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Mondo Parallelo

Ritagli di vita e di suoni

 

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BACK TO BLACK

He left no time to regret, kept his dick wet, same old safe bet. Me and my head high, and my tears dry, get on without my guy, you went back to what you knew, so far removed from all that we went through, and I tread a troubled track, my odds are stacked, I'll go back to back. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her and I go back to...I go back to us, I love you much; it's not enough, you love blow and I love puff, and life is a pipe, and I'me a tiny penny rolling up the walls inside. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her, and I go back to...

 

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SI DEVE ESIGERE PIÙ DA SE STESSI CHE DAGLI ALTRI

Se a un certo punto un'amicizia o un amore cessano, forse non sono mai esistiti davvero.

 

S'I' FOSSE FOCO (SONETTO DI CECCO ANGIOLIERI)

 

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SMILE: THE LIFE IS SO GOOD!

 

LOVE HER AGAIN (DAL CD "ALONE" DI G.M.)

    

 
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FIAMMELLA SEMPRE ACCESA NEI CUORI

L'importante è come si vive e non quanto.

 

 

COSI' PER CASO

Post n°504 pubblicato il 18 Aprile 2014 da menegi53
 
Foto di menegi53

Quel giorno mentre sentivo urlare lungo la strada, da sotto un portico, chiesi al mio amico che avevo incontrato e mi era accanto: “Perché le persone gridano quando sono arrabbiate? E poi perché ieri quando mi hai intravisto, ti sei voltato dall’altra parte come se ti vergognassi di salutarmi?”. “Gridano perché perdono la calma”, rispose intimorito alla prima domanda!. All’altra non rispose, forse non sembrava neppure una domanda, ma una semplice constatazione e allora non ritenne di controbattere e di proferir parola in proposito. E io, lì vicino ai negozi affacciati, insistetti, un po’ curioso: “Ma perché gridare se la persona sta al tuo lato?”. Un passante che aveva sentito, e si era fermato curioso, intervenne: “Gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti”, replicò. Al che io, che non avevo inteso il senso, tornai a domandare: “Quindi, non è possibile parlargli a voce bassa?”. Non riferisco le risposte che mi furono date dal capannello di gente che si era formato attorno a noi perché non le ricordo e certe erano senza senso, oppure banali. Persino un primario di urologia che conoscevo, si era fermato e mi sorrideva scuotendo la testa, ma lo stesso, rimase lì, con in mano le sue carte e i suoi referti da firmare, aspettando e guardandosi attorno. Io, vedendo che era tardi e forse stavo facendo troppo lo sciocco, alla fine esclamai: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è, che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Così, quanto più arrabbiati sono, tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?”. E qui sentivo un mare di risolini e di commenti sottovoce da parte di tutti, mentre alcune suore, che avevano trovato il marciapiedi occupato, e si erano fermate a guardarci, arrossivano. “Sì gli innamorati, loro non gridano, parlano soavemente, dolcemente! E perché? Chi me lo può dire adesso, che poi me ne vado perché ho da fare? Nessuna risposta. “Beh ve lo dico subito senza tanti giri di parole: perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte, sono talmente vicini, i loro cuori, che neanche parlano, solamente, sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi negli occhi, perché i cuori lo stesso si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano”. E poi non volevo dire null’altro che questo: solo che mi dà fastidio sentire gridare per niente e vedere alzare le mani quando non è il caso e nemmeno dire frasi che neanche al porto si intendono dette dagli scaricatori! Vi saluto e vi chiedo scusa per la mia intromissione e del trambusto che non volevo creare, capita che a volte mi prenda un cero guizzo che non riesco a frenare!” Allora, me ne andai con un sorriso, con passo veloce, mentre il mio amico si era incamminato da un’altra parte per i suoi impegni, e io, poiché ero in ritardo per un appuntamento importante, ricordo che salutai tutti dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.” E tutti a mormorare: “Ma chi si crede d’essere quello?”. E io mi stringevo sulle spalle e ridevo! Le porte dei negozi che prima s’erano aperte lì accanto, s’eran chiuse dietro le spalle e poi un tuono e uno scroscio di pioggia, ma non so perché, ero contento lo stesso e sorridevo bagnandomi il viso e poi di sotto un portico scomparivo, inghiottito da un grosso portone; mi confondevo tra la gente che correva come impazzita, in un largo corridoio di ghiaia bianca, con la pioggia battente sui vetri, sui ciottoli grigi lungo la via principale, tra grida e sorrisi lì, in fondo alla strada infinita del mondo che continuava a guardare in silenzio, senza capire, la gente bagnata e la pioggia cadere.


