Creato da cinciarella10 il 13/10/2014

L'ODORE DELLA NOTTE

… la notte, secondo l’ora, cambia odore …

 

 

Alexis Tsipras: questo è un uomo!

Post n°658 pubblicato il 01 Luglio 2015 da cinciarella10
 

 

 

 

Onestà, coraggio, determinazione, dignità:
mi inchino davanti ad un grande uomo, un vero leader!
Alexis, sempre con te!

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“La saluto Presidente”

Post n°657 pubblicato il 01 Luglio 2015 da cinciarella10
 

 

 


Renzi si schiera con gli "Eurocrati" e si dichiara a "Il sole 24 ore"

di Cristina Giuffrida

"Come si cambia per non morire" una delle frasi della splendida canzone di Enrico Ruggeri che trovo sempre appropriata più che per le donne, le vere destinatarie del messaggio di Ruggeri, per i politici.
I trasformisti, i fedeli servitori del potere economico e sociale.
Matteo Renzi non vuole "morire", politicamente parlando, e desidera non deludere le aspettative di coloro che hanno riposto grandi speranze nel giovane, ubbidiente e volenteroso studente premier segretario.
Sono lontani i tempi in cui Renzi interpretava, anche male devo dire, la parte del "rivoluzionario" entrato in Europa a guidare il semestre europeo per cambiare "il vocabolario".
Sono lontani i tempi in cui Renzi, infuocato da un 40% di popolo italiano (leggasi 19,02%) entrò a Bruxelles e furono subito scintille con Junker.
L'uomo che oggi conduce una battaglia da "tragedia greca", in perfetto stile sofocleo, incitando il popolo greco a far saltare il governo Tsipras.Anche i potenti sbagliano: facciano più attenzione, la prossima volta, al curriculum e le attitudini dei loro "impiegati" prima di affidare e/o accettare la carica di "premier".
Dicevo, Renzi è cambiato.
Dalle scintille provocate dal paradossale attacco all'Europa chiamati, nel novembre del 2014, "banda di burocrati" allo schierarsi con la stessa banda per schiacciare il Deus ex machina della situazione: Tsipras.
Matteo Renzi prende quindi le distanze dal "collega" ellenico e si allinea ai euroburocrati di Bruxelles.
Aveva già cominciato ieri sera, Renzi, ad elargire perle di saggezza attraverso twitter.
Ma anche quella cravatta, data in dono a Tsipras, non è che presagisse grandi alleanze a dire il vero.
Quindi ieri sera mentre la Grecia, in piazze gremite, urlava "siamo orgogliosi di essere greci" e mentre Tsipras in Tv, ospite di ERT (la tv di Stato riaperta grazie al Premier l'11 giugno, dopo due anni esatti dalla sua chiusura forzata causa crisi) applicava il concetto di "parresia" ossia diceva la verità al popolo greco, Renzi twittava in inglese: "Il punto è: il referendum greco non sarà un derby Commissione europea vs Tsipras, ma euro contro dracma. Questa è la scelta".
Complimenti alla solidarietà ed al premio "miglior attore non protagonista di < menzogne e desideri> "
Ieri sera, ieri notte, il popolo greco ascoltava con fierezza le parole del suo premier in Tv e già correva la notizia che il premier italiano si era schierato "contro" la Grecia provocando grossi malumori contro l'Italia.
Come è giusto che fosse.
Tsipras in tv ha aperto di fatto la campagna per il "no" al referendum di domenica.
Il premier greco ha parlato di continui "ricatti", di un continuo alzare la posta da parte dei creditori, e ha spiegato che per lui non è affatto finita:
"Più sarà elevata la partecipazione, e più sarà ampia la vittoria del 'no' a quella proposta, più sarà grande la possibilità di un riavvio sostanziale dei negoziati, così che entreremo su un percorso di fattibilità e ragionevolezza".
Tsipras ha tra l'altro confermato che la Grecia non pagherà la tranche del debito in scadenza nelle prossime ore. Ma il Grexit non è alle porte:
"Non penso che ci vogliano buttare fuori dall'euro, non lo faranno. Non lo faranno, perché i costi sarebbero enormi". In realtà, ha poi aggiunto Tsipras, vogliono sbarazzarsi di questo governo che ha il favore del popolo.
