierrde

"

"Il jazz è un'eccellenza italiana che ci fa conoscere in tutto il mondo attraverso i suoi interpreti straordinari. Sono bravissimi strumentisti, diamo del filo da torcere agli americani - ha sottolineato Arbore ai microfoni di askanews, lanciando un appello al governo - quindi le istituzioni, per aumentare il prestigio del nostro paese, insieme alla moda, alla gastronomia, al design, alla Ferrari e al cinema, ci potrebbero mettere pure il jazz italiano".

Renzo Arbore, conferenza stampa per la presentazione di Umbria Jazz Winter

http://www.askanews.it/spettacolo/umbria-jazz-winter-22-a-orvietoarbore-jazz-eccellenza-italiana_71155333.htm

 
 
 

MAI AMATA LA PAROLA JAZZ

Post n°3788 pubblicato il 19 Novembre 2014 da pierrde

"Non ho mai amato la parola jazz, mai amato l'idea di questo tipo di suddivisione all'interno del contesto del suono. Per essere onesti, è davvero solo un dibattito politico-culturale. Non è una discussione musicale. Per me, la musica è un'altra cosa. "Ovviamente, ho fatto molti tipi di registrazioni, ho suonato con musicisti diversissimi" - così originali come Ornette Coleman, Jim Hall e Brad Mehldau - "e ho suonato  musica scritta e musica improvvisata ... Non dico, 'Ora, questo è rock' o 'Questa è bebop.' Non è questo il modo in cui la musica si svolge. E 'un po' come se si stesse volando sopra la Terra: non si vedono i confini nazionali. Questo è il modo in cui la musica si suona "

Pat Metheny, intervista a Juan Rodriguez su Montreal Gazette

http://montrealgazette.com/entertainment/music/pat-methenys-never-loved-that-jazz-label

Foto: Jimmy Katz

 
 
 

TRACCE LASER

Post n°3787 pubblicato il 18 Novembre 2014 da pierrde

Ulf Wakenius – Momento magico

Un album in solo che ricorda per molti aspetti l’analoga prova di Pat Metheny, One Quiet Night, con le simili zone di luce e di ombra. Alla luce appare la solida e notevole tecnica chitarristica, il buon gusto nelle scelte di repertorio e il tentativo di variare l’inevitabile atmosfera intimista doppiando lo strumento con la sovraincisione.  Alla penombra invece appartiene una più immediata, e peraltro molto piacevole, leggibilità complessiva a discapito di un utilizzo più rischioso o perlomeno più  jazzistico dello strumento .

VALUTAZIONE: * * * (RDA)

ANTONIO SANCHEZ – Three Times Three

Three Times ThreeTre diversi trii in due compact per una musica uniforme e multiforme. Brad Melhdau (con Matt Brewer) e Joe Lovano (con Joe Patitucci) in stato di grazia conferiscono sia alle composizioni originali di Sanchez sia a brani provenienti da penne famose (Nardis, I Mean You) un alone di perfezione e di forte pathos. Il batterista, qui anche ottimo compositore (si ascolti Firenze), si conferma musicista tecnicamente evoluto, dal suono caldo e assolutamente personale. John Scofield e Christian McBride completano il terzo trio con esiti in evidenza soprattutto nel brano di Shorter (Fall).

VALUTAZIONE : * * * * (RDA)

 

MAX DE ALOE QUARTET – Borderline

Borderline“Il mondo del jazz in Italia è un mondo piccolo, lontano dal music business e dai clamori, ma questo suo limitato potere commerciale ha il vantaggio di preservare la purezza e l’autenticità del processo creativo. Tradotto vuol dire che possiamo scrivere, suonare e registrare la musica che più ci aggrada” Sono le parole programmatiche con le quali De Aloe presenta questo Borderline, una sottile linea che divide la normalità dalla follia e contemporaneamente più generi musicali (brani di Cobain, Monk, Schumann, Barrett), il tutto con buon gusto e con un ottimo gruppo che ha modo di evidenziare le buone individualità strumentali di ciascheduno.

VALUTAZIONE : * * * (RDA)

MOSTLY OTHER PEOPLE DO THE KILLING – Blue

BlueUn album che molte discussioni ha sollevato in rete, essendo la riproposizione pari pari di Kind of Blue, suonato con una fedeltà all’originale tale da mettere a dura prova un ascoltatore non particolarmente ferrato. Inutile aggiungere che i musicisti coinvolti sono tra il meglio della nuova generazione americana, cosi’ come inutile dire che tra l’originale e la copia non ho nessun dubbio su cosa ascoltare.


