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Creato da pierrde il 17/12/2005

Mondo Jazz

Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

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IL JAZZ SU RADIOTRE

Radiotre Suite Jazz
 
 
 
02/02/2010
Musica per Roma: Roberto Gatto 'The Music Next Door' e Eric Legnini Trio Trippin'


Martedi 2 febbraio 2010


Ore 20.30


Musica per Roma: Roberto Gatto 'The Music Next Door'


Registrato all'Auditorium, Parco della Musica di Roma il 16.2.2009


Roberto Gatto, batteria; Paolo Fresu, tromba; Stefano Bollani, pianoforte; Daniele Tittarelli, sassofoni;
Rosario Bonaccorso, contrabbasso 


Musica per Roma: Eric Legnini Trio Trippin'


Registrato all'Auditorium, Parco della Musica di Roma il 16.4.2009
Eric Legnini, pianoforte, Fender Rhodes; Mathias Allamane, contrabbasso;
Franck Agulhon, batteria

 
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JAZZ DAY BY DAY

 

L'agenda quotidiana di concerti, rassegne e festival in Italia e non solo,  cliccando qui

 

I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

CITAZIONI

  • "La musica non è separata dal mondo; può aiutarci a dimenticarci di noi e al tempo stesso a capirci. In un dialogo fra due persone, si aspetta che l'altro abbia finito di dire quello che ha da dire prima di rispondere o commentare. In musica, due voci dialogano simultaneamente, ognuna si esprime nella forma più piena, e al tempo stesso ascolta l'altra. Da ciò nasce la possibilità di imparare non solo la musica ma dalla musica..."
    Daniel Barenboim (La Musica sveglia il tempo)
  •  

    RASSEGNA STAMPA

    Steve Coleman Mp3 Diversi album scaricabili gratuitamente (e legalmente !)

    UbuWeb Rari filmati, anche scaricabili, dell'avanguardia artistica in ogni campo

    Point of departure a on-line musical journal

    New York Jazz Guide

    Jazz Colours una e mail-zine di jazz italiana !

    Bells

    My name is AlbertAyler  Recensione del film sul New York Times 

     

    HO LETTO E AMATO : CECITÀ DI JOSÈ SARAMAGO

     
    “La cecità di cui parlo in questo libro in realtà non esiste, è metaforica. A me interessano gli uomini che si comportano da ciechi. Volevo raccontare la difficoltà che abbiamo a comportarci come esseri razionali, collocando un gruppo umano in una situazione di crisi assoluta. La privazione della vista è in un certo senso la privazione della ragione []. Quello che racconto in questo libro sta succedendo in qualunque parte del mondo in questo momento.” (J.Saramago)
    Cecità è certamente uno dei libri più profondi che ho letto ultimamente. Alla stregua di La Strada di Cormac McCarthy è ambientato in un non luogo, alle prese con una situazione non convenzionale e con tutti i protagonisti conosciuti e raccontati senza mai rivelarne il nome. In più lo scrittore portoghese fa un uso libero e inusuale della punteggiatura, praticamente eliminandola se non per la chiusura dei periodi. Se il romanzo di McCarthy è angosciante e crepuscolare, il racconto di Saramago è impregnato della stessa oscurità che pervade tutti i personaggi , con la luminosa eccezione della protagonista.
     Il significato è palese, tutti noi siamo immersi nella cecità della ragione e dello spirito e solo poche persone eccezionali in situazioni al limite sanno ritrovare la luce, ridare la speranza e fortificare le coscienze. Lo scrittore sa scandagliare in profondità l'animo umano, capace di raggiungere abissi di orrore e violenza ma anche di ritrovare la solidarietà, l'amore, il rispetto, la tenerezza. La riflessione  implicita nel racconto è semplice e devastante: basta poco, un evento straordinario ed imprevisto che faccia cadere le regole e le barriere sulle quali si poggia il vivere comune e la regressione dell'uomo è inevitabile, animalesca, ineludibile. Passare dalla società dei consumi alla legge della jungla è affare di un attimo. La perdita della capacità di compassione e solidarietà porta alla devastazione di ogni convivenza pacifica, alla disumanizzazione e alla violenza del più forte. Le pagine in cui Saramago descrive la lotta per la sopravvivenza sono permeate di un pathos  angosciato e lucido e trasmettono una emozione profonda. Il libro è uscito nel 1995 e rappresenta sicuramente il vertice assoluto raggiunto dallo scrittore premio Nobel per la letteratura nel 1998. E' un romanzo appassionante e bellissimo che cattura fin dalla prima pagina il lettore, accompagnandolo passo passo negli antri bui della disumanizzazione e dell'indifferenza e poi, lentamente, in un susseguirsi di spiragli di luce fino all'inatteso finale.   
     

