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alyssa_14
   
 
Creato da alyssa_14 il 29/03/2009

Il mondo di Alyssa

curiosando nel mondo dell'arte in tutte le sue forme...

 

*Tamara de Lempicka* mistero...vanitā..trasgressione...

Post n°25 pubblicato il 17 Marzo 2011 da alyssa_14

Mistero, vanità, senso di impotenza
di fronte a quadri che richiamano le linee dell’estetica russa imbevute
dell’estetica futurista. Uomini e donne, sono i protagonisti dei suoi quadri,
come lo furono nella sua vita. L’amore per Tamara de Lempicka si sofferma
sullo sguardo di una donna in estasi, sulla bocca socchiusa di un uomo pensante, sul corpo nudo e aggraziato di una giovane ragazza. Trasgressione unita ad eleganza, sono altri elementi ravvisabili nelle opere di questa artista, la cui vita resta tuttora, avvolta nel mistero. 
Tamara, donna fatale, nata nel 1898 in Polonia con il nome di Tamara Rosali Gurwilk-Gorska,è stata multilingue, trasgressiva, emancipata, estroversa
bislacca . Con una vita costellata di amori e odi... bisessuale, pareva esser di tutti, ma non era di nessuno.    
          

Visse e morì nei posti giusti e nei momenti giusti. S'infatuò di lei persino Gabriele D'Annunzio e Tamara, etichettandolo come un «orribile nano in uniforme», gli concesse solo l'umiliazione del bacio di un'ascella.

Considerata l’icona e la regina incontrastata dell’Art Dèco, è riuscita a creare disinvolti ed esasperati connubi tra il cubo-futurismo russo e francese, l’ordine e il rigore italiano e il realismo tedesco e polacco: tutto questo per giungere ad un sublime e geniale stile personale, fatto di elementi accattivanti, metafore e messaggi subliminali. Dalle sue opere, quasi tridimensionali, plastiche e scultoree, è difficile non veder emergere un odio quasi compulsivo per tutto ciò che era mediocre e convenzionale.  Emblematico risulta essere il suo autoritratto a bordo di un auto. Nonostante la donna rappresentata non assomigli fedelmente alla pittrice, il suo sguardo altero, altezzoso e quasi annoiato, è il risultato della perfetta personificazione della donna moderna vista dalla Lempicka.

Ma la vera esplosione di sensualità sono i cinque quadri dedicati
alla sua amante Rafaëla, La sottoveste rosa, La bella Rafaëla,
Rafaëla su fondo verde, La bella Rafaëla in verde e Nudo sdraiato
con libro, labbra rosse e corpo giunonico, vera e autentica passione,
tangibile perfino, di una bellezza imbarazzante: stare lì a guardare
l’inconfutabile prova del coinvolgimento erotico e amoroso tra due persone è quantomeno conturbante.

 

Un’arte che è riuscita ad immortalare gli aspetti mondani e trasgressivi
della vita a cavallo tra il 1920 e il 1930. Uno stile che è riuscito ad
eternare con assoluta franchezza e libertà, la Parigi affascinante, sexy,
scatenata e creativa di quegli anni in cui la donna emancipata iniziava ad
affermarsi in tutta la sua femminilità. Nel suo inconfondibile stile,
le figure si impongono prepotenti nella fermezza del segno e le proporzioni vengono quasi stravolte. Attenta al panorama chic e sofisticato della tipica donna di mondo circondata da abiti costosi e sensuali, la Lempicka è sempre stata al centro della scena con la sua arte carica di forza espressiva, fatta di colori violenti, solidi, brillanti e spesso provocatori.agli inizi degli anni 20 e ancora dopo dimentica il costruttivismo, dimentica i futuristi e sceglie una strada diversa: il tempo lungo della contemplazione, ascoltando il silenzio della pittura.  

A Roma 
il Complesso del Vittoriano  ospita i capolavori di Tamara de Lempicka, dall' 11 marzo  al 3 luglio, in una mostra dal titolo

                        “Tamara de Lempicka. Regina del moderno”

 Mi piace questa signora così trasgressiva, sicura nel suo agire e forte.

Emancipata e troppo moderna per la sua epoca.

Artista straordinaria:

osservare le sue opere è come rispecchiarsi nella sua schietta personalità.

Grazie per le visite, un saluto in un abbraccio da Liliana

 

Tamara de Lempicka

Post già pubblicato su *...fini la comèdie* -blog di mia appartenenza-

(rivisitazione del testo fonte web) 

 
 
 

Le Catacombe Paleocristiane sull'Isola di Pianosa...

Post n°24 pubblicato il 05 Febbraio 2011 da alyssa_14
 

..." Bianca di muri a secco” è l’isola piatta dell’arcipelago toscano...