I due intervistatori gli hanno poi chiesto se intenda dimettersi in caso di vittoria del "sì": "non sono un uomo per tutte le stagioni", ha risposto.
In quel caso, ha detto, la volontà del popolo sarà legge, ma senza di lui.
Esattamente come accade in Italia da sempre, esattamente come sta agendo Renzi che asfalta i malumori del popolo dicendo: "Sono finiti i tempi in cui la piazza faceva cadere il governo".
E' chiaro, adesso, perchè Renzi stamane si è apprestato a rilasciare un'intervista a il Sole 24Ore?
E' chiaro, adesso, che il concetto di "verità" esula dal vocabolario del nostro premier legato agli euroburocrati?
Una lunga intervista al direttore del Sole 24Ore, Roberto Napoletano, durante la quale Renzi sposa la linea di Angela Merkel e attacca a testa bassa il primo ministro greco.
"Il problema non è su chi ha sbagliato per primo, questo non è un asilo" dice Renzi credendo di mettere una toppa sul passato.
E tutte le colpe ricadono, quindi, su Tsipras e compagni che hanno deciso di far saltare il tavolo indicendo il referendum.
"Il punto è che la Grecia può ottenere condizioni diverse ma deve rispettare le regole - tuona - altrimenti non è più una comunità".
Qualcosa mi sfugge, anche in questo caso, ricordando che non più di 3 giorni fa Renzi a Bruxelles, relativamente all'immigrazione, pareva quasi credibile nel suo sbatter di pugni sul tavolo denunciando un'Europa disunita e diversa dal "sogno sognato"Verrebbe da chiedergli: "insomma Presidente, si decida. L'Europa è o non è unita secondo lei? Perchè se fosse unita come dice, parlando di "comunità", lei oggi dovrebbe essere in piazza a dare il suo contributo in aiuto alla Grecia. Dovrebbe volare a Bruxelles ad aiutare il suo collega, non dovrebbe essere qui a dire che Tsipras sbaglia e che la colpa è sua. Non dovrebbe nemmeno appoggiare la campagna anti-Tsipras degli euroburocrati che lei contestava. In teoria, Presidente, questa intervista sta dividendo i buoni dai cattivi dove tra i buoni c'è lei che ha trasformato l'Italia, senza il permesso del popolo, a suon di riforme tra l'inutile, per il benessere del popolo, ed il vantaggioso, per il benessere della classe capitalista. A non sapere chi è lei Presidente, oggi parrebbe quasi di intervistare il portavoce della Merkel o di Junger o della Lagarde. Le ricordo, Presidente, che lei è a capo di una Nazione per un misterioso gioco di campanelle. Le ricordo, Presidente, che domenica non sarà solo il popolo greco a votare ma tutta l'Europa sarà in quel voto. Capisco la sua difesa ad oltranza della sua persona e del suo operato (voluto) ma cerchi di mantenere almeno una aplombe da statista evitando scivoloni pericolosi per lei, la Grecia e l'Europa intera".
Ecco cosa avrei domandato al Premier se mi fosse stato concesso.
Invece noi leggiamo l'intervista e domani quel giornale servirà ad incartare le uova appena comprate (il cibo che costa meno e che possiamo permetterci noi, italiani-greci) ma le parole del Premier oggi, per qualcuno saranno come una pietra tombale sull'integerrimo e bravo giovane rampante, per molti altri saranno motivo di rabbia e dolore perchè in Italia abbiamo 15 milioni di poveri a cui nessuno pensa. Abbiamo il 14% di disoccupazione di cui nessuno si preoccupa.
Abbiamo adesso una scuola "chiusa" per come è stata voluta.

Perchè in Italia c'è la troika, in Grecia c'è la democrazia e quindi la libertà. Si ricordi Presidente, le sue parole a pochi giorni dal suo misterioso insediamento: "Non perchè ce lo chiede l'Europa"....
Vale anche e soprattutto per Tsipras. Risparmi le sue energie e ne tenga da conto un pò; tra non molto dovrà farsi il sangue amaro anche con la Spagna e con Iglesias. Stia sereno Presidente. Mi scusi Presidente ma sono costretta a dire: Viva la Grecia Viva la democrazia Viva la libertà Viva la giustizia sociale.

