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Creato da EnricoDC_gallery il 15/12/2006
ma porca miseria, è mai possibile che bisogna urlare in questa casa?!? appunti di un artista vicentino
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I POST+ INTERESSANTI
193 - copia o originale?
192 - cambiamento e arte
191 – intervista ad un artista
190 – lascia copiare
189 – l’arte è per gli altri?
188 – quiz: di chi è?
187 – inutile come l’arte
186 – com’è il mio sito?
185 – Arte: io o gli altri?
184 – Arte: valore, dove?
183 – arte e ricerca
182 – ricerca e arte
178 – com’è inutile l’arte!
177 – arte bella arte brutta
176 – gli apprezzamenti
175 – la perfezione 2
174 – la perfezione 1
I POST + INTERESSANTI 2°
173 – la copia di se stessi
172 – se l’arte non esistesse…
169 – decalogo dell’artista
168 – benedetti consigli
167 – la copia dal vero
166 – l’arte si vede?
158 – se fosse l’ultimo giorno
141 – autoritratto
131 – l’ego e l’arte
127 – arte: potrebbe?
124 – copyright
104 – scindere arte e creatore
103 – Oscar Wilde – Enrico
99 – arte nuova
98 – arte e amore
91 – essere se stessi
90 – l’arte non è per tutti
89 – capire per capirsi
88 –ideali sentimenti?
I POST + INTERESSANTI 3°
87 – tecniche contemporanee
86 – quelle mostre che..
83 – J. Beuys, lo sciamano..
83 – crisi esistenziali
79 – quanto vale la tua arte?
77 – arte, nuova terapia
73 – dipingono tutti
72 – gerarchia domande
70 – le vie della ricerca
69 – ma sono intelligente!
66 – siamo le nostre domande
65 – x aspiranti professionisti
40 – artisti malati d’amore
37 – arte informale, x capire
33 – belle nuvole, è arte?
19 – pensieri su Mondrian
18 – lettera ad una figlia
12 – il mio percorso artistico
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Nickname: EnricoDC_gallery
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Età: 35 Prov: VI |
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un dibattito affascinante. L'arte nasce da dentro o viene da fuori? La risposta sembrerebbe scontata. Eppure, se si provasse a chiudere un artista in una stanza vuota, senza stimoli esterni, che cosa ne sarebbe del suo grande genio? Già, il talento non basta se non trova terreno dove mettere radici e colorare il mondo delle proprie ispirazioni, sperimentando se stesso e i propri limiti. Ed è per questo che paradossalmente l'artista, come ogni altra persona, deve fare il giro del pianeta per cercare disperatamente quell'interruttore che si trova dentro il cuore!
Pindaro: “Possa tu o giovane divenire quello che sei, imparando"
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L’arte arriva dal profondo del nostro essere, passa dalle nostre mani, dai nostri occhi e si propaga tutto intorno a noi. Comporre un quadro è far passare l’arte attraverso una finestra. Sapevate che la vostra stanza è lo specchio della vostra anima? Che la vostra casa è lo specchio della vostra personalità? E’ la vostra arte che si è propagata e ha contagiato ogni cosa, gli arredamenti, le tende, gli oggetti sparsi alla rinfusa, così come alla rinfusa gettate i vostri pensieri. Anche le vostre amicizie! (certo, anche quelle sono opera d’Arte!) Che componete nell'arco della vita e che sono in un certo senso lo specchi di quello che siete. E poi la vostra città, il vostro mondo. Solo il passato non può contenere un grammo in più della vostra arte. Ma il futuro è vostro! Potete colorarlo del colore che più vi piace. Ecco quindi smentito l’artista che dice di non esserlo.
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Arte per il lavoro
Il lavoro per l’arte
Uff..
Un tempo si bramava e si otteneva un lavoro, e si era in qual modo contenti.
Oggi si insegue la realizzazione dell’Io, perché il lavoro è una meta che non è così necessaria, ambita. Il giovane cresce in un contesto agiato, poi, certo, cerca lavoro, ma non ne ha realmente bisogno. Vive bene lo stesso. Una vita sospesa.
L’arte si esprimeva nel lavoro.
Il lavoro oggi non è grembo sufficientemente fecondo per accogliere l’arte. Perciò si cerca e si trova un lavoro da insoddisfatti e si coltiva l’Arte. In sé per sé.
Io voglio, io spero, ma è meglio che non venga esaudito.
Non si sarebbe contenti.
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Alcuni film ci tengono incollati allo schermo. Si fanno vedere e rivedere. Si lasciano riscoprire alla seconda o alla terza proiezione. Non si esauriscono con il primo passaggio ma portano con se diversi livelli di lettura. Mi soffermo, come faccio per ogni lavoro d’arte, per cercare di individuare quel qualcosa che rende il film.. vivo. Così come la pittura, accantonando tutti gli aspetti tecnici e osservando il movimento delle emozioni che si susseguono in un film si ripropongono alcune considerazioni.