Fino a poco tempo fa, parlando di Pianosa si pensava ad un triste luogo di pena, una terra piatta e ventosa dove non giungevano nemmeno gli echi dell’allegria “vacanziera” delle pur vicine isole dell’Arcipelago.

Pianosa è un'isola in provincia di Livorno e fa parte del comune di Campo nell'Elba. Dista quattordici chilometri dall'isola d'Elba ed è lunga circa sei chilometri e larga quattro e mezzo. Sviluppa un'area di oltre dieci chilometri quadrati ed è una striscia di terra bassa (da questo deriva il nome Pianosa) i cui punti più elevati raggiungono soltanto i 27 metri sul livello del mare. La sua conformazione geologica è diversa dalle altre isole dell'Arcipelago toscano: Pianosa è infatti formata da sedimenti marini, le sue coste sono alte, frastagliate e le sue rare e piccole insenature sabbiose sono quasi tutte irraggiungibili da terra.

La parte centrale è costituita dalle coltivazioni e dai pascoli mentre in quella più costiera regna la macchia mediterranea come il lentisco, il ginepro e l'olivastro, cactus, ulivi e agave.  I primi cristiani che vi giunsero, costruirono le catacombe più importanti a nord di Roma. Le catacombe di Pianosa risalgono al III-IV secolo, e vi si accede da una piccola grotta vicino al porto.

Sono costituite da un fitto intreccio di gallerie che venivano utilizzate, come luogo di sepoltura, probabilmente dalle prime comunità cristiane che si insediarono sull'isola, forse per sfuggire alle persecuzioni di Diocleziano, attirate dalla fertilità e ricchezza d'acqua dell'isola stessa e dalla facilità con cui era possibile scavare la roccia, costituita da arenarie conchiglifere. Le gallerie erano basse e, lungo le pareti laterali, le sepolture erano disposte in tre ordini sovrapposti, partendo dal piano di calpestio; soltanto i personaggi più importanti avevano una tomba a vasca, che occupava i due ordini superiori. Per ragioni di economia di spazio, i corpi erano deposti in posizione fetale ed i loculi erano coperti con lastre di pietra, dove erano incisi i nomi dei defunti.

 

L'accesso alle catacombe era posto dal lato del mare ed indicato da un'incisione nella roccia raffigurante una grande croce, sormontata da una fiamma rappresentante lo Spirito Santo e da una croce più piccola che ne indicava l'ingresso. Sia pure spogliate lungo i secoli, soprattutto durante il periodo della pirateria e spesso usate come vere e proprie discariche, grazie a recenti restauri, si presentano in buono stato di conservazione. Nei circa 110 metri attualmente visitabili, che durante il periodo di maggior sviluppo della colonia penale agricola erano stati usati come cantina, sono state censite circa 700 sepolture. Nel sedicesimo secolo i pirati distrussero completamente la comunità che vi risiedeva, e da quel tempo l'isola è rimasta deserta o sede di penitenziari che ne hanno impedito lo sviluppo. È stata sede prima di una colonia penale poi carcere di massima sicurezza; qui furono incarcerati dai briganti di Maremma ai prigionieri austriaci, ai prigionieri politici fino alle persone in collusione di mafia. Nel sanatorio di Punta Marchese vi fu confinato agli inizi del diciannovesimo secolo anche Sandro Pertini. Ma dopo 150 anni e dal luglio del 1999, l’isola non è più sede penitenziaria ed il Comune di Campo nell’Elba, di concerto con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ha elaborato un progetto che possa coniugare la tutela dell’ambiente, con la fruizione di un territorio che vale la pena di “scoprire”.

Proprio l’essere stata per tanti anni unicamente sede del penitenziario, ha fatto sì che Pianosa rimanesse intatta. Infatti vanta un ambiente naturale unico, in cui il mare, ricchissimo di vita, esprime tutta la bellezza ormai rara in altre zone del Mediterraneo. Ma Pianosa non è solo natura: la sua realtà è fatta anche delle numerosissime tracce degli insediamenti antropici che l’hanno “vissuta” fin dalla preistoria: una necropoli dell’età del rame, la Villa Romana, le catacombe paleocristiane, oltre, naturalmente, a tutte le costruzioni di epoche successive. Oggi l’isola viene visitata quotidianamente da un gruppo a numero chiuso di turisti, con la possibilità di sostare una giornata per godere del mare e della natura, ma anche per visitare le vestigia storico-architettoniche, accompagnati da guide qualificate.

Per arrivare a Pianosa ci si può imbarcare sia da Piombino che da Porto Azzurro, Portoferraio o Rio Marina, gli ultimi tre sono comuni dell' Isola d'Elba.

