Credo

«Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.

Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese.

Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.

Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.

Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio.

Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.

Credo che ci ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.

Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx.

Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.»
 il "credo" di Ivan Benassi detto Freccia
Radio Freccia - Luciano Ligabue 1998
 
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Caterina

Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu, con due spalle uccellino
in un vestito troppo piccolo e con gli occhi ancora blu.
E la chitarra veramente la suonavi molto male,
però quando cantavi sembrava Carnevale,
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero,
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia,
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.


Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
forse non ti direi niente ma ti guarderei soltanto.
Chissà se giochi ancora con i riccioli sull'orecchio
o se guardandomi negli occhi mi troveresti un pò più vecchio.
E quanti mascalzoni hai conosciuto e quante volte hai chiesto aiuto,
ma non ti è servito a niente.
Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
sopra i tetti di Firenze per poterti conquistare.

Caterina - Francesco De Gregori - 1982

 

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Creato da: certenottiqui il 06/05/2006
"...a chi non butta via la notte coi pensieri..."

 

 

Resurrezione

Post n°219 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da certenottiqui

C’è sempre una tragedia dietro l’angolo da affrontare. Una nuova tempesta da attraversare. Attesa di un tempo che deve finire per forza. Mi ritrovo così. Spezzata. Ancora lacerata. Ma sempre in piedi. Ho provato a farla finita. Basta così. Al dolore c’è un limite. L’ho superato e non c’era rimasto più nulla da vivere. No, non volevo più andare avanti. Mi ero arresa, avevo deposto le armi, aspettavo la morte…

Poi c’è sempre, purtroppo o per fortuna, da qualche parte un angolo di lucidità e attaccamento alla sopravvivenza che ti salva in extremis. E sei costretto ad alzarti e andare avanti.

Stavolta però ho chiesto aiuto. Da sola era impossibile salvarmi. Mi sono affidata a qualcuno che piano piano mi sta restituendo la parte buona di me. Quella che stavo uccidendo. Ma continuo a rifiutare la gioia chimica. Nessuna pillola della felicità per me. Taglio di bisturi senza anestesia. Nuda e cruda cura del dolore. A qualsiasi costo. E’ un processo. A me stessa e al mondo intero. Un processo all’amore, ai sentimenti, al male subito, alla violenza di una vita che non volevo, non meritavo. Che mi ha reso brutta, aggressiva, inquinata, respingente. Un percorso che deve per forza restituirmi la pace, la tregua, la fine della guerra.

Quante cose sono cambiate! Tutta la mia vita è cambiata. Ho dovuto fare una lunga scrematura di persone e cose. Cambiare mazzo di carte. Inventare una nuova piantina, con altre direzioni.

Mi sento una vecchia appena nata. Devo ricostruire tutto. Non più sulle macerie del passato. Ma su un terreno intonso, nuovo, soleggiato. Riparto da me. Perché ho scelto di vivere. E allora voglio giocarmela bene questa vita. Poi sia quel che sia…

 
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Sei

Post n°218 pubblicato il 05 Novembre 2009 da certenottiqui

 

 

Sei uno spazio tra i miei stracci. Un monile d’onice lucido tra polverosi ninnoli antichi. Un cubetto di ghiaccio che sfrigola tra le braci della mia esistenza.

Ti accolgo come la luce del mattino. Il primo spiffero d’aria di una finestra appena aperta. Il primo boccone di un pasto dopo giorni di digiuno. Sei acqua e fuoco, sei terra e aria. Io il quinto elemento. Afferri il mio cuore stringendo forte. Sei un benefico male. Ti adora ogni fibra. Desiderio negli occhi, dolore allo stomaco. Vomito stelle. Mentre tu mi offri un pezzo di luna, tetra stanotte, paurosa e nobile, solenne.

E sei ancora qui a tenermi con te. Ho chiesto di portarmi nelle tue tasche senza perdermi, mi hai risposto che il mio posto è nel tuo cuore. Ho pianto in silenzio, non hai visto le lacrime scendere.

E ti ho amato, come prima, come allora, come sempre.

 
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Tuffo

Post n°217 pubblicato il 14 Settembre 2009 da certenottiqui

Con un passo di danza mi stringe ancora a sé. Cado contenta. Mi infrango su pelle viva. Ed è un perdersi nel verde limpido di iridi accese come fari su di me. Consapevole scivolo sulla notte. Tempo voluto, scelto, desiderato. Tenerezza e affetto sciolti in lacrime commosse. Si spezza il muro, crolla il soffitto, cede il pavimento… si aprono le ali e vola via la stanchezza, le ossessioni, i pensieri contorti. E’ un planare di leggerezza allegra, delicata, tenera tra due cuori ritagliati su misura per chi ha sentimenti fuori taglia. Cuori bucati, ostacolati, che sanno annusarsi, scambiarsi un tuffo e andare altrove.

