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Mondo Parallelo

Ritagli di vita e di suoni

 

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BACK TO BLACK

He left no time to regret, kept his dick wet, same old safe bet. Me and my head high, and my tears dry, get on without my guy, you went back to what you knew, so far removed from all that we went through, and I tread a troubled track, my odds are stacked, I'll go back to back. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her and I go back to...I go back to us, I love you much; it's not enough, you love blow and I love puff, and life is a pipe, and I'me a tiny penny rolling up the walls inside. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her, and I go back to...

 

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SI DEVE ESIGERE PIÙ DA SE STESSI CHE DAGLI ALTRI

Se a un certo punto un'amicizia o un amore cessano, forse non sono mai esistiti davvero.

 

S'I' FOSSE FOCO (SONETTO DI CECCO ANGIOLIERI)

 

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SMILE: THE LIFE IS SO GOOD!

 

LOVE HER AGAIN (DAL CD "ALONE" DI G.M.)

    

 
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PARLAMI DI TE

Post n°278 pubblicato il 15 Giugno 2013 da menegi53
 

Parlami di te, riempimi il cuore delle tue pulsioni, delle tue imprese e dei tuoi amori grandi e mai spenti. Parlami di te, adesso che sono pronto ad ascoltarti, adesso che nessuno può interromperti. Dimmi di quel giorno che credevi di toccare il cielo con un dito, di come ti sentivi ardere e scoppiare dentro una gioia così grande che ancora non sei riuscita a spegnere e oggi ti sale dal petto come un getto di fiamma, a illuminarti il viso. Parlami di quel sorriso che ogni giorno ti arricchisce di un nuovo sole, sulle labbra rosse, in mano tre fiori di viole, poche parole, magari sentite senza volerlo, mentre tornavi stanca lungo la strada di porfido grigio. Parlami che ti sto ad ascoltare, dopo tante notti passate a pensare, a cercar di scoprire quale fosse il segreto del tuo incedere fiero, e del tuo dolce aspettare, seduta sul bordo d'un muro fatto di sterpi, alto e compatto; e i rovi spinosi di more, ti strappano le vesti, ma tu piano le ricomponi. E tutto tace nel silenzio che adesso si è fatto più denso. Solo tu che racconti lo spezzi, quando vedi che sono accorto e ti voglio sentire. Parlami che ti voglio ascoltare, fammi sentire il tuo respiro, fammi leggere sulle tue labbra di sole, quello che a volte credo di avere perduto; ma poi tu arrivi e il cielo si apre e mi abbraccia di azzurro, perché sei tu che tieni vivo il succedersi di nuove stagioni; sono fatte di sole dopo la pioggia, di luce che si fa strada tra i nembi di pece che prima oscuravano il cielo; ritorna il sereno, sì tu ritorni col tuo viso fatto di raggi del colore del fuoco. Ritorna a far luce laddove il fuoco si é spento. Ritorna, speranza, ritorna a parlarmi di te: ti ascolto! Non temere, ti starò a sentire, e non t'inquietare se ti sembro distratto, è solo apparenza e nient'altro! Tu continua pure a parlare... Ti ascolto. Giov@nni (by smartphone in the beach, looking to the sea)

 
 
 

DIFFICILE NON PENSARE A NULLA

Post n°277 pubblicato il 14 Giugno 2013 da menegi53
 

Sole che bruci la pelle, mare che parli dei tuoi misteri profondi e sorridi increspando di riccioli d'oro le onde che spingi sulla riva e poi richiami con un ticchettio impercettibile di un orologio che batte. Scandisce il tempo il fragore della risacca; e mentre mi accingo a volare con le ali di un gabbiano sopra il tuo mondo di mille colori dipinto, fatto di flutti che si rincorrono e giocano a scomparire di colpo, di pensieri nascosti che si mischiano alla schiuma che affiora tra gli scogli, che li stanno a serbare, nei loro scrigni di sale. Difficile non desiderare di essere presente quando al cielo ti innalzi, per rubare alle stelle che si uniscono al manto che la notte sull'acque distende, i segreti che come me, porti nel cuore. E raggiungere il punto più alto e da lì farti abbracciare, gettandolo a forza, quello che il mondo non riesce a capire: la voglia di essere parte di un tutto e non un frammento lasciato in balia di un tuo flutto. Giov@nni

 
 
 

UN MOMENTO DI PAUSA

Post n°276 pubblicato il 10 Giugno 2013 da menegi53
 

IL BLOG RIMANE CHIUSO PER FERIE. UN SALUTO CARISSIMO A TUTTI! OGNI TANTO MI FARO' VIVO CON ANDROID PER LE MAIL! UN ABBRACCIO! Giov@nni

 
 
 

