Mondo Parallelo

Ritagli di vita e di suoni

 

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BACK TO BLACK

He left no time to regret, kept his dick wet, same old safe bet. Me and my head high, and my tears dry, get on without my guy, you went back to what you knew, so far removed from all that we went through, and I tread a troubled track, my odds are stacked, I'll go back to back. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her and I go back to...I go back to us, I love you much; it's not enough, you love blow and I love puff, and life is a pipe, and I'me a tiny penny rolling up the walls inside. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her, and I go back to...

 

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SI DEVE ESIGERE PIÙ DA SE STESSI CHE DAGLI ALTRI

Se a un certo punto un'amicizia o un amore cessano, forse non sono mai esistiti davvero.


aquila

 

S'I' FOSSE FOCO (SONETTO DI CECCO ANGIOLIERI)

 

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SMILE: THE LIFE IS SO GOOD!

 

LOVE HER AGAIN (DAL CD "ALONE" DI G.M.)

    

 
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FIAMMELLA SEMPRE ACCESA NEI CUORI

L'importante è come si vive e non quanto.

 

THE SECRET (BY GIOV@NNI)

 

 

HO VISTO

Post n°850 pubblicato il 04 Settembre 2015 da menegi53
 
Tag: Come se
Foto di menegi53

Ho visto la morte passarmi vicino, aveva il volto rugoso e il naso aquilino, un viso di donna un poco sbiadito con gli occhi coperti da un velo, come un pennacchio di fumo che si perde nel vuoto. E piano avanzava nel suo incerto passo, mentre lontano sentivo un boato e un fragore, nel fitto del nero più nero lasciato sull’arida terra in Iraq, tra un corpo caduto distrutto dai tagliagole che in nome di chi, io non capisco, si fregiano d’essere padroni del destino degli altri. Non c’è nulla che l’uomo non sappia far meglio che distruggere e spargere odio laddove nessuno mai è  stato capace di tanto. Ed io rimango di sasso e la morte affretta il suo passo perché troppi sono i frutti recisi non ancora maturi da portare con sé. Non importano gli anni ed i pianti dei bimbi, non importa se il tempo si fa un segno di croce, non importa la storia con i suoi secoli d’oro. Non ha senso nemmeno restare incantati di fronte alle opere d’arte, se poi ciò che i secoli non hanno distrutto basta un gesto per cancellarlo di colpo come ogni altra cosa importante; come se nulla fosse mai stato. Ho visto la morte un po’ triste: troppo lavoro in nome di un Dio che non ha parole, si commuove ma resta impotente perché all’uomo non può mancare la libertà di volerlo negare e di nominare invano il suo nome. Ho visto la morte rinnegare la falce e farsi strada con lame affilate che prima di Cristo sono state usate, insieme a croci che non hanno senso, erette nel sangue di tanti fratelli. Ho visto, sì ho visto, ma adesso gli occhi son chiusi, adesso non ho parole, adesso nel cuore solo tristezza d’essere di fronte ad un mondo che sembra distrutto, fatto di polvere, fatto di grida di gente che soffre,  fatto di niente.

Giov@nni 

 
 
 