Domenica 5 luglio, al voto, ci saremo anche noi.
La saluto.

Fonte: ALGANEWS DI LUCIO GIORDANO
https://luciogiordano.wordpress.com
Pubblicato il 30 Giugno 2015 da Lucio Giordano

 
 
 

“Invasione di campo … O più semplicemente ricatto?”

Post n°656 pubblicato il 01 Luglio 2015 da cinciarella10
 

 

 


Il suicidio della Troika

di Lucio Giordano

Come la vogliamo chiamare? Invasione di campo, entrata a gamba tesa da rosso diretto ed espulsione immediata? O più semplicemente ricatto, dei più biechi, dei più subdoli? Già, perché la decisione della Troika di scendere in campo mentre due squadre stanno giocando la loro partita non si era mai vista prima. Non ha precedenti. O meglio, non in maniera cosi diretta. Perché qualche anno fa, ad esempio, la troika si era stufata di Berlusconi, era il novembre del 2011, e lo aveva costretto alle dimissioni  con la minaccia dello spread. Ammiccava all'epoca. Ma non diceva, perché forse non ce n'era bisogno.
E già difendere per una  volta l'ex cavaliere è un macigno difficile da gestire. Ma accettare le dichiarazioni di tutta l'Europa di tecnocrati unita è una montagna che ti crolla addosso e ti porta a chiederti il perché. Il perché, in effetti, è chiarissimo. La Merkel, Schauble, Draghi, Renzi, Hollande, Schultz   e tutte le teste di ponte di questa troika senza  ritegno, hanno paura di Tsipras. Lo vogliono far fuori già dal prossimo 5 luglio.
Attraverso il tam tam di un'informazione  mai cosi schierata  e in cattiva fede come in questi giorni,  vuole far passare il messaggio che il referendum sia un referendum fuori o dentro l'euro.  Falso. E si chiama cattivissima fede. Il leader di Syriza è stato infatti  molto chiaro: con una scelta coraggiosa che entrerà nella storia della democrazia, al suo popolo chiede solo un si o un no. Un si o un no, se accettare o meno le richieste della troika, non se restare o meno nell'Euro, né tantomeno se uscire dall'Europa unita, anche perché nel trattato di Lisbona questo non è previsto.
Il terremoto Tsipras  ha però messo con le spalle al muro la Germania, la Francia e i loro piccoli alleati. Fateci caso. La cancelliera in questi giorni ha uno sguardo teso, terreo, preoccupato. Spento. Sa che le hanno strappato la maschera. Ora è nuda. Con la sua realtà affatto lieta.
Il suo popolo, che almeno per metà è composto da brave persone, come delle vittime incolpevoli per questa ennesima  guerra, stavolta tutta economica,  osserva attonito. Frau Angela non ha più difese. In un gesto disperato ieri ha blandito i greci, senza averne alcun diritto. Poi ha aggiunto che il referendum di Atene sarà un referendum sull'Euro. E senza euro non esisterà più l'Europa.
Facile però cosi. Fino a quando Francia e Germania hanno speculato sulle disgrazie greche, l'Euro era irreversibile. Ora che invece il gioco è stato scoperto da centinaia di milioni di abitanti della vecchia Europa, questo ingombrante arnese chiamato Europa non serve più.  La foglia di fico di un'unità mai realmente esistita,  la si può dunque strappare senza scrupoli, se non è più possibile  far arricchire le banche, la finanza internazionale, l'oligarchia mondiale.
Il segreto di Pulcinella sta insomma costringendo la troika e la tecnocrazia del vecchio continente ad aumentare le dosi di arroganza. Ma in questo modo sia la troika che i tecnocrati europei si stanno suicidando. Forse non se ne rendono conto, ma è cosi. Perché più il ricatto si fa chiaro, e i contorni diventano definiti, più i greci voteranno no. Sarà la fine dell'Europa? Forse. E non solo quella dei popoli, mai nata, ma anche quella che in questi quindici anni ha succhiato sangue agli abitanti del vecchio continente.  E i responsabili di questa guerra spregevole, prossima alla fine, hanno già nomi e cognomi. Volti e sigle. E sono ormai noti a tutti. Ecco i perché del ricatto.
La troika scoperta e spaventata, insomma,  si può difendere solo attaccando, minacciando, invece di fare l'unica cosa sensata che avrebbe salvato l'euro e l'Europa: una moratoria sul debito, un condono, come avvenne nel 1953 con i debiti di guerra della Germania.  E i motivi di questo gesto saggio sono facilmente intuibili. Non mi dilungherò a spiegarli ma va da sé che solo rilanciando l'occupazione, aumentando i salari,  investendo e liberando i Paesi dal debito pubblico e da quel nodo scorsoio che sono gli interessi da strozzino, l'economia tornerà a crescere. Altrimenti sarà depressione costante. prolungata. Non serve essere un premio nobel dell'economia , per capirlo.  Ma qui, purtroppo, non c'è in vista nessun piano Marshall, nessuna volontà di remare tutti dalla stessa parte. C'è solo il desiderio sadico di distruggere chi ha osato opporsi a questa oligarchia reazionaria, di spremere anche l'ultima goccia di sangue a questi schiavi del nuovo millennio.
Domenica dunque si decide non solo il destino di Atene ma anche quello di tutto l'occidente. Sarà la battaglia finale tra la dittatura della troika e la democrazia greca.  Solo se vince Tsipras, il mondo avrà un futuro. Per una volta è il caso di essere ottimisti.

