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Un blog creato da malenamil il 12/10/2005

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viaggio nell'anima di Buenos Aires

 
 

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AONIKEN Y LUNA ALLA VIRUTA

 

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MERCEDES SOSA CANTA GRACIAS A LA VIDA

 

BENTORNATO TANGO

"L'essenza del tango sta nel suo carattere di musica di quartiere, di marginalità.

Il tango lo canta sempre un poeta impegnato. Anche se i tanghi non hanno un contenuto esplicitamente politico, tutti i tanghi sono impegnati perchè sono politicamente scorretti. E oggi lo sono ancora di più, in questi tempi dove la sconfitta, la povertà e l'emarginazione mostrano il loro essere effetto politico. Il tango è scorretto, trasgressivo, e per questo è tornato. In questi tempi di vigliaccheria davanti alle incertezze, questa musica aiuta ad affrontare l'angoscia, a fare riflettere su noi stessi, sul nostro domani.

Dove suona un tango, si stabilisce una complicità di spazio, tempo ed emotività. E questo è il mistero dell'universale. L'energia del linguaggio al di là della lingua, il rito, la corporeità. E' il mistero che ci unisce e ci separa".

(Adriana Varela, cantante di tango)

 

FOTOTANGO

immagine
 

TANGUEANDO

“El tango, hijo tristón de la alegre milonga, ha nacido en los corrales suburbanos y en los patios de conventillo.
En las dos orillas del Plata, es música de mala fama. La bailan, sobre piso de tierra, obreros y malevos, hombres de martillo o cuchillo, macho con macho si la mujer no es capaz de seguir el paso muy entrador y quebrado o si le resulta cosa de putas el abrazo tan cuerpo a cuerpo: la pareja se desliza, se hamaca, se despereza y se florea en cortes y filigranas.
El tango viene de las tonadas gauchas de tierra adentro y viene de la mar, de los cantares marineros.

 

ESIBIRSI AL SALÒN CANNING È UN MUST

 

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C'ERANO UNA VOLTA..JAVIER Y GERALDINE

 

LA DANZA DELL'UNIVERSO

"LOS PLANETAS GIRAN, HAY UN SISTEMA EN EL UNIVERSO QUE ES CIRCULAR Y EL GIRO, LOS ATOMOS TAMBIEN ESTAN GIRANDO SOBRE SI MISMOS Y A LA VEZ EN ORBITA CON OTROS, Y TODO ESTA VIBRANDO Y GIRANDO, TODO ES CIRCULAR Y REDONDO. Y PARA MI EL TANGO COMO DANZA ES ESO"

 

IL MAESTRO PUGLIESE AL COLÒN NEL 1985

 

 

Cacho Castana

Post n°436 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da malenamil

 

 

Garganta con Arena, omaggio a Roberto Goyeneche.

Cacho, Humberto Vicente Castagna è nato nel 1942 a Buenos Aires. E' un cantante popolare in Argentina dal 1960. Esprime, come aveva già fatto Sandro, morto un mese fa, il senso di appartenenza alla patria degli argentini figli e nipoti di emigranti europei. Ha dato il suo contributo al tango anche con Tita de Buenos Aires, dedicato alla grande cantante Tita Merello.

Dell'esistenza di questo cantante ho saputo grazie ad Emiliano, argentino 23enne, che mi ha stupito per la spiccata sensibilità e la nostalgia malinconica nonostante sia un  ragazzo bello, giovane, benestante e con progetti concreti per il futuro. Emiliano è nipote di emigranti marchigiani e conserva intatto il senso di smarrimento e attaccamento a due terre senza mai averne conosciuta una.

 
 
 

Oddio, nel tango c'è anche la musica!

Post n°435 pubblicato il 02 Febbraio 2010 da malenamil

Una sera, in milonga, ballando con uno sconosciuto fino a quel momento, soffrivo così tanto da doverglielo dire: sei completamente fuori tempo. Lui si ferma indispettito e mi risponde: Io il tango lo sento così, ognuno lo sente come vuole.

Non è la prima volta che mi capita di sentire giustificazioni all'orgoglio ferito con frasi così strampalate. Di solito rispondo: uno stonato che canta in un coro interpreta le steccate?

L'amico tanguero Angelo di Parma sta leggendo  < Il tango musica e danza>:

<Sto leggendo un (bel) libro di Brunamonti sul tango (Il tango, musica e danza) Compare una foto di Edmundo Rivero, il brutto che canta. Dire che é brutto é un complimento, mostruoso direi, ottimo per certi film.E' un libro piacevole, Marco Brunamonti insegna al Conservatorio di Milano. Oltre 200 pagine, con la prima metà dedicata a melodia, armonia, ritmo, arrangiamento e strumentazione del tango. Il linguaggio é ovviamente quello del musicista, ma non é cosi' ostico come sembra in prima lettura, anche perché corroborato da un glossario di termini musicali. Nella seconda metà tratta delle orchestre del tango, dedica un capitolo a Piazzolla, riprende nuovamente il tema dell'ascolto del tango. Felice l'introduzioone al capitolo VIII, Guida all'ascolto. "Tangueros fermatevi e ascoltate! Sono consapevole dell'impresa disperata alla quale mi accingo esortando un malato di Tango a non assecondare il suo istinto primordiale, ossia quello di lanciarsi a capofitto nella danza, ma invitandolo a soffermarsi sull'ascolto per abituare l'orecchio ad analizzare e per quanto é possibile a cercare di riconoscere ciò che lo attraversa. A questo scopo é necessario disporsi a una concentrazione che la danza non ci permetterebbe, con tutti i problemi da risolvere che essa comporta". In appendice, 15 pagine di belle foto (tranne quella mostruosa), 10 pagine leggere sulla fenomenologia del tango, e infine un utile guida alla discografia. Secondo me, é un libro utile, sicuramente non usuale. Io lo rileggo alla fine di ogni anno tanguero, e ci ritrovo sempre qualcosa di nuovo>.

 

 

 
 
 

Cinque minuti per Haiti

Post n°434 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da malenamil

Un maestro di tango argentino su Facebook ha chiesto 5 minuti di silenzio alle 21 di mercoledì sera, l'1 di giovedì mattina in Italia, per ricordare i morti del terremoto di Haiti. L'orario è selettivo, ma non importa se taglia fuori tutta l'Europa, l'importante è che abbia chiesto di non scrivere più una sola parola per 5 minuti sulla bacheca di Facebook. Molte milonghe stanno organizzando serate per devolvere soldi ora a questo ora a quello sull'onda di un'emotività forte e apparentemente generosa.

