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un medico in corsia per amore, per le strade del mondo in cerca di incontri e scontri tra cuori ispirato dall'amico patchadams

 

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Nickname: dottorbaristo
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CONTENITORE DEI SOGNI E IDEE IRREALIZZABILI

Brain Storming su tutto quello che potrebbe cambiare il mondo, prima di tutto il tuo, poi il mio, poi quello di Lei e del di LUI, per un Nostro & Vostro modo nuovo ed originale di vivere!!
 
 

IL PUNTO DI ISPIRAZIONE ONIRICO

 

 

Concorso "il naso d'Oro" a San Remo - italia - anche per clown non professionisti

Post n°632 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da dottorbaristo
 

“Il Naso D’oro” - Festival Internazionale per Clown Dilettanti, si svolgerà nell’ambito delle fasi finali della XII edizione del GEF
– Il Festival Mondiale di Creatività nella Scuola dal 21 – 25 aprile 2010. “Il Naso D’oro” si pone come vetrina nazionale e internazionale per clown dilettanti, che svolgano rappresentazioni di clownerie saltuariamente o che abbiano iniziato da poco la professione.
Possono altresì partecipare clown dilettanti che abbiano già svolto performance pubbliche, partecipato a festival o meeting.
I Partecipanti devono avere un’età compresa tra i 17 e i 28 anni. Ogni partecipante presenterà una rappresentazione di clownerie, a tema libero, della durata di massimo 5 minuti.
I partecipanti dovranno essere in possesso di un attestato di frequenza di un corso base di clownerie presso enti, fondazioni, scuole d'arte, accademie teatrali, laboratori teatrali. E’ gradita (ma non obbligatoria ai fini della partecipazione), anche la presentazione di un minimo curriculum artistico di base (festival, concorsi,
show, trasmissioni televisive, ecc.).
I partecipanti saranno suddivisi nelle seguenti 3 categorie:
1 - Categoria singoli (S)
2 - Categoria coppie (COP)
3 - Categoria compagnie con minimo 3 persone (COM)

Il nominativo dei partecipanti finalisti verrà inserito nel catalogo ufficiale bilingue

REGOLAMENTO ITALIANO presso il sito:
http://www.gef.it/festival/images/stories/pdfs/Regolamento%20italiano%20-%20Il%20NASO%20D%27ORO%20-%20concorso%20internazio.pdf

 
 
 

Dott. Baristo come stà in questo inizio 2010...evvai!!

Post n°631 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

Eccoci che siamo tornati dall'india e la teniamo viva nel cuore perchè passa come il vento il maestro David Larible, e poi il ciclone della presidenza del consiglio dei ministri, l'ON carfagna ha onorato l'impegno del bando del 24 dicembre 2008.

E cosi ci si confronta con la quotidianità con l'impegno di non accontentarsi mai, di sentirci arrivati alla meta, di rincorrere onestamente l'idea che si realizza ogni volta che ti trovi davanti gli occhi di un paziente che ti conferma il suo dolore, il suo sentirsi sradicato dalle sue quotidianità e trasferito in un luogo chiamato ospedale.

Questo è sempre lo stato del clown di corsia, e il mio è sempre cosi, anche se negli spogliatoi girano arie in trasformazione, quando poi ci sin rivolge alle corsie , ai letti, agli operatori sanitari li dobbiamo dare ed essere il massimo dei restitutori dell'anima dove l'anima rischia di essere soffocata.

Cosi anche oggi pomeriggio, finisce il tirocinio con i ragazzi delle scuole scuole superiori (Ist montagna di Vicenza - corso OSS diurno) e saremo li con le nostre ricette magiche a cosegnare attraverso l'allegria e un motto di spirito coltivato nella relazione scolatica quanto più di prezioso abbiamo, noi medici clown, noi stessi nel lato migliore che abbiamo di umanità e condivisione

Dott. Baristo

 
 
 

Natale Natale ...dal panettone all'incontro degli amici...in attesa dell'india 2010

Post n°630 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

A Natale puoi
fare quello che non puoi fare mai:
riprendere a giocare,
riprendere a sognare,
riprendere quel tempo
che rincorrevi tanto.

È
Natale
e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più
per noi:
a Natale puoi.

A
Natale
puoi
dire ciò che non riesci a dire mai:
che bello è stare insieme,
che sembra di volare,
che voglia di gridare
quanto ti voglio bene.

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più
per noi:
a Natale puoi.
È Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più
per noi:
a Natale puoi.

Luce blu,
c’è qualcosa dentro l’anima che brilla di più:
è la voglia che è l’amore,
che non c’è solo a Natale,
che ogni giorno crescerà,
se lo vuoi.

A Natale puoi.

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e da Natale puoi fidarti di più.

A Natale puoi
puoi fidarti di più.

A Natale puoi.
 
Buon NATALE..BUONA PARTENZA XL'INDIA.. Ti voglio bene..bacio valentina..

 
 
 

Il Botulino e i disturbi del Bruxismo o Serramento

Post n°629 pubblicato il 22 Dicembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

EFFETTI DELL’INIEZIONE DI BOTULINO SUL BRUXISMO NOTTURNO
Un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio clinico a doppio cieco randomizzato per valutare gli effetti dell’iniezione di botulino su soggetti affetti da bruxismo notturno. Sono stati coinvolti 12 soggetti: a 6 è stato inoculata tossina botulinica nel muscolo massetere, ad altri 6 è stata inoculata della soluzione fisiologica. E’ stata poi registrata l'attività elettromiografica notturna a livello dei muscoli masseteri e temporali prima dell'inoculazione e a 4, 8 e 12 settimane. I soggetti hanno compilato dei questionari per valutare i sintomi del bruxismo durante il periodo dell’esperimento.
L’attività bruxista notturna dei masseteri è diminuita significativamente nel gruppo a cui era stato iniettato il botulino, mentre a livello del muscolo temporale i valori non differivano in maniera statisticamente significativa tra i due gruppi o a distanza di tempo. La percezione soggettiva del fenomeno diminuiva in entrambi i gruppi. L'iniezione di botulino sembra quindi essere in grado di ridurre il numero degli episodi di bruxismo notturno. L’azione della tossina botulinica si esplica, molto probabilmente, a livello locale per la riduzione dell'attività muscolare piuttosto che per un’azione a livello del SNC.