Fonte: ALGANEWS DI LUCIO GIORDANO
https://luciogiordano.wordpress.com
Pubblicato il 30 Giungo 2015 da Lucio Giordano

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Blog in riposo!

Post n°655 pubblicato il 05 Giugno 2015 da cinciarella10
 

 

 

 

Sono un po' stanca, mi prendo un periodo di riposo e di ... riflessione. Perciò non ci sarò tutti i giorni, ma passerò a vedere i messaggi. Ciao a tutti, arrivederci a presto!

 

 

 
 
 

La verità è più forte di qualsiasi cosa

Post n°654 pubblicato il 02 Giugno 2015 da cinciarella10
 

 

 


Giacomo di Cristallo
di G. Rodari 

Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l'aria e l'acqua. Era di carne e d'ossa e pareva di vetro, e se cadeva non andava in pezzi, ma al più si faceva sulla fronte un bernoccolo trasparente.
Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca.
Una volta, per sbaglio, il bambino disse una bugia, e subito la gente poté vedere come una palla di fuoco dietro la sua fronte: ridisse la verità e la palla di fuoco si dissolse. Per tutto il resto della sua vita non disse più bugie.
Un'altra volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, e il segreto non fu più tale.
Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte, quando gli facevano una domanda, prima che aprisse bocca.
Egli si chiamava Giacomo, ma la gente lo chiamava "Giacomo di cristallo", e gli voleva bene per la sua lealtà, e vicino a lui tutti diventavano gentili.

Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia. Chi si ribellava era fucilato. I poveri erano perseguitati, umiliati e offesi in cento modi.
La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze.
Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del tiranno. Di nascosto, poi, la gente si ripeteva i pensieri di Giacomo e prendeva speranza.
Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione.
Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri.
Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.

Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

Gianni Rodari
da "Favole al telefono"



"Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo."
(G. Rodari)


      

 
 
 

Poesia del Congo e Costa d'Avorio

Post n°653 pubblicato il 02 Giugno 2015 da cinciarella10
 

 

 

 
Domani, la speranza
Henri Boukoulou

Domani, la speranza
e nel cielo in lutto
vedo i suoi occhi, calmi e dolci
come una carezza,
ascolto la sua voce, pura e bella
come una notte costellata,
leggo il suo messaggio, serio e nobile
come una leggenda greca.
O, divina speranza!
Ecco che nel singhiozzo disperato del vento
si tracciano
le prime frasi del più bel poema d'amore
e domani, è la speranza!