Io chiedo invece di spendere questi cinque minuti per leggere le misere cose che ho pensato in questa settimana. Misere perchè la prima impressione di fronte a una tragedia così grande è di essere un pulviscolo nell'atmosfera che oggi c'è e domani chissà, che è qui in Italia e non sa nemmeno dov'è Haiti. Come tanti hanno fatto, anch'io sono andata a guardarmi la cartina per essere un po' meno pressapochista. La zona era quella, ma esattamente Haiti dov'era prima del terremoto? E chi sapeva fosse abitata da schiavi? Chi sapeva che la popolazione fosse così giovane - e oggi contiamo due milioni di minori feriti o orfani - solo perchè la fame e l'Aids non fanno superare nemmeno i 60 anni? I primi giorni della catastrofe, come tutti, sono stata sotto choc. Visceralmente emotiva, visceralmente sofferente. Come è capitato a tutti, quando vediamo un essere umano accatastato su un altro e un altro che scavalca entrambi, si torcono le budella. Poi abbiamo visto tirare fuori i vivi e ci siamo immedesimati dimenticandoci che si trattasse di Haiti o di gente schiava o con la pelle nera come l'ebano e magari anche bruttina perchè gli schiavi e i poveri tanto belli non sono. Ci hanno mostrato le facce più dure, comprese quelle di bambini senza lacrime, ed è stato anche peggio. I bambini che non piangono sono abituati alla sofferenza. Poi hanno cercato di ingannarci dicendoci che se li adottiamo li salviamo. E adesso è è arrivato pure l'eroe Bertolaso a dare una mano nel caos. Perchè là è il caos e io, che prima avrei voluto correre a fare il mio mestiere di reporter e mi sentivo frustrata e inutile, adesso sono contenta di non partecipare alla gara politica di Stati che si premurano di fare sapere al mondo che loro sono i migliori a mandare bottigliette d'acqua. Gli americani hanno cominciato, con non si capisce quale diritto, a dire che spetta a loro aiutare, nascondendo dietro questa frase ben conosciuta di salvatori del mondo, il desiderio di ingoiare quel che è rimasto dell'isola. Perchè in effetti cos'è rimasto di Haiti? E cosa c'era prima di Haiti? E cosa ci sarà dopo Haiti? La storia di quest'isola è così disgraziata da avermi solleticato pensieri cupi, cupissimi e decisamente controcorrente: vorrei che Haiti sparisse. Vorrei che la si smettesse di piangere per una settimana o due sui morti, di raccogliere valangate di soldi che finiranno nelle tasche di tutti e non di quegli haitiani disgraziati che vediamo in tivù. La speranza non è la ricostruzione di una città, perchè  Haiti non esisteva nemmeno prima che era in piedi. Vorrei essere la prima a smettere di piangere e provare impotenza e ripulirmi la  coscienza. Certo l'altermativa non c'è . Non c'era ieri e non ci sarà domani, nè per questa nè per altre catastrofi che di naturale hanno solo la zampata finale. 

L'Argentina che ci ha regalato la gioia del tango, patria dei maestri che ci insegnano, ha ancora milioni di bambini che non mangiano abbastanza, che sono così tristi da non sorridere mai, così slenziosi e incapaci di chiedere aiuto che se un terremoto li seppellisse farebbe solo finire le loro inutili e perpetuate sofferenze.

Cinque minuti. Per ricordarsi che gli Stati  (una quota delle tasse che paghiamo è prevista proprio per questo nel bilancio) hanno il dovere di pagare gli aiuti primari e lo stanno facendo. Cinque minuti per ricordarsi che le organizzazioni umanitarie non sono tutte uguali e che alcune hanno progetti chiari, altre no. Alcune sono strettamente intrecciate con la politica, altre sono più indipendenti. Alcune sono di bandiera, altre no. Cinque minuti per ricordarsi che tutto quello che finisce in un calderone di migliaia di miliardi, usa le briciole per l'emergenza e poi lascia le cose come stanno. Bisogna fare i conti dei soldi già stanziati prima di aggiungerne altri. Perchè là dove è passato lo Tsunami, coi soldi che il mondo ha elargito piangendo davanti alla catastrofe, adesso c'è la stessa povertà di prima.

 
 
 

Tetè, un baile mas

Post n°433 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da malenamil

 

E mercoledì come sempre Tetè sarà al Beso. La milonga La Bruja

di Buenos Aires  proietterà un video inedito del maestro con Silvia.

Sarà come riaverti lì, in piedi, vicino al bancone del bar ma non

troppo, guardando le donne ballare e forse, chissà, incrociare

lo sguardo di quella che più di altre ti sembra anima di tango.

 
 
 

Il tango, passione da film

Post n°432 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da malenamil
 

Leonel Mitre è il direttore generale di Cinefilia Tanguera, un progetto di raccolta di cortometraggi  o mediometraggi, fiction, animazione e documentari sul tango. Entro il 28 febbraio si possono mandare i video (amatoriali o professionali) in  dvd, mpg, mp4. mov,  a cinefiliatanguera@hotmail.com o cinefiliatanguera@gmail.com a Buenos Aires. L'attuale progetto di raccolta non è a scopo di lucro ( non è prevista retribuzione)) e i migliori lavori saranno selezionati entrando a far parte di una raccolta unica nel suo genere a livello mondiale, una sorta di cineteca del tango dei giorni nostri. Qui Leonel ha risposto alle mie domande per saperne un po' di più. . Lascio il testo in spagnolo, comprensibile anche senza traduzione.

 

Leonel, ¿cómo y cuándo nació el proyecto de Cinefilia Tanguera?