VENTO DEL NORD

Post n°849 pubblicato il 02 Settembre 2015 da menegi53
 
Foto di menegi53

Il vento del nord se n’è andato, così, all’mprovviso com’era venuto, lasciando nell’aria un profumo di cose lasciate al passato, come un amaro ricordo che non si è mai allontanato. Riprendo la strada di prima tra il fragore di un tuono lontano; qualche goccia mi trafigge la mano, tesa a raccogliela, per sentirne il fresco rotolare sul palmo fino a cadere. Bandiere al vento dai variopinti colori, nazioni dipinte in uno stendardo che libero si staglia nel cielo divenuto sereno. Mi siedo in una seggiola in vimini di un caffè vicino al muretto che divide il cielo dal mare, sulla riva del porticciolo nascosto in una cala tranquilla. Abbassate le vele del trimarano, adesso lo vedo ondeggiare nella risacca con un monotono andirivieni, aspettando  che il vento più forte riprenda a soffiare, e come un guscio di noce poi perdersi in mare. Le mani d’un bimbo, ricordo, ero piccino, han tolto il gheriglio e, plasmata della mollica di pane, hanno riempito la nicchia e infilata su un piccolo stelo, una vela di carta a triangolo acuto, bianca, come bianche eran le nuvole davanti ai miei occhi. Poi, lasciata la piccola vela tra le braccia della corrente, un flutto più  grande degli altri quel piccolo guscio fece affondare: la vela bagnata inzuppata di sale s’era staccata e galleggiava un attimo ancora fino a sparire nel mare. Io che cerco, io, che aspetto, adesso, nello stesso posto di ieri, di ricordare quello che ieri avevo scordato, io che non trovo, perché coperto dai rami, un sentiero nascosto che finiva di sopra una duna con in cima una palma di cocco. Un guscio di noce coperto di sabbia, non ha mollica e manca la vela, non può  galleggiare perché ha uno squarcio profondo, non c’è vicino lo stelo a sorregger una randa fatta a triangolo,  e poi questo  silenzio che cola dal cielo più azzurro, mi prende e mi avvolge come fosse un amico lontano. E, adesso mi stringe la mano, gli occhi fissi a guardare più  a fondo nel cuore a cercare un pizzico di rosso colore: lo stesso del sole che mi brucia la pelle, lo stesso che adesso mi trovo nel petto, nascosto da un guizzo di un indistinto bagliore, nel vento disperso. E  piano mi perdo nel giallo arancione del giorno che si tuffa nel mare per riposare e lasciare posto alla notte, con le stelle rubate agli abissi, appese come lanterne; là dove il manto diventa più fitto con la luna che aspetta e sorride nell’andirivieni della risacca vicina, piano, come il vociare di una bimba ancora piccina, che corre nel vento e io la sento che grida di gioia, e poi a salutare con una mano alzata al confine del cielo, felice, si china.

Giov@nni 

 
 
 

LA PANCHINA

Post n°848 pubblicato il 01 Settembre 2015 da menegi53
 
Foto di menegi53

Sulla panchina vicino all’Arena, mi sono seduto un attimo per settare il telefonino e magari telefonare a mia madre. Cielo azzurro, sole cocente, giornata afosa, come ieri, come da tanto nei giorni di un’anomala estate. Mi siedo sulla metà della panchina in ombra e comincio a dare un’occhiata alla posta, al mio blog, elimino i file inutili per lasciare libera un po’ di memoria, magari cancellando per ogni programma la memoria cache. Si avvicina piano, la vedo con la coda dell’occhio. Alta sui sandali dalla zeppa esagerata. I capelli biondi mossi dal vento, un viso d’angelo che sa di sapone. Si siede dall’altro lato della panca, al sole. S’accende una Chesterfield e poi subito compare tra le sue mani uno smartphone, e comincia ad usarlo, forse per mandare messaggi; io faccio finta di nulla, non sono invadente, e poi all’ombra c’è solo questa panchina. “Vuoi sederti all’ombra?” le dico, “Mi sposto, sei al sole e fa caldo”. “No grazie tra poco rientro al lavoro, una piccola pausa poi, finita la sigaretta vado”. E io… “Vedo che hai un telefonino della mia stessa marca, così, dimmi una cosa… : che tasto secondo te devo premere per tornare alla schermata home? Sai, dopo aperte più pagine in internet, devo fare a ritroso tutta la strada prima di tornare alla pagina iniziale  ed è una seccatura… davvero! Tu come fai per tornare subito indietro?”. “Io ho il Galaxy Sei e… guarda si fa così, in un attimo torni a casa!”. “Ma il tuo è una bomba scusa! Io non so se nel mio posso fare lo stesso”, ribatto sorridendo. Occhi azzurri, un sorriso che ti scioglie a rispondere con un altro più grande. “Fammi vedere”, mi dice, e  preso in mano il Galaxy S4, comincia a premere i tasti per fare la prova. Si avvicina, i capelli sul mio viso, sorride e si appoggia a me come mi conoscesse da tanto, e dopo poco, sul telefonino il menù che compare non è lo stesso del suo. Manca la voce: “torna alla principale”. Niente da fare. “Vedi, le dico sorridendo, nel tuo si sono accorti della lacuna e hanno rimediato, ma nel mio niente da fare.” “Fa nulla, abbiamo provato”, almeno so che devo accontentarmi!” Tempo che vola, la sigaretta è  finita, consumata tra le mani, il vento che tace, poi  lei si alza e mi tende la mano: “ Mi chiamo Cristina, è stato un piacere, devo tornare al lavoro”. Dopo detto il mio nome, la mano che stringeva la sua un poco fredda, piano scompare così com’era apparsa. Davvero un attimo, forse mi sono distratto, non so, non ricordo, ecco non saprei dire dove. Non ci sono negozi vicino, solo il parco detto dell “Arena”. Sono confuso, metto in tasca il telefonino e mi dirigo piano verso il porto. E penso, poi scuoto il capo, chissà!... dico, tra me e me. Poi un velo di tristezza e di solitudine improvvisi mi prende alle spalle. Mi alzo, e ridendo, e guardandomi intorno mi dico: “Va bene, sì, davvero, il mio smartphone, va bene lo stesso… così!”.