    

 
 
 

02 Giugno 2015

Post n°652 pubblicato il 02 Giugno 2015 da cinciarella10
 

  


Storia del regno di Mangionia

Moltissimo tempo fa, nel lontano paese di Mangionia, regnò Mangione Primo il Digeritore, così chiamato perché dopo aver mangiato gli spaghetti sgranocchiava anche il piatto, e lo digeriva a meraviglia.
Gli successe sul trono Mangione Secondo, detto di Tre Cucchiai, perché mangiava la minestra in brodo adoperando contemporaneamente tre cucchiai del d'argento: due li teneva lui con le mani, il terzo gliela reggeva la Regina.
Dopo di lui salirono sul trono di Mangionia:
Mangione Terzo, detto l'Antipasto;
Mangione Quarto, detto Cotoletta alla Parmigiana;
Mangione Quinto, il Famelico;
Mangione Sesto, lo Sbranatacchini;
Mangione Settimo, detto «Ce n'è ancora?», che divorò perfino la corona;
Mangione Ottavo, detto Crosta di Formaggio, che sulla tavola non tr.ovò più nulla da mangiare e inghiotti la tovaglia;
'Mangione Nono, detto Ganascia d'Acciaio, che si mangiò il trono con tutti i cuscini. 
Così la dinastia finì.

Racconto di Gianni Rodari


 ... e venne proclamata la Repubblica, dove la storia ricominciò!...





       

 
 
 

Buonanotte!

Post n°651 pubblicato il 01 Giugno 2015 da cinciarella10
 

 


   

 
 
 

Racconti dall’Africa

Post n°650 pubblicato il 01 Giugno 2015 da cinciarella10
 

 

 


Il matrimonio del topo

C'era una volta un bellissimo topolino bianco. E diventava sempre più bello mentre cresceva e diventava adulto. I suoi genitori si chiedevano spesso: Dove troveremo una moglie degna per lui? Quando arrivò il momento di cercare una moglie decisero che solo nella famiglia di Dio poteva esserci una ragazza giusta per lui. Così, come era d'uso, tre vecchi componenti della famiglia andarono da Dio a chiedergli una moglie per il bel topolino. Giunti alla casa di Dio, i tre entrarono e dissero: Veniamo per conto del bellissimo topolino bianco, a cercare una moglie degna di lui: solo tu puoi trovarcela! Dio allora disse. Grazie di essere venuti,ma siete nel posto sbagliato: dovete andare a casa del vento! Il vento è più forte di me, perché mi soffia la polvere negli occhi!" A quel punto i tre messaggeri decisero di andare a casa del Vento. Ma giunti là, il Vento disse loro:"Vi ringrazio, ma la Montagna è più forte di me: io non riesco a scalfirla, malgrado soffi con tutta la mia forza! A quel punto lì i tre topi andarono dalla Montagna, che però disse loro: Grazie di essere venuti, ma c'è una creatura più potente, che mi sbriciola dalle fondamenta: abita là, andate a trovarla! I tre andarono nella casa che gli era stata indicata e videro che era la casa di un Topo. Il capofamiglia disse loro: Avete trovato la moglie per il vostro bellissimo topolino bianco!. Che gioia! E così il bellissimo topolino bianco trovò una moglie degna di lui.

Cosa sono le favole per gli africani

Per gli africani le favole sono vicende fantastiche narrate per divertire e per insegnare a vivere. Gli uditori si sentono coinvolti nel racconto e partecipano ai successi o alle disgrazie degli attori con esclamazioni di gioia o di delusione. Ma dietro il velo delle immagini le favole rappresentano la vita come è o come dovrebbe essere. Allora il narratore diventa un maestro di vita. Di solito è un anziano o griot. Le favole vengono raccontate di sera, attorno al fuoco che raccoglie piccoli e grandi. Oppure vengono proposte al gruppo dei giovani raccolti in foresta nel periodo dell'iniziazione. A volte, in forma sintetica, sono ricordate anche nelle sedute dei tribunali indigeni come fonte di norme in base alle quali raggiungere una giusta sentenza.