 

Cinefilia Tanguera nació a principios del año pasado, en una charla con las organizadoras del festival de Cagliari, el Rosso Tango Art Festival. Ellas tenían la intención de darle al público algo  diferente, y me convocaron para aportar nuevas ideas. Desde hacía mucho tiempo que yo veía que había una enorme pasión por la generación de audiovisuals desde el tango, y a la vez, recorriendo diversos festivales, encontraba que esos espacios, que son de un enorme valor cultural, en casi todos los casos se habían transformado en una rutina, y no se movían como espacios de arte, sino específicamente de tango, un tango disociado del resto de las artes –clases, exhibiciones, milongas-. Fue entonces que les pregunté si estaban dispuestas a darme un espacio en su festival si hacía un ciclo de cine sobre tango. Ella contestaron que sí, y de ahí en más todo lo que sucedió exedió por completo mis previsiones, desde el lado artístico y del organizativo: lancé una convocatoria que llegó a muchísimas partes, y eso me llevó a recibir una enorme cantidad de cortometrajes. A su vez, desde muchos otros festivals, que se iban enterando de la propuesta, me llegaban propuestas de presentación y nuevas ideas, lo que me llevó a tomar la decisión de hacer de Cinefilia Tanguera el primer ciclo de cine itinerante específicamente sobre tango.

 

 

¿Quiénes son lo que están en el proyecto?

 

El proyecto tiene un enorme y constante crecimiento, lo que lleva a que quienes integramos Cinefilia estemos readaptándonos todo el tiempo y recibiendo ayudas y colaboraciones inestimables. En rigor de verdad la cabeza visible de este proyecto es la mía, pero hay un equipo de artistas que colaboran desinterersadamente con todo lo concerniente a la imagen y técnica de Cinefilia, en su mayoría artistas que llegan de la publicidad, el cine, el diseño, la pintura y la literatura, y que permiten presentar un producto prolijo y acabado.

 

 

¿Dónde se presentó en Argentina y Europa?

 

Cinefilia Tanguera  se presentó durante su primer año en el Rosso Tango Art Festival de Cagliari, Italia; en Sitges, España; en Moscú, en el Jewish Cultural Center; en el Festival de Cine Independiente de Madrid –PNR- y en Londres, en el Race and Rhythm Space y en el festival Tangomagia, de Ámsterdam.

Para este año estamos Armando una gira por el interior de Argentina que va a cubrir San Juan, Neuquén y Mendoza, y para fines de marzo estamos armando la primera presentación en Buenos Aires, que va a ser organizada por nosotros y esperamos que esté a la altura de lo que los directores y el público merecen.

Además, vamos a estar en el festival de Bruselas, en el de Hamburgo, y en algunos otros con los que estamos terminando la negociación para presentarnos.

 

¿Quién, cuántos y de qué país son los cortos?

 

Contamos con una colección de más de cien películas, que, tal y como puede verse en la Selección Oficial de nuestro web site, provienen de más de quince países. 

 

¿Se puede ver alguno? ¿Podés hacerme un resume de los temas más usados en las filmaciones?

 

No hay cortos para ver, porque se perdería la escencia del ciclo, que es que el público se acerque a nuestras presentaciones y vea todas las películas. Pero antes de fin de mes vamos a tener listo un trailer en el que van a poder verse imágenes de muchos de los trabajos, para dar una idea más acabada de lo que se trata.

Afortunadamente no hay un tema preferido en las filmaciones: los temas son variados y tocan todos los aspectos que el cine y el tango pueden ofrecer.

 

¿Para qué sirve la gira europea? ¿Para que se conozca el proyecto o para recoger material?

 

La gira europea es la base de Cinefilia Tanugera, y tiene como único objetivo el de difundir los trabajos audiovisuals que se están llevando a cabo en vinculación con el tango.

La etapa de captación de material es anterior a las giras, y las llevamos a cabo mediante convocatorias específicas vía web o en gráfica en el mundo del tango y del cine. El boca a boca colabora mucho también.

 

 

Aparte de las películas conocidas sobre el tango, ¿hay más que todavía se desconocen en Europa?

 

Casi todas las películas con las que contamos se desconocen en Europa. Nosotros no trabajamos con cine commercial y apenas tenemos un puñado de largomatrajes, por lo que por lo general los cortos que conforman Cinefilia Tanguera no se han visto en otra parte antes, y eso es lo que le da un valor especial al ciclo. 

 

¿Los trabajos no profesionales tienen el mismo valor? ¿Cuál? 

 

Si bien nosotros vemos claramente la diferencia entre los trabajos profesionales y los amateurs, no hacemos ninguna diferencia en el trato entre unos y otros, ya que la intención del proyecto es mostrar lo que en audiovisulaes se genera desde la pasión del tango. Siempre que nos parezca interesante para el público, el material se exhibe si cumple con los requisitos mínimos de calidad de exhibición.

 

Al final, ¿qué se piensa hacer de los cortos o documentales?

 

Por ahora Cinefilia Tanguera va a continuar recolectando material y exhibiéndolo en el mundo. A futuro tenemos varios proyetcos nuevos, que incluyen financiación y venta de material, generación de nuevos espacios, realización de festivales, proyectos gráficos, etc. Pero vamos paso a paso, y en los próximos meses vamos a dedicarnos a la nueva gira, y a la organización de la presentación en Buenos Aires.

 

 

 
 
 

Canciòn de Buenos Aires

Post n°431 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da malenamil

 
 
 

Elogio del ragù

Post n°430 pubblicato il 16 Gennaio 2010 da malenamil

Tagliatelle d'Argentina

 

Oggi in Italia è la giornata del ragù alla bolognese, il più taroccato al

mondo. L'Argentina è il paese cugino che ha, più degli altri, importato

 i nostri piatti. Sì, importati, ma quanti anni fa? Ne sono passati così tanti

dalle ricette originali cucinate da bisnonne e nonne emigrate che ormai

si fa un rebelot.  Ci sono il  risotto e la polenta, gli spaghetti alla pescatora

 e l'osso buco. Qualche piatto ha mantenuto il

nome (magari con una doppia in più come il rissotto) i più ciao, se lo sono

mangiato con gli anni. Si dice che la cucina

spagnola e quella italiana in Argentina si siano toccate così tanto da vicino

da essersi alla fine fuse un po', lasciando la vera specialità argentina,

 l'asado, l'unico vero piatto nazionale. E' il loro orgoglio, ci mancherebbe.

 E allora non si capisce perchè  il nostro orgoglio di italiani resti incompreso

 quando al dire ragù ci guardano: eh???

Tritare sedano, carote, cipolle, aggiungere pancetta e manzo e far cuocerlo

tre ore a fuoco basso-moderato, coperto a metà, così si fa il ragù.

