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FUORI IL PETROLIO DALL'ABRUZZO

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INCENERITORI

Inceneritori:La legge di Lavoisier applicata ai rifiuti: La legge di Lavoisier (o di costanza delle masse nelle reazioni chimiche) ci dice che “la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante”. Il che significa che è possibile trasformare le sostanze, ma non annullare la loro massa. Dalla combustione di una tonnellata di rifiuti bruciata si ottengono complessivamente circa due tonnellate di sostanze: - una tonnellata di fumi - 280kg/300kg di ceneri solide, cancerogene, da smaltire in discariche speciali - 30 kg di ceneri volanti (estremamente tossiche) - 650 kg di acqua sporca (da depurare) - 25 kg di gesso Nel processo di incenerimento, ai rifiuti da bruciare occorre infatti aggiungere calce viva e una rilevante quantità di acqua. Nulla si crea, nulla si distrugge, e tutto si trasforma, viene insegnato in seconda media, eppure, in modo bipartisan, i nostri politici sono ancora suggestionati dal “mito prometeico”.
 

HERMANN DALY

Hermann Daly, uno dei fondatori dell' economia ecologica fornisce la seguente ricetta per una economia sostenibile (notare bene che parla di "economia" e non "sviluppo")

1-Sfruttare le risorse rinnovabili ad un ritmo che non superi la capacità di rigenerazione dell' ecosistema.
2-Limitare l'uso di tutte le risorse, in modo da produrre un livello di rifiuti che possano essere assorbiti dall'ecosistema
3-Sfruttare le risorse non rinnovabili ad un ritmo che, per quanto possibile, non superi il ritmo di introduzione di sostituti rinnovabili

 

 

NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. Le foto presenti sul blog sono dei rispettivi autori, nel caso violino i diritti d'autore saranno rimosse in seguito a pronta comunicazione.
 

 

Egregio direttore

Post n°840 pubblicato il 24 Maggio 2013 da emergenzambiente
 
Foto di emergenzambiente

Egregio Direttore Tedeschini,
nel giornale in edicola il 22 maggio è ospitata, nella sezione consacrata a «Gli interventi & le polemiche», una lettera a firma delle "Relazioni Esterne Powercrop" la società interessata alla realizzazione della megacentrale a biomasse qui ad Avezzano, la quale, richiamandosi ad un lavoro recentemente pubblicato sulle colonne del giornale da Lei diretto - lavoro costituito da un resoconto-censimento degli interventi che nelle nostra Regione sarebbero, a giudizio di un Osservatorio, nel guado della sindrome NimBy, ovvero verserebbero in attesa di approvazione o realizzazione a causa della presa di posizione dei cittadini organizzati in comitati - si duole della circostanza che la per la progettata centrale a biomasse in questione, da realizzarsi in località Borgo Incile di Avezzano, si sia ancora in attesa dell'avvio della fase della Conferenza dei servizi.

Che intorno ad un progetto o ad un'iniziativa, si concentri e condensi, come nel caso di Borgo Incile, l'attenzione di cittadini, associazioni, enti, è cosa che in un paese normale, dovrebbe essere vista positivamente, poiché garantisce maggiore partecipazione e quindi implica maggiore trasparenza e comporta un più alto grado di consapevolezza. D'altronde, chi ha le carte a posto non ha nulla da temere, in specie dall'infinitamente piccolo «Comitato NO PowerCrop», in rappresentanza del quale Le indirizzo queste poche righe.

Mai abbiamo manifestato contrarietà alle rinnovabili e alle tecnologie verdi, lo dimostra il fatto che conviviamo benissimo con un impianto a biogas sorto da poco qui vicino le nostre case, siamo invece contrari alle speculazioni e alle megacentrali come questa che si vuole costruire qui nel Fucino che non ha ripercussioni positive per il territorio, né ambientali né occupazionali, e a sostenere tale opposizione ci sono quelle carte che abbiamo tanto studiato, ci sono i pareri autorevoli del Corpo Forestale nonché quello delle categorie agricole, ci sono scienziati di fama mondiale come il Dott. Montanari che abbiamo avuto il piacere di ospitare, insieme all'associazione Aravinda in un convegno pubblico a Trasacco lo scorso settembre, lo dicono ingegneri e tecnici dell'università dell'Aquila che il Comune di Avezzano ha profumatamente pagato per avere un parere tecnico-scientifico riguardo a tale opera, lo dicono ingeneri e studi scientifici condotti da Enti autorevoli come l'ENEA, dove ho avuto il piacere di confrontarmi nei mesi in cui preparavo la mia tesi di Laurea.

Di contro ci sono i dati presentati dalla trasparente società Powercrop, quelli inseriti nello studio di impatto ambientale in cui si dice ai cittadini del Fucino che la qualità dell'aria che respirano è ottima, peccato però che la stessa società abbia omesso di evidenziare che tali dati sono stati presi non nella piana del Fucino, ma ad Ovindoli!
E ci sono molte altre asperità difficilmente superabili, le quali sono state tutte ben evidenziate nei ricorsi che attualmente pendono innanzi al Tribunale amministrativo sul Giudizio V.I.A.

Questo per dirLe sommessamente, caro Direttore, come chi Le scrive creda fermamente che le questioni siano talvolta meno semplici e semplicistiche di come le si vorrebbe far apparire. Da una parte l'intrapresa economica e lo sviluppo, dall'altra degli estremisti in preda alla sindrome "Non nel mio giardino", retrivi e ansiosi di difendere solo il proprio orticello. Non è necessariamente così. Quasi mai è così.