Fonte: Lee SJ, McCall WD, Jr., Kim YK, Chung SC, Chung JW:
Effect of Botulinum Toxin Injection on Nocturnal Bruxism A Randomized Controlled Trial”
American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation 2009

 
 
 

i primi auguri di buon natale 2009 con ampio spazio alla felicità di tutti

Post n°628 pubblicato il 21 Dicembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

 

Pove del Grappa, 7 dicembre 2009

«Il giovane che non ha mai pianto è un selvaggio,

il vecchio che non ha mai riso è uno stolto».

[George Santayana]

«La chiesa non tollera, ma perdona.

Il mondo tollera, ma non perdona».

[don Primo Mazzolari]

Amiche e Amici carissimi,

la neve arrivò abbondante all’antivigilia di Natale

 

, seppellendo il paese completamente. Subito dopo si

levò un vento forte e gelido, che saldò tutto in un lastrone di ghiaccio. In quegli anni al mio paese si arrivava

solo a piedi o col mulo. Chi si avventurava a scendere in città, doveva affrontare, tra andata e ritorno, più

di dieci chilometri. D’inverno e con la brutta stagione le cose si facevano ancora più difficili, drammatiche

se c’era di mezzo un malato grave o un moribondo.

Anche la maestrina, che partiva il pomeriggio di ogni sabato per ritornare ogni domenica sera, quel giorno

restò bloccata dalla tormenta. Noi alunni non accettavamo i suoi abbandoni. Da quando era arrivata in paese,

chiusa nel suo cappotto verde sotto la fiamma dei capelli biondi, ci aveva conquistato. Il suo modo di far

scuola ci entusiasmava.

Quando se ne andava, il paese, per noi bambini, restava vuoto. Ognuno ambiva al privilegio di portare la

borsa della maestrina, andarle incontro in fondo alla strada e ricevere la sua carezza di gratitudine. A me è

toccato spesso e questo resta un orgoglio della mia infanzia. Attraversavo il paese rosso e commosso, sfidando

tutti con gli occhi. Quando, dopo l’ultima curva, scompariva fra gli ulivi, mi sentivo solo e il mio cuore

diventava piccolo. La mamma mi aveva spiegato che la signorina tornava sempre in città perché là aveva

la famiglia e il fidanzato. Mentre la salutavo con la mano, fermo sulla strada, sentivo dentro una furibonda

ribellione, un odio infantile e assoluto contro quel giovane mite e biondo, che avevo visto una volta sola a

braccetto con lei.

Fummo felici che la maestra non potesse partire e speravamo anzi che il lastrone di neve e ghiaccio durasse

a lungo per costringerla a fare Natale con noi. Nel pomeriggio passammo in due o tre davanti alla scuola. La

luce nell’aula era accesa. Attaccammo il naso ai vetri e scorgemmo la maestra china sui nostri quaderni. Ci

vide e ci invitò a entrare, pregandoci di accendere la stufa. Era triste e agitata, ma con noi si mostrò affettuosa,

come sempre. Ci raccontò una favola natalizia e poi uscimmo. Ci tenevamo per mano per non scivolare

sul ghiaccio. Uno per volta i miei compagni si sciolsero dalla catena e s’infilarono in casa.

Restammo solo noi due. Lei era a pensione in una casa vicina alla mia, all’estremità del paese. Mi teneva

la mano stretta nella sua, come non aveva mai fatto. Tremavo di gioia per quella fiducia silenziosa. Ero

convinto di essere io a sostenerla perché non cadesse. Ero piccolo ma agguerrito al ghiaccio e al vento. Mi

molleggiavo con destrezza sugli zoccoli, legato a quella mano esile e calda. Davanti alla porta mi disse:

 

 

Se

anche domani il tempo sarà brutto e non posso partire, ti aspetto a scuola per preparare il presepio. Non dirlo a

nessuno, deve essere una sorpresa.

L’indomani il gelo perdurava e il vento cresceva d’intensità. Mangiai in fretta e raggiunsi subito la maestrina.

La stufa era già accesa e sulla cattedra c’erano tanti cartoni, colori, pennelli e rami di spino. Dalle sue piccole

mani uscivano tutte le figure che tanto avevo sognato: Gesù Bambino, la Madonna, San Giuseppe, i Magi,

gli angeli, i pastori, le pecore. Con uno spruzzo preciso di acquarello, tutte acquistavano forma e colore.

Lavorò tutto il pomeriggio, fino a sera inoltrata.

Disponemmo le figure sulla mensola fra muschio, sempreverdi e candeline e il presepio era pronto. Dopo

la Messa di mezzanotte tutte le persone del paese avrebbero sfilato per ammirarlo.

Quando uscimmo nella notte per andare a cena si era scatenata un’autentica bufera. Senza dire nulla, la

maestra mi prese in braccio e mi coprì con la sua sciarpa profumata. Lungo il tragitto mi parlò del Bambino

Gesù che porta i doni. Li avrebbe portati anche a lei, ai suoi genitori e al suo fidanzato. Era il primo Natale

che passava lontana da casa, ma era contenta perché era sicura che noi bambini le volevamo bene e sospirò:

È vero che mi volete bene?

