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Mondo Parallelo

Ritagli di vita e di suoni

 
 

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BACK TO BLACK

He left no time to regret, kept his dick wet, same old safe bet. Me and my head high, and my tears dry, get on without my guy, you went back to what you knew, so far removed from all that we went through, and I tread a troubled track, my odds are stacked, I'll go back to back. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her and I go back to...I go back to us, I love you much; it's not enough, you love blow and I love puff, and life is a pipe, and I'me a tiny penny rolling up the walls inside. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her, and I go back to...

 

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UNA DONNA COME TE

 

Mi vien da piangere se penso che

Ho amato una donna come te.

Adesso che son solo senza chi

mi dice se è giusto oppure no:

E tu dove sei io non so...

E’ stato bello prima tra di noi!

Poi mi sono detto io...

non ce la faccio più!

E tu piangendo sei andata via

e mi hai lasciato lì.

Giorni vuoti di malinconia,

le ore passano in silenzio senza te.

Ho stracciato la tua foto ma...

il ricordo è qui, dentro di me.

Gli stessi amici di qualche tempo fa:

è tutto così triste qui, seduto al bar.

La gente passa davanti agli occhi miei, ma tu,

ma tu... dove sei!

E son tornato qui, piangendo dentro me,

pensando proprio che io...

ho amato una donna come te...

ho amato una donna come te!

 

SONETTO DEL TERZO CD DI G.M.

 S’I’ FOSSE FOCO (SONETTO: CECCO ANGIOLIERI 1260-1312)  2009-11-27 (Canzone ripresa da me)

 

S’i’ fosse foco, arderè  il mondo;

S’i’ fosse vento lo tempesterei;

S’i’ fosse acqua i’ l’annegherei;

S’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;

S’i’ fosse papa, sare’alor giocondo,

che tutt’i cristiani imbrigarei;

S’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?

A tutti mozzerei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

S’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

similmente farìa di mi’madre.

S’i’ fosse (Cecco) com’i’ sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

e vecchie e laide lasserei altrui.

 

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CERCARE

 

Cercare col pensiero un posto dove andare per rimaner da solo lì!

E soffocare dentro la voglia di morire, di dire basta non ne posso più!

E chiudere gli occhi e non pensare a niente, trafiggere il silenzio coi battiti del cuore

e poi urlare: “fermati anche tu!”

Ho sempre dato tutto in cambio di amarezze; le briciole d’amore arrossano

i miei occhi... soltanto briciole... perchè? E non è giusto no soffrire poi per chi

da sempre pensa solo a sè!

Ed è... quest’amore mio, come un fiore che petali non ha!

Son volati via, con il vento che, sulla pelle mia lascia un pò di te!

Ed è questo amore mio come un fiore che presto morirà!

Sì, tu non ci sei, ma la voce tua è nel vento che soffia su di me...

soffia su di me!

 

NON E' FACILE

 

Non é facile gridare amore quando poi

lui se ne va! Non è facile tornare a casa e poi:

morire dei ricordi tuoi! Non è facile cercare di dimenticare... che cosa...non lo so!

E queste quattro mura son nemiche, non riscaldano più! Non entrare sole:

mi fai male tu. Il buio mi accompagna ormai: vederti no non voglio più!

Dormir per sempre e poi, non risvegliarmi più:

vivere pensando che tu ... non ci sei... Dio come si fa! Non riesco no!

Ho paura di svegliarmi perchè penso che...morirei!

 
 