Esattamente come Powercrop Siamo lieti di accogliere qualsiasi iniziativa e proposta di dibattito in merito al tema della centrale a biomasse nel Fucino, (ché l'analisi del progetto spetta alle Autorità competenti) nel frattempo, Noi continueremo a fare il nostro, quel che reputiamo giusto e doveroso.
come abbiamo sempre fatto.

Sefora Inzaghi, Comitato Marsicano No PowerCrop.

 

 
 
 

Rifiuti ZERO

Post n°839 pubblicato il 23 Maggio 2013 da emergenzambiente
 
Tag: rifiuti
Foto di emergenzambiente

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Alle Associazioni e Movimenti in indirizzo


Con la presente, l'Associazione PUNTOACAPO, referente Regionale per la raccolta firme a sostegno della proposta di legge Rifiuti Zero,

PROPONE PER

SABATO 25 MAGGIO ALLE ORE 17,00 PRESSO LA SEDE DI

ABRUZZO SOCIAL FORUM A S.GIOVANNI TEATINO (CH)
VIA MANZONI, 5 ( di fronte chiesa in costruzione )

INCONTRO TEMATICO SULLA LEGGE RIFIUTI ZERO

NELL'OCCASIONE, OLTRE A DARE INFORMAZIONI SULLA CAMPAGNA ED A FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SULLA RACCOLTA FIRME IN CORSO, SI COSTITUIRA' IL COORDINAMENTO REGIONALE CON I RELATIVI REFERENTI PROVINCIALI.


Si prega di diffondere l'invito a tutte le associazioni collegate,

 

ASSOCIAZIONE PUNTOACAPO
Gabriele Sisofo

WWW.leggerifiutizero.it

 

 
 
 

L'Ombrina Nazionale

Post n°838 pubblicato il 20 Maggio 2013 da emergenzambiente
 
Foto di emergenzambiente

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Domenica 19 maggio, l'Abruzzo su di una pagina Nazionale del giornale più venduto: il Corriere della Sera, un fatto straordinario, che risponde al tentativo di minimizzare il progetto Ombrina da parte di chi è di parte, SPERIAMO DEFINITIVAMENTE. Certo ci sarebbe piaciuto di più che si parlasse dei nostri parchi oasi riserve, ma ancora una volta siamo visibili o per disastri come la discarica di Bussi, o per l'arrivo di potenziali nuovi disastri... Ombrina Mare. L'Italia che va in rovina è anche questo

Alcuni stralci dal Corriere della Sera, a firma di un famoso giornalista, Ernesto Galli Della Loggia:

...nella Penisola non è possibile tracciare un cerchio del diametro di dieci chilometri senza che s'incontri un qualche nucleo edificato. Ancora: un territorio che ospita un patrimonio enorme che va in malora di edifici di pregio di ogni tipo (antiche fabbriche, giardini, ville nobiliari, ninfei, fortificazioni). E infine, a simbolico coronamento di tutto questo, una capitale,
Roma, che mai come oggi appare abbandonata al degrado, con servizi scalcinati, le orribili periferie senza vita...

... l'Italia odierna appare sul punto di cadere a pezzi innanzi tutto come entità fisica, come insieme irripetibile di natura e storia, prima ancora che come sistema politico, come organizzazione statale, come apparato economico-industriale. E forse- o meglio senza forse- tra i due ordini di fenomeni c'è un legame oscuro ma reale. Infatti, se nella mente e nel cuore degli stessi italiani viene meno ogni vero rapporto emotivo e culturale -vorrei dire anche affettivo -con la scena sulla quale essi si muovono, con l'ambiente in cui vivono, come sarà mai possibile che si sentano una collettività, che si percepiscano uniti da un medesimo destino? E dunque che formino davvero un corpo politico legato da regole e obblighi comuni? Non è solo un caso se, da che mondo e mondo, un corpo politico del genere esiste solo se esiste un luogo a cui si sente in qualche modo di appartenere e che in qualche modo ci appartiene.

Eppure sembra che nessuno o quasi si accorga o importi qualcosa se il Bel Paese è sul punto di essere cancellato, letteralmente di sparire. Sembra che gli italiani assistano con indifferenza alla
distruzione dei loro luoghi, di quella che bene o male è ancora la loro patria, la sola che abbiano...

...Da qualche tempo ci si sono messe, poi, le ricerche petrolifere: grazie anche al fatto che lo Stato italiano è uno di quelli che nel mondo esigono le royalties più modeste sull'estrazione del greggio (in Norvegia ad esempio queste ammontano al 78% dei proventi, nel Regno Unito vanno dal 32 al 50%; in Italia sono appena il 7-10 per cento!). Il che spiega come siano già 22 i permessi di ricerca attivi, spesso per ricerche in mare a ridosso delle nostre coste.
Volete avere un'idea di che cosa significhi in concreto una ricerca di tal genere?
Niente di più semplice. Basta un'occhiata al progetto petrolifero "Ombrina Mare 2", della società inglese Medoilgas, che dovrebbe essere realizzato in Abruzzo, in provincia di Chieti, a non più di 5
chilometri e mezzo dalla costa adriatica. Oltre a una piattaforma fissa di estrazione per lo scavo di 4 o 6 pozzi, visibilissima dalla terraferma, il progetto prevede la presenza in mare, a poca distanza, di una mostruosa unità galleggiante di raffineria e stoccaggio del greggio lunga 320 metri e larga 33, destinata a bruciare le impurità fortemente presenti nel combustibile di
pessima qualità estratto. Arrivando a incenerire in caso di bisogno fino a 2.500 chilogrammi di idrogeno solforato l'ora. Per comprendere di che razza di autentica
bomba ecologica si tratti - resa ancor più pericolosa dai 40 chilometri circa di tubature marine che serviranno all'impianto- basterà dire che le autorità degli Stati Uniti non hanno mai
autorizzato un impianto del genere nelle loro acque territoriali. Consapevoli evidentemente delle conseguenze pressochè inevitabili di una simile mostruosità: probabile inquinamento delle falde freatiche, più che probabili perdite in mare del greggio estratto e dell'idrogeno solforato, inevitabile
riversamento di sostanze chimiche della lavorazione, distruzione d'ogni attività turistica e di pesca per un lungo tratto della costa, radicale snaturamento dei luoghi.
Certo, contro "Ombrina Mare 2" gli abitanti della provincia di Chieti sono scesi da tempo sul sentiero di guerra, e una volta tanto anche le autorità regionali dell'Abruzzo hanno espresso la loro
opposizione. Ma dal momento che in Italia esiste anche un ministero dei Beni culturali e del Turismo e un ministero dell'Ambiente, mi chiedo quanto tempo dobbiamo ancora aspettare perchè i loro titolari ci facciano sentire anch'essi il loro "no". Senza se e senza ma.