I racconti dell'Africa Nera 

Offrono l'immagine d'un mondo alle prese con le forze della natura, con le belve della foresta, con gli spiriti vaganti e con il potere delle streghe onnipresenti. Nell'Africa Nera lo scopo principale cui mira il narratore è l'insegnare. La favola è una lezione per immagini. Le popolazioni africane si servono di oggetti visibili, di fatti concreti, di azioni che coinvolgono i presenti, come le danze e i canti. Così il messaggio s'imprime nella memoria e influenza la loro vita. Dovendo insegnare qualche cosa per la vita, le favole africane hanno per protagonista sempre l'uomo, anche quando sono di scena gli animali. Questi non sono che la controfigura dell'uomo, ne riflettono le virtù e i difetti, le tribolazioni, i fallimenti e i successi. Alcuni, impersonando con speciale rilievo un difetto o una virtù, sono divenuti simbolo d'un tipo particolare d'uomo. La lepre e la rana rappresentano, in Africa, l'uomo saggio e coraggioso, il leopardo e il leone sono simbolo dell'oppressore prepotente e ottuso. Allora raccontare le avventure della lepre, del leone o del leopardo, dello scoiattolo o delle formiche, è insegnare la prudenza, il coraggio, l'amore o condannare la prepotenza, l'infedeltà, l'ambizione. Le favole trasmettono così una concezione della vita e forniscono norme per la condotta personale e per la convivenza nella società. Si capisce quindi perché siano strumenti di formazione per le nuove generazioni e ammonimento per tutti.

      

 
 
 

Una nuova geografia che innesca nuovi meccanismi

Post n°649 pubblicato il 01 Giugno 2015 da cinciarella10
 

 

 


