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FUORI IL PETROLIO DALL'ABRUZZO

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INCENERITORI

Inceneritori:La legge di Lavoisier applicata ai rifiuti: La legge di Lavoisier (o di costanza delle masse nelle reazioni chimiche) ci dice che “la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante”. Il che significa che è possibile trasformare le sostanze, ma non annullare la loro massa. Dalla combustione di una tonnellata di rifiuti bruciata si ottengono complessivamente circa due tonnellate di sostanze: - una tonnellata di fumi - 280kg/300kg di ceneri solide, cancerogene, da smaltire in discariche speciali - 30 kg di ceneri volanti (estremamente tossiche) - 650 kg di acqua sporca (da depurare) - 25 kg di gesso Nel processo di incenerimento, ai rifiuti da bruciare occorre infatti aggiungere calce viva e una rilevante quantità di acqua. Nulla si crea, nulla si distrugge, e tutto si trasforma, viene insegnato in seconda media, eppure, in modo bipartisan, i nostri politici sono ancora suggestionati dal “mito prometeico”.
 

HERMANN DALY

Hermann Daly, uno dei fondatori dell' economia ecologica fornisce la seguente ricetta per una economia sostenibile (notare bene che parla di "economia" e non "sviluppo")

1-Sfruttare le risorse rinnovabili ad un ritmo che non superi la capacità di rigenerazione dell' ecosistema.
2-Limitare l'uso di tutte le risorse, in modo da produrre un livello di rifiuti che possano essere assorbiti dall'ecosistema
3-Sfruttare le risorse non rinnovabili ad un ritmo che, per quanto possibile, non superi il ritmo di introduzione di sostituti rinnovabili

 

 

NON è UNA TESTATA GIORNALISTICA

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. Le foto presenti sul blog sono dei rispettivi autori, nel caso violino i diritti d'autore saranno rimosse in seguito a pronta comunicazione.
 

 

La storia infinita

Post n°691 pubblicato il 25 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
Foto di emergenzambiente

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Ricordate la riserva del Borsacchio? i tre anni dove consiglieri del tipo Rabuffo invece di pensare alla grande crisi che ci attanaglia pensano a come restringere l'area dlla riserva omonima? Rabuffo forse non sa- ma lo sa?- che la costa abruzzese è cementificata a vario titolo sino al 90%, e per proteggerla dalla ingressione marina, generata in primis dalla cementificazione selvaggia, ci costa già più di un milione di euro per Km lineare, lo sa o non lo sa Rabuffo? e quei soldi li potevamo spendere per altri milioni di modi migliori?

Comunque tornando a noi, nei vecchi post potrete leggere che FINALMENTE i negazionisti delle cose ovvie, hanno licenziato un provvedimento per restringere l'area della riserva del Borsacchio- vedi post antecedente-, ma hanno sbagliato, il giurista Enzo Di Salvatore a mezzo stampa ha fatto notare lo strafalcione, ma Rabuffo risponde di non aver fatto nessun errore - clicca qui-.

Ecco cosa "ri/rispone" Di Salvatore:

"La "lettera aperta" che il consigliere Rabbuffo ha pubblicato su "I due punti" e con cui si propone di replicare a quanto da me espresso in ordine alla nuova legge sulla Riserva del Borsacchio poggia, credo, su un grave fraintendimento.
Le mie "elucubrazioni" - come le chiama Rabbuffo - non anelano ad alcuna verità; esse sono solo parte di una riflessione, che è propria dello studioso, e che vorrebbe mettere capo ad un punto di vista scientifico.
A prescindere, infatti, dai dubbi che continuo a nutrire in ordine alla legittimità della legge sulla Riserva del Borsacchio, chi studia sa che le tesi scientifiche sono tali solo se confutabili; giacché se si ritenesse che sul piano scientifico vi siano tesi vere o tesi false si finirebbe per rendere a queste un carattere filosofico o metafisico.
Il mio ruolo, dunque, mi è abbastanza chiaro e con esso anche il posto che alle mie "elucubrazioni" deve essere assegnato. Molto meno, invece, mi pare lo sia quello del Consigliere Rabbuffo, il quale è uno stimato politico ed in questo stimato ruolo scrive affinché sia fatta piena verità sui fatti.
Il titolo della sua lettera sembra già di per sé significativo: "I rilievi di incostituzionalità sono infondati"; al contrario, il mio intervento recava un titolo diverso: "Perché la nuova legge sul Borsacchio è di dubbia legittimità costituzionale".
Due obiettivi opposti, come si vede: il mio indirizzato ad esprimere un personale punto di vista scientifico, che, in quanto tale, vorrebbe trascurare ogni considerazione di carattere politico. Il suo, al contrario, diretto a difendere la bontà della decisione politica assunta con la recente legge sulla riperimetrazione della Riserva del Borsacchio.
Che il "politico" Rabbuffo fraintenda incredibilmente il mio ruolo lo si evince da alcuni passaggi della sua lettera (ad esempio, laddove scrive: "Quindi, o i rilievi di presunta incostituzionalità della legge di riperimetrazione sono infondati o il Prof. Di Salvatore deve iniziare ad andare in giro per l'Italia a predicare che tutte le leggi regionali, su questo punto, sono infondati"), così come da alcune affermazioni rese di recente durante un dibattito in TV, ove egli ha sostenuto che la legge n. 15 del 1991 della Regione Marche, per alcuni aspetti molto simile a quella abruzzese, non sia stata impugnata dal Governo e che pertanto non sia illegittima e che pertanto le mie considerazioni (ad un certo punto della trasmissione definite: "illazioni") sarebbero destituite di ogni fondamento.
A parte l'equazione priva di pregio (non impugnazione = non illegittimità), mi preme chiarire che, se l'angolo visuale dal quale muovo è quello scientifico, mi è abbastanza indifferente sapere quello che il Governo fa o non fa, così come sapere se tutte le Regioni di Italia abbiano deciso di varare leggi che vadano in una direzione contraria a quanto da me indicato.
Questo può forse costituire un problema per il politico o per l'avvocato, che, molto comprensibilmente, devono portare acqua al loro mulino; non può esserlo certo per me. Giacché a me interessa il problema in sé, essendo irrilevante se esso sia originato da un'idea politica di Rabbuffo o di qualcun altro. Tant'è che nei due miei interventi sulla Riserva del Borsacchio il nome di Rabbuffo non compare mai.
A Rabbuffo, invece, sembra interessare molto rendere poco credibile e screditare chi intende sostenere tesi solo scientifiche, nella convinzione, forse, che in questo modo la sua legittima posizione politica possa uscirne rafforzata.
Il tono irriverente e a tratti canzonatorio della sua lettera lo testimonierebbe. Per questa ragione, sebbene lo ringrazi per aver maturato in me ancor di più il convincimento che nella critica rivoltami sostanza non vi sia, rinuncio a discutere qui i termini del problema, ripromettendomi di farlo in un'occasione più adeguata."

 

 

 
 
 

3 anni e...ZAP

Post n°690 pubblicato il 19 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
Foto di emergenzambiente

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LA RISERVA DEL BORSACCHIO SOTTO LA SCURE DELLA REGIONE
3 ANNI DI DISCUSSIONE PER TAGLIARE UNA DELLE POCHE RISERVE COSTIERE

La politica del cemento ha vinto su quella della corretta gestione del territorio

Lo scorso 8 maggio un variegato e trasversale terzetto di consiglieri regionali (Rabbuffo, FLI, Ruffini, PD, e Venturoni, PDL) è riuscito a far votare al Consiglio regionale la riperimetrazione della Riserva del Borsacchio. Sotto la guida del Governatore.
Si è così segnato un punto veramente basso per il nostro territorio, un tempo chiamato regione dei parchi; è stata scelta la strada per tagliare le aree protette e cementificare anche uno dei pochi tratti di litorale teramano rimasti liberi.
La Riserva del Borsacchio dovrebbe tutelare, come specificato nella relazione dei Professori Pirone e Pacioni del Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università degli Studi dell'Aquila, l'ambiente costiero, uno dei più aggrediti d'Abruzzo ed in particolare del teramano. Tra Martinsicuro e Silvi sono ormai pochissime le aree rimaste prive di costruzioni. Le Istituzioni abruzzesi non sono state finora in grado di tutelare la natura del nostro litorale, ad esclusione di piccolissimi tratti che sono sfuggiti alla cementificazione. Tra questi vi è quello della Riserva Naturale del Borsacchio che i consiglieri regionali hanno voluto tagliare.