Capelli. Soffice oro che di nuovo riempie le mie mani.

Pelle. Caldo manto che avvolge e stringe.

Un grande corpo mi sovrasta e accoglie, protegge e ripara. Piccolissima tra forti braccia perdo ogni difesa, cadono a terra le armi della supereroina e me ne frego. Non ho paura, non temo niente anche così, nuda.

Perché sa annullare ogni mio disturbo. Senza commenti su abiti, trucchi e peso forma. Senza una parola su diete, sport e tipi ideali, mi ritrovo come un tempo: a sentire quegli occhi solo sulla mia anima. Conosce le mie fragilità e tace, comunicando con benefico sguardo premura e calore.

Mi sono presa tutto. Restituendo ciò che ho di più prezioso: l’ultimo pezzo di cuore.

 

 
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pacifica scossa

Post n°216 pubblicato il 09 Settembre 2009 da certenottiqui

Sulla punta di un’isola ho visto. Nel silenzio del mare ho sentito. Tra scorci di cielo rosso e sprazzi d’azzurro ho gustato. Nella solitudine dei vicoli di una città marina ho annusato la quiete e toccato momenti di pace. I cinque sensi finalmente attivati hanno restituito la parte di me più vera. Il colpo di coda di una vacanza che ha sbiadito la tristezza e ridato colore agli occhi. C’è qualcosa di più chiaro ora. Appare vivido nella sua crudele verità. Ignoro con lucida calma il ritorno di certi amori fittizi. Accolgo con serenità chi porge il suo tempo verso di me. Evito di regalare illusioni a chi decide di spostare lo sguardo piuttosto che accettare il mio continuo rifiuto. So bene quello che devo fare. Settembre è l’inizio del nuovo, mai gennaio. Ho fiducia nel mio benefico autunno. Sarà tempo di scelte e porte sprangate al passato. Tempo di nuovi incontri e speranze. Di aperture. Tempo di libri e candele accese, di vino e leggere coperte. Di musica e riflessione. Di silenzio.

Mi piace l’odore di questo spirito nuovo. Mi piace immaginare che forse dopo tanto tempo potrà accadere il miracolo di sentire ancora il cuore dentro al petto.

E la sento finalmente questa malconcia anima… è sempre spostata… a Sud...

 
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Naufragio

Post n°215 pubblicato il 26 Agosto 2009 da certenottiqui

Andata dolce, ritorno violentissimo. Apro in anticipo la porta della mia casa. Ed è un sollievo. Il silenzio mi avvolge come un manto benefico, è una carezza che spegne urla di dolore e delusione, di rabbia e ribellione. Torno con una consapevolezza che ora è più lucida che mai. No, non c’è speranza. E’ solo vuoto che mi accoglie ogni volta, indifferenza. Per l’ennesima volta torno senza forze. Spremuta come un frutto rosso… e sono gocce di sangue, il mio, quelle che offro a tutti in bicchieri di cristallo… prendete e bevetene tutti… alla mia salute e alla mia morte… Non si affievolisce quell’odore fetido. Anzi si amplifica. Non è più solo nausea. E’ inarrestabile vomito, violento, doloroso. Mi camminano sopra senza vedermi, calpestando ogni centimetro di pelle ormai tumefatta. Li lascio fare. Non oppongo resistenza. Mi lascio fare a pezzi da chi amo. Non un respiro, non un grido, nulla. Mi fanno male e li amo di più. Non lo sanno. Sono senza colpe loro. Innocenti spettatori di un fantasma che loro credono un’eroina. Un’attrice piuttosto. Copione sempre nuovo, battute scoppiettanti, sorrisi e carezze. Questo elargisco appena il sole illumina le finestre al mattino. Nessuno s’accorge di occhi troppo gonfi piantati su una faccia stravolta dall’insonnia, dal pianto, dal tormento. Trasparente. E’ solo fumo quello che pochi vedono avvolgersi intorno, ma nessuno coglie il fuoco che mi brucia dentro. Mi sento come uno straccio usato mille e mille volte, ormai consunto e gettato via…come fossi niente… servita allo scopo… fine di tutto. Non bastavano svariati uomini a farmi sentire una lattina vuota, ora anche chi amo mi regala generosamente questa sensazione. E crollo rovinosamente…

Oggi mentre tornavo a casa, la mia, guidavo urlando e piangendo. Non ricordo la strada né quanto ho impiegato a varcare la barriera di Roma Sud. Ricordo di aver pensato a due sole strade davanti a me: lasciarmi definitivamente andare fingendo ancora e stampandomi in faccia rassicuranti sorrisi oppure tentare l’ultimo colpo di coda, chiudendomi in me stessa e tentando di rialzare la testa, scavando ancora alla ricerca di forze nuove. La prima strada mi porterà alla morte interiore e alla sopravvivenza catatonica. La seconda mi porterà all’isolamento, ad una ancora più profonda solitudine e alienazione, all’aggressività violenta, però forse dopo un po’,come sempre, ritroverò le forze per rialzarmi dentro e fuori, al prezzo di perdere gli affetti più cari.

