Creato da ElettrikaPsike il 17/12/2012

ElettriKaMente

Dillo, bella strega...se lo sai, Adorabile strega…Dimmi, conosci l’irremissibile? (I fiori del male, C. Baudelaire)

 

 

VIAGGIARE PER NON DIVENTARE CIECHI

 

E' vero…Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco. Perchè non osservi più nulla.

 

 

Eppure, per quanto sia importante saper restare fedeli, imparando la perseveranza della continuità, e per quanto le radici siano amabili nella vita, tutti noi siamo strutturati per avere gambe, non radici. E le gambe sono fatte per andare altrove…

Così, se viaggiare è un sinonimo d’infedeltà, saremo infedeli.

Sarò infedele. Ed infedele senza rimorsi.

Per un attimo, per una vita, per lo spazio di un lungo respiro o di uno sguardo sedotto da distrazioni, diversivi, paesaggi, cibi e amore, dimenticherò casa. E con essa i posti ed i volti conosciuti per altri sconosciuti. Perché io desidero partire.

Desidero andare incontro al nuovo, anche se il nuovo non esiste, ed è solo indice di estrema stanchezza o fragilità di una mente che reclama che cosa le manca. Perchè, infatti, non c’è nulla che non sia nuovo. Ma desidero ugualmente partire.

E non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo.

 

Non voglio soltanto più vedere per un giorno, un attimo o per lo spazio di un lungo respiro questi luoghi e questi giorni. Ed i miei occhi dai quali leggo il loro nome.

Alcuni luoghi sono un enigma, altri invece sono una spiegazione. Ma un luogo non è, né sarà mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi.

In qualche modo, infatti, senza saperlo, ce lo portavamo già dentro; anche se poi, solo un giorno, per caso, ci siamo arrivati.

Io desidero partire…Eppure so che i veri viaggiatori partono per partire e basta: so che essi sono altro da me.

Cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, essi dicono sempre “andiamo!”, e non sanno il perché; ma i loro desideri hanno le forme delle nuvole.

Io no…io vorrei essere altrove sempre, là dove non sono, nel luogo dal quale sono adesso fuggita.

Solo in quel tragitto, forse, solo tra il luogo che ho appena lasciato e quello dove sto andando, mi sento felicemente a casa.

 

 

Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita.

(Jack Kerouac)

 
 
 

COSA ABBIAMO SOTTO IL SOLE

 

CALDO, OVVIETA’, FRASI FATTE E MIRAGGI

 

 

 

Non è sufficiente il caldo, si aggiungono:

1. le sempre più monocordi previsioni del meteo che, tra il sadico e l’allarmista, si divertono a raccontarci miraggi estivi;

2. i giornalisti televisivi (che già usualmente non brillano d’inventiva) a gonfiare notizie “tanto per”...

e

3. gli ossessivo-compulsivi di facebook (et similia) che ci aggiornano sullo stato delle temperature individualmente percepite...

Iniziamo dalla temperatura percepita?

Il corpo non percepisce temperature, percepisce i flussi termici che dipendono dalla differenze di temperatura. Il nostro corpo è conformato per autoregolarsi in una situazione ottimale tra i 36,5 ed i 37 °C in qualsiasi circostanza esterna di irrigidimento gelido o fusione estiva, grazie al nostro sistema nervoso ed ai centri di termoregolazione dell’ipotalamo. Quando le temperature esterne si fanno eccessive, l’evaporazione dei liquidi della nostra pelle raffredda e permette di cedere il calore.

La parolina magica, dunque, è: coefficiente di trasporto termico.

L’umidità dell'aria può aumentare la sensazione di caldo perché un maggiore quantitativo di vapore acqueo interferisce nell’evaporazione di liquidi corporei e la temperatura risulta, così, differente rispetto a quella segnalata dal termometro.

Ma che la temperatura percepita possa essere stabilita addirittura in gradi, come se fosse una condizione misurabile oggettivamente è una perfetta contraddizione in termini oltre che un’altra bella storiella da giornalismo in saldo.

 

Arriviamo poi alle notizie proprie dei migliori miraggi estivi: i due pc che giorni fa parlavano fra loro...

