Mondo Jazz
Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.
IL JAZZ SU RADIOTRE

martedì 7 febbraio 2012 20.30
Locandina
IL CARTELLONE
AI CONFINI TRA SARDEGNA E JAZZ 2011
JAMES BLOOD ULMER
James Blood Ulmer, chitarra e voce Registrato a Sant’Anna Arresi, Piazza del Nuraghe, il 28 agosto 2011.
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AI CONFINI TRA SARDEGNA E JAZZ 2011
RONALD SHANNON JACKSON /MELVIN GIBBS/JOSEPH BOWIE
Ronald Shannon Jackson, batteria Melvin Gibbs, basso Joseph Bowie, trombone
Registrato a Sant’Anna Arresi, Piazza del Nuraghe, il 28 agosto 2011.
RASSEGNA STAMPA
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Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando quiCITAZIONI
HO LETTO E AMATO : CECITà DI JOSè SARAMAGO
Cecità è certamente uno dei libri più profondi che ho letto ultimamente. Alla stregua di La Strada di Cormac McCarthy è ambientato in un non luogo, alle prese con una situazione non convenzionale e con tutti i protagonisti conosciuti e raccontati senza mai rivelarne il nome. In più lo scrittore portoghese fa un uso libero e inusuale della punteggiatura, praticamente eliminandola se non per la chiusura dei periodi. Se il romanzo di McCarthy è angosciante e crepuscolare, il racconto di Saramago è impregnato della stessa oscurità che pervade tutti i personaggi , con la luminosa eccezione della protagonista.
Il significato è palese, tutti noi siamo immersi nella cecità della ragione e dello spirito e solo poche persone eccezionali in situazioni al limite sanno ritrovare la luce, ridare la speranza e fortificare le coscienze. Lo scrittore sa scandagliare in profondità l'animo umano, capace di raggiungere abissi di orrore e violenza ma anche di ritrovare la solidarietà, l'amore, il rispetto, la tenerezza. La riflessione implicita nel racconto è semplice e devastante: basta poco, un evento straordinario ed imprevisto che faccia cadere le regole e le barriere sulle quali si poggia il vivere comune e la regressione dell'uomo è inevitabile, animalesca, ineludibile. Passare dalla società dei consumi alla legge della jungla è affare di un attimo. La perdita della capacità di compassione e solidarietà porta alla devastazione di ogni convivenza pacifica, alla disumanizzazione e alla violenza del più forte. Le pagine in cui Saramago descrive la lotta per la sopravvivenza sono permeate di un pathos angosciato e lucido e trasmettono una emozione profonda. Il libro è uscito nel 1995 e rappresenta sicuramente il vertice assoluto raggiunto dallo scrittore premio Nobel per la letteratura nel 1998. E' un romanzo appassionante e bellissimo che cattura fin dalla prima pagina il lettore, accompagnandolo passo passo negli antri bui della disumanizzazione e dell'indifferenza e poi, lentamente, in un susseguirsi di spiragli di luce fino all'inatteso finale.
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Post n°2138 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da pierrde
Se per magia venissi nominato tesoriere di qualche partito invece che occultare soldi acquistando in proprio appartamenti ecco un piccolo investimento che non mancherei di realizzare: l'intero catalogo della Instant Composers Pool. Si tratta di un mega-cofanetto numerato che comprende i 50 album editi dall'etichetta olandese più tre dvd che raccolgono materiale inedito, un album fotografico e disegni dipinti da Han Bennink. Le prime 300 copie saranno messe in vendita a 399 dollari, poi il prezzo diventerà 499 dollari. Comunque un affare, considerando che buona parte del catalogo è di difficile reperibilità e che i nomi documentati nell'arco di ben 45 anni sono tra i più belli della musica improvvisata europea. Ecco la pagina che pubblicizza il box dal sito della ICP: ICPBOX Reserve your copy of our entire boxed catalogue! "Improvisation is like daily life... like crossing a street" - says Han Bennink. The ensemble of the Instant Composers Pool, or ICP, improvises for 45 years now on the highest level. "These guys can swing like madmen and then all of a sudden play the most sensitive ballads" according to trumpetplayer Dave Douglas.This is really an improvisational monster with ten heads! Furthermore co-founders Misha Mengelberg and Han Bennink are the true "Giants of European jazz"! ICP is historical, unique and there is nothing else like it in jazz.
The music that is released during all these years has now been collected and is planned to be released as a special edition box. It will contain 50 cd's, 3 dvd's (exact numbers to be confirmed), will include bonus material that has never been released before and a photo-book of the rich ICP-history as shot by Pieter Boersma.