     

    I TAMBURI DI CECIL

    Post n°1434 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da pierrde
     

     



    "Cecil suona il pianoforte come se i tasti fossero ottantotto tamburi intonati"
     (Valerie Wilmer )

      


     
     
     

    ULTIMA SERATA DI FUEGO: CHIASSO JAZZ FESTIVAL

    Post n°1433 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da pierrde
     

    Dopo qualche anno di sperimentalismo e frequentazioni più o meno ardite ecco sopraggiungere una edizione negli intenti più calda ma nei fatti più povera e senza grandi punte di qualità. Ho scelto l'ultima serata nella speranza di ascoltare il meglio, sulla carta c'erano le proposte più stimolanti, ma il risultato finale non è andato oltre una normale amministrazione musicale. Hamid Drake è un batterista formidabile: le sue frequentazioni raccolgono il meglio della scena mondiale, da Don Cherry a Anthony Braxton, quindi la mia aspettativa era abbastanza alta nonostante l'ascolto del nuovo album (Reggaeology) con lo stesso gruppo non mi avesse conquistato. Non posso dire di essermi annoiato, anzi, mi sono anche sinceramente divertito; ho ammirato due trombonisti di statura notevolissima che ad ogni intervento automaticamente innalzavano il livello del concerto. La proposta era incentrata sul reggae riletto e rivisitato con lo sguardo swingante e smaliziato del jazzista: temi semplici, formidabile base ritmica in levare, un cantante-rumorista bravo ma complessivamente ininfluente e due fiati, Bishop e Albert, che hanno retto il peso creativo della serata. Nei fatti si è trattato di una idea divertente e ben congegnata ma dal respiro limitato e senza prevedibili sviluppi, in cui il jazz è solo parziale componente di un universo effervescente ma richiuso su se stesso. Drake si è prodotto in un notevole assolo ricco di energia e di richiami a Max Roach, Parker è un interessante chitarrista di evidente derivazione rock e Abrams ha svolto con precisione e forza il suo compito: di più era difficle pretendere vista la formula.

    Il secondo gruppo era una novità assoluta, cioè il nuovo quartetto di Manu Katchè, batterista francese di origini ivoriane conosciuto per le numerose frequentazioni pop e la lunga militanza nel quartetto di Jan Garbarek. L'ultima volta che avevo assistito ad un concerto di Katchè, due anni fa a Bergamo Jazz, me ne ero andato dopo una mezz'ora con i padiglioni auricolari offesi da quella che io chiamo la sindrome di Jack De Johnette. Quando cioè, il batterista-leader prevarica gli altri musicisti con un volume esagerato, nella maggioranza dei casi anche per coprire il vuoto di idee. Non è stato cosi' sabato sera, il gruppo anzi è parso già piuttosto rodato, e dopo il reggae di Drake anche il jazz leggero e prevedibile di Katchè è sembrato appetibile. Bei temi, un interessante pianista francese (Alfio Origlio) di evidenti ascendenze italiche, un sassofonista  clone di Garbarek (Brumborg) ed un leader che si è ragionevolmente trattenuto dallo strafare. Concerto tanto liscio e innocuo quanto privo di qualsiasi stimolo nuovo o di voglia di rischiare qualcosa. Speriamo in più coraggio anche negli organizzatori per la prossima edizione.

     
     
     

