Creato da regina_crimilde il 25/10/2005

C'era una volta...

le fiabe sono solo dei ricordi d'infanzia o non sono piuttosto un codice da interpretare? Andiamo alla ricerca dei valori, dei miti, della storia profonda dell'umanità e dell'io che trasmettono.

 

 

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Ucci ucci, sento odor di cristianucci

Post n°55 pubblicato il 05 Aprile 2006 da regina_crimilde
 
Foto di regina_crimilde

Gli studi antropologici e folklorici concordano nell’indicare l’orco come immagine metaforica del male con radici millenarie e comuni a culture geograficamente distanti.

Gli orchi sono mostri antropomorfi giganteschi, crudeli e divoratori di carne umana. In genere l'orco della mitologia è un essere descritto come più simile a una bestia o a un demone, direttamente confrontabile con altri mostri della mitologia greca e romana, come i ciclopi (tra cui il più noto è Polifemo).  

Anche l’etimologia della parola è interessantissima, in quanto racchiude in sé molta della genesi dei significati e delle identificazioni del Demone-Orco stesso. E’ infatti ipotizzabile una derivazione dal greco “ERGO” (=cingo, chiudo), da cui anche le parole greche orchos (luogo chiuso) e orkane (carcere), con il significato di luogo da cui nessuno può evadere. Ecco quindi che la parola fu usata per indicare il regno dei morti o la morte stessa.

Orco era, ad esempio, anche un appellativo di Plutone, il dio degli inferi.

Nella caratterizzazione delle fiabe, l'orco è un gigantesco uomo selvaggio, spesso munito di armi primitive come clave o bastoni. Caratteristica correlata è la stupidità, di cui spesso l'eroe della storia si avvantaggia per sconfiggerlo. In molte tradizioni, gli orchi sono in grado di mutare forma.
Vivono in palazzi o castelli sperduti, ma anche in grotte e paludi.

Spesso sono guardiani di una principessa prigioniera, oppure schiavizzano o divorano bambini.
Molti personaggi delle fiabe, pur non essendo esplicitamente descritti come orchi, ne riproducono diversi elementi tipici; due esempi celebri sono Mangiafuoco di Pinocchio e Barbablù.

Per estensione, il termine orco si applica a persone disgustose o volgari con un temperamento violento, specialmente quando tale violenza è diretta verso donne o bambini. L'associazione fra gli orchi e la violenza contro i bambini fa sì che il termine "orco" sia anche usato, per esempio nella cronaca, per indicare persone che si macchiano di reati di pedofilia. 

Nell’ottica secondo cui la fiaba sia funzionale a stimolare la fantasia e la rielaborazione creativa dell’esperienza del destinatario, non con lo scopo di separarlo dalla realtà, ma per fornirgli nuove chiavi interpretative di accesso al reale, l’orco sarebbe quindi espressione di malvagità, di forza e di prepotenza che, dilatando le situazioni reali e le emozioni provate dal lettore, offre un’immagine concreta, una sorta di contenitore della paura, e permette il controllo dell’ansia, ne attenua l’intensità e ne favorisce l’elaborazione.

Poiché le raffigurazioni orcali sono metafore, esse stanno al posto del male, ma non sono male esse stesse. A differenza della cruda, minacciosa e indeterminata realtà, l’orco è un personaggio che permette al bambino di dare un volto e un nome al concetto astratto di male e così facendo, egli impara a dominarlo. Difatti, anche nella narrazione fantastica figurativa, all’orco, simbolo del male, si contrappone il protagonista, simbolo del bene, che attraversa peripezie, situazioni orribili per fortificare le sue capacità e quindi per diventare grande. In questo senso crescere significa vincere l’orco malvagio per imparare a sconfiggere costantemente il male presente nell’umanità
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Il dossier di questo numero è dedicato a "Fiabe di ieri e di oggi".
C'è anche un articolo di Regina Crimilde sulla figura della madre:
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