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Tracce di Jazz

Mondo Jazz diventa il blog del portale Tracce di Jazz . Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

 

UN DIAVOLO PER CAPPELLO

Post n°3741 pubblicato il 25 Ottobre 2014 da pierrde
 

Una idea, un pizzico di ironia, due personaggi e l'ambientazione realizzata a Cagliari durante l'European Jazz Expo del 2007: ecco il cortometraggio, poco più di otto minuti, realizzato da Marco Gallus.

 
 
 

JACK BRUCE R.I.P.

Post n°3740 pubblicato il 25 Ottobre 2014 da pierrde

Legendary CREAM bassist/singer Jack Bruce died today of liver disease. He was 71 years old. His family said in a statement: "It is with great sadness that we, Jack's family, announce the passing of our beloved Jack: husband, father, granddad, and all round legend.

The world of music will be a poorer place without him but he lives on in his music and forever in our hearts." Bruce's death was confirmed by his publicist Claire Singers.

Read more at http://www.blabbermouth.net/news/legendary-cream-bassist-jack-bruce-dead-at-71/#Mlcll5BPIWboaGPI.99

Michael Mantler, "No Answer" (1974)

with Jack Bruce, Carla Bley, Don Cherry.

words by Samuel Beckett from 'How It Is'

Jack Bruce - voices, bass guitar Carla Bley - piano, clavinet, organs Don Cherry - trumpet recorded February and July 1973 Jack Bruce recorded November 1973 mixed March 1974

 
 
 

NUOVE SEZIONI

Post n°3739 pubblicato il 24 Ottobre 2014 da pierrde

Due nuove sezioni provano ad arricchire la già ampia offerta giornaliera che vi propone "Tracce di Jazz"; si tratta di "Controcorrente" e "Tracce Laser" di cui troverete i riferimenti nella nostra Home Page.

"Controcorrente" vuole raccogliere dei commenti e delle spigolature, da parte dei componenti della nostra redazione, su fatti e notizie riguardanti l'attualità ed i media tradizionali, visti però da un angolatura diversa da persone che cercano di non essere allineate con il pensiero comune. Un modo differente di rileggere l'attualità.

http://www.traccedijazz.it/index.php/primo-piano/32-editoriali/729-controcorrente

"Tracce Laser" invece si propone si accendere una luce su una serie di nuove o nuovissime uscite discografiche; nonostante la crisi di vendite mai come oggi le uscite discografiche conoscono una stagione espansiva. Molto difficile per un piccolo portale come il nostro riuscire a coprire anche solo in parte il flusso continuo di novità. Con "Tracce Laser" è possibile di allargare il raggio visivo attraverso recensioni telegrafiche che, pur senza entrare nel minuzioso, riescano a dare una idea di massima su un buon numero di album.

http://www.traccedijazz.it/index.php/recensioni/40-recensioni-discografiche/tracce-laser/730-tracce-laser

Quarto album per E.C.M. in oltre vent’anni di sodalizio per il trio polacco. L’ incontro con il sassofonista tenore svedese Joakim Milder è segnato da una naturale ed immediata integrazione nel collaudato meccanismo del gruppo. I timbri e le inflessioni che riportano a Garbarek ben si amalgamano nelle atmosfere ricche di charme che da sempre contraddistinguono il trio di Wasilewski. Trovare ancora stille di suggestioni nella formula del piano trio è compito arduo che solo raramente riesce a produrre frutti saporiti : questa è la sfida del trio. Il risultato, pur senza particolari picchi innovativi, è all’altezza. VALUTAZIONE : * * * (RDA)

 
 
 
 
 

EHI TONTOLONI, LEGGETE QUI

Post n°3737 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da pierrde

Ora, secondo Virgil Griffith, un programmatore di applicazioni web noto per aver inventato il Wikipedia Scanner (un software che intercetta da dove provengono i testi editati su Wikipedia), sarebbe possibile stabilire l’intelligenza di un tipico ragazzo (o ragazza) che frequenta un college americano partendo dalle band e dai generi musicali che preferisce. Il suo studio, che a quanto pare ha richiesto alcuni anni per la raccolta dei dati, si basa sulla media dei punteggi SAT interpolata con la top 10 delle band favorite delle rispettive scuole rispetto ai “like” espressi su Facebook (il SAT, precisiamolo, è il classico test di ammissione utilizzato dalle scuole americane).