 
 
 

Grazie a Bussi, l'Abruzzo lo conoscono in tutta Italia...

Post n°837 pubblicato il 15 Maggio 2013 da emergenzambiente
 
Foto di emergenzambiente

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IL DISASTRO AMBIENTALE DI BUSSI ANCHE SU "LA STAMPA" DI TORINO

"Bussi, chi pagherà il conto nel paese dell'acqua avvelenata?"
...
Cento anni di produzioni chimiche nocive e una bonifica mai davvero avviata

di SABINA GALANDRINI ROMA
Una volta si faceva il bagno nel fiume, a Bussi sul Tirino, un paesino in provincia di Pescara, tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e i Monti della Laga. Ci si bagnava, ma senza sapere esattamente cosa venisse scaricato in quelle acque dal vicino polo industriale che, dal 1901 ad oggi, ha visto avvicendarsi diversi proprietari: prima la «Franco -Svizzera di Elettricità», divenuta poi «Società Italiana di Elettrochimica», che lasciò il posto alla «Società Elettrochimica Novarese», fino all'arrivo negli anni '60 della Montecatini/ Montedison, che si concentrò sullo sfruttamento per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina. Sostanze chimiche cha hanno trasformato il Sito di Bussi - certifica il ministero dell'Ambiente - in una delle 37 aree più inquinate d'Italia, perimetrate con decreto nel 2008 dopo i sequestri operati nell'area dal Corpo Forestale dello Stato nel 2007. Che trovarono 250mila metri cubi di sostanze
tossiche e pericolose, sepolti a 5-6 metri di profondità in un terreno a due passi dal fiume Pescara. Un disastro ambientale che, nel tempo, ha coinvolto falde acquifere, superficiali e profonde. Ma anche i terreni, oggi pieni di diossina, cloroformio, tricloroetilene, mercurio e altre sostanze cancerogene con valori migliaia di
volte oltre i limiti. Su 43 parametri presi in esame in 35 sono stati riscontrati superamenti di legge per la falda superficiale e 23 per la falda profonda. E ancora, presenza di cloroformio in quantità 453mila volte superiori ai limiti consentiti, tricloroetilene 193mila volte fuori la soglia, mercurio 2100 volte, diclorometano in falda
superficiale addirittura oltre 1 milione di volte il limite, tetracloruro di carbonio 666 mila volte nella falda superficiale, 3733 in quella profonda. A diffondere questi dati è il Wwf sulla base dei monitoraggi ambientali, realizzati dalla Environ, per conto della Solvay, proprietaria del sito industriale dal 2001. L'azienda è stata riconosciuta parte civile nel procedimento penale in corso che, lo scorso 18 aprile, ha rinviato a giudizio in
Corte di Assise per reati gravissimi, quali avvelenamento delle acque e disastro ambientale, 19 persone, riconducibili alla precedente proprietaria del sito, la Montedison. Ma anche se la Solvay ha attivato sistemi di messa in sicurezza d'emergenza e interventi relativi alla contaminazione delle falde, sulla base del Testo Unico dell'Ambiente, è coinvolta: secondo la legge del 2006, infatti, anche il proprietario non responsabile della contaminazione di un sito è obbligato a certi adempimenti per la cosiddetta «Messa in Sicurezza
d'Emergenza». Come spiega Augusto De Sanctis, referente acque del Wwf Abruzzo, «la compromissione dell'ambiente a Bussi è veramente drammatica, uno dei posti peggiori in Italia e in Europa. Servono immediati provvedimenti per rendere completamente efficaci gli interventi di messa in sicurezza di emergenza in tutte le aree industriali e in quelle circostanti, per evitare la diffusione verso valle degli inquinanti.
È un'area di enorme importanza idrogeologica posta tra il Parco Nazionale della Majella e il
Parco Nazionale del Gran Sasso». La ricchezza idrica che attirò in quella valle le grandi industrie elettriche nei primi del Novecento è, già compromessa: dal 2007 i pozzi a valle di Bussi sono stati chiusi, si teme per l'acqua potabile, per i terreni agricoli e per la salute umana. Si teme ma senza poter dimostrare le conseguenze sulla comunità, perché - come denunciano gli ambientalisti - ad oggi a Bussi non esiste un registro dei tumori, né si può contare su definitive banche dati delle ASL su dati di base come la mortalità
della popolazione. E mentre il Ministero dell'Ambiente evidenzia che alcune sostanze continuano a fuoriuscire dal sito, si attende il prossimo appuntamento giudiziario, previsto per settembre, con 19 ex-dirigent i Monte di
son sul banco degli imputati. Nel frattempo, si contano i danni: secondo l'Ispra ammontano a 8,5 miliardi di euro, con una contaminazione di circa 2 milioni di metri cubi di terreni e dell'acqua di falda.Visualizza altro

 

 
 
 

Ma quale sviluppo

Post n°836 pubblicato il 13 Maggio 2013 da emergenzambiente
 
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Ma quale sviluppo chiede Confindustria?