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LA PECORA SETTANTADUE

Post n°109 pubblicato il 27 Maggio 2012 da menegi53
 
Foto di menegi53

Sono la pecora numero settantadue. Lo so perché questo è il numero dipinto con la vernice sul mio posteriore. Per facilitarsi il compito di contare le pecore, il pastore ha scritto un numero sul dorso di ogni pecora. Così so anche che siamo in cento! La numero cento è una pecora che stilla boria da ogni ricciolo di lana. Credo abbia il numero cento solo perché è  quella col culo più grosso. Ma io sono la settantadue. Significa che non sono tra le prime quando il gregge si muove, né sono tra le ultime. Sto in mezzo, affogata nella mediocrità assoluta. In realtà non sono nessuno. Sono sfruttata, come le altre: mi portano via la lana, il latte e anche gli agnellini. Sono un animale. Servo a produrre e basta. Ho lo stesso valore dello steccato dell’ovile. Nessuno si accorge davvero di me. Per questo ho deciso di sparire. Me ne sono andata di notte. Prima che il pastore se ne rendesse conto, ero lontana. In quei primi momenti ero ubriaca di felicità. Saltellavo tra le rocce, mangiavo solo l’erba più tenera, dove volevo e quando volevo, bevevo ai ruscelli quando mi pareva, riposavo all’ombra quando ne avevo voglia. Lana, latte, agnellini tutto sarebbe stato mio. Io esistevo finalmente! Per due notti solo le stelle hanno vegliato il mio sonno. Che bisogno c’è del pastore? Ma questa sera l’ho sentito. Ho sentito la sua presenza, il suo odore, il tonfo felpato dei suoi passi. Il lupo è qui vicino. Mi sono rannicchiata tra questi due massi. Non riuscirei a scappare. Non so correre. Gli occhi del lupo brillano più delle stelle e la sua lingua fiammeggia tra le zanne scintillanti. Tra poco sarà finita. Ma ...due mani callose mi strappano dal mio miserabile rifugio, due grosse mani d’uomo che conosco bene. Il pastore è venuto! E’ venuto proprio per me! “Torniamo a casa. Mi sei mancata, settantadue!”. La pecora della storia che ho pensato stasera, chiudendomi per un attimo nel mio profondo silenzio, mi ricorda una giovane che parlava del suo sentimento di non essere stata mai amata. Diceva che nell’infanzia aveva sempre avuto l’impressione di essere stata concepita per sbaglio, di non essere stata mai veramente desiderata. I genitori non parlavano infatti che del fratello e della sorella, mai di lei, come non ci fosse; aveva come la sensazione di essere stata sempre di fastidio, di non essere la benvenuta da nessuna parte; sentiva perciò come una sorta di permanente ferita. Diceva: ”Quando andavo a scuola, tutti avevano degli amici tranne me. Avevo l’impressione che mai nessun uomo avrebbe potuto amarmi”. Ma continuava: “Un giorno (mi trovavo in un bosco)  mi sedetti ai piedi di un albero e all’istante fui piena della certezza che mi amava ...Dio”. Ci specchiamo negli occhi degli altri e siamo sempre tentati di dire: “Non sono capace, non sono degno, non valgo nulla”. Ma Dio ci risponde allora: “Io ti amo così come sei, e sei proprio tu con le tue ferite, le tue fragilità, le tue infedeltà”. Oggi, allora, prendiamoci il tempo di ascoltarci, di guardare lontano, di sentirci parlare dentro, sediamoci sotto un albero, come quella giovane donna, così da sentirci dire: “Tu sei il mio figlio caro e io non ti lascerò mai!”. Io sono la pecora, io sono la giovane donna, la voce dentro ...la mia coscienza che si prodiga nella ricerca di quel Dio, che sembra che ci abbia dimenticati perché quando lo invochiamo pare che non ci risponda, ma che invece ci ama uno ad uno perché, da buon pastore qual'è ...non vuole assolutamente perderci!

 

Giovanni

 
 
 

PENTECOSTE TRA AMICI

Post n°108 pubblicato il 26 Maggio 2012 da menegi53
 
Foto di menegi53

Pentecoste va celebrata insieme cari amici. Perchè lo Spirto Santo è Spirito di comunione. Ed è una comunione vera, reale che si tocca con le mani, si illumina di occhi che dicono l'incanto dell'anima, si sente nel parlare degli amici, ti commuove nel sorriso che accoglie. Pentecoste ti fa danzare di  gioia, ti libera dalle paure, ti accende il cuore di un amore pazzo per Gesù di Nazareth, ti fa scoprire Dio in ogni essere umano. Ricordo quanto era follemente bella Roma,  quando, giovanetto sono capitato lì coi miei genitori, per caso, proprio durante la celebrazione della Pentecoste. Io ero un ragazzo, ma quel clima di luce festosa non potrò mai dimenticarla: e prego sempre che torni, che torni presto! E allora Pentecoste è roveto ardente di passione dell'unità piena e perfetta, dove nessuno può essere escluso dalla  comunione donataci dallo Spirito del Cristo. Pentecoste non possiamo celebrarla da soli: un controsenso. Tutti insieme, nell'unità voluta da Gesù fino al dono della vita. Celebriamo dunque insieme la Pentecoste: ma dove possiamo trovare il luogo per rendere possibile  questo ritrovarci tutti uniti? Le distanze, i tempi, i programmi differenti per ognuno di noi...impossibile! Ma il vento soffia: Ti pare di non sentirlo, ma il Vento di Dio è irresistibile e porta dove vuole. Nei nosri cuori Lo Spirito ha riversato l'amore di Cristo: ci ritroviamo allora in quel luogo, in quello spazio, tutti insieme, perchè è ....Pentecoste!
---- By Giovanni ----