Origini delle Catacombe

Le catacombe nascono a Roma tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., con il pontificato del papa Zefìrino (199-217) che affidò al diacono Callisto, il quale diverrà papa (217-222), il compito di sovrintendere al cimitero della Via Appia, dove saranno seppelliti i più importanti pontefici del III secolo. L’uso di seppellire i defunti in ambienti sotterranei era noto già agli etruschi, ai giudei e ai romani, ma con il cristianesimo nacquero dei sepolcreti ipogei molto più complessi ed ampi, per accogliere in un’unica necropoli tutta la comunità. Il termine antico per designare questi monumenti è coemeterium, che deriva dal greco e significa "dormitorio", sottolineando con ciò il fatto che per i cristiani la sepoltura non è altro che un momento provvisorio, in attesa della resurrezione finale. Il termine catacomba, esteso a tutti i cimiteri cristiani, definiva, in un primo tempo, soltanto il complesso di S. Sebastiano sulla Via Appia.

 ( Foto 1 e 6 sono scatti miei. Non ho immagini delle catacombe, oltre quella pubblicata, in quanto è proibito fotografarle )

 
 
 

* Nativitā con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi * Caravaggio

Post n°23 pubblicato il 25 Dicembre 2010 da alyssa_14

 

“Ne la natività ritrovato ho lo meo verde, lo meo bel rutilante verde”.

Questa frase, tratta dal libro di Camilleri, “Il colore del sole”, meglio di altre descrive la distensione del Caravaggio,
 la breve tranquillità ritrovata durante la sosta nel capoluogo siciliano, e si riferisce proprio al verde manto di Giuseppe di questa "nativita".

La tela racconta la nascita di Cristo, traducendo un realismo autentico che rende l'episodio "vero".
I santi, le madonne del Caravaggio hanno le fattezze degli emarginati,
dei poveri che egli bene aveva conosciuto durante il suo peregrinare e fuggire in lungo e in largo per l'Italia.

Nella “natività” palermitana ogni personaggio è colto in un atteggiamento
San Giuseppe ci volge le spalle ed è avvolto in uno strano manto verde.
 Sicuramente molto giovane rispetto all'iconografia tradizionale,
 dialoga con un personaggio che si trova dietro la figura di San Francesco,
che alcuni critici pensano possa essere Fra Leone. La presenza di San Francesco è sicuramente
 un tributo all'Oratorio, che all'epoca era passato alla Venerabile Compagnia
a lui devota costituitasi già nel 1569.

La figura a sinistra è San Lorenzo. La Madonna, qui con le sembianze di una donna comune, ha un aspetto estremamente malinconico,
e forse già presagisce la fine del figlio, posto sopra un piccolo giaciglio di paglia. La testa del bue è chiaramente visibile, mentre
l'asino si intravede appena.

Proprio sopra il bambino vi è infine un angelo planante, simbolo della gloria divina. Ciò che conferisce particolare 
  drammaticità all'evento è il gioco di colori e luci che caratterizzano questa fase creativa del pittore

************

Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi è un dipinto ad olio su tela realizzato nel 1609 dal  Caravaggio.
Nella notte tra il 17 ed il 18 ottobre 1969 fu trafugato dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e non è stato mai più recuperato.
 Al momento del furto, anche grazie al restauro del 1951, era in condizioni di conservazione pressoché perfette.

 

rivisitazione da web

 
 
 

La Pietā - Michelangelo e Annibale Caracci

Post n°21 pubblicato il 04 Dicembre 2010 da alyssa_14
 

 

         La Pietà di Michelangelo ci mostra uno splendido contrasto tra l'ampio panneggio dato dagli abiti
della Vergine e il corpo nudo di Cristo.
 La sua mano destra, quasi sospesa perché incespicata
nel manto della madre, ci dà il senso della gravità della morte.

 

 Mentre Maria, bella e incredibilmente giovane,
ci mostra un dolore contenuto che è già certezza di resurrezione.

*******************

Nella Pietà di Annibale Caracci, invece, Maria non guarda suo figlio.
Sopraffatta dal dolore lei stessa pare morta.
Lo sfondo, dietro è completamente buio. Vivida nei colori questa immagine
ci trasmette l'angoscia di una madre che poggia sul grembo il figlio senza vita.

 

                                      ( foto da web.)