Ho sempre scelto la seconda.

Sono esausta.

Stavolta scelgo la prima. E vaffanculo!

 

 
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Pezzi buoni

Post n°214 pubblicato il 22 Luglio 2009 da certenottiqui

Come un’altalena. Così sale e scende il mio umore. Dalle stelle alle stalle. Dalla terra al cielo. Un movimento perpetuo che non si ferma mai in bilico, non trova una sua linea d’equilibrio. Troppo o troppo poco. Il tutto e il nulla. Infinita giostra che gira su se stessa. Ora è su. In qualche modo è risalita. Vento d’ottimismo come uno schiaffo mi sbatte in faccia. Grandi bracciate mi fanno stare a galla in questo mare nero, melmoso e denso.  Trovo scorci di luce e pace. Godo del mio tempo. Lo gusto lentamente, con piacere, come un dessert dopo un pasto troppo abbondante. Pregusto momenti futuri, di un futuro vicino e accessibile. Attendo ore di mare e sole, di affetti… affetti un po’ sghembi forse, ma esistenti in qualche angolo del cuore. Ore di tavole imbandite, di antichi sapori, profumi d’infanzia che sanno di terra, di fiori, di freschezza. Sento che posso prendere tutto questo se sposto da un lato il peso delle emozioni cattive e

lascio libere quelle buone. Voglio provarci. Sono stanca quest’anno. Stanca come mai. Stanca dentro. Sento il desiderio di poggiare la testa sul morbido e azzerare il vortice solito dei pensieri. Voglio alzare muri amici che respingano solo il brutto e lascino passare la brezza vivifica della mia terra, del mondo che ho lasciato troppo tempo fa, mai rimpianto, ma a volte desiderato. Voglio poter dire “mamma”, sapendo che qualcuno si girerà…e già so che nasconderò lacrime e un cuore gonfio che non trova via d’uscita.

Sarà ancora strada… un’andata e ritorno della durata di un lampo… il tempo giusto per vedere…e poi guardare oltre…

 
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Sobrio delirio

Post n°213 pubblicato il 13 Luglio 2009 da certenottiqui

Spigoli appuntiti, filo spinato, mine antiuomo, barricate esplosive. Questo circonda la mia tana. Sto tutto il giorno a controllare i buchi, a riparare le brecce, a tappare gli spifferi. Mi difendo da sola. Da che? Dagli esseri umani? Dal brutto mondo? Dalla cattiveria? Dal dolore? Dall’amore? O soltanto da me stessa? E poi… potrò mai difendermi dai fulmini e dalla pioggia? Come costruire un tetto sulla mia testa? Non voglio stare al buio. Stelle e luna rischiarano le tenebre dell’anima, spezzano la paura nelle notti troppo ossessive. Sono stanca di stare in trincea. Sono stufa della guerra difensiva. Sì mi ha salvato, mi continua a salvare. Dovevo finire tossicomane, alcolizzata o in manicomio. Ma sono qui, ho un lavoro, ho amici, vivo una vita apparentemente normale. Sono un miracolo forse. Ma può un miracolo resistere ai tagli, ai ricordi, agli incubi, a ciò che ha visto e sentito? Un miracolo non è duraturo, è quasi un miraggio. Ecco in realtà sono solo un miraggio. Quello che credo di vedere allo specchio non è la mia vita reale. E’ solo un abito che mostro al mondo, per sopravvivere appunto. Forse dentro sono già cadavere in putrefazione, da tempo…

Si può amare un morto?