Giov@nni

 
 
 

ANGELI

Post n°503 pubblicato il 17 Aprile 2014 da menegi53
 
Foto di menegi53

Sai, era in questo periodo, lo ricordo come fosse adesso, come se al solo pensiero mi si annodasse la gola per trattenere il fiato e mandare lontano da me il ricordo di una data precisa che mi batte nelle tempie e io non la voglio intendere perché non voglio rivangarla, sebbene sia incisa come un marchio di fuoco e non possa scordarla. Però posso fare finta di non volerla ripescare e di confonderla con altre date più importanti, quelle che hanno segnato eventi che, a quella data senza giorno e senza futuro, pure sono legati e sono il riscatto per quello che mi è stato tolto; e ampiamente sono stati condivisi dagli occhi di chi, in quel giorno senza sole, ha voluto salutarmi e lasciare di sé solo la sua foto che sorride su una lastra di marmo affiancata da tante altre fredde lastre al tremolar d’un rosso lumino, rispettoso nella sua fioca luce dell’altrui silenzio e del mio. Io non ho mai creduto e non credo che il destino sia scritto del tutto sul libro mastro di quando nasciamo, nemmeno penso che non ci sia sofferenza quando moriamo, perché insieme ad essa in fondo veniamo alla luce e insieme a essa, senza che noi lo vogliamo, quella luce poi la spegniamo perché l’energia di colpo è finita là, dove era iniziata. E mi ricordo che in quell’attimo, prima che i tuoi occhi avessero il blackout e tutto finisse nel buio, da dentro sentivo una voce, non sono sicuro, forse veniva da sopra di me, una voce sospesa nell’aria che mi penetrava dentro e martellava le tempie, come fosse un lamento, e mi guardavo attorno ed ero sgomento, atterrito quasi uscisse dalle mie labbra; ma una volta toccate son sicuro, eran chiuse! E poi quel profumo di rose, nemmeno tale potrei definirlo perché un paragone finora non m’è mai riuscito di farlo con nessun profumo né essenza che dir si voglia. Dalle ricerche che ho fatto, so che simile era quello che emanava dalle stigmate dei santi, o era  percettibile in certi luoghi come a segnalare una presenza che ti avvolge nella sua invisibile essenza. E’ questione d’un attimo, d’un particolare momento, oppure a volte è così forte, che ti stordisce fin quasi alla nausea per la sua intensità, lungo certi percorsi. Io non ho mai pensato né creduto a nulla che non potessi provare o poter spiegare con la ragione, ma sono convinto che c’è qualche cosa che trascende il reale, forse ci affianca in una dimensione vicina, parallela alla nostra; e, a mio avviso sono tante, forse infinite, e non le vediamo; a volte solo per un istante magari le percepiamo. E mi sono arreso a ricercare motivi o ragioni perché sono convinto che noi siamo così piccoli e ignoranti di fronte all’ignoto che saremmo arroganti e incapaci a voler spiegare ad ogni costo, cose che non ci appartengono. Allora nel silenzio, quel giorno mai trascorso, in quella data mai passata ho capito quel che la voce mi ripeteva e io non volevo ascoltarla solo perché, ero così nero, che non volevo intendere nulla al di fuori della mia incapacità di fagocitare gli eventi. Ma adesso, so chiaramente quel che mi diceva, quel che mi dice e io ascolto, in silenzio… ascolto: “Tu non sei mai solo: hai un angelo accanto a te. Nei momenti più bui ti stringe forte tra le ali e il cuore e non ti lascia andare”. E poi ancora: “Tu non sei mai solo: hai il tuo angelo accanto. Nel silenzio dei giorni che sembrano così tristi, nella gioia dei tuoi momenti più belli, hai un angelo vicino che sorride e spera per i tuoi sogni, che ti soffia nel cuore un’idea, un’intuizione, che ti fa incontrare le persona giuste, e te le fa apprezzare. Sì, tu hai un angelo accanto a te, che ti abbraccia e ti avvolge nel tuo cammino. Se fai silenzio e ignori il rumore esterno lo potrai scoprire ad accarezzarti il viso e a disegnarti un sorriso; e, se i sogni, si fanno intensi, ricorda: c'è il tuo angelo accanto che non ti lascia solo nemmeno per un istante. Sorridi ora, perché sentendo queste parole, sai che hai un angelo accanto a te che ti accompagnerà per la vita.” Ecco, sì, ricordo come una cantilena, e sempre le stesse parole: “Tu non sei mai solo: hai un angelo accanto a te, anche se può sembrarti lontano, là da qualche parte nel cielo, che vola tra le nuvole. Ma quello è il luogo da cui gli angeli provengono, non dove risiedono. Tu devi solo chiamarli perché siano subito al tuo fianco, perché tu non sei mai solo con un angelo accanto, almeno uno, se non di più! Chiedi loro qualcosa e aspetta la risposta: ci sarà un loro messaggio dall'alto per aiutarti, guidarti, per farti sentire amato. Perché, ricorda, tu non sei mai solo! Quindi, se per caso così ti senti, o triste, rammenta che non lo sei mai e mai lo sarai perché… c'è un angelo accanto a te!”


