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LA PERDITA DI UN BIMBO

Post n°28 pubblicato il 16 Gennaio 2008 da genitoridiunastella
 

Autrice: Piera Maghella

La morte di un bambino, sia che succeda in gravidanza, durante o dopo il parto, è sempre una tragedia.
In gravidanza tutte le energie (fisiche, emotive, relazionali, spirituali) sono dedicate alla creazione della vita. Quando la vita non si realizza, il processo si blocca bruscamente e resta incompiuto.
La sofferenza per la perdita di un bambino è molto intensa perché è innaturale: i figli sopravvivono a noi; è un rovesciamento dell’ordine naturale degli eventi; per la madre il bimbo è parte di sè ed è come perdere una parte di sè, sente un forte senso di vuoto poiché ci sono pochissime opportunità di creare collegamenti e raccogliere memorie.
L’intensità della sofferenza non dipende solo dalla durata della gravidanza, ma anche dall’intensità con cui viene vissuta.
Più sentito è il legame più intenso e forte è la sofferenza, il lutto.
E tuttavia, più chiaro è il legame ed il processo di realizzazione della morte, meno complicata è l’elaborazione del lutto.
La sofferenza della perdita di un bambino è particolare rispetto ad altre perdite perché durante la gravidanza sono state fatte tante proiezioni sul bambino e sulla vita insieme che rimarranno sconosciute ed in molti casi non c’è nessuna memoria oggettiva. Quando un bambino nasce morto e muore poco dopo, non c’è niente. Il mondo non ricorda niente. L’utero è vuoto e le braccia sono vuote. Si ricorda la nascita o la morte. In questa esperienza si ha nascita e morte insieme, entrambe allo stesso tempo. “ho sentito di aver creato morte” Per la donna c’è anche il senso di perdita della propria capacità di generare, di mettere al mondo una creatura. “ho sentito di aver fallito come donna, ho odiato il mio corpo e l’ho paragonato ad una macchina difettosa.”. Quando un bambino muore in ospedale, tutte le evidenze della sua esistenza vengono rimosse con una rapidità incredibile, niente è lasciato per confermare la realtà della sua morte. “tutto è successo così rapidamente, … non riuscivo a capire a realizzare,… ed era già tutto fatto,… solo ora penso che avrei voluto vederla, toccarla,…” Resta una grande sensazione di vuoto.
Con la morte abbiamo più aspetti della perdita.

1. La PERDITA FISICA.
2. La PERDITA SIMBOLICA il significato della perdita di quel bambino, della potenzialità di aver una vita con quel bambino
3. La PERDITA SECONDARIA la distruzione delle certezza…. Ho sempre fatto tutto bene, andava tutto bene,… La sofferenza è un processo. La sofferenza è il processo che abbiamo per rendere la perdita un’esperienza reale e per elaborarla. Ci sono degli indicatori che possono essere utili per capire come sostenere ed accompagnare i genitori che vivono queste esperienza.

Sono state identificate alcune fasi che rappresentano vari stati emotivi:
SHOCK, stordimento, torpore, negazione dell’accaduto, rifiuto, negazione, congelamento emotivo, nel tentativo di bloccare l’inevitabile (è un sogno… quando riapro gli occhi sarà diverso..)
Si reagisce solo meccanicamente.

REALIZZAZIONE del fatto. Paura anche delle sensazioni fisiche (fa male e non serve a niente!) disorientamento, confusione, senso di colpa (la colpa del proprio corpo, della propria gravidanza,) se solo non avessi (ho dato un bacio a mio marito che aveva il raffreddore…..forse…!” “Se non avessi dimenticato l’appuntamento, se non avessi mangiato.., se non avessi camminato così tanto…). Con dolore fisico intenso. Pesantezza al torace, mal di cuore, difficoltà a respirare, palpitazioni, arti indolenziti. Bisogno di raccogliere più ricordi possibili per rendere la morte una realtà.

