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Creato da: TomcatUSA il 15/08/2006
Fatti e situazioni di un Italiano in Cina

 

 

Buon Anniversario

Post n°169 pubblicato il 13 Novembre 2009 da TomcatUSA
Foto di TomcatUSA

Buon Anniversario!! Di che?? Ti chiedererai tu, caro lettore. Buon anniversario di interruzione unilaterale del rapporto di collaborazione con la mia vecchia azienda… Proprio un anno fa infatti mi veniva comunicato che, a causa di un’infausta congiuntura economica e conseguente rivisitazione dei piani aziendali a breve/medio termine, l’azienda aveva cancellato il progetto per cui mi aveva mandato in Cina quasi tre anni prima interrompendo (unilateralmente appunto) il rapporto di collaborazione con me… cosa che io in un primo momento avevo erroneamente scambiato per un licenziamento facendo a tal proposito anche indispettire il mio interlocutore (che in effetti era una interlocutrice) la quale si è sentita in qualche modo ferita della mia bassa insinuazione. Fortunatamente alla fine tutto è stato chiarito e dopo aver chiesto scusa per aver frainteso i termini di quello che mi era stato detto, io e la mia famiglia abbiamo impacchettato nuovamente tutte le nostre cose e siamo tornati in Italia… dico impacchettato nuovamente perché, ironia della sorte,  l’azienda pochi mesi prima mi aveva chiesto la disponibilità a prolungare la mia permanenza in Cina e io avevo anche accettato con l’unica richiesta di poter cambiare casa… cosa che ho effettivamente fatto due settimane prima di ricevere quella famosa telefonata che i miei lettori di lunga data sicuramente ricorderanno… Una telefonata che nella sua improbabilità e aberrazione si adattava perfettamente  a tutta la mia vicenda cinese fino a quel momento. Una degna conclusione si potrebbe dire. Tra l’altro si tratta di una telefonata che effettivamente ha colpito più di qualcuno tanto che, mio malgrado, è finita addirittura sui giornali visto che qualche mese dopo “La Repubblica” ne riportava alcuni stralci su un’articolo che parlava della situazione degli espatriati italiani nel mondo… Strano leggere di se stessi su un giornale… Poveretto questo ingegnere… sedotto e abbandonato dalla sua azienda e dalla Cina… e poi ti accorgi che sei tu quel poveretto di cui parlano… strano davvero. A quel punto, comodamente seduto sulla poltrona di casa mia in Italia leggendo del mio strano destino sul giornale, credevo proprio di aver chiuso con la Cina… basta difficoltà… basta stranezze… un po’ di sana normalità finalmente… e invece no. Perché chi è stato in Cina sembra faccia molta fatica a staccarsene… volente o nolente ti ci rimandano in Cina… perché la Cina alla fine ti prende… ti entra dentro… piano piano… il più delle volte, ahimè, da tergo…

Buon Anniversario quindi e cento di questi giorni… o no??

 
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L'Esperimento del Meta-Linguaggio

Post n°168 pubblicato il 07 Novembre 2009 da TomcatUSA
Foto di TomcatUSA

Da qualche settimana ho qui con me due ragazzi italiani mandati dal quartier generale a darmi una mano in produzione. Uno di loro è ormai di casa qui essendo venuto già diverse volte; l’altro invece è la prima volta che viene in Cina ed è quindi ancora nella fase di incredulo stupore e necessita quindi di alcune delucidazioni sui problemi che ci si puo’ trovare ad affrontare qui. Uno di questi è sicuramente la comunicazione con i collaboratori cinesi il cui inglese, alle volte, è un po’ approssimativo… D’altra parte, parlando proprio di questo problema, il ragazzo italiano mi faceva notare di aver osservato con sorpresa che stranamente alle volte io mi rivolgo ad alcuni collaboratori in italiano o addirittura in dialetto e la cosa lo incuriosiva molto.
-«Come puoi pretendere che ti capiscano se parli in Italiano??»
-«L’Italiano?? L’Italiano è come un meta-linguaggio… Qui lo capiscono tutti perfettamente!!! Facciamo subito un esperimento…»
In quel momento passa nelle vicinanze il responsabile (si fa per dire) della produzione a cui chiedo di avvicinarsi…
-«Ecco… proviamo con lui…
Chiedigli qualcosa in inglese… qualsiasi cosa…»
-«Vediamo… where is the guy that was working here last week?? He was very good but I was not able to find him since Monday…»
Il responsabile (si fa per dire) di produzione elabora un po’, si fa ripetere un paio di volte la domanda poi finalmente risponde:
-«Ah… that guy… I know… he’s in vacation…»
A quel punto continuo io… in Italiano…
-«In vacanza?? Con tutto quello che abbiamo da fare??»
-«Yes… vacation… got married…»
-«Si è sposato?? Senza dirmi niente??»
-«Yes… Yes… vacation…»
-«Ma non potevamo fare sposare qualcun altro??»
-«Yes… Yes..»
-«Ah… allora potevamo fare sposare qualcun altro!!! Quello lì per esempio… quello fa solo danni… non potevamo mandare in vacanza e a sposarsi quello??»
-«Yes…»
-«Come Yes??»
-«Ah… no, no…»
-«Quindi non si poteva mandare un altro…»
-«No… no way… no»
-«Capisco… però potevamo fare la cerimonia qui… in mezzo all’officina…»
-«No… No…»
-«Come no??»
-«Yes… Yes…»
-«A quel punto potevamo organizzare che celebravo io la cerimonia…»
-«Yes…»
-«D’altro canto un General Manager è come un capitano di una nave…»
-«Yes…»
-«Se lo fanno i capitani della nave perché non lo posso fare io??»
-«Yes… Yes…»
-«E poi, alla fine, mettevamo tutti gli invitati a saldare tubi… che abbiamo tanto bisogno di saldare tubi…»
-«Yes… I think so…»
-«Che siamo in ritardo…»
-«Yes…»
-«Come?? siamo in ritardo??»
-«No… no…»
-«E invece si caro amico… siamo proprio in ritardo…»
-«Ah… yes…»
-«Appunto… per cui è meglio che ci diamo da fare…»
-«Yes… of course»
-«Ok… thank you very much… everything clear now»
-«Yes… everything clear… now»
-«Mi raccomando la saldatura…»
-«Yes… Thank you very much»
-«Di niente… figurati…»
A quel punto il personaggio se ne va lasciando, come si può immaginare, un vuoto incolmabile…
-«Secondo me non ha capito niente di quello che hai detto…» - dice il ragazzo italiano.
-«Ah di questo sono sicuro…»- rispondo io con aria da saccente- «Ma il punto non è tanto questo… il problema è che formalmente abbiamo avuto una conversazione di cinque minuti per certi versi decisamente interessante tale per cui, se non sapessi per certo che il mio interlocutore non capisce una parola d’Italiano, potrei andare a casa dicendo che a breve celebrerò un matrimonio in officina e gli invitati, a fine cerimonia, mi daranno una mano a saldare i circuiti frigo delle mie macchine…»
-«Piuttosto interessante…»
-«Certo, piuttosto interessante… ma anche estremamente pericoloso… perché il fatto è che se io, dopo questa discussione, veramente mi aspetto che gli invitati mi diano una mano a saldare i tubi, alla fine rischio di rimanere deluso… e soprattutto con i tubi ancora da saldare… e dopo si va in ritardo con la produzione… tutto perché nessuno mi ha detto che in realtà non ci sarà nessun matrimonio in officina e che quindi gli invitati, che ovviamente non ci saranno, non potranno mai darmi una mano a produrre le macchine più in fretta… tutte cose che magari ho già comunicato gioiosamente in Italia rassicurandoli sul fatto che tutto procede come previsto e che tutti gli ordini verranno evasi in tempo…»
-«Ma che spiegazione dai a questa strana conversazione appena avvenuta??»
-«Ci sono due fattori correlati che causano questo problema: il primo è che il personaggio in questione (e tanti altri come lui) non parlano benissimo inglese… per cui il piu’ delle volte loro stessi partono già con l’idea preconcetta che gran parte di quello che dici non lo capiranno… questo è anche il motivo per cui, anche se parli cinese perfettamente, molto spesso il cinese con cui stai cercando di comunicare non ti capirà in quanto è come se si rifiutasse di accettare che ci possa essere qualche LaoWai che parli cinese. Nello specifico, nonostante io abbia parlato intenzionalmente in italiano, lui invece è tuttora pienamente convinto che io abbia parlato in inglese e che quindi è in qualche modo colpa sua che non ha capito cosa dicevo… Succedesse la stessa cosa a te sono sicuro interromperesti la conversazione facendo capire al tuo interlocutore che non stai capendo niente di quello che dice… “Ting Bu Dong” in cinese… purtroppo per un cinese, nella maggior parte dei casi, questo non è possibile perché, secondo la loro mentalità, rischierebbe di perdere la faccia… Se stanno poi parlando con il LaoBan (il capo) l’ammettere di non capire cosa sta dicendo è ancora più sconveniente… per cui si millanta di capire e si va avanti rispondendo si o no cercando di interpretare la risposta corretta guardando l’espressione dell’interlocutore…Allo stesso tempo però, se ad esempio si aspettano che la persona che hanno chiamato al telefono sia un cinese, andranno avanti nella conversazione anche se dall’altra parte qualcuno sta parlando un’altra lingua. Un caso classico è quando qualcuno chiama per errore il mio numero… A quel punto dopo il classico “Ueeeei, NiHao” a cui io di solito rispondo correttamente in cinese, si inizia una conversazione abberrante in cui lui mi fa delle domande in Cinese a cui io rispondo in perfetto Italiano ma con un tono di voce serio e circostanziato tale per cui sembra effettivamente che io capisca cosa mi viene detto e rispondo a tono. Questo è sufficiente per far continuare per diversi minuti  l’inutile conversazione che di solito sono io ad interrompere… non la persona che ha sbagliato numero la quale continuerà imperterrita a cercare di interpretare cosa stia effettivamente dicendogli quello che lui crede essere suo cugino. »
-«Interessante…»
-«Molto… ma, come dicevo, spesso piuttosto pericoloso… motivo per cui bisogna sempre fare controlli incrociati in ogni momento per cercare di avere, per quanto possibile, un quadro della situazione… quadro che non sarà deterministico ma piuttosto probabilistico…»
-«Probabilistico??»
-«Probabilistico… nel senso che devi riuscire ad incrociare opportunamente le informazioni in modo tale per cui, alla fine, hai una probabilità sufficentemente alta che quello che hai capito della situazione in cui ti trovi approssima abbastanza bene la realtà delle cose…»
-«Piuttosto complesso…»
-«Infatti… se non hai adeguate basi di statistica qui si fa molta fatica»
-«Ma ancora non ho capito perché alle volte parli in Italiano… »
-«E’ molto semplice… Si tratta di un modo estremamente semplice ed accurato per dividere le persone con cui ho a che fare in due categorie: la categoria di quelli che cercano realmente di capire cosa dico e quelli che in realtà non gliene frega assolutamente niente… e tu non ci crederai ma, per quanto strano possa sembrare, la seconda categoria ho scoperto essere affollatissima…»

 
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Proprio un Bel Film...