    IL BLOG : DISCUSSIONI e POLEMICHE

    Post n°1432 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da pierrde



    Il motivo principale della nascita di questo blog è stato il desiderio di condivisione rappresentato dalla bellezza e dalla profondità della nostra musica. La polemica è uno degli accessori di qualsiasi spazio reso pubblico: mi interessa e la trovo utile fino a che non diventa sterile, trampolino per esibizioni spericolate che non smuovono di un centimetro l’opinione di nessuno. Non sono per forza un osservante del politically correct, quando c’è da mandare affanculo qualcuno e non ci si può esimere, bisogna farlo, ed in questo senso il mio Amen in risposta a GMG lo era in pieno. Nonostante ciò, e nonostante qualche incomprensione, i punti che condivido con GMG e con Facchi sono numerosi: dal prosopopeico vuoto nazionalistico francese alla miope e discutibile autarchia italica fino alla analisi su meriti e limiti del personaggio Rava. Molto lontano invece nella valutazione dello stato della musica jazz in Europa ed in Italia (apro parentesi: la pubblicità la fanno e l’hanno fatta moltissimi jazzisti americani e nessuno ha mai avuto niente da ridire….), o nelle riflessioni più generali sul livello di salute del jazz nero-americano. Non capisco, ad esempio, perché Martial Solal in quanto franco-algerino debba avere meno considerazione rispetto al pur straordinario nero-americano Hamid Drake ascoltato ieri sera a Chiasso in un progetto sul reggae dal respiro abbastanza corto e dagli incerti apparentamenti con il jazz. Ma mentre Facchi ammette (ci mancherebbe…) opinioni diverse, la netta impressione è che GMG non lo tolleri affatto. Da qui qualche angolo vivo da smussare, ma, e non lo dico con malcelata ironia, leggere saggi o recensioni di GMG è sempre stimolante a prescindere dall’essere in sintonia o meno. Di lui non condivido la vis polemica spesso esagerata e debordante: ricordo giudizi pesanti scritti proprio su questo blog nei confronti di Jazzit e dei suoi collaboratori, salvo poi ritrovarlo pochi mesi dopo tra le firme più prestigiose del magazine. Non deve certo rispondere a me della sua coerenza, ma parole e giudizi più pacati evitano spesso situazioni imbarazzanti. Vivendo lontano da Milano e svolgendo una professione che non ha nessun punto in comune con la musica non ho mai conosciuto i personaggi di cui parla Riccardo (giornalisti, musicisti, organizzatori di eventi), men che meno mi hanno interessato le loro elucubrazioni passate e presenti e se continuo a leggere Musica Jazz è per affezione e per mancanza di altro punto di riferimento perlomeno in lingua italiana. Limite a questa discussione è senz’altro il mancato intervento di qualche redattore di Musica Jazz, ma a questo non posso sopperire e non ho nessun titolo nè intenzione di farne l’avvocato difensore. Non sono un giornalista e non vivo del (o meglio, sul) jazz, quindi non ho parrocchie da difendere: non so se il mio blog fa “corretta divulgazione” come dice Facchi, non mi interessa però diventare organo di qualche minoranza (o maggioranza) qualunque essa sia. Il blog rappresenta solo la mia passione per la musica nero-americana, le mie idee in merito ed i miei gusti. Liberi tutti di leggerlo e di criticarlo cosi’ come di farne a meno. Doppio amen (questa volta senza altri significati…).

     
     
     

    30 ANNI CON MARIAN MCPARTLAND PIANO JAZZ

    Post n°1431 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB

    Trent'anni di appuntamenti radiofonici, più di settecento puntate, ospiti in grado di spiazzare qualunque purista, da Dizzy a Alicia Keys, tutto questo (e molto altro) è Marian, una giovane signora di quasi 92 anni con un passato da grande jazzista ed un presente da squisita intrattenitrice radiofonica. Da lei sono passati praticamente quasi tutti i grandi, ed ora, sforzo immane, ecco che per rendere omaggio ad un personaggio leggendario sono immesse in rete 30 puntate scelte con ospiti eccellenti. Cliccando sulla foto dell'ospite prescelto si passa ad una clip di 5-10 minuti e, in molti casi, al link dell'intera registrazione della trasmissione. 




     
     
     

    THE NECKS : LIVE CONCERT IN DOWNLOADING

    Post n°1430 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB

     


    Il trio australiano è composto da Chris Abrahams al pianoforte, Lloyd Swanton al contrabbasso e da Tony Buck alla batteria. Suonano insieme da più di vent'anni ed il loro mood è particolarmente originale, innestando sulla formazione classica del jazz, il piano trio, un reiterato minimalismo tematico che sposta lentamente i toni e gli accenti. Insomma, semplificando alquanto per dare un'idea a chi non li conoscesse e fatte le debite proporzioni, una specie di traduzione in chiave jazzistica della idea musicale dei grandi  compositori americani Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich . In questo periodo il trio si trova negli Stati Uniti per una tournè, e sono state registrate due serate al Issue Project Room in Brooklin. Il secondo set, circa 49 minuti, è ascoltabile e anche scaricabile cliccando nel link sottostante. Buon ascolto.