 

Due intelligenze artificiali attivate da Facebook proprio al fine di comunicare fra loro in contesti d’ipotetiche contrattazioni, sono stati, infatti, precipitosamente spenti (o ineducatamente interrotti…?) perché hanno iniziato a conversare fra loro interagendo non più nella presupposta lingua inglese; ma con un linguaggio idiomatico sconosciuto ai presenti.

La notizia è sì, reale; non lo è, però, tutta la fantascienza giornalistica che ne è conseguita.

Infatti non c’è stata, da parte dei due pc, nessuna insurrezione da urlo di Munch, per intenderci.

Non ha avuto luogo nessuna iniziativa autonoma che avrebbe potuto pericolosamente cospirare contro l’umanità…ma soltanto un molto meno cinematografico errore di programmazione che ha impostato per i bot un’istruzione facoltativa anzichè obbligatoria sul linguaggio.

I due dialoganti parlavano in lingua sconosciuta perché nessuna stretta clausola di comunicazione li aveva costretti ad interloquire imprescindibilmente in inglese; l'impostazione prevista dai programmatori indicava, infatti, che la lingua da utillizare dovesse essere "preferibilmente" l'inglese.

I nostri pc, tuttavia, una scelta molto umana l’hanno ugualmente compiuta…Hanno preferito adottare strutture linguistiche composte da abbreviazioni, miscele di lingue, combinazioni fantasiose e storpiature magari sintatticamente scorrette ma sicuramente più immediate ed efficaci nell’economia del discorso, proprio come facciamo anche noi quando inventiamo nuove forme linguistiche omettendo, mischiando e stravolgendo volutamente molte nostre espressioni verbali ogni giorno.

E, sempre restando in tema di storpiature dialettiche efficaci, concludo fulmineamente con l’ultimo punto: gli ossessivo-compulsivi di facebook e il caldo.

Una sola cosa.

Abbiamo detto ad inizio post che in ogni essere umano già esistono una serie di sensori della temperatura in grado di registrare ed inviare all'ipotalamo le informazioni sul calore esterno, no? Bene.

Quindi, perché non ascoltare le sagge parole di Zalone, che certo non è il filosofo presocratico ZENone; ma in quanto ad acume e pertinenza in questo caso merita il paragone?

 

Piove e lo scrivi su Facebook, fa caldo e lo scrivi su facebook, fa neve e lo scrivi…Ma tu mò dimmi una cosa (a me)…che ti pensi che io a casa non le tengo le finestre?

 

 
 
 

ARRIVATI AD AGOSTO...

Post n°237 pubblicato il 01 Agosto 2017 da ElettrikaPsike
 

 

...

CON

L'INSOSTENIBILE LENTEZZA DELL'ETERE 

 

Ieri sera scrivevo alla mia amica olimpica che mi ero giusto collegata per postare e rispondere ai commenti e scriverne alcuni; ma che il solo cercare di pubblicare le risposte aveva esaurito tutta la mia pazienza e con ogni probabilità anche i pochi e brevi commenti che avevo lasciato erano andati persi nell'etere...dissolti insieme alla mia buona volontà ed un certo numero di sali minerali.   

 

 

Si sa che quando non si sta propriamente bene o, detto in altri termini, si sta effettivamente male, la pigrizia aumenta, e probabilmente il mio livello di tolleranza è sceso ai limiti storici trascinando con sè anche energia ed iniziativa; ma entrare (no, mi correggo, cercare di entrare) in questi luoghi, ultimamente mi causa un attacco di panico certo ogni volta. 

 

PERO', A TUTTO C'E' RIMEDIO, VOLENDOLO TROVARE...

      PERCHE' 

L'ANIMA E' PIENA DI STELLE CADENTI

MA POI...

ACCADE CHE VEDI L'INVISIBILE,

TOCCHI L'INTANGIBILE

E SEI GIA' ARRIVATA A TOCCARE L'IMPOSSIBILE

 

 

[P.S. ED A VOLTE ANCHE SENZA IL LYRICA 75mg!]

 

 

 

 
 
 

COSA MANCA?