PROTESTA, rabbia, risentimento, rancore, (perché proprio a me!), sensazione di subire un’ingiustizia, contrattazione (accordi, voti col soprannaturale… se il bimbo sopravvivrà io farò…)La rabbia può intensificarsi per la percezione di perdita di controllo della situazione, per l’assenza di una possibilità di scelta o per non aver capito cosa stesse succedendo. Può indirizzarsi verso una persona o un operatore. Tendono a fare domande, domande per capire, per trovare la colpa. Possono avere problemi di insonnia, mancanza di appetito, incubi, flash back.

DISORGANIZZAZIONE. Depressione, solitudine, isolamento, apatia, perdita di interessi, sintomi fisici reali o irreali, odio verso le altri madri, difficoltà di coppia (per modalità diverse di esprimere la sofferenza)

RI-ORGANIZZAZIONE. Disgelo emozionale, parziale accettazione, ricerca di nuove modalità di comportamento, ricettività verso gli altri, ricerca di significato della morte e della vita, nuovi interessi e abilità, sofferenza ma senza angoscia. Lento ritorno alla quotidianità.

ELABORAZIONE dell’esperienza, collocazione dell’esperienza nella propria biografia, accettazione, adattamento alla vita senza la presenza di quel bambino, nuove relazioni e attività, nuova forza interiore.

I genitori hanno essenzialmente tre importanti aspetti su cui agire:
1. realizzare la perdita e cominciare ad esprimerla
2. permettersi di esprimere le normali reazioni del lutto e lasciare che continuino
3. soddisfare i propri bisogni e quelli degli altri eventuali figli.

Quindi più la perdita è reale, più memorie si hanno, più tempo e possibilità di parlarne c’è, meno complicata è l’elaborazione. Tuttavia ogni intento esterno, verbale e pratico, è per dimenticare la perdita e proseguire con la vita. “è giovane ne avrà altri” “forse è meglio così, la natura a volte è saggia”, “forse è una benedizione: non era certo il momento migliore per avere un figlio..”.
Per quella madre, per i genitori quel bimbo NON è rimpiazzabile e a volte sono anche preoccupati di dimenticarsi del bambino ed i genitori fanno anche un grosso sforzo per aiutare gli altri a ricordarlo.
A volte hanno anche il timore che elaborare l’esperienza voglia dire dimenticare il bambino. La sofferenza li lega al bambino, al suo ricordo, alla realtà della sua morte. I genitori hanno bisogno di sapere che anche quando la sofferenza diminuisce, non si dimenticheranno mai di quel bambino.

Molte donne hanno difficoltà, si sentono a disagio ed in colpa quando qualcuno chiede se hanno figli:
“non ho figli, oppure ne ho due,…. Ma in realtà ne ho avuto un altro che non c’è più….. quel bimbo c’è stato, è esistito, ha un nome…” Partorire senza analgesici ed occuparsi del corpo dopo nel puerperio (genitali, produzione di latte..) sono tutti aspetti che rendono reale la perdita di quel bambino. La prova, la traccia che quel bimbo c’era. Avere memorie tangibili: vederlo, toccarlo, avere una sua foto o un rullino da  svilupparequando il tempo sarà opportuno, un’impronta, un ciocca di capelli, il certificato, tempo, rituali….
Tutto questo aiuta ad esprimere la sofferenza.
3Molti genitori hanno descritto che la sofferenza è fortissima nei primi due mesi, dopodichè sembra meno terribile e attorno ai 6 mesi dalla perdita ci sono ancora momenti molti tristi, ma va molto meglio. Alcuni genitori hanno espresso che solo dopo i 9 mesi o un anno hanno sentito di poter anche sorridere.