 

Non dissi nulla, ma feci quello che non avevo mai avuto il coraggio di fare: mi

avvinghiai al collo della maestra e le detti un bacio. Mi accorsi allora che, nel nevischio e nel buio, aveva

pianto senza che me ne accorgessi.

Avevo appena sette anni ma quel Natale, vissuto assieme alla maestra, resta indimenticabile. Anche se vecchio,

sento ancora come uno dei doni più belli della mia infanzia, la fiducia della maestrina, le sue lacrime

di ragazza lontana dai suoi, il tepore della sua mano e il presepio di carta.

L’aria è piuttosto fredda. Il fiato diventa fumo mentre percorriamo il piccolo viale

 

che separa il parcheggio

dalla chiesa di San Benedetto di Magrè (Schio). Il campanile della chiesa dà la direzione ai passi. Le

montagne, tutt’intorno, sembrano richiamare un’armonia antica, dove ancora hanno cittadinanza il silenzio,

la cordialità, il pensiero meditato e profondo. In questo luogo, le parole non si sprecano mai.

Al funerale di M. Angela siamo arrivati in tanti. Nella chiesa stracolma c’è una folla silenziosa, incredula,

commossa e io vivo un tumulto di emozioni e di sentimenti contrastanti, di dolore e di gioia, di mistero e

di liberazione. Lei è presente e vicina, dove l’occhio aperto e troppo sveglio non vede. I morti ascoltano. A

noi pesa il loro grande silenzio e invece sono momenti in cui ci parlano, anche se non dicono.

Chi poteva dare a M. Angela quella forza per resistere alla sofferenza di una malattia così crudele e assassina?

La fedeltà alla vita. Simone Weil afferma che nella domanda (che fu di Gesù) «perché mi fai male?» c’è tutta

la giustizia, la verità, tutta la dignità che rende il sofferente degno di totale rispetto, di venerazione e gli dà

diritto alla liberazione.

Che la religione non cerchi di usare il dolore per spacciare consolazione drogata (la banalità repellente di

certi riti funebri), ma (anzitutto) ne rispetti il mistero e poi annunci la guarigione in speranza.

I mali sociali, economici, politici, li può togliere l’azione, non la preghiera pigra. A Dio chiediamo la forza

interiore, non la soluzione. Quando non è guaribile, il dolore va ricolmato di vicinanza e di fraternità, che

possono aiutare chi soffre a sentire una fiducia, a scoprire un affidamento, nonostante il male che lo attanaglia.

Occorre purificare la religione dall’ideologia sacrificale che ha bisogno di vittime. Non è la sofferenza

che redime, ma l’amore coraggioso, che sa gioire e sa soffrire. Cristo non è la vittima necessaria, ma è il forte

e coraggioso che ama “sino in fondo”, che accetta la sfida del mondo, perciò, con l’amore e la vita, vince il

male e la morte. Il Padre non vuole il sacrificio del Figlio, sarebbe un mostro. I sacrifici sono finiti. Rimane

il donarsi, che è atto sacro.

Stiamo camminando a piccoli passi verso la barbarie, scriveva qualche settimana fa

 

Enzo Bianchi.

Parlare di piccoli passi credo sia un’interpretazione ottimistica, vista l’assenza fragorosa dell’ethos pubblico.

Diciamo che siamo sul limite di un precipizio. Si allarga sempre più e si solidifica un atteggiamento d’indifferenza

e d’ostilità verso i poveri, i diversi, i deboli, gli sconfitti della vita. I dittatori della paura, quelli

che seminano il panico, ci condannano alla solitudine, ci proibiscono la solidarietà. Si salvi chi può - dicono

- schiacciatevi reciprocamente, il prossimo è sempre un pericolo in agguato. Imperversano allucinanti

messaggi che spacciano per modernizzazione innovativa la peggiore privatizzazione dei servizi e del bene

comune (come l’acqua o la salute), per farne commercio e speculazione. Cresce in modo esponenziale la

tentazione (c’è sempre stata) di usare la politica a fini religiosi e la religione a fini politici (vedi gli inquietanti

rapporti tra Palazzo Chigi e Vaticano o l’ingombrante questione del crocefisso nei luoghi pubblici).

Nella Bibbia Dio dice:

non voglio che difendiate la mia causa, ma la causa dei poveri!

non voglio che difendiate la mia causa, ma la causa dei poveri!

Sapeva che i chierici,

col pretesto di difendere Dio, avrebbero finito per arrogarsi privilegi. Gesù, se curava uno straniero, gli

ordinava di diffonderne la notizia (tra i non giudei); se curava un connazionale, gli proibiva di parlarne. Non

voleva che i suoi connazionali si articolassero a favore della sua missione: lo avrebbero solo intralciato.

Nel Salvador, l’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero constatò che la giustizia, come il serpente, morde solo

gli scalzi. Lui morì a colpi d’arma da fuoco, per aver denunciato che nel suo paese gli scalzi nascevano condannati

in partenza, colpevoli di esser nati. A volte finiscono male le storie della Storia; ma la Storia non

finisce.

Amici cari, la lettera che precede il Natale è un momento confidenziale,

 

anche per rinnovare le finalità

di Macondo, conoscere il suo stato di salute e le prospettive immediate. Macondo sta bene, ma risente, inevitabilmente,

della stanchezza e delle difficoltà del mondo associativo e del volontariato, in notevole sofferenza

per la poca formazione (spesso autocentrata) e più impegnato sulle cose da fare che sulle scelte da vivere.