Certo che no…

 
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Piedistallo

Post n°212 pubblicato il 02 Luglio 2009 da certenottiqui

E’ un tempo sospeso. Etereo e silenzioso come nuvole bianche e immobili. Scanso parole urlate, abbasso il volume del mondo fino a spegnere del tutto ogni rumore. Ricamo piccoli sogni su una tela scura, china in un angolo di casa. Smorzo toni belligeranti che girano intorno. Scelgo la calma, piacevole degustazione di odori, sapori, visioni. Pensieri, problemi, ansie tentano di trafiggere come frecce avvelenate. Ma è guerra persa. Non si infrangono su una corazza, semplicemente sbagliano direzione. Sono un obiettivo mancato. Talmente fuori fuoco da disorientare. Mi piace questo essere e non essere, questa trasparenza che mi rende invisibile e inattaccabile. Niente più cementifica dentro. E’ metallo liquefatto, scorre. Oppure sale e scende come il mercurio dentro a un termometro emotivo. I miei ornamenti non sono più collane di pietra, ma petali di fiori. Accolgo ogni complicazione che vive nell’anima, accetto il groviglio che è la mia vita. Sorrido di ogni rifiuto preso, di ogni illusione svanita, di tutto l’amore assassinato. Perché se guardo le mani ci trovo ancora nelle loro pieghe le macerie polverizzate del mio cuore troppo offeso. Ora rivuole la sua dignità e si ricompone fiero dentro al petto, su un piedistallo fatto d’aria e fuoco…

 
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Dono

Post n°211 pubblicato il 14 Giugno 2009 da certenottiqui

Una manciata di ore. Sparse come stelle, trasformano un tappeto notturno in una trapunta scintillante. Il tempo è sempre stato buono con me, generoso, paziente, paterno. Anche stavolta è riuscito a dilatarsi, facendo durare una vita una serata che sembrava volare. Ha schiodato dal cuore una forma d’amore che giaceva assopita. Ho sempre odiato i regali, mi imbarazzano. Ma se mi doni amore, mi commuovi fino alle lacrime. Amore che si diffonde nel profumo buono di un pane, tra le pagine di un libro, le note di un disco, i profumi di una boccetta, le pieghe avvolgenti di un abito. E magari anche tra le gocce di un vino rubino, bevuto per scaldare e non per stordire.

Solo una manciata di ore. Benefiche come naturale antidolorifico. Ore che stringo al petto, come fanno i bambini con un gioco dal quale non vogliono separarsi. Le tengo strette. Saranno le calorie buone nei momenti di crisi.

C’è ancora da qualche parte, sempre ci sarà, una parte di dolore che tira, a volte forte da strappare. Anche ieri, anche oggi, adesso. Ma respiro. Respiro forte. E resisto. Perché sentire di nuovo l’odore fresco del bene sincero, ha restituito un po’ di serenità all’anima inquieta.

Ho voglia di partire. Ho voglia di pace. Cose buone. Silenzio. Lentezza.

Provo a farlo, vincendo le paure, le resistenze, la ribellione della solitudine.

Vorrei imparare a chiedere. Vorrei insegnare a dare…

 

 
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Anima gastrica

Post n°210 pubblicato il 09 Giugno 2009 da certenottiqui

1.800 calorie. 1.800 "particelle di calore" racchiuse in un barattolo elegante, dalla linea raffinata. Il regalo di un uomo preoccupato per la mia magrezza. Un regalo che ha strappato un sorriso ansioso. Ne mangerò un cucchiaino a colazione pensavo, durerà parecchi giorni e sarà il mio unico momento di dolcezza, un pensiero per lui…

8 ore dopo. A casa sfatta. Qualche bicchiere di troppo per chi non è più abituato crea strappi profondi in quel mantello d’equilibrio che mi avvolgo sul corpo. Il tasso sale così tanto che lo stomaco semivuoto non regge, si rivolta, vomito anche il cervello.

Nessuno mi sente. Neanche io. Sento solo il vuoto. Un vuoto che riempio svuotando quel raffinato barattolo di crema gianduia con nocciole del Piemonte, acquistato in un elegante negozio di Torino da un uomo non più tanto giovane, forse intenerito da una ragazzetta con qualche problema. 

L’operazione dura pochi minuti. Non sento alcun sapore. Affondo il cucchiaio finché non vedo il fondo. Non mi curo di questo gesto, cado sul letto come corpo morto cade.

Risveglio doloroso. Malessere ovunque. Testa, pancia, gambe, lividi… Non ricordo subito. La cucina mi sembra l’unico posto dove andare per tentare con un caffè di riprendere conoscenza. La credenza mi schiaffeggia la verità. E la verità è un barattolo vuoto. Riaffiora nella mente il momento bulimico. Panico. Lacrime. Mi rassegno al fatto che la mia anima ha spostato la residenza nello stomaco. Lei chiude le finestre sul mondo, lui rifiuta di cibarsi. Lei apre una breccia, lui si vendica e si trasforma in una vorace bocca che sa di avere poco tempo per fare scorta di calorie. Quello stesso calore che centellinerà dopo, per sopravvivere.

Tra l’anima e lo stomaco, nella loro lotta cannibale, c’è il mio corpo. Lui paga lo scotto più alto, le conseguenze della mancata aderenza degli affetti.