Il nuovo perimetro, contrariamente a quanto dichiarato, è di 40 ettari inferiore a quello precedente ed ha tagliato vari chilometri di fascia costiera. In particolare:
ha escluso aree di pregio naturalistico, come la Pineta Mazzarosa che è stata tagliata in due (una dentro e l'altra fuori dalla Riserva);
ha escluso aree già interessate da una sentenza di condanna del Tribunale penale di Teramo con ordine di demolizione delle opere abusive realizzate;
ha buttato via 230.000 euro spesi per il Piano di Assetto Naturalistico della Riserva, in quanto sarà necessario procedere alla predisposizione di un nuovo piano, essendo stato modificato il perimetro della Riserva in maniera sostanziale;
ha escluso l'area di foce del Fiume Tordino, che deve essere invece tutelata e salvaguardata;
ha escluso la foce del torrente Borsacchio, col risultato di creare la prima area protetta al mondo che non contiene al suo interno l'oggetto della sua tutela;
ha aperto la strada ad ulteriori modifiche del perimetro della Riserva, poiché accontentando le pretestuose richieste di qualcuno, si è costituito un grave precedente che aprirà necessariamente la strada ad ulteriori concessioni;
è stata depotenziata la tutela che i comuni di Giulianova e Roseto degli Abruzzi avevano contro la ricerca e l'estrazione di idrocarburi, che, come ben noto, sono vietate all'interno delle aree protette e nei tratti di mare prospicienti fino a 12 miglia marine.

Ci sono voluti tre anni di discussione in consiglio regionale per conseguire tale desolante risultato: i consiglieri regionali abruzzesi hanno discusso del taglio della Riserva del Borsacchio più di quanto abbiano fatto sul terremoto de L'Aquila.

La Riserva del Borsacchio, fin dalla sua nascita, è sempre stata al centro dell'attenzione di alcuni consiglieri regionali: il massimo organo regionale, infatti, dalla legge istitutiva del 2005 fino all'ultima legge dello scorso 8 maggio, ha legiferato su questa area protetta ben 5 volte!
Il tutto con un unico obiettivo: quello di non rendere operativa la Riserva del Borsacchio. Mentre il Consiglio regionale discuteva dove e come tagliare l'area protetta, i Comuni di Giulianova e Roseto degli Abruzzi, nei cui territori è ricompresa la stessa, non hanno fatto nulla di quanto la legge imponeva loro:
non hanno provveduto alla tabellazione dell'area;
non hanno predisposto il piano di sviluppo sociale ed economico dell'area attraverso il progetto pilota di gestione finalizzato all'occupazione di disoccupati ed inoccupati;
non hanno nominato l'organo di gestione;
non hanno fatto approvare il Piano di Assetto Naturalistico della Riserva (PAN).

Su quest'ultimo punto, il Comune di Roseto degli Abruzzi è riuscito solo a far predisporre un Piano di Assetto Naturalistico della Riserva, costato ben 230.000 euro (cifra mai pagata per nessun altro piano delle riserve abruzzesi, quasi cinque volte più delle tariffe ordinarie), contenente la possibilità di realizzare nuovi insediamenti abitativi su una superficie di 50.000 metri quadrati: una previsione assolutamente illegittima ed insensata, tanto che lo stesso Comune non è riuscito a far adottare il PAN in consiglio comunale.
Di fronte all'inerzia delle Amministrazioni dei due Comuni, la Regione Abruzzo, il 27 novembre 2008 ha commissariato le Amministrazioni comunali assegnandone i compiti all'Amministrazione Provinciale di Teramo.
Ma la situazione non è cambiata: dal novembre 2008, la Provincia di Teramo non ha fatto nulla e la Riserva Naturale è rimasta in una situazione di stallo che le ha impedito di diventare, come tante altre aree protette regionali, strumento di sviluppo economico, sociale e turistico oltre che di conservazione ambientale.

Del tutte pretestuose le ragioni che sono state utilizzate per tagliare la Riserva. In maniera strumentale si è anche voluto cavalcare il contratto di quartiere dell'Annunziata nel Comune di Giulianova. Un vero e proprio falso, dato che lo stesso Piano di Assetto Naturalistico, predisposto come detto al costo di 230.00 euro e mai adottato, nelle sue norme tecniche di attuazione ha fatto salvi gli strumenti urbanistici vigenti, citando espressamente il contratto di quartiere dell'Annunziata.
Per realizzare tale contratto di quartiere, invece di riperimetrare la Riserva, sarebbe stato sufficiente approvare il Piano di Assetto Naturalistico, eliminando la parte illegittima che proponeva nuovi insediamenti abitativi su 50.000 metri quadrati di superficie.

In questi giorni, Comitati ed Associazioni stanno valutando tutte le strade per fermare questa legge: sono stati già evidenziati profili di sua incostituzionalità e sarà interessata l'Unione Europea perché il taglio della riserva compromette la tutela del fratino, uccello che nidifica sulla costa e che è protetto come l'aquila reale.
Ma è certo che la riperimetrazione della Riserva non è stata solo una sconfitta degli ambientalisti, ma di tutta la gente abruzzese e dei comuni interessati che vedono il loro territorio sempre più compromesso e che non riescono a salvaguardare neppure le ultime aree non cementificate.
E questa sconfitta è il risultato della miope azione di una classe politica e dirigente vecchia, capace di vedere l'ambiente solo come luogo da sfruttare e non come occasione di reale sviluppo.



Comitato per la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio
Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni
Italia Nostra
Legambiente
WWF
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Spiagge protette

Post n°689 pubblicato il 18 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
Tag: fratino
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Se le spiagge sono protette il fratino ci cova
di Alex Saragosa

Come ogni anno il Wwf dedica una giornata (domenica 20 maggio) alle sue oltre cento Oasi protette, che saranno per l'occasione tutte aperte al pubblico. L'attenzione sarà rivolta soprattutto allo stato delle coste. È un problema globale, quello dell'ambiente marino, tanto che l'Onu gli dedica la sua Giornata mondiale della biodiversità (22 maggio). Nel nostro Paese, in particolare, due terzi dei quasi ottomila chilometri di territorio di fronte al mare sono stati distrutti o consumati da cemento ed erosione. E a rimetterci, tra gli altri, è stato un uccello marrone di 15 centimetri che vive a cavallo dei due ambienti: il fratino (Charadrius alexandrinus).
Si tratta del più piccolo dei pivieri, ed è diffuso in tutto il mondo. In Europa, però, da alcuni anni la sua presenza è calata del 30-40 per cento, tanto da farlo inserire nella lista rossa delle specie minacciate. La "colpa" del fratino europeo, che passa l'inverno nelle saline mediterranee o in Africa, è quella di fare il nido sulle nostre spiagge a primavera. "Nidifica fra marzo e maggio: quindi, quando arrivano i bagnanti, i piccoli sono già autonomi e al sicuro" dice l'ornitologo Augusto de Santis, del Wwf abruzzese. "Il problema è che la pulizia meccanizzata delle spiagge comincia a marzo, e fa strage delle uova". Da diversi anni il Wwf lavora al loro salvataggio, e centinaia di volontari hanno censito i nidi in sette regioni italiane. "Cosa non facile, perché sono mimetici. Ma in Abruzzo i fratini li chiamiamo curri-curri, perché, quando vedono arrivare un estraneo, corrono via dal nido, facendo la recita del "sono ferito, non posso volare", per farsi inseguire e allontanare il predatore dalla nidiata. Quando li si vede comportarsi così, basta aspettare, e seguire a distanza il loro ritorno al nido, per trovarlo".
Compiuto il censimento, che in Veneto ed Emilia ha rivelato un sesto delle presenze di un tempo, e nel Lazio una situazione al limite della scomparsa, De Santis e colleghi sono passati alla difesa. "In Abruzzo e Marche abbiamo cominciato a ripulire a mano le spiagge, e segnaliamo i nidi che troviamo ai gestori dei bagni, alla Guardia Costiera e ai Comuni, che, per legge, li devono proteggere. Poi circondiamo i nidi con rete metallica, così la gente può assistere alla cova e all'allevamento dei pulcini, i quali, poco dopo la schiusa, si mettono a correre per la spiaggia in cerca dei vermetti di cui si nutrono, diventando un'attrazione". Insomma, fratini e uomini possono convivere. "Anzi, dopo una prima risposta ostile, ora chi lavora sulle spiagge ci segnala i nidi. Stiamo pensando anche a un marchio "Spiaggia amica dei fratini"".
E le spiagge ci guadagnano perché, ripulendole a mano, si lascia a terra materiale prezioso come le radici della poseidonia, che aiuta a stabilizzare la sabbia. In questo modo l'erosione, che colpisce ormai il 42 per cento delle coste, rallenta, e il vento riforma le dune (sparite all'80 per cento) che ospitano i gigli di mare o i tappeti rosa di silene. E con dune e fiori, non solo i fratini, ma anche i turisti sono più contenti.Il 18/05/2012 11:56, WWF