Secondo quanto riporta il sito Digital Inspiration, il – non poco discutibile – grafico riporta che Radiohead, U2, Sufjan Stevens, Bob Dylan, The Shins e Counting Crows sono per gente smart (intelligente), Beyoncé e – a ruota – Jay-Z per quella dumb (tonta), mentre gruppi rock riempi-stadio quali Tool, System of a Down e Pearl Jam, piazzandosi giusto a metà dello spettro, sarebbero da considerarsi per gente nella norma.

Fonte: 

http://sentireascoltare.com/news/persone-intelligenti-ascoltano-radiohead-virgil-griffith/

Dopo ore di studio ho capito che il grafico si legge, per livello di intelligenza, descrescendo da destra verso sinistra. Il perchè è presto detto, guardate il livello intellettivo di coloro che ascoltano jazz e comprenderete le mie difficoltà e anche perchè vi ho chiamato tontoloni...

 
 
 

LE STROMBAZZATE DI WYSTON

Post n°3736 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da pierrde

(...) Clapton è l’album che il chitarrista ha voluto più fortemente di tutti. In pochi lo sanno. Come in pochi sanno della sua vena jazz, che qui emerge come mai avvenne prima. Se vi aspettate Crossroads, Layla, o altri grandi classici simili, avete sbagliato approccio.

Partite dal presupposto che questo è un album jazz, e poi viene il talento di Eric Clapton. Cercate di immaginare il suo tocco lento, la sua precisione negli accordi e nei riff… metteteci Wyston Marsalis a strombazzare qua e là… e due spazzole che si adagiano sui piatti…

(...) Poi.. per un gran finale.. c’è Autumn Leaves, che vale tutto il cd, da sola. Ho sentito tante versioni di questo classico, di Chet Baker, di Frank Sinatra, di Tony Bennett… ma quella di Eric Clapton è outstanding. Parte un pianoforte, con la voce grave di Clapton, le spazzole che accarezzano i piatti.. e sembra fiinire così.. finchè non inizia un assolo di circa 3 minuti, ovviamente la fonte è l’elettrica di Clapton. Un assolo alla David Crosby, per la tonalità del suono, ma che mostra tutto il talento di Eric in 3 minuti, più di Layla, più di Old Love.

Fonte: 

http://www.quinewspisa.it/blog/jazz-corner/eric-clapton-clapton.htm

Lungi da me l'idea di contraddire per partito preso il giovane autore dell'articolo, ma, a parte lo svarione sul nome di Marsalis, direi che con tutta la buona volontà possibile l'ascolto dell'album (che è del 2010) per me evidenzia che:

a) non si tratta di un album jazz e, visto il massiccio uso di archi, direi che si tratta di easy       listening a puro scopo commerciale

b) la presenza di Wynton Marsalis rientra nella logica di cui sopra

c) tra le tante versioni di Autumn Leaves quella di Clapton si dimentica ancor prima che         finisca

c) Clapton che fa un assolo alla Crosby è quantomeno un ossimoro

 
 
 

BRASS BANG !

Post n°3735 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da pierrde

 

STEVEN BERNSTEIN

trumpet, slide trumpet, distortion effects, flugelhorn, voice

PAOLO FRESU

trumpet, flugelhorn, cornet, pocket trumpet, multieffects

GIANLUCA PETRELLA

trombone

MARCUS ROJAS

tuba, voice, percussions

 

Uscirà l’11 novembre l’album Brass Bang!, nuovo progetto di Paolo Fresu con Steven Bernstein, Gianluca Petrella e Marcus Rojas, per  l’etichetta Tǔk Music (distr. Ducale Music).