Ne uscirò certo. Quando accetterò che posso vivere senza amore…

 
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Sto

Post n°209 pubblicato il 29 Maggio 2009 da certenottiqui

Come sto? Ormai me lo chiedo da sola. Ho sviluppato una predisposizione verso me stessa che è così alienante da rendere ghiaccio ogni tentativo di lacrima. Sono uno di quei petardi che si accendono la notte di Capodanno, si lanciano in un posto a caso e tutti si scansano per non farsi male, si tappano le orecchie per non sentire il botto assordante, lanciano un urletto di paura divertita… un petardo che dura l’attimo del botto… rimane una cartaccia per terra che qualcuno spazzerà via, dopo la festa… fine…

Rassegnata. Dalla nascita. Dal non amore primordiale. Da questa maledizione che qualcuno mi ha lanciato addosso fino alla morte.

Quando tua madre non solo non ti fa più una carezza ma ti maledice…e tuo padre ti schifa…e magari altri familiari ti usano e basta… quando gli uomini ti vedono sempre come una categoria e non come una persona. Quando davvero ti sale il vomito per la gente, tutta, fin da quando apri gli occhi al mattino… forse vuol dire che sei davvero arrivata all’ultimo vaffanculo universale. E andassero in malora tutti, il mondo intero.

E’ venerdì sera, sti cazzi… me ne sto fra quattro mura a vedere un film che ho già visto un milione di volte…una delle poche cose che ancora mi emoziona… oltre al silenzio… alla notte… e al buio…

 
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Ora

Post n°208 pubblicato il 17 Aprile 2009 da certenottiqui

 

 

 

 

 

Ora lo vorrei… Sì, proprio ora. Mollare tutto e perdermi in una distesa verde, silenziosa e ventosa. Al sole, da sola. Perché tanto ormai l’ho capito che si può prendere solo quello che la natura offre. E l’uomo non fa parte della natura, non è spontaneo e generoso come lei. Ho cercato mani. Ho cercato amore. Ho cercato quel calore che mai ho avuto. Non so neppure cosa sia. Sono cresciuta al freddo e al freddo sono diventata grande. Cercavo tepore, non braci ardenti…con quelle mi sono rovinosamente bruciata le dita e il cuore. Quel tepore tenue ma costante, presente come un raggio di sole diurno.

Ora ho bisogno di una carezza. Che non sia, come al solito lussuriosa. Che non nasconda dietro uno scopo. Solo una carezza. Semplice gesto di dolcezza e di affetto autentico.

Ora vorrei perdermi in un abbraccio.

Ora ho voglia di ricevere e accogliere.

Ora che il corpo non è più in carne e forse non suscita più solo osceni desideri.

Ora che mi sto assottigliando come una foglia, pronta a volare via al primo soffio di vento.

Ora, prima che inizi a soffiare su di me il vento di tempesta, vorrei… vorrei finalmente incontrare  occhi che sanno vedere…un solo sguardo e niente più… per illudermi di aver vissuto almeno un attimo di sincerità…

 
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quale futuro

Post n°207 pubblicato il 15 Marzo 2009 da certenottiqui

Cosa c’è oltre questo denso muro di nuvole? Pesanti coltri di piombo fanno da barriera all’al di là. Vorrei conoscere quel “là”, quell’oltre che mi porto dietro da sempre e che fatico a vedere. Una generazione senza futuro. Ci chiamano così… quelli come me, nati alla fine dei ’70… Un tempo non ci facevo troppo caso. Pensavo che, avendo le capacità, tutti potessero farcela a lavorare, pagare un affitto, mangiare, vivere… semplicemente… eppure mi guardo intorno e c’è solo buio. Il nulla mischiato al niente. Parole, promesse, bozze, tentativi poco convinti. Piccoli senzatetto crescono… Sono già cresciuti in effetti… trentenni allo sbando, più che borderline… offline….  Comincio a credere che quando hai un lavoro precario, quando basta una bolletta salata per non farti arrivare alla fine del mese, quando pensi che non avrai vecchiaia perché non avrai una pensione, quando se malauguratamente ti rompi una gamba perdi il lavoro all’istante, quando non hai alcuna certezza di sopravvivenza…allora anche il resto diventa precario. L’amore, gli affetti, la vita sociale. Non ti hanno tolto solo il futuro, ma anche la voglia di avercelo un futuro. Forse sta tutto qui. La voglia. Quel piccolo piccolissimo sforzo per premere un tasto start e darsi da fare. Cominci a pensare che tanto non serve a niente. Che andrà a puttane anche stavolta. E allora te ne stai accucciato in un angolo di casa, ad evadere davanti a un pc… nel peggiore dei casi davanti a un cartoccio di vino scadente…solo come un cane randagio che non ha voluto padroni per essere libero ed è finito vittima e prigioniero di se stesso.  Bisognerebbe trovare il coraggio di dire: arreso! Sì resa…rassegnazione… e chiamateci pure apatici, vuoti, bamboccioni. Siamo figli vostri però. Figli di una società che per decenni è stata solo un grande bluff, gonfia ma vuota, un gigante coi piedi d’argilla raccolto a cucchiaiate da nani e ballerine, avvoltoi passati per eroi… Ora quelli che dovevano opporsi e si sono arresi/venduti vorrebbero da noi la rivoluzione… un secondo ’68… e magari pure le bombe… Ho un’idea: trasformiamoci tutti in cecchini e spariamo a vista… tolti di mezzo loro chi resta?! E allora no, non me la bevo… resto qui sotto il letto a masticare la sabbia nella quale ho seppellito la testa e ogni idea…