 

 
 
 

ILLEGGITTIMA

Post n°688 pubblicato il 17 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
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Il giurista Enzo Di Salvatore, spiega come è facile sbagliare quando si ignora ciò che non si dovrebbe, ma la fretta a volte:

Nuove considerazioni sulla illegittimità della legge sul Borsacchio
L'8 maggio scorso il Consiglio regionale abruzzese ha deliberato con legge una revisione dei confini della Riserva naturale del Borsacchio, estromettendo dalla stessa il territorio del Comune di Giulianova ed alcune parti del territorio di Roseto degli Abruzzi. Con la legge varata si è proceduto alla sostituzione di alcuni commi dell'art. 69 della legge istitutiva del 2005: quelli che vanno da 1 a 16, mentre immutati restano i commi da 17 a 25 (relativi ai divieti immediatamente applicabili in attesa che la Riserva entri in funzione).
A parere di chi scrive, la legge è illegittima per i seguenti motivi, che investono: 1) il procedimento di istituzione della Riserva; 2) il procedimento di attuazione della Riserva; 3) la natura della legge varata; 4) l'assenza di copertura finanziaria.

1) La legge dello Stato sulle aree protette (l. 394 del 1991) disegna un iter tipizzato da seguire ai fini dell'istituzione delle riserve naturali regionali. Essa stabilisce a chiare lettere che sulla proposta di istituzione di un'area protetta debbano esprimersi gli Enti locali interessati (ossia: i Comuni e la Provincia), che ciò avvenga in Conferenza e che i lavori della Conferenza terminino con un documento di indirizzo, contenente tutta una serie di elementi (art. 22). Solo in seguito il Consiglio regionale potrà esprimersi, "tenuto conto del documento di indirizzo" approvato in Conferenza (su ciò v. anche Corte cost., sent. n. 14 del 2012).
Ora tutto questo non pare essere avvenuto, come del resto si intuisce dalla relazione della II Commissione consiliare, ove si legge che la Commissione "ha ascoltato le amministrazioni locali interessate". Peraltro, anche a voler tacere sulla irregolarità del procedimento seguito, non è chiaro in che modo, quando e nella persona di chi gli enti locali interessati si sarebbero pronunciati. La relazione della Commissione, ad esempio, non dice se il "parere" dei Comuni e della Provincia reso in Commissione sia stato preceduto o no da una delibera formale dell'Ente.

2) La nuova legge sul Borsacchio rinnova la disciplina degli adempimenti da seguire per l'attuazione della Riserva. Essa ripete quanto già prevedeva la legge del 2005, ossia: entro 90 giorni dalla entrata in vigore della legge il Comune di Roseto dovrà definire, mediante "apposita intesa" [1], l'organo di gestione della riserva, la sua composizione, nonché le forme e i modi attraverso cui si attuerà la gestione stessa; entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, il Comune provvederà all'affidamento dell'incarico per l'elaborazione del Piano di Assetto naturalistico della Riserva, il quale dovrà essere elaborato ed adottato entro 1 anno dall'incarico; entro 120 giorni dalla data in cui perverrà in Regione, il Consiglio regionale dovrà approvare il Piano di Assetto Naturalistico; entro 90 giorni dall'approvazione del Piano da parte del Consiglio regionale, il Comune di Roseto approverà il Programma pluriennale di attuazione del Piano e il "Regolamento di esercizio, che stabilisce le modalità di accesso alla Riserva e di fruizione delle infrastrutture e dei servizi in essa realizzati (...), nonché i divieti specifici".
Ebbene questa disciplina è illegittima per la seguente ragione.
La legge statale n. 394 del 1991 classifica le aree naturali protette regionali in Parchi naturali regionali e Riserve naturali regionali, recando all'art. 22 principi fondamentali che le Regioni devono seguire nel predisporre la normativa di dettaglio. Gli articoli 23 ss. si occupano di disciplinare espressamente i soli Parchi regionali, nulla disponendo in ordine alle Riserve. Ciò potrebbe lasciar pensare che tale disciplina non possa essere estesa alle Riserve e che, pertanto, la Regione sia al riguardo libera di recare la disciplina che vuole. Questa interpretazione, però, non può essere seguita, in quanto se così fosse potrebbe corrersi il rischio che gli obiettivi perseguiti dallo Stato in materia di tutela ambientale siano vanificati. Che non sia così, del resto, lo si evince dalla circostanza che l'art. 22 della legge n. 394 del 1991 annoveri tra i principi fondamentali anche "la pubblicità degli atti relativi all'istituzione dell'area protetta e alla definizione del piano per il parco di cui all'art. 25". E se si passa a vedere quel che stabilisce l'art. 25, si apprende che "il piano per il parco è adottato dall'organismo di gestione del parco ed è approvato dalla regione". Con il che resta, dunque, confermato che lo Stato abbia voluto estendere la disciplina sui Parchi anche alle Riserve naturali regionali.
L'art. 23 della legge n. 394 del 1991 stabilisce che la legge istitutiva del parco regionale individui "il soggetto per la gestione del parco". Per comprendere quale sia l'organismo deputato alla gestione della Riserva naturale del Borsacchio occorre verificare quel che dispone in proposito la legge approvata dal Consiglio regionale. In essa, tuttavia, si dicono due cose contestualmente: 1) che "la gestione della Riserva naturale regionale guidata è demandata al Comune di Roseto degli Abruzzi" (art. 69, comma 4); 2) che "entro il termine di 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Comune definisce, mediante apposita intesa, l'organo di gestione della Riserva, la relativa composizione, nonché le forme ed i modi attraverso cui si attuerà la gestione della Riserva stessa" (art. 69, comma 6). Da queste due disposizioni, come si vede, non si comprende quale sia l'organismo di gestione della Riserva individuato dalla legge.
Ora, questa contraddizione può essere sciolta ritenendo che la gestione della Riserva da parte del Comune sia solo provvisoria, ossia ammissibile unicamente fino a quando non venga nominato l'organo di gestione. La qual cosa resterebbe, peraltro, comprovata da quanto la stessa legge regionale dispone al successivo comma 7 dell'art. 69, ove si legge: "qualora, entro il termine di 90 giorni, il Comune non abbia provveduto agli adempimenti necessari stabiliti nel comma 3, la Giunta regionale gestirà in via provvisoria la Riserva". Del resto, che il Comune possa gestire "a regime" direttamente la Riserva, parrebbe implicitamente escluso anche dalla legge dello Stato, che tra i "principi fondamentali" da seguire annovera "la partecipazione degli enti locali interessati alla gestione dell'area protetta" (art. 22, legge n. 394 del 1991).
Se così è, risulta allora evidente come la legge regionale si ponga in contraddizione con la normativa statale in materia ambientale, in quanto, autorizzando il Comune di Roseto all'approvazione del Piano di Assetto naturalistico, del Piano pluriennale e del Regolamento della Riserva, consente una illegittima invasione nella sfera di competenza riservata dalla legge dello Stato all'Ente gestore. Nello stesso senso, del resto, va anche la giurisprudenza della Corte costituzionale (v. sent. n. 70 del 2011).