Rallenta il treno di Matteo 

Il treno del Pd , e di Matteo Renzi, rallenta. Non è solo una questione di velocità, quale pure è - il Pd perde voti rispetto alle europee. E non è nemmeno solo questione di rinnovamento, quale pure è . È che il voto delle regionali disegna una realtà italiana molto diversa da quella che la "narrativa" di questi ultimi mesi ci aveva consegnato. Il Partito della Nazione, la nuova pelle che nell'immaginario della sinistra al governo avrebbe dovuto essere la forza trainante di una rinascita nazionale post-idologica, nei fatti non esiste.
Il Pd a guida Renziana non sfonda a destra, anzi la destra se unita si difende bene; e non riesce a sottrarsi ai condizionamenti della sinistra. Rimane il primo partito ma mostra segni interni di grande fragilità. Al contrario, le forze che la narrativa ufficiale chiama "antisistema" non arretrano, anzi si rafforzano. La prima di queste forze potremo chiamarla "astenemos", cioè tutto quello che possono dare i cittadini italiani al posto del "podemos" spagnolo - alle urne è andato solo il 53 per cento dei votanti, dando all' astensionismo la incredibile forza elettorale di un cittadino su due.
La seconda forza " antisistema" (uso questo termine molto discutibile fra virgolette per indicare che questa è la valutazione della narrativa ufficiale) è il movimento 5 stelle, che è il primo partito in 3 regioni, e si assesta in generale intorno al 22 per cento - una percentuale di poco sotto quella raggiunta nelle politiche del 2013, con la leggera perdita compensata da una autonomizzazione dei nuovi protagonisti dai vecchi vertici, che ha portato l'ex movimento all'abilità e all'organizzazione con cui ha combattuto regione per regione. In due anni il M5S ha acquisito un peso politico che promette una interessante nuova dialettica in Parlamento.
Terza forza, anche questa descritta come " antisistema", è la Lega, che ha fatto ottime performance in tutte le regioni del Nord - e di cui il secondo posto in Toscana è forse la più notevole - superando quasi dappertutto Forza Italia.
La curiosa proiezione di tutto questo è che se queste elezioni fossero state politiche, il risultato che avremmo oggi sul tavolo non sarebbe molto lontano dall'impasse che nel 2013 portò Napolitano a decidere di non dare a Bersani l'incarico per affidarlo a Letta. Non è proprio così, perché l'attuale Pd rimane più forte di quello di Bersani e rimane nelle mani di un leader che ha molto più progetto e determinazione dei suoi predecessori. Ma la comparazione con il 2013 racconta bene come la strada che Renzi ha finora avuto l'impressione di fare non è stata tanta quanto credeva: l'Italia su cui il Premier governa non è così incardinata intorno alla sua figura o così unificata dalla forza del nuovo Pd da lui rifondato. Al contrario, il Pd che esce da questo voto mostra molte fragilità.
Intanto è oggi un partito a trazione meridionale. La vittoria di De Luca porta al Pd la Campania, dopo tanti anni di centrodestra. La vittoria di Emiliano in Puglia conferma la regione alla sinistra. Entrambe chiudono il cerchio di un Sud che a questo punto (con Sicilia, Calabria, Abruzzo, Basilicata e Sardegna) è tutto del Pd, come da anni non succedeva.
Tuttavia, la compattezza di questo quadro è inficiata dalla forza dei politici che hanno la guida di queste regioni, ognuno dei quali ha tale controllo del consenso locale da avere il destino del Pd nelle proprie mani e non viceversa. Il rapporto con questi signori del consenso, necessariamente molto autonomi, con il Premier non è stato e non sarà facile. Come si è visto anche nella campagna elettorale Renzi non li domina, e non ne è necessariamente rappresentato.
Succede così che il progetto renziano, che nasce al nord e si nutre di una serie di valori di modernità che hanno casa al Nord, oggi vive in buona parte del Sud. Condizione nuova e interessante. A fronte, soprattutto, del fatto che il Partito democratico si rivela molto fragile invece proprio nelle sue sedi storiche: le famose regioni rosse.
La Toscana, dove pure il governatore Rossi ha vinto molto bene, è stata scavata dall'astensionismo - solo il 48 per cento è andato a votare. La storica Umbria è stata molto combattuta. Perdita clamorosa quella della Liguria, dove la sconfitta è certo da attribuire alla competizione del secondo candidato di sinistra. La sconfitta lascia uno strascico di rancori interni, ma al contempo è un forte avvertimento per Palazzo Chigi a non sottovalutare l'importanza della sinistra italiana e dello stesso Pd. Se si aggiunge a questo voto il forte astensionismo delle elezioni in Emilia Romagna pochi mesi fa, il quadro dell'indebolimento delle sedi storiche del Pd è completo.
Il Nord , infine, torna invece a trazione di destra. Soprattutto della destra leghista. La vittoria di Forza Italia in Liguria ferma il declino del partito di Silvio Berlusconi, e cancella del tutto (o almeno dovrebbe) ogni tentazione di rinnovo del Patto del Nazareno. FI vince dove si oppone a Renzi e dove, come in Liguria, si ricompatta con Ncd. Soffre invece ogni divisione, come si è visto con il buon risultato di Fitto in Puglia. Nessuno di questi risultati ferma tuttavia la Lega che a livello nazionale supera Forza Italia.
È una nuova geografia, come si vede, che innesca nuovi meccanismi. A destra ne esce scosso l'assetto fin qui sperimentato. Il M5s trova in queste regionali la piattaforma per un nuovo rilancio nazionale. Ma sarà soprattutto Matteo Renzi a dover molto riflettere sul corso dei futuri eventi. Anche se questo non è stato un voto sul governo, è certo una severa valutazione dello stato di salute della "rivoluzione" renziana.

Lucia Annunziata - L'Huffington Post
Lunedì 01 Giugno 2015

     

 
 
 
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CINCIARELLE



 

I POETI LAVORANO DI NOTTE



I poeti lavorano di notte
quando il tempo
non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini, da "Destinati a morire"

 

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DANZA DELLE STREGHE


Le streghe non si vedono,
ma le streghe ci sono
Nel buio si radunano,
in riva a fiumi e laghi
Corrono senza un frullo,
volano senza un suono
Non le sentono gli uomini,
non le vedono i maghi.

Le streghe sono magiche,
le streghe sono donne
Incendiano le tenebre
con le risa e la danza
Fanno ruotar mantelli,
le favolose gonne
Finché dura la notte,
finché ne hanno abbastanza.

E gli umani le cercano,
le vogliono vedere
Curiosi delle favole,
stupiti delle grida.
E furtivi si accostano,
chini nelle ombre nere
Tremanti di paura,
ubriachi di sfida.