 
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Correre

Post n°206 pubblicato il 25 Febbraio 2009 da certenottiqui

 

Corro da meno di un anno. Corro spesso per rabbia, oppure per sentire me stessa. Quando ho iniziato dopo 5 minuti ero sfinita, dovevo fermarmi. Ora corro per 50 minuti di fila e se avessi più tempo sento che potrei andare avanti per ore.

E’ sentire la tensione in ogni muscolo, il sudore scendere copioso e la mente libera, svuotata, leggera.

Corro da sola. C’è solo la terra sotto i piedi, oppure la sabbia, e il cielo sulla mia testa. Note nelle orecchie e pugni chiusi. Lo sguardo è quasi sempre in avanti. Deviazioni verso lo scintillio del mare o verso una distesa verde trasmettono un accenno di sorriso alle labbra, più spesso al cuore.

Vinco il dolore, a una caviglia o a un fianco. Stringo i denti, i muscoli della faccia si contraggono in una smorfia, ma non mi fermo. Non mi fermo mai, al massimo rallento. Per poi prendere di nuovo velocità, sembra di volare… 50 minuti di leggerezza… 50 minuti di assoluta alienazione e solitudine… Nemmeno un pensiero fa compagnia allo sforzo. Sento la fatica nelle gambe e la soddisfazione di non essermi fermata neppure questa volta… così fino alla fine, fino alla doccia calda che accarezza la pelle come un massaggio ristoratore… Mentre mi godo un lungo e bollente caffè sento in ogni fibra benessere…benessere e forza… sento la mia volontà e penso che in quei 50 minuti c’è l’essenza di me più autentica…

Potessi non fermarmi più…

 
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Nel vestito migliore

Post n°205 pubblicato il 20 Febbraio 2009 da certenottiqui

            

 

 

Quante volte ho mutato pelle. Quante lacrime ho lasciato congelare dentro. Quanta solitudine ho masticato. Quanti tagli senza sangue hanno bruciato l'anima.

 

Troppo.

 

E' stato sempre tutto troppo.

 

Ma doveva essere così, doveva essere questo il mio percorso per raggiungere l'imperturbabilità armonica e impermeabile che dà l'unica vera felicità.

 

Quando niente più fa male. Niente penetra dentro. Niente ti spezza. Allora puoi dire di essere forte. Puoi finalmente mostrare ogni fragilità e debolezza. Puoi lasciarti andare. Smettere gli abiti di superdonna della minchia. Mostrarti nuda. Perchè la tua forza è dentro, sotto la pelle, gira nel sangue, si ferma nella mente, stabile, con un baricentro che centra perfettamente la sua base.

 

Lascio da parte un cumulo ammucchiato di dipendenze, tormenti, aspettative, obiettivi, dimostrazioni, sottotitoli e interpretazioni. Guardo il tutto con indifferente superbia e superiorità.

 

Leggera vado oltre. Leggera affronto il nuovo presente.

 

Leggera come piume, forte come l'acqua, inafferrabile come il vento...

 
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Forza

Post n°204 pubblicato il 08 Febbraio 2009 da certenottiqui


La mente è a riposo. Sfinita dal troppo lavorio, dalle notti insonni, dal ritmo veloce di un lavoro stressante, dalle pene e dalle preoccupazioni, dai problemi quotidiani e da quelli incidentali. La mente finalmente si placa un attimo. E’ talmente lucida che ha quasi l’illusione di esserlo stata sempre… Domina, come al solito, su tutto. Ha il pieno controllo su ogni forma d’emozione. Mi rende impassibile, imperturbabile. Uno stato di forza che mi fa sorridere di piacere, diffuso benessere per una ritrovata tregua. Indifferenza per quello che credevo l’emozione più grande, apertura per qualcosa che sembrava destinato a vita breve, chiusura definitiva per tutti i giocatori di riserva… comparse benefiche ma destinate alla panchina eterna… Rischio tutto… ma con l’infinita serenità di chi è abituato a perdere e non si sfinisce più sul campo, sta solo a vivere i giorni, uno dopo l’altro, continuando a fare ogni cosa come sempre e sorridendo al destino quasi con compiacimento. Sto bene in questi abiti. Né streghe né fate, né sante né puttane. Niente maschere, basta recite. Zero parole. Un infinito silenzio rotto da battiti e respiri…