VALUTAZIONE: * * *  (RDA)

 

URI CAINE – Callithump

CallithumpDopo 13 anni Caine incide un nuovo album in solo per Winter & Winter e lo fa in presa diretta, registrando in studio un’ora di musica (successivamente divisa in 11 brani) esattamente come usa fare nelle sue esibizioni live in solo. L’unica differenza è che qui tutto è nuovo e non ricorre nessun tema conosciuto, per il resto l’album compendia al meglio lo spirito di un solo set del pianista: tumultuose improvvisazioni che trovano imprevedibili soluzioni melodiche, raffinatezza e classe ben distribuite, enciclopedica cultura musicale che affiora ad ogni passaggio.

 VALUTAZIONE: * * * *  (RDA)

 

JEROME SABBAGH 4TET - The Turn

The TurnNotevole uscita per il quartetto del sassofonista tenore Jerome Sabbagh, che firma con questo "The Turn" il disco più ambizioso della carriera. Suono corposo e potente, unisoni e crescendi di climax coinvolgenti, cambi d'atmosfera repentini e generose spruzzate psichedeliche su un tessuto post bop reso accidentato e mobile. Una band in cui spicca Ben Monder, chitarrista immaginifico che rifornisce continuamente d'idee l'ispirato leader.


VALUTAZIONE: * * * * (FC)

Ogni giorno nuove recensioni sul portale Tracce di Jazz

 http://www.traccedijazz.it/index.php/link-web

 
 
 

IN DIRETTA VIDEO IL BLUE NOTE FESTIVAL

Post n°3786 pubblicato il 17 Novembre 2014 da pierrde

Il mai sufficientemente lodato canale Artè propone in diretta video alcune serate del festival che si tiene a Parigi.

Si inizia martedi' 18 novembre alle 20 con il concerto di Gregory Porter. Serata più che interessante quella di giovedi' 20:

20h30 : Jason Moran & Robert Glasper Duet

21h50 : "Blue Note 75 All Stars" avec Robert Glasper, Lionel Loueke, Ambrose Akinmusire, Derrick Hodge, Marcus Strickland et Kendrick Scott

Il link per tutte le informazioni ed i concerti: 

http://concert.arte.tv/fr/collections/blue-note-festival

 
 
 

NEWSLETTER N. 2

Post n°3785 pubblicato il 17 Novembre 2014 da pierrde

Questa settimana su Tracce di Jazz:

IN PRIMO PIANO:
- Gli uomini che hanno reso grande la Prestige - Miles Davis
Nei cinque anni (tra il 1951 e il 1956) che Miles Davis trascorse alla Prestige, pubblicò diversi album con formazioni differenti e con alcuni dei più grandi musicisti in circolazione (Parker, Rollins, Monk, Mingus e Coltrane). Furono importanti anni di passaggio nei quali iniziò ad emergere come un innovatore, che negli anni successivi avrebbe rivoluzionato il mondo del jazz.
http://traccedijazz.it/index.php/primo-piano/34-articoli/759-gli-uomini-che-hanno-reso-grande-la-prestige-miles-davis​

tutti gli articoli

RECENSIONI CONCERTI:
- Al Manzoni, l'aperitivo è mistico con Charles Lloyd
Secondo appuntamento stagionale con "Aperitivo in concerto"; sul palco del teatro Manzoni di Milano è salito per la prima data italiana Charles Lloyd, che ha presentato in esclusiva italiana "Wild Man Dance Suite", affascinante affresco sonoro nel quale è stato affiancato dal greco Sokratis Sinopoulos, specialista della lyra di Costantinopoli e del laouto. Ecco la nostra doppia recensione del concerto.
http://traccedijazz.it/index.php/recensioni/27-recensione-concerti/768-al-manzoni-l-aperitivo-%C3%A8-mistico-con-charles-lloyd