Ora, rivendico anch'io, insieme agli italiani che viaggiano, la purezza della

cucina italiana nel mondo, l'unica cosa buona e immutabile che ci rimane

di questo paese.

P.S. Nella foto scattata a ottobre dello scorso anno un piatto di tagliatelle al

sugo pubblicizza un ristorante a Caminito.  Che c'azzecca? Almeno fosse

stato un pesto alla genovese...

 
 
 

C'è sempre speranza (per le donne)

Post n°429 pubblicato il 14 Gennaio 2010 da malenamil

Susana Gimenez è una diva argentina che ha cominciato la sua carriera come modella, poi è diventata attrice, showgirl e recentemente è tornata alla televisione. Nel 1985 ha posato nuda per Playboy perchè la bionda se lo poteva permettere con cotanto corpo mozzafiato. Essendo nata nel 1945 oggi ha i suoi annetti, epperò, le cronache gossip argentine raccontano di un nuovo amore nato giusto ora che è estate a Punta del Este, la spiaggia snob in Uruguay degli argentini con soldi da buttare, dei vip e dei politici. Il nuovo fidanzato ha 26 anni meno di lei, cioè 38 anni. Va da sè che la diva non è più quella dell'85 e le foto di oggi, nonostante i ritocchi, le tolgono ben pochi anni dei suoi efettivi. Lui, oltretutto, non è nemmeno questa gran bellezza e non mira neppure ai soldi  perchè ha un buon lavoro come immobiliarista. In verità quello che da noi farebbe un po' scandalo, in Argentina è solo pettegolezzo perchè, come si suol dire, alle donne è permesso innamorarsi e avere una storia anche seria con ragazzi molto più giovani di loro non è affatto una novità. Al conbtrario, un uomo che si innamora ed esce con una ragazzina molto più giovane di lui lo si definisce verde, cioè bavoso. Verde è il colore delle schifezze che danno vomito e gli argentini usano questa espressione a proposito. Invece per le donne non c'è problema e non importa che siano vip o ricche, possono innamorarsi di chi vogliono enessuno le giudica male. Un tassista, tempo fa,  mi raccontava che quando aveva  17 anni ha avuto una bellissima storia d'amore con una donna di 45. Dopo cinque anni l'ha lasciato lei e lui, passati venti anni da allora, ancora ci sta male.

 
 
 

Milena torna al teatro

Post n°427 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da malenamil
 

 

Milena Plebs, ballerina, insegnante, coreografa, fondatrice con Miguel Angel Zotto della Compania tango por dos, torna al teatro. Dopo la prima uscita di novembre, lo spettacolo TRAMATANGO va in scena a Buenos Aires dal 14 gennaio al 14 marzo.

Tre paesaggi, tre stili, tre sguardi. Un omaggio al maestro Pugliese, alle origini africane del tango e alla vita urbana contemporanea.

I ballerini: Milena Plebs, Roberto Reis, Lautaro Cancela, Lucila Segura, Angie González, John Galindo, Lisandro Eberle, Milagros Rolandelli , Héctor Fernández, Eliana De Bartolis, Ollantay Rojas, Teli Ortiz, Silvia y Alfredo Alonso.

Selezione  musicale di Milena Plebs: Osvaldo Pugliese, Homero Manzi, Raúl Fernández Siro, Sebastian Piana, Celedonio Flores, Pedro Maffia, Osvaldo Ruggiero, Eduardo Rovira, Ramiro Gallo, Sonia Possetti, Ulises Conti, Diego Schissi.

Tramatango è una co-produzione di MilenaTango y el Complejo Teatral de Buenos Aires
Dal giovedì alla domenica al teatro P.te Alvear di Avenida Corrientes 1659 - Buenos Aires.

 

 
 
 

I negri e Mafalda

Post n°426 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da malenamil
 
Tag: Mafalda

yo prejuicios?
-¡¡Inventos tuyos!!
-¿cuándo dije yo algo contra esos cochinos negros, ehé? ¿cuándo? ¡a ver, decí! ¿cuándo, ehée?

Susanita parla con la sua amica Mafalda:  < Io pregiudizi? Invenzioni tue! Quando ti ho detto qualcosa contro questi porci negri, eh? quando? Vediamo, dimmi, quando, eh?>

Anche l'Argentina, alla fine anni '60, quando venne creata questa striscia, soffriva di razzismo contro i neri, contro i cinesi, contro i boliviani, i peruviani e gli equadoriani. Insomma, tutti quelli che non erano argentini doc. E il razzismo c'è ancora oggi. Ma chi sono gli argentini doc in un paese che si è sviluppato grazie ai migranti di tutto il mondo (e il 50 per cento di italiani, tra cui anche mafiosi, pezzenti, prostitute, truffatori...)

I neri, o negri, come dir si voglia, suonavano i tamburi per le strade della Boca (e ancora lo fanno!) e si riunivano in feste nei conventillos. Così è nata la milonga, precursore del tango che balliamo. Il ritmo africano è lo spirito del tango libero, improvvisato e del cuore.

A proposito di Rosarno e razzismo da Sud a Nord.

Mafalda, la pestifera bambina creata da Quino, fumettista argentino, è stata scelta come simbolo dell'antirazzismo nella giornata dello sciopero italiano dei migranti  il 1 marzo 2010

 
 
 

Voci di milonga triste

Post n°425 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da malenamil

"Como te imaginaras el animo esta muy bajo, nosotros en particular haremos mencion de lo sucedido y segun como estemos sera lo q podremos decir... a Tete lo conoci cuando empece a bailar, Osvaldo tenia mi edad, con ambos comparti montones de momentos, comidas, shows, asados y charlas increiblesdurante mas de 20 años...no se si podre hablar esta noche y tampoco queremos anunciarlo para evitar cualquier tipo de especulacion.
Te mando un abrazo y + vida para este 2010 q comenzo muy triste para el ambiente
tanguero"
Josè Garofalo - Porteno y Bailarin  - Buenos Aires
Come puoi immaginare siamo giù di tono, noi in particolare avviseremo stasera di quello che è successo e a seconda di come ci sentiamo vedremo cosa dire. .. Tete l'ho conosciuto quando ho cominciato a ballare, Osvaldo aveva la mia età, con entrambi ho condiviso un sacco di momenti, pranzi e cene, shows, asado e chiacchierate incredibili... per venti anni.. non so se potrò parlare questa sera e nemmeno vogliamo annunciarlo per evitare qualsiasi tipo di speculazione.
Ti mando un abbraccio e più vita per questo 2010 che è cominciato in modo tanto triste per l'ambiente tanguero.