To be able to produce this collectors item, we need at least 300 reservations! The first 300 people who will reserve a copy will, as a thank you for making this possible, receive a considerable discount. The price for the first 300 boxes will be €399, after that it will be priced €499. Se vi ho convinto, o se siete i tesorieri di un qualsiasi partito, ecco l'indirizzo mail : http://www.icporchestra.com/icpbox/ |
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Post n°2137 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da pierrde
Non è luogo questo per commentare quanto successo in Italia centro-meridionale nei giorni scorsi: la tempesta di neve ha avuto dimensioni inimmaginabili, ma noi ci abbiamo messo certamente anche del nostro, facendoci trovare al solito impreparati e disorganizzati. Si viene colti da un mix di ironia e sconforto pensando che pochi centimetri di neve hanno bloccato per giorni scuole e uffici a Roma. Mai sentito niente di simile a Berlino o a Stoccolma, ma evidentemente lassù ci deve essere un clima tropicale. Tra le tante storie nate dalla bufera di maltempo e lette in questi giorni, una riguarda anche gli appassionatidi jazz. E' una lettera scritta da Italo Leali, direttore artistico di Tuscia in Jazz Festival, eccola:
Cari amici, vi scrivo per raccontarvi cosa è successo questo fine settimana a Caprarola. Come previsto da mesi si doveva tenere tre giorni di concerti e seminari all’interno delle scuderie del palazzo Farnese di Caprarola. Tutto era pronto, oltre 100 persone come allievi dei seminari, artisti e staff si erano già prenotate per quei giorni. Si annunciava un bellissimo successo per questa prima volta del festival a Caprarola, ma il tempo che ha colpito l’Italia in questi giorni ha frenato ma non fermato l’evento. Ora se si fosse trattato solo dei concerti avremmo sicuramente cancellato l’evento, ma trattandosi dei seminari ci sorgevano altri problemi. Delle cento persone previste ai seminari venticinque, sono riuscite, dopo avventure memorabili ad arrivare, ed era nostro dovere accoglierle e soccorrerle in quella bufera. Queste persone dovevano, come poi hanno fatto, dormire all’interno delle scuderie del palazzo Farnese. Se avessimo cancellato tutto queste persone di sarebbero trovate di notte sotto la bufera e senza un tetto. Con tutto lo staff, perlomeno quello giunto, abbiamo deciso dunque di procedere ugualmente. Un ringraziamento particolare va al comune di Caprarola che ci ha garantito il riscaldamento per tre giorni, ho visto assessori caricare a spalla i sacchi con i gusci di nocciole per la caldaia, e all’istituto alberghiero di Caprarola e la sua preside, che sabato sera ha aperto le cucine e mandato i cuochi per farci magiare. Uno dei problemi più gravi è stato proprio quello del cibo. Venerdì e sabato i ristoranti erano ovviamente chiusi, vista la neve e noi eravamo rimasti senza cibo e acqua. Fortunatamente venerdì prima che chiudesse, sono riuscito ad acquistare in un alimentari sotto le scuderie dell’acqua e del cibo (affettati e pancarrè) per la notte. Molti dei ragazzi che stavano arrivando poi si sono trovati in un’odissea incredibile. Due ragazzi che venivano dalla Puglia sono stati raccolti alle 3 di mattina sotto la bufera con l’auto bloccata da una famiglia di Carbognano che li ha ospitati per 2 giorni (un grazie da tutto il Tuscia in Jazz). Due ragazzi della repubblica ceca sono invece rimasti bloccati a Vignanello per 3 giorni. Un ragazzo inglese ed una ragazza tedesca ci hanno chiamato alle 14 di venerdì disperati da Saxa Rubra dove non c’erano più mezzi per arrivare a Caprarola ne per tornare a Roma. Fortunatamente uno degli insegnanti che era in coda da ore sul raccordo è riuscito a deviare per Saxa Rubra e dopo un viaggio di 13 ore a portarli a Caprarola. Di molti altri sappiamo che sono rimasti bloccati sulle autostrade italiane o direttamente, i più fortunati, nelle loro case. La neve però non è riuscita a fermare la musica. Le 25 persone chiuse e bloccate per tre giorni nella struttura non si sono fatte intimorire dagli eventi e per tre giorni hanno suonato e fatto lezioni 16 ore al giorno. A terminare questa tre giorni di jazz e stato il concerto di Gegè Telesforo, che nonostante il tempo è stato con noi a fare lezione e musica, ed il suo quartetto. Con l’amministrazione di Caprarola ci siamo già ripromessi di ripetere l’evento in novembre e regalare alla città questa iniziativa, che il tempo a reso possibile in forma ridotta ma non fermato. |