3) Dalla stampa quotidiana si apprende che nei confronti di un campeggio sito nel territorio di Roseto "il Tribunale di Teramo ha firmato un'ordinanza di demolizione per strutture ritenute irregolari". Si tratta, invero, di una sentenza con cui alcuni degli imputati sono stati condannati per aver eseguito lavori (un fabbricato, un parcheggio, l'installazione di 25 pali della luce, ecc.) in difformità del permesso di costruire, rilasciato dal Comune di Roseto (ex art. 44, comma 1, lett. b) del d.P.R. n. 380/2001) (Testo unico in materia di edilizia). In questo caso, il giudice ha ritenuto di non accogliere i rilievi mossi dal P.M., il quale faceva valere come dette opere fossero state realizzate entro un'area ricadente all'interno della Riserva del Borsacchio, determinando così la violazione della legislazione in materia ambientale. A parere del Tribunale, infatti, il permesso del Comune era stato rilasciato il 16 luglio 2007, e cioè "nella fase di momentanea sospensione degli effetti della L.R. 6/2005", disposta per il periodo compreso tra il 31 agosto 2006 e il 6 ottobre 2007 dalla legge regionale n. 26 del 2006. A parere di chi scrive, il Tribunale avrebbe dovuto sospendere il giudizio in corso e sollevare la questione di legittimità costituzionale della legge regionale n. 26/2006. Detta legge, sebbene poi abrogata, risulta ancora applicabile ai fatti determinatisi sotto la sua vigenza ed è illegittima perché disponeva - per il periodo sopra considerato - finanche la sospensione dell'efficacia delle "norme di salvaguardia" della Riserva. L'illegittimità deriverebbe dal fatto che, diversamente da quanto sarebbe accaduto se il Consiglio regionale avesse soppresso la Riserva, la legge di sospensione contenesse in sé l'implicita volontà di dare comunque attuazione alla Riserva, non appena il Consiglio avesse approvato il nuovo perimetro della stessa (questo ovviamente non toglie che in appello la pubblica accusa possa chiedere al giudice di sollevare un ricorso in via incidentale dinanzi alla Corte costituzionale).
Un discorso a parte deve essere, però, svolto in merito agli altri capi di imputazione; ossia: in relazione ai reati in materia ambientale, discendenti dalla violazione della legge sulle aree protette del 1991 (violazione delle misure di salvaguardia, ecc.). In questo caso, il Tribunale ha condannato B. C. per aver effettuato lavori senza il previo nulla-osta della competente autorità, come richiesto dall'art. 13 della legge n. 394/1991 (sebbene il P.M. deducesse anche la violazione delle norme di salvaguardia), essendo stati i lavori eseguiti nella vigenza delle norme sulla Riserva del Borsacchio. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, la vicenda giudiziaria parrebbe non ancora esaurita (v. l'articolo dal titolo "Ricorso in appello per l'abuso nel Borsacchio", pubblicato su Il Centro del 28 gennaio 2012).
Per quel che qui interessa, occorrerebbe valutare se la nuova legge approvata dal Consiglio regionale - che esclude ora dalla Riserva anche quell'area cui fa riferimento la sentenza del Tribunale - possa avere un contenuto provvedimentale. Rispetto a questo tipo di leggi, se è vero che la Corte costituzionale ha affermato che non è preclusa alla legge regionale "la possibilità di attrarre nella propria sfera di disciplina oggetti o materie normalmente affidati all'autorità amministrativa, non sussistendo un divieto di adozione di leggi a contenuto particolare e concreto", è del pari vero, però, che, sempre secondo la Corte, dette leggi sono ammissibili soltanto entro limiti specifici e comunque a certe condizioni, ossia nel "rispetto della funzione giurisdizionale in ordine alle cause in corso" e "nel rispetto del principio di ragionevolezza e non arbitrarietà" (sent. n. 137 del 2009). Esse, in altre parole, sono ammissibili solo se "non sia vulnerata la funzione giurisdizionale in ordine alla decisione delle cause in corso" (sent. 94 del 2009), se non sia elusa l'esecuzione di una sentenza (sent. n. 267 del 2007) e sempreché non si apra ad una disparità di trattamento tra i cittadini. Circostanza, questa, che sarebbe da escludere solo qualora dalla legge approvata emergesse chiaramente "la ratio giustificatrice del caso concreto" (sent. n. 137 del 2009).

4) La nuova legge sul Borsacchio stabilisce che "per il primo anno successivo all'istituzione della Riserva, il Comune dovrà utilizzare lo stanziamento di cui al comma 24 per l'espletamento degli adempimenti previsti nei commi 3, 5, 9 e 12", mentre al suo articolo 2 dichiara che "la presente legge non comporta oneri a carico del bilancio regionale".
Al comma 24 dell'art. 69 si legge: "All'onere derivante dall'applicazione del presente articolo, valutato per l'anno 2005 in € 250.000, si provvede mediante utilizzazione di quota parte dello stanziamento iscritto sulla UPB 05.01.001, cap. 271600 (...)".
Ebbene, gli adempimenti previsti dalla legge non sarebbero sostenuti da adeguata copertura finanziaria, posto che la somma a suo tempo stanziata risulterebbe (almeno in parte) già utilizzata. A riprova di ciò sarebbe sufficiente richiamare una delibera della Giunta regionale (27 novembre 2008, n. 1153), ove si riferisce di un incarico affidato dal Comune di Roseto degli Abruzzi all'arch. Nigro di Roma (delibera n. 25 del 26.01.2007) per la redazione del Piano di Assetto Naturalistico. Piano che, alla luce del nuovo perimetro della Riserva, non può certo ritenersi utilizzabile così come a suo tempo redatto. Da questo punto di vista, la legge regionale approvata violerebbe, allora, l'art. 81 della Costituzione.

ENZO DI SALVATORE

 

 
 
 

Lettera aperta

Post n°687 pubblicato il 16 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
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Sul Centro di Oggi, è apparsa questa bellissima lettera:

 

Lettera aperta al Presidente della Regione Chiodi.
In una intervista apparsa su questo giornale, il capogruppo consiliare della Sua maggioranza in Regione, Venturoni, ha spiegato le ragioni del provvedimento di riperimetrazione della riserva del Borsacchio. Senza molti giri di parole, alle accuse mosse al provvedimento, di favorire la speculazione edilizia e la cementificazione dell'area, il nostro ha sentenziato testualmente che "questa operazione permetterà, dopo sette anni di immobilismo, di effettuare... interventi edilizi.." (sic!). Non Le sfuggirà che in questa risposta c'è un che di assurdo. È come dire: non per soldi ma per denaro. E ancora: "La crisi ci impone di pensare ai nostri figli e a costruire qualcosa, piuttosto che difendere ciecamente una Riserva inutile". Forse non ci sarebbe bisogno di commenti. La prima dichiarazione è la conferma spudorata, se mai ce ne fosse stato bisogno, del motivo dell'"operazione". La seconda, lascia basiti. Non vogliamo pensare che sia solo protervia o ignoranza. Anzi, vogliamo ipotizzare che il consigliere Venturoni sia in buona fede e convinto di quel che dice. Ma proprio questo, signor Presidente, lungi dal consolarci, aumenta ancor più lo sgomento e l'inquietudine. Pensare che si possano giustificare decisioni di questo genere, per il bene e "il futuro" dei nostri figli e delle prossime generazioni, può gettare nella disperazione anche le menti più forti. In queste due grottesche dichiarazioni, c'è tutta la "cultura" di una classe politica che ha portato il mondo sull'orlo della catastrofe.
Quest'uomo, già inquisito per reati ambientali, concreto e lungimirante, ci dice saggiamente che è meglio lasciare ai nostri figli, o forse ai suoi, un appartamento o un'area edificabile, strappata all'ultimo lembo di litorale, piuttosto che un mondo ancora vivibile, salvaguardando l'aria, gli alberi o le chiari fresche e dolci acque, che ritiene forse, fisime da poeti.
In un mondo distrutto da speculazione, sfruttamento selvaggio di ogni risorsa naturale, inquinamento, stravolgimenti ambientali e climatici che stanno cambiando la nostra vita, rendendo insicuro il futuro, abbiamo qualcuno, come il Suo capogruppo che bada al sodo e definisce una Riserva naturale: "inutile". Vogliamo sperare che Lei, signor Presidente, non sia dello stesso avviso, che senta il dovere di smentire il Suo consigliere e voglia rassicurare gli abruzzesi che, il lascito che vuol fare alle prossime generazioni, non siano aree edificabili e ancor più cemento presso le foci dei fiumi o entro le ultime oasi verdi. Vogliamo sperare che anche Lei abbia coscienza che il tempo in cui la relazione con la Terra era strettamente economica ed implicava privilegi senza obblighi è finito. Ma soprattutto, vogliamo ardentemente sperare che qualcuno impedisca al consigliere Venturoni di occuparsi del futuro dei nostri figli.
Mario Frattarelli Controguerra
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Cambiamenti

