Mondo Parallelo

Ritagli di vita e di suoni

 

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BACK TO BLACK

He left no time to regret, kept his dick wet, same old safe bet. Me and my head high, and my tears dry, get on without my guy, you went back to what you knew, so far removed from all that we went through, and I tread a troubled track, my odds are stacked, I'll go back to back. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her and I go back to...I go back to us, I love you much; it's not enough, you love blow and I love puff, and life is a pipe, and I'me a tiny penny rolling up the walls inside. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her, and I go back to...

 

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SI DEVE ESIGERE PIÙ DA SE STESSI CHE DAGLI ALTRI

Se a un certo punto un'amicizia o un amore cessano, forse non sono mai esistiti davvero.


aquila

 

S'I' FOSSE FOCO (SONETTO DI CECCO ANGIOLIERI)

 

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SMILE: THE LIFE IS SO GOOD!

 

LOVE HER AGAIN (DAL CD "ALONE" DI G.M.)

    

 
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FIAMMELLA SEMPRE ACCESA NEI CUORI

L'importante è come si vive e non quanto.

 

THE SECRET (BY GIOV@NNI)

 

 

AURORA

Post n°750 pubblicato il 05 Marzo 2015 da menegi53
 

Sempre ho cercato segni

nel mio dedalo di smalti.

Ho spalancato al sole

finestre d’anima

ancora semichiuse

per non restar al buio

innanzi tempo.

Ho liberato il volo

ai miei pensieri

in gabbia

e ho piegato i giorni

agli orizzonti aperti,

per domandare al tempo

di riposarsi un poco

dietro la coltre di

un azzurro intenso

tra il rosa e il rosso

di questo cielo in fuoco.

 

                                                           Giov@nni

 
 
 

IL SENTIERO

Post n°749 pubblicato il 05 Marzo 2015 da menegi53
 

Ecco, il sentiero, quel viottolo che si snoda nella memoria, che, dopo aver attraversato il bosco e superato il prato, è giunto sino alla riva del fiume, per interrompersi vicino quell'albero di pino che ombreggia il traghetto in rovina. Al di là del fiume ricomincia tortuoso verso un paese ridente, costeggiando campi di sorrisi, e uno stagno coperto di fiori, bianchi come fiori di loto. Molte persone ricordo ho incontrato lungo questo sentiero! Alcune mi hanno accompagnato, altre preceduto, altre le ho solo vedute da lontano. Con la sera è calato il buio. Un tempo pensavo che questo sentiero fosse a mia disposizione per sempre, ed ora mi accorgo che mi è concesso percorrerlo una sola volta. Dopo aver attraversato il giardino delle mele, la riva dello stagno, il traghetto, la piccola isola del fiume, il chiosco del venditore di giornali, non posso più tornare indietro, non posso illudermi di far ritorno in quella casa nascosta tra il verde dei larici, dove pensieri parole e visi mi sono noti. Il sentiero che percorro mi porta in avanti e ritornare sui miei passi è impossibile: quando oggi, alla fine del giorno mi sono voltato per guardare nella mappa dei ricordi, il tratto che avevo percorso, mi è parso segnato da impronte perse nella polvere e dal canto del distacco dei viandanti, e musicisti che da sempre lo percorrono. Quell'intrico di tracce da oriente a occidente procede verso l'infinito. Curvo sulla polvere del sentiero per ascoltare le infinite storie lì imprigionate da tempo immemorabile, non sento nulla: il sentiero rimane silenzioso nelle ombre della sera. E anche se chiedo dove sono finiti i lamenti e i desideri dei viandanti che passarono, il sentiero rimane silenzioso: solo lo vedo serpeggiare da oriente a occidente. E anche se chiedo ai ciottoli bianchi dove si diressero i passi degli sconosciuti che lo percorsero, il sentiero resta muto: forse non conosce neppure la sua fine, e non sa dove si sono persi i fiori che caddero, i canti dispersi nel vento, né dove, al di là delle strade, si celebra perennemente la festa del pensiero incessante.