Post n°167 pubblicato il 30 Ottobre 2009 da TomcatUSA
Foto di TomcatUSA

Uno dei vantaggi di fare tratte lunghe in aereo è che di solito, durante il volo, ti propongono la visione dei nuovi film appena usciti nelle sale cinematografiche cosa che aiuta a far passare più in fretta le altrimenti noiose ore di volo. Il problema è che ultimamente faccio solo lunghe tratte interne cinesi per cui gli unici film che mi propongono sono le novità cinematografiche locali che purtroppo, a causa della mia poca dimestichezza con la lingua, faccio chiaramente fatica a seguire. Ad ogni modo, se non ho nient’altro di più interessante da fare, di solito mi sforzo comunque di intuire la trama del film cercando di interpretare al meglio le situazioni, gli stati d’animo e gli sviluppi della storia che viene raccontata. Purtroppo però, nonostante il mio indiscutibile impegno, il più delle volte rimango piuttosto sconcertato da quello che vedo e soprattutto dalla storia che, prendendo spunto dalle immagini proiettate sullo schermo, alla fine mi racconto da solo. Il fatto è, caro lettore, che molto spesso la mia interpretazione della storia è piuttosto inverosimile e faccio davvero grande fatica ad imbastire una trama che abbia un minimo senso… allo stesso tempo, pur rendendomi conto che gran parte del problema è da imputare al fatto che non parlo cinese, in alcuni casi a mia scusante c’è da dire che trovare un senso ad esempio ad un gruppo di uomini vestiti da superman con tanto di mantello che corrono in bicicletta urlando come indemoniati su una pista d’atletica prima di uscire dallo stadio con il pugno alzato a fare non si sa bene cosa è una situazione oggettivamente difficile da gestire per la mente umana che secondo me fa fatica a processarla in maniera adeguata indipendentemente che si capisca la lingua o meno…
Qualche giorno fa però, ritornando da Shanghai, il film proposto aveva i sottotitoli in inglese per cui mi sono messo di buzzo buono e ho incominciato a seguire con attenzione l’interessante storia che attualmente immagino sia campione d’incassi ai botteghini delle sale cinematografiche cinesi. Purtroppo devo segnalare che la proiezione dell’opera cinematografica era ahimè disturbata da due strani fattori tra loro correlati che mi hanno sorpreso non poco…
La prima stranezza era che in molte occasioni il film è stato interrotto dalla pubblicità cosa che di solito non accade  per i film proposti durante i voli. La cosa, come dicevo, è un po’ strana ma potrebbe essere collegata alla necessità di recuperare un po’ di costi del volo e poter quindi abbassare le tariffe dei biglietti… per cui direi che l’iniziativa tutto sommato potrebbe anche essere considerata positiva. La seconda stranezza invece era un po’ meno giustificabile visto che durante le pubblicità il film continuava ad andare avanti facendo perdere allo spettatore parti salienti della trama. Di conseguenza in molti casi mi sono trovato a cercare di capire come il personaggio principale fosse arrivato in un tal posto o perché stesse facendo la tal cosa… Sarà forse per questo che alla fine il film non m’è piaciuto molto e a dire la verità in molti passaggi non mi ha convinto particolarmente ne la regia ne la storia in sè…
Il giorno dopo però ho raccontato il film a cena e entrambi i miei figli, nonostante il film fosse di un genere drammatico, hanno ascoltato a bocca aperta tutta la storia giudicandola bellissima e chiedendomi se era possibile trovare il DVD al negozio delle copie dove andiamo di solito. Per cui, caro lettore, visto che a loro la storia è piaciuta moltissimo, ho deciso di proportela così come me la ricordo in modo da avere la tua opinione a riguardo e capire quindi se il problema è semplicemente che io non capisco niente di cinematografia… in particolare cinematografia cinese…