1. Un film che intende stupire lo spettatore con effetti speciali troppo appariscenti e ripetuti cade nell’anonimato troppo presto. Lo spettatore non viene coinvolto.
2. Un film che sviluppa una trama piatta, nel senso che non offre una chiave di lettura più ampia, si esaurisce alla prima visione. Lo spettatore può al massimo godere della prima proiezione.
3. Un film ha bisogno di zone “scure” per far emergere le zone di “chiaro” (è una metafora), e tutto ciò dipende dalla coerenza del chiaroscuro.
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Quell’urinatoio, quel ready made, che diventa arte..
Dovè lì l’arte? Si richiama all’attenzione e si spiega che lì l’importante è individuare l’oggetto dell’arte. Cioè non l’urinatoio ma l’idea in un certo contesto.
Ma, a parte le definizioni, se quell’urinatoio fosse stato messo in un diverso contesto l’arte forse sarebbe sparita?
Non penso. Semplicemente non si sarebbe più vista. L’arte sta nell’ideazione, non nella trasposizione e leggibilità dell’opera. Cioè, se a me non interessa vendere o vantare la mia arte, che necessità ho di dimostrarla? Come possono essere obiettivi i giudizi se l’arte non si vede? Spesso l’arte diventa visiva solo per coincidenza … Oppure diventa visibile quando l’uomo vuole farla vedere. Ma se vuole far vedere la forza della propria arte, il prodotto non potrà che essere paradossalmente... indebolito, mentre il pensiero dovrebbe essere solo quello di fare arte.
Forse è per questo che la tecnica deve diventare perfetta per far trasparire l’arte, perché l’artista non dovrà curarsi della forma ma solo del contenuto.
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Artisti stralunati, in cerca dell’oro, nell’esasperazione della ricerca. Incapaci di vedere il bello nella semplicità. Cosa c’è di bello nel vedere smontato in mille pezzi il tuo amore, allo scopo di carpire il segreto della bellezza, ottenendone solo una manciata di pezzi inutili e senza senso.
Perché mi piace Modigliani?
Perché vede il bello, non chiede altro. Lo vive e lo canta.
“Those who find ugly meanings in beautiful things are corrupt without being charming. This is a fault. Those who find beautiful meanings in beautiful things are the cultivated. For these there is hope. They are the elect to whom beautiful things mean only beauty.”
From "The picture of Dorian Gray", Preface
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la stima per le persone a cosa si deve? io stimo le persone per la loro coerenza. meno per l'allineamento con le mie idee. e poi, diventa poco interessante chi per farsi apprezzare approva il pensiero altrui senza metterlo in dubbio. una persona dal pensiero estremo trova sempre un quilibrio in ciò che fa solo se tutto deriva dal proprio essere. una persona dal pensiero contrario a tutti, diventa fonte di discussione. meglio un nemico da ricordare che mille conoscenti da dimenticare! quando dipingo penso spesso alla stessa cosa. per sfida mi succede di uscire sotto una leggera pioggia, in una giornata di nebbia e grigi. dipingere un paesaggio assolato porta con sè un amore aggressivo e impulsivo. un paesaggio silenzioso ritratto nelle sue mille sfumature di grigi sprigiona un delicatissimo e dolcissimo amore per il sentimento in sè. quasi nocivo. quasi di autocompiacimento per chi sa vederci dentro.
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l'opera d'arte deve riuscire a suscitare nel cervello dell'osservatore sensazioni ed emozioni che sono state presenti nel cervello dell'artista. Così qualcuno disse.
forse potrebbe essere, ma non necessariamento, io rispondo. L'arte è arte anche se i sentimenti suscitati dall'osservatore sono opposti a quelli dell'artista.
Anzi, oserei dire che tanto più le sensazioni sono varie, e tanto più l'opera è valida.
A questo proposito, o almeno io credo, Wilde scriveva:
Quando i critici dissentono tra loro, l'artista è d'accordo con se stesso!
ahahah1
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BACON: «Sono diventato pittore per essere amato»
GIBRAN: "La bellezza non è nel viso. La bellezza è nella luce nel cuore."
A. RIMBAUD: Adesso posso dire che l'arte è una sciocchezza.
PROUST: Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.
L. V. BEETHOVEN "L'A..... è una rivelazione più profonda di ogni saggezza. Chi penetra il senso dell'A..... potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini."
W.A. MOZART: "Tre cose sono necessarie per un buon pianista: la testa, il cuore e le dita."