Giov@nni

 
 
 

LA NUVOLA BIANCA

Post n°748 pubblicato il 04 Marzo 2015 da menegi53
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le tende del balcone della mia camera si muovevano appena al soffio di brezza che veniva da est. Mi alzai per fermare le tende. Guardai fuori, e nel cielo blu della sera, schiere di nuvolette andavano qua e là portate dal soffio impetuoso dell’aria. Sembravano piccole mongolfiere tutte colorate e credetti di scorgere qualcosa di strano nella nuvola che mi sfilava davanti. In quella schiuma bianca, vidi riflessi il mio volto, i miei occhi, i miei capelli svolazzanti. La cosa mi impressionò molto. Rinchiusi la finestra e me ne andai a dormire. Non riuscivo ad addormentarmi però. Da dove proveniva quel richiamo? “Svegliati, vieni!” Mi misi a sedere sul letto, poi mi convinsi di avere sognato e tornai a dormire. Ma sul più bello, quella voce si fece udire di nuovo. Ancora una volta mi scossi, mi guardai attorno. Chi dunque m’aveva chiamato? Il cuore mi batteva forte. Pure, quella voce era reale. Aveva detto il mio nome! Istintivamente mi venne da pensare al volto che avevo intravisto in quella nuvola ed aprii la finestra. Rimasi deluso, non vedevo più nulla. I pensieri, improvvisamente liberi, presero la rincorsa come leprotti inseguiti dai cacciatori. Correvano, frugavano, esploravano ed io correvo dietro ognuno di loro. Non ero più una persona, ma tante, quanti erano i miei pensieri. Era come se da me fossero nate tante immagini uguali. Ad un certo punto, il pensiero dietro cui correvo svanì e mi ritrovai in una specie di palloncino, come quello che i ragazzini lasciano volare nei giorni di festa, non mi faceva paura il vuoto sotto di me. Altre nuvole mi tenevano compagnia. Mi sentivo come un bimbo tra le braccia della sua mamma. Voci cantavano, in un coro stupendo ma i cantori non si vedevano. In un giardino bellissimo, le nuvolette si aprirono e guizzarono fuori bimbi di ogni età, di ogni colore e si unirono ad altri mille che erano lì. Era, un asilo nido? Erano diversi l’uno dall’altro, ma avevano tutti qualcosa in comune che mi sfuggiva. Parlavano lingue diverse, eppure tutti si capivano. Ero rimasto un po’ in disparte ad osservare. Senza la mia nuvola mi sentivo a disagio. “Vuoi giocare con me?” Guardai incerta la bambina che mi si era avvicinata. Le sorrisi.: “Giocare con te? Non sono un bambino!”. “Ti sbagli! Siamo tutti bambini qui!”. Accondiscesi. “A che cosa giochiamo?”. “Ti piacciono le fiabe?”, “Credo di sì però… io non le so raccontare. Non me ne ricordo una.” “Sarò io a raccontartela; tanto per cominciare, te ne racconterò una molto bella. Potrebbe essere una storia vera!” La piccola cominciò a raccontare. Cosa strana era che, mentre lei raccontava, apparivano come su di uno schermo, immagini e luoghi che facevano parte della storia. Un giorno, arrivò Ester, da un paese lontano, diceva, oltre i monti, oltre il mare. Non aveva nulla con sé, solo la sua bellezza. Gli abitanti del paese, facevano a gara per ridarle il sorriso e la fiducia nell’avvenire, insieme a cibo, vestiti, affetto. Le ragazze erano invidiose di quella ragazza così bella dai capelli biondissimi. Intanto in paese molti giovani si erano innamorati di lei, Giorgio per esempio un giorno le chiese di sposarlo. Ma lei preferiva Franco, più bello e più ricco di lui. La bella forestiera, non