 
 
 

Buenos Aires, llora la milonga

Post n°424 pubblicato il 09 Gennaio 2010 da malenamil
 

"Esta tarde enterramos a Tete y ahora se nos fue Osvaldito, y mañana (por este sábado) otra vez de velorio en el mismo lugar. Estoy destrozado y todo el tango y los tangueros estamos llorando".

 

"Oggi pomeriggio seppelliamo a Tete e adesso se ne è andato Osvaldito, e domani (oggi) torniamo un'altra volta al velatorio nello stesso posto. Mi sento a pezzi e tutto il tango e i tangueri stiamo piangendo"

 

 

Miguel Angel Zotto in tournèe a Milano, è ripartito stamattina per Buenos Aires. Un abrazo de la Italia Miguel.

 
 
 

Homenaje a un grande maestro. Adios, Osvaldo

Post n°423 pubblicato il 09 Gennaio 2010 da malenamil
 

 

 

21 ANNI CON IL TANGO. GRACIAS, OSVALDO ZOTTO

 
 
 

Ancora morte nel tango.Osvaldo Zotto se fue

Post n°422 pubblicato il 09 Gennaio 2010 da malenamil
 

L'hanno trovato morto nel suo appartamento di Boedo, forse ucciso da un infarto. Osvaldo Zotto aveva 46 anni, era il fratello minore di Miguel Angel.  Un giorno dopo Tete Rusconi se ne è andato anche lui, così come se entrambi fossero stanchi della vita.  

Il mondo intero l'ha conosciuto perchè Osvaldo ha viaggiato tanto con la compagnia di Miguel Angel e con Lorena Ermocida, la sua più grande compagna di ballo.

Osvaldo era con me nel velatorio di Carlos Gavito, a luglio del 2005. Eravamo soli nella stanza, davanti al letto matrimoniale dove era disteso il corpo di Carlos. Osvaldo singhiozzava. Si è voltato verso di me:  ecco, questa è la morte - mi ha detto con rabbia -  ecco come dobbiamo finire.

Adios maestro, gracias haber vivido por el tango.

 
 
 

Un vals para vos, Tetè!

Post n°421 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da malenamil
 

 
 
 

Adios Tetè

Post n°420 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da malenamil

E Tetè Rusconi se ne è andato. Non so ancora cosa abbia fatto morire uno della "guardia vieja" del tango, il maestro che volava dall'età di 14 anni sulla musica del tango, figlio di italiani, innamorato della terra dei suoi padri e della sua Buenos Aires. Non so ancora quale sia stato il colpo finale alla sua vita disordinata, alla sua enorme pancia che non  riusciva a togliersi. Tetè, gli avevo detto a ottobre, ma vuoi dimagrire che ti fa male? E lui: sì tanita, ho problemi al cuore. E intanto fumava una sigaretta dietro l'altra. Tetè, ma vuoi spegnere quella sigaretta? Sì tanita, hai ragione, ma che ci resta d'altro nella vita se non il tango e il fumo?

Mi ha invitato più di ogni altra volta, questa ultima volta. Al Beso, poi al Nino Bien. E mi teneva gli occhi appiccicati addosso quando ero in pista a ballare con altri.  Era sempre lì, la sua vita era nelle milonghe, anche se adesso non faceva più tardi come prima.

Il suo enorme pancione per le donne era un problema e lui lo sapeva. Ma lo era più per noi italiane che per le argentine capaci, più di noi, di obbedire alle sue gentili ma fermissime richieste: il braccio nena, tira su il braccio. E lo prendeva con la forza, perchè Tetè era della vecchia guardia, e il tango argentino per lui si ballava solo così. Con sentimento, con la camminata lunga, con la donna abbracciata stretta al collo ma non appesa. Fammi sentire il tuo cuore, diceva. Perchè il tango si balla con questo, e metteva il dito sopra il suo.

Ciao Tetè querido, que baile con los angelitos

 
 
 

Sandro, il rimpianto degli anni '60

Post n°419 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da malenamil

 

In 40 mila hanno lasciato una rosa e una lacrima vicino al corpo di Sandro, il cantante Roberto Sanchez morto ieri mattina a 64 anni, ed esposto fino alle 14 di oggi nel salone dei Passi perduti del palazzo del Congreso, il Parlamento di Buenos Aires. Tantissime "nenas"  sono andate a rendergli omaggio nonostante una calura insopportabile, le sue fans degli anni '60 che l'hanno venerato come un idolo. Sandro era bello, attraente, seduttivo, capace di stare sul palcoscenico come Elvis e far sognare schiere di ragazze. Anche questa volta l'Argentina si stringe commossa attorno alla morte dei grandi idoli  e c'è già chi paragona questo fenomeno di emozione generale alla morte di Gardel. Ma i tempi sono diversi e proprio questi, così difficili, fanno trasparire quasi un bisogno di piangere per i favolosi anni '60 andati, in Europa come in Sudamerica. Roberto Sanchez era di umili origini, nato nella provincia di Buenos Aires, ha avuto una folgorante carriera musicale grazie alla bella voce e alla straordinaria abilità di farsi amare e desiderare dalle donne che correvano ai suoi concerti e compravano i suoi dischi (ne ha prodotti 36, tutti di grande successo). Gli ultimi concerti, ormai di due anni fa, non ne avevano spento il mito, tramandato anche alle nuove generazioni che, a differenza delle nostre, sanno cogliere quel passaggio di consegna di un'epoca da nonni a nipoti senza interruzione. Perchè l'Argentina resta coesa anche così.

 
 
 

Otro mito se fue. Adios, Sandro de America

Post n°418 pubblicato il 05 Gennaio 2010 da malenamil

 

Sandro de America, il gitano indio, mito indiscusso tra le più voci più amate d'Argentina è morto dopo aver subito due trapianti cuore-polmoni e una lunga agonia seguita con affetto da tutto il paese da un mese e mezzo. Aveva 64 anni e  lascia un grandissimo rimpianto nelle vecchie generazioni. Oggi gli argentini hanno reso omaggio alle sue spoglie provenienti da Mendoza nel salone dei passi perduti del Congreso di Buenos Aires, laddove solo tre mesi fa hanno dato l'addio a Mercedes Sosa.  In questo video del 2007 la sua esibizione al Luna Park di Buenos Aires (è un teatro) quando l'enfisema polmonore già rendeva faticosi  i suoi concerti.