    Bibliografia, discografia, links e informazioni:


     
     
     

    LA STORIA DI FRED HERSCH

    Post n°1429 pubblicato il 03 Febbraio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB


    Il New York Times ha recentemente pubblicato un meraviglioso e toccante articolo, a firma del critico David Hajdu, sullo straordinario pianista Fred Hersch.L'articolo racconta la incredibile e miracolosa rinascita dell'artista che, malato di Aids, è stato per ben due volte in fin di vita nel 2008 a cause di gravi forme di polmonite Nel momento peggiore della malattia Hersch cadde in coma per oltre due mesi, nei quali perse le sue funzionalità renali, rendendo necessario l'ingresso in dialisi; i medici furono anche costretti a praticargli una tracheotomia e per ben otto mesi non fu in grado di bere o di cibarsi. Inoltre l'Aids passato al cervello gli aveva causato una forma di demenza che lo aveva portato all'isolamento fisico e mentale causato da una grave forma di paranoia. Ma grazie ad una straordinaria forza d'animo ed alla riuscita delle cure mediche, oggi Hersch è un uomo pienamente recuperato; lo scorso anno ha pubblicato due albums: un concerto dal vivo della sua Pocket Orchestra, ed una registrazione per piano solo intitolata Fred Hersch Plays Jobim, oltre ad avere in cantiere altre tre registrazioni.



    Il post l'ho riportato di sana pianta dal blog Jazz In Rete, ma consiglio agli interessati la lettura integrale dell'articolo del New York Times, ricco di bellissime fotografie e di diversi estratti audio, ma sopratutto appassionante per la storia toccante di Fred, musicista schivo e sottostimato e meritevole di attenzione ben maggiore.

     
     
     

    IL TRIO DI JARRETT AL RAVENNA FESTIVAL IL 13 LUGLIO

    Post n°1428 pubblicato il 02 Febbraio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB

     



    PROSSIMI CONCERTI:

     Solo :

    February 12, 2010 – USA, Chicago, Orchestra Hall  
    March 15, 2010 – USA, Los Angeles, Disney Hall 
    March 19, 2010 – USA, San Francisco, Davies Symphony Hall 


     Trio:

    July 13, 2010 – ITALY, Ravenna, Pala Mauro de Andrè 
    September 23, 2010 – JAPAN, Tokyo, Orchard Hall 
    September 26, 2010 – JAPAN, Kobe, Kobe International House
    September 29, 2010 -JAPAN, Tokyo, Orchard Hall 
    October 1, 2010 – JAPAN, Yokohama, Kanagawa Kenmin Hall 
    October 3, 2010 – JAPAN, Tokyo, Orchard Hall


     
     
     

    I VINCITORI DEI JAZZ GRAMMY DEL 2010

    Post n°1427 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB

     

    Best Contemporary Jazz Album  

    • Urbanus Stefon Harris & Blackout [Concord Jazz] 
    • Sounding Point Julian Lage [Emarcy/Decca] 
    • At World's Edge Philippe Saisse [E1 Music] 
    • Big Neighborhood Mike Stern [Heads Up International] 
    • 75 Joe Zawinul & The Zawinul Syndicate [Heads Up International] WINNER


     

    Category 45 - Best Jazz Vocal Album 

    • No Regrets Randy Crawford (& Joe Sample) [PRA Records] 
    • Dedicated To You: Kurt Elling Sings The Music Of Coltrane And Hartman Kurt Elling [Concord Jazz] WINNER
     • So In Love Roberta Gambarini [Groovin' High/Emarcy] 
    • Tide Luciana Souza [Verve]
     • Desire Tierney Sutton (Band) [Telarc Jazz]

    Category 46 - Best Improvised Jazz Solo

     • Dancin' 4 Chicken Terence Blanchard, soloist Track from: Watts (Jeff "Tain" Watts) [Dark Key Music] WINNER
    • All Of You Gerald Clayton, soloist Track from: Two-Shade [ArtistShare]
    • Ms. Garvey, Ms. Garvey Roy Hargrove, soloist Track from: Emergence [Groovin' High/Emarcy]
    • On Green Dolphin Street Martial Solal, soloist Track from: Live At The Village Vanguard[CamJazz]

    • Villa Palmeras Miguel Zenón, soloist Track from: Esta Plena [Marsalis Music]