sapeva chi scegliere, e decise di stare con l’uno e con l’altro. Incominciò a fare il doppio gioco, ma non si accorgeva di scherzare con il fuoco. Così, quando gli amici scoprirono la verità, vennero alle mani e uno di loro, gravemente ferito, morì. Per sfuggire agli insulti e alle minacce degli abitanti del paese, Ester fuggì attraverso la campagna, nascondendosi tra le spighe di grano non ancora maturo o tra i filari di girasoli che lì, crescono folti. Incominciò a girare di luogo in luogo in cerca di cibo e di lavoro. Era incinta, non aveva un mestiere, nessuno la voleva. Inoltre, nei dintorni, s’era diffusa la voce che lei portava disgrazie per la sua bellezza. Per non morire di fame aveva venduto i graziosi vestiti, i gioielli e tutto ciò che le era stato donato. Poi, qualcuno, le fece balenare l’idea che senza quel pancione, la vita sarebbe tornata a sorridere; le promisero che ne avrebbero fatto una stella, ma per realizzare ciò doveva liberarsi di quell’ingombro. Decise di farlo. In uno squallido ospedale il corpicino della bimba, sì, era una bambina, finì tra i rifiuti ma il soffio vitale no. Spaurito e triste si nascose in un angolo del cuore della mamma e volò via, in un sospiro mentre lei dormiva. ”E’ una storia triste, la tua le dissi. Perché hai voluto raccontarla proprio a me?”. “Ma non è finita!” Mi disse la vocina leggera come un petalo di rosa che sapeva di pianto. Riprese a raccontare dopo un attimo. “Mentre volava via, il piccolo soffio piangeva. Si sentiva smarrito in quel cielo immenso, senza la piccola culla di carne che gli avevano rubato. Un soffio di vento caldo la portò in questo bellissimo luogo che vedi”. Mi guardai intorno e vidi meravigliato un numero infinito di piccini che giocavano e danzavano in girotondo. E lei continuò: “La bimba però non aveva dimenticato la sua mamma che non le aveva voluto bene. Pensava a lei, ne sentiva la voce, qualche volta, anche il battito del cuore. In un angolo nascosto rimaneva a guardarla. E divenne il suo piccolo angelo che la proteggeva da ogni minaccia”. “Ma… Allora…!”. “Così la mamma cominciò a lavorare, e qualcuno si innamorò di lei ancora una volta: era un uomo maturo, gentile e buono. La prese con sé, la sposò e insieme andarono a vivere nel paese di lui. Ancora una volta la mamma rimase incinta. Ma, questa volta c’era lui che la proteggeva ed era felice di diventare padre. Nacque una  piccina molto graziosa, che crebbe, ed è diventata una ragazza gentile e felice”. Io la guardai con attenzione. In miniatura, quella bimba aveva i miei stessi lineamenti e i miei occhi, la mia stessa maniera di muovermi, quasi mi avesse studiato a lungo come un mimo. “Come ti chiami?”, le domandai infine, mentre il cuore mi batteva forte. “Non mi hai detto ancora il tuo nome.” “Il mio nome è Lisa, la mamma ha dato a tua sorella il nome che non ha potuto dare a me. “Allora tu sei…” “La tua prima sorellina. Da qui io posso vedervi e partecipare ai momenti belli o tristi della vostra vita. Per me, è una gioia sapere che la mamma non è rimasta sola e che nei suoi pensieri ci sono anch’io. E so anche che tu la vai a trovare spesso”. Piangevo di commozione, avrei voluto abbracciarla, chiederle tante cose. Mi sarebbe piaciuto rimanere ancora con lei, ma la nuvoletta bianca mi riprese e in volo, mi riportò a casa, dove ritrovai tutti i miei pensieri.