Post n°686 pubblicato il 12 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
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L'economia, la matematica e lo sviluppo, spesso ci si imbatte con il livore di certe persone, che sanno ancora strabuzzare gli occhi come una lucertola che attonita osserva l'infinito, quando cerchi di spiegare che non è sviluppo se inquini l'acqua, l'aria l terra, che siamo parte della biosfera e non della litosfera, e quindi strettamente dipendenti da quegli elementi. Urlano lavoro lavoro lavoro, rispondi che in Germania dove hanno le migliori leggi di protezione ambientale il lavoro non manca come da noi, ma loro incalzano, sbuffano, ragliano. Insomma, una tristezza, quello che è peggio è che tra questi c'è la gran parte della classe politica. Giusto per rinfrescare la mente, postiamo un articolo sui cambiamenti climatici, frutto di questo non sviluppo, che ci costeranno un fiume di denaro e molte vite umane:

Suapaxil.com un articolo di Marco Mancini

Il riscaldamento globale esiste, ed ormai nessuno più lo nega. Se fino a qualche anno fa infatti c'era chi continuava a negarlo, ora le prove sono talmente evidenti che sarebbe come negare che la Terra è rotonda. Se però ancora qualcuno dei vostri conoscenti afferma che questo non sia vero e vi chiede delle prove, ecco di seguito alcuni evidenti indizi che il mondo è già cambiato, e ancora lo farà in futuro, a causa del riscaldamento globale.
Negli ultimi 100 anni la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,74 gradi Celsius. Può sembrare poco, ma ha già avuto degli effetti di cui non ci rendiamo conto, ma che sono sotto gli occhi di tutti.
1 - Spostamento degli interessi energetici verso Nord. Fino a qualche decennio fa il Polo Nord era una frontiera invalicabile. Nonostante in molti sapessero che petrolio e gas naturale contenuti sotto i ghiacci fossero molto abbondanti, nessuno vi si avvicinava perché estrarli era impossibile. Ma negli ultimi anni si sono aperte molte "strade" tra i vari ghiacciai, sta diventando sempre più facile reperire risorse in un ecosistema delicato come quello, e così Stati Uniti, Russia, Canada e molti Paesi del Nord Europa si stanno spostando in quelle zone per ricavarci profitto.
2 - Modifica delle stagioni. Il detto "non esistono più le mezze stagioni" è diventato realtà. E se da noi sembra uno scherzo, non lo è al Polo Sud dove i pinguini si stanno spostando in massa perché le terre in cui erano prima sono diventate inospitali, mentre quelle che una volta non gli "interessavano", ora diventano più vivibili in determinati periodi dell'anno. Ma gli esempi sono anche davanti ai nostri occhi come i felini che hanno una stagione di fertilità più lunga rispetto al passato.
3 - Diminuzione della neve. Lo stiamo vedendo anche in Italia, ormai non nevica più nemmeno sulle cime più alte. Il tasso di nevicate negli ultimi anni è sceso drasticamente in tutto il mondo, mettendo a rischio anche l'approvigionamento idrico.
4 - Cambiamenti nei vegetali. Rispetto al 1800 la fioritura delle 43 specie di piante più comuni al mondo si è spostata in avanti di circa 10 giorni. Altre sono addirittura scomparse, come 15 specie di orchidee.
5 - Mutazioni genetiche. Negli ultimi anni degli organismi semplici come i moscerini della frutta hanno mostrato una mutazione genetica perché la loro vita è legata alla temperatura esterna. Infatti si sono adattati persino a latitudini più elevate, dove normalmente non si erano mai visti. E come loro molte specie di insetti, alcuni una volta solo equatoriali, si stanno spostando verso l'emisfero Nord.
6 - Cambiamenti negli orsi polari. Rispetto al passato, gli orsi sono costretti a nuotare per una media di 12 giorni in più all'anno per poter sopravvivere alla ricerca di cibo e pezzi di ghiaccio in cui dormire.
7 - Spostamenti degli animali. Sono tantissime le specie che si stanno spostando verso i poli. Mediamente si calcola che nell'ultimo decennio la maggior parte delle specie abbiano spostato il loro habitat di oltre 17 km per potersi adattare a latitudini più convenienti. Esistono poi casi limite come l'usignolo di fiume che si è spostato di circa 150 km più a Nord negli ultimi 10 anni in tutti i Paesi del mondo in cui vive.

 
 
 

Stoccati

Post n°685 pubblicato il 10 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
Foto di emergenzambiente

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Grazie a Maria Rita D'Orsogna, sappiamo che è in arrivo un altro centro di stoccaggio gas in Abruzzo, ne abbiamo già due di certa grandezza, in specie a Cupello- Fiume Treste, 85 pozzi di stoccaggio-, l'altro si trova vicino ad Atri - Cellino, 5 pozzi di stoccaggio gas -:

Wednesday, May 9, 2012 (clicca qui per tutti i collegamenti mancanti vi manda direttamente nel blog di Maria Rita)

Stoccaggio Gas Plus San Martino, San Benedetto
Qui il testo per fare osservazioni su San Martino della Marrucina.
Qui il testo per fare osservazioni su San Benedetto del Tronto.

Sono quasi uguali. Due piccioni con un fava per la Gas Plus.

"Rischi di incidente rilevante per cittadini e lavoratori"

"In fase di esercizio dello stoccaggio sara' possibile che l'onda di petrurbazione possa creare microsismicita'. Si prevede tuttavia che la magnitudo di questi sismi sara' molto bassa e non percepibile dall'uomo."

Altri testi San Martino qui
Altri testi San Benedetto qui

Ne avevamo gia' parlato qualche tempo fa, la Gas Plus di tale Davide Usberti decide di stoccare gas in un giacimento di idrocarburi a San Martino sulla Marrucina, localita' Piano Palomba, paese micorscopico delle montagne d'Abruzzo. Lo stoccaggio sara' chiamato Poggio Fiorito. Allo stesso modo, vogliono fare stoccaggio a San Benedetto del Tronto.

Cosi, si svegliano la mattina e decidono di prendere paesi - turistici o di montagna, non importa - e portare il "progresso" che guarda caso fa arricchire solo loro.

I progetti sono scaricabili sopra e sono aperti per chi volesse fare le osservazioni. Il termine e' il 3 Giugno 2012 per San Martino e il 4 Giugno per San Bendetto.

Notare che i testi sono quasi tal quale per San Benedeto del Tronto e per San Martino sulla Marrucina. L'Italia parcheggio del gas!

Il progetto inizia con scenari drammatici. "La profonda recessione del 2009 ha ridotto le domande di gas", "Il collasso dell'economia", "Il tasso di disoccupazione della Provincia di Chieti" come dire, per risolvere i problemi del mondo stocchiamo gas in una zona sismica!

I comuni interessati sono San Martino sulla Marrucina, Casacanditella, Fara Filiorum Petri, Ari.
A 4 km di distanza c'e' un area protetta deta "Parco dell'Annunziata", c'e' vincolo idrogeologico,
a causa dei rischi di subsidenza. L'area e' classificata zona sismica UNO dove possono esserci forti terremoti. Lo dice pure la Gas Plus.

Casacanditella ha gia' problemi di subsiendenza. Pare che alcuni condomini abbiano presentato gia' problemi di instabilita' in passato.

Nel testo della Gas Plus, la parola subisdenza noncompare neppure una volta.

La Gas Plus vuole prendere vecchi pozzi dimessi e metterci dentro e tirare fuori il gas a piacimento.
Lo iniettano da aprile ad ottobre, lo tirano fuori da novembre a marzo.

Vogliono fare due pozzi nuovi e riadattare un pozzo vecchio, detto Poggio Fiorito bis dir 1A.

Vogliono costruire una unita' di compressione per la distribuzione, e installare una "unita' di trattamento" per rendere il gas estratto conforme alle specifiche di vendita.

Che significa l'ultima frase? Che trattamento e'? Ci saranno ciminiere? Chi lo sa.
Dicono che useranno "setacci molecolari" utili per eliminare "particelle solide e liquide".
Non si sa che particelle.

Ovviamente si trattera' di sbancare l'area, usare fanghi e fluidi perforanti, produrre monnezza, tanta monnezza, e martoriare ancora, incessantemente, madre natura cosi' la Gas Plus puo' speculare con i giochini del gas, e cercando di passare per eroi dell'umanita'.

Interessante che vogliono stoccare al massimo 150 milioni di metri cubi di gas. In Italia ne consumiamo 440 al giorno. Cioe' tutto questo stravolgimento per accumulare, nel giro di sei mesi,
tanto gas quanto basta all'Italia per mezza giornata!!

E' tutta speculazione, niente altro.

Questo progetto deve essere approvato dal Corpo Forestale, dalla Sopraintendenza per i beni archiettonici e paesaggistica per l'Abruzzo, e dall'Autorita' dei Bacini di Rilievo Regionale dell'Abruzzo e del Bacino Interregionale del Fiume Sangro.