NON POSSO FARLO

Post n°275 pubblicato il 04 Giugno 2013 da menegi53
 
Foto di menegi53

Non posso farlo perché, se lo faccio, il ricordo mi imprigiona! Non posso cercare, adesso, quello che non saprei dove trovare, perché nascosto dentro quello scrigno gettato nel profondo del mare, non voglio, anche se a volte è più forte di me, rompere il muro del silenzio con le solite parole e il solito cadenzare di richiami persi in un cielo fatto di nuvole; non posso, venire a piangere lacrime intrise di mestizia, là dove alberga la tristezza di tanti, non posso mischiare la mia amarezza fatta di emozioni, di sensazioni banali, che adesso nascono solo dalla stanchezza di un giorno qualunque, in un attimo di pace che mi sono concesso. Né, certo, potrei non accorgermi di quanto qui attorno, ad ogni respiro, mi manchi qualcosa che prima non sapevo ci fosse perché abituato a sentirne il calore ogni volta che aprivo il mio cuore alla pallida alba di un nuovo mattino. E, quel portone ormai chiuso che mi si para adesso davanti, mi fa pensare a tutto, o forse a niente, magari a quell’ondeggiare lungo la strada, a quelle  braccia tese sotto il peso dei pacchi di spesa, che, lunghi toccavan quasi l’asfalto; e io, a volte, glieli prendevo dalle mani ossute, e portandoli l’accompagnavo a casa, mentre lei mi diceva tremando: “Ma no! Ce la faccio da sola!”. Amarezza di emozioni, momenti di incertezza della parola, restavo solo ad osservare e camminavo, gli occhi attenti ad ogni suo tentennamento. Figura curva sotto il peso degli anni eppur fiera e mai stanca, a volte la vedevo seduta poco discosta da casa, la testa tra le mani, sul ciglio rialzato del marciapiedi, a guardare nel vuoto, quelle volte che rincasavo presto la sera e mi fermavo a osservare e aspettavo, per veder se da sola si riusciva ad alzare. E, anche adesso che guardo lungo la via, la vedo come avvolta da un velo di nebbia avanzare, ma senza pacchi che le affatican le braccia, senza quel viso fatto di zigomi e di sporgenze marcate, d’ombre ossute velate da un piccolo strato di cute; la vedo avanzare piano, assorta nei mille pensieri che tante volte avrei voluto scoprire. E cento e mille volte alla mia domanda: “Ma a cosa sta pensando, signora Nina?”, lei rispondeva: “Non posso dirtelo perché me ne sono scordata!”. E allora, sotto quel sorriso che nascondeva  la sua sofferenza e la sua stanchezza, mi sentivo di colpo, di ghiaccio, una morsa chiudermi il cuore. Sentivo che dentro di sé il silenzio era divenuto padrone assoluto della sua mente, che ormai il cammino percorso era chiuso poco più avanti, e il passare delle stagioni si era di colpo arrestato. E adesso, sono fermo sul ciglio di quel marciapiedi, con l’auto che non mi riesce di far proseguire perché sto fissando quelle porte sbarrate con su scritto un cartello che non voglio legger di nuovo. Aspetto che il vento lo strappi e lo porti lontano per  non ricordare, per non sentirmi  di colpo così strano, così vuoto dentro, ogni momento che allungo la mano per fare un saluto e poi la ritiro perché mi accorgo che c’è solo il vento, che mi risponde lungo la strada. No, no posso farlo, perché se lo faccio, il ricordo mi... imprigiona!

 

Giov@nni

 
 
 