 
 
 

LA MORTE

Post n°107 pubblicato il 24 Maggio 2012 da menegi53
 
Foto di menegi53

 

Quante volte, da piccolo, ho pensato che eri solo un gioco dei grandi che, di noi piccoli, volevano prendersi gioco quando loro chiedevamo perché i nonni se n’erano andati lontano, senza salutarci dopo tutto l’amore che a noi avevano dato. E perché poi senza avvertirci, senza stringerci ancora le manine con le loro mani ossute e il loro viso scavato; chinato a guardarci e ad accennare un sorriso che a stento appariva dipinto nel loro viso dagli occhi ormai spenti ma pieni di amore! E poi chiedevamo stupiti: “Davvero adesso sono tanto lontani e non possono venire a guardarci, a raccontarci le favole dolci le notti che mamma e papà devono uscire?”, “e perché tanta fretta di andare lasciando nel cuore un vuoto profondo? Non sanno che noi li cerchiamo e vogliamo che tornino indietro? Forse li abbiamo offesi quel giorno lontano quando non abbiamo voluto dar retta al loro giusto rimprovero nei nostri confronti e ci siam risentiti, per aver fatto un malanno, rompendo un bicchiere che nel comodino era in bilico e voleva cadere?”. Nessuna risposta nel silenzio d’una stanza vuota, solo il fruscio delle tende mosse dal vento che fischia tra i balconi socchiusi! La solitudine di una stanza vuota, in cui una sedia a dondolo a volte sembra muoversi ed oscillare da sola, e il pendolo vecchio che ancora batte le ore, come fossero quelle che ancora dovranno passare prima di tacere per sempre, insieme col ticchettio che in sottofondo è l’unico suono che percepisco: oltre al silenzio che mi urla il suo tacere e mi fa capire d’essere lì perché possa sentire il suo suono. E adesso che il ricordo di bimbo svanisce, sento che sempre mi è stata vicino ed aspetta paziente, quest’ombra che ci fa temere e non vorremmo vedere, né mai sapere che c’è. E non ha volto, ma mille forme indistinte e poco per volta si rivela alla mente quando la gioia lascia il posto al timore d’essere solo quando ...si muore. Ma non c’è niente di così misterioso, di grande se questo è quanto sta scritto nel destino dell’uomo, e a volte, quando magari il nostro fardello ci sembra troppo pesante, siamo egoisti contro noi stessi, anche quando non vogliamo soffrire; allora cerchiamo rifugio con parole stupide e vuote e invochiamo chi ci fa tremare da sempre dicendo: “Ma vieni che aspetti?”.  Solo perché non abbiamo il coraggio di affrontare una nuova battaglia, di essere quello che siamo, uomini che devono cercare di trovare la loro strada e capire che in fondo siamo figli d’una stessa Madre e di uno stesso Padre e tutti abbiamo paura del giorno che passa. Ma poi se ci si pensa bene, la nera compagna che ci copre le spalle, colpa non ha se noi siamo fatti per tornare solo col debole corpo alla terra. Perché, dopo che siamo nati, abbiamo poi scordato, presi dal nostro viver sfrenato e incosciente, che un giorno dovremo pagare quanto alla fine ci è stato donato, senza che nulla dovessimo dare, senza che noi stessi lo volessimo davvero ...cercare ma ci è venuto così senza tante pretese, quel giorno, che il mondo ci ha voluti premiare facendoci entrare nel petto, per un istante, un raggio di luce, un raggio di sole: per riscaldare un pianto dirotto che poi, alla fine, abbiamo scordato e adesso vorremmo di nuovo ...trovare e tra le braccia del mondo lasciarci per sempre cullare. Ma la luce cercata non è solo questa, è una luce più forte che non possiamo guardare perchè ci accecherebbe col suo splendore, e mille volte più forte di quella del sole è una luce divina che parla d'amore e la nostra fiammella farà parte di tante, tutte insieme a brillare, a formare quel mondo che nulla ci farà mancare perchè sarà soltanto fatto di canti e di gioia null'altro che ...pace!