Come dicevo si tratta di un film drammatico ambientato ai giorni nostri e la storia incomincia con il personaggio principale su una corriera con a fianco un uomo che apparentemente dorme. Durante il viaggio la corriera viene purtroppo fermata dai banditi che entrano all’interno della corriera ed intimano a tutti i passeggeri di consegnare i portafogli. I banditi, armati di pistole, sono estremamente cattivi e ovviamente non si fanno impietosire dalle tristi storie raccontate dai vari passeggeri che cercano in qualche modo di tenersi il loro portafoglio. Ad un certo punto il capo bandito arriva al sedile del personaggio principale il quale afferma che gli ultimi soldi che aveva li aveva spesi per pagare il biglietto. Poi il capo bandito si rivolge alla persona di fianco che, nonostante tutto il trambusto, continua stranamente a dormire tranquillamente. Il capo bandito, che come ho detto è cattivissimo, si incavola come una biscia e continua ad urlare ed inveire contro il dormiente minacciandolo con la pistola. Ma il dormiente continua a dormire…
-«Come mai quest’uomo continua a dormire??» - Domanda il capo bandito al protagonista.
-«Perché è morto…» - Risponde il nostro eroe.
-«Come morto??»
-«Morto… stecchito… da un paio di giorni ormai…»
Potete immaginare lo stupore del capo bandito e di tutti i passeggeri…
-«Ma tu lo conosci allora!!»
-«Certo… è un mio caro amico… lavoravamo insieme in fabbrica… poi purtroppo è morto…»
-«Lo vedo che è morto… ma cosa ci fai qui sulla corriera con il tuo amico morto??»
-«E’ una lunga storia… il fatto è che il padrone della fabbrica, quando ha scoperto che il mio amico era morto, lo voleva fare cremare perché non aveva tempo da perdere e soprattutto perché costava troppo rimandare il corpo ai suoi familiari… sai come sono i padroni delle fabbriche… guardano solo al loro profitto… hanno un animo arido e senza pietà…»
-«Certo che lo so… tutti uguali i padroni delle fabbriche…»
-«A quel punto, visto che so per certo che il mio amico voleva assolutamente ritornare a ChongQing, ho deciso di portarcelo io a miei spese… per cui di tasca mia ho comprato due biglietti per ChongQing ed eccomi qui… questo è il motivo per cui non ho soldi… inutile dirti che anche il mio amico morto qui non ha un quai…»
Pubblicità…
Come dicevo, durante la pubblicità il film continuava nel suo svolgimento per cui non so bene cosa sia successo nei successivi cinque minuti… fatto sta che quando le immagini del film riprendono i banditi non ci sono più e si vede il protagonista sempre seduto sul sedile con a fianco il compianto amico morto che ha sulle gambe tutti i portafogli che i banditi avevano rubato… immagino che il capo bandito si sia commosso alla storia del protagonista per cui, alla fine, abbia deciso di donare il maltolto al protagonista che aveva mostrato una così grande bontà d’animo. Il messaggio qui è chiaro… i buoni sentimenti prevalgono sempre e inoltre si intravede anche un concetto taoista… nel bene c’è un po’ di male e nel male c’è un po’ di bene… concetto questo che viene ancor più sottolineato nella scena seguente quando, dopo qualche istante di silenzio, tutti gli altri passeggeri vanno a riprendersi i propri portafogli non lasciando niente al protagonista. Ma non finisce qui… perché la gente è cattiva e senza cuore… i passeggeri infatti, dopo essersi ripresi i soldi e senza pensare in qualche modo al protagonista e alla sua triste storia, visto che sta viaggiando con un morto, lo fanno scendere dalla corriera lasciandolo da solo (con il morto) in mezzo ad una strada deserta. Lì il poveraccio cerca di chiedere aiuto sperando che qualcuno si fermi ma purtroppo tutte le poche macchine che passano da quelle parti tirano dritto… sempre per la solita storia che la gente è cattiva e senza cuore. Il protagonista decide allora di simulare che il morto non sia effettivamente morto ma che sia solo sentito male per cui lo sdraia per terra e fa finta di fargli un massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Ma anche così tutti quelli che passano con le loro grandi automobili tirano dritto senza soccorrerlo. L’unico che alla fine si ferma ad aiutarlo è un povero contadino con una motozappa a cui il protagonista spiega che il suo amico ha avuto un infarto e necessita di immediate cure mediche presso il più vicino ospedale. Il contadino carica il morto (che lui pensa solo infartuato) sulla sua motozappa e tutti e tre arrivano finalmente ad un ospedale. Il contadino viene mandato ad espletare le formalità di accettazione in ospedale mentre il protagonista prende a cavacecio il morto e scappa…
Pubblicità…
Il film riprende con il protagonista all’interno di una spelonca frequentata da camionisti mentre il morto viene inquadrato su un letto… Il protagonista fa amicizia con un gruppo di camionisti con il quale incomincia il consueto giro di Kambei a base di BaiJou… Alla fine inizia a chiedere ai suoi nuovi amici se per caso qualcuno di loro va verso ChongQing ma nessuno sembra diretto da quelle parti. Gli viene però indicato un camionista che se ne sta in disparte che va proprio in quella direzione. Il protagonista decide allora di avvicinarsi e chiedergli un passaggio per il mattino seguente ma questo camionista è estremamente scontroso e nonostante gli venga offerto un’intera bottiglia di BaiJou alla fine dice di non volere nessuno con se… Per cui il protagonista se ne torna sconsolato a letto con il morto pensando preoccupato sul da farsi. Nella notte, uno degli altri camionisti si avvicina al letto del protagonista e gli ruba i soldi da una borsetta che teneva al collo… francamente non so da dove li abbia tirati fuori questi soldi perché qualche scena prima non ne aveva… deve essere qualcosa successa durante le pubblicità. Comunque la mattina dopo il protagonista si accorge che non ha più i soldi e incomincia a fare una piazzata minacciando che avrebbe chiamato la polizia… cosa che però alla fine non fa perché avrebbe dovuto spiegare perché girava per la Cina con un morto sulle spalle. Per cui non gli resta altro da fare che riprendersi il morto e incamminarsi a piedi verso ChongQing. Pochi metri dopo però, il camionista che gli aveva negato un passaggio la notte prima, impietosito dall’ennesima disavventura capitata al personaggio, si ferma e gli dice di salire… Durante il viaggio il camionista appare triste e pensieroso e non dice una parola. Il protagonista allora, per ingannare il tempo, incomincia a cantare una canzone. A quel punto il camionista inchioda il camion e incomincia ad urlare come un pazzo:
-«Chi ti ha insegnato questa canzone??»
-«Nessuno… E’ una canzone che sanno tutti… Che problema c’è?? Cos’è che ti fa star male??»
Il camionista incomincia a piangere con i singhiozzi appoggiato allo sterzo… alla fine viene fuori che questa canzone era sempre cantata dalla sua fidanzata che tra l’altro, ironia della sorte, lui aveva incontrato tempo prima proprio sul ciglio di quella stessa strada dove si trovavano in quel momento… Lui l’aveva fatta salire e le aveva giurato immediatamente amore eterno… che francamente a me è sembrata una cosa un po’ azzardata anche perché non è mai stato chiarito cosa ci facesse questa ragazza sul ciglio di quella strada… Comunque il camionista gli promette che sarebbe tornato a sposarla dopo aver fatto 300,000 chilometri con il suo camion… cosa che poi aveva effettivamente fatto. Purtroppo però, dopo aver percorso i 300,000 chilometri promessi, il camionista era tornato per sposare la ragazza ma la ragazza era andata con un altro uomo… qualcuno dice anche più di uno… le solite malelingue di paese… Questo il motivo dell’animo triste e tormentato del camionista. Interessante il suggerimento che il protagonista da al camionista:
-«Fai così… guida per altri 300,000 chilometri… così le fai vedere che la ami veramente…»
Sorprendentemente il camionista reputa il suggerimento un’ottima idea e incomincia a guidare velocissimo per fare quanto più in fretta possibile questi famosi 300,000 chilometri. Come spesso accade nella vita i due nuovi amici (tre se si considera il morto) si trovano ad un bivio e si devono salutare.
Pubblicità.
Alla ripresa del film ci troviamo vicino ad un campo dove delle persone in processione con una fascia bianca in testa piangono disperate. Il protagonista decide di seguire la processione però ha sempre sulle spalle il morto per cui decide di lasciarlo momentaneamente nel campo travestendolo da spaventapasseri. Fatto questo, si mette anche lui una fascia in testa e segue il gruppo. Dopo un po’ arrivano ad una casa dove c’è una bara con dentro un morto (un altro). Tutti continuano a piangere e anche il protagonista piange un po’ ma poi si dirige verso un buffet che era stato preparato e incomincia a mangiare. Dopo un po’ gli si avvicina un signore che gli chiede se conosce il defunto… Il protagonista, che non è un menzognero, confessa di non conoscere il defunto ma di essere intervenuto al funerale perché aveva tanta fame… A quel punto il signore rivela la sua identità essendo lui stesso il defunto che pochi minuti prima era nella bara. La spiegazione della strana situazione era che questo signore non aveva famiglia ne amici per cui voleva provare una volta nella vita ad avere qualcuno che piangesse per lui. Per fare questo non ha trovato soluzione migliore che organizzare il suo funerale pagando gli invitati per piangere e disperarsi. Il motivo per cui si era avvicinato al protagonista era che non si ricordava di averlo pagato e si domandasse come mai lui piangesse comunque anche senza essere retribuito… Alla fine fanno amicizia e il protagonista gli spiega in dettaglio la sua intricata situazione, ChongQing, il morto a cavacecio, senza soldi, tanta strada da fare… Il finto defunto si muove a compassione e dopo avergli donato un unguento per fare in modo che il morto (vero) sapesse un po’ meno cattivo odore, lo aiuta a costruire una cariola che lo agevolerà nel trasporto dell’amico morto. E così fanno… ritornano nel campo dove nel frattempo il morto travestito da spaventapasseri era anche andato perso a causa di un colpo di vento, caricano il morto sulla cariola e i due si salutano.
La mattina dopo di buon’ora il protagonista e l’amico morto sulla cariola sono già in viaggio verso Chongqing… ad un certo punto appare in lontananza un carro trainato da un bue che dopo un po’ li supera: il protagonista sembra non gradire questo affronto e accelera riportandosi al comando. Il contadino alla guida del suo carro è indispettito dalla cosa e inizia a frustare il bue che incomincia a correre più veloce superando ancora una volta il protagonista il quale però non si arrende e per spronarsi ulteriormente incomincia a picchiarsi sulla schiena per incitarsi a correre più forte ed infatti dopo pochi metri raggiunge il carro e quasi lo supera nuovamente… il contadino gioca il tutto per tutto e intima al bue di raggiungere la velocità massima mentre il protagonista cerca di resistere… purtroppo però, a causa dell’alta velocità, la cariola si sfascia e il morto rotola per terra… Caso vuole che a pochi metri dal morto ci sia un trattore fermo con una ruota rotta in attesa che arrivi qualcuno a trainarlo. Al protagonista viene un idea per continuare il viaggio e si fa regalare dal padrone del trattore una delle grandi ruote posteriori che per lui era inservibile e infila dentro il copertone il morto legandolo opportunamente. In questo modo, con il morto dentro il copertone, il protagonista riesce a trasportare l’amico in maniera piuttosto semplice  e senza tanta fatica. Purtroppo però dietro una curva si nasconde una ripida discesa per cui il copertone con al suo interno il morto inizia a correre a valle senza controllo inseguito dal trafelato protagonista.  Alla fine il copertone sbatte contro una pietra e il morto viene sbalzato fuori rimanendo esanime (anche perché fortunatamente era già morto) sulla strada. Il protagonista finalmente lo raggiunge e si siede accanto all’amico con il fiatone pensando al da farsi… Mentre cerca di riorganizzare le idee gli viene un dubbio: «Cosa avrà mai il mio amico morto nelle mutande?? Meglio controllare…» Cosa che a me all’inizio è sembrata inusuale ma che alla resa dei conti era un dubbio sacrosanto visto che nelle mutande trova un’enorme quantità di soldi con i quali può finalmente pagarsi un passaggio fino a ChongQing e anche mangiare in un ristorante. Per il passaggio si accorda con un filibistiere il quale gli chiede 700RMB che si fa dare in anticipo subito prima di scappare appena il povero protagonista si gira per andare al ristorante… ristorante dove lui chiede di mangiare della carne e del pesce per la cifra astronomica di 600RMB. Alla spiegazione del perché il conto sia così salato gli viene detto che non avendo lui specificato che carne volesse gli era stato preparato un costosissimo fagiano mentre per quanto riguarda il pesce avevano cucinato un’ancora più costosa salamandra… che io pensavo fosse un rettile invece qui sembra lo facciano passare per pesce… mah.
Comunque il conto viene pagato e il protagonista si avvia ancora una volta a piedi verso ChongQing… pochi minuti dopo però lo raggiunge il proprietario del ristorante assieme a due energumeni che gli dicono che i soldi con cui aveva pagato erano falsi… Segue un accesa discussione e credo una punizione corporale… Portroppo non posso essere più preciso perché proprio in quel momento è partita la pubblicità…
Alla ripresa ci troviamo in un bosco dove il protagonista, decisamente provato dalle recenti vicissitudini, decide di sepellire l’amico morto perché credo ne avesse un po’ le tasche piene di questa storia che bisognava arrivare per forza a ChongQing… Per cui scava una tomba e prima di metterci l’amico morto la prova trovandola estremamente comoda tanto che decide di usarla lui ritenendo che il posto sotto gli alberi fosse decisamente molto suggestivo  e considerando che di continuare, dopo tutto quello che gli era successo, proprio non ne aveva alcuna voglia. Si tratta ora di trovare un modo per suicidarsi e la soluzione viene trovata appendendo una grossa pietra ad una corda che una volta lanciata in avanti con effetto pendolo sarebbe ritornata indietro colpendo alla testa l’aspirante suicida. All’ultimo momento però il protagonista ci ripensa e si abbassa schivando la pietra che però, pochi istanti dopo, seguendo la ben nota legge del pendolo, ritorna indietro colpendolo alle spalle e facendogli perdere i sensi. Quando si risveglia è a casa di una famiglia di allevatori di api che gli fanno coraggio e lo invitano a riprendere il suo cammino. Cosa che il protagonista fa trovandosi alla fine in una città ma desolatamente senza soldi per proseguire. A quel punto nasconde l’amico morto dentro un tubo di cemento e decide di andare a donare il sangue immagino per farsi dare in cambio un panino… purtroppo però si scopre che il protagonista anni fa aveva contratto l’epatite B per cui il suo sangue non può essere donato. Uscendo sconsolato dall’ambulatorio viene avvicinato da un losco figuro che gli propone di comprare il suo sangue anche se infetto sostenendo che il fatto che avesse avuto l’epatite B non era un grosso problema. Il protagonista accetta e viene portato in un magazzino dove c’è un ambulatorio illegale che fa commercio di sangue infetto vendendolo per buono. Mentre il protagonista è in attesa e si domanda se quello che sta facendo è corretto o meno, la polizia fa irruzione e arresta tutti.
Pubblicità.
Si riprende con il protagonista che invece di essere in galera è in una sorta di centro di accoglienza in cui per la sera era stato organizzato un talent show a cui il protagonista decide di partecipare facendo l’imitazione del direttore del centro di accoglienza stesso… Cosa che il nostro protagonista fa riscuotendo un enorme successo…
Purtroppo il mio racconto finisce qui perché a quel punto abbiamo incominciato ad atterrare e gli schermi sono stati chiusi… peccato… era proprio una bella storia… un bel film… di quelli che ti rimangono impressi… pieno di buoni sentimenti e allegorie che ti fanno pensare… riflettere… che non è che possiamo sempre ridurci a vedere “Vacanze di Natale” di Vanzina… e che cavolo…

P.S. Se qualcuno mettesse in dubbio che un film del genere possa esistere veramente lo invito a fare in questi giorni un volo di più di due ore con China Eastern.