Ovviamente la Gas Plus dice che e' tuttapposto, che non ci sono problemi.

Ma se uno guarda le carte, e guarda in particolare il Piano di Stralcio di Bacino per l'assetto idrogeologico della regione Abruzzo, ente che dovra' pronucniarsi pure lui su questoprogetto della Gas Plus, viene fuori che sia Casacanditella, che Fara, che Ari, sono tutte ad alto rischio - P3.

E che dice questo Piano? Dice:

Art. 14 - Disciplina delle aree a pericolosità molto elevata (P3)

Fermo restando quanto disposto agli art. 9 e 10 del precedente Capo I delle presenti Norme, nelle aree a pericolosità molto elevata sono consentiti esclusivamente:

opere ed interventi finalizzati alla mitigazione del rischio e della pericolosità gravitativa ed erosiva;


opere urgenti realizzate dalle autorità di Protezione Civile o dalle autorità competenti, per la tutela di persone, beni ed attività in condizioni di rischio immanente;


attività di manutenzione delle opere di consolidamento e di risanamento idrogeologico esistenti;


le opere strettamente necessarie alle attività di sfruttamento minerario ed idrogeologico di corpi rocciosi nel rispetto della normativa vigente e purché nell'ambito dello Studio di compatibilità idrogeologica, di cui all'Allegato E alle presenti norme, si dimostri che l'attività di estrazione, produzione ed esercizio non alteri o incrementi le condizioni di instabilità in un intorno significativo dell'intervento e non contribuisca ad innescare fenomeni di subsidenza incompatibili con le finalità di tutela del presente Piano.

Nelle aree a pericolosità molto elevata è quindi vietato:

a) realizzare nuove infrastrutture di trasporto e di servizi (strade, ferrovie, acquedotti, elettrodotti, metanodotti, oleodotti, cavi elettrici di telefonia, ecc.), fatti salvi i casi previsti nel successivo articolo 16,


b) realizzare opere pubbliche o di interesse pubblico, quali ospedali, scuole, edifici religiosi, ed altre opere di urbanizzazione secondaria, di edilizia residenziale pubblica, insediamenti produttivi, nonché le opere a rete a servizio di nuovi insediamenti previsti dai piani di insediamenti produttivi e dai piani di edilizia economica e popolare;


c) impiantare nuove attività di escavazione e/o prelievo, in qualunque forma equantità, di materiale sciolto o litoide, fatta eccezione per le attività relative allaricerca archeologica e per gli interventi finalizzati alla eliminazione della pericolosità idrogeologica;


d) impiantare qualunque deposito e/o discarica di materiali, rifiuti o simili;


e) realizzare opere private di canalizzazione di acque reflue;


f) qualsiasi tipo di intervento agroforestale non compatibile con la fenomenologia del dissesto in atto;


g) in genere qualunque trasformazione dello stato dei luoghi, sotto l'aspettomorfologico, infrastrutturale ed edilizio, che non rientri tra gli interventi espressamente consentiti di cui ai successivi Art.15 e 1.

Il documento continua, ed e scaricabile nel link in alto, ma a me non pare che la Gas Plus abbia risposto a nessuna di queste domande.

Di nuovo, la parola subsidenza non compare mai in tutti il rapporto!

Ci vorrebbe qualcuno che studiasse il progetto in dettaglio...

Franco Caramanico, paladino dell'ambiente ha qualcosa da dire? O e' piu' facile saltare sul carro quando sono stati gli altri a prepararglielo, come nel caso di Bomba?

Guardiagrele non e' lontana.

Come sempre, la denuncia deve partire da altri, in questo caso da Los Angeles!

Perche' nessuno parla di questo progetto?

Lo sanno a San Martino sulla Marrucina?

 

 
 
 

DENATURALIZZATA!

Post n°684 pubblicato il 09 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
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Mentre in Europa, cercano di rinaturalizzare le coste per meglio proteggerle dalla ingressione marina, in Abruzzo si "denaturalizza"...

Comunicato stampa 9 maggio 2012
I NUOVI BARBARI FANNO A PEZZI LA RISERVA DEL BORSACCHIO

nb.: -cliccate qui per sapere chi è la banda dei 26-

Dopo averla di fatto congelata per sette anni, i "nuovi barbari" hanno sottratto alla Riserva naturale del Borsacchio delle aree di pregio per servirle su un piatto d'argento ad un manipolo di speculatori.
Definire "nuovi barbari" i 26 Consiglieri Regionali che l'8 maggio hanno votato a favore del taglio della Riserva suona quasi come un complimento; i Barbari veri, almeno, nutrivano un profondo rispetto per la natura. Questi invece hanno dimostrato di disprezzarla.
La "banda dei 26" è stata perseverante. Malgrado gli innumerevoli problemi di cui soffre l'Abruzzo, è riuscita a dedicare quasi una decina di sedute del Consiglio Regionale a quello che deve essere parso a molti osservatori il vero problema della nostra regione: la riperimetrazione di una piccola riserva regionale estesa appena 1.100 HA.
E così, per editto, si ritrovano fuori dalla Riserva un lungo e bellissimo tratto di spiaggia che dalla Pineta Mazzarosa si spinge fino al Quartiere Annunziata di Giulianova e la Contrada Giammartino.
Per effetto della riperimetrazione il nostro territorio si trova ad essere più esposto al pericolo della cementificazione e della petrolizzazione; Giulianova, in particolare, risulta totalmente esclusa dalla Riserva e rinuncia così non solo ad un'importante occasione di riqualificazione socio-economica dell'intera area dell'Annunziata - che, ribadiamo, non avrebbe perso i benefici del "contratto di quartiere" - ma anche alle proprie origini visto che i resti del ponte di epoca romana erano all'interno della Riserva.
Tristi primati per una città a vocazione turistica.
I Consiglieri detrattori della Riserva hanno incassato l'appoggio pieno ed incondizionato dei Comuni di Roseto e Giulianova - il primo a guida centrodestra, il secondo centrosinistra - ma responsabili entrambi, quanto la Provincia di Teramo, di non aver dotato la Riserva né degli Organi di Gestione né di un Piano di Assetto Naturalistico.
Le tre amministrazioni hanno tenacemente perseguito la volontà di non far mai decollare la riserva, nonostante abbiano avuto a disposizione e speso 250.000 euro per la predisposizione del Piano di Assetto Naturalistico dell'area! Soldi che sono stati spesi per studi e progetti su un perimetro che ora è stato modificato.
Alle argomentazioni di giuristi e naturalisti di fama nazionale che hanno evidenziato la valenza dell'area e l'inopportunità di modificare il suo perimetro si sono contrapposte argomentazione da bar. Quanto sono lontani questi politici dai bisogni concreti delle persone!
Come associazioni vogliamo ringraziare pubblicamente quei consiglieri regionali che, con tutte le loro forze, hanno cercato di fermare il taglio della riserva. A loro va il merito di aver tentato fino all'ultimo di impedire che si compisse uno scempio vergognoso.
La ferita inferta alla Riserva è viva e profonda, come vivo e profondo resterà per lungo tempo il ricordo di questo amaro 8 maggio.
La risposta di tutte le associazioni ambientaliste sarà durissima: valuteremo tutte le strade possibili per fermare la legge approvate ieri in consiglio regionale e combatteremo quanti hanno compiuto tale scelta, in particolare chi tenta continuamente di issare la bandiera di un becero e falso ambientalismo di maniera.
La guerra non è ancora finita. Anzi, deve avere ancora inizio.


WWF
Italia Nostra
Comitato abruzzese Beni Comuni
Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio
Legambiente
Archeoclub Giulianova
Slow Food condotta di Giulianova e Val Vibrata

 

 
 
 

‘STAR' DELLE TELECAMERE

Post n°683 pubblicato il 05 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
Tag: lontra
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WWF: "LA LONTRA ‘STAR' DELLE TELECAMERE A INFRAROSSI IN ABRUZZO"

Eccezionali riprese video della rarissima Lontra, timida "regina dei fiumi",

divulgate dal WWF e dalle Università del Molise e di Roma 3

Con indagini genetiche e fototrappole accertata la presenza di almeno 6 lontre sul Fiume Sangro, dalla sorgente alla foce, e sul suo affluente, il fiume Aventino, minacciato dalle captazioni.