 

Giovanni 

 
 
 

IL SILENZIO IN PROSA (PARTE PRIMA)

Post n°106 pubblicato il 21 Maggio 2012 da menegi53
 
Foto di menegi53

Del silenzio sono in circolazione due caricature prevalenti. La prima che lo vede come realtà inerte, improduttiva, quasi imbarazzante e comunque da superare presto, incontestabilmente coltivata dalla maggior parte dei contemporanei, che evitano accuratamente di abitare la propria interiorità sia di mettere a freno la lingua, e ancor di più, al flusso ininterrotto di pensieri e immagini che scorrono nella mente come sopra un display. La seconda versione caricaturale è quella che tesse l’elogio incondizionato del silenzio, e lo fa con tanto vigore da romanticizzare una realtà che è pur sempre ambigua. Chi di noi, ad esempio, non ha mai avuto a che fare con il silenzio aggressivo di chi vuole sbatterci in viso il suo disagio, anche perché ce ne attribuisce la colpa? Il silenzio ostile è tutt’altra cosa rispetto al silenzio ospitale che sperimentiamo nell’amicizia e nell’amore, ma anche nelle relazioni dove prevale la fiducia, il darsi credito, il rispetto. Anche solo parlare sopra l’altro che parla, incalzarlo senza lasciare che termini il suo discorso, affilare le armi per rendere la risposta più d’effetto invece di seguire il ragionamento, dice della difficoltà che tutti abbiamo di fare silenzio per fare spazio all’altro. Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nei media il silenzio è annullamento dell’altro e significa zittirlo, boicottarlo, metterlo all’angolo, con ogni mezzo! Solo dal silenzio nasce la parola nella sua pienezza di senso destinata all’altro come interlocutore desiderato nella sua alterità. La vera maturazione di ogni atto comunicativo deve portare a ritornare in se stessi, a fare unità dentro la propria vita, e quindi al silenzio rigeneratore che si sottrae al ricatto delle urgenze e delle isterie comunicative. Abitiamo il silenzio per dire la parola autentica, per incontrare noi stessi e il prossimo, per comunicare meglio! E più sotto, con un po' di rima, il silenzio che mi appartiene e che un poco, a volte mi manca: quello della ricerca di me. Ma il silenzio più grave, e frammisto alla tristezza più profonda e cupa, è quello di chi lo usa a copertura di chi ha fatto del male e magari ne va fiero. Fiero di sapere che, non un essere umano ma un suo sottoprodotto, è libero di fare ancora le sue azioni impunite e atroci per la società. E per questo infame tacere il mondo piange lacrime amare da sempre; e la disperazione di chi vorrebbe morire per il dispiacere, non basta a commuovere chi loro rivolge solo parole e non fatti; e ogni giorno questo silenzio dei falsi si fa odiare per questo, perchè non è il silenzio dell'uomo ma il silenzio dei vili! Il vero silenzio lo si deve gustare con la pace che viene da dentro nella dolcezza di un vero sentimento d'amore! Solo questo si può definire, per me, "silenzio!".

 

Giovanni

 
 
 

IL SILENZIO DEL CUORE (PARTE SECONDA)