Ma le streghe li sentono,
corrono sulle sponde
Sopra le acque fuggono,
gioiose equilibriste
E per gli umani restano
i cerchi delle onde
Come gonne che ridono:
"Le hai viste? Non le hai viste?"

Bruno Tognolini
da Melevisione
Il libro nero di Strega Salamandra
Giunti Junior Editore

 

BIANCA TRA LE FOGLIE

 

RIMA DELLA RABBIA GIUSTA



Tu dici che la rabbia
che ha ragione
È rabbia giusta
e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro
tutta quella gente
Ma poi cambi canale
e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla
come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce
quando arriva la stagione
Vedere se diventa
indignazione
E se diventa,
voglio tenerla tesa
Come un'offesa
Come una brace
che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo

Bruno Tognolini
da "Rime di Rabbia", Salani Editore

 

FILASTROCCA LIBERA




Libero, libera, liberi tutti
Libero l'albero e libero il seme
Liberi i belli di essere brutti
Le volpi furbe di essere sceme
Il fiume libero d'essere mare
Il mare libero dall'orizzonte
Libero il vento se vuole soffiare
Liberi noi di sentircelo in fronte
Libero tu di essere te
Libero io di essere me
Liberi i piccoli di essere grandi
Liberi i fiori di essere frutti
Libero, libera, liberi tutti

Bruno Tognolini,
da Rima rimani, Salani 2002

 

SCONGIURO CONTRO IL NAZISMO FUTURO




Gli abbiamo detto
che la rabbia non è bene
Bisogna vincerla,
bisogna fare pace
Ma che essere cattivi
poi conviene
Più si grida, più si offende
e più si piace
Gli abbiamo detto
che bisogna andare a scuola
E che la scuola com'è
non serve a niente
Gli abbiamo detto
che la legge è una sola
Ma che le scappatoie sono tante
Gli abbiamo detto
che tutto è intorno a loro
La vita è adesso,
basta allungar la mano
Gli abbiamo detto
che non c'è più lavoro
E quella mano
la allungheranno invano
Gli abbiamo detto
che se hai un capo griffato
Puoi baciare 
maschi e femmine a piacere
Gli abbiamo detto
che se non sei sposato
Ci son diritti
di cui non puoi godere
Gli abbiamo detto
che l'aria è avvelenata
Perché tutti
vanno in macchina al lavoro
Ma che la società sarà salvata
Se compreranno
macchine anche loro
Gli abbiamo detto tutto,
hanno capito tutto
Che il nostro mondo è splendido
Che il loro mondo è brutto
Bene: non c'è bisogno di indovini
Per sapere che arriverà il futuro
Speriamo 
che la rabbia dei bambini
Non ci presenti
un conto troppo duro

Bruno Tognolini
da "Rime di Rabbia", Salani Editore
 

I PIEDI
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Salgono i piedi per la salita, 
passo per passo finché è finita.
Scendono i piedi per la discesa,
giù verso il basso
che il passo non pesa. 
Piedi leggeri, passi pesanti, 
lungo i sentieri
che portano avanti. 
Passi di marcia rivoluzionaria: 
testa per terra, piedi per aria. 

Bruno Tognolini
da "Rimelandia" 
Il giardino delle filastrocche
Mondadori Newmedia

 

DANZA ARABA

 

JAZZ

 

TEATRO



"Il mio scopo non è insegnarvi a recitare, il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi. Il materiale per crearlo dovete prenderlo da voi stessi, dalle vostre memorie emotive, dalle esperienze da voi vissute nella realtà, dai vostri desideri e impulsi, da elementi interni analoghi alle emozioni, ai desideri e ai vari elementi del personaggio che impersonate ... Imparate ad amare l'arte in voi stessi e non voi stesse nell'arte."

Konstantin Sergeyevich
Stanislavskij

 

CINEMA

"Il cinema è composto da due cose: uno schermo e delle sedie. Il segreto sta nel riempirle entrambe." Roberto Benigni

 

GENERALE



Generale,
il tuo carro armato
è una macchina potente.
Spiana un bosco
e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
Ha bisogno di un carrista.

Generale,
il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta
e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
Ha bisogno di un meccanico.

Generale,
l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Bertolt Brecht

 

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