    Field 10 - Jazz Category 47 - Best Jazz Instrumental Album, Individual or Group

    • Quartet Live Gary Burton, Pat Metheny, Steve Swallow & Antonio Sanchez [Concord Jazz]
    • Brother To Brother Clayton Brothers [ArtistShare]
    • Five Peace Band - Live Chick Corea & John McLaughlin Five Peace Band [Concord Records]WINNER
    • Remembrance John Patitucci Trio [Concord Jazz]

    • The Bright Mississippi Allen Toussaint [Nonesuch] 


     

    Field 10 - Jazz Category 48 - Best Large Jazz Ensemble Album

    • Legendary Bob Florence Limited Edition [MAMA Records] 
    • Eternal Interlude John Hollenbeck Large Ensemble [Sunnyside]
     • Fun Time Sammy Nestico And The SWR Big Band [Hänssler Classic]
     • Book One New Orleans Jazz Orchestra [World Village] WINNER 
    • Lab 2009 University Of North Texas One O'Clock Lab Band [North Texas Jazz)

    Jazz Category 49 - Best Latin Jazz Album

    • Things I Wanted To Do Chembo Corniel [Chemboro Records]
    • 
    Áurea Geoffrey Keezer [ArtistShare]
    • 
    Brazilliance X 4 Claudio Roditi [Resonance Records]
     Juntos Para Siempre Bebo Valdés And Chucho Valdés [Sony Music/Calle 54] WINNER
    • 
    Esta Plena Miguel Zenón [Marsalis Music]


     
     
     

    ANCORA PREMI

    Post n°1426 pubblicato il 31 Gennaio 2010 da pierrde
     
    Tag: NEWS

    Logo Académie du Jazz 2009PALMARES 2009 

    Prix Django Reinhardt (musicien français de l’année) : Stéphane Guillaume 

    Grand Prix de l’Académie du Jazz (meilleur disque de l’année): Allen Toussaint « The Bright Mississippi » (Nonesuch/Warner) 

    Prix du Disque Français (meilleur disque enregistré par un musicien français) : Stéphane Guillaume « Windmills Chronicles » (Gemini/Sphinx) 

    Prix du Musicien Européen (récompensé pour son œuvre ou son actualité récente) : Laurent Blondiau 

    Prix de la Meilleure Réédition ou du Meilleur Inédit : Stan Getz – Kenny Barron « People Time, The Complete Recordings » (EmArcy/Universal) 

    Prix du Jazz Classique : Paris Swing Orchestra & André Villeger  « Swingin’ Sidney Bechet » (Black & Blue) 

    Prix du Jazz Vocal : Roberta Gambarini « So in Love » (EmArcy/Universal) 

    Prix Soul : Candi Staton « Who’s Hurting Now » (Honest Jons/EMI) 

    Prix Blues : Billy Boy Arnold - John Primer - Billy Branch - Lurrie Bell « Chicago Blues : A Living History » (Raisin/Socadisc) 

    Prix du livre de Jazz : Ex-aequo : Laurent Cugny « Analyser le jazz » (Outre Mesure) & Gérard Régnier « Jazz et société sous l’Occupation » (L’Harmattan) 

    Mention Spéciale : Bo Lindström & Dan Vernhettes « Traveling Blues, The Life and Music of Tommy Ladnier (Jazz’edit, Paris)
    Abbiamo più volte parlato su questo blog del significato e dell'importanza  dei premi e delle classifiche che ogni magazine, associazione o ente ogni anno riversa all'interno del mondo jazzistico. Ribadisco che salvo referendum degli appassionati e/o  lettori, nel migliore dei casi si tratta dell'industria che premia se stessa; nessuna particolare enfasi quindi nel leggere i Palmares 2009 dell'Academie du Jazz, ma si impongono alcune osservazioni su nomi e titoli presenti tra i premiati. Innanzitutto trovo interessante l'abum indicato come il migliore: Alain Toussaint ha firmato con The Bright Mississippi un'opera tanto preziosa quanto, a mia impressione, poco  conosciuta e un pò snobbata, almeno in Italia.  Trovo invece  grande concordia di valutazione con la segnalazione del cofanetto People Time che raccoglie le registrazioni integrali di Stan Getz e Kenny Barron. Già l'originale edizione in doppio compact dallo stesso titolo costituiva un capolavoro immenso, testamento musicale di bellezza e profondità sconvolgente di Getz a pochi mesi dalla morte, ma l'edizione integrale di quella breve tournè credo rappresenti un evento e non vedo l'ora di entrarne in possesso (purtroppo solo tramite ordine diretto ad Amazon.fr, poichè il cofanetto non è importato, ma a tal proposito segnalo che 7 cd + libretto di 40 pagine costano su Amazon 32 euro, su altri negozi on-line si arriva ad oltre 100 euro....). Fa piacere infine il riconoscimento, l'ennesimo, alla nostra Roberta Gambarini, sempre più premiata e sempre più brava. E lo dico con la convinzione di un appassionato che pure non vede tra le sue preferenze il canto jazz mainstream.