Post n°105 pubblicato il 20 Maggio 2012 da menegi53
 
Foto di menegi53

E’ fatto di mille specchi, di mille pezzetti di vetro che riflettono quanto vorresti tacere, ed ogni attimo è come se una nuova scheggia s’unisse alle tante che dal cuore si staccano piano. E questo è il silenzio che vorresti toccare, fare tuo col semplice gesto dell’essere assente, del non apparire al mondo per quello che sei, ma con lui farti tutt’uno, cosicché nessuno, ti venga a cercare, ma sappia che sei in tutte le cose che sono sparse qui attorno. Nel sasso bianco, levigato dal tempo, tra le zolle secche dei campi e nei fiumi e nell’acqua che cade copiosa dal cielo e dagli occhi di chi adesso piange e non si da pace. Silenzio che copre col velo della speranza i desideri nascosti di chi adesso prega, immerso nella sua cappa dorata, e piano pensa al domani che sembra così lontano perché ogni ora pare non passi mai. E certe parole non hanno voce nel sacro silenzio dell’uomo che cerca il suo io; così nell’animo stanco ritrova la pace, e forse si pente d’esser stato un po’ rude nell’ aver detto quel giorno a se stesso: “voglio sparire! Non posso sentire i lamenti di chi per me soffre e mi dice che è solo!”  Ed un silenzio più nuovo invade le strade nel lento cammino verso la pace, mentre vicino si spegne il rimorso di non capire, quanto piccino sia l’animo umano e intanto, da dentro, nel turbine dei tuoi pensieri, una sola parola sale alla mente e niente la può descrivere meglio di un sorriso fatto di mille occhi pieni di luce un po’strana: quella che adesso è dipinta col colore del mare e del cielo e nel petto prende la forma di chi ti parla d’amore in un giorno in cui, il cuore, sembra non battere più, forse perché d’un tratto ha capito, che troppo forte era il battito suo, per poter sentire meglio quel che il silenzio ...ti voleva spiegare col suo lento passare; col suo incedere a balzi e farti capire che con lui, senza tante pretese, puoi anche guarire il tuo cruccio e il tuo essere triste per nulla. Puoi anche cercare, senza paura di sorta, di spiccare il volo in un giorno di pioggia, senza il terrore di guardare in basso, senza il timore di poter ...cadere, senza la voglia di voler capire perché  in questo silenzio ti senti di dare, ti senti d’essere davvero più grande di quello che sei, magari più nuovo nella tua mente. E libero è il volo adesso che più non t’importa di fuggire per nulla  e che ti sei accorto che ormai tutto non è più banale e che anche tu fai parte del mondo, e anche tu sei, così come sei, come mai t’eri visto perché troppo occupato a far parte del niente, che  volevi donare, anche a chi per un attimo non ti sembrava reale; come fumo che sale e nel cielo ...scompare; il silenzio si perde nel cuore del mondo per poi riapparire senza preavviso di nuovo per farti ...sognare, per farti capire che anche tu, come lui, fai parte del gioco del rinnovamento senza tante premesse senza tante scuse ma solo sorrisi e nemmeno ...un lamento!

 

Giovanni

 

 
 
 
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COME...

Chissà perchè certe donne e certi uomini non cambiano mai! Com'è squallida l'umanità, e io ne faccio parte!

 

RONDINI...

 

Volano, come rondini volano

poi nel cielo scompaiono

i miei sogni così.

Tornano come rondini tornano

anche se non vorrei...

I miei sogni così.

Chi non ama ricordi non ha...

sempre solo restare dovrà...

Una vita vissuta così...

non vorrei...non vorrei.

Meglio ridere e piangere se...

se l’amore ora viene ora va...

fa soffrire, ma è meglio così:

solo non sarai...no mai!

I ricordi verranno da te

come gocce di pioggia...

cadranno giù...

dai tuoi occhi dal cuore e poi tu,

sognerai... Di tornar tra le braccia di chi... se ne andò..

senza dirti nemmeno perché...

Sognerai... Di fermare quel bacio... così,

che hai rubato alle labbra di chi...mai t’amò... mai t’amò.

 
 
 

CUORE VUOTO

 

Non è che disseti poi tanto, sai...

ma certo mi tieni compagnia!

E lentamente tu sali qui...

nella mente mia!

Crudele amico di chi è solo

come me ... stasera...

E vuoto il cuore si

come il bicchiere, stretto nella mano mia!

Ho voglia di gridare “amore mio

vieni da me!” E questo lento triste

è proprio quello che, piaceva a te!

E bella come mai nessuna, sorridendo, sei venuta qui!

Mi hai chiesto un po' di fuoco e poi...

balliamo hai detto tu!

Amica di una sera non so neanche il nome tuo,

ricordo solo che mi hai detto: “t’amo” e poi...

Non pensare a lei stasera no...

Non chiedere perchè... l’ho letto poi

negli occhi suoi!

 

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FELICITà

Non parlate della vostra felicità a chi è meno felice di voi.

La felicità è come la febbre poichè tutti ci sono intorno per farcela passare.Felicità