 
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Si fa presto a dire...

Post n°166 pubblicato il 16 Ottobre 2009 da TomcatUSA
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Si fa presto a dire: «Eh… i cinesi non capiscono… i cinesi ragionano in maniera differente… i cinesi rendono tutto complicato…». Ma mettiamoci per un momento nei loro panni… perché vedi, caro lettore, Il fatto è che molto spesso non ci rendiamo conto che i cinesi si trovano ad affrontare giornalmente un grosso handicap dato dalla lingua e dalla scrittura che noi non abbiamo e che quindi non teniamo nella giusta considerazione…  Questa sembrerebbe la solita facile ironia del solito insopportabile e spocchioso LaoWai che a tutti i costi si vuole prendere gioco dei cinesi ma in realtà proprio recentemente mi sono reso conto di quanto una lingua basata sui toni e una scrittura a caratteri possa complicare qualcosa che per noi occidentali sembrerebbe estremamente semplice…

Mi trovavo a Pechino seduto sul sedile posteriore di una macchina  che mi stava riportando in aeroporto. Seduta vicino a me c’era una tale Jessicah (con l’H), ragazza neo assunta che  continuava ad asserire di essere un application engineer e con la quale discutevo amabilmente di vari argomenti principalmente per cercare di capire quali fossero in concreto le sue mansioni e compiti… cose che entrambe, a dire il vero, a tutt’oggi non mi sono del tutto chiare… Alla guida dell’autovettura un orgogliosissimo neo-patentato after sales che era riuscito finalmente a coronare il sogno di comprarsi una prestigiosissima BYD, auto che, come mi ha ripetuto più volte, era secondo lui l’equivalente cinese della BMW…
Ad un certo punto suona il telefono e il proprietario della macchina risponde attivando giustamente il viva voce per mantenere le mani sullo sterzo. Io nel frattempo continuo a chiacchierare con la sedicente application engineer fintanto che le nostre voci non sono completamente sovrastate dall’after sales al telefono che incomincia ad assumere un tono di voce sempre più alto seguito a ruota dal suo interlocutore dall’altra parte… La cosa trascende fino a diventare estremamente ridicola perché sembrerebbe che entrambi stiano ripetendo sempre le stesse cose solo con un tono di voce ogni volta più alto. Incuriosito chiedo lumi a Jessicah (con l’H) che dopo qualche secondo mi spiega l’oggetto del contendere. Si tratta in realtà di una cosa piuttosto semplice… l’autore della telefonata è uno dei nostri tecnici che si sta recando da un cliente per fare della manutenzione. Il motivo della telefonata è semplicemente sapere il nome della persona presso il cliente a cui deve fare riferimento per farsi spiegare quale sia il problema e soprattutto dove visto che il cliente ha diverse installazioni. Purtroppo però, nonostante i numerosi sforzi da entrambi le parti, il nome della persona da contattare non viene compreso correttamente dal tecnico innescando un estenuante botta e risposta più o meno di questo tipo:

-«Di chi devo chiedere??»
-«Long… devi chiedere del signor Long…»
-«Ho capito… Dong… lo faccio chiamare subito…»
-«No… non Dong… Long… Long…»
-«Dong… ho capito… Dong… adesso lo chiamo…»
-«No… non hai capito… Long come… Long…»
-«Lon??»
-«Quasi… Long… LONG LONG!!!!»
-«DONG… TI HO DETTO CHE HO CAPITO!!! COSA URLI A FARE!!!»
-«NON E’ VERO… NON HAI CAPITO NIENTE… LONG!!!! LONG!!!! E SEI TU CHE URLI!!!»
-«APPUNTO!!!! DONG!!!! GIUSTO????»
-«NO!!!! LONG!!!!! LONG!!!!!»

La cosa è durata per diversi minuti durante i quali l’unica soluzione all’evidente qui pro quo era urlare sempre più a squarciagola in modo alternato “Long” e “Dong”… Per completezza dell’informazione “Long” vuol dire “dragone” mentre “Dong” vuole dire “palazzo” come ci ha tenuto a puntualizzare Jessicah (con l’H) durante la frenetica traduzione del dialogo tra i due tecnici…
Un problema del genere è ovviamente possibile anche tra due persone che parlano al telefono in Italiano… l’unica differenza è che il problema è facilmente risolvibile usando il nostro alfabeto letterale…
-«Chi devo chiamare??»
-«Il signor Rossi…»
-«Chi?? Bossi??»
-«No… Rossi  ERRE O ESSE ESSE I» oppure «No Rossi… Roma Orvieto Sassari Sassari Ivrea» oppure per chi ha fatto il militare «No Rossi… Romeo Oscar Sierra Sierra India»
-«Ah.. Ok… Rossi… grazie, lo chiamo subito»
in cinese purtroppo fare lo spelling non funziona… come fai a fare lo spelling del carattere?? Piuttosto complicato… soprattutto se non hai adeguate basi di geometria e trigonometria…
-«Devi chiamare il signor Long (“Dragone”)… Tracciare un segmento di lunghezza L leggermente inclinato sulla sinistra che formi un angolo di circa 10 gradi rispetto all’asse verticale del foglio; Partendo dalla parte superiore del segmento, a circa un quinto della lunghezza totale del segmento precedente, tracciare una linea orizzontale di lunghezza approssimatamente uguale alla metà del segmento stesso; Sul quadrante superiore destro che si è formato intersecando i due segmenti descritti in precedenza tracciare un segmento piccolo a piacere che formi un angolo di 45 gradi con il segmento orizontale (estremo di destra più in basso dell’estremo a sinistra). Nel quadrante inferiore destro tracciare una parabola con lembo sinistro troncato e intersecarla con un'iperbole di funzione y=1/x… Long…»
E’ evidente che la cosa non è praticabile… è per questo che molto spesso i cinesi, quando parlano tra loro, si aiutano scrivendo idealmente sul palmo della mano il carattere della parola che stanno dicendo e che magari l’interlocutore potrebbe fraintendere. Questa pratica è estremamente utile finchè ci si trova faccia a faccia… è invece assolutamente poco efficace se ci si trova al telefono… ed infatti, il povero aftersales, nonostante si fosse ormai consumato il dito a forza di scrivere il carattere “Long”sul cruscotto della macchina, non riusciva in nessun modo a  far capire alla persona con cui stava parlando la differenza tra “Long” e “Dong”. E fin lì poco male… o meglio male ma bisogna farsene una ragione… Quello che invece mi ha sconcertato è stato l’epilogo della conversazione…

-«Va bene… chiedo al signor Dong allora…»
-«Sarebbe Long ma… Ok… va bene… chiedi al signor Dong…»
-«Grazie… ci sentiamo quando ho finito…»
-«Ok… ZaiJian…»

Come puoi capire, caro lettore, un epilogo del genere può avere conseguenze drammatiche… In altre parole nel caso specifico ci si è affidati alla possibilità che ci sia effettivamente un signor “Dong” che sia a conoscenza del problema e che possa essere d’aiuto alla risoluzione dello stesso… Cosa per altro non del tutto impossibile visto che a quanto so l’85% dei cinesi (una migliardata) usa solo un centinaio di cognomi… per cui la possibilità che ci sia effettivamente un signor “Dong” dove c’è un signor “Long” è effettivamente abbastanza alta… Il rischio è che il signor “Dong” venga effettivamente rintracciato ma che ahimè non sappia niente del problema di cui si vuole parlare ma allo stesso tempo, per non perdere la faccia (cosa gravissima e inammissibile in Cina), si sforzi di interpretare malamente le domande che gli si pongono e si metta magari anche a rispondere in maniera vagamente sensata. A quel punto è facile che si inneschi un circolo vizioso i cui risultati non sono nemmeno immaginabili… Nel caso dei miei uomini il peggio che può succedere è che il mio tecnico venga mandato dal signor Dong a cambiare una caldaia del suo appartamento invece che mettere a posto il sistema di condizionamento di un centro di calcolo… ma proviamo ad immaginare che il signor “Long” sia un invece un ingegnere strutturista specializzato in calcoli per il cemento armato e il signor “Dong” il guardiano del cantiere dove il signor “Long” lavora… Io vado dal signor “Long” per farmi fare un calcolo di un pilastro e mi trovo a discutere della cosa con il signor “Dong” il quale ha a disposizione solamente i numeri della soluzione del sudoko che ha appena completato… Che pilastro mi verrà fuori con i numeri del sudoko?? Mah…

Per cui, caro lettore, come dicevo all’inizio, si fa presto a dire “eh… i cinesi…”. Vorrei vedervi a voi al loro posto…

 
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Mi scusi signor ministro...

Post n°165 pubblicato il 27 Settembre 2009 da TomcatUSA
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Caro lettore, ti scrivo perché sono estremamente preoccupato… ho appena ricevuto un messaggio da una mia area manager a Pechino che mi scrive più o meno così:

-«Caro LaoDa, come sicuramente saprai il nostro cliente XYZ ha recentemente lamentato alcuni problemi di qualità segnalando anche che il nostro servizio post vendita a Shanghai non ha impressionato quanto a velocità degli inteventi e competenza.  Anche l’inaccurata gestione dei pezzi di ricambio ha in molti casi indispettito il cliente che è stato spesso costretto a lunghe attese per avere il proprio problema risolto. Tutto ciò ha creato un certo malcontento che pian piano, come ti avevo già detto durante il nostro ultimo incontro, è arrivato anche alla sede centrale a Pechino e proprio oggi ho ricevuto una lettera dal Ministro della Scienza e della Tecnica che protestava energicamente per l’accaduto. Approfittando del fatto che domani sarai qui a Pechino ho pensato di organizzare un incontro proprio con il ministro della Scienza e della Tecnica per discutere del problema. Spero non ti dispiaccia. Ci vediamo domani. Saluti.»