 
 
 

Casa portena, per piccina che tu sia

Post n°417 pubblicato il 04 Gennaio 2010 da malenamil

Buenos Aires ha 225 mila edifici che non raggiungono i due piani. Altri 68 mila che superano i tre. Le case totalmente abbandonate sono 2500. 

Come si spiega? Semplice, dicono gli urbanisti della capitale argentina che l'hanno fatta a quadratini per fare i conti, Buenos Aires è una città con il 40 per cento delle case unifamiliari.

Chi arriva in città per la prima volta non se ne accorge. Anzi. Vede bei palazzoni di nove piani sulla 9 de Julio  e lungo l'asse ottocentesco di Avenida de Mayo. Non ne parliamo poi in Santa Fè o Corrientes dove tra edifici alti e bassi non se ne vede uno che non superi i quattro piani.

Le statistiche però si devono prendere sul serio e considerano anche San Telmo e Palermo, Saavedra e Belgrano, Boedo e Mataderos, villa Urquiza e Paternales. Lì sì, si vede a occhio nudo, l'antica vivienda di una o due famiglie, dal conventillo popolare alla casa chorizo.  Parigi ha solo il 4 per cento di case basse, Buenos Aires, che da Parigi e l'Europa ha copiato l'architettura, ha invece conservato il suo passato. O meglio, finora.  Perchè nelle case basse coloniali o dei primi novecento gli argentini non amano molto starci e preferiscono  i comfort,  la sicurezza e l'eleganza di appartamenti moderni e nuovi anche se rinchiusi in anonimi condomini.

La tendenza futura è il trasloco, come avviene ciclicamente per tutti i centri storici del mondo, o l'abbattimento di certe meraviglie di casette dette ph, cioè che si sviluppano in orizzontale, con patios di frescura antica, contorte e raso terra come le belle case accoglienti del Sud benestante o della Spagna, dai portoni in legno massiccio color della terra arida, e i balconi in pietra affacciati sulla strada. Hanno i pavimenti a quadri bianchi e neri o quelli in legno massello calpestati da immigrati di ognidove e ti fanno sentire ancora il friuscio del tempo che lì è passato.

E insieme alle abitazioni a miisura d'uomo ci sono ancora le fabbriche artigianali, i bodegòn, gli almacèn, anche questi dei primi novecento, disseminati un po' in ogni barrio. Ci sono le telerie con le vetrate liberty e i bar meno preziosi delle confiterie come la Violeta e il Tortoni ma ugualmente di fascino ineguagliabile. Sono in grande decadenza e hanno il tempo contado, ma quando vengono recuperati inevitabilmente diventano qualcos'altro.  O non vengono recuperati mai, attendendo il loro disfacimento natiurale, come accade al Molino, un grandioso bar davanti al Congreso che pare un castello fantasma attorcigliato da anni sotto teli scuri. Temo sempre che al mio ritorno al suo posto ci trovi uno sfavillante  Mc Donald.

 
 
 

L'isola dei non famosi (in spagnolo)

Post n°416 pubblicato il 02 Gennaio 2010 da malenamil

Scappare su un'isola è' l'idea che viene ogni inizio d'anno a tutte le latitudini però tranquilli, poi passa.

Per chi sa lo spagnolo e conosce un po' di personaggi e situazioni d'Argentina:

Me fui a vivir a una Isla

Me cansé de todo.
Me cansé de mi mujer, de mis hijos y de mi suegra.
Me cansé de mi jefe, del celular, de las alertas naranjas, del facebook y de las bocinas.
Me cansé de la coca cola, de Cristina, de Macri y de los mensajes de texto.
Me cansé de la comida chatarra, de los MP3, y de Marcelo Tinelli.
Me canse de Boca, de River, de Maradona y de Sudafrica
Y me vine a la isla.
Me vine a vivir a la isla para poder descansar de todos los que me tienen cansados.

Hace unos días vi en la tele un programa donde unos tipos tienen que sobrevivir en la selva con un escarbadientes, dos fósforos apagados y un palillo de ropa.
Así que me hice traer por un tipo que tiene lancha.
Me arrimó hasta acá y le pedí que no viniera nunca más a buscarme.

DIA UNO

El mismo día que llegué empecé a construirme una cabañita con maderas y ramas.
La hice sobre un árbol porque no tenía claro en ese momento si en la Isla había animales peligrosos.
Un amigo me había comentado que a veces aparecen porteños en este lugar y que incluso en la noche se ha visto deambular a políticos y gente de la farándula Argentina, por lo que coloqué una escalera de cuerdas que de noche subo (por las dudas)
Me dijeron que una vez incluso vieron a Rial y a Sofovich.
Debería haber traído uno de esos portones PPA que vende el Toto.

La cabaña la hice del otro lado de la isla para no tener que ver los edificios de Buenos Aires todos los días.
¡La Isla para mí solo!
Lo primero que hice fue desnudarme.
Lo que pasa es que últimamente he estado leyendo mucho sobre el retorno a la naturaleza y siempre quise hacer esto de desnudarme completamente, por más que puedan pensar que lo hago de degenerado.

DIA DOS

No ha parado de llover desde ayer y si bien por un lado me agarré un resfrío de aquellos, por otro lado me dio para juntar agua en unas latas que encontré en la playa.
¡Qué hermosura!
¡Tomar agua de lluvia, con ese gusto tan especial!
¡Volver a lo más profundo del ser natural!
Es casi casi como estar metido en un reclame de Quilmes sin la cerveza.

DIA TRES

Parece que no tiene pensado dejar de llover. El techo de ramas no consigue parar el agua y
me empezaron a aparecer unos hongos fosforescentes entre los dedos de los pies.
Lo único que tengo para consumir es agua de lluvia.
Y lo único que no tengo es sed.