Non dobbiamo perdere la speranza, anzi essere consapevoli delle nostre risorse interiori, continuando a

camminare sulla strada per uno sviluppo di libertà che nascerà da dentro i nostri cuori e le nostre intelligenze.

Macondo continua a difendere e a promuovere spazi di ricerca e d’incontro (formazione, convegni, festa

annuale, viaggi, ecc.), rivolti a chi desiderasse liberare la propria spiritualità, approfondire le motivazioni

per una crescita umana e sociale nella relazione solidale con gli ultimi.

Il recente riconoscimento dell’Ambrogino d’oro 2009

 

da parte del Consiglio Comunale di Milano a Peter

Bayuku Konteh, per la realizzazione del progetto Microcammino in Sierra Leone, ci inorgoglisce e ci incoraggia

a proseguire su questa strada.

Macondo vive grazie all’adesione, al sostegno, alla costanza e alla generosità dei soci, degli amici e dei simpatizzanti.

È una fiducia che continua a rinnovarsi da più di vent’anni. Per questa fedeltà e amicizia la nostra

gratitudine è grande e profonda.

Ringrazio fin d’ora quanti rinnoveranno l’adesione a Macondo e l’abbonamento a Madrugada,

 

continuando

così a sostenere anche i vari progetti di collaborazione, aperti in Brasile, Argentina, Bolivia, Sierra

Leone, Guinea Bissau, Messico. Con la nascita di Gesù il genere umano assume le sembianze di un Figlio di

cui tutti dovranno prendersi cura perché testimonianza di un futuro misterioso.

Questo è il mio augurio che accompagno con queste parole.

 

Trova il tempo di riflettere: è la fonte della

forza. Trova il tempo di giocare: è il segreto della giovinezza. Trova il tempo di leggere: è la base del sapere. Trova il

tempo di essere gentile: è la strada della felicità. Trova il tempo di sognare: è il sentiero che porta alle stelle. Trova il

tempo di amare: è la vera gioia di vivere. Trova il tempo d’essere felice: è la musica dell’anima

 

(tratte da: Sapienza

irlandese).

Vi abbraccio tutti e ciascuno con affetto e tenerezza,

Giuseppe Stoppiglia

associazione di promozione sociale · registro regionale veneto codice PS/VI0189

via romanelle, 123 · I 36020 pove del grappa (vi)

sede in brasile: casa di accoglienza “Maria Stoppiglia”

 

 

tel./fax  +39 (0424) 80 84 07  · www.macondo.it · posta@macondo.it

codice fiscale 91005820245 · partita iva 00922380241

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A vicenza - teatro comunale DAVID LARIBLE il clown dei clown nostro maestro e ospite

Post n°627 pubblicato il 17 Dicembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

DAVID LARIBLE il clown dei clown
Tipo:
Rete:
Globale
Data:
domenica 24 gennaio 2010
Ora:
21.00 - 23.00
Luogo:
Teatro Comunale di Vicenza - Viale Mazzini 39
Descrizione 
Primo clown della storia del famoso circo Ringling Bros. and Barnum & Bailey, Clown d’Argento nel 1988 e Clown d’Oro nel 1999 al Festival Montecarlo, David Larible è considerato uno dei miglioro clown di tutti i tempi. Riportiamo qui la breve intervista che ci ha rilasciato a Brescia, quale interludio ad un suo libro che abbiamo intenzione di pubblicare presto…

FIGLIO D’ARTE?

Sono italiano e vengo da una famiglia che per sette generazioni ha lavorato nel circo. Mio padre era un trapezista e un giocoliere e per questo ho debuttato nel 1971 nel circo come acrobata e giocoliere. Desideravo diventare un clown fin da piccolo ma mio padre mi diceva che l’arte del clown era la fine e non l’inizio della carriera di un circense, perché come clown devi dominare tutte le altre arti circensi. Buon acrobata, buon giocoliere, buon musicista, certo, ma fondamentale è anche la capacità di divertire. Nello spettacolo ho una routine di giocoleria anche abbastanza tecnica, ma tutto è al servizio della risata. Un giocoliere deve stupire, io devo anche divertire. Il fine del clown è la risata, tutto è al servizio del divertimento e non devi mai prendere niente sul serio.

Sono stato influenzato da molti clown che ho visto nel circo e al cinema. Una delle mie grandi influenze è stato Chaplin, che reputo il più grande. Ho impiegato tanto tempo per diventare un grande clown e il processo ancora è in corso. Devi sempre sfidare i tuoi limiti, metterti in discussione in ogni show. Una performance può sempre essere migliorata il giorno dopo, o riuscire peggio!

COSA SIGNIFA NUOVO CIRCO PER UN CLOWN

Prima devi sapere da dove vieni, le tradizioni, per capire come combinarle con le nuove tendenze. Poi devi osservarti intorno. Ciò che funzionava 5, 10 anni fa, oggi ha magari bisogno di cambiare. Quando nella mia gag mimo il disco che si incanta molti giovani non capiscono, perché loro ascoltano CD, e il CD non salta come il vinile. Il mio lavoro è così semplice, ma allo stesso tempo così complesso e richiede intelligenza. Devi sembrare naive ma al tempo stesso essere molto attento ed osservare tutto quello che ti succede intorno. L’altro giorno avevo una platea di ragazzini, per i quali un clown non è figo, e appena cominciato lo show erano tutti lì a trattarmi come un buffone. Poi lentamente hanno cominciato ad appassionarsi allo show, e alla fine erano tutti in silenzio a seguirmi. Questa è una delle mie grandi soddisfazioni. Ogni sera il pubblico è diverso; c’è differenza anche tra pubblico di due città distanti solo 15 Km, addirittura tra lo show del pomeriggio e quello della sera! E tu devi comprendere tute queste differenze e usarle al meglio. Un pittore fa un quadro che rimane immutato, ma un clown può cambiare tutto all’istante, se capisce che quella è la direzione giusta da prendere quella sera.