     
     
     

    HAITIAN FIGHT SONG - IL JAZZ ITALIANO PER HAITI

    Post n°1425 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da pierrde

    “Il jazz” italiano in concerto a favore di Medici Senza Frontiere

    Dal 31.01 al 02.02 a Milano, Genova, Brescia, Ferrara e Cordenons (PN)
    Dal 20.02 al 22.02 a Bologna, Ferrara, Roma, Napoli, Bari, Ancona, Pescara, Firenze, Cagliari, Torino


    E’ all’insegna del comune amore per la musica jazz – da cui il titolo della manifestazione: 
    Haitian Fight Song. Italian Jazz for Haiti, che rimanda al grintoso spirito del brano di Charles Mingus - che i volti più noti del jazz italiano si ritroveranno sulle scene d’importanti, generosi, teatri e club italiani, per una doppia maratona benefica, i cui proventi saranno interamente devoluti al Fondo Emergenze di Medici Senza Frontiere. I concerti e le jam session in calendario si terranno in due tranche, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra: dal 31 gennaio al 2 febbraio a Milano, Genova, Brescia, Ferrara e Cordenons (PN) e dal 20 al 22 febbraio a Bologna, Roma, Napoli, Bari, Ancona, Pescara, Firenze, Cagliari, e ancora Torino (sulla pagina Haitian Fight Song. Italian Jazz for Haiti di Facebook, gli aggiornamenti sul programma della manifestazione – nuove città, venue, artisti - in tempo reale).
    Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico presente ad Haiti dal 1991, i suoi operatori sono intervenuti immediatamente dopo il terremoto operando in strutture di fortuna e curando più di 900 feriti nelle prime 24 ore. Il Fondo Emergenze è lo strumento cardine di MSF per poter essere immediatamente operativi e soccorrere le popolazioni vittime di catastrofi naturali, guerre, epidemie e carestie.
    Il progetto nasce dall’intuizione quanto mai inattesa e quasi taciuta (se non fosse che, per fortuna anche nel caso d’iniziative come questa, “la gente mormora”, e non solo sul web) di Riccardo Fioravanti, contrabbassista jazz, decisamente poco avvezzo al mondo dei new media e – fino a qualche settimana fa - alle potenzialità di un mezzo come Facebook. Il suo post del 15 gennaio è infatti stato all’origine di un’istantanea catena di comunicazioni a carattere organizzativo, confluite in un programmazione musicale degna di un festival.
    «Nonostante il profondo senso di lutto che tutti noi proviamo in momenti come questo,  riflette Fioravanti, constatare che l’ideale umanitario alla base della nascita del jazz non è affatto morto apporta un senso, sebbene provvisorio e fievole, di speranza: l’adesione spontanea, e istantanea di colleghi e amici, musicisti e non, al progetto
     Haitian Fight Song – Italian Jazz For Haiti dimostra che i sentimenti di compassione, trasporto, devozione, dolore, rabbia, e fede sono pronti a risvegliarsi in ogni coscienza, ma non solo: a trasformarsi in musica per portare speranza, e quanto più sarà possibile anche  risorse, alla gente colpita da calamita tremende, come quella che ha devastato Haiti quest’anno.
     

     
     
     

    NUOVO ALBUM PER DAVE HOLLAND

    Post n°1424 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da pierrde
     
    Tag: NEWS

     


    Nuovo album per il contrabbassista inglese Dave Holland in ottetto dal titolo Pathways (Dare2). L'uscita prevista è per il 23 marzo e si tratterà di una edizione limitata; sono previste infatti solo 1000 copie in compact disc ma in compenso sarà possibile scaricarlo sotto forma di download (MP3, Apple Lossless o FLAC). Tutti coloro che prenoteranno la copia del cd sul sito del musicista riceveranno immediatamente il download dell'album. La formazione dell'ottetto comprende Chris Potter (tenore, sax soprano), Robin Eubanks (trombone), Steve Nelson (vibrafono, marimba), Nate Smith (batteria), Antonio Hart (sassofono contralto), Alex Sipiagin (tromba) e Gary Smulyan ( sax baritono). 
    "Avevo sempre amato il suono dei gruppi ridotti di Duke Ellington, spesso con un front-line di cinque fiati più la sezione ritmica," dice Holland. "La combinazione di due ottoni e tre sassofoni dà accesso a una vasta gamma di tessiture e colori e permette ad un compositore di evocare il suono di una big band o creare il suono più intimo di un piccolo gruppo."