Giov@nni 

 

 
 
 

BELLA LA VITA

Post n°847 pubblicato il 28 Agosto 2015 da menegi53
 
Foto di menegi53

Bella la vita e non lo sai, e nei giorni il vuoto non ti avvolge mai. Bella la vita quando cammini sopra le stelle senza confini. Bella la vita, bella davvero se oltre l'azzurro vai con un pensiero, senza voltarti indietro mai; sole nel cielo, mare d’argento lontano, una dolce canzone cantare sulle note dell’onda, e salutare sulla sabbia distesa, una sirena che ti aspetta e sorride se ti avvicini oltre la sponda; credevi fosse un sasso immobile sopra la sabbia, la chioma al vento come alghe dorate, a suggerirti parole incantate. Non ti aspettavi il suo abbraccio ed hai freddo, non sai perché trema il tuo cuore e ti senti un po’ strano quando aperta la mano piano si posa  tra i capelli di grano più  gialli del sole; e aspetti un momento che il sale ti cada dagli occhi, in forma di gocce che hanno il colore del cielo. Poi tutto scompare con un guizzo nel mare. E quando sorride da dietro i suoi raggi è il sole che in alto ti viene a cercare, e mentre disteso le nuvole in cielo in alto ti fermi  a guardare, piano senza rumore, la fronte ti viene a baciare. Bella la vita se sei come un granello di sabbia nelle mani del vento. Poi nell’aria serena quasi un lamento: il tuo cuore s’è perso tra i rami del giorno che piano si adagia per fare posto alla notte; la luna che affaccia tra mille colori di stelle e sorridendo ora pensi che poche cose, a guardarle, davvero  son così  belle.

Giov@nni 

 
 
 