Nella coppia:
L’elaborazione del lutto può essere molto diversa tra i due compenti della coppia.
Per la donna c’è un legame fisico, precoce in gravidanza, c’è un vissuto corporeodurante il parto e nel puerperio. Per l’uomo la gravidanza è sempre un processo più tardivo, complesso e mentale. Nel lutto il padre non ha la componente fisica. Inoltre un uomo tende a non esprimere i propri sentimenti, ancor più se sono forti ed intesi. Infatti si tende a chiedere al padre come sta la sua compagna e ci si dimentica spesso di chiedere come si sente.
Lui stesso tende a pensare che possa aggravare la sofferenza della donna se prende l’iniziativa di parlarne o se condivide i suoi sentimenti. Prevale la convinzione che lui deve essere forte e deve superare velocemente. Tende quindi ad evitare di parlarne, a tradurre la sua sofferenza col fare. Il padre spesso si tuffa nel lavoro o in attività pratiche. Il suo coinvolgimento col lavoro e col ruolo di sostentamento familiare diventa determinante; per lui la vita deve continuare. Per molte coppie è doloroso riconoscere che nella prova più difficile della loro relazione non si aiutano come vorrebbero.
A volte la donna pensa che lui non ripone lo stesso valore nella perdita del bimbo che lei ha o che lei vorrebbe che lui avesse. Lui pur soffrendo evita di parlarne, di parlare della sua modalità di ricordare il bambino o di vivere questo lutto. E da qua si susseguono molte incomprensioni che portano a volte all’allontanamento della relazione.
Ci vuole molta tolleranza, pazienza e fiducia per evitare una rottura. Può essere questo un momento di grande differenza tra una donna ed un uomo. Stare coi propri sentimenti, condividerli – pur rispettando le diverse modalità - può essere un modo per avvicinare pezzi di strada da fare insieme. Piangere è rilasciare tensioni. La quantità di pianto non sta a misurare l’amore ed il legame con quel bambino ma piuttosto il darsi il permesso di esprimere la sofferenza.

Altri bimbi della famiglia:
Gli altri bambini della famiglia raccolgono messaggi, vedono la sofferenza ed anche quando i genitori non hanno detto nulla, i bambini sanno che qualcosa è successo. Saranno confusi ed angosciati. I bambini leggono gli stati emotivi che li circondano. Reagiscono al linguaggio corporeo, ascoltano le conversazioni, fanno domande dirette o indirette. I bambini devono sapere perché i genitori sono tristi, perché gli altri sono tristi e perchè loro si sentono tristi. Può essere molto difficile consolare un bambino, tuttavia questo è indispensabile per aiutarli ad elaborare la perdita evitando l’insorgere di patologie fisiche ed emotive. Di fronte alla morte, I bimbi avranno tre domande:
1. Morirò anch’io? Hanno bisogno di essere rassicurati, di capire e di sentirsi dire che nonostante la tristezza e la sofferenza, loro sono amati.
2. E’ successo per colpa mia? Hanno bisogno di sentirsi dire che non sono responsabili anche se hanno pensato male per quel fratellino/sorellina
3. Chi si prenderà cura di me? Rassicurare il bambino sul suo ruolo in famiglia. Aiutare a fare spazio per il fratellino/sorellina morto (nome, riti..)

Avere un altro figlio.
Il bimbo perso è insostituibile. Ha la sua storia, pur brevissima. Ha un suo nome. Ha una sua collocazione nella famiglia. Il lutto deve avere il tempo dell’elaborazione per non avere ansie, angosce, durante la successiva gravidanza. Il successivo bimbo, per la sua salute fisica, emotiva e
4 relazionale, non può portarsi addosso il fardello del suo fratellino/sorellina, l’ombra del figlio perso. Avrà la convinzione, spesse volte inconsapevole, che qualcosa non vada in lui/lei che qualcosa di tremendo gli possa succedere all’improvviso.
Ci sono donne che credono che un’immediata altra gravidanza possa ridurre la sofferenza, tuttavia tutti concordano che sia necessario dar tempo all’elaborazione della perdita ed aspettare almeno un anno.