Giov@nni

 
 
 

TRAMONTO

Post n°502 pubblicato il 15 Aprile 2014 da menegi53
 
Foto di menegi53

Stasera mi guardo, ho deciso! Stasera, mi sento come un tramonto, anzi prendo il suo posto per godermelo, prima che venga la notte e prima che le stelle mi rubino il cielo. Stasera mi riscaldo e mi brucio sotto il fuoco di un bel racconto, che comincio a intravedere scritto nel foglio del mio libro aperto di vita; lì, sotto, vedo sparire quelle nuvole nere che mi volevan privare del desiderio di potermi godere il colore di un rosso acceso e il rosa di una gibigianna che, timida spunta, sulla cima d’un onda che mi viene a chiamare: perché, adesso, il sole è sceso sul mare! Su una nuvola soffice come seta volerò sul mondo. Se pur grande, lo vedrò così piccolo da non far paura. Mi farò cullare da quel batuffolo bianco, quello che ho scelto tra tante nuvole chiare, perché ha i contorni dorati; mi lascerò avvolgere e coccolare, e mi abbandonerò sdraiato a sognare questo tramonto diverso. Stasera poi, è fatto di mille coriandoli colorati che formano insieme un mosaico che appartiene alla storia del mondo, come una fiaba che prende vita quando chiudo gli occhi e varco i confini di quello reale. Guarderò le stelle, tra poco si affacceranno per farmi i soliti scherzi e i soliti giochi di luce negli occhi; attraverserò quella luce che parla di immenso, dello spazio senza vincoli e limiti, ed io, nel tramonto tuffato, con le ali delle falene, volerò attorno alla luna che s’affaccia timida, appena sfumata, nel rosso che incendia l’azzurro del cielo. E Insieme godremo di quella spensieratezza e serenità che solo un tramonto può dare. E il mondo rimarrà sempre piccolo, là sotto i miei piedi, appoggiati alla fredda bambagia di questa nuvola chiara! Mi attraversano sensazioni che non riesco a capire, son come le ombre che cavalcando raggi di luce si perdono e smarriscon la strada subito dopo la prima curva, e, per quanto mi sforzi, non mi riesce di abbandonare questo dolce vagare che rende ebbri al solo contatto del rosso del cielo. Stasera mi guardo, stasera mi è giunta, dopo tanto cercare, la voglia di restare incantato a guardare il tramonto del sole; e sono un poco commosso perché in fondo, il sole che affoga nel mare, è un giorno che muore, e dentro di me sento ancora Il richiamo del crepuscolo e l'incanto della prima luce, da poco accesa e adesso in un attimo spenta in questo tramonto da mille e una notte. E aspetterò domani di nuovo il sole che ritornerà con l'aurora. Intanto, ascolto stelle e silenzi senza parole, laddove tutto si manifesta senza fare rumore, come uno scivolare lieve del tempo che smorza i pensieri e, sì, ecco la luna galleggia adesso nel buio ed abbraccia i sospiri del mondo, ancora piccino ai miei occhi, e per un attimo che sembra infinito, rimango sulla mia nuvola bianca ancorato, dimenticando gli affanni, e i tristi pensieri di fronte allo specchio del sogno: dolce carezza che mi sfiora la fronte, come un bacio rubato quel giorno alle labbra di chi, intorno a quel mondo piccolo piccolo, s’è perso, e mai più ha fatto ritorno.