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Post n°2136 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da pierrde
Mario Biondi a Londra ha dato sei concerti al Ronnie Scott's e la stampa italiana non ha perso l'occasione di segnalare l'evento con numerose interviste. Un segnale che Biondi, al di là delle facili etichette appioppategli, ha raggiunto una visibilità che al contrario i bravissimi componenti del suo gruppo ( Daniele Scannapieco al sassofono, Beppe di Benedetto al trombone, Giovanni Amato alla tromba, Claudio Filippini al piano, Tommaso Scannapieco al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria ) sono ben lontani dal possedere. Non ho mai amato i crooner, ho "sopportato" i grandi nomi della storia della musica afro-americana, ma la passione e il divertimento che invece mi hanno sempre regalato le grandi voci femminili hanno trovato nei soli Louis Armstrong, il grande capostipite del canto jazz, e in Bobby McFerrin un equivalente maschile. La poliedricità e l'effervescenza di McFerrin non hanno però mai prodotto album memorabili, e Bobby rimane un grandissimo artista dal vivo dove il suo immenso talento può essere debitamente apprezzato. Ricordo a tale proposito un concerto meraviglioso ai Giardini del Frontone, una edizione di molti anni fa di Umbria Jazz, in cui il nostro si esibiva con il Circlesongs, dodici voci senza strumenti. Serata memorabile ancora vivida nei miei ricordi, a cui però segui' un album con la stessa formazione decisamente minore in quanto ad emozioni. Ma, tornando a Biondi, tra le risposte date nelle diverse interviste è notevole l'onestà intellettuale e la sincera passione del cantante catanese. Eccone alcuni estratti: "Io sono supportato da jazzisti straordinari, ma non faccio jazz, io faccio musica" (Ansa) e ancora: «I jazzisti c’erano una volta, oggi c’è qualcuno che ama il genere. E anch’io apprezzo questo stile. Probabilmente mi è proprio».... «Non so, non amo le omologazioni. Ieri sera qui al Ronnie suonava Mark Murphpy, ottant’anni. Meraviglioso. Lui sì che è il jazz. L’ho ascoltato in fondo alla sala in religioso silenzio». (La Stampa)
I link delle interviste: http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cultura/2012/02/02/visualizza_new.html_ http://www3.lastampa.it/musica/sezioni/news/articolo/lstp/441035/
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Post n°2135 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da pierrde
Oggi è l'anniversario della nascita di Francois Truffaut celebrato da Google con un doodle su misura. Il Doodle è visibile nelle versioni italiana e francese dell'Home Page di Google ed è stato realizzato in occasione dell'80° anniversario della nascita del regista parigino morto nel 1984 all'età di appena 52 anni; Truffaut è considerato uno dei maestri della movimento noto come Nouvelle Vague che rivoluzionò la cinematografia transalpina. Parlare di Truffaut per un jazzofilo significa immediatamente pensare a Rita Marcotulli e al suo progetto sulle musiche dei film del cineasta francese. Ho molto amato l'album ed ho avuto anche il piacere di vedere Rita in concerto con lo straordinario gruppo coinvolto nell'avventura. Eccone un significativo video
http://it.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7ois_Truffaut |
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Post n°2134 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da pierrde
La pubblicazione recente di un doppio album dal titolo Miles Espanol, curato e prodotto da Bob Belden e con grandissimi musicisti a supporto, riporta alla mente quel capolavoro che fu Sketches of Spain, l'album orchestrale arrangiato da Gil Evans per la tromba di Miles. Ecco allora che con questo video riassaporiamo quelle melodie immortali mentre scorrono le immagini dei dipinti di Miles, abbastanza conosciuti ma in realtà ben poco visti, e tra la narrazione dell'esegesi del capolavoro discografico ecco spuntare anche una foto drammatica: Miles insanguinato e ammanettato.