 
 
 

S.MINIATO A MONTE

Post n°20 pubblicato il 04 Dicembre 2010 da alyssa_14
 

" Questa è la porta del cielo! "  ( Genesi, 28.17 )

Sono le parole di stupore e meraviglia con cui Giacobbe,
 risvegliandosi da un sogno,  ci dice di aver fatto esperienza
 della vicinanza del Signore e di aver contemplato la casa di Dio.
 Anche sulla soglia della "Porta Santa" di San Miniato al Monte,
 si può leggere, scolpita sul marmo, questa frase che vuol
 significare come la bellezza di questa millenaria basilica sia segno
 della presenza di Dio anche nella nostra epoca e, al contempo,
 varco e passaggio della sua benedizione per la città che sorge ai piedi della collina. 

 

 

 C'è un luogo dove la pace della natura
Filtra in noi come la luce del sole tra gli alberi
Dove i venti ci comunicano la loro forza
e gli affanni si staccano da noi come le foglie.
Non è difficile arrivarci:
basta guardarsi dentro...
... e avere un cuore pulito.
(Romano Battaglia)

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        **Foto tratte dal mio album dei ricordi**  Alyssa_14

 
 
 

BERGAMO ( parte prima )

Post n°16 pubblicato il 21 Aprile 2010 da alyssa_14
 

Bergamo Alta, detta anche "Città Alta" è una città medioevale,circondata da bastioni eretti nel XVI secolo, durante la dominazione veneziana,
che si aggiungeva alle preesistenti fortificazioni al fine di renderla una fortezza inespugnabile.   

 

                                             

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

               La parte più conosciuta e frequentata
  di Bergamo Alta è Piazza Vecchia, 
  con la Fontana del Contarini, il Palazzo della Ragione,
             la Torre Civica (detta il Campanone),
che ancora oggi alle ore 22 scocca 100 colpi,quelli che in passato annunciavano la chiusura notturna dei portoni delle mura venete ed altri palazzi che la circondano su tutti i lati.

Sul lato sud di Piazza Vecchia si trovano il Duomo,
 la Cappella Colleoni dell'architetto Giovanni Antonio Amadeo
con i monumenti funebri al condottiero Bartolomeo Colleoni e
a sua figlia Medea, il Battistero eretto da Giovanni da Campione
 e la basilica di Santa Maria Maggiore coi suoi bei portali laterali
 nord e sud, pure di Giovanni da Campione.

Quest'ultima chiesa, cittadina, non della diocesi,
all'interno reca i segni architettonici dei vari periodi
 che si sono susseguiti dall'epoca della sua costruzione.
 Degni di nota gli intarsi raffiguranti scene bibliche realizzate
in legni di vari colori, i cui disegni sono attribuiti a Lorenzo Lotto, e un imponente confessionale barocco scolpito da Andrea Fantoni. La chiesa ospita la tomba del musicista Gaetano Donizetti.

 
 
 

La compagnia del Capitano Reynier ( Frans Hals )

Post n°15 pubblicato il 10 Gennaio 2010 da alyssa_14
 

1637 

 

Si tratta evidentemente di un capolavoro,
tra i maggiori del secolo, ma la sua lettura ci può
maggiormente chiarire, per contrasto,
il peso rivoluzionario che ebbe in tale tradizione
un opera come la Ronda di notte di Rembrandt.
( post n°7)
Nella scelta delle atmosfere innanzitutto,
Hals ha sempre privilegiato la luce del giorno
ed i giochi del sole sulle ombre argentate,
mentre Rembrandt è famoso per i propri studi di
contrasti notturni ed il proprio utilizzo di innaturali
e ricercati effetti di luminescenza.
Nella Ronda la scena in atto apre il movimento dei personaggi
che articolano sino al possibile "gli spazi". Qui al contrario le
figure acquistano un eccezionale equilibrio dall'iterazione di alcune pose.
E'il tipico gruppo in posa, la cui tradizione è durata sino al nostro secolo.
Il genio del pittore puntualizza drammaticamente
ogni personaggio come ritratto autonomo,
insieme ma isolato nella sua posa ufficiale,
rendendo un tantino ironica tanta ufficialità,
e la pompa seicentesca diventa atteggiamento umano vivissimo.

 

Curiosità

Eseguito per la Voetboogdoelen di Amsterdam fu trasferito nella stanza del borgomastro alla Camera marziale della Corte maggiore del vecchio municipio della città.                     Prestato al Museo dalla città di Amsterdam nel 1885. 

 

 
 
 

Piazza de' Miracoli

Post n°13 pubblicato il 19 Aprile 2009 da alyssa_14
 

 

Culla dello stile "romanico pisano" 

 

 

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A Pisa  dalla seconda metà dell'XI alla prima del XIII
 nacque lo stile architettonico romanico pisano.
 La cultura del romanico pisano si sviluppò
 nei cantieri di Piazza del Duomo e da lì si espanse
 ad altri progetti cittadini e nei territori dominati
dalla Repubblica di Pisa, al tempo potente Repubblica Marinara.