In seguito alla grande manifestazione a Pescara, dove decine di migliaia di cittadini,

hanno sfilato per una visione di futuro degna di tale nome,

L'associazione degli industriali chiede a pieni polmoni un ritorno al fossile,

e lo fa, come nelle peggiori guerre, con tanto di scudi umani:

Migliaia di uomini e donne Inermi e attoniti - tutti abruzzesi- con gli occhi di questa crisi.

Naturalmente segue l'armamentario del discredito

con le crocefissioni mediatiche, e sostituzioni simboliche del caso:

dal monte Golgota al monte dello "Sviluppo".

Ma quale sviluppo quello che per ogni posto di lavoro ne toglie 10?

Quello intriso dalle mille geografie che vanno dai morti del bangladesh,

ai fiumi morenti, al cambiamento climatico?

quello che ci ha portato a questa crisi epocale?

quello che viaggia alla giornata o all'ultimo minuto secondo?

Siamo sinceramente preoccupati, non siete artigiani,

antiche maestranze, siete Confindustria: innovazione e modernità.

Date spazio ai giovani, investite sulle intelligenze,

fate vostre le pulsioni che ruotano intorno alle nuove economie,

i dati, sono eclatanti in tutto il mondo.

basta mungere questa terra stanca!

Noi, che siamo quelli che difendono il futuro

di questo pianeta, saremo sempre a fianco di chi sa che

"l'economia è un sottoinsieme della biosfera che la sostiene"(H.Daly)

Costituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina,

-rete di cittadini, associazioni, operatori turistici, cantine, sindacati, amministratori,

agricoltoricoordinatore:

Lino Salvatorelli

telmobil 3336870029

 

 
 
 

Un po' di diossina ci mancava

Post n°835 pubblicato il 30 Aprile 2013 da emergenzambiente
 
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WWF: DIOSSINA A BUSSI E DECINE DI SOSTANZE TOSSICHE OLTRE I LIMITI DI
LEGGE.

COMUNICATO STAMPA WWF DEL 29/04/2013

Disastro ambientale di Bussi: anche la diossina nei terreni.

Falda profonda e superficiale con decine di sostanze tossiche e/o
cancerogene migliaia di volte oltre i limiti di legge.

WWF: emerge un quadro della contaminazione ancora più grave, alcuni
contaminanti continuano a fuoriuscire dall'area, servono azioni immediate.

"Un disastro ambientale di enorme entità, terreni e falde contaminate da
decine di sostanze con valori migliaia di volte oltre i limiti di legge;
come se non bastasse, accertata anche la presenza della diossina" il WWF
diffonde i dati dei monitoraggi sulla contaminazione del sito di Bussi
in Provincia di Pescara.

L'associazione, dopo un laborioso lavoro di accesso agli atti presso
vari enti, è in grado di diffondere i dati più recenti relativi ad una
parte consistente del Sito Nazionale per le Bonifiche di Bussi, una
delle 37 aree più inquinate d'Italia secondo il Ministero dell'Ambiente,
perimetrato con Decreto nel 2008 a seguito dei sequestri operati dal
Corpo Forestale dello Stato nell'area nel 2007.

I monitoraggi ambientali sono quelli realizzati dalla società Environ
per conto dell'attuale proprietaria del sito industriale, la Solvay SPA.
Ricordiamo che sulla base del Testo Unico dell'Ambiente, il
D.lgs.152/2006, anche il proprietario non responsabile della
contaminazione di un sito è obbligato a realizzare un Piano di
Caratterizzazione e a mettere in atto la cosiddetta Messa in Sicurezza
d'Emergenza affinché i contaminanti non fuoriescano dal sito, con un
adeguato piano di monitoraggio. Sottolineiamo che la società Solvay è
stata riconosciuta quale parte civile nel procedimento penale in corso,
che lo scorso 18 aprile ha visto il rinvio a giudizio in Corte di
Assise, per reati gravissimi come avvelenamento delle acque e disastro
ambientale, di 19 persone riconducibili alla precedente proprietaria del
sito, la Montedison. L'ISPRA, per conto dell'Avvocatura dello Stato, ha
stimato un danno ambientale di 8,5 miliardi di euro e una contaminazione
di circa 2 milioni di mc di terreni, oltre a quella relativa all'acqua
di falda.

La Solvay ha realizzato due sistemi di messa in sicurezza d'emergenza,
uno per la falda superficiale e uno per la falda profonda, nonché alcuni
interventi relativi a piccolissime aree di rimozione di hot-spot di
contaminazione di terreni. Si tratta del sistema "pump and treat" in cui
si crea una cosiddetta barriera idraulica al limite dello stabilimento.
L'acqua viene pompata in superficie da alcuni pozzi allineati e trattata
con filtri a carbone attivo per estrarre i contaminanti.

I dati dei monitoraggi realizzati dal privato, validati dall'Agenzia
Regionale per la Tutela dell'Ambiente (ARTA; l'agenzia è presente ai
campionamenti e realizza "contro-analisi" sul 10% dei campioni)
costituiscono il riferimento per tutte le azioni di bonifica del sito e,
sono, quindi, pubblici. Infatti sono stati discussi nel corso
dell'ultima conferenza dei servizi svoltasi presso il Ministero
dell'Ambiente lo scorso 6 dicembre 2012.