     
     
     

    LEE KONITZ VIDEO CONCERTO E NUOVI JAZZ BLOG

    Post n°1423 pubblicato il 27 Gennaio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB

    La  notte di giovedi' scorso Lee Konitz ha tenuto un concerto al Village Vanguard in trio, accompagnato da Dan Tepfer al pianoforte e Matt Wilson alla batteria. L'evento è stato disponibile in video e lo è ancora in audio, anche scaricabile sotto forma di mp3, sul solito bellissimo A Blog Supreme dove è possibile anche leggere un corposo articolo su Lee  e sulla serata newyorkese. Per chi si fosse perso il video del concerto nulla è perduto: infatti è possibile assistere a tutta la serata al Village grazie al sito Jazz in Rete di cui ho parlato in passato e del quale è bene ricordare anche oggi la messe di informazioni, concerti in streaming, podcast e radio dedicate messe a disposizione degli appassionati. Dall'inizio del 2010 al sito si affianca anche un blog che porta lo stesso nome e al quale va il mio personale benvenuto oltre che sinceri auguri di buon lavoro.



     
     
     

    MYRA MELFORD BE BREAD - THE WHOLE TREE GONE (FIREHOUSE 12 RECORDS) 2010

    Post n°1422 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da pierrde
     

    Track listing: Through the Same Gate; Moon Bird; Night; The Whole Tree Gone; A Generation Comes and Another Goes; I See a Horizon; On the Lip of Insanity; Knocking from the Inside.

    Personnel: Myra Melford: piano; Cuong Vu: trumpet; Ben Goldberg: clarinet and contra-alto clarinet; Brandon Ross: guitar and soprano guitar; Stomu Takeishi: acoustic bass guitar; Matt Wilson: drums.

    Myra Melford è una musicista non molto conosciuta da noi, ma che ha saputo guadagnare il rispetto di critica e appassionati con una carriera ormai lunga ed una serie di album particolarmente interessanti. Ne è riprova quest'ultima fatica, da pochi giorni nei negozi per l'etichetta Firehouse 12 Records. All'impianto pre-esistente, Takeishi, Vu e Ross, qui si aggiungono il clarinetto dai sapori klezmer di Goldberg ed il magnifico drumming di Matt Wilson. Tutte le composizioni sono della pianista, in gran parte concepite per un opera commissionata nel 2004 dalla Chamber Music America, ma qui rivisitate in funzione dei musicisti prescelti. La prima differenza consistente rispetto a precedenti album è la scelta di suonare completamente acustico: accantonati effetti ed elettroniche il suono è ulteriormente impreziosito dalle chitarre acustiche di Brandon Ross che ne tratteggiano palpabili atmosfere di classicità, opportunamente supportate dalla visceralità della tromba di Cong Vu e sostenute da una sezione ritmica scardinante ed effervescente. L'aspetto lirico delle composizioni guadagna moltissimo dalla scelta acustica, gettando luce sulle complesse iterazioni dei fiati e su potenti break di pianoforte, forse gli unici e brevi momenti apertamente free dell'intero album. Accattivante e rigoroso, il lavoro del sestetto richiede pazienza e più passaggi nel lettore per sprigionare tutti gli aromi ed i colori riposti nelle composizioni. L'attenzione dell'ascoltatore è però ampiamente compensata da una musica sincera, appassionata, complessa e ricercata.