Una buona notizia nel mese delle Oasi WWF, dedicato alla tutela delle coste, foci dei fiumi comprese. Ora lavorare per ricostruire la rete ecologica per la specie, dalle oasi montane fino al mare.

Un eccezionale video con protagonista la rarissima Lontra raccolto con una "foto-trappola" a infrarossi, sul fiume Aventino, affluente del Sangro in Abruzzo, è stato presentato oggi in conferenza stampa dal WWF e dalle ricercatrici delle Università del Molise e di Roma 3, impegnate in uno studio sulla presenza di questa specie nel bacino del Sangro-Aventino. La ricerca è partita nel 2010 dopo che un precedente studio del 2007, finanziato dall'Oasi del WWF delle Cascate del Rio Verde, posta proprio lungo il Sangro, aveva permesso di accertare il ritorno nell'area di questa rarissima specie-simbolo dei fiumi, fino a quell'anno ritenuta estinta in Abruzzo e di cui restano in Italia appena 320-350 esemplari difficilissimi da osservare. Oggi le indagini genetiche sul DNA estratto dagli escrementi (inaspettatamente profumati), e l'utilizzo della tecnologia delle video-camere nascoste a infrarossi, hanno permesso di accertare la presenza di almeno 6 lontre nel bacino Sangro-Aventino, che risulta frequentato dalla specie dall'area a valle della diga di Barrea nel Parco nazionale d'Abruzzo fin quasi alla foce del Sangro, passando per le due Oasi del WWF delle Cascate del Rio Verde e di Serranella (entrambe in provincia di Chieti). Un'ottima notizia, che arriva proprio nel mese delle Oasi WWF, quest'anno dedicato alla tutela delle coste, foci dei fiumi comprese, e che il 20 maggio aprirà gratuitamente al pubblico le oltre 100 aree naturali protette dall'Associazione in tutta Italia, tra cui - in Abruzzo, Campania e Basilicata - anche le Oasi in cui la lontra trova un rifugio sicuro. E un motivo in più per rafforzare la richiesta di tutela di questo bellissimo animale, che deve garantire la sua rete ecologica dalle oasi montane fino al mare.

Ecco le voci delle ricercatrici che hanno fatto l'eccezionale scoperta e del WWF che partecipa al progetto di tutela:

Dichiara Laura Lerone, dottoranda dell'Università Roma 3 e autrice del video "La mia ricerca consiste nel monitorare costantemente alcuni punti di campionamento posti lungo il fiume. La Lontra marca tipicamente il proprio territorio lasciando i propri escrementi sui massi più grandi o su quelli in posizione preminente, anche presso elementi artificiali che possono fungere da punto di riferimento come i ponti. Gli escrementi, detti spraint, sono, a dispetto del pensiero comune, profumati e presentano un odore estremamente particolare e caratteristico. Questi non solo rappresentano segnali utilissimi per accertare la presenza della specie ma possono essere usati per realizzare censimenti visto che le moderne tecniche di analisi genetica consentono di estrarre DNA che può essere analizzato fino a riconoscere il profilo genetico di ogni singolo individuo. Su circa 250 campioni analizzati presso l'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca dell'Ambiente il 35% ha permesso di ottenere DNA sufficiente per identificare l'individuo: possiamo così dire con certezza che nel bacino del Sangro-Aventino vi sono attualmente almeno 6 individui. Uno di questi, un maschio, si è spostato di almeno 10 km lungo l'asta fluviale in una sola notte. Possiamo dirlo perché abbiamo trovato la sua traccia genetica negli escrementi lasciati nella stessa notte in due punti diversi del fiume. Il bacino del Sangro-Aventino è risultato frequentato dalla Lontra dai piedi della Diga di Barrea nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise fin quasi alla foce, passando per le due Oasi del WWF delle Cascate del Rio Verde e dell'Oasi di Serranella. Anche l'affluente Aventino vede la presenza della Lontra praticamente su quasi tutta l'asta fluviale."


Dichiara Anna Loy, docente di zoologia all'Università del Molise "La Lontra è presente in Italia con circa 320-350 esemplari con una popolazione ristretta in due nuclei, quello dei bacini fluviali abruzzesi e molisani con circa 60 individui e quello dei bacini di Campania, Basilicata, Puglia e Calabria con circa 260 individui. E' una specie particolarmente protetta a livello europeo ed è una tipica specie ombrello e bandiera. Ombrello perché se tuteliamo la Lontra conserviamo anche le altre specie che vivono nei corsi d'acqua. Bandiera perché è il simbolo più accattivante dei nostri fiumi rendendo possibile l'avvio di campagne di sensibilizzazione della popolazione alla difesa dell'ambiente. Dopo il ritrovamento che abbiamo fatto nel 2007 il Fiume Sangro è stato subito inserito nell'Action Plan nazionale del Ministero dell'Ambiente su questa specie, essendo un'area strategica rappresentando il limite di distribuzione settentrionale della Lontra lungo la costa adriatica. Inoltre è un bacino importante con affluenti ricchi di acque, come il Fiume Aventino che possono consentire l'insediamento di diversi territori. Ogni Lontra ha bisogno di vasti tratti fluviali, spesso di decine di chilometri, ricchi di prede come anfibi e pesci, visto che si nutre esclusivamente di animali acquatici. L'aspetto fondamentale per garantire la possibilità di riprodursi è la presenza della vegetazione ripariale, visto che la Lontra come tana utilizza cavità lungo le sponde formate da grandi alberi. Ad esempio, i tratti di sponda artificiali e quelli in cui vi sia una forte escursione nel livello delle acque, come avviene nei bacini artificiali, anche se pescosi, rendono impossibile la riproduzione."

Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF "Questa ricerca testimonia l'importanza delle Oasi del WWF e delle altre aree protette diffuse sul territorio italiano, istituzioni che tutelano l'ambiente e che sono promotrici di conoscenza del territorio e della sua biodiversità. L'ambiente cambia ed è necessario attuare programmi di monitoraggio costanti visto che fino al 2007, anno della ricerca promossa dall'Oasi WWF Cascate del Rio Verde di Borrello (CH), la Lontra si riteneva estinta in Abruzzo. Questa informazione è di fondamentale importanza per la corretta gestione del territorio, visto che proprio il fiume Aventino, dove è stato girato il video, è a rischio di una captazione a scopi idroelettrici che lo ridurrebbe ad un rigagnolo per chilometri. Il WWF in extremis, con una segnalazione al Ministero dell'Ambiente, ha bloccato l'opera che aveva ricevuto inopinatamente tutte le autorizzazioni. Questa segnalazione conferma tutti i dubbi che avevamo. Dopo tante alterazioni che questi fiumi hanno subito finora bisogna garantire la possibilità di espansione in Italia di questa specie conservando i pochi tratti di fiume integri e garantendo la rinaturalizzazione delle sponde. Il Fiume Sangro, anche grazie alle due oasi del WWF - la già ricordata e spettacolare Cascata del Rio Verde, la più alta dell'Appennino, e l'oasi di Serranella che compie quest'anno 25 anni di vita - è potenzialmente idoneo per questa specie fino alla foce che è tutelata dalla Riserva Naturale della Lecceta di Torino di Sangro. E', quindi, uno dei pochissimi casi nella fascia adriatica dove un fiume può ancora mantenere una certa naturalità dalle montagne fino alla foce, nonostante gli attacchi subiti, come la costruzione di una darsena a poca distanza dalla foce su cui peraltro vi è stata la condanna dell'Unione Europea su denuncia del WWF. A scala nazionale per la Lontra è fondamentale applicare il Piano d'Azione nazionale ripristinando gli ambienti in grado di sostenere popolazioni vitali, come esempio il ripristino degli ambienti allagati alla foce del fiume Sinni nell'oasi di Policoro, in Basilicata, e fermando interventi infrastrutturali e di eccessiva captazione delle acque che pone a rischio quegli assi fluviali e quegli ecosistemi fluviali prioritari per la specie. L'azione del WWF e in particolare la giornata delle Oasi 2012 del prossimo 20 maggio in cui si chiede agli italiani di contribuire alla tutela di tre preziose oasi costiere, è volta proprio a dimostrare che si deve ricomporre un paesaggio frammentato, a partire dalle aree costiere che sono tra le più danneggiate dall'azione dell'uomo".