Sketches of Spain è uno degli album nati dalla collaborazione tra Miles Davis e l'amico e compositore Gil Evans. L'album, come annunciato dal titolo (Schizzi spagnoli) si basa su un programma costruito su musiche spagnole, sia tradizionali sia colte (il disco contiene un arrangiamento del secondo movimento del Concierto de Aranjuez di Joaquin Rodrigo e un brano, intitolato Will o' the Wisp, da un balletto di Manuel de Falla). Nell'autobiografia, Davis dice che l'idea del disco gli venne dopo aver ascoltato il Concierto de Aranjuez. Evans curò gli arrangiamenti e introdusse gli altri pezzi, tra cui Saeta, un brano popolare di cante hondo andaluso per la processione del Venerdì Santo, tratto e riarrangiato dal volume Spanish Folk Music di Alan Lomax, e Solea, un brano peruviano. Davis, nell'autobiografia, ricorda che gli arrangiamenti erano così densi che il trombettista Bernie Glow diventò paonazzo per lo sforzo di seguire la scrittura, e che dovette parlare a Evans perché semplificasse un po' la scrittura. In effetti, la situazione minacciò di degenerare: l'orchestra trovava gli arrangiamenti di Evans troppo difficili e il produttore, Teo Macero, prese le parti dei musicisti. Davis non fu di molto aiuto ad Evans, anzi non si presentò alla prima prova, probabilmente perché sconvolto da alcune vicende private. Pochi mesi prima era stato picchiato da un poliziotto, mentre fumava una sigaretta fuori da un locale, e in quei giorni stava affrontando il processo (che fu annullato in cambio del ritiro, da parte di Davis, delle denunce che egli aveva sporto contro la polizia).
Sketches of Spain è considerato uno degli album più rifiniti e accessibili mai registrati da Miles Davis, e il giudizio su di esso non è uniforme: la Penguin Guide to Jazz on CD ne parla come di "musica leggera d'alto bordo". All'uscita dell'album, Davis fu accusato di piegarsi a compromessi commerciali, e si disse che Sketches of Spain non era jazz. Secondo la rivista Rolling Stone Davis avrebbe reagito dichiarando: «È musica, e a me piace». |
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Post n°2133 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da pierrde
“ "Lo dico col cuore in mano, dunque con i polsini completamente insanguinati” (Alessandro Bergonzoni) “Energia”, “poesia” e “spiritualità” sembrano i termini grammaticali più adatti per identificare a prima vista il lavoro di questa nuova avventura musicale di Paolo Fresu e Omar Sosa. In un tempo in cui tangenzialità, trasversalismo, crossing e altri vocabili simili sembrano farla da padrone nel mondo che predilige identificare la musica con un’etichetta, ciò che effettivamente viene posto prepotentemente all’attenzione di questo lavoro discografico è l’ideale quanto improbabile fil rouge che riesce a collegare Cuba e Mediterraneo. Fresu e Sosa “danzano”. Danzano in modo sicuramente latino attorno al vincente mix di jazz, musica cubana, Africa e world music che sono riusciti a creare. E se Fresu è ormai quell’importante icona della musica contemporanea che tutti riconoscono è sorprendente un Sosa sempre più stimolante e con orizzonti talmente allargati da riuscire – in alcuni momenti – a far tornare alla mente filosofie di pensiero compositivo care ad un vero maestro del suono quale Joe Zawinul. Gli stilemi declinati nelle undici tracce equamente divise nelle firme dei due protagonisti di questo bellissimo Alma sono molteplici. Un disco ricco di chiaroscuri importanti ma dove i colori spirituali restano in evidente intelligente equilibrio con la tecnica e questo è reso specialmente evidente dalla eccellente cover di quella sorta di piccola masterpiece che risponde al nome di Under African Skies scritta da Paul Simon e omaggiata dal duo con una delicatezza e leggerezza davvero rara. E se – ad impreziosire alcuni tratti dell’opera – viene poi chiamato un vero maestro dell’arte sonora quale Jaques Morelenbaum, allora il cerchio è presto fatto. Un altro piccolo tassello di bellezza che va ad impreziosire la piccola ma sempre più importante Tǔk Music, ancora una volta attenta anche ai dettagli grafici, come la bella copertina tratta dall’opera di Alessandro Adelio Rossi. Fonte: tukmusic.paolofresu.it
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Post n°2132 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da pierrde
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Post n°2131 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da pierrde