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dimmi come dormi e ti diro chi sei ...cioccolata o bistecca?

Post n°626 pubblicato il 10 Dicembre 2009 da dottorbaristo
 

SALUTE. DIMMI COME DORMI, TI DIRÒ PERCHÉ SEI STRESSATO
RICERCA DEL CNR, DELLA SCUOLA SANT'ANNA E DELL'ATENEO DI PISA.

(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 10 dic. - Riuscire a misurare oggettivamente la vulnerabilita' individuale allo stress: e' uno dei primi risultati degli esperimenti condotti dal centro Extreme - team composto ricercatori dell'Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), della Scuola Superiore Sant'Anna e dell'Universita' di Pisa - sui sei astronauti impegnati nella simulazione del viaggio spaziale verso Marte. "Abbiamo svelato correlazioni inedite e assolutamente inaspettate fra qualita' del sonno e livello di stress- osservano Remo Bedini (Ifc-Cnr) e Angelo Gemignani (Universita' di Pisa), co-fondatori del centro multidisciplinare- La misurazione del sonno, basata su rilevazioni elettroencefalografiche non invasive e originali, sia per la registrazione sia per l'elaborazione dei segnali, getta le basi per poter misurare oggettivamente i livelli di stress del singolo individuo". Che lo stress alteri la qualita' e la quantita' del sonno e' un dato noto da tempo, "ma che la sleep slow oscillation, l'onda madre del sonno ad onde lente (il sonno ristoratore), rappresenti un target specifico dell'ormone dello stress (cortisolo) e' un dato del tutto innovativo", proseguono i ricercatori di Extreme. La ricerca, concludono Bedini e Gemignani, "apre uno scenario sulla potenziale misura 'attitudinale' della persona allo stress, legata a un preciso periodo temporale e alle particolari condizioni operative in cui essa agisce, e potra' contribuire alla determinazione dei profilo di rischio dei singolo individui e dunque fornire un contributo essenziale alla moderna medicina predittiva". (Wel/ Dire)

 
 
 

Cosa sono i probiotici? ...quelle migliaia di cose che buttiamo giù chiamati fermenti lattici etc...sentite qua

Post n°625 pubblicato il 10 Novembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

I PROBIOTICI CONTRIBUISCONO A RIDURRE ANCHE LE INFEZIONI RESPIRATORIE

Gli episodi di infezioni respiratorie e i giorni di malattia possono essere ridotti anche della metà grazie all’impiego costante di probiotici. Uno studio eseguito dall’Università di Milano, e pubblicato sul Journal of Clinical Gastroenterology, ha infatti confermato che i probiotici possono aiutare a proteggersi dai mali di stagione, come descritto in diverse ricerche internazionali. Ma la ricerca del team milanese si è spinta più in là e ha chiarito che a fare bene sono soprattutto alcuni tipi di probiotici.

“Si tratta di batteri commensali - spiega il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo del Dipartimento di salute pubblica, microbiologia e virologia dell’Università di Milano e Coordinatore della ricerca - cioè germi che vivono nell’organismo senza dare origine a malattie. Quelli da noi utilizzati sono ceppi messi a punto dalla ricerca italiana e appartengono ai Bifidobatteri (Bifidibacterium lactis) e ai Lactobacilli (Lactobacillus rhamnosus e Lacotobacillus plantarum). Agiscono a livello del GALT, il sistema di difesa naturale presente nell’intestino, che grazie alla colonizzazione dei batteri buoni può rivolgere la sua attenzione a virus e batteri patogeni”.

“La vaccinazione rimane sicuramente l’arma migliore per prevenire l’influenza - continua Pregliasco - tuttavia per potenziare le difese e difendersi dagli altri malanni stagionali, l’impiego costante di probiotici simbiotici nella stagione fredda, può rivelarsi un valido aiuto. Abbiamo verificato che questi prodotti possono essere assunti anche per 90 giorni consecutivi senza alcun effetto indesiderato. Anche nei bambini, i più sensibili a queste infezioni”. Attenzione, però, al tipo di probiotico che si sceglie. Secondo i dati della ricerca, infatti, a funzionare sono soprattutto i ceppi simbiotici somministrati assieme ad alcuni prebiotici (FOS, fruttoligosaccaridi, zuccheri naturali di origine vegetale), che aiutano i batteri buoni a crescere e a colonizzare l’intestino.

 
 
 

Le sostanze che trattano delicatamente i nostri denti e gengive...ma attenti a il loro PH

Post n°624 pubblicato il 10 Novembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

ANCHE LE SOSTANZE ALCALINE ROVINANO I DENTI
Non solo quelle acide possono intaccare lo smalto.
Qualche giorno fa si leggeva che il vino bianco può intaccare la salute dei denti, così come è risaputo che lo possono fare gli zuccheri e gli alimenti acidi. Un nuovo studio, però mette l'accento sul fatto che anche le sostanze fortemente alcaline possono provocare seri danni.
Ricercatori svedesi dell'Università di Göteborg hanno scoperto che un elevato pH può compromettere la salute del dente e indebolire lo smalto.
Tuttavia, precisano i ricercatori, il processo è diverso da quello causato da un'esposizione a bevande acide o vapori industriali acidi.
Ad aver attirato l'attenzione degli scienziati e ad averli spronati a condurre questo studio è stato il numero d'infortuni occorsi a seguito del lavoro di ricondizionamento delle automobili. In particolare, l'uso di uno sgrassatore alcalino con alti valori di pH (tra i 12 e i 14) che viene spruzzato sulle varie parti dell'auto.
Questo tipo di sgrassatori sono usati sia nel settore automobilistico che in quello alimentare e per pulire le cucine.
Anche se i danni provocati da questo tipo di sostanze non è a livello di quello delle sostanze acide, sarebbe bene che i lavoratori e i consumatori fossero informati sui possibili rischi derivanti dall'uso. Difatti, come fa notare il dr. Jörgen Norén - professore di odontoiatria presso la Sahlgrenska Academy - «L'esposizione a questa sostanza ha danneggiato la superficie dei denti con conseguente esfoliazione dello smalto. Questo tipo di danno aumenta notevolmente il rischio di carie dentale e altri danni».
A differenza degli acidi che aggrediscono e modificano la composizione dei minerali che compongono lo smalto, l'azione delle sostanze alcaline in questo modo non è stata rilevata, sottolineano i ricercatori.