I dati presentati oggi si riferiscono esclusivamente all'attuale area di
proprietà Solvay e ad alcuni pozzi/piezometri posti a valle dell'area
industriale nella Valle del Pescara alla confluenza tra il fiume Tirino
e il Pescara. Altri dati, relativi alla situazione di contaminazione
generale dei terreni e delle varie aree contermini al sito industriale
sono stati già presentati dall'associazione durante una conferenza
stampa svoltasi nel 2010 (riportati nella Tabella 4 che si allega di
nuovo).
Per quanto riguarda il monitoraggio delle falde, lo schema segue un
criterio di questo tipo, da monte verso valle, seguendo, molto
schematicamente la direzione di flusso della falda:
-Pozzi/piezometri nell'area industriale posta attorno al fiume Tirino;
-Pozzi di barriera idraulica per la Messa in Sicurezza (pump and treat)
nell'area industriale;
-Pozzi "spia" posti ai confini dell'area industriale a valle della
barriera idraulica; questi pozzi servono per verificare l'efficienza e
l'efficacia dei sistema di trattamento;
-Pozzi nella Valle del Pescara alla confluenza del Tirino con il Pescara
posti al di fuori dell'area industriale per verificare l'eventuale
presenza di altri apporti di contaminanti da monte. Ricordiamo, infatti,
che il sito di Bonifica si estende anche in altre aree poste lungo il
fiume Pescara, come la discarica Tremonti (si vedano le 2 mappe allegate
della Environ, modificate dall'associazione per evidenziare la posizione
dei principali elementi, come fiumi, barriere idrauliche, pozzi spia e
pozzi nella Valle del Pescara e discarica Tremonti)

La situazione nell'area industriale a monte delle barriere idrauliche
nel 2012 (tabella 1)
Il quadro di contaminazione riscontrato nell'area industriale è
sconfortante. Su 43 parametri presi in considerazione (singole sostanze
o gruppi di sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene) per 35 sono stati
riscontrati superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (o
dei limiti indicati dall'Istituto Superiore di Sanità) per la falda
superficiale e 23 per la falda profonda. La stragrande maggioranza dei
piezometri della rete di monitoraggio posta all'interno dell'area
industriale evidenzia superamenti dei limiti.
Alcune sostanze mostrano superamenti di enorme entità: il cloroformio
453.333 volte i limiti nella falda superficiale e 46.607 volte nella
falda profonda; il tricloroetilene 193.333 volte nella falda
superficiale e 156 nella profonda; il mercurio 2.100 volte nella falda
superficiale; il diclorometano 1.073.333 volte in falda superficiale e
3.267 volte nella falda profonda; il tetracloruro di carbonio 666.667
volte nella falda superficiale e 3733 volte nella falda profonda.

I pozzi spia sull'efficienza/efficacia del sistema di trattamento
(tabella 2)
Il sistema di trattamento è in grado di ridurre drasticamente il livello
della contaminazione ma non riesce ad abbattere sotto la soglia di
contaminazione alcune sostanze. Tra il 2007 e il 2012, 9 parametri sono
risultati comunque superare la Concentrazione Soglia di Contaminazione
per la falda superficiale e 3 per la falda profonda. In particolare il
monocloroetilene ha avuto picchi di 106 volte il limite di legge per la
falda superficiale e 264 volte per la falda profonda; inoltre
superamenti si sono verificati anche recentemente nei monitoraggi del
2012. Pertanto, come evidenziato anche dal Ministero dell'Ambiente
nell'ultima conferenza dei servizi, alcune sostanze continuano a
fuoriuscire dal sito nonostante il trattamento. A tal proposito il WWF
ha inviato una circostanziata lettera al Ministero e ai vari enti
sollecitando l'adozione di misure completamente efficaci.

I pozzi nella Valle del Pescara (tabella 3)
La situazione peggiora andando verso valle nei pozzi/piezometri che
monitorano la falda nell'area della confluenza del fiume Tirino con il
Fiume Pescara. Nel biennio 2011-2012 per la falda superficiale ben 11
parametri sono risultati essere oltre i limiti di legge, mentre per la
falda profonda sono stati 12 i parametri non conformi. Tra questi,
sostanze estremamente tossiche e/o cancerogene come, a mero titolo di
esempio, il benzene (33 volte i limiti nella falda superficiale) il
monocloroetilene (132 volte nella falda superficiale e 112 volte nella
profonda), l'esacloroetano (16 volte nella falda superficiale e 152
volte nella falda profonda).
Pertanto esistono lungo il Pescara ulteriori fonti di contaminazione.
Ricordiamo, tra l'altro, che a monte di questi punti di monitoraggio
abbiamo la discarica abusiva Tremonti.