- Convergenze Sonore all'Atelier Musicale
Un duo piano e bandoneon per un dialogo intimistico alle prese con classici di Cole Porter, Astor Piazzolla e Irving Berlin per il nuovo appuntamento di Atelier Musicale, la rassegna curata dal musicologo Maurizio Franco. Il duo svizzero ha intitolato il proprio live “Convergenze sonore” per sottolineare il carattere eterogeneo della loro scaletta.
http://traccedijazz.it/index.php/recensioni/27-recensione-concerti/762-convergenze-sonore-all-atelier-musicale​

tutte le recensioni

NUOVE USCITE:
- Frank Kimbrough - Quartet
Nel suo nuovo album "Quartet" (Palmetto), il pianista e compositore Frank Kimbrough, per la prima volta nella sua celebrata carriera, ha scelto di presentare la tradizionale strumentazione di un quartetto jazz: pianoforte, fiati, basso e batteria, insieme a Steve Wilson al sax contralto e soprano sax, Jay Anderson al basso e Lewis Nash alla batteria.
http://traccedijazz.it/index.php/nuove-uscite/25-nuove-uscite-straniere/770-frank-kimbrough-quartet

- Esce in vinile "The Complete Village Vanguard Recordings, 1961" di Bill Evans
Concord Music Group ha annunciato l'imminente ristampa in vinile di "The Complete Village Vanguard Recordings 1961" di Bill Evans, una delle più importanti sessioni di registrazione di jazz dal vivo di tutti i tempi. Pressato su vinile a 180 grammi, il cofanetto di quattro dischi è confezionato con un booklet di 12 pagine.
http://traccedijazz.it/index.php/nuove-uscite/25-nuove-uscite-straniere/765-esce-in-vinile-the-complete-village-vanguard-recordings,-1961-di-bill-evans​

- Nguyen Le - Celebrating The Dark Side Of The Moon
Pochi album hanno segnato la storia della musica come “The Dark Side of The Moon” Dark Side of The Moon; un disco visionario, nelle tematiche e nella realizzazione tecnica, che non solo è stato uno straordinario successo commerciale, ma ancora oggi è considerato uno dei migliori album di tutti i tempi.
http://traccedijazz.it/index.php/nuove-uscite/25-nuove-uscite-straniere/766-nguyen-le-celebrating-the-dark-side-of-the-moon​

- Alessandro Lanzoni - Seldom
Alessandro Lanzoni pubblicherà il nuovo album "Seldom" su CAM Jazz (distr. Goodfellas) il 18 novembre. Il disco, registrato col suo trio composto da Matteo Bortone al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria, vede la partecipazione straordinaria del trombettista americano Ralph Alessi.
http://traccedijazz.it/index.php/nuove-uscite/24-nuove-uscite-italiane/763-alessandro-lanzoni-seldom​

tutte le nuove uscite


CONTROCORRENTE:
- Lady Gaga e Tony Bennet a Umbria Jazz? Lo scrivono alcuni giornali e, Carlo Pagnotta, direttore artistico di Umbria Jazz, contattato telefonicamente da Umbria24, spiega come stanno realmente le cose. La notizia ha un’origine, «l’occasione – dice Pagnotta – è stata quella della conferenza stampa che i due artisti hanno avuto un po’ di tempo fa a Bruxelles. Hanno detto che vorranno essere nei 15 festival più importanti d’Europa....
leggi tutto

- Chi come Lorenzo è nato negli anni ’60 è cresciuto sapendo che esistono i generi musicali. Poi nel dicembre del 1980 arriva Sandinista! dei Clash ed ecco che cambia tutto. Forse i Clash pensavano solo di fare un disco “sperimentale”, ma quello che ottennero con le 36 canzoni di questo LP fu qualcosa di molto più importante...
leggi tutto


TRACCE LASER:
- MAX DE ALOE QUARTET – Borderline
- MOSTLY OTHER PEOPLE DO THE KILLING – Blue
- URI CAINE – Callithump

tutte le tracce laser

COMUNICATI STAMPA:
- Jason Moran / Robert Glasper Duo ad "Aperitivo in concerto"
http://traccedijazz.it/index.php/notizie/771-jason-moran-robert-glasper-duo-ad-aperitivo-in-concerto​

tutti i comunicati stampa


VIDEO CONCERTI:
- Omar Sosa "Kind of Blue" - Jazz à la Villette 2014
http://traccedijazz.it/index.php/multimedia/20-videoteca/772-omar-sosa-kind-of-blue-jazz-%C3%A0-la-villette-2014