 
 
 

news sulla giornata mondiale della droga...coca, maria etc...

Post n°623 pubblicato il 08 Novembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

DROGA. EROINA E COCAINA, NUOVO BOOM IN EUROPA
RELAZIONE 2009 DELL'OSSERVATORIO EUROPEO TOSSICODIPENDENZE.
(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 5 nov. - Dopo un calo dagli anni '90 al 2000, in Europa torna a crescere il consumo di eroina, mentre quello della cocaina aumenta solo tra i giovani fino ai 34 anni. Ad affermarlo e' la Relazione annuale 2009 dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) presentato questa mattina a Bruxelles e in contemporanea a Roma alla presenza di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al contrasto delle tossicodipendenze. Dagli ultimi dati raccolti, in Europa la popolazione di consumatori di eroina risulta in aumento, anche se di poco. Sono circa 1,5 milioni i consumatori problematici di oppiacei e dai dati raccolti in 19 paesi europei, nel 2007 il numero di richieste di terapia per consumatori di eroina come droga primaria era il 6 % in piu' rispetto al 2002. L'eroina e' ancora responsabile della maggior parte dei casi di mortalita' collegati al consumo di droga in Europa. Dal 1990 al 2006, i decessi indotti da stupefacenti, associati per lo piu' al consumo di oppiacei (oltre l'85 %), sono stati tra i tre i 6 mila e gli 8 mila. Nel 2007, inoltre, in 13 dei 18 paesi su cui e' stata condotta l'indagine si e' registrato un aumento dei decessi per eroina rispetto all'anno precedente. La crescita del consumo di eroina e' evidenziata anche dal numero di sequestri in aumento. Tra il 2002 e il 2007, il numero di sequestri di eroina in Europa e' aumentato di circa il 4% l'anno. Nel 2006 sono state sequestrate 8,1 tonnellate, 8,8 l'anno successivo. Incremento 'record' di sequestri in Turchia, paese di transito per i traffici rivolti all'Europa. Nel 2007 sono state sequestrate 13,2 tonnellate contro le 2,7 tonnellate nel 2002. Sarebbero circa 13 milioni, invece, gli europei di eta' tra i 15 e i 64 anni ad aver fatto uso di cocaina nella loro vita. Di questi, 7,5 milioni sono giovani fino ai 34 anni, mentre sono in 3 milioni ad averla usata nell'ultimo anno. Il consumo di cocaina e' maggiormente diffuso nei paesi occidentali dell'Unione europea, con l'Italia tra i paesi a piu' elevata prevalenza, assieme a Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito. L'Italia, infatti, compare tra i paesi con la prevalenza del consumo di cocaina sulla popolazione piu' alta, con medie al di sopra di quelle europee. Per i consumatori una tantum tra i 15 e i 18 anni, la prevalenza riguarda il 6,8% dei consumatori contro il 3,9% europeo, il consumo nell'ultimo anno riguarda il 2,2%, contro l'1,2%, ed infine per il consumo nell'ultimo mese, in Italia si registra lo 0,8% contro lo 0,4% in Europa. Tornando al contesto europeo, tra i pazienti che entrano per la prima volta in terapia per la disintossicazione, il 22% ha indicato la cocaina come sostanza problematica primaria. Nel 2007, inoltre, sono stati segnalati circa 500 decessi associati all'uso di cocaina. Meno sentito in Italia il problema delle anfetamine e dell'ecstasy. Mentre la prima ha riguardato nel corso della vita circa 12 milioni di persone in Europa (il 3,5 % degli adulti), per l'ecstasy si parla di circa 10 milioni (il 3,1 % degli adulti europei). La produzione dell'ecstasy, secondo la relazione, si concentra in particolare nei Paesi Bassi e in Belgio, e, in misura minore, in Germania, nel Regno Unito e in Polonia. I sequestri globali di ecstasy in Europa nel 2007 hanno raggiunto i 13 milioni di pasticche, mentre le tendenze del consumo di ecstasy sono generalmente stabili in Europa. "La relazione di oggi- ha affermato Wolfgang Goetz, direttore Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze- mostra che, sebbene i livelli di consumo di droga in Europa rimangano elevati, siamo ancora in una fase relativamente stabile per quanto riguarda le droghe utilizzate piu' tradizionalmente. Nel complesso non si assiste ad aumenti significativi, e in alcune aree le tendenze sembrano orientate verso il basso. Gli indicatori relativi al consumo di anfetamina ed ecstasy, ad esempio, continuano a suggerire una situazione globale stabile o in calo. La cocaina e l'eroina seguitano a mantenere una salda posizione nello scenario europeo delle droghe, e al momento vi sono ben pochi elementi che possano lasciare presagire un miglioramento riguardo al loro consumo in Europa". (Wel/ Dire)

 
 