 

Un disco di soli ottoni. Non è una novità totale anche se la figurazione due trombe-trombone-tuba non trova riscontri storici, ma il tema, declinato come viene fatto in questo disco, è senza dubbio più unico che raro. 

Nato quasi per gioco, questo meraviglioso quartetto riesce a coniugare in maniera magistrale il difficile connubio che propone musica seria davvero intelligente e la parte ludica e divertente del mestiere del musicista.

Il breve divertissement iniziale del disco, preso in prestito da una simpatica gag che Steven Bernstein propone durante i live act di questa formazione, è prima testimonianza di come la musica sia anche gioco e libertà creativa senza pari nel campo delle arti tout-court.

Poi il gioco si dipana nei mille rivoli della cultura musicale contemporanea, passando senza timori da omaggi importanti ai Rolling Stones a al Jimi Hendrix d’annata alle gioiose pomposità di Händel o alla sacra seriosità di Palestrina, da omaggi alla tradizione del folclore sardo a evidenti omaggi alla tradizione orchestrale e delle celebrate Brass Band della storia della musica afro-americana di Duke Ellington o Lester Bowie, senza ovviamente dimenticare di affrontare temi originali corroborati da frammenti soggettivi e personali raccolti ancora una volta dalla attenta regia tecnica di Stefano Amerio, titolare di uno degli studi di registrazione più “in” del momento. Un disco importante che riesce a trasmettere l’incredibile forza di quattro strumenti principe del jazz moderno pescando nella tradizione e nell’avanguardia, nella storia e nel gioco. 

            Trascinante e affascinante, Brass Bang! porta con sé in più il fatto di essere un combo davvero esclusivo e - anche per questo alla fine del nome del gruppo è stato messo proditorio un punto esclamativo - certamente esplosivo. Ovvio che un lavoro del genere porti con sé il senso di una imperativa quanto logica scommessa poiché è ormai davvero raro avere oggi a che fare con incisioni in cui non esista a servizio una solida ritmica “storica” con strumenti come pianoforte, basso e batteria oppure una strumentazione magari innovativa capace di sparigliare le carte. 

Brass Bang! convince invece pienamente proprio per il senso leggero che pervade il lavoro discografico ospitato dalla curata grafica dell’etichetta di Fresu, ricca questa volta della bellissima opera di Anna Godeassi “Dissonzanze oniriche e cognitive” che lo stesso Fresu omaggia poi in musica con uno dei brani più intriganti dell’intero lavoro. Per la capacità che forse soltanto un gruppo di all stars come queste può mettere in campo, di divertirsi e divertire, cogliendo - come sottolineato più sopra - il senso ludico del “giocare” musicale.

Un disco piacevole e sempre scritto nei sacri canoni dell’armonia, capace di volare alto nel cielo della creatività e che resterà a splendere a lungo siglato da Fresu, nelle note di copertina, con una splendida citazione di Frank Zappa che insegna che “Il jazz non è morto… ha solo un odore un po’ curioso”. Vic Albani

Bernstein Fresu Petrella e Rojas saranno in tour in Italia dal 7 al 19 luglio 2015

Raramente posto comunicati che annunciano prossime uscite, e quando lo faccio di solito è per musicisti dai quali mi aspetto grandi cose. E' questo il caso dei Brass Bang che ho avuto il piacere di vedere un paio di volte in concerto e che finalmente fissano su disco il loro fruttuoso incontro. 

 
 
 

AUGURI DIZZY (21 OTTOBRE 1917)

Post n°3734 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da pierrde

Gillespie pubblicò la sua autobiografia, To Be or Not To Bop nel 1979, che fu tradotta in italiano da Lilian Terry. La stesura dell'autobiografia fu l'occasione per chiarire molti aspetti controversi della sua lunga carriera – non ultimi la spiegazione dell'origine di due degli aspetti più caratteristici della sua presenza scenica. Il primo, la sua famosa tromba con la campana rivolta in alto, deve la sua origine a un incidente di scena.