D Da Madonna a Prince Royce, da Tim McGraw a Timbaland e oltre, Billboard fra rock, hip-hop, Latin, country, indie e artisti / album pop prova a scommettere su chi avrà maggior successo nel 2012. Non sorprende che nella lista appaia Esperanza Spalding, prima artista jazz a coseguire (l'anno passato) il GRAMMY® Award come Best New Artist, e il cui nuovo album "Radio Music Society" uscirà il prossimo 20 marzo. Non c’è voluto molto a Esperanza Spalding per emergere come una delle stelle più vivide del firmamento musicale. Chi avesse ascoltato il suo debutto internazionale su etichetta Heads Up, Esperanza, e il suo best-seller Chamber Music Society (del 2010) si sarà sicuramente reso conto che la giovane bassista, cantante e compositrice di Portland fosse qualcuno su cui puntare, con la sua unica e poliedrica personalità, fortemente radicata nel jazz eppure destinata a riscuotere successo molto al di là dei confini del jazz. Opinione confermata il 13 febbraio del 2011, quando Esperanza divenne il primo musicista jazz a conseguire il GRAMMY® Award come “Best New Artist”. Il 20 marzo del 2012 Heads Up International, una divisione del Concord Music Group, ci farà dono di Radio Music Society, il suo progetto più complesso e ambizioso fino ad oggi. Ciascuna delle dodici tracce è accompagnata da un video concettuale, esplicativo della storia e degli spunti di ispirazione che hanno contribuito alla nascita del brano. Filmati in varie località (New York, Barcellona, Portland) i video saranno disponibili all’acquirente di Radio Musc Society come digital download, o in DVD nella versione deluxe dell’album. Fonte: www.universalmusic.it
La giovane contrabbassista e cantante è oramai un fiore all'occhiello della propria casa discografica. Nel giro di poche stagioni Esperanza sta diventando una star, un pò come lo show business ha fatto nel recente passato con Diana Krall. Come nel caso della pianista e cantante canadese anche la Spalding è giovane, dotata indubbiamente di grande fascino e ottima strumentista. Insomma la persona giusta al posto giusto e nel momento giusto, con buona pace delle centinaia di giovani musicisti bravi e preparati come lei ma senza l'appeal necessario. Non rimane che sperare che si sappia anche difendere dalla invadenza della label che certamente cercherà di condizionarne il percorso artistico. I segnali sono già evidenti, basta visionare il video allegato, che riproduce il primo brano dell'album nuovo, e vedere come nonostante testi apprezzabilissimi la virata verso una musica popular sia evidente. Nulla di male naturalmente, ma prima o poi anche Esperanza dovrà scegliere: diventare un'icona pop o continuare a suonare la musica che ama. Io, pur apprezzandone comunque anche queste uscite, continuo a preferirla come bassista del gruppo di Joe Lovano. |
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In concomitanza con la pubblicazione del libro "E non chiamatelo jazz" per le Edizioni Auditorium, Giancarlo Schiaffini, trombonista, tubista, musicista tra i più noti della scena internazionale è nostro ospite per una buona parte della puntata. Il volume traccia una veloce ma esauriente disamina delle pratiche dell'improvvisazione, soffermandosi sulle varie modalità e sulle differenze che intercorrono tra i vari generi in cui l'improvvisazione viene praticata. Illustriamo musicalmente questi approcci con una selezione di brani dall'ampia discografia dello stesso trombonista, che vanta un'esperienza quasi cinquantennale, avendo militato in formazioni diverse come il Gruppo Romano Free Jazz e il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, oltre che collaborato con i migliori jazzisti internazionali e compositori contemporanei della statura di Luigi Nono. Inoltre Schiaffini ci regala alcuni brani dal vivo con il suo trombone. |
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Post n°2129 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da pierrde
Sul sito di Umbria Jazz, prontamente ripreso da blog e portali dedicati al jazz, sono comparsi i primi nomi che caratterizzeranno il cartellone estivo dell'edizione 2012. Mi sembra di cogliere qualche elemento di novità nelle anticipazioni fin qui svelate, e non tanto negli stessi nominativi dei musicisti, in maggior parte ospiti abituali del Festival, quanto nell'assenza di rockers e pop stars che invece negli ultimi tempi avevano affollato i programmi. Naturalmente il programma è ben lontano dall'essere definitivo, pertanto è possibile che alla fine compaiano anche nominativi e progetti di ben altro sapore, ma intanto l'inizio è positivo e incoraggiante. I nomi fin qui conosciuti sono poi naturalmente tutti ottimi, e anche qui qualche piccola ma importante novità si fa strada: c'è la presenza di Dave Douglas, uno dei più propositivi musicisti americani da diverso tempo, c'è il ritorno quanto mai gradito di Charlie Haden e della sua Liberation Orchestra e quello che, a giudizio di molti e anche mio, è il miglior quartetto del momento, e cioè il Wayne Shorter Quartet. Ci sarà poi certamente terreno per musicisti italiani, speriamo scelti tra i nominativi più freschi e meno battuti, e sarebbe bello almeno come auspicio anche uno spazio per nomi internazionali oggi poco conosciuti ma di sicuro avvenire come tempo fa fu per Brad Mehldau. Naturalmente mi aspetto di leggere ulteriori proposte che con la storia di Umbria Jazz non hanno nulla da spartire, ma, oramai è un dato di fatto, anche gli sponsor vogliono la loro parte. Per il momento Umbria Jazz è per me di nuovo appetibile.