 

Dove sono? .... racconto sul neurone che si interroga sull'IO vagante ed in cerca di senso

Post n°622 pubblicato il 03 Novembre 2009 da dottorbaristo
 

Dove sono?
di Daniel C. Dennett


    Ora che ho vinto la mia causa in base alla Legge per la Libertà d'Informazione, sono libero di rivelare per la prima volta un curioso episodio della mia vita che può presentare un certo interesse non solo per chi studia la filosofia della mente, l'intelligenza artificiale e la neurobiologia, ma anche per un pubblico più vasto.
    Parecchi anni fa venni avvicinato da alcuni funzionari del Pentagono, che mi chiesero di offrirmi volontario per una missione segreta e pericolosissima. In collaborazione con la NASA e con Howard Huges, in Dipartimento della Difesa stava spendendo miliardi per mettere a punto un Dispositivo Scavatore Sotterraneo Supersonico, o DSSS. Esso avrebbe dovuto scavare a grandissima velocità una galleria attraverso il nucleo della Terra e infilare una testata atomico all'uopo progettata “su per i silos dei missili, a quei Rossi”, come si espresse uno dei papaveri del Pentagono.
    Il problema era che durante una delle prime prove erano riusciti a cacciare una testata alla profondità di un chilometro e mezzo sotto Tulsa, in Oklahoma, e volevano che io gliela recuperassi. “Perché proprio io?” domandai. Be’, la missione contemplava certe applicazioni rivoluzionarie delle ricerche correnti sul cervello, e loro avevano sentito parlare del mio interesse per il cervello, e naturalmente della mia curiosità faustiana, del mio grande ardimento e così via… Insomma, come avrei potuto rifiutare? La difficoltà che aveva spinto il Pentagono a interpellarmi era che il dispositivo che mi chiedevano di recuperare sprigionava una forte radioattività, ma di genere nuovo. Secondo gli strumenti di controllo, qualcosa nella natura del dispositivo, in seguito alle complesse interazioni con le sacche di minerale incontrate a grande profondità, aveva prodotto una radiazione che poteva causare gravi anomalie in certi tessuti del cervello. Non si era trovato alcun mezzo per schermare il cervello da questi raggi mortali, che a quanto pareva erano invece innocui per gli altri organi e tessuti del corpo. Era stato perciò deciso che la persona inviata a recuperare il dispositivo
avrebbe lasciato a casa il proprio cervello. Esso sarebbe stato custodito in un luogo sicuro, da dove avrebbe potuto esplicare le proprie normali funzioni di controllo grazie a complessi collegamenti via radio. Ero disposto a subire un'operazione chirurgica che mi avrebbe asportato tutto il cervello, il quale sarebbe poi stato mantenuto in vita in un apposito recipiente presso il Centro per il volo spaziale umano di Houston? Ciascuna via d'ingresso e di uscita, appena recisa, sarebbe stata rimessa in funzione mediante una coppia di ricetrasmettitori microminiaturizzati, uno collegato appunto al cervello e l'altro alle radici nervose del cranio svuotato. Non ci sarebbe stata alcuna perdita d'informazione, tutto il complesso delle connessioni sarebbe stato perfettamente conservato. All'inizio ero un po’ riluttante: avrebbe funzionato davvero? I neurochirurgi di Houston m'incoraggiavano: “Lo consideri” dicevano “come un semplice allungamento dei nervi. Se il suo cervello fosse spostato di appena due o tre centimetri all'interno del cranio, ciò non potrebbe alterare o menomare la sua mente. Noi non faremo altro che rendere i nervi indefinitamente elastici, collegandoli via radio”.
    Mi portarono a fare un giro nel laboratorio di Houston specializzato nel mantenimento in vita di organi e tessuti e mi mostrarono la vasca nuova di zecca in cui sarebbe stato collocato il mio cervello, se avessi accettato. incontrai la folta squadra di assistenza, composta da brillanti neurologi, ematologi, biofisici e ingegneri elettronici e, dopo parecchi giorni di discussioni e dimostrazioni, accettai di correre il rischio. Fui sottoposto a una quantità di esami del sangue, di analisi del cervello, di esperimenti, colloqui e via dicendo. Registrarono nei minimi particolari la mia biografia, fecero noiosissimi elenchi delle mie convinzioni, speranze, paure e gusti. Fecero addirittura un elenco dei miei dischi stereo preferiti e mi sottoposero ad un trattamento psicoanalitico accelerato.
    Giunse alla fin il giorno dell'operazione; naturalmente mi fecero l'anestesia e dell'operazione in sé non ricordo nulla. Quando ripresi i sensi, aprii gli occhi, mi guardai intorno e feci l'inevitabile, la tradizionale, banalissima domanda postoperatoria: “Dove sono?”. L'infermiera mi sorrise e disse: “A Houston”, e io pensai che, in un modo o nell'altro, ciò aveva ancora una buona probabilità di essere vero. Mi porse uno specchio. E difatti, ecco le minuscole antenne che si rizzavano dalle loro basi di titanio saldate al mio cranio.
    “Immagino che l'operazione sia riuscita” dissi. “Voglio andare a vedere il mio cervello”. Mi condussero (ero un po’ frastornato e incerto sulle gambe) per un lungo corridoio e mi fecero entrare nel laboratorio di mantenimento in vita. La squadra di assistenza al completo mi accolse con un'ovazione e io risposi con quello che speravo fosse un gaio saluto. Poiché avevo ancora il capogiro, mi aiutarono a raggiungere il recipiente. Guardai attraverso il vetro: dentro, sospeso in un liquido che pareva birra, c'era senz'ombra di dubbio un cervello umano, benché quasi tutti coperto di piastrine con circuiti stampati, tubicini di plastica, elettrodi e altri ammennicoli. “È il mio?” chiesi. “Giri l'interruttore del trasmettitore in uscita, lì sul fianco della vasca, e se ne accorgerà” rispose il direttore del progetto. Misi l'interruttore sulla posizione di spento e di colpo, intontito e in preda alla nausea, mi accasciai fra le braccia dei tecnici, uno dei quali rimise gentilmente l'interruttore sulla posizione di acceso. Mentre andavo recuperando l'equilibrio e la padronanza di me stesso, così riflettevo: “Be’, eccomi qui, seduto su uno sgabello, a contemplare il mio cervello attraverso una lastra di vetro… Un momento, ” mi dissi “non avrei forse dovuto pensare ‘Eccomi qui, sospeso in un liquido pieno di bollicine, contemplato dai miei occhi?’”. Cercai di pensare quest'ultimo pensiero. Cercai di proiettarlo nella vasca, offrendolo speranzoso al mio cervello, ma non riuscii a eseguire l'esercizio con convinzione. Tentai di nuovo: “Eccomi qui,
io, Daniel Dennett, sospeso in un liquido pieno di bollicine, contemplato dai miei occhi”. No, non ci riuscivo. Davvero sconcertante e imbarazzante. Essendo un filosofo di salda fede fisicalista, credevo fermamente che i miei pensieri trovassero un supporto in un qualche luogo del mio cervello: eppure, quando pensavo “Eccomi qui”, il luogo in cui questo pensiero si presentava era qui, fuori dalla vasca, dove io, Dennett, me ne stavo a contemplare il mio cervello.