Il ministro della Scienza e della Tecnica??? Per un tubo che perde??? Ma stiamo scherzando?? Devo andare a scusarmi con il ministro della Scienza e della Tecnica perché  qui da me qualcuno ha saldato male un tubo?? Mi sembra oltremodo esagerato scomodare financo il ministro della Scienza e della Tecnica per un problema del genere…  Ma Hu Jintao lo sa già??

…Non so… come dicevo sono molto preoccupato… Domani vado a Pechino… Speriamo che si tratti del solito banalissimo errore di traduzione…

 
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Tigre 2 - Dogana di ZhuHai 0

Post n°164 pubblicato il 18 Settembre 2009 da TomcatUSA
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Si è svolto ieri mattina allo JiuZhou Port di ZhuHai l’atteso incontro tra i padroni di casa dell’ufficio doganale di ZhuHai e la Tigre del Guatemala che si giocavano, in una emozionante finale senza appello, il diritto allo sdoganamento o meno degli effetti personali della Tigre e dei sui familiari. Molte polemiche nelle settimane precedenti all’incontro come del resto è normale alla vigilia di incontri di questo spessore… Il fatto che il container della Tigre fosse bloccato in dogana da più di un mese a causa di un curioso cavillo burocratico che prevedeva il rimpatrio in Italia del container stesso, aveva acceso in più occasioni i toni da una parte e dall’altra. Alla fine però, come è giusto che sia, sarà il campo a dare il verdetto finale ed ecco finalmente le squadre  fare il loro ingresso in campo… La Tigre in tenuta verde intenzionalmente un po’ scollacciata mentre la dogana si presenta nella tradizionale divisa camicia bianca, pantalone nero, calzino bianco corto e scarpa lucida nera. La dogana può vantare un ruolino di marcia invidiabile avendo negli ultimi mesi bloccato decine di container di disperati expat mentre la Tigre proviene invece da due vittorie non del tutto convincenti con il padrone di casa e il responsabile dell’agenzia immobiliare e una vittoria in zona Cesarini con la compagnia aerea che proprio ieri ha finalmente recapitato la valigia scomparsa da ormai più di tre settimane. Ma si sa, questo tipo di incontri sono come dei derby e fanno storia a se per cui gli ultimi risultati hanno un’importanza relativa… entrambe le compagini sono qui per ben figurare… Arbitro dell’incontro sarà il signor Adamo da ZhuHai che sostituisce come nuovo responsabile della logistica il compianto “The Pig” che è stato recentemente allontanato per manifesta inferiorità. Il signor Adamo, come ha lui stesso dichiarato alcuni giorni fa in un’intervista con il GM, si rende conto della grande responsabilità che gli è stata affidata e spera di  essere all’altezza della situazione. In realtà, anche in questo caso, ci sono state in settimana alcune polemiche relative alla giovane età del signor Adamo e della sua supposta poca esperienza in campo internazionale… Il signor Adamo sarà comunque coadiuvato dall’esperto signor Zhang, driver aziendale, che ha già avuto a che fare con la Tigre in passato.
Tutto è pronto per cui si comincia… è subito la Tigre a farsi pericolosa iniziando a parlare in Cinese sorprendendo quindi la retroguardia dei funzionari doganali che ci mettono un po’ a riorganizzarsi e a prendere le misure degli attacchi della Tigre. Ed è proprio in uno di questi momenti di sbandamento difensivo che la Tigre riesce a concretizzare la sua chiara supremazia estraendo dalla borsetta la lista dettagliata degli scatoloni numerati e il contenuto degli stessi che viene consegnata in maniera perentoria nelle mani dell’incolpevole estremo difensore dei doganieri che non riesce ad opporsi adegatamente. Uno a zero quindi e doganieri che accusano il colpo e fanno fatica a riprendersi. Il resto del primo tempo scorre senza grosse emozioni con grandi fraseggi attorno agli scatoloni ma nessuna incursione di nota… qualche protesta da parte dei doganieri per un supposto comportamento scorretto della Tigre che continua a impartire ordini al loro mulettista facendogli spostare a suo piacimento all’interno del magazzino gli scatoloni che dovrebbero essere verificati, creando a loro dire, grosse difficoltà … Il signor Adamo dice che è tutto regolare e si procede.
Il secondo tempo vede i doganieri più incisivi ed organizzati anche grazie al ritrovamento di alcuni scatoloni non numerati e quindi non facenti parte degli effetti personali della Tigre… si tratta infatti di alcuni cataloghi aziendali che sono stati inseriti all’ultimo momento nel container all’insaputa della Tigre. Forti di questo ritrovamento i doganieri prendono coraggio e sembra che il pareggio sia ormai nell’aria visto che nel packing list gli scatoloni contenenti i cataloghi sono presenti ma in numero minore rispetto a quanto riscontrato sul campo. Per i doganieri sembra quasi fatta ma la loro momentanea supremazia viene vanificata da un’improvvisa azione in contropiede della Tigre che approffittando di un momento di disattenzione dei doganieri ridistribuisce i cataloghi negli scatoloni in eccesso e li divide equamente negli altri scatoloni portando il numero totale degli scatoloni al numero dichiarato nel packing list. Niente da fare per i doganieri… 2 a 0. A quel punto la Tigre controlla la gara limitandosi ad impartire ordini al mulettista che continua a spostare senza sosta gli scatoloni da un posto all’altro del magazzino… I doganieri non riescono a riprendere in mano il bandolo della matassa e alla fine non possono fare altro che vidimare i numerosi moduli necessari ad espletare le formalità di sdoganamento. Ultima emozione verso la fine della gara quando la Tigre minaccia che scorrerà del sangue se anche uno solo dei suoi scatoloni verrà dimenticato nel magazzino e non opportunamente caricato nel container…  Subito dopo arriva il fischio finale del signor Adamo che interrompe le ostilità.
Partita non bella e forse un po’ troppo nervosa come spesso accade quando la posta in palio è alta. Due belle squadre comunque che si sono affrontate a viso aperto e senza risparmiarsi… Qualche rimpianto per i doganieri da cui forse ci si aspettava qualcosa in più visto che giocavano in casa. Lodi invece alla Tigre che come sempre impone il suo gioco all’avversario non lasciandogli mai prendere l’iniziativa… Un risultato importante quello ottenuto dalla Tigre sul difficile campo dello JiuZhou Port di ZhuHai… Un risultato che le permette di guardare con serenità al futuro e soprattutto di pensare seriamente al trasferimento  suo e della sua famiglia nell’appartamento che da giorni è pronto ma tristemente vuoto…

Ripetiamo quindi: Al JiuZhou Port di ZhuHai, Tigre batte Dogana di ZhuHai 2 a 0… a voi studio.

 
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A domanda Precisa...

Post n°163 pubblicato il 11 Settembre 2009 da TomcatUSA
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Alcuni giorni fa mi scrive il mio omologo indiano chiedendomi aiuto relativamente ad un possibile contratto che sta firmando con una società ferroviaria indiana. Si tratta di una nuova linea di un treno super veloce che sta per essere ultimata e per la quale il cliente sta prendendo in considerazione i nostri prodotti  per completare una parte del progetto. Prima di firmare il contratto però, il cliente richiede alcune referenze su progetti analoghi fatti nel mondo per cui il collega indiano, oltre a richiedere supporto all’Italia, invia la richiesta anche a me pregandomi di individuare eventuali progetti simili in Cina e farsi fare dal cliente una sorta di lettera di raccomandazione.
Una volta ricevuta la richiesta, mi viene in mente che, al momento dell’assunzione qualcuno al fine di magnificare l’azienda, aveva effettivamente citato alcuni progetti fatti in passato per treni super veloci in Cina e precisamente a Shanghai. Per cui decido di contattare il responsabile commerciale di Shanghai per verificare che effettivamente questi progetti fossero stati fatti ed eventualmente richiedere una lettera di referenza a riguardo. Il problema del responsabile commerciale a Shanghai è che purtroppo non parla una parola d’inglese per cui le comunicazioni devono necessariamente passare sempre per interposta persona. La cosa so per certo che lo mortifica molto per cui lui preferisce che io gli scriva un e-mail in inglese, lui se lo fa tradurre ( e ahimè interpretare) da una delle ragazze dell’ufficio a Shanghai, poi elabora una risposta in Cinese che viene tradotta in inglese e spedita dal suo indirizzo a me. Il vantaggio di questo processo è che dall’esterno tutto sembrerebbe un normale scambio epistolare tra due persone che scrivono in inglese e questo credo lo faccia sentire meno a disagio. E comunque, essendo il più delle volte come dicevo una necessità, non c’è molto altro da fare. Lo svantaggio però è ovviamente insito nel passaggio multilinguistico italiano-inglese-cinese, elaborazione del concetto, elaborazione della risposta e ritorno, per cui alle volte mi succede di non essere del tutto sicuro di quello che leggo nella risposta o meglio di quello che il buon uomo mi vuole dire…
Nel caso specifico il mio messaggio diceva più o meno così:

-«Caro Responsabile commerciale di Shanghai, mi potresti cortesemente far sapere se nei progetti dei treni ad alta velocità nella tua zona sono mai stati usati i nostri prodotti??»

A seguito di una domanda di per se piuttosto semplice mi aspettavo principalmente due tipi di risposte altrettanto semplici:
1- «Si, abbiamo fatto alcuni progetti del genere» oppure
2-«No, non abbiamo mai fatto progetti del genere».
In effetti ci poteva anche essereuna terza risposta ovvero
3-«Non so (o non ricordo) se abbiamo fatto progetti del genere» risposta che magari mi avrebbe fatto un po’ irritare ma che rientra tra le risposte semplici.
Stranamente però, quello che ho ricevuto come risposta è stato  un lungo ed elaborato saggio sullo sviluppo del sistema ferroviario cinese dagli albori della rivoluzione industriale fino ai giorni nostri cosa che, seppur interessantissima, non mi chiariva affatto se avessimo mai lavorato all’interno di progetti delle linee ferroviarie ad alta velocità… per cui, visto che nel frattempo dall’India mi si sollecitava una risposta, decido di chiedere aiuto a una delle pie donne che lavorano nell’ufficio amministrativo chiedendo di contattare il responsabile commerciale e di chiedergli a voce se i nostri prodotti erano mai stati utilizzati per progetti di treni superveloci. In particolare, per evitare malintesi, faccio riferimento ad un particolare progetto di treno super veloce estremamente famoso e conosciuto da tutti.  Anche in questo caso la domanda formulata alla Pia Donna era più o meno questa:

-«Cara Pia Donna, potresti cortesemente contattare il responsabile commerciale a Shanghai e chiedergli se per quella specifica linea del treno superveloce sono stati usati i nostri prodotti??»