Si comincia il 6 luglio con il duo Chick Corea-Stefano Bollani. La collaborazione tra i due nacque in occasione di Umbria Jazz 09, da un'idea di Carlo Pagnotta. I due si sono trovati e capiti immediatamente, e non poteva essere altrimenti, tanto che la prestigiosa etichetta tedesca ECM ha deciso di mettere su disco il concerto tenuto ad Orvieto, e proprio il nome della città è il titolo del cd, durante Umbria Jazz Winter#18. A seguire Stefano Bollani con Hamilton de Holanda: brasiliano di Rio traslocato giovanissimo a Brasilia, re incontrastato del nuovo choro ed erede designato di Jacob do Bandolim, che dello choro è stato interprete pregiato e punto di riferimento unanimemente riconosciuto per decenni. Il 9 luglio altro doppio set con la Hollowbody Band di John Scofield, che insieme a Kurt Rosenwinkel e Peter Bernstein da vita ad un super trio chitarristi, e il tributo di Enrico Rava alla musica di Michael Jackson, il re del pop che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica e dello spettacolo. Joe Lovano e Dave Douglas il 10 luglio con il loro nuovo progetto "Sound Prints": un tributo alla musica di Wayne Shorter, con una rilettura dei suoi successi e brani inediti dello stesso Shorter. Sempre il 10 imprendibile appuntamento con Charlie Haden e la Liberation orchestra: special guest Carla Bley. Il 12 un beniamino del pubblico che non ha bisogno di presentazioni: Pat Metheny in quartet, con Chris Potter, Ben Williams e Antonio Sanchez. Sonny Rollins in esclusiva italiana il 13 luglio: il sax colossus si conferma senza alcun dubbio vera e propria icona vivente; con oltre sessant'anni di attività alle spalle il suono del suo sax tenore rimane ancora unico e inimitabile. Il 14 luglio un'altra icona: Wayne Shorter e un ritorno per quella che è stata una delle più apprezzate protagoniste dell'edizione 2010 di Umbria Jazz: Melody Gardot. |
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Post n°2128 pubblicato il 01 Febbraio 2012 da pierrde
Difficile credere che queste righe siano scritte da una mano femminile. Fosse vero non mi rimarrebbe che pensare che decenni di lotte per pari dignità e diritti siano passate molto alte sopra la testa e l'intelligenza di chi scrive. Eppure, per me incredulo maschietto, ecco un modo di vedere e presentare una cantante (che tra l'altro a mio modo di vedere con il jazz c'entra solo per vie traverse) che mai mi sarei sognato di mettere in vetrina:
Ecco una nuova protagonista del mondo curvy è sicuramente Caro Emerald, icona del Jazz, con forme generose e avvolgenti che non hanno vergogna di mostrarsi in abiti aderenti e che, anzi, ne fanno punto di forza. Oltre ad una voce incredibile, ovviamente. La rivincita delle morbide prosegue senza sosta e in tutti i campi. E nel mondo della musica non c’è soltanto Adele a catalizzare l’attenzione perchè nel mondo di quello che chiamano Nu Jazz, c’è Caro Emerald, nome d’arte di Caroline Esmeralda van der Leeuw, artista olandese dalla voce suadente e dalle spiccate curve stile anni ’50. Grande fascino unito a delle capacità canore davvero notevoli, Caro Emerald ha all’attivo un solo album, Deleted Scenes From The Cutting Room Floor, che ha venduto, e continua a farlo visto che nella sua terra natìa non vuole saperne di uscire dal top delle chart, oltre 2 milioni di copie in tutta Europa, risultando Disco di Platino in Germania, Polonia, Regno Unito ed Olando e Disco d’Oro in Austria. Nel nostro Belpaese ha vinto il Disco d’Oro per il singolo A night like this, spinto anche per essere la colonna sonora degli spot della Wind con il brano “Back it up”. La cantante è degna rappresentante di quell’Orgoglio XXL che sta rivoluzionando la società odierna, visto che si mostra con fierezza in abiti aderenti che risaltano le sue forme generose. Immancabile, in ogni scatto, il rossetto rosso decisamente marcato, segno di un forte collegamento con la moda del passato. Come nello straordinario caso di Lucy Moore, anche qui siamo di fronte ad una vera e propria icona curvy che richiama e celebra, nel vestire e nelle sonorità, quel sapore di vintage ricercato, sofisticato ma, al tempo stesso, dannatamente immediato e semplice. Una domanda infine, chi è questa Adele che "catalizza l'attenzione" ? Un'altra "morbida" e curvy? |
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Post n°2127 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da pierrde