******************* 

 

                     **Foto tratte dal mio album dei ricordi**  Alyssa_14

 

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Trascorrere anche solo un pomeriggio
in questa piazza, immergersi nella folla,
 sentirsi parte del mondo eppure sentirsi soli.
Distendersi nell'erba,
 mano nella mano io e te, in intimità.
Entrare in estasi come in sogno,
 nel contemplare tale gioiello architettonico.
Stupirsi dell'andirivieni di gente di ogni etnìa che,
 in rispettoso silenzio mischiandosi a noi,
osserva meravigliata tanta bellezza...
Emozioni che vanno vissute, che narrare non basta...
Qualche ora in questa piazza
 porta ad una meditazione interiore,
rigenera la mente e l'anima...
                                                   Alyssa_14

(collage ed immagini di mia proprietà)

 
 
 

Al di lā dei sogni ---- regia di Vincent Ward

Post n°12 pubblicato il 17 Aprile 2009 da alyssa_14
 

Ricordo come nel vedere

 questo capolavoro,
 fui trasportata dall'intensità che emana la colonna sonora,
che diventa protaginista facendo dimenticare come
 il film sia povero di dialogo (poichè forte di pensiero).
La fotografia, anche se ricca di effetti speciali è di alta qualità,
Robin Williams è come sempre superlativo.
 Consiglio vivamente di vedere questo film:
 ci accompagna in un mondo fantastico tenendoci  per mano
 accompagnati da una musica sublime!   Liliana

@

 

 

 (Bryan Adams)

---Trama ---

Chris e Annie si incontrano casualmente su un lago
 al confine con la Svizzera:  Annie "investe" la barca
 di Chris con la propria, poi lo ritrova e gli offre un panino.
 I due si innamorano e si sposano. Hanno anche due figli,
Ian e Marie. Chris fa il pediatra, un lavoro in cui mette un
grandissimo impegno, e Annie la restauratrice di dipinti,
ogni tanto componendone di propri. Dopo anni di gioie,
 una mattina i figli muoiono in un incidente stradale.
 Quattro anni dopo, anche Chris viene ucciso sulla strada
mentre soccorre dei feriti a causa di un incidente.
L'anima di Chris viene aiutata a prendere coscienza
 della sua morte da Albert, un professore che lo aveva seguito
quando studiava medicina e che lui considerava come un
secondo padre. Inizialmente l'anima non può fare a meno di
 stare accanto ad Annie, che intanto cade in depressione;
poi però si rende conto che deve abbandonarla per raggiungere
il "suo" paradiso. Chris si ritrova in un paesaggio montano simile
ad un quadro della moglie e simile al luogo in cui i due volevano
 passare la vecchiaia. Chris viene sempre seguito da Albert e in
seguito da una hostess (che si rivela poi essere la figlia Marie).
 Vive dei suoi ricordi (sono molto frequenti i flash-back) e impara
a stare nella nuova realtà, creata dalla sua mente.
 Quando Annie si suicida, l'equilibrio viene rotto. Albert dice a Chris
 che il suicidio obbliga all'inferno perché l'anima ha interrotto
 l'ordine della vita e non si rende conto del suo gesto.
 Il protagonista, però, non vuole arrendersi e fa in modo di poter
scendere all'inferno per salutare un'ultima volta la moglie.
Aiutati da uno psicologo, Chris e Albert scendono all'inferno
passando dai colori del paradiso agli ambienti cupi di un fiume
 pieno di anime e di un mare in tempesta. Arrivati davanti a Cerbero,
 un relitto di una nave che rappresenta la porta dell'inferno,
Chris riconosce Albert, che in realtà è il figlio Ian, ed è costretto
 a lasciarlo per evitare distrazioni nella difficile ricerca di Annie.
Salito con lo psicologo fino ad un livello popolato da facce che sbucano
 dal terreno, Chris riesce ad individuare la moglie, che si è costruita
una realtà molto simile alla casa in cui vivevano, ma in rovina.
Lo psicologo a quel punto si fa riconoscere come Albert, il vecchio
 professore, spiegando che lui potrà solo dire ciò che prova alla moglie,
 senza che essa possa riconoscerlo; e soprattutto avvertendolo che se
 rimane troppo tempo con lei, la sua anima potrebbe venire persa nella
 lugubre realtà che la moglie stessa si era costruita.
Chris entra spacciandosi per un vicino. Annie non lo riconosce e Chris
 le racconta della sua storia, di una moglie che si suicida arrendendosi.
 Annie si sente attaccata e lo respinge: Chris capisce che non c'è nulla
 da fare per salvarla. Esce dalla casa, saluta Albert e ritorna dentro
 per perdersi e poter così vivere con la moglie. Continuando a ricordare,
 però, riesce a far breccia nel cuore di Annie che capisce la sua
 situazione e salva entrambi. Entrambi si ritrovano nel paradiso di Chris,
 dove li raggiungono i figli e Albert. Dopo aver vissuto insieme, decidono
 di reincarnarsi per poter vivere. L'ultima scena del film ritrae due bambini
 che si incontrano facendo sbattere le loro barchette-giocattolo e
 scambiandosi dei tramezzini e giocano a New york.