DIA CUATRO

Salió el sol.
Salió el sol con todo.
Resolví tenderme desnudo al sol en las arenas de la playa honda y a la tarde salí a buscar animales para cazarlos y para poder comer algo.
Busqué ciervos, conejos o patos.
No sé de donde saqué que está lleno de esos bichos en la isla.
Coloqué varias trampas que hice con cuerdas que encontré cerca del parador.
Fue una confusión de género.
Quería comer algo y terminé comiendo alga.
De todo lo comestible que encontré fue lo único que se dejó cazar.
Dos algas que se me pegaron en el tobillo.
Yo vi en Discovery Chanel que hay que comer algas porque facilitan la digestión y regulan el tránsito intestinal.
Hace cuatro días que mis intestinos no conocen nada parecido a tránsito.
Tendrán que regularse a sí mismas.
Por suerte comí dos algas.
Una va a tener que hacer de camión y la otra de inspector.

DIA CINCO
Hoy por suerte comí bien.
Cené una gaviota y dos agua viva.
Lo jodido es que no conseguí hacer ni un miserable fueguito.
Le di a las piedras intentando sacar una chispa durante dos horas
Giré un palito sobre una madera, soplé hasta marearme y lo único que conseguí fue unas llagas en las manos que me han obligado a lavarme la cara con los pies durante una semana.
El agua viva no era tan asquerosa.
Me recordó mucho a la gelatina sin sabor que me prepara mi mamá.
Mañana voy a probar con las violetas a ver si tienen más gusto.
El tránsito intestinal mejoró un poquito.
Por lo menos escuché algunas frenadas.

DIA SEIS
Hoy a la mañana me pareció ver en el horizonte un barco pirata.
Corrí hasta la cabaña y me vestí y me arreglé para esperarlos.
Con piedras escribí las letras SOS bien grandes en la arena.
Por las dudas agarré una espumadera que encontré tirada cerca del parador.
Es lo más parecido a un arma que conseguí
Llegué corriendo hasta la orilla de la playa honda y me paré durito, con la ropa bien arregladita y la espumadera escondida a mi espalda.
No era un barco pirata.
Era una plataforma petrolera que colocaron hace unos meses.
Giré en los talones y volví decepcionado a la cabaña.

DIA SIETE
Al agua de lluvia que había juntado le tuve que poner jugo de tuna porque ya tenía gusto como a podrido.
¿Mis hijos le estarán dando de comer a Kanela, mi perrita querida?
¿Habrá terminado la novela del canal 13?
¿River habra contratado a alguien?
¿La Seleccion habra encontrado el porque perdio contra Catalunya?
¿Messi se habra aprendido el Himno Nacional?
¡Qué hermoso que es estar en contacto directo con la naturaleza y tomar unos tragos de esta agua!
No será mejor, pero es distinta.
Anoche hubiera jurado que alcancé a escuchar bocinas que venían de Buenos Aires.
Si por lo menos tuviera wi fi.

DIA OCHO

Los mosquitos están empezando a joder feo y no traje repelente.
“Con usted alcanza yerno”, me decía siempre mi suegra cuando le pedía que me pasara el repelente.
Hoy salí a juntar mejillones y me clavé un vidrio en el pie.
Como ya no podía caminar me tiré a dormir en la arena.
Desnudo y al sol… toda la tarde.
Del tajo en el pie me olvidé rápido porque a la noche tuve que dormir parado por la insolación que me agarré.-
Me puse agua salada (porque el agua de lluvia ya tenía como gusanos verdes)
Cuando las gotitas caían en las llagas se escuchaban como pequeños chistidos.
Me fui hasta el otro lado de la isla con la esperanza que a algún turista se le hubiera caído alguna pomadita.
Alcancé a ver la cancha de Boca desde la orilla
¡Dejate de joder con Boca!
Que casi le arruina la fiesta a Banfield!!

Volví caminando a lo oscuro, alumbrado solamente por las estrellas que veía cada vez que una rama me rozaba el cuerpo… y distraído pisé algo baboso, jugoso y blandito.
Sentí que eso que pisaba conseguía pasar hacia arriba de mi pie por entre los dedos.
Confirmada mi sospecha: en esta parte de la isla hay animales grandes.
Volví a la cabaña pensando que mañana de día podría encontrar a ese animal salvaje.
Hoy es viernes.
Mis nietos los viernes van a Mc Donald.
Comen hamburguesas y toman coca cola helada.
Pobrecitos.

Llevé la lata con el agua de lluvia a 200 metros de la cabaña.
Dormí como pude después de cenar como un pajarito.
A un pajarito.

DIA NUEVE

Temprano resolví salir en busca de las huellas de ese animal grande que a juzgar por lo que dejó en el suelo, debía ser un jabalí o algo parecido.
Llegué nuevamente al otro lado de la isla.
Alcancé a ver el puerto.
Venden pasteles en el puerto.
De dulce de leche y de dulce de membrillo.
Y alfajores que te hacen engordar por la cantidad de azúcar y carbohidratos refinados que contienen.
Son unos que vienen con coco rallado, chocolate, dulce de leche, maní, almendras….

Estando en la orilla de la playa una abeja se me paró justo en el lugar que más me cuido de las picaduras (desde que ando sin ropa)
Me preparé para pegarle con la espumadera.
Dudé unos segundos porque tuve miedo de errar el tiro y complicarme la vida con un golpe en esa zona tan sensible para cualquier hombre.
Mientras yo estaba ocupado en dudar, la muy maldita abeja resolvió dejar su aguijón ahí mismo y yo sentí que se comenzaba a hinchar intermitentemente la zona de referencia, como si fuera el cuello de los sapos de National Geographic.

En eso estaba… tratando de entender qué se hace en estos casos cuando, de repente, alcancé a oír un ruido que venía desde atrás de unas ramas.
Me acerque sigilosamente y pude ver la piel de un animal enorme, un animal que nunca había visto en mi vida, un animal terrible, un animal que me estremeció.
Un animal de esos que ya no existen más o que tal vez nunca haya existido.
Me acerqué en puntas de pie, con la espumadera en la mano.
Cuando la bestia advirtió mi presencia, giró la cabeza con absoluta tranquilidad e instinto asesino.
Clavó sus ojos en los míos.
Hizo un movimiento extraño con su cola.

…..era una vaca.