A ciò si aggiunge una non indifferente somma, richiesta per il pagamento degli ultimi quattro anni di attività. «E’ una decisione improvvisa – dichiarano i responsabili della Fondazione – in quanto era già in corso un dialogo tra l’Amministrazione comunale e la Fondazione per la formalizzazione di ciò che di fatto era una realtà, sancita peraltro dalla presenza del logo del Comune in tutte le iniziative concertistiche e didattiche, promosse dal Brass sia dentro che fuori lo Spasimo». L’affidamento del complesso dello Spasimo risale a quando, grazie ai fondi comunitari, il Comune aveva erogato il finanziamento al fine di costituire una scuola di musica jazz. Negli anni il Brass Group si è ritagliato un importante ruolo sul palcoscenico musicale internazionale, offrendo alla città di Palermo eventi, manifestazioni e ospiti di prestigio . Ne abbiamo parlato con Eusebio Dalì, portavoce in Sicilia di Grande Sud. “E’ paradossale che l’amministrazione comunale si faccia questo autogol. Il Brass è un’istituzione di livello internazionale nel settore jazzistico. Tra l’altro, so per certo che negli anni la Fondazione ha continuamente provveduto alla manutenzione dei locali del complesso dello Spasimo – altro gioiello architettonico palermitano. Quale miglior modo di usufruire dello splendido scorcio dello Spasimo se non rendendolo fruibile al pubblico grazie ai numerosi eventi di cui si è fatto promotore il Brass Group?” I responsabili della Fondazione sono attoniti quanto lo sono i cittadini. Si prospettano manifestazioni di solidarietà da parte della cittadinanza, ma la politica cosa può e dovrebbe fare? “Vorrei sapere chi, all’interno dell’amministrazione comunale, ha il coraggio di metter punto ad un’esperienza culturale di successo decennale, che negli anni ha anche dato vita a iniziative socialmente interessanti – penso alle lezioni di musica gratuite per i bambini del quartiere della Kalsa. Si dovrebbe interrompere subito qualsiasi procedura di sfratto e rinnovare la concessione degli spazi ai responsabili di una delle iniziative culturali più importanti della città. Palermo non può permettersi di perdere una delle sue migliori creazioni.” Fonte: http://www.forzadelsud.it/lo-strano-caso-del-brass-group-palermo-fa-fuori-il-jazz/ |
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Post n°2126 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da pierrde
Ovvero Maurice McIntyre, oggi settantaquattrenne, membro seminale dell'associazione chicagoana AACM, sassofonista e collaboratore di molti nomi celebri della scena jazzistica americana, da Lester Bowie a Malachi Favors, da Roscoe Mitchell a Amina Claudine Meyers. Credo che il suo nome dica poco alla maggioranza degli appassionati di oggi, ma negli anni '70 grazie a Franco Bolelli e alla rivista Gong godette in Italia di un discreto seguito e di una certa considerazione. Il tempo ha poi provveduto a cancellarne qualsiasi traccia, perlomeno da noi. Ricordo una sua apparizione al Festival Jazz di Lovere, metà anni '70, dove la sua perfomance non fu assolutamente all'altezza della "fama" che gli era stata pre-confezionata adosso per'altro credo all'insaputa del diretto interessato. Il motivo per cui ne parlo oggi è il film-documentario a lui dedicato dal regista e fotografo Danilo Parra. Ne emerge una storia cruda, in cui le debolezze umane e il degrado fisico dell'artista appaiono evidenti. Immagini che lasciano molto amaro in bocca, ridotto a suonare nella subway di New York, niente affatto mitigate dai commenti che appaiono sul sito del regista, dove l'intervento più emozionante e per niente consolatorio è quello della ex compagna e madre dei suoi figli. Per coloro che volessero approfondire la figura di Kalaparusha e il film a lui dedicato ecco due link imperdibili: http://www.aacm-newyork.org/Kalaparusha_Maurice_McIntyre.html http://lovebryan.com/danilo/2010/01/more-closeness-but-even-closer/
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Post n°2125 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da pierrde
Momento magico per Enrico Rava; il suo ultimo album Tribe ha avuto accoglienza favorevole da gran parte della critica, i suoi progetti sono perennemente in circolo con serate e concerti, si annuncia la prossima uscita del nuovo album imperniato sulle musiche di Michael Jackson (personalmente la perplessità e' pari alla curiosità....), come direttore artistico ha appena presentato il programma del Bergamo Jazz Festival ( http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=77091&titolo=Bergamo%20Jazz,%20passione%20e%20tradizione ), una edizione con molti concerti sulla carta più che buoni e parecchie attività collaterali interessanti. Come se non bastasse Ian Patterson gli dedica una lunga e succosa intervista sul sito http://www.allaboutjazz.com/php/article.php?id=41145&pg=2 in cui tra racconti e anticipazioni la lettura si fa estremamente godibile. Tribe è un album che mi ha conquistato immediatamente: non c'è assolutamente nulla di nuovo se non la vena lirica e poetica di Enrico, una manciata di composizioni riprese da diversi album e una brillante intesa con la giovane e formidabile squadra di musicisti, ma tutto questo basta e avanza per rendere l'ascolto impagabile e stimolante. Ho letto anche il libro di memorie Incontri con musicisti straordinari, una sequenza di annedoti e retroscena divertenti e simpatici. Insomma, una "terza età" vissuta alla grande. |