Giov@nni

 
 
 

FOGLIO FATTO A MANO

Post n°747 pubblicato il 03 Marzo 2015 da menegi53
 

Ricordi vivi,

pagine di corteccia

di secco gelso,

parole

forme, angoli,

contorni, rilievi.

Voci, silenzio.

Silenzio,

sole basso e

sabbia oro in mano:

deserto muto.

Corse al vento,

ali d’aquilone

sogni sospesi.

Cuore di piombo,

fili di ragno

nella rete nera,

mosca prigioniera.

 

                                                               Giov@nni

 
 
 

A VOLTE SUCCEDE

Post n°746 pubblicato il 02 Marzo 2015 da menegi53
 

A volte succede, di sentire

un nodo in fondo alla gola,

lì dove scende il respiro.

A volte succede, di non riuscire

a distinguer più nulla

di ciò che ci circonda,

a causa di un velo sceso sugli occhi.

A volte succede di sentirsi vuoti,

freddi, magari stanchi,

un poco inutili, come mai nati.

A volte succede, e mi chiedo perché,

di sentirmi morire un poco dentro

perché oggi, sì, oggi, sono spento.

A volte succede, che vorrei

piangere e gridare,

ma tutto rimane dentro,

sì, perché oggi… sono spento.

E non posso farlo,

perché non ha senso

essere schiavo dell’umore nero

solo perché adesso non c’è il sole

e non mi sento vero.

A volte succede che vorrei

fermare il tempo con le frecce

rubate alle stelle, nella faretra

il bianco chiaror delle luci più belle.

A volte succede, e mi sento diverso,

quasi nel mondo mi fossi smarrito

o rincorressi un pensiero perduto,

forse perché non è mai stato mio

e non l’ho mai posseduto.

A volte, sì, a volte succede,

forme, angoli, contorni,

rilievi, voci, silenzi,

cadono giù perché oggi,

sì, oggi... sono spento.

A volte succede, sì, a volte,

ma se ci penso dura un attimo solo,

perché son io che credo sia infinito

il mio correre incontro al vento,

in questo pensiero spento;

foglio di carta, palla da cestinare,

nessuna data scritta,

solo carta… scarabocchiata.

A volte succede di averla stracciata

e poi pezzo per pezzo,

senza alcun senso, magari per gioco,

di nuovo incollata per cercar di  trovare

scritto piccino, piccino, un pensiero perduto

che credevo importante ed è

rimasto aggrappato in fondo al cestino.

 

                                                        Giov@nni

 
 
 
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Un blog di: menegi53
Data di creazione: 23/11/2011
 

L'IGNORANZA E' MENO ODIOSA DELLA PRESUNZIONE

 

NON FARE DEL BENE SE NON ACCETTI L'INGRATITUDINE

 

CI VUOLE TUTTA UNA VITA PER IMPARARE A VIVERE

 

LA FELICITA' E' FATTA DI POCHI ISTANTI

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INCONTRIAMO IL DESTINO SULLA VIA PER EVITARLO

L'amicizia: gli amici ti aiutano, i conoscenti ti salutano!

 

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A VOLTE UN PO' DI SOLITUDINE CI FA STARE BENE

Chissà perchè certe donne e certi uomini non cambiano mai! Com'è squallida l'umanità, e io ne faccio parte!

 

RONDINI (DAL CD "TIME OFF" DI G.M.)

 

Volano, come rondini volano

poi nel cielo scompaiono

i miei sogni così.

Tornano come rondini tornano

anche se non vorrei...

I miei sogni così.

Chi non ama ricordi non ha...

sempre solo restare dovrà...

Una vita vissuta così...

non vorrei...non vorrei.

Meglio ridere e piangere se...

se l’amore ora viene ora va...

fa soffrire, ma è meglio così:

solo non sarai...no mai!

I ricordi verranno da te

come gocce di pioggia...

cadranno giù...

dai tuoi occhi dal cuore e poi tu,

sognerai... Di tornar tra le braccia di chi... se ne andò..

senza dirti nemmeno perché...

Sognerai... Di fermare quel bacio... così,

che hai rubato alle labbra di chi...mai t’amò... mai t’amò.

 

NOTHING MORE

 

Alcuni si ricordano dell'educazione

solo quando la pretendono dagli altri

 

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FELICITÀ

Non parlate della vostra felicità a chi è meno felice di voi.

La felicità è come la febbre poichè tutti ci sono intorno per farcela passare.Felicità

 

SCENDI! (A SONG BY GIOV@NNI)

 

TURBOLENZE D'ONDE

Senza il tuo consenso nessuno potrà mai farti sentire inferiore.

 

 

POLVERE DI STELLE SULLE MANI

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COME SPIGHE DI GRANO

Il falso amico è come l'ombra che ci segue finché dura il sole