H. THOMSON: "Attraverso l'A...... possiamo vagare nel tempo dove vogliamo e trovare amici in ogni secolo."
W. SHAKESPEARE: "Val meglio di meritare il suffragio di un sol uomo di gusto, che di suscitare, con mezzi indegni dell'arte, gli applausi di una sala piena di spettatori volgari."
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Come sempre le domande si inchiodano in un punto e restano lì finché non le hai ascoltate. Tempo fa mi chiedevo perché l’intelligenza e la perfezione non fossero elementi sufficienti all’uomo per potersi sentire artista.. Forse solo una persona imperfetta ha la voglia di cambiare e di creare. L’artista non è altro che una persona a cui manca qualche rotella. E che cerca in tutti i modi di darsi un senso. Che sia proprio questa dimensione che rilancia le ambizioni dell’uomo-artista? sempre in cerca dell’altra metà del cielo perduto?
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La quotazione di un’opera rispecchia il reale valore di un’opera?
Che si intende per valore?
Perché un artista che vale 100 viene quotato 1 milione mentre un artista che vale 99 non viene valutato nemmeno la metà?
Chi commercia sul mercato dell'arte sa che oltre ai contenuti tecnici esiste un ampio spazio su cui operare. Questo è possibile perché in fondo l’arte è completamente inutile e ogni cosa detta su di essa può benissimo essere sostenuta e ribaltata in qualsiasi momento.
Sotto questo profilo il venditore sa cosa contribuisce a far lievitare la quotazione di un’opera: l'opinione pubblica!
Prima si sceglie una gamma di artisti potenzialmente appetibili, con una fase di ricerca avviata e quindi con garanzie di produzione(difficilmente un gallerista investirebbe in un artista che produce poche opere per quanto buone esse siano), distinguibili, qualitativamente buone. Solo così ha senso investire e spingere l’opinione pubblica a credere che all'arte corrisponda un valore solido e obbiettivo. In realtà di obbiettivo e solido c'è solo la stabilità dell’opinione pubblica.
Il collezionista e l'investitore cerca principalmente di acquisire quelle opere che prevede il tempo le rivaluterà.
Esistono alcuni metodi poco corretti per ritoccare le quotazioni. Esempio far passare dalle aste in modo fittizio alcuni pezzi, al solo scopo di rendere pubblici e diffondere i prezzi pagati.
Questi trucchetti non danno fastidio a chi le opere ce le ha già..
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La maggior parte delle persone si sofferma di fronte ad un’opera provocatoria con l’intento di darne spiegazione. E di capire perché si debba pagare così tanto per un’orrenda creatura. Purtroppo il codice verbale è solo una veste leggera che tende a dare una nuova lettura alle sensazioni che suggerisce l’opera. E un’opera può essere rivestita di molteplici letture, potenzialmente tutte confermabili dall’artista. L’artista infatti non è oppresso dalla smania di dare un significato al lavoro, ma opera semplicemente con quel linguaggio di cui ignora l’origine e che scava più a fondo di ogni ricerca programmata, libero da ogni convezione e obbligo su ciò che deve dimostrare. La creazione dell’arte produce un frutto ideale, che assume una forma per essere osservato.
Riporto allora alcuni passaggi tratti da "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde
- Nessun artista aspira a provare alcunché. Perfino la verità può esser provata.
- Il contrasto delle opinioni suscitate da un'opera d'arte indica che l'opera è nuova, complessa, vitale.
- Quando i critici dissentono tra loro, l'artista è d'accordo con se stesso.
Il compito dei critici è quello di interpretare e leggere un’opera, per renderla fruibile dalla maggior parte delle persone che hanno bisogno di una chiave di lettura o di un soggetto da guardare. Resta di fatto che nessuna di queste spiegazioni potrà riproporre idealmente ciò di cui l’opera è portatrice.
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Arte ieri e arte oggi
Bisogna fare un po’ di distinguo, perché spesso la parola arte viene utilizzata a sproposito, come sinonimo di lavorare (presumendo sia comunque d’arte) o peggio ancora per significare il frutto di lavoro (presumendo sia comunque frutto di lavoro d’arte). Il frutto così come il lavorare può esistere a prescindere dall’arte. Perciò alla domanda “quale siano le differenze tra arte di ieri e arte di oggi”, la risposta sarebbe.. nessuna.
Entrando poi negli intendimenti scolastici la questione si fa più cervellotica perché con parola arte si intende il livello di coscienza acquisito con l’utilizzo di arte, e quindi ad esso corrisponde il passo della ricerca che procede a braccetto con l’evoluzione tecnologica e il pensiero sociale di ogni singolo componente della popolazione mondiale.