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Post n°2124 pubblicato il 28 Gennaio 2012 da pierrde
Mercoledi' Keith Jarrett si è esibito in un solo concerto alla Carnegie Hall. Memore della sfortunata esperienza dello scorso anno, concerto interrotto più volte per ...colpi di tosse degli spettatori con immancabile romanzina del nostro, ho atteso con interesse un resoconto della serata, anche perchè il doppio album Rio uscito da pochi mesi mi ha decisamente conquistato ed è rimasto a lungo nel mio lettore compact . Nate Chinen sul New York Times fa una recensione gustosissima: ricca di humor ma anche competente e piacevole da leggere. Ecco il link: http://www.nytimes.com/2012/01/27/arts/music/keith-jarrett-in-a-solo-concert-at-carnegie-hall.html |
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Ricevo sempre più spesso richieste di spedizione e recensione di album. Ne sono lusingato e prometto comunque a tutti un attento ascolto. Ovviamente questo non è assolutamente garanzia di pubblicazione sul blog: non sono un critico musicale, svolgo una attività completamente diversa, e il poco tempo libero mi piace dedicarlo si alla musica ma in maniera assolutamente libera e priva di condizionamenti. Non sono quindi uno scrittore di recensioni a gettone, tanto meno di album che poco o niente rientrano nelle mie corde; se queste mie minime ma credo chiare condizioni sono condivise, allora potete contattarmi all'indirizzo mail in calce.
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UN FILM CHE HO AMATO

Improbabile, surreale, grottesco, privo di qualsiasi parvenza di verosomiglianza, e per di più nella versione italiana penalizzato da un assurdo doppiaggio (originalmente il film è in francese ed in russo, e sarebbe stato di gran lunga preferibile una versione sottotitolata). Eppure il film di Mihaileanu, il regista di Train de Vie, è in egual tempo una pellicola che diverte, commuove e avvince lo spettatore. Ovviamente non tratterò della trama per non togliere il piacere della sorpresa a coloro che il film non l'hanno visto, basti dire che tra i molti temi, quello centrale che la pellicola sviluppa in maniera esemplare è il rapporto tra immagini, storia e musica, un mix di ingredienti comune alle migliori pellicole che vedono la musica in veste di protagonista. In questo caso si tratta del concerto per violino e orchestra op. 35 di Tchaikovsky, suonato dalla Orchestra Sinfonica di Budapest con la giovane violinista rumena Sarah Nemtanu nel ruolo di solista. Anche se la durata del concerto viene ridotta ed estrapolata, dei circa 22 minuti della partitura originale si ascoltano solo 12 minuti, l'abilità del montaggio e la sapienza narrativa del regista creano una atmosfera ricca di pathos, armonia e struggimento. Se la seconda parte del film è focalizzata sulla musica, nella prima parte il regista dispensa una arguta autoironia sui proverbiali vizi della cultura ebraica, per non parlare delle esilaranti bordate alla grottesca versione della democrazia che trionfa oggi in Russia. Il tutto tratteggiato con mano ferma ma lieve, venata da un abbondante pizzico di surreale ironia. In un mondo dove trionfano insulsi e volgari cinepanettoni o noiosi e prevedibili action-movie di stampo amerikano, ecco un film da non perdere, proprio perchè imperfetto e sgangherato, ricco di grande musica e di corrosiva ilarità. Non un capolavoro, ma tra le migliori storie che attualmente è possibile vedere in sala.













SABATO 4 FEBBRAIO 2012 IL LIBRO: GIANCARLO SCHIAFFINI, “E NON CHIAMATELO JAZZ” – EDIZIONI AUDITORIUM. CONVERSAZIONE CON L’AUTORE
Il Brass Group, realtà musicale palermitana, unica fondazione in Italia specializzata in produzione di musica jazz, rischia di dover chiudere i battenti. Il Comune di Palermo, dopo un affidamento durato 14 anni dei locali del complesso monumentale di Santa Maria dello Spasimo , da un giorno all’altro, ha formalizzato lo sfratto: entro il 22 febbraio fuori strumenti musicali e personale in servizio.





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