La Pia donna ovviamente dice che non ci sono problemi e con me davanti telefona al responsabile commerciale. Dopo i convenevoli iniziali, da alcune parole che riesco a cogliere della conversazione la pia donna chiede effettivamente se abbiamo fornito i nostri prodotti per quella specifica linea ferroviaria e poi si mette ad ascoltare la risposta… Dopo un paio di minuti di ascolto la pia donna decide di prendere un foglio di carta bianco e incomincia a prendere qualche appunto. Allo scoccare del quinto minuto di conversazione le note sul foglio bianco erano ormai parecchie e io, un po’ preoccupato, richiamo l’attenzione della Pia Donna e, sussurrando per non disturbare, faccio presente che voglio solo sapere se abbiamo fornito i nostri prodotti per quella specifica linea ferroviaria. La Pia Donna mi fa cenno di aver capito quello che voglio e a gesti mi segnala che stanno parlando proprio di quello. Dopo dieci minuti il foglio bianco è ormai completamente invaso da appunti, note e numeri e la Pia Donna, incrociando il mio sguardo estremamente perplesso, sempre a gesti mi rassicura dicendo che tutto sta procedendo ottimamente. Dopo quindici minuti il foglio bianco è ormai completamente riempito di caratteri cinesi e alcune note devono essere aggiunte sugli angoli del foglio. Sono evidenti alcune sottolineature e cerchiature per identificare i concetti più importanti e In alcuni casi sono necessarie delle freccie che riportano a note precedenti per chiarire il filo logico del ragionamento… dopo un po’ però è chiaro che il foglio non basta più a raccogliere il pensiero del personaggio di Shanghai che ormai scorre impetuoso come un fiume in piena… la pia donna è quindi costretta a prendere un altro foglio che sul momento non trova per cui cerca affannosamente nella borsa da dove tira fuori un agenda sulla quale si affretta a riportare gli ultimi concetti che per poco stava rischiando di perdere… Dopo venti minuti la telefonata finalmente si conclude e torna il silenzio… Io aspetto un po’ perché mi rendo conto che dopo una telefonata del genere la Pia Donna deve essere esausta ma alla fine sono costretto a fare la domanda:
-«Allora… hanno usato i nostri prodotti per quella linea ferroviaria??»
La Pia Donna ci pensa un po’, da ancora un’occhiata agli appunti sfogliandoli e soffermandosi sui passaggi più importanti e poi risponde in maniera definitiva:
-«No, non abbiamo mai fornito le nostre macchine per quel progetto»
-«---»
-«---»
-«Sei sicura?? Vuoi dare un’altra occhiata agli appunti??»
-«No. Sono sicura. E’ tutto chiaro… non abbiamo mai fornito quella linea ferroviaria»
-«---»
-«---»
-«Per cui rispondo all’India che non abbiamo mai fornito prodotti per quella linea ferroviaria…»
-«Esattamente… mai fornita quella linea ferroviaria…»
-«Perchè è scritto qui… negli appunti…»
-«Si… esattamente... mai fornita quella linea ferroviaria… è scritto anche negli appunti...»
-«Capisco… vado a rispondere agli Indiani quindi… Una bella risposta secca… come piace a loro…»
-«Mai fornita quella linea ferroviaria… vai tranquillo»

Tornando nel mio ufficio ho iniziato a pensare che varrebbe la pena imparare a leggere i caratteri cinesi solo per poter capire cosa ci fosse scritto in quegli appunti… cosa che probabilmente non saprò mai… e che a dire il vero non ho nemmeno avuto il coraggio di chiedere… e probabilmente è stato meglio così…

 
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Jason

Post n°162 pubblicato il 04 Settembre 2009 da TomcatUSA
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Da molti mesi ho in piedi una “querelle” con una società di un sedicente agente intermediario  il quale da tempo chiede insistentemente che gli venga pagata una commissione di alcune centinaia di migliaia di RMB a fronte di un business in realtà mai avvenuto. Della strana situazione ero stato informato per la prima volta dal sales manager durante una mia visita all’ufficio di Pechino ma al tempo la cosa mi era stata presentata come non di molta importanza e in particolare l’intermediario (che in realtà è una donna), mi veniva descritta come una signora lunatica e al limite dello schizzofrenico che sarebbe stata rinchiusa a breve in qualche istituto specializzato in malattie mentali. Per cui, confortato dalle parole del sales manager e riponendo piena fiducia nella stuttura socio/sanitaria cinese per l’igiene mentale, ho continuato a glissare sulle richieste che ricevevo dalla donna mantenendo però sempre uno spiraglio aperto per le trattative in quanto  mi era stato detto che la donna è personaggio molto influente e conosciuto nell’ambito dei nostri clienti abituali e un suo risentimento nei nostri confronti avrebbe potuto avere ripercussioni negative nel numero di progetti che avremmo potuto aggiudicarci nel prossimo futuro.
In realtà pensare che una donna malata di mente potesse essere effettivamente così potente da cambiare a suo piacimento le sorti di una gara d’appalto mi sembrava alquanto inverosimile ma siccome qui in Cina non si sa mai come stiano effettivamente le cose ho preferito ascoltare i suggerimenti dei miei collaboratori e stare al gioco. Questo fino a quando un paio di mesi fa ricevo da una delle mie collaboratrici una telefonata allarmata in cui mi si dice che la signora malata di mente ci ha mandato, attraverso il suo avvocato, un’ultimatum in cui ci intima di pagare il dovuto entro la fine della settimana corrente o altrimenti ci porterà in tribunale. Io, che avevo avuto una pessima giornata,  esasperato dalla condizione mentale della signora, decido che è ora di fare a modo mio… ordino quindi di riferire alla signora (in modo in verità un po’ colorito) che ne avevo abbastanza delle sue richieste, che non era colpa mia se lei era affetta da schizzofrenia acuta anche se della cosa mi dispiaceva molto e che infine la invitavo a procedere senza ulteriori ritardi per vie legali in modo da concludere una volta per tutte questa penosa diatriba fondata sul nulla che mi stava facendo perdere un sacco di tempo.
Dopo un paio di settimane di silenzio, la signora si fa nuovamente sentire ma questa volta sembra sia passata a più miti consigli… mi viene infatti comunicato che la signora ritiene inutile rovinare un possibile fruttuoso rapporto di collaborazione a causa di alcune spiacevoli “incomprensioni” che ormai appartengono al passato e richiede un incontro con me al più presto per poter discutere di importanti futuri business e opportunità che  a suo dire potrebbero portare ad un mutuo beneficio. L’unica condizione che viene posta è che all’incontro non ci sia il sales manager con il quale la signora ha il dente avvelenato e che viene descritto come un lestofante, bugiardo, inetto, infingardo poltrone. Io, anche se a dire la verità non avevo nessuna voglia di incontrarmi con questa squilibrata che mi aveva veramente fatto perdere la pazienza, , per non fare la solita figura del LaoWai ottuso e risentito accetto l’invito e si decide quindi di incontrarci nel mio ufficio il giovedì della settimana seguente. Con l’occasione mi viene detto che la signora porterà con se una delegazione di collaboratori che parlano perfettamente inglese e che faciliteranno quindi il colloquio…
Arriva finalmente il giorno dell’incontro e all’orario concordato vengo invitato a presentarmi in sala riunioni per accogliere la delegazione.  Una volta entrato in sala riunione però, con grande sorpresa, mi trovo davanti un ragazzotto piuttosto giovane che dice di chiamarsi Jason e che parla un buonissimo inglese …
-«… E tu chi sei??»
-«Io sono Jason… »
-«E tutti gli altri dove sono???»
-«Quali altri??»
-«Non so… mi avevano detto che arrivavano con una delegazione per parlare di opportunità future… invece vedo solo te che, senza offesa, non mi dai l’impressione di uno che può parlare di importanti opportunità future… »
-«Non so di chi tu stia parlando… qui ci sono solo io…»
-«Lo vedo… e la cosa mi preoccupa non poco. Posso chiederti che ruolo hai in azienda e perché sei qui??»
-«Io sono un area manager e sono qui per parlare e risolvere i numerosi problemi che ci sono tra le nostre due aziende…»
-«Davvero??»
-«Certo, ma prima di iniziare devo dirti che sono estremamente onorato di fare la tua conoscenza e spero che questo incontro sia solo l’inizio di una lunga e…»
-«Jason, porta pazienza… cerchiamo di venire al punto…»
-«Il punto è che voi ci dovete delle commissioni che non avete ancora pagato dal 2007… e io sono qui per risolvere il problema…»
-«Jason… pensavo che avessimo finalmente chiarito… anche perché quello che state chiedendo non ha senso… te ne rendi conto??»
-«Al contrario… la nostra richiesta ha perfettamente senso… noi abbiamo un contratto con voi che dice che dobbiamo ricevere una commissione sul contratto che avete fatto con il cliente grazie al nostro contributo…»
-«Il problema sta proprio qui caro Jason… E’ questo che non riesco a capire da mesi ormai… Ti risulta che nel 2007 l’abbiamo preso questo contratto??»
-«No… purtroppo no… ma che centra??»
-«Secondo me centra Jason… se io il contratto non l’ho preso e l’ha preso invece il mio concorrente perché devo pagare una commissione?? Aiutami a capire perché proprio non c’arrivo?? Deve essere sicuramente colpa mia…»
-«Il problema è che noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo per farvi prendere il contratto… ma voi non siete riusciti a prenderlo… quello è un vostro problema… noi adesso vogliamo la commissione sul contratto…»
-«Jason… io non ho nessun contratto… su che contratto dovrei pagarti le commissioni?? Su che ammontare??»
-«Sull’ammontare del contratto che ha preso il concorrente… mi sembra ovvio…»
-«Ovvio?? Il contratto l’ha preso il mio concorrente e io devo pagare le commissioni sul contratto che ha vinto lui?? Oltre il danno la beffa??»
-«Come ti dicevo voi non avete saputo o non avete voluto prendere il contratto ma a noi questo non interessa… le nostre commissioni devono essere pagate…»
-«Jason… veramente… mi sta scoppiando la testa… ma stai ascoltando cosa stai dicendo??»
-«Il contratto parla chiaro… noi nel 2007 abbiamo dato un servizio… ora voi dovete pagare… »
-«Jason… il contratto dice che io devo pagare se prendo il contratto… questo dice il contratto… questo è scritto…  se il contratto non lo prendo non ti devo niente… qui è scritto così… o mi sbaglio??»
-«Una cosa è cosa c’è scritto, un’altra è cosa è giusto… quello che è scritto ha un’importanza relativa… Bisogna che tu faccia quello che è giusto…»
-«Jason… mi trattengo a fatica… ma ti comunico che questa volta faremo come c’è scritto… che per quel che mi riguarda coincide anche con quello che è giusto… capisco il tuo disappunto ma bisogna che te ne faccia una ragione… Io sono italiano e ragiono all’occidentale… si fa quello che c’è scritto…»
-«Ah… a me piace molto l’Italia… il calcio… Totti, Del Piero… Siete campioni del mondo… a me piace A.C Milan»
-«Jason… non me ne frega niente per chi tifi… inoltre io sono Juventino per cui ti conviene cambiare discorso… ma ti rendi conto che questa conversazione è a dir poco surreale??»
-«Sto solo cercando di trovare una soluzione…»
-«Jason… spero veramente che tu non sia venuto da Pechino solo per questo… sarebbe una perdita di tempo veramente scandalosa… almeno per me lo è… sono qui che parlo con te di un contratto che non abbiamo preso e per il quale secondo te dovrei pagarti una commissione… non ti suona strano?? Non ti senti a disagio a parlare di una cosa del genere?? Non provi un minimo di vergogna se non altro a farmi perdere tempo in questo modo??»
-«Mah… se voi aveste un servizio after sales che funziona adesso non avremmo questa discussione…»
-«Cosa centra l’after sales adesso??»
-«A me risulta che il contratto non l’avete preso perché il vostro after sales non ha fatto un buon lavoro con questo progetto…»
-«Jason… ancora una volta ti invito ad ascoltare cosa stai dicendo… after sale vuol dire dopo la vendita… se io non ho fatto nessuna vendita come posso aver avuto problemi con l’after sales??»
-«Eppure a me hanno detto così…»
-«E ti hanno detto sbagliato… francamente mi sembri confuso Jason… io non voglio essere sgarbato ma io non ho molto tempo da perdere… se hai qualcosa di interessante da dirmi diverso da quello che mi hai detto fin’ora bene… altrimenti credo che ci dobbiamo salutare…»
-«Potremmo parlare di opportunità future…»
-«Ecco… vediamo se qui va un po’ meglio… cosa mi puoi proporre»
-«Io so che c’è un cliente che vi deve un bel po’ di soldi da molto tempo… e so esattamente quanto vi deve…»
-«Interessante… soprattutto perché è un’informazione riservata e tu sai l’ammontare esatto al centesimo…»
-«In Cina non ci sono segreti…»
-«Questo ormai lo so… vai avanti…»
-«Noi siamo in condizione di aiutarti a recuperare quel denaro… abbiamo le giuste conoscenze… il GuanXi giusto…»
-«Interessante… e tutto questo aiuto cosa mi verrebbe a costare??»
-«Noi pensavamo che siccome l’ammontare che ti devono è praticamente uguale a quello che tu devi a noi, una volta che ricevi il pagamento lo giri a noi e tutto è ok… mi sembra una buona proposta…»
-«Fermo restando che io non ti devo nulla, comunque a questo punto ritengo che il nostro incontro può sicuramente considerarsi concluso… quello che ancora posso fare per te e farti accompagnare alla più vicina stazione degli autobus… altro per te veramente non posso fare…»
-«Quindi siamo d’accordo??»
-«No, Jason… non lo siamo… non lo siamo mai stati e credo che non lo saremo mai… ZaiJian Jason…»