    V A L U T A Z I O N E:  * * * *

     

     

     

     
     
     

    UNA VESTE DIGITALE ANCHE PER JAZZIZ

    Post n°1421 pubblicato il 24 Gennaio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB



    Jazziz è, dopo il decano Down Beat e il rinnovato Jazztimes, il terzo magazine americano dedicato alla musica jazz. Si è diversificato dai confratelli per il compact allegato, i numeri speciali "stagionali" ed una particolare attenzione ai musicisti americani più giovani e meno noti. Ora appare in una veste digitale che comporta alcune novità significative: il primo numero è consultabile on-line a tutti, cosi' come gli arretrati, e se da un lato assomiglia molto alla versione web di Down Beat o Jazz Magazine, dall'altro se ne diversifica per un uso intensivo delle possibilità che offre internet. Cosi' accade che leggendo la recensione del nuovo album dei Chicago Underground Duo sia possibile far partire un mp3 con un brano dell'album. Oppure, nella corposa intervista dedicata a Leo Smith che costituisce il perno centrale della rivista, si può visionare un clip video che mostra il trobettista in concerto con il quintetto. E cosi'ogni pagina, anche quelle pubblicitarie, diventa un concentrato di link, rimandi a siti o clip audio e video. Leggere non è più solo leggere, ma diventa anche ascoltare e vedere la musica. Il mio pensiero va agli amici di Musica Jazz che stanno allestendo il nuovo sito web della rivista: una occhiata a Jazziz potrebbe essere utile......

     
     
     

    IL DOTTOR DJEMBE'

    Post n°1420 pubblicato il 23 Gennaio 2010 da pierrde
     
    Tag: DAL WEB


    Nel solco della tradizione radiofonica inaugurata decenni fa da Renzo Arbore, va segnalata la ripresa da alcune settimane del programma di Riondino e Bollani su Radiotre: gags intelligenti e scanzonate e, molto spesso, buona musica come nel caso di questo video che vede una libera improvvisazione a tre, Mirko Guerini, Gianluca Petrella e Stefano Bollani dopo che David Riondino ha effettuato delle libere variazioni sul testo della poesia Il Verme Solitario di Ernesto Ragazzoni. Nel grigiore della programmazione radio, con esclusione di Radiotre, la trasmissione è una delle poche che offre divertimento e cultura cosi' intrecciate tra loro che è difficile dire dove finisce il...cazzeggio e dove si inizia a fare sul serio. Imperdibile.
    La trasmissione va in onda il sabato e la domenica dalle 13 alle 13,45 su Radiotre ed è ascoltabile in podcast, comprese le puntate precedenti, all'indirizzo :

     
     
     
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    UN FILM CHE HO AMATO

     OGNI COSA E' ILLUMINATA

    Un film di Liev Schreiber con Elijah Wood, Boris Leskin, Eugene Hutz, Laryssa Lauret. Genere: Avventura produzione USA, 2005 Durata 106 minuti circa.

    Trasporre in immagini un libro che ha avuto vasta eco è da sempre impresa improba e faticosa. Al contrario, questo film che costituisce anche l’esordio del regista Liev Schreiber, riesce a tradire il testo costruendo una storia colma di tenerezza, permeata da una sottile vena di follia divertente e contagiosa. L’eterno tema del viaggio è qui dispiegato in maniera sapiente e lenta, facendo si’ che diventi un’esperienza anche interiore. E quando la storia porta diritta alla Shoa il regista riesce a mantenere la barra dritta, commovendo senza retorica, con lievità e innocenza. L’opera prima dello scrittore Jonathan Safran Foer è un testo particolare, non si situa in terre di mezzo, o lo si apprezza o lo si lascia. La storia che il regista ha tratto dal libro non è fedele negli avvenimenti ma lo è nello spirito. Le immagini della campagna ceca (il sostituto cinematografico dell’Ucraina ) sono abbaglianti di bellezza, i protagonisti tanto disomogenei tra loro per storia e background quanto perfettamente inseriti nella narrazione. Elijah Wood, il Frodo del Signore degli Anelli, è qui uno stralunato ebreo americano alla ricerca delle radici della sua famiglia. Eugene Hutz recita se stesso, ucraino innamorato dell'America e leader dei Gogol Bordello. Alter ego per età di Wood, nel corso della storia vede accorciarsi le differenze con il ricco ebreo americano. Lo sguardo dapprima cinico e disincantato si fa stupito e partecipe. Lo stesso percorso del nonno, il bravissimo Boris Leskin, che alla fine riesce addirittura a rubare il ruolo di protagonista finale della storia anche alla soave Laryssa Lauret, la donna che scioglierà gli enigmi del film. Una storia leggera, commovente, folle. Con una colonna sonora altrettanto complice e visionaria, grazie alla prodigiosa chitarra acustica di Marc Ribot. Non un capolavoro ma, di questi tempi una rarità, un film intenso e riuscito. Da vedere. E il libro, da leggere.

     
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