Giov@nni

 
 
 

LACRIMA LIBERA

Post n°501 pubblicato il 14 Aprile 2014 da menegi53
 
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In una lacrima si è rivelato d’un tratto un sentimento della mia anima. Non so perché sia caduta dagli occhi, forse era nascosta da giorni dietro le ciglia e si vergognava di cadere. L'ho ascoltata per la prima volta mentre mi confidava la voglia immensa di rivelarsi e la paura di rimanere eternamente in attesa di farsi strada e di bagnare il mio viso, solo perché era rimasta come tradita; solo perché, per ripicca, una volta ho detto a me stesso, che avrei chiuso il mio cuore a ogni emozione, perché ero stanco di amare, di capire e di fare mie le illusioni del mondo, per poter consolare con una sola carezza quanto di dolce attorno leggevo negli occhi fissi nei miei. Così le ho detto. "Mai più soffrirai per me. Abbraccia il tuo sogno di vivere libera e non rinunciare al cielo, perché il tuo colore è quello, e allora non rimaner prigioniera delle emozioni di un uomo, torna a disegnare insieme alle gocce di pioggia sospese, nel mare che tocca il tuo cielo, il tuo arcobaleno, immenso arco di mille immagini pieno, di sogni e di lacrime che cadono dal cielo anche quando è sereno. E senza confini alza le mani per accogliere un sogno, e poi ricoperte le braccia di piume dal vento, dispiega le tue nuove ali alla luce dell'alba perché avranno la forza per liberarti nello spazio senza una fine, dove il desiderio si sposa con la passione e ogni istante è vita da vivere". E, mentre fuggi verso il confine segnato dall’orizzonte, mi domandi, voltandoti indietro a guardarmi: "Quanto dovrò volare per essere felice?". "Non avrai più da chiederti il senso delle cose", le rispondo. "Se gli occhi da cui sei caduta, quelli che t’hanno pianto, non si volteranno indietro: la voce della verità sarà davanti a te. Aspetterà solo di riportarti in vita, di nuovo come le volte che non ti sei accorta che uscivi dai miei occhi perché sorridevo. E non avere paura se cadrai, dopo aver ricamato del tuo umore il mio mento, appesa in bilico, indecisa e poi via, dispersa dal vento, di nuovo a volare con lui fino al centro dell’arcobaleno, ogni momento della tua libera vita! Non avere paura, perché dopo il tuo volo, ti raccoglierò tra le mani come ho raccolto le altre che da sole avevo lasciate. E, non chiederti quanto occorrerà perché io ti raggiunga di nuovo, la prossima volta. Lasciati andare, adesso che puoi, nel tuo libero volo, perché il viaggio in fondo, deve ancora iniziare, e quando ne avrai intrapreso il cammino, scoprirai anche tu, che si può vivere in eterno, solo se non rinuncerai ad amare. Insieme alle altre gocce di madreperla, resterai a vagare tra l’azzurro del cielo, lo stesso colore degli occhi che t’hanno lasciata partire, gli stessi, i miei occhi, che ancora ti voglion sorridere e ti stanno a guardare che voli, per vederti domani, forse, di nuovo tornare”.

 

Giov@nni

 

 
 
 