- Nicole Mitchell "Sonic Projections" - Brooklyn 2014
http://traccedijazz.it/index.php/multimedia/20-videoteca/764-nicole-mitchell-sonic-projections-brooklyn-2014

tutti i video

PODCAST AUDIO:
- Jack DeJohnette Group featuring Don Byron - Tampere Jazz Happening 2013
http://traccedijazz.it/index.php/multimedia/21-audioteca/767-jack-dejohnette-group-featuring-don-byron-tampere-jazz-happening-2013​

tutti i podcast

ALBUM IN STREAMING:
- Charlie Haden & Jim Hall
http://traccedijazz.it/index.php/multimedia/23-album-in-streaming/769-charlie-haden-jim-hall

tutti gli album in streaming 

I PROSSIMI LIVE WEBCAST:
- Pharoah Sanders Quartet Pori Jazz 17 luglio 2014
- Stefano Bollani - 26 settembre JTI Jazz Award 2014 Trier
- Medeski Martin & Wood + Nels Cline - Reg. Auditorio RSI, 7 aprile 2014
- Branford Marsalis Quartet at the EFG London Jazz Festival 14 novembre 2014
- Rita Marcotulli & Luciano Biondini - 12 ottobre 2014 Forum Volkshochschule im Museum, Colonia
- Ben Sidran in diretta dal Sunside di Parigi
- Tom Harrell Quintet in diretta dal Festival Jazz au Théâtre à Fontainebleau
- Mike Stern & Bill Evans Band - Dracula Club St Moritz 16 luglio 2014
- David Murray Infinity Quartet Multiphonics Klarinettenfestival, Frankfurt am Main, Brotfabrik, ottobre 2014

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ULTIME NOTIZIE:
- Parte il London Jazz Festival. Tra i big Bollani e Capossela
- Magenta Jazz Festival
- Steve Coleman & Five Elements a Mestre
- Frédéric Viale Quartet A Bagnolo Piemonte (Cuneo)

tutte le notizie

Saluti a tutti e alla prossima settimana!

 

 
 
 

NOI SIAMO

Post n°3784 pubblicato il 16 Novembre 2014 da pierrde

Noi non siamo solo quel che mangiamo e l’aria che respiriamo.

Siamo anche le storie che abbiamo sentito,

le favole con cui ci hanno addormentati da bambini,

i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato

e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.

Tiziano Terzani

 
 
 

HAMBURG '72

Post n°3783 pubblicato il 15 Novembre 2014 da pierrde

Hamburg ’72

The legendary trio

Keith Jarrett / Charlie Haden / Paul Motian

Live at NDR Funkhaus, Hamburg

Remixed from the original tapes by Manfred Eicher and Jan Erik Kongshaug

Available: November 21st (Germany, Japan), 24th (UK, France, US)

Tracklist: 

1. Rainbow 2. Everything That Lives Laments 3. Piece For Ornette 4. Take Me Back 5. Life, Dance 6. Song For Che

 
 
 

WAYNE SHORTER - OLTRE LA VITA OLTRE LA MORTE

Post n°3782 pubblicato il 15 Novembre 2014 da pierrde

Sul profilo Facebook di Antonella Bussoletti è comparso questo contributo sulla vita e sulla musica di Wayne Shorter. Interpretando lo spirito di condivisione e la valenza dello scritto, lo posto sul blog per capitoli, cosi' come nello scritto originale. 

Sassofonista e compositore di statura mondiale, per ben sei volte Shorter è stato insignito del Grammy Award, il più alto riconoscimento nel mondo della musica americano, paragonabile all’Oscar per il cinema.

Di solito i grandi musicisti imparano a suonare lo strumento durante l’infanzia, il loro talento viene scoperto e incoraggiato relativamente presto. Al contrario Wayne Shorter ha preso il sassofono in mano per la prima volta a sedici anni. Lasciata la scuola, fino a quell’età aveva lavorato in una fabbrica di macchine da cucire.

«Chiaramente – racconta – mi interessavo alla musica, ma non avrei mai nemmeno osato sognare di poter diventare, prima o poi, io stesso musicista. Quindi ho seguito le tracce di mio padre e ho fatto l’operaio». Il suo lavoro alla catena di montaggio consiste nell’infilare un pezzo dentro un altro.

Un giorno sì e l’altro anche. Dopo un anno Wayne pensa: «Questa vita, ripetitiva e senza alcuna prospettiva di sviluppo, non è quella che desidero». Avere preso coscienza di questo lo porta, nel 1952, a intraprendere lo studio di teoria della musica alla New York State University. «Negli anni dell’università, la persona che esercitò su di me la più grande influenza fu il “professor” Charlie Parker, uno dei massimi musicisti di tutti i tempi. Proprio in quegli anni le sue concezioni rivoluzionarie stavano influenzando ogni settore della musica.