Una sera, durante uno spettacolo, lo strumento fu fatto cadere dal duo comico Stump and Stumpy che si esibiva prima di Dizzy. Il suono risultante e la forma non gli dispiacquero: la campana rivolta in alto gli permetteva di leggere gli spartiti senza dover abbassare la testa, e inoltre riusciva a sentirsi meglio perché il suono veniva riflesso dal basso soffitto dei locali dove si esibiva. Decise quindi di farsi fare una tromba di quella forma, con la campana piegata a quarantacinque gradi verso l'alto (quella originale si era danneggiata nell'incidente).

Un'altra inconfondibile caratteristica dell'aspetto fisico di Gillespie era l'enorme gonfiore assunto dalle guance quando suonava (l'impostazione trombettistica classica richiede che le guance vengano gonfiate pochissimo o per nulla). Gillespie attribuiva questo fatto, che si manifestò solo in età matura, a fattori fisiologici al di fuori del suo controllo, e diceva che un medico ipotizzò che si trattasse di una sindrome sconosciuta.

Fonte: Wikipedia

 
 
 

NO MISTAKES

Post n°3733 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da pierrde

 
 
 

MUSICA: SCOPERTO UN TERZO ACCORDO IN UN BRANO DI LIGABUE

Post n°3732 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da pierrde

FONTE:  

http://www.lercio.it/musica-scoperto-un-terzo-accordo-in-un-brano-di-ligabue/

Primo artista italiano a fare una memorabilia donation in una sede americana Il nome di Ligabue entra nella lista delle rock star presenti nella collezione più ambita e rinomata di cimeli della musica a livello mondiale: Hard Rock International, la catena di ristoranti, Hotel e Casino, vanta una collezione di oltre 73mila pezzi, unici e originali, appartenuti a grandi rock star ed esposti nelle 190 sedi del brand, presente in 58 paesi, con 144 cafe; 3 di questi in Italia, a Roma, Venezia, Firenze.

Alle ore 14.00 americane di oggi Ligabue ha donato al brand internazionale la propria chitarra (una Fender Telecaster bianca) suonata ieri, domenica 19 ottobre, nel corso del concerto "sold out" a New York, al Terminal 5, del "Mondovisione Tour - Mondo 2014" che, dopo il grande successo del tour italiano, lo sta vedendo esibirsi in questi giorni, per la prima volta nella sua carriera in America, in 5 tappe in Canada e USA.

Fonte: comunicato stampa Hard Rock Cafè

Una donazione quanto mai importante direi, l'unica Fender Telecaster al mondo in grado di suonare solo 2 accordi e nasconderne per anni il terzo !

 
 
 

CHE BOWIE CONOSCI ? VELOCE TEST PER JAZZOFILI

Post n°3731 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da pierrde

Si intitola Nothing Has Changed il cofanetto che raccoglie tutta la musica di David Bowie dal 1964 al 2014, in quello che sembra essere il gratest hits definitivo. Ma qualcosa, in realtà, sembra cambiato. Almeno musicalmente. Perché in questa raccolta, attesa nei negozi il 18 novembre prossimo in tre versioni diverse, è incluso un unico inedito, decisamente inatteso e molto speciale.

È Sue (Or In A Season Of Crime), primo brano jazz nella carriera del Duca Bianco. Il pezzo è stato inciso l'estate scorsa con Tony Visconti come produttore e la Maria Schneider Orchestra, che accompagna la voce di Bowie con una sezione di fiati e ottoni guidata dai solisti Donny McCaslin al sassofono tenore e Ryan Keberle al trombone. Il risultato è una sorpresa, da ascoltare assolutamente. La rivista NME ha trovato la definizione perfetta: "Nick Cave incontra Scott Walker che incontra Herbie Hancock”. Il brano uscirà anche come singolo, ed è già stato inserito al primo posto della playlist della trasmissione Radio 6 Music della BBC.