Terreni
Nel 2011 la Environ per conto della Solvay ha proceduto a ricercare in
campioni di suolo posti all'interno del sito industriale le diossine e i
furani, sostanze estremamente pericolose. Su 29 campioni ben 9 sono
risultati avere valori superiori ai limiti di legge per le aree
industriali (se si prendesse a riferimento il limite per le aree a
destinazione verde/residenziale sarebbero 16). Il campione più
contaminato presentava un valore di 23,7 volte il limite di legge per le
aree industriali (237 volte se si dovesse prendere in considerazione i
limiti per le aree a verde/residenziale, qualora si volesse riportare il
sito a questi usi). Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF
Abruzzo "La situazione di compromissione dell'ambiente a Bussi è
veramente drammatica, uno dei posti peggiori in Italia e in Europa.
Servono immediati provvedimenti, sia per rendere completamente efficaci
gli interventi di messa in sicurezza di emergenza in tutte le aree, sia
quelle industriali che quelle circostanti, per evitare la diffusione
verso valle degli inquinanti. In alcune zone gli interventi di messa in
sicurezza di emergenza devono iniziare, quando la legge prevede che
siano attuati entro le 24 ore dalla scoperta della contaminazione. Altre
aree all'interno del perimetro devono addirittura essere caratterizzate,
a 5 anni dall'istituzione del Sito Nazionale per le Bonifiche. In
generale, bisogna procedere alla bonifica. L'obiettivo è quello di
riportare un'area posta tra il Parco Nazionale della Majella e il Parco
Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ad una qualità ambientale
elevata, in considerazione dell'enorme importanza dell'area sotto il
profilo idrogeologico, in quanto in questo sito scorre quasi tutta
l'acqua della regione. Esistono esempi magnifici di siti riportati alla
vita, come è accaduto in Germania nella Rurh dove in poco più di 10
anni, chiamando le migliori menti del Paese e stanziando adeguate
risorse, decine di siti inquinati sono diventati parchi e aree di
richiamo turistico (parchi a tema; percorsi; musei). Riteniamo altresì
indispensabile che gli enti assicurino la costante informazione circa i
risultati dei monitoraggi come previsto dalle norme europee e dal
D.lgs.195/2005 sulla trasparenza dei dati ambientali che prevede che
ogni anno chiunque detenga la banche dati sui monitoraggi ambientali
debba renderle pubbliche ed accessibili via WEB. Spiace evidenziare che
il Ministero dell'Ambiente è in questo senso inadempiente, così come il
Commissario delegato Arch. Adriano Goio, nonché gli organismi regionali
e locali, e questo nonostante le chiare indicazioni sul coinvolgimento
dei cittadini contenute nella mozione approvata all'unanimità dalla
Commissione Rifiuti della Camera sul sito di Bussi nel 2008.
Particolarmente grave è l'assenza di dati, evidenziata anche nell'ultima
conferenza dei servizi del 6 dicembre 2012, sulla situazione della
discarica Tremonti e delle aree contermini. Infine, è grave che la Val
Pescara non sia stata ricompresa nello studio epidemiologico SENTIERI
realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, che ha coinvolto gran
parte dei siti nazionali di bonifica con risultati estremamente
allarmanti sugli effetti degli inquinanti che si ritrovano in queste
aree sulla salute delle comunità. Il WWF già nel 2007 chiese con un
sit-in lo svolgimento di un'approfondita indagine epidemiologica anche
in considerazione del fatto che per decenni fu captata e immessa nella
rete acquedottistica acqua contaminata dai Pozzi S. Angelo, posti
immediatamente a valle del sito di Bussi, ora fortunatamente chiusi
grazie alla denuncia del WWF e di Maurizio Acerbo, allora deputato di
Rifondazione Comunista. Fu costituito un gruppo di lavoro (la ASL
incredibilmente mandò il responsabile del SIAN sottoposto a procedimento
penale proprio per questi fatti!) che si arenò subito, anche in
considerazione dello stato pietoso delle banche dati delle ASL relative
ai dati di base come la mortalità nella popolazione e l'assenza del
registro dei tumori. La situazione di Bussi deve essere considerata
prioritaria da tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte".

 

 
 
 

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Post n°834 pubblicato il 29 Aprile 2013 da emergenzambiente
 
Tag: lupi
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Ecatombe di fauna in Abruzzo:dal primo gennaio morti almeno 34 lupi, uno ogni tre giorni.

Il WWF: preoccupati per i grandi mammiferi appenninici, finora dai principali enti soprattutto parole quando servono interventi concreti.

"E' una vera e propria ecatombe" così il WWF commenta gli ultimi dati relativi ai lupi trovati morti in Abruzzo dall'inizio dell'anno. Almeno trentaquattro esemplari sono stati ritrovati dal primo gennaio 2013, una media di uno ogni tre giorni. Ovviamente resta imprecisato il numero di individui morti che non vengono ritrovati in aree impervie della regione. Pertanto la mortalità reale è anche sottostimata.

La stragrande maggioranza di queste morti sembra collegata ad un ceppo di cimurro nuovo per l'Abruzzo, probabilmente arrivato in Appennino attraverso cani provenienti dall'estero o cani che per un periodo sono stati in altri paesi e sono diventati portatori della malattia. A questa causa, con 15 carcasse su 24 testate risultate positive alla malattia, si aggiungono investimenti da auto e uccisioni deliberate con arma da fuoco, lacci e veleno.

Dichiara Dante Caserta, presidente f.f. del WWF Italia "Siamo estremamente preoccupati per il futuro della preziosa fauna abruzzese che ogni giorno perde esemplari quasi sempre a causa dell'uomo, come accaduto anche con l'ultimo orso morto sull'autostrada. La tutela del patrimonio di biodiversità della regione, di valore europeo, lascia sempre di più il passo all'incuria delle istituzioni preposte. Ad esempio, da anni chiediamo pubblicamente interventi sulle strade, promuovendo anche incontri presso le nostre oasi, come quella del Sagittario che ha realizzato nel suo piccolo interventi seppur limitati sulle strade del Comune di Anversa degli Abruzzi. A tutto ciò nessun atto concreto dalle principali istituzioni è seguito, quando basterebbe introdurre semplici accorgimenti nei lavori di manutenzione straordinaria da parte degli enti gestori delle strade. Ormai esistono sensori che allertano gli automobilisti in caso di presenza di animali sulle carreggiate. Si possono installare rallentatori nei tratti più rischiosi, alcuni dei quali conosciuti da decenni, come quello tra il bivio della Camosciara e Villetta Barrea oppure quello sulla Sannite a Villalago. Oppure si possono impiegare autovelox, riuscendo anche a reprimere il fenomeno delle vere e proprie gare che si svolgono lungo alcune di queste strade. Il Governo olandese da decenni ha studiato e poi realizzato una rete di ecodotti - veri e propri ponti e sottopassi destinati agli animali - per coniugare sicurezza stradale e permeabilità di quelle che vengono chiamate barriere ecologiche, come autostrade e ferrovie. Tutto ciò servirebbe anche per salvare vite umane. Per quanto riguarda la diffusione del cimurro, anche in questo caso il sospettato è l'uomo per via della presenza di cani non vaccinati e di un continuo via vai tra Italia e l'estero, soprattutto dall'Est Europa. Anche in questo caso sono indifferibili interventi radicali sul territorio, con vaccinazioni a tappeto e forti limitazioni nell'introduzione degli animali nelle aree naturali, escludendo quelle non indispensabili per ragioni di lavoro, come nel caso degli allevatori, e sottoponendoli comunque a stretta sorveglianza sanitaria. Infatti non solo è a rischio il lupo ma anche i cuccioli di orso possono morire a causa di questa malattia. In generale sono irrinunciabili interventi urgenti per la gestione del patrimonio zootecnico, il corretto monitoraggio sanitario degli animali domestici, partendo dai cani di allevatori e cacciatori, e azioni per la tutela degli habitat prioritari in cui vivono orsi, lupi e camosci".