-Lo siento señor churrasco, pero tengo que matarte- fue mi primer pensamiento salvaje y cavernícola.
La mataría solo para poder comer algo que no fuera pájaros muertos (debo reconocerlo… el pajarito y las gaviotas los encontré muertos… nunca conseguí cazar nada)

Me acerqué lentamente mientras imaginaba una costilla en un plato, una tira de asado a las brasas, una hamburguesa en dos panes.
Me tiré sobre ella… pero ni siquiera se inmutó.
Sólo movió su cola para espantarse unas moscas y yo quedé –desnudo, hinchado y con una espumadera en la mano- acostado sobre la vaca.
Y se me terminaron las ideas.
¿Cómo se sigue ahora?
¿Cómo hacer para trasformar este enorme animal en un churrasco jugoso?
¿Cómo convertir esta bestia en una colita de cuadril a las brasas?
–¡Dioooos! …¿Por qué Dios, me has mandado una vaca cruda?
Ni siquiera sé hacerle un fueguito abajo.
Así que intenté morderle el cuello con la esperanza que tuviera un poquito de gusto a churrasco a la plancha.
No pude atravesar el cuero con mis dientes.
La vaca volvió a espantarse las moscas.
Evidentemente en su ignorancia vacuna no conseguía advertir el peligro al que estaba expuesta.
Las vacas son animales tontos.
Y sabrosos.
Ahí fue que pensé que podía haber alguien filmando semejante escena desde algún barco y resolví bajarme y pensar en otro plan.
El hambre aumentaba.
Le descubrí las tetas.
¡Ahí está la solución!
Me llegó a la cabeza un capuchino espumoso y ya no pude resistirme.
Me acerqué lentamente en cuatro patas.
Agarré las tetas con mis dos manos.
Las agarré mal y no funcionó.
Siempre me pasa lo mismo.

Recordé como le hacen los Gauchos y metí una teta entre el dedo pulgar y el índice y tiré fuerte para abajo.
La vaca giró la cabeza y me miró cara de “si no sabe… ¿pa’ qué toca?”
Escena y frase que me persigue desde mi adolescencia.
Por las dudas que se hubiera tapado (a veces con la bombilla del mate me pasa eso) resolví chupar desde la misma teta.
Desnudo, hinchado en algún sector, acostado debajo de la vaca, con una espumadera en la mano, chupando desde una teta, no era la mejor imagen que tenía reservada para mi vida adulta.

DIA DIEZ

Por suerte encontré una pelota de cuero.
Le dibujé una cara para tener alguien con quien conversar.
Le puse de nombre Nestor, asi por lo menos le podia echar la culpa de todo lo que me pasaba
Ahora sí voy a tener con quien conversar.
Ahora sí voy a entretenerme hablando de cosas inteligentes.
–Vamos Nestor- le dije poniéndomelo bajo el brazo.
Vamos hasta la playa que creo que se acerca un barco grande.
Fuimos hasta la playa y a lo lejos alcanzamos a ver un crucero que parecía avanzar hacia este lugar.
-Está lejos Nestori, hasta mañana no llegará, volvamos a la cabaña y mañana venimos otra vez.

Esa noche la pelota me habló de economia, de tratados.
de Cristina y las vedettes de la TV
Me leyó tres veces su biografia, la que esta escribiendo
y me canto el Tango Cambalache

DIA ONCE

A la mañana tempranito justo justo cuando estaba a punto de incursionar en la orinoterapia
o de comerme la pelota (peor que el agua de lluvia no iba a ser),
resolví nadar hasta el crucero que pasaba cerca de la costa.

–¡Acáááá!- les grité agarrado de un tronco–¡Acá por favor!¡No aguanto más, quiero volver a la civilización! ¡Llévenme por favor! ¡Noooo, la pelota se queda!¡La pelota se queda!

–Subanló, subanló– gritaban los muchachos a bordo.

Y los chicos del crucero gay me ayudaron a subir.


Moraleja:
No es tan fea como pensé la coca cola
y McDonad´s no esta tan mal

 
 
 
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SU DI ME

Sono nata e vivo a Milano. Giornalista professionista dal 1989, lavoro per un gruppo di tre quotidiani e sono specialista di crimini familiari e indagini di nera. Ballo tango argentino dal 2000 e i miei migliori insegnanti sono stati Alejandro Angelica, Gaston Torelli e Gustavo Naveira. Il mio primo soggiorno a Buenos Aires è del 2004. Da dieci anni conduco ricerche sulla storia dell'immigrazione in Argentina e della nascita del tango. Sono stata intervistata in diretta alla 2x4, la radio de la Ciudad di Buenos Aires e la radio dell'Università de La Plata.

 

BUENOS AIRES VIDEO

 

LA DANZA DELL'UNIVERSO

"El tango es una danza poderosa porque es armònica con el movimiento del sistema en el que estamos inmersos. Es la danza de Shiva, la danza che le da forma al mundo y el mundo le da la forma a esa danza. Tiene todos los elementos: el hombre, la mujer, al yin y el yang, lo circular, el abrazo"

 

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FIGLI D'ARTISTA: ARIADNA Y FEDERICO NAVEIRA

 

MALENA, LUCIO DE MARE-HOMERO MANZI 1941

Malena canta el tango como ninguna
y en cada verso pone su corazón.
A yuyo del suburbio su voz perfuma,
Malena tiene pena de bandoneón.
Tal vez allá en la infancia su voz de alondra
tomó ese tono oscuro de callejón,
o acaso aquel romance que sólo nombra
cuando se pone triste con el alcohol.
Malena canta el tango con voz de sombra,
Malena tiene pena de bandoneón.

Tu canción
tiene el frío del último encuentro.
Tu canción
se hace amarga en la sal del recuerdo.
Yo no sé
si tu voz es la flor de una pena,
só1o sé que al rumor de tus tangos, Malena,
te siento más buena,
más buena que yo.

Tus ojos son oscuros como el olvido,
tus labios apretados como el rencor,
tus manos dos palomas que sienten frío,
tus venas tienen sangre de bandoneón.
Tus tangos son criaturas abandonadas
que cruzan sobre el barro del callejón,
cuando todas las puertas están cerradas
y ladran los fantasmas de la canción.
Malena canta el tango con voz quebrada,
Malena tiene pena de bandoneón.

 

EN LA CALLE

 

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ACADEMIA DEL TANGO

 

FOLKLORE ARGENTINO: ZAMBA Y CHACARERA

 

DOS POR TANGO