Premio OSCAR

Migliori effetti speciali a

  Joel Hynek, Nicholas Brooks, Stuart Robertson, Kevin Scott Mack

 
 
 

AMORE e PSICHE -- Antonio Canova

Post n°11 pubblicato il 13 Aprile 2009 da alyssa_14
 

 

Un erotismo sottile e raffinato traspare da questa opera.
il dio Amore contempla con infinita tenerezza il volto dell'amata,
 ricambiato da Psiche con dolcezza e intensità.
 Le figure sono rappresentate nell'attimo che  precede il bacio,
 attimo carico di tensione tra  tenerezza e carnalità .
 Le due figure si intrecciano tra di loro formando una X
 morbida e sinuosa che par aleggiare nello spazio..

                              

La storia di Amore e Psiche                                                    

        

raccontata da Apuleio, scrittore latino del II secolo.

  « Vi erano in una città un re e una regina.
 Questi avevano tre bellissime figliole.
 Ma le due più grandi,
 quantunque di aspetto leggiadrissimo,
 era possibile celebrarle degnamente
 con parole umane; mentre la splendida bellezza
 della minore non si poteva descrivere,
 e non esistevano parole per lodarla adeguatamente

  Ma il dio, Eros, si innamora della mortale e,
 con l'aiuto di Zefiro, la trasporta al suo palazzo,
 imponendo che gli incontri avvengano al buio
 per non incorrere nelle ire della madre Venere,
 la fa sua. Ogni notte Eros va alla ricerca di Psiche,
 ogni notte i due bruciano la loro passione in un amore
 che mai nessun mortale aveva conosciuto.
 Psiche è dunque prigioniera nel castello di Eros,
                       legata da una passione che le travolge i sensi.        

 Psiche è una bellissima  principessa,
 così bella da causare l'invidia di Venere.
 La dea invia suo figlio Eros perché
 la faccia innamorare dell'uomo più brutto
 e avaro della terra, affinchè Psiche sia coperta
 dalla vergogna di questa relazione.

 Una notte Psiche, istigata dalle sorelle,
 con una spada e una lampada ad olio decide di vedere
 il volto del suo amante, pronta a tutto, anche all'essere
 più orribile, pur di conoscerlo.
 È questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale:
 una goccia cade dalla lampada e ustiona il suo amante:

  « ...colpito, il dio si risveglia; vista tradita la parola a lei affidata, d'improvviso silenzioso, si allontana in volo
 dai baci e dalle braccia della disperata sposa ». 

 Il dio vola via e Venere poco dopo cattura Psiche
 per sottoporla alla sua punizione.
 Venere sottopone Psiche a diverse prove:
 nella prima, per esempio deve suddividere
 un mucchio di granaglie con diverse dimensioni
 in tanti mucchietti uguali;
 disperata, non prova nemmeno ad assolvere il compito
 che le é stato assegnato, ma riceve un aiuto
 inaspettato da un gruppo di formiche, che intendevano
 ingraziarsi il suo innamorato.
 L'ultima e più difficile prova consiste nel discendere
 negli inferi e chiedere alla dea Proserpina un po'
 della sua bellezza. Psiche medita addirittura il suicidio
 arrivando molto vicino a gettarsi dalla cima di una torre.
 Improvvisamente, però, la torre si anima e le indica
 come assolvere la sua missione. Durante il ritorno,
 mossa dalla curiosità a lei tanto cara, aprirà l'ampolla
 (data da Venere) contenente il dono di Proserpina,
 che in realtà contiene il sonno più profondo.
 Ancora una volta verrà in suo aiuto Amore, che
 la risveglierà dopo aver rimesso a posto la nuvola soporifera
 (uscita dalla ampolla). Solo alla fine, lacerata nel corpo
 e nella mente, Psiche riceve l'aiuto di Giove.
 Mosso da compassione il padre degli dei fa in modo che
 gli amanti si riuniscano: Psiche diviene una dea e sposa  Amore. 
 Il racconto termina con un grande banchetto al quale
 partecipano tutti gli dei, alcuni anche in funzioni inusuali:
 per esempio, Bacco fa da coppiere, le tre Grazie suonano
 e il dio Vulcano si occupa di cucinare il ricco pranzo.
 Al termine del banchetto i due giovani bruciarono
 per tutta la notte, la loro incontenibile
 passione e da questa unione nacque un figlio,
 Piacere, identificato dai latini con Voluptas.
  