Ecco, sotto questo profilo credo sarebbe giusto analizzare questi elementi:
-L’esponenziale evoluzione della ricerca e della tecnologia
-La differenza tra il potenziale artistico nella popolazione e quello effettivamente sviluppato
-Il differente impatto del lavoro d’arte nelle diverse epoche
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Certo, la situazione attuale
dell’arte è un pochino cambiata rispetto ad alcuni anni fa. Allaccio la riflessione all’evoluzione globale della civiltà umana. Tecnologia e arte. Da essi si riesce a fotografare ciò che l’uomo è diventato oggi. Uno sguardo al passato mostra come il percorso di crescita ci abbia così rapidamente condotto a questo punto, come l’evoluzione abbia prodotto un così esponenziale cambiamento, sia in arte che nella tecnologia.
E' curioso allora fare alcuni paralleli.
Chi era l’artista un tempo? Cos’era l’arte in altre epoche? O meglio, che grado di ricerca era in grado di tradurre il potenziale artista? E la domanda migliore: Quanti artisti migliori ci sarebbero stati se anche la parte meno abbiente della popolazione avesse avuto l’opportunità di fare arte?
200 anni fa la popolazione sulla terra era di 100 abitanti, 90 lavoravano la terra per vivere, dei dieci nobil-borghesi 1 diventava un grande artista, scriveva la storia dell’arte e costruiva la base di una coscienza collettiva. Oggi gli abitanti sono 300, 80 lavorano ancora metaforicamente la terra per vivere, 20 sono nobil-signori, ma dei restanti 220 borghesi più di 50 diventano artisti e solo 1 scriverà la storia. La competizione cresce esponenzialmente, come esponenzialmente vengono scoperte tutte le aree ancora inesplorate dell’arte visiva. La considerazione sorge spontanea quando, osservando i meravigliosi lavori dei numerosissimi artisti contemporanei, siamo spinti a cercare di farci un’idea globale di cosa sia diventata l’arte contemporanea. Le provocazioni oggigiorno diventano così frequenti che non costituiscono più componente di ricerca, ma semplicemente materiale di composizione di un quadro.
In definitiva non costituisce più arte.
Sapete qual'è la peggior paura di un artista? Pensare che tutto il proprio amore un giorno andrà perso! Per questo non mancherà mai l'appuntamento dell'espressione..
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dovevo dire una cosa ma non ricordo più...
ora ricordo..
ditemi voi, se un Monet fosse nato oggi, che sarebbe diventato? Si sarebbe perso nell'oceano della produzione artistica? O sarebbe emerso ugualmente? Le doti artistiche richieste un tempo sono ancora valide con i canoni di oggi? O la rivoluzione tecnologica chiama in ballo nuove tipologie di artisti e scalza gli operatori tradizionali? Arte visiva richiede ancora l'uso dell'occhio o deve per forza fondersi con l'arte a 360 gradi, quindi richiedendo preparazione e talento anche dal punto di vista, musicale, psicologico, filosofico.. Un van gogh sarebbe comunque morto di stenti, sospinto dalla sua irrefrenabile voglia di redimere il mondo, inseguire i suoi ideali, sostenendo la sua pittura come unica arma per redimersi? O avrebbe fatto il programmatore pazzo di photoshop?
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vendere una propria opera d’arte è una bella cosa. Anzi, una cosa bellissima! E’ una gioia grande. Avete mai provato? Non tanto per i soldi ma per ciò che rappresentano i soldi. O forse, per quello che dovrebbero rappresentare: un riconoscimento ufficiale per un lavoro d’arte. Detto ciò passiamo ad un altro punto che sta strettamente a cuore ad ogni pittore. Il pittore infatti vorrebbe vendere ogni sua opera al miglior prezzo possibile criticando ogni acquirente di opere derivate da procedimenti di copiatura. Quindi la domanda è: perché qualcuno dovrebbe scegliere un’opera originale quando con una copia a buon mercato può dare un gradevole tocco di colore al locale da arredare? Può cioè una semplice copia essere trattata alla stregua di un originale, almeno dal punto di vista dell’arredo? Credo di Yes! Così come l’ascolto della copia di una canzone tra le migliaia prodotte non costituisce una svalutazione sufficiente ad abbassare il valore dell’arte contenuta. La copia naturalmente trasmetterà nella sostanza la stessa arte dell’originale. L’acquisto di un’opera originale dovrebbe costare di più perché dal punto di vista collezionistico costituisce un oggetto unico e irripetibile e simbolicamente è la prima matrice dell’espressione d’ arte di un artista. Perciò, e lo dico anche contro i miei interessi, una copia è sufficiente per gli scopi della maggior parte delle persone, puntualizzando che comunque l’acquirente non deve pretendere di aver fatto un investimento se non quello di respirare aria buona e di vivere il bello che trasmette la copia..
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