 
 
 

Una lacrima di commozione per Alda ... invitata 10 anni fa con la biblioteca del mio paese...serata fantastica

Post n°621 pubblicato il 03 Novembre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

Nasce a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda Merini è composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e un fratello minore. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, compie gli studi superiori all'Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si dedica allo studio del pianoforte.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

[Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]

 

 
 
 

incontro al villaggio di Andrea a vicenza...sabato prossimo VIVERE con ARTE con Gastaldello Gabriele

Post n°620 pubblicato il 24 Ottobre 2009 da dottorbaristo
 

VIVERE CON ARTE

C’incontreremo al Villaggio di Andrea SABATO 7 NOVEMBRE 2009 alle 15.00 a Creazzo, in via Valscura n°45, da Angelo e Fabiola Lorenzato (0444-521572). Fare villaggio è uno stile di vita che mette al centro le relazioni vere, buone, belle. “Vivere con arte” è un invito a dialogare in famiglia e negli incontri sociali per allargare la cultura personale e le relazioni con la gente. La vita è quello che è, la qualità dipende da te! Tu puoi costruire significati e gesti che danno importanza allo scorrere normale della vita. Nella cultura antica dell’India c’è una sapienza che ci fa fratelli universali: alla finestra del mattino alza le mani per raccogliere le energie dal cielo e poi allarga le mani per portarle dentro la tua vita.

Fà che l’inizio del giorno sia un rito cioè un gesto importante al quale dai luce, energia, armonia. Diventa consapevole del grande grembo che nutre la tua vita: il sole si consuma perché tu sia scaldato, l’aria si inquina perché tu sia ossigenato, l’acqua si sporca perché tu sia lavato, la terra si esaurisce perché tu sia nutrito. Continuamente tu adoperi il sole, l’acqua, l’aria e la terra. Considera quanto sole hai sintetizzato, quanta aria hai respirato, quanto acqua hai adoperato, quanti pasti hai mangiato… celebra la gratuità di ogni giorno e di ogni respiro. · Celebra l’alba, il tramonto, lo scorrere del tempo e delle stagioni. · Celebra il cibo, il lavoro, il riposo. · Celebra il respiro, la parola, il silenzio…. Gratuità è la via più bella per apprezzare la vita. “Vedevo me separato dalla natura, vedevo me separato da quello che vedevo. Ora vedo me all’interno della grande vita che mi contiene. È un’esperienza bellissima…. Non ci sono più separazioni, c’è solo unità”.

Tiziano Terzani. La vita è per te ciò che immagini che sia, in verità non possiedi la realtà ma il tuo modo di interpretarla; prova interpretarla con gli occhi della gratuità: non hai diritto ad essere vivo qui, ora; la vita è dono da donare. Vivere con arte significa anche scambiare saperi, servizi e fare rete. Le relazioni vere, buone, belle sono la ricchezza che ti porti fino in fondo alla vita. L’architetto Elena Sandri porterà messaggi dai libri di Tiziano Terzani e farà conoscere Z. Bauman “L’arte della vita” 2009. Nel sito www.scuoladelvillaggio.it ora è attivo il Forum: scambia messaggi! Vieni all’incontro, porta creatività e festa!

 
 
 

Fantastico l'Usa president ... addirittura i saluti per la festa del DIWALI ...indiana al 100%

Post n°619 pubblicato il 21 Ottobre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

This is really impressing and gives some recognition to the Hindu population in the States.  Just shows how broad minded Pres. Obama is.  Good for him!
 


 

President Obama's Diwali Message 

 
 
 

Evviva la pienezza delle giornate regalate con la salute, i sorrisi e lo scambio di amore

Post n°618 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da dottorbaristo
 
Foto di dottorbaristo

...confermo che le giornate piene sono il senso del tempo che passa...la stanchezza è misura dell'intensità delle passioni, dalla professione agli incontri informali, dal gruppo clown al semplice cibo che ogni giorno mangiamo...come anche il lavarsi i denti!! cambio foto del mio profilo e metto Kris che mi manca...oggi ho sentito Raj...happy and good night

 
 
 
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