Per comprendere le azioni che possono essere messe in campo nel settore della sicurezza dei trasporti consigliamo, a mero titolo di esempio, di visitare il sito http://www.wildlifeaccidents.ca e consultare il documento

http://team.bk.tudelft.nl/Education/2012jan/CT5720/Students%20reports%5C120703_

EIA%209%20Ecoducts%20DEF.pdf

 

 
 
 

NON FIRMI

Post n°833 pubblicato il 24 Aprile 2013 da emergenzambiente
 
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La commissione di Valutazione di Impatto Ambientale -VIA- dopo un momentaneo fermo a causa integrazione del parere di competenza -tardivo- della regione Abruzzo, da parere positivo a Ombrina Mare. Ora manca solo il Decreto VIA a firma ministeri ambiente e beni culturali. Questo di seguito è l'appello che ognuno di noi può inviare così come è, oppure modificando, tagliando ecc al Ministero Beni culturali ai seguenti indirizzi. Non costa fatica, e possiamo dire di aver provato anche questo, per il nostro mare è poca cosa:

gabinetto@beniculturali.it, ministro.segreteria@beniculturali.it,

mbac-udcm@mailcert.beniculturali.it

preg.mo Ministro per i Beni e le Attività Culturali

Le scrivo in merito al progetto petrolifero
Ombrina Mare, prospiciente la
costa dei trabocchi, in Abruzzo.

Il progetto sito a pochi chilometri dalla riva,
consiste in una Piattaforma fissa, una nave raffineria -FPSO-
lunga 220 metri, alta come un palazzo di 10 piani.
Quest'ultima, ogni giorno immetterà in atmosfera
200 tonnellate di sostanze aeriformi.
Proprio in virtù delle sue peculiarità, Ombrina mare è stato definito il peggiore
progetto petrolifero del Mediterraneo Occidentale.

Un progetto di tale impatto visivo, a pochi chilometri da una delle coste più belle del Adriatico, non a caso con l' articolo 4 della L. 8 ottobre 1997, n°344,
la suddetta costa, viene inserita tra le  Aree di reperimento prioritarie                  individuate dall'art. 34, comma 6, 

della Legge Quadro sulle Aree Protette -Lg. 394/91- ,
aree queste, sulle quali si prevedeva di istituire Parchi Nazionali o Riserve,
infatti, con la legge n. 93 del 2001 articolo 8, comma 3, venne istituito il
Parco Nazionale della Costa Teatina.

Le decine di osservazioni in critica al progetto Ombrina Mare, prodotte
da associazioni, universitari, enti locali, provincia di Chieti, cittadini, sono risultate
lettera morta per la Commissione VIA, che in maniera del tutto incomprensibile
emette la sua approvazione.
Ora, come saprà, per il Decreto VIA, c'è bisogno anche della sua firma.

NON FIRMI

Nel nome dell'articolo 9 della Costituzione, ai sensi del
quale la Repubblica Italiana "tutela il paesaggio e il patrimonio storico
e artistico della nazione". Centralità riconosciuta
anche da un consolidato orientamento della Corte
Costituzionale, ai sensi del quale la tutela del bene paesaggistico è elevata
a valore primario dell'ordinamento, non è suscettibile di essere
subordinata ad altri interessi e costituisce un interesse pubblico fondamentale,
primario ed assoluto che va salvaguardato nella sua interezza.

NON FIRMI

Anche l'Unione Europea, attraverso la Convenzione del Paesaggio,
riconosce al paesaggio uno straordinario elemento identitario, condizione
imprescindibile per il benessere delle popolazioni, ed elemento
prioritario per le economie dei territori.

NON FIRMI

Il 13 aprile 2013, contro Ombrina Mare, a Pescara sono scesi in piazza
30 mila cittadini, a difesa della propria costa, la più bella.
I cittadini rispettano la Costituzione,
vogliamo sperare, che il suo Ministero non sia da meno.
Non tradisca il suo mandato,
e l'alto compito da lei assunto.

NON FIRMI

 

 
 
 

Decisione storica: TUTTI rinviati

Post n°832 pubblicato il 22 Aprile 2013 da emergenzambiente
 
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WWF: decisione storica, finalmente il processo da Settembre in Corte di Assise a Chieti.

Il WWF esprime grande soddisfazione per la decisione del GUP Sarandrea di rinviare a giudizio tutti i 19 indagati per i gravissimi fatti collegati all'inquinamento del sito industriale di Bussi. Il processo avrà avvio il 25 settembre 2013 davanti alla Corte di Assise di Chieti.

Dichiara Tommaso Navarra, avvocato di parte civile del WWF "Si tratta di un fatto storico perchè per la prima volta in Italia la Corte di Assise sarà chiamata a giudicare reati ambientali di questa gravità. Il WWF è stato riconosciuto fin dall'inizio come parte civile per il ruolo attivo che ha giocato in questo procedimento, soprattutto per quanto attiene l'acqua contaminata, elemento cardine nell'accusa."

Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo "Attendevamo da anni questa decisione e ora ci prepareremo meticolosamente per il processo in Corte di Assise. Quello di Bussi è uno dei siti più inquinati d'Europa e, in particolare, l'acqua di falda presenta valori di contaminazione centinaia di migliaia di volte superiore ai limiti di legge per composti tossici e cancerogeni. Il WWF è stata parte attiva nel denunciare questa situazione e gli effetti sull'intera vallata del Pescara, con danni quantificati dall'ISPRA in miliardi di euro. Ora si apre una partita importante non solo per individuare i responsabili ma anche per ottenere un risarcimento e la bonifica".

 

 
 
 

Ci siamo persi il Parco...

Post n°831 pubblicato il 16 Aprile 2013 da emergenzambiente
 
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PARCO DELLA COSTA TEATINA. MINISTERO DELL'AMBIENTE "BACCHETTA" LA REGIONE ABRUZZO DOPO SOLLECITO DEL WWF

COMUNICATO STAMPA WWF DEL 16/04/2013

Parco nazionale della Costa teatina:dura lettera del Ministero dell'Ambiente alla Regione Abruzzo dopo il sollecito del WWF.
...
La Regione Abruzzo è inadempiente rispetto alle procedure per la perimetrazione del Parco nazionale della Costa Teatina e deve fare in fretta per recuperare il tempo perduto.

Il Ministero dell'Ambiente "bacchetta" la Regione Abruzzo, dopo un duro intervento del WWF che aveva stigmatizzato lo stallo in cui si trovano gli enti nella definzione del perimetro del parco, la cui istituzione è prevista da una legge nazionale del 2001.

La Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare, richiamando la sua precedente nota dell'11 ottobre 2012 con cui aveva già sollecitato la regione a predisporre una perimetrazione in accordo con i comuni, nella nuova nota del 28 marzo 2013 scrive, tra l'altro, che "si è dovuto rilevare che nessun riscontro è pervenuto da Codesta Regione impedendo di fatto il superamento dello stallo in cui permane da tempo la procedura in atto".

Il Ministero ricorda, altresì, che il 30 giugno prossimo scadono i termini per il commissariamento e, per questo, i tempi sono estremamente ristretti per definire proposte condivise.

Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo "Il WWF ha inviato una lettera circostanziata al Ministero in considerazione delle inadempienze rispetto agli obblighi derivanti dalla Legge del 2001 che istituiva il Parco. Sono passati 12 anni e quest'area protetta è rimasta finora praticamente solo il testo di una legge inapplicata. Non ha neanche il perimetro e, quindi, non risulta sulle mappe. Se ci fosse sarebbe con la sua sola esistenza un forte motivo di richiamo turistico. E' una situazione estremamente grave perchè noi cittadini siamo educati a rispettare le leggi e non a fare di tutto per disapplicarle, venendo meno ad obblighi nazionali ed internazionali per la conservazione della Natura. La responsabilità di questa situazione è chiaramente della Regione Abruzzo e di questa maggioranza che sta facendo di tutto per ostacolare l'applicazione della legge. Richiamiamo al senso di responsabilità istituzionale la Regione affinchè risponda celermente al Ministero con una proposta seria e concreta, evitando il commissariamento. Auspichiamo che la regione non risponda con proposte di perimetrazione senza capo nè coda, come il cosiddetto parco "a isole" che fece sorridere tutti gli esperti del settore. Non può sfuggire l'importanza della nascita del parco per contrastare con i fatti la deriva petrolifera che preoccupa la gran parte degli abruzzesi".

 

 
 
 
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Un blog di: emergenzambiente
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CARTINA PETROLIO AGGIORNATA AL 2011

 

DOSSIER WWF MILIONI DI REGALI

FUORI IL PETROLIO DALL'ABRUZZO

PETROLIO CHI DECIDE COSA

Lo schema delle autorità competenti può essere riassunto così: -La Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse Minerarie è la massima autorità nel campo energetico nazionale nell’attribuire i titoli minerari. Nel suo ambito opera l’Ufficio Nazionale per gli Idrocarburi e Geotermia (UNMIG), con tre uffici periferici a Roma, Bologna e Napoli, al quale è demandato il compito del rilascio dei permessi, delle concessioni e il controllo delle attività produttive. -Il Comitato Tecnico per gli Idrocarburi e la Geotermia è il principale organo consultivo del Ministero dell’Industria in materia. E’ nominato per decreto dal Ministro dell’Industria e dura in carica per tre anni. Il Comitato esprime un parere, peraltro non vincolante, sull’assegnazione dei titoli minerari richiesti in concorrenza, e valuta le varie situazioni su cui è chiamato a pronunciarsi, quali la variazione dei programmi di lavoro, l’unificazione degli stessi fra titoli adiacenti interessati alla stessa tematica, l’assegnazione di concessioni di coltivazione alla società o gruppo che ha scoperto il giacimento ecc. Le riunioni del comitato avvengono a intervalli trimestrali. -Il Ministero dell’Ambiente, attraverso la Direzione Generale della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) è l’istituto preposto a fornire la valutazione dell’impatto ambientale di ogni singolo progetto industriale e quindi anche di quello relativo al settore degli idrocarburi. Si avvale anche del parere della Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, competenti territorialmente. Alcune competenze specifiche sono demandate direttamente alle Regioni interessate e attraverso deleghe, a Provincia e Comuni.
 

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A ME GLI OCCHI

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.
1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare.
3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi.
4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente.
6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Noam Chomsky
Fonte: www.visionesalternativas.com.mx