   

( Foto e racconto tratto da web )                                                 

 
 
 

Un Caravaggio 'fantasma'...

Post n°9 pubblicato il 11 Aprile 2009 da alyssa_14
 

                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Video di Giulio Torta

 

 
 
 

Gilberto Govi - Fondatore del teatro dialettale Genovese

Post n°8 pubblicato il 06 Aprile 2009 da alyssa_14
 

Da quell'orecchio, non ci sento... da quell'altro, così e così....

Frase famosa che Govi ripeteva spesso in "Carosello" nel personaggio di Bàccere Baciccia, portiere di un caseggiato genovese, conosciuto da tutti per l'estrema tirchieria ma  adorato dai bambini. La macchietta era ripresa direttamente da un' antica maschera genovese: quella, appunto, del Baciccia.

 

 

Grande artista Govi. Ricordo di aver conosciuto ed amato le sue commedie, grazie alla passione per il teatro dialettale trasmessami da mio padre ed alla grande opportunità che ci dava la televisione all'epoca. Io bambina non mancavo mai all'appuntamento in tv. Ci stringevamo seduti attorno al tavolo ( il divano era una chimera...) pronti ad una serata di sano divertimento. Che tempi erano quelli ! Attimi lunghi una vita. Regali che restano e che puoi scartare ogni volta lo desideri, e gustarne la sorpresa che ancora conservano !  

            «Essere riuscito a far amare il dialetto genovese:

               questo è il mio vanto.»                      

                                                        ( Gilberto Govi )

                                                                                                  

 
 
 

La ronda di notte ( La compagnia del Capitano ) REMBRANDT

Post n°7 pubblicato il 05 Aprile 2009 da alyssa_14
 

 

 

Il celeberrimo dipinto,
 fa parte di un ciclo di sei grandi tele commissionato a vari  artisti
 di Amsterdam per commemorare nella Kloveniersdoelen,
 ( originariamente sede della moschettiere, ramo della Milizia Civica ),
  l'entrata in città di Maria de' Medici.L'opera rappresenta
 la compagnia del Capitano Frans Banning Cocq
 e del luogotenente van Ruytenburch.
 Rembrandt ritrae con estrema precisione ciascun personaggio,
 sia nei tratti del volto che nell'abbigliamento.
 Egli stesso s'è poi autoritratto: essendo di bassa statura,
 se ne possono scorgere l'occhio destro e parte della fronte tra
 l'uomo che regge la bandiera e l'uomo con l'elmo alla sua sinistra.
 La presenza della bambina che spunta nel gruppo
 degli uomini armati in realtà vuole essere un simbolico
 omaggio alla Milizia. Infatti, porta appeso al fianco un pollo 
   che richiama il simbolo della Milizia stessa, ovvero due artigli di pollo.

           @@@   @@@   @@@

          Curiosità


La tela fu trasportata dalla sua sede originaria, in una stanza del
Municipio di Amsterdam e collocata in uno spazio tra due porte.
Subì per questo una mutilazione; il lato sinistro infatti fu amputato
di un metro alla base in una striscia verticale, quindi la figura
dell'alabardiere ora a filo del quadro, in origine si poneva in mezzo
 alla gente. Il lato sinistro fu mutilato di circa trenta centimetri.

 
 
 

-- L'attimo fuggente -- regia Peter Weir

Post n°6 pubblicato il 01 Aprile 2009 da alyssa_14
 

 « Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi: è da sempre così e così sarà per sempre. »

 

 

 

 
         « Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. »