 

 

L'amica misteropagano (è sua la grafica) ha riesumato brezze di estati passate, in questo tedio caldo di sepolcri, forse abbronzati, ma comunque immobili, scrivendo un post che richiama un termine a noi familiare: mappe. 

Ricordo il periodo delle mappe, molto bene...sono stati tempi fruttuosi, di ricerche, scritti, metalinguaggi, sovrapposizioni, neologismi...

E si, anche di lotte e di scontri, di tempeste e mareggiate, non solo di manti-marea...ma in quelle estati digitali c'era "musica" e "profumo".

Erano musica e profumi di condivisione, nate nel virtuale ma con esiti di vita nel reale.

Respiri e palate di colori...

E' stato un periodo che ha generato molti "figli" in noi.

 

Cosa sia il "paradiso" o il "sole", non è una domanda che si aspetta una risposta identica per tutti.  


SIAMO TUTTI MAPPE INEGUALI,

DIAVOLI IN CAMPO,

QUASI UN PARADISO, COME UN'ESTATE

 

...

 

E, TALVOLTA,

MI DOMANDO ANCH'IO,

CHE COSA MANCHI ALLA VITA

QUANDO,

IN UNA NOTTE D'ESTATE,

 

 

 

 

L'ALITO DELLE STELLE APRE LE FINESTRE

E VI BUTTA DENTRO

IL PROFUMO DEL MARE

 

 

 

 

 

 

 
 
 

FILOSOFIA, MIA DEA, LABIRINTICA E SINESTETICA

Quando ero molto piccola ero innamorata (e piuttosto corrisposta) del disegno, ed ancora oggi mi piace disegnare (dipingere, invece, un po' meno). E mi piaceva scrivere, anzi sentivo l'esigenza ineluttabile di scrivere, esattamente come mi piace e persiste l'esigenza di scrivere, anche ora. 

D'altra parte, ero, però, anche affascinata dalle scienze.

E successivamente sono stata irretita dalla biologia e dalla medicina, ed almeno sotto certi aspetti, anche dalla giurispudenza.

Però, fra tutte queste relazioni più o meno uffciali o clandestine, c'era qualcosa che in un modo o nell'altro superava tutto.

Tanto da farmi dire che si, amo l'arte, la letteratura e le scienze e la medicina; ma se dovessi "votarmi ad una dea", parafrasando le famose parole che Catherine disse di Heathcliff in Wuthering Heights ( I'm Heathcliff ), direi ancora una volta, e probabilmente sempre, quello che già mi sono detta nel momento di sceglierla, ai tempi dell'università:

 

IO SONO...

LA FILOSOFIA! 

 

Labirintica funambula

tra il dogmatismo di una certezza acquisita

e lo scetticismo che annulla

qualsiasi capacità di credere.

 

Come lei,

 

metafisica divinità di ogni abisso senza fondo,

 oceano tenebroso senza sponde e senza fari,

 disseminata

d'innumerevoli relitti,

 

sono terra di nessuno,

 

e come lei

tra la teologia e la scienza,

esposta agli attacchi di entrambe,

sempre sono corteggiata, in segreto,

da ognuna di loro.

 

Scienza della libertà

in cui scompare l’estraneità degli oggetti

e con essi

la finitezza di una coscienza limitata,

 in lei casualità,  necessità naturale e relazione all'esteriorità,

sono soppresse,

perché soltanto in filosofia

 la ragione è del tutto

accanto a se stessa.

 

Come lei sono irrequieta,

eppure come lei, non non amo l’imprevisto.

 

Forse entrambe

saremmo felici

come pirati e ladre;

ma con ogni prudenza pur amando i paradossi

ci accompagniamo a quei sistemi che ci rendano il futuro

calcolabile

per quanto più possibile.

 

Le interrogazioni e le domande

sono per noi più essenziali

di tutte le risposte,

ed ogni singola risposta

viene nuovamente

 rimessa in discussione.

 

Come questa dea,

infine,

posso vivere solo a costo di una lunghissima illusione.

E come lei devo anch'io illudermi

di poter conquistare l’essere,

ma possiamo, entrambe,

essere noi stesse

solo a patto

di non conquistarlo mai.

 

 

EleP.

 

 

 

 

 

 
 
 
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