Non a caso proprio le foci dei fiumi sono tra le tre tipologie di zone costiere, più fragili e preziose, scelte come simbolo della nuova campagna WWF "Un mare di Oasi per te" avviata in vista della Festa delle Oasi il 20 maggio, dedicata alla tutela delle coste, "profilo fragile dell'Italia", che quest'anno vuole coinvolgere gli italiani per proteggere tre preziose aree costiere in Sardegna, Puglia e nel Delta veneto del Po. Tutti possono contribuire inviando un sms di 2 euro al 45503 o presso agenzie e sportelli automatici UniCredit in tutta Italia* (dettagli in coda e su www.wwf.it)

E il 20 maggio, insieme alle oltre 100 oasi su tutto il territorio nazionale, sarà possibile visitare anche le Oasi WWF dove la lontra è presente e tutelata: in Abruzzo l'Oasi Cascate del Rio Verde (Borrello, CH), l'Oasi del Lago di Serranella (comuni di Casoli, S. Eusanio del Sangro e Altino, CH) e l'Oasi Lago di Penne, dove è presente il Centro Lontra per la riproduzione della specie in cattività; in Campania l'Oasi di Serre Persano (SA) e l'Oasi di Conza (AV); in BASILICATA: l'Oasi di Policoro (MT), Oasi di San Giuliano (MT)

 

 
 
 

Strane domande...

Post n°682 pubblicato il 01 Maggio 2012 da emergenzambiente
 
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ad Ortona ci sono le votazioni, la Costituente Vogliamo il Parco chiede ai 9 candidati sindaci come vedono pensano il parco. Su 9 sindaci sono venuti in 6, i tre mancanti sono stati Di Marino, Cieri e Napoleone, tutti di area centro destra.

Questa una delle domande:      Qual è la vostra idea di futuro?

Noi vogliamo il Parco proprio perché abbiamo un'idea di futuro. Perché abbiamo studiato, perché abbiamo le idee chiare, perché ci preoccupiamo di chi abita qui e di chi ci abiterà: figli e nipoti.

Quaranta anni fa si è cominciato a parlare dei limiti della crescita. I primi studiosi hanno cominciato a far notare che il mondo ha dei limiti: che la terra non può nutrire troppe persone, che le rese dei terreni non possono crescere all'infinito, che le materie prime non dureranno per sempre, che l'inquinamento è in grado di mettere a repentaglio il clima e la salute umana fino a insidiarne l'esistenza.

Furono considerati dei visionari; dopo qualche decennio non c'è più da discutere, avevano ragione. L'umanità ha quasi superato la prima crisi globale da inquinamento: quella del buco nell'ozono. Del clima non parliamo, ancora non si riesce a trovare i modo di agire per limitare il riscaldamento globale. Tra le materie prime il petrolio è sempre meno e sempre più ricercato. Da una parte ci sono nuove guerre e rivoluzioni (la Libia e l'Egitto ad esempio). Dall'altra le multinazionali sono sempre più interessate alle ultime gocce di petrolio e l'Abruzzo col suo petrolio pieno di idrogeno solforato è diventato una preda ambita assieme alle profondità marine (come quelle del Golfo del Messico), ai ghiacci dei poli e alle sabbie bituminose. Ma anche le grondaie di rame - ad esempio - sono diventate un lusso per pochi. Le rese dei terreni non crescono più e sempre meno suoli sono disponibili per l'agricoltura consumati dal cemento ..... . Sono cominciate le guerre per l'acqua. Le malattie respiratorie, cardiocircolatorie, allergiche stanno aumentando. A queste crisi oggi si sommano quelle di natura finanziaria, le aziende chiudono o delocalizzano, gli alberghi sono vuoti. L'anno scorso si diceva che il Parco non serviva perché sarebbe ricominciata la crescita e dei vincoli sul bene comune avrebbe impedito i guadagni di pochi. Oggi la ripresa è sempre più lontana e il Parco - come dicevamo - rimane per noi il modello di società del futuro. Un'integrazione tra uomo e ambiente naturale. Che propone di sfruttare l'esistente a favore di chi lo abita.

Come dicevamo noi siamo per gli abruzzesi, i loro figli e i loro nipoti. Non pensiamo ad una società senza industrie e senza lavoro, non siamo stupidi. Sappiamo ad esempio che il mercato delle automobili dovrà cambiare completamente e che non si tornerà indietro, ma guardiamo agli sforzi che il sistema industriale della Val di Sangro sta facendo per sopravvivere con speranza. Sappiamo valutare la qualità e la necessità degli investimenti in campo energetico e siamo quindi totalmente contrari a quelli inutili come inceneritori, centrali a biomassa e quant'altro arricchisce pochi a spese del denaro e della salute pubblica.

Noi pensiamo che i limiti siano reali e pericolosamente vicini. Ma siamo ottimisti: pensiamo che ci sia tempo sufficiente, se non ne perdiamo altro. Che ci sia energia, materie prime, soldi, resilienza ambientale capacità di resistenza dell'ambiente e capacità umane sufficienti per ottenere una riduzione dell'impronta ecologica del genere umano: una rivoluzione sostenibile per un mondo migliore per la stragrande maggioranza degli uomini (qualcuno vedrà i suoi redditi diminuire .....

Non vi è quindi tempo da perdere. La sostenibilità è una nuova idea per molte persone, e molte la trovano difficile da capire. Ma in tutto il mondo ci sono persone che hanno già cominciato a immaginare e porre in essere un mondo sostenibile. Lo vedono come un mondo verso cui muoversi, non a malincuore, ma con gioia, non con un senso di sacrificio, ma con un senso di avventura. Un mondo sostenibile che dovrà essere molto migliore di quello in cui viviamo oggi.

Tutto il mondo si dovrà incamminare verso una economia sostenibile (l'alternativa è semplicemente il crollo entro pochi decenni): noi abbiamo la fortuna di avere il Parco. Un parco - ricordiamolo - che è proprio del tipo per la "gestione sostenibile delle risorse". Un Parco che ci permette di anticipare i tempi, di aiutarci - anche economicamente - nella prima fase della transizione. per questo stiamo facendo di tutto per renderlo realtà.

Questo sono in estrema sintesi le nostre idee di futuro, per cui concludo ripetendovi la domanda:

Quale è la vostra idea di futuro?

Pensate che il nuovo Sindaco si troverà di fronte degli anni durissimi o credete che il peggio sia ormai passato.

Pensate che il futuro Parco sarà qualcosa di inutile o addirittura di dannoso, oppure qualcosa di utile - ad esempio per contrastare le mire dei petrolieri - o un esempio di società sostenibile attorno al quale costruire un progetto di futuro per tutta la comunità della costa teatina e del suo interno.

grazie mille

 

 
 
 
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INFO


Un blog di: emergenzambiente
Data di creazione: 05/04/2008
 

CARTINA PETROLIO AGGIORNATA AL 2011

 

DOSSIER WWF MILIONI DI REGALI

FUORI IL PETROLIO DALL'ABRUZZO

PETROLIO CHI DECIDE COSA

Lo schema delle autorità competenti può essere riassunto così: -La Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse Minerarie è la massima autorità nel campo energetico nazionale nell’attribuire i titoli minerari. Nel suo ambito opera l’Ufficio Nazionale per gli Idrocarburi e Geotermia (UNMIG), con tre uffici periferici a Roma, Bologna e Napoli, al quale è demandato il compito del rilascio dei permessi, delle concessioni e il controllo delle attività produttive. -Il Comitato Tecnico per gli Idrocarburi e la Geotermia è il principale organo consultivo del Ministero dell’Industria in materia. E’ nominato per decreto dal Ministro dell’Industria e dura in carica per tre anni. Il Comitato esprime un parere, peraltro non vincolante, sull’assegnazione dei titoli minerari richiesti in concorrenza, e valuta le varie situazioni su cui è chiamato a pronunciarsi, quali la variazione dei programmi di lavoro, l’unificazione degli stessi fra titoli adiacenti interessati alla stessa tematica, l’assegnazione di concessioni di coltivazione alla società o gruppo che ha scoperto il giacimento ecc. Le riunioni del comitato avvengono a intervalli trimestrali. -Il Ministero dell’Ambiente, attraverso la Direzione Generale della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) è l’istituto preposto a fornire la valutazione dell’impatto ambientale di ogni singolo progetto industriale e quindi anche di quello relativo al settore degli idrocarburi. Si avvale anche del parere della Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, competenti territorialmente. Alcune competenze specifiche sono demandate direttamente alle Regioni interessate e attraverso deleghe, a Provincia e Comuni.
 

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A ME GLI OCCHI

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.
1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare.
3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi.
4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente.
6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Noam Chomsky
Fonte: www.visionesalternativas.com.mx