 
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Aria

Post n°203 pubblicato il 27 Gennaio 2009 da certenottiqui

L’ho rivista stasera. Un dono dello specchio. Quella smorfia amara agli angoli della bocca che mi rende più brutta e più vecchia. Ogni tanto torna. Tutte le volte che il fagotto diventa più pesante, un altro masso da portare, l’ennesima dolcezza evaporata, sciolta, estinta, scarnificata a forza, sostituita con pietre dure, ammassate dentro questo sacco portato sulle spalle…ogni anno più greve… E non è stanchezza, non è dolore, non è rabbia, neppure rancore. E’ polverosa abitudine spezzata da gocce di amarezza. Qui abita la disillusione. Qui vengono a morire i sogni, scelgono le immense spiagge della mia anima per trasformarsi in cadaveri…e ci restano…li guardo putrefarsi, incenerirsi e scomparire per sempre. Come se non fossero mai esistiti.

E’ arrivato forse davvero il momento di andare, partire, senza esitare. Perché, nonostante tutto, fa rumore dentro una grande smania di ridere… Mi punge, mi solletica, mi strattona da un lato come se volesse scrollare via ogni residuo. Forse questa volta non opporrò resistenza. Andrò, seguirò la corrente, imparerò ad amare la luce e non solo il buio, mi inventerò un’altra strada…

In linea d’aria…

Guaranteed

Inginocchiato non c'è modo di essere libero
sollevando una tazza vuota, chiedo silenziosamente
che tutte le mie destinazioni accettino quello che sono io
così riesco a respirare...

dei cerchi si espandono e ingoiano le persone per intero
per metà delle loro vite dicono buonanotte
a mogli che non conosceranno mai
ho una mente piena di domande
ed un insegnante nella mia anima, va così...

non venire più vicino o dovrò andarmene
i posti che tirano mi attirano come la gravità
se mai ci fosse qualcuno per cui restare a casa
quel qualcuno saresti tu...

tutti quelli che incontro, in gabbie che hanno comprato
pensano a me e al mio vagare,
ma io non sono mai quello che pensavano
ho la mia indignazione ma sono puro in tutti i mei pensieri
io sono vivo...

il vento è tra i miei capelli, mi sento parte di ogni posto
al di sotto del mio essere c'è una strada che è scomparsa
a notte fonda sento gli alberi,
stanno cantando con i morti, lassù...

lascia che sia io a trovare un modo di essere
considerami un satellite sempre in orbita
conoscevo tutte le regole, ma le regole non mi conoscevano
garantito...




 
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Difetto

Post n°202 pubblicato il 18 Gennaio 2009 da certenottiqui

Un quesito senza risposta. Un difetto congenito. Un contenitore bucato. Deve essere così. Alcune cose s’infrangono su di me, ma rimbalzano. Mi toccano dentro e tornano indietro. Entrano dal portone principale in pompa magna ed escono dall’uscita secondaria, in punta di piedi, senza nemmeno un saluto. L’amore mi respinge. Fiuta il mio spirito e lo rifiuta. Non sceglie mai questo cuore da abitare. Neanche per una notte a pagamento. Neppure come stanza a ore. Mai. Eppure ho risorse per pagare bene, è compresa anche la colazione e un fiore sul letto. Bussano alle stanze della mia anima molte altre mani: offrono tempo, compagnia, ascolto, sesso. Mai amore. E’ sempre un fagotto di stracci quello che sono costretta a portarmi dietro. E c’è sempre un cammino da riprendere. Ad ogni sosta penso sempre di potermi fermare un po’ di più. Ma arrivano calci in culo prima che sia finito il mio tempo. C’è un senso di stanchezza rassegnata e cronica che resta appiccicata dentro. Senza parole né lacrime. Senza una giustificazione o una scusa. Senza rabbia né rancore. Qualcosa che già so, che aspetto come un temporale inevitabile.