Fonte: 

http://www.panorama.it/musica/david-bowie-inedito-in-jazz/

L'ascolto del brano può fungere comodamente da test per comprendere che tipo di jazz fan si è. E' semplicissimo, basta rispondere si se si è d'accordo oppure no a queste tre semplici domande:

a) il brano non è affatto male, purtroppo c'è un noiosissimo cantante che lo rovina

b) l'unico Bowie che conosco si chiama Lester, è nero, suona la tromba e non canta, quindi questo non gli è neanche parente

c) David Bowie è un grande e può fare rock, pop, mazurka e ovviamente anche jazz


Se avete risposto si alle prime due domande siete dei jazzisti-leninisti e, nei jazz festival della penisola, per voi non c'è futuro. Per espiare presentatevi il 26 ottobre alle 22 al Crowne Plaza di Padova per il concerto del Bobby Solo Jazz Project

Se avete risposto si alla terza domanda preparatevi ad andare a Umbria Jazz, dopo il prevedibile successo di Sue è matematico che Bowie prima o poi capiterà all'Arena Santa Giuliana. Nel frattempo potete cominciare a spacciarvi per jazz fans.....


 

 
 
 

AUGURI A ESPERANZA PER I SUOI 30 ANNI

Post n°3730 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da pierrde

Ha debuttato nel 2006, pubblicando il disco Junjo. Due anni dopo, ha pubblicato il disco Esperanza. Nel 2008 ha collaborato con i Fourplay nel loro album Energy, cantando nel brano Prelude for Lovers. Nel 2010 è uscito il suo terzo disco, Chamber Music Society, che, anche raggiungendo la prima posizione nella classifica Jazz Albums, ha amplificato la sua notorietà, permettendole di vincere, nel febbraio 2011, un Grammy Award al miglior artista esordiente.

Nel 2012 esce l'album Radio Music Society per la Concord Music Group/Heads Up International, che raggiungerà la decima posizione nella classifica Billboard 200 e vincerà il Grammy Award for Best Jazz Vocal Album 2013. Tre brani dell'album vedono la partecipazione di Jack DeJohnette, uno quella di Joe Lovano, Billy Hart e Lalah Hathaway e il brano City of Roses le fa vincere a lei e a Thara Memory il Grammy Award for Best Instrumental Arrangement Accompanying Vocalist(s) 2013.

Fonte: Wikipedia

Inutile aggiungere che si tratta di un grande talento e che su di lei pesano le aspettative di molti appassionati. Per il momento però, giusto per andare controcorrente rispetto alla laudatio collettiva dei media e rimettere i piedi per terra, mi pare che si possa tranquillamente affermare che le uscite discografiche a nome di Esperanza piuttosto difficilmente entreranno nella storia del jazz....

 
 
 

SOPHIA DOMANCICH E SIMON GOUBERT A BATTITI

Post n°3729 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da pierrde
 

 

Stanotte Battiti è dal vivo con il duo di Sophia Domancich e Simon Goubert. anche in streaming da mezzanotte qui:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/popup/player_radio.html?v=3

http://www.dailymotion.com/video/xaywzf_duo-sophia-domancich-simon-goubert_music

Foto di Frank Bigotte

 
 
 

BRETAGNA

Post n°3728 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da pierrde

Fin dove si stende la vista, qui regna l’attimo.

Uno di quegli attimi terreni che sono pregati di durare.

Wisława Szymborska

 

 
 
 

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI

Post n°3727 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da pierrde

Oggi è il 17 ottobre, vediamo la programmazione per questa sera in alcuni prestigiosi jazz club:

al Blue Note di New York è di scena il gruppo dei Blood Sweet and Tears con Arturo Sandoval come ospite

al Bimhuis di Amsterdam concerto di John Scofield con Steve Swallow e Bill Stewart

al Village Vanguard di New York c'è il notevolissimo quartetto di Tom Harrell con Mark Turner, Ugonna Okegwo e Adam Cruz

al Blue Note di Milano invece c'è Patty Pravo. 

Adesso naturalmente vi aspetterete da me qualche commento salace. Eccolo: i biglietti sono esauriti !!!

 
 
 
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