SECONDO TEMPO

Post n°274 pubblicato il 02 Giugno 2013 da menegi53
 
Foto di menegi53

Ed ecco, che aprendo quel tomo di geografia per ricercare notizie dei fiumi Alster ed Elba, mi cade una cartolina che mi è stata mandata, circa due anni fa,  da una donna che adesso, guardando la foto, rivedo in tutta la sua bellezza e la sua dolcezza come mi fosse davanti. Cerco di interpretare la scrittura sul retro, in mezzo ad un mare di geroglifici, di disegni, e di scritte in tedesco; poi leggo quel nome e la macchina del tempo si mette in moto e mi catapulta nel mare fatto di sensazioni e di onde che si accavallano e si infrangono sulla prora di una nave, messa dentro ad una bottiglia, da un abile costruttore di ricordi quale è il tempo che si rinnova al premere d’un pulsante nascosto nella mente; un angolo di azzurro lasciato, nel vortice di tanti attimi, a maturare ed entrato a far parte di un pezzo di vita nel limbo di ciò che dal tempo stesso è stato sommerso. Lo so che ogni giorno è diverso, che ogni attimo ti fa dimenticare il precedente, in una gara per liberare la memoria da frammenti che occupano spazio sul disco fisso della memoria stessa e, dopo un veloce defrag e uno scandisk, tutto acquista più velocità e i file dell’esistenza, che erano sparsi qua e là, vengono compressi ed eliminati perché oramai il loro accesso rallentava il succedersi di altri eventi e di altri sapori, freschi, profumati di vita che scorre. Vita scandita dal battito d’un orologio che continuamente ti ricorda che hai mille cose da fare; proprio non ti resta il tempo a sufficienza per restartene a sospirare con un frammento  della tua vita in mano fosse anche una immagine in formato cartolina. Ma io, lo stesso, con le dita, virtualmente, fermo il pulsare di quelle lancette digitali, sovrapponendovi invece e facendoli combaciare, i battiti che le dita stesse ritrovano scaturiti dal cuore, toccando quel nome scritto in grande su quella cartolina. E in quei saluti, scritti in fretta, su un francobollo come reliquia, leggo con la mente o meglio con gli occhi fatti di uno strano sentimento che si scatena senza che io lo voglia, insieme ad un senso di dolcezza e magari di lieve rimpianto. Leggo dentro di me, come a volte in silenzio mi diletto a fare, sorridendo e affogando nel mare della commozione e spesso dello stupore. Stupore nello scoprire cose che tenevo nascoste solo per me, egoisticamente, senza farne partecipe alcuno, mentre a volte è bello anche condividere con altri che della stessa linfa, certo in maniera diversa, magari si nutrono o si sono nutriti: quella della inconsapevolezza di quanto possiamo rivivere, ad ogni passo che facciamo, le stesse emozioni e farle di tutti, di capire come dentro di noi ci sia uno sconfinato bisogno di farci partecipi delle stesse esperienze, fatte non di tortuosi percorsi, ma di semplicità estrema. Come semplice, a volte, è quello che crediamo irraggiungibile ed astruso. Ho conosciuto l’amore, il vero amore; ho conosciuto la passione, la vera passione. Ho vissuto le estasi dei sensi, e dello spirito, le effusioni e le ripulse, i rimorsi e i rimpianti. Ho conosciuto forse, tutto quello che a un uomo è consentito conoscere. La memoria rivisitata cui nulla sfugge perché tutto ricorda, mi fa riassistere e godere di quei tramonti, mano nella mano di chi, riamato, amavo. Quel pomeriggio sul mare rosso e fiammeggiante, screziato dalle onde, al largo di Cherso, sulla costa Dalmata, mi trovavo con Anna, un’indossatrice veneziana che avevo incontrato durante quell’indimenticabile traversata. Ci eravamo visti al cocktail del comandante, ed era stato subito un colpo di fulmine. Lei: alta, altissima, le gambe sottili, la vita stretta, la carnagione esangue, trafitta da due occhi verdi come fossero di smeraldo, il naso e le altre fattezze da statuina di Capodimonte, le mani delicate e ossute come fossero  cera, la chioma bionda, argentata da mèches galeotte. Nessuno, ricordo, ci presentò. Io mi avvicinai a lei, le strinsi la mano e, dopocena, consumata allo stesso tavolo, la invitai a ballare. L’orchestra suonava “Stardust”, di Hoagy Charmichael, la più bella canzone di tutti i tempi, ed entrambi ci sentimmo trascinati in alto. La cena era all’aperto e il cielo un roseto di stelle. Lei, prima, mi sfiorò, con la fronte, poi si abbandonò sulla mia spalla, stringendomi forte a sé, quasi volesse fondere il suo meraviglioso corpo col mio. Fino all’alba passeggiammo sul ponte, baciandoci come Jennifer Jones e Joseph Cotten negli “Amanti del sogno”. Poi ci ritirammo nelle nostre cabine, dove il marito di Anna, un tedesco di Amburgo, sofferente di mal di mare, imbottito di xamamina, faceva sogni d’oro. Ma noi non ci eravamo detti nulla, non sapevamo niente l'uno dell'altra, solo la musica era complice insieme al chiarore di quella stella che, al mattino e sul far della sera, splende così luminosa, ma non è una stella, nel vero senso della parola, bensì un pianeta che dalla terra appare luminosissimo e si chiama... Venere!

 

Giov@nni 

 
 
 
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A VOLTE UN PO' DI SOLITUDINE CI FA STARE BENE

Chissà perchè certe donne e certi uomini non cambiano mai! Com'è squallida l'umanità, e io ne faccio parte!

 

RONDINI (DAL CD "TIME OFF" DI G.M.)

 

Volano, come rondini volano

poi nel cielo scompaiono

i miei sogni così.

Tornano come rondini tornano

anche se non vorrei...

I miei sogni così.

Chi non ama ricordi non ha...

sempre solo restare dovrà...

Una vita vissuta così...

non vorrei...non vorrei.

Meglio ridere e piangere se...

se l’amore ora viene ora va...

fa soffrire, ma è meglio così:

solo non sarai...no mai!

I ricordi verranno da te

come gocce di pioggia...

cadranno giù...

dai tuoi occhi dal cuore e poi tu,

sognerai... Di tornar tra le braccia di chi... se ne andò..

senza dirti nemmeno perché...

Sognerai... Di fermare quel bacio... così,

che hai rubato alle labbra di chi...mai t’amò... mai t’amò.

 

NOTHING MORE

 

Alcuni si ricordano dell'educazione

solo quando la pretendono dagli altri

 

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FELICITÀ

Non parlate della vostra felicità a chi è meno felice di voi.

La felicità è come la febbre poichè tutti ci sono intorno per farcela passare.Felicità