Ogni giorno ascoltavo le sue composizioni uniche e creative e questa continua “ripetizione” mi immergeva sempre di più nella musica». Ispirato dall’esempio di quel grande maestro Wayne inizia a sua volta a comporre e l’energia creativa che scopre gli procura immensa gioia. Se si raccogliessero tutte le composizioni che hanno costellato il suo percorso di studio se ne potrebbe ricavare un’opera di vaste dimensioni.

Proprio in quel periodo, inoltre, hanno origine i nuclei di molte delle sue composizioni successive. L’handicap della figlia Decidendo di dedicare la vita alla musica, sin dall’inizio Wayne è baciato dalla fortuna. Nel 1959 viene ingaggiato dai Jazz Messengers di Art Blakey, uno dei gruppi più importanti sulla scena del jazz. Nel 1964 si unisce alla band di Miles Davis. Le tournée con Miles lo portano in giro per il mondo regalandogli una meritata fama internazionale.

Nel 1970 entra a far parte di quella che è forse la jazz band più nota al mondo, gli Weather Report. Il sassofonista Wayne Shorter è conosciuto in tutto il mondo. «Spesso i giovani fan del jazz mi chiedono come sia riuscito ad avere tanto successo. Non so rispondere a questa domanda, non ho fatto niente di speciale. Sono gli altri che mi hanno dischiuso queste meravigliose opportunità. Perciò a quei giovani potrei solo rispondere: “Sono nato con la camicia, sono nato sotto una buona stella”».

Fino ad allora, Wayne non ha mai pensato di poter incontrare in futuro difficoltà grandi come quelle che lo attendono. Nel 1967, a New York, quand’è all’apice della sua fama, conosce la sua futura consorte Ana Maria. Sin dal primo incontro pensa che vorrebbe trascorrere con lei tutta la vita. Ana Maria, una donna bella, giovane e intelligente, ha diciassette anni.

Nel 1970 si sposano e l’anno successivo nasce la loro figlia Iska. La bambina, purtroppo, soffre di un grave deficit cerebrale e, dal momento che il lavoro tiene Wayne lontano da casa per mesi, la cura di Iska ricade quasi del tutto sulle spalle di Ana Maria. È un peso spirituale sovrumano, e Wayne spesso crede che questo possa essere la causa della fine del suo matrimonio.

 
 
 

CHARLES LLOYD E L'APERITIVO MISTICO

Post n°3781 pubblicato il 14 Novembre 2014 da pierrde

Secondo appuntamento stagionale con "Aperitivo in concerto"; sul palco del teatro Manzoni di Milano è salito per la prima data italiana Charles Lloyd, che ha presentato "Wild Man Dance Suite", affascinante affresco sonoro nel quale è stato affiancato dal greco Sokratis Sinopoulos, specialista della lyra di Costantinopoli e del laouto. Ecco la nostra doppia recensione del concerto.

Ottanta minuti di grande musica senza soluzione di continuità; questo è quello che ci ha regalato Charles Lloyd la mattina di domenica 9 novembre al Teatro Manzoni di Milano.

Il fraseggio nitido del tenore, dal suono caldo nel registro basso, si faceva articolato e a tratti trascinante negli acuti, a dispetto dei 76 anni compiuti del sassofonista di Memphis, che è parso ancora lucido nella composizione e fisicamente integro, come ha dimostrato nel lungo bis dove, oltre ad abbracciare finalmente il flauto traverso, ha intonato un rap e persino abbozzato qualche passo di danza, tra gli applausi scroscianti del pubblico che gremiva il teatro. (Ernesto Scurati)

Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: il concerto è stato pienamente godibile e all'altezza delle aspettative riposte nel nome del leader. Il gruppo d'altronde offre sicurezze indiscutibili a partire dalla sezione ritmica: la scommessa era semmai la riuscita integrazione di uno strumento anomalo al linguaggio jazzistico come la lira cretese. Ebbene, il concerto non ha sciolto i dubbi: a lungo lo strumento di Sinopoulos è rimasto ai margini, quasi estraneo e comunque ininfluente allo sviluppo della "Wild Man Suite", salvo i brevi inserti in solo ed un efficace duo con il contrabbasso di Sanders.

(Roberto Dell'Ava)

Leggi le recensioni complete su: 

http://www.traccedijazz.it/index.php/recensioni/27-recensione-concerti/768-al-manzoni-l-aperitivo-%C3%A8-mistico-con-charles-lloyd

 
 
 
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