Dovrei imparare ad amare la mia solitudine molto più del mio cuore…

 
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Casa

Post n°201 pubblicato il 28 Dicembre 2008 da certenottiqui

E’ passata. Anche stavolta sono sopravvissuta. Ogni volta è sempre uguale. Ogni Natale si allargano un po’ di più le maglie della mia già profondissima solitudine. Slabbrati buchi neri, pozzi di dolore che si riaprono per un po’ e si richiudono quando mi allontano da lì, il posto del non amore, dell’indifferenza, dell’incomprensione. Condannata a essere madre di mia madre e a difendermi da mio padre. Condannata a portare i fardelli degli altri, a combattere guerre che non mi appartengono, a lottare per cause che io ho già vinto da un pezzo. Ci fossero occhi rivolti verso me. Ci fosse mai una mano tesa, un abbraccio accogliente. Ci fosse interesse per la mia vita e la mia anima ferita, forse non sentirei questo bisogno assurdo di stare da sola, di spingermi in un angolo buio, di mostrare sempre i denti e le unghie. Avessi mostrato ad alcuno la mia debolezza, mi fossi appoggiata a una spalla, avessi chiesto aiuto anch’io, forse oggi non avrei questa pesante armatura da incollare addosso, utile a volte ma che non mi difende mai da me stessa. Ma tant’è…e la storia non si può cambiare, né riscrivere, almeno la mia… Solo che questa volta nessuna maschera ha potuto nascondere gocce di tristezza, cadute come frammenti di specchi su una tavola troppo imbandita, troppo piena di roba e tanto povera d’altre cose…

Ho raccolto le mie poche cose senza valore e ho ripreso il cammino. Ininterrotto viaggio senza fame né sete, senza fretta, né nostalgia. La solita grigia strada piena di buche e curve, ghiacciata e scivolosa.

Che mi ha portato a casa. La mia…

 
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Natale

Post n°200 pubblicato il 25 Dicembre 2008 da certenottiqui

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

(Giuseppe Ungaretti)

 
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Chissà se in cielo passano gli Who

E buonanotte a tutti i sognatori
a quelli che la devono far fuori
a chi c'ha il mondo sempre più lontano
perché ha vissuto sempre contromano
a chi non butta via la notte coi pensieri
a quelli che una coppia è gia una folla
e dicono che il cielo sia una balla
a quelli che da soli ci stan stretti
e pensano che il cielo sia di tutti
a lui e lei che stanno insieme solo con la colla

e poi a quelli che non ritornano
certo lassù forse lassù
sono capaci di non dormire mai più

chissà se in cielo passano gli who
chissà se in cielo passano gli who
chissà che nome d'arte avrà il dj
se sceglie sempre e solo tutto lui
se prende le richieste che gli fai

a chi decide di ammazzare il tempo
e il tempo invece servirebbe vivo
a chi sta in giro perché non ha scelta
perché comunque il sonno non arriva
a quelli che ogni notte puoi giurarci son presenti
e buonanotte a chi la sa godere
a quelli che han bisogno di star male
a chi ha paura di restare fermo
e sogna un po' più forte quando è sveglio
a quelli che non hanno mai saputo dove andare

poi a quelli che non salutano
certo lassù forse lassù
sono capaci di non dormire mai più

chissà se in cielo passano gli who
chissà se in cielo passano gli who
chissà che nome d'arte avrà il dj
se sceglie sempre e solo tutto lui
se prende le richieste che gli fai

Luciano Ligabue - Fuori come va? - 2002

 

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Almeno Credo

credo che ci voglia un dio ed anche un bar
credo che stanotte ti verrò a trovare per dirci tutto quello
che dobbiamo dire o almeno credo
credo proprio che non sia già tutto qui e certi giorni invece
credo sia così, credo al tuo odore e al modo in cui mi fai sentire
a questo credo


qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni credo che ognuno si faccia il giro come viene,
a suo modo qua non c'è mai stato solo un mondo solo
credo a quel tale che dice in giro che l'amore porta amore credo, se ti serve,
chiamami scemo ma io almeno credo se ti basta chiamami scemo
che io almeno credo


credo nel rumore di chi sa tacere che quando smetti di sperare
inizi un pò a morire credo al tuo amore e a quello che mi tira fuori o almeno credo
credo che ci sia qualcosa chiuso a chiave e che ogni verità può fare bene o fare male
credo che adesso mi devi far sentir le mani che a quelle credo

 
qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni credo che ognuno si faccia il giro come viene,
a suo modo qua non c'è mai stato solo un mondo solo
credo a quel tale che dice in giro che l'amore chiama amore
qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni credo che ognuno si faccia il giro come viene,
a suo modo qua non c'è mai stato solo un mondo solo
credo a quel tale che dice in giro che l'amore porta amore credo
se ti serve chiamami scemo ma io almeno credo se ti basta chiamami scemo che io almeno credo...

Luciano Ligabue - Miss Mondo - 1999

 

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