Raccomandazioni:
1. offrire ai genitori il tempo necessario per prepararsi alla difficile situazione (nel caso di morte endouterina). Informarli per poterli coinvolgere nelle decisioni. La coppia dovrebbe poter rimanere insieme
2. l’ostetrica che assiste deve a sua volta avere un sostegno empatico (da una collega, da un altro operatore) e la possibilità di parlarne ed elaborare.
3. evitare (quanto più possibile) di offrire analgesici, sedativi o tranquillanti poiché inibiscono l’iniziale processo del lutto. Il senso della non esistenza del bimbo è spesso esagerata in donne anestetizzate o sedate e private delle memorie anche fisiche necessarie per poter attivare il processo del lutto
4. aiutare i genitori ad avere e raccogliere memorie: stare col bambino, senza ricevere pressione o fretta. Toccare o vestire il bambino. Anche se queste azioni sembrano temporaneamente aumentare la sofferenza per entrambi, possono tuttavia diventare memorie concrete per facilitare l’elaborazione. I genitori devono poter avere tempo e spazio anche se non immediato col bambino. Avere tempo da soli col bimbo. Avere una foto o il rullino, impronte del piede o della mano, ciocca di capelli, etichetta col nome, certificato con peso, altezza, circonferenza,… Poter dare un nome.
5. anche i fratellini, i nonni o i parenti stretti dovrebbero poter vedere e salutare il bimbo. Poter essere presenti a riti di addio o funerale. Ricevere rispetto per le proprie usanze religiose e culturali. Incoraggiarli a scrivere qualcosa che ricordi il bambino per darlo ai parenti ed amici:
un modo per aiutare a riconoscere la pur breve esistenza di quel bambino.
6. I genitori devono poter avere informazioni sulle procedure di esequie, sull’eventuale autopsia. Le informazioni sulle cause, sullo stato di salute del bimbo e risultati dell’eventuale autopsia devono essere date ai genitori in modo comprensibile ed eventualmente ripetute a distanza di alcuni giorni.
7. durante la degenza in ospedale: alcuni ospedali offrono alla coppia di rimanere insieme, nellastessa stanza, durante il periodo di degenza. Questa opportunità evita anche il dilemma nella scelta di offrire una stanza con altre donne che hanno partorito un bimbo vivo e sano (che potrebbe essere per alcune donne una convivenza insopportabile) oppure una stanza lontano, da sola che per alcune donne diventa un enfasi delle propria inadeguatezza. Al momento della dimissione fissare due appuntamenti successivi.
8. Dagli studi e esperienza del dr. Marshall. Klaus e colleghi è importante poter offrire ai genitori almeno tre colloqui attivando soprattutto ascolto empatico ed offrendo informazioni appropriate. Il primo, subito dopo la morte, durante il quale vengono anche informati delle varie prassi, scelte e delle possibili reazioni fisiche ed emotive. La successiva volta a distanza di pochi giorni (2 o 3 gg). La cosa più importante è ascoltare, ascoltare, ed ancora ascoltare. Il terzo colloquio nel periodo tra il terzo ed il sesto mese dalla morte del bimbo. Se il processo di lutto è particolarmente difficile e patologico si consiglierà un sostegno specialistico.
9. offrire informazioni sull’esistenza di gruppi di mutuo aiuto che sono gruppi di genitori che hanno vissuto l’esperienza della perdita e che si incontrano 1 o 2 volte al mese per sostenersi.

(PEND Parent Experiencing Neonatal Death)
5 Piera Maghella
Fonti bibliografiche
La Perdita – Nascita Attiva P. Maghella, V. Pola – Macro Edizioni – 1999
Bonding – Marshall Klaus John Kennel – Mosby Medical Library
Grief Wheel – William Lamers –
Grief – seminario con Phyllis Klaus – MIPA Brescia 2000

www.mipaonline.com

 
 
 
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