 
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And we are Back...

Post n°161 pubblicato il 29 Agosto 2009 da TomcatUSA
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Durante il volo di rientro in Cina, mi sono sorpreso a pensare che forse avevo già detto tutto sulla Cina per cui mi domandavo cos’altro avrei potuto scrivere sul Blog… poi però sono atterrato ed è stato subito chiaro che il problema non sarebbe stato cosa scrivere ma piuttosto quando… Io non ho così tanto tempo per scrivere tutto quello che succede qui…

Il piano di rientro prevedeva arrivo ad Hong Kong e poi spostamento con ferry a Macao dove mia moglie e i miei figli dovevano richiedere un visto temporaneo di entrata in Cina da trasformare poi in un visto definitivo da residente una volta arrivati a ZhuHai. Ora, tu non lo puoi sapere caro lettore, ma solo in queste poche righe che a prima vista sembrerebbero del tutto innocue, si annida un numero così spropositato di insidie e catastrofi che al momento, come dicevo, non ho nemmeno tempo di parlartene… per cui per ora, visto che sono in pausa pranzo, ti racconterò solo di un bagaglio smarrito e di un paio di colloqui surreali che questo fatto ha generato e che mi ha aiutato a riprendere contatto con la Cina…

Dall’aeroporto di Hong Kong c’è un comodissimo servizio di ferry che porta direttamente a diverse città della Cina dislocate sulla costa tra cui ZhuHai.  Per cui, una volta sbarcati dall’aereo, ci si dirige verso un apposito banco di transito dove, oltre a comprare il biglietto, si consegnano anche le ricevute dei bagagli i quali vengono presi dall’aereo e caricati direttamente sul ferry con te… Questo ovviamente se i bagagli sono effettivamente sull’aereo che hai appena lasciato.
Dopo aver espletato tutte le formalità al banco del check-in, io e la mia famiglia ci dirigiamo all’imbarco del Ferry e aspettiamo un paio d’ore la partenza del ferry successivo. Ad un certo punto ci chiedono di metterci in fila per salire a bordo e così facciamo.  Una volta che siamo tutti in fila, vedo uno strano personaggio che con un foglio di carta in mano chiede sottovoce qualcosa ai passeggeri… arrivati a noi però ci salta completamente e procede a fare domande alle persone dietro di noi. Assieme a lui c’è un altro personaggio piuttosto equivoco con gli occhi palesemente truccati e i capelli un po’ lunghi che continua ad accarezzarsi e a portarsi indietro con la mano in maniera volutamente plateale e ammiccante. Entrambi parlano sottovoce a tutti tranne che a noi…
KLLLLUUUUMMMM, KKKKKKLLLLLLLUUUUUUUMMMMM
»
-«Eh??? Che dice questo?? E perché non parli con noi???»
KLLLLUUUUMMMM, KKKKKKLLLLLLLUUUUUUUMMMMM»
-«Come?? Scusa, cosa stai chiedendo??»
-«Sorry Sir, are you  a KKKLLLUUUUMMMM»
-«No… o meglio non so… spero di no… cosè un KKKKLLLLUUUUMMMM??»
-«Did you come here with KKKKLLLUUUUMMM??»
-«No… sono qui con mia moglie e i miei figli… eccoli qui…»
-«Yes but which flight?? KKKKLLLLUUUUMMM??»
-«No… arrivo da Amsterdam… con il volo KLM»
-«Let me see… uhm… yes it’s you… flight KKKLLLUUUMMM, come with me»
-«Cosa succede??»
-«One of your luggage is missing…»
-«Santo Cielo, che imprevisto…»
-«Which luggage is missing??»
-«---»
-«Sir, which bag is missing??»
-«Deve essere una domanda a trucco… sono io che dovrei chiedere a te che valigia manca…»
-«Exactely… which bag is missing??»
-«Non ne ho idea…  Io avevo quattro valige: una blu, una azzurra, una grigia e una nera… quale manca??»
Interviene il ragazzo truccato che con voce suadente e intrigante dice:
-«Pink Blue…
Pink Blue is missing…»
-«Pink Blue…  
che colore è Pink Blue??»
-«Pink Blue… your Pink Blue bag is missing…»
-«Ma non ho valige di quel colore… e che colore è poi?? forse quella blu vuoi dire… manca la valigia blu??»
-«No… no Blue… probably the red one…» sempre con sguardo complice
-«Ma che rossa!!! Non ho borse rosse…»
-«Pink Blue then…»
-«Vada per la pink blue allora… anche perche’ il ferry sta partendo ed è l’ultimo della giornata… Non posso mettermi a fare troppo il difficile…»
-«Very good… can you describe the missing bag for us??»
-«… Certamente… si tratta di una valigia di una bellissima tonalità Pink Blue… in molti me la invidiano per il caratteristico colore…»
-«What about the weight??»
-«Il Peso?? Non saprei… non so nemmeno di che valigia stiamo parlando…»
-«Which brand??»
-«La marca?? Qui è facile… se questa valigia pink blue è mia è sicuramente Samsonite…»
-«What do you have inside the missing bag??»
-«Cosa ho dentro la valigia?? Non saprei… dipende da che valigia avete perso…»
-«The Pink Blue one…»
-«Ah… la valigia pink blue… non so… non ricordo… Nella valigia Pink Blue mettiamo sempre le cose senza guardare così poi quando arriviamo è sempre una sorpresa… potrebbe esserci di tutto in quella valigia…»
-«I understand…»
-«Davvero… bene… sentite… sarei un po’ preoccupato per il ferry che sta partendo…»
-«Oh yes… the Ferry… you better hurry up… we will send the missing pink blue bag at home ASAP…»
-«Molto bene… non so bene a che casa vi state riferendo ma speriamo bene… arrivederci…»

Purtroppo però dopo due giorni la valigia Pink Blue (che in realtà era semplicemente una valigia blu scuro) non appare e nessuno ne sa niente. Il problema è che nella valigia c’erano (in realtà al momento ci sono ancora… spero…) tutti i vestiti dei bambini per cui decido di chiamare la compagnia aerea per avere notizie e per sapere se potevamo avere un rimborso per i vestiti che avevamo dovuto comprare nel frattempo…