IL GIOCO DELLA VITA

Post n°500 pubblicato il 12 Aprile 2014 da menegi53
 
Foto di menegi53

Certo non si diventa vecchi perché si è vissuto tanti anni: si diventa vecchi quando si rinuncia agli ideali. Gli anni segnano la pelle, la perdita di ideali segna lo spirito. Pregiudizi, dubbi, timori, perdita di speranza sono nemici che poco per volta spingono gli occhi e il corpo a terra, anzitempo, ancora prima di tornare alla terra. Giovane allora, lo posso definire, chi ancora riesce a  meravigliarsi ad entusiasmarsi; chi ancora chiede, come un insaziabile bambino: “E poi?”, e chi provoca gli eventi e sa gustare il gioco della vita. Siamo giovani come la nostra fiducia, vecchi come il nostro dubbio; giovani come la fede in noi stessi, nella nostra speranza, vecchi come il nostro scoramento. Credo che resteremo giovani, finché rimarremo ricettivi per il bello, il bene, il grande, e pronti a cogliere quelli che sono i messaggi che la natura ci invia, ricettivi per quanto ogni giorno ci viene regalato da lei perché noi siamo parte del suo mondo e come figli irriconoscenti e irriverenti non le portiamo rispetto; lo stesso che neghiamo al nostro prossimo, nell’incomprensibile spira d’odio che siamo capaci di creare con le nostre mani, annullando il nostro essere in simbiosi con la natura, nella nostra stupidità di onnipotenza. E adesso che a questa natura io mi rivolgo, cercando di cogliere in lei i segni di un possibile perdono, confuso dalle sue ferite aperte, e dalle sue viscere tormentate, dallo scorrere deviato dei fiumi, dalla strage dei suoi figli, dalle foreste rese cenere dal fuoco, percepisco parole che mi lacerano il pensiero e mi corrodono il cuore: “Sì, ho conosciuto l’amore degli uomini, ed era possessivo, mi ha privato del mio essere; ho conosciuto la loro amicizia, ed era sfruttamento; ho conosciuto il loro aiuto, ed era solo umiliazione; ho conosciuto la loro pietà verso le mie creature, ma era falsa come la loro protezione, perché aveva un secondo fine; ho conosciuto la loro giustizia, ma era parziale e sommaria; la loro forza, ma era brutalità; ho pensato alla loro onestà, nei giorni in cui i pesci nel mare venivano a riva e da uomini riportati al largo, ma era apparenza. Ho conosciuto la loro fede quando li vedevo implorare, gli occhi rivolti al cielo, alla ricerca di chi potesse scagionarli, ma era prigione; così come la loro filosofia, che era nulla più che cenere; mi sono illusa, come una madre piena di speranza che guarda il proprio figlio malato credendo nella loro scienza, ma era cecità, era solo amore di madre. Ed io rispondo e non trovo parole: “Certo però che non ti sei mai sentita sola e nemmeno ti sei riposata con l’uomo a fianco come compagno! Nemmeno i vulcani lo hanno messo a disagio, né il fuoco dei giorni in cui il sole mieteva deserti laddove prima scorrevano i fiumi! “Sì ho conosciuto la compagnia degli uomini, ma non mi riempiva. Nemmeno adesso riesco a colmare il mio vuoto con quello che dentro mi è stato lasciato”. Poi rimane in silenzio e io chino la testa, e fisso il tramonto e la palla di fuoco che cade dal cielo come un bimbo che, stanco, si riposa in grembo alla madre, per trovare riparo e conforto. Tutto mi parla di quello che in un istante ho potuto capire restandone turbato, e ho solo compreso di non essere morto a me stesso. Così, se un giorno, il nostro cuore fosse corroso dal pessimismo, avvinto dal cinismo, e non ci rifletteremo più nelle acque limpide dei rivi per farne uno specchio, speriamo che almeno, chi sta al di sopra di noi, abbia pietà della nostra anima, dell’anima… di un vecchio.

 

Giov@nni

 
 
 
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Un blog di: menegi53
Data di creazione: 23/11/2011
 

LA FELICITA' E' FATTA DI POCHI ISTANTI

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CI VUOLE TUTTA UNA VITA PER IMPARARE A VIVERE

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L'IGNORANZA È MENO ODIOSA DELLA PRESUNZIONE

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NON FARE DEL BENE SE NON ACCETTI L'INGRATITUDINE

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INCONTRIAMO IL DESTINO SULLA VIA PER EVITARLO

L'amicizia: gli amici ti aiutano, i conoscenti ti salutano!

 

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A VOLTE UN PO' DI SOLITUDINE CI FA STARE BENE

Chissà perchè certe donne e certi uomini non cambiano mai! Com'è squallida l'umanità, e io ne faccio parte!

 

RONDINI (DAL CD "TIME OFF" DI G.M.)

 

Volano, come rondini volano

poi nel cielo scompaiono

i miei sogni così.

Tornano come rondini tornano

anche se non vorrei...

I miei sogni così.

Chi non ama ricordi non ha...

sempre solo restare dovrà...

Una vita vissuta così...

non vorrei...non vorrei.

Meglio ridere e piangere se...

se l’amore ora viene ora va...

fa soffrire, ma è meglio così:

solo non sarai...no mai!

I ricordi verranno da te

come gocce di pioggia...

cadranno giù...

dai tuoi occhi dal cuore e poi tu,

sognerai... Di tornar tra le braccia di chi... se ne andò..

senza dirti nemmeno perché...

Sognerai... Di fermare quel bacio... così,

che hai rubato alle labbra di chi...mai t’amò... mai t’amò.

 

NOTHING MORE

 

Alcuni si ricordano dell'educazione

solo quando la pretendono dagli altri

 

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FELICITÀ

Non parlate della vostra felicità a chi è meno felice di voi.

La felicità è come la febbre poichè tutti ci sono intorno per farcela passare.Felicità

 

SCENDI! (A SONG BY GIOV@NNI)

 

TURBOLENZE D'ONDE

Senza il tuo consenso nessuno potrà mai farti sentire inferiore.