BATTITI

Post n°846 pubblicato il 27 Agosto 2015 da menegi53
 
Foto di menegi53

Perché poi sentire un’irritante musica stridente quando dentro c’è il desiderio di un silenzio fatto solo di melodie? Perché lamentarsi di questo e di quello o mal parlare di persone che non conosciamo, se noi stessi non sappiamo chi siamo? Perché oggi tutto sembra dorato se soltanto ieri ci sembrava fatto di fumo più nero del nero? Ed oggi non è ieri e domani è come oggi, solo che diverso è il suo modo di presentarsi agli occhi a seconda di quello che dentro preme, e ci invade il cuore. E quanto mi piace, a volte scoprire, che c’è chi ride e contento mi guarda negli occhi, quando parlo con lui di inutili cose, per scaramantico gioco, per prenderci in giro ad ogni battuta, pur sapendo che dentro di sé non esiste il sorriso! È bello sapere che tutto scompare inghiottito da una parola più  dolce e sincera di altre, che nulla costa a chi la riceve ma che mai è stata detta. Egoismo lo chiamo, o intransigenza nel voler inabissare con frasi condite di amaro, una debole essenza che in fondo altro non cerca al di fuori d’una mera presenza. E batte, tra un tic ed un tac, l’orologio lontano che scandisce le ore, sulla facciata d’un primo piano che appartiene ad un bar, presso la riva, tra uno stretto passaggio fatto di palme  che ondeggiano al sole. Batte, sì, batte stanco ogni ora sotto il sole rovente, meridiana di fuoco nel deserto che aspetta di aprirsi dinnanzi, ad accogliere dalla fronte di sudore imperlata, le stille e far crescere un fiore. E tutto diventa più lento lungo la riva del mare, tra un fruscio d’ali lontano e un grido di bimbi che corron tra le lingue di sabbia affioranti dall’acqua; colori rubati all’arcobaleno, nel giorno che inghiotte le ore più calde con il suono del vento che soffia il suo grido, portandomi in viso il granello di sabbia caduto dal palmo d’una mano protesa ad afferrarne di nuovi. Granelli di sabbia, come stelle che cadono e sembrano soli, fiammelle accese, giù dal cielo per noi ad accogliere della gente, nei deserti del cuore nascosi e più veri, ogni giorno che passa, i loro pensieri nel vortice bianco, immenso, e mai spento, dei desideri.

Giov@nni 

 
 
 
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INFO


Un blog di: menegi53
Data di creazione: 23/11/2011
 

L'IGNORANZA E' MENO ODIOSA DELLA PRESUNZIONE

 

NON FARE DEL BENE SE NON ACCETTI L'INGRATITUDINE

 

CI VUOLE TUTTA UNA VITA PER IMPARARE A VIVERE

 

LA FELICITA' E' FATTA DI POCHI ISTANTI

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INCONTRIAMO IL DESTINO SULLA VIA PER EVITARLO

L'amicizia: gli amici ti aiutano, i conoscenti ti salutano!

 

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A VOLTE UN PO' DI SOLITUDINE CI FA STARE BENE

Chissà perchè certe donne e certi uomini non cambiano mai! Com'è squallida l'umanità, e io ne faccio parte!

 

RONDINI (DAL CD "TIME OFF" DI G.M.)

 

Volano, come rondini volano

poi nel cielo scompaiono

i miei sogni così.

Tornano come rondini tornano

anche se non vorrei...

I miei sogni così.

Chi non ama ricordi non ha...

sempre solo restare dovrà...

Una vita vissuta così...

non vorrei...non vorrei.

Meglio ridere e piangere se...

se l’amore ora viene ora va...

fa soffrire, ma è meglio così:

solo non sarai...no mai!

I ricordi verranno da te

come gocce di pioggia...

cadranno giù...

dai tuoi occhi dal cuore e poi tu,

sognerai... Di tornar tra le braccia di chi... se ne andò..

senza dirti nemmeno perché...

Sognerai... Di fermare quel bacio... così,

che hai rubato alle labbra di chi...mai t’amò... mai t’amò.

 

NOTHING MORE

 

Alcuni si ricordano dell'educazione

solo quando la pretendono dagli altri

 

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FELICITÀ

Non parlate della vostra felicità a chi è meno felice di voi.

La felicità è come la febbre poichè tutti ci sono intorno per farcela passare.Felicità

 

SCENDI! (A SONG BY GIOV@NNI)

 

TURBOLENZE D'ONDE

Senza il tuo consenso nessuno potrà mai farti sentire inferiore.

 

 

POLVERE DI STELLE SULLE MANI

Io sono più importante dei miei problemi.

 

COME SPIGHE DI GRANO

Il falso amico è come l'ombra che ci segue finché dura il sole