-«Pronto, buon giorno… senta io cercavo la mia valigia che è stata persa due giorni fa… ha mica qualche notizia??»
-«Si… sembra che la sua valigia sia da qualche parte a Roma Fiumicino… insieme a molte altre a dire il vero…»
-«Eh… lo so… ho sentito che anche il sindaco si è lamentato qualche giorno fa…»
-«Abbiamo mandato già quattro messaggi affinchè la inviino ad Hong Kong ma nessuno finora si è nemmeno degnato di darci una risposta»
-«Davvero??? Sarà che si sarà rotto il collegamento della posta elettronica…»
-«Mah… purtroppo più che chiedere ripetutamente di inviare la valigia non possiamo fare…»

Nota a margine: ad oggi, nonostante innumerevoli richieste e dopo sette giorni che la mia valigia sembra essere ancora a Roma Fiumicino, nessuno ha ancora risposto alle richieste inoltrate da Hong Kong e la mia valigia giace tristemente in qualche deposito dell’aeroporto della capitale. L’unica spiegazione che mi sono riuscito a dare è che il messaggio da Hong Kong sia arrivato in Cinese tradizionale creando evidenti problemi di interpretazione…

-«Capisco… senta… io nel frattempo sono qui senza vestiti per i bambini…»
-«Lei è qui ad Hong Kong??»
-«No, sono a Macao… e domani vado a ZhuHai»
-«E perché??»
-«Mah… non che siano affari suoi ma io vivo lì… a ZhuHai…»
-«Per cui lei a ZhuHai ha i vestiti…»
-«Come scusi??»
-«Dicevo che se lei abita a ZhuHai avrà i vestiti per i bambini lì…»
-«Veramente no…»
-«Come no?? Dove abita lei??»
-«E’ un po’ complicato… Io abitavo in Italia…»
-«Quindi deve chiedere all’ufficio Italiano un eventuale rimborso…»
-«No aspetti… io risiedo in Cina adesso…»
-«Per cui lei vuole dirmi che lei risiede in Cina e non ha i suoi vestiti lì»
-«No… mi sto trasferendo adesso… anzi ad essere precisi mia moglie e i bambini si stanno trasferendo adesso in Cina…»
-«Senza vestiti???»
-«Ma mi sta prendendo in giro?? I vestiti erano nella valigia che avete perso… e gli altri sono nel container»
-«E il container dov’è??»
-«Ad Hong Kong e deve essere sdoganato… ma che le interessa a lei dov’è il mio container??»
-«Giusto per capire meglio la situazione… come mai è andato a Macao invece di abdare direttamente a ZhuHai a sdoganare il container??»
-«Per i Visti… ma mi scusi è normale questa procedura di interrogatorio??»
-«E’ che devo capire la situazione… lei non sa bene dove vive… vuole un rimborso e millanta di non avere vestiti per i bambini… capirà che è un po’ difficile da credere…»
-«Ma sta scherzando??»
-«Ricapitoliamo: Lei era ad Hong Kong e poi è andato a Macao invece di andare a ZhuHai dove per altro vive senza vestiti che sono nella valigia che avrebbe perso…»
-«Come “avrei” perso???»
-«Guardi, è meglio che lei compili un modulo…»
-«Lo sa signorina?? Lei è estremamente fortunata…»
-«Perché??»
-«Perché se al posto mio stesse parlando con mia moglie lei starebbe passando un brutto quarto d’ora in questo momento… comunque compilerò il modulo… e vediamo che succede…»
-«La ringrazio di aver chiamato… arrivederci»
-«---»

Al momento la mia valigia è ancora a Fiumicino… li nessuno risponde… il modulo l’ho inviato ma mi è tornato indietro già due volte dicendo che le informazioni che ho inserito non sono corrette senza specificare dove le informazioni non sarebbero corrette… Ai bambini abbiamo messo addosso un sacco di iuta ma fortunatamente per la scuola avranno delle divise messe a disposizione dalla scuola stessa…
Qualcuno in ufficio oggi mi diceva che c’è un detto cinese che dice più o meno così:«Perché le cose siano fatte bene ci vuole il giusto tempo»… Ho chiesto quanto fosse il “giusto tempo” ma mi è stato risposto che nessuno lo sa… è questo il bello…

 
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Prendiamo Tempo

Post n°160 pubblicato il 08 Agosto 2009 da TomcatUSA
Foto di TomcatUSA

Qualche post fa ho fatto riferimento ad una delle tante strane causa legali che ho attualmente in piedi... Si tratta di un illustre sconosciuto di cui nessuno ha memoria e che non risulta in nessun documento dei nostri archivi il quale millanta di aver lavorato per noi fino al 2007 quando, a suo dire, sarebbe stato mandato sul tetto del capannone a fare dei lavori e da li sarebbe ahime’ precipitato facendosi male ad un piede. A seguito di questo supposto incidente, richiede un adeguato risarcimento oltre al pagamento di tutta una serie di spese tra cui anche una multa per violazione del codice della strada che ancora oggi nessuno è riuscito a spiegarmi a cosa si riferisca. L’ammontare richiesto è in realtà modesto ma ciononostante non vedo perché l’azienda debba pagare un risarcimento per qualcosa che al momento sembra non sia mai accaduta… Inoltre per me è estremamente difficle giustificare a bilancio un pagamento di una multa per violazione del codice della strada in relazione ad una persona che dice di essere caduta dal tetto della fabbrica… Per cui ho incaricato il mio avvocato di occuparsi anche di questo caso…
L’altro giorno mi chiama l’avvocato
-«Buon Giorno Signor Tomcat…»
-«Buon Giorno Avvocato… quali disgrazie mi comunica oggi??»
-«Volevo aggiornarla sul caso della persona che sarebbe caduta dal tetto…»
-«Mi dica… Abbiamo badilate di cause in piedi ma questa è sicuramente quella che mi sta più a cuore… anche perché mi costa quasi più lei che la causa stessa…»
-«Avevo intuito che questa causa è molto importante per lei…»
-«Avvocato… scherzavo… a dirle la verità questa causa è probabilmente l’ultimo dei miei problemi al momento… ho cause con persone che non mi pagano perché dicono di non aver mai ricevuto le nostre macchine ma che allo stesso tempo mi chiedono di mandare qualcuno a fare assistenza alle macchine stesse, ho persone che si sono dileguate con le nostre macchine tanto che ho dovuto assumere un investigatore privato per ritrovarli, ho chi pretende che gli siano pagate commissioni su una vendita che non è mai avvenuta perché il business l’ha preso un concorrente ma a loro non interessa in quanto affermano che non è colpa loro se la vendita l’ha fatta il concorrente  e vuole da me una percentuale sul contratto di vendita siglato dal concorrente… giusto per citare le cause più curiose… poi abbiamo anche quelle molto serie che lei conosce meglio di me…»
-«Si, certo… ma tornando all’uomo caduto dal tetto volevo dirle che abbiamo fatto ricorso…»
-«Ah… bene… immagino… ricorso contro chi??»
-«Contro il tribunale del Popolo del distretto di XiangZhou…»
-«Non mi sono mai stati simpatici quelli del distretto di XiangZhou…  che a dire il vero non so nemmeno dove sia il distretto di XiangZhou…»
-«E’ il distretto dove si trovava la vecchia fabbrica… abbiamo fatto ricorso perché, visto che adesso vi siete spostati nella nuova fabbrica, il tribunale del distretto di XiangZhou secondo la legge cinese non ha più giurisdizione sul caso per cui abbiamo chiesto che il procedimento venga gestito dal tribunale del popolo del distretto di JinWan…»
-«Eccellente!!! Mi sento decisamente più confortato ora che so che sarà il distretto di JinWan a gestire il caso…»
-«Purtroppo non sarà così… Perché la corte del distretto di XiangZhou ha rigettato il nostro ricorso e ci ha dato una multa di 100 RMB… ma le motivazioni addotte contro il nostro ricorso sono assolutamente insostenibili per cui ho intenzione di appellarmi alla corte intermedia per fare riesaminare la decisione del tribunale di XiangZhou…»
-«---»
-«---»
-«Mi scusi avvocato… premetto che io sono un povero ingegnere e lei è persona di legge… ma non capisco quale vantaggio ci porti appellarci per voler discutere il caso a JinWan… a dire il vero non capisco nemmeno perché lei abbia fatto ricorso anche la prima volta…»
-«Per prolungare la cosa e fare perdere tempo al querelante…»
-«Mi deve scusare avvocato ma non la seguo… secondo lei chi è che sta perdendo tempo al momento?? Questo povero disperato che probabilmente avrà battuto effettivamente la testa a casa sua e che ha aspettato due anni per chiedere all’azienda per la quale sembra non abbia mai lavorato un risarcimento o noi due che stiamo parlando della causa di questo strano personaggio quando sia io che lei abbiamo un numero spaventoso di cose da fare decisamente più importanti??»
-«… Era per fargli perdere tempo…»
-«Ma secondo lei, quale dei due “tempi” costa di più?? Il nostro o quello di uno che non ha evidentemente niente da perdere visto che non è nemmeno seguito da un avvocato per cui non ha nemmeno il problema di pagarlo (cosa che invece ho io)?? Vuole che uno così si preoccupi di aspettare un paio di settimane in più??»
-«Era un modo per prendere tempo…»
-«Ma prendere tempo a chi?? Mi ha detto lei che questo poveraccio non ha nessuna possibilità di vincere la causa… Non conviene andare al più presto dovunque il giudice ritenga di andare e chiudere il caso in pochi minuti e utilizzare il resto del tempo per affrontare tutte le altre cause decisamente più importanti che abbiamo?? … evitando magari di fare incavolare i giudici di XiangZhou che hanno notoriamente un pessimo carattere e che ci hanno già dato una multa di 100RMB??»
-«Quindi non faccio appello…»
-«No, avvocato. Non faccia appello… vada in tribunale e spieghi al giudice che questo strano tipo ha bisogno di cure psichiatriche immediate che vorremmo però non pagare noi…»
-«Va bene, allora farò così…»
-«La ringrazio avvocato… faccia così… Buone cose… e porti i miei saluti al giudice del distretto di XiangZhou… che non si sa mai…»

Come diceva il mio primo datore di lavoro “il tempo non è denaro”… ma ha un costo… e qui la valutazione di questo costo spesso non è adeguatamente preso in considerazione…

Buone Vacanze a Tutti

 
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