==Trama==
Il film è ambientato nel 1959 nella severa accademia maschile
 "Welton", in Vermont, il professor Keating [Robin Williams]
insegna agli allievi l'anticonformismo, stimolandoli a pensare
 con la propria testa ed a non farsi influenzare dal pensiero degli altri.
 Tutto questo tramite la letteratura e la poesia, e soprattutto quella
più genuinamente americana di Ralph Waldo Emerson,
Henry David Thoreau e Walt Whitman. Tra i suoi allievi,
 Todd Anderson [Ethan Hawke] e Neil Perry [Robert Sean Leonard] sono, in modo diverso, i più colpiti dalle sue lezioni: il primo prova a diventare
 meno timido, il secondo si confronta con un padre severo con cui non riesce
 a comunicare in alcun modo. La storia si concentra anche su altri cinque ragazzi,
 se pur non come protagonisti: Knox Overstreet [Josh Charles] Charlie "Nuwanda" Dalton [Gale Hansen], Richard Cameron
 [Dylan Kussman], Steven Meeks [Allelon Ruggiero], Gerard Pitts
 [James Waterson]. Questi cinque, insieme ai primi due, particolarmente
 affascinati dalle lezioni del professor Keating e dalla ''Setta dei Poeti Estinti''
 (''Dead Poets Society'') di cui egli ha parlato, cominciano a ritrovarsi di notte
fuori dalla scuola per declamare poesie. Spinto dalla passione per il teatro,
e contro il volere del padre, Neil recita la parte di [Puck (Shakespeare)
|Puck] in ''Sogno di una notte di mezza estate "(Shakespeare)|
 Per questo egli litiga violentemente con il padre, e si suicida con la sua pistola.
 Keating viene allora accusato di aver istigato il giovane Neil a compiere
 l'estremo gesto, ed è così costretto ad abbandonare la scuola.
 Nell'ultima scena l'ormai ex professore si reca nella sua vecchia classe
per riprendersi i propri libri. Alla vista dell'amato insegnante accusato ingiustamente.
Todd si alza in piedi sul banco e, seguito poi da alcuni altri, grida a Keating
"Oh Capitano, mio capitano!" per salutare colui che era stato per loro l'ispiratore
 di una nuova straordinaria esistenza.

  

 Premi Oscar 1990: migliore sceneggiatura originale
BAFTA al miglior film del 1990
BAFTA alla migliore colonna sonora a Maurice Jarre
Premi César 1991: miglior film straniero

 
 
 

La chiesa d'Auvers-sur-Oise Vincent Van Gogh

Post n°5 pubblicato il 31 Marzo 2009 da alyssa_14
 

La chiesa d'Auvers-sur-Oise, dipinta molto probabilmente
 nel maggio 1890 è un altissima testimonianza della visione
 di Vincent in questo periodo estremo: il cielo,
 di un blu compatto, è percorso da cirri minacciosi;
le absidi gotiche dell'antica cattedrale si tendono percorse
dalla pennellata vibrante e rapidissima, a guizzi scattanti;
il paesaggio circostante è reso con poche pennellate a tratto,
 dritte, dense e aguzze come i ciottoli del sentiero.
 La visione prospettica dell'edificio si esalta nella dolorosa
 tensione del colore, par osservata quasi attraverso le lenti
deformanti di una traduzione personale (si potrebbe supporre
autobiografica), di un mondo apocalittico. Il colore disegna,
 contorna, si avvolge e si distende in spire successive,
 in ritmico accordo col segreto lavorìo mentale che aggrovoglia,
 frantuma e ricompone le emozioni; la natura e i suoi aspetti sono
 resi come una realtà soffocante e inesorabile dalla quale nemmeno
 più l'atto liberatorio dell'intuizione pittorica riesce a riscattarci.

                                                     ( Foto tratta da web )

 
 
 

" IL PERSEO " di Benvenuto Cellini

Post n°4 pubblicato il 30 Marzo 2009 da alyssa_14
 

 

La scultura, con l'esclusione di alcuni dettagli
 come la spada, le ali dei calzari e dell'elmo
e i fiotti di sangue che escono dal collo mozzato
 della medusa, fu fusa in un solo getto.
 In quell'epoca le grandi sculture venivano fuse
 a pezzi e poi assemblate, a Cellini invece riuscì
quello che nessuno altro aveva mai fatto.
 La fusione riuscì perfettamente risultando un
capolavoro della scultura di tutti i tempi.
E' l'eroe mitologico che ha sconfitto la Medusa
e ne solleva il capo mozzo in segno di vittoria,
ma è anche un ragazzo fiorentino che esprime
 l'indomabile spirito della città in un immagine
di impeccabile bellezza e fervore.
   E' il capolavoro del Cellini, che vi lavorò dal 1545 al 1554.

                                                           ( Foto tratta da web )

 

 
 
 

" DAVID " di Michelangelo

Post n°3 pubblicato il 30 Marzo 2009 da alyssa_14
 

Il 16 agosto 1501 a Michelangelo venne
 
commissionata la statua del David.
 Costui nonostante avesse solo ventisei anni,
 era già un artista affermato e pienamente
consapevole del suo talento.
E' noto che l' artista scolpì il suo David vittorioso,
utilizzando un pezzo di marmo abbandonato
 nel cortile dell' Opera del Duomo.
 Una commissione, formata dai più insigni artisti
 della città lo fece collocare nel 1504,
 davanti al Palazzo della Signoria, da dove fu tolto
 per difenderlo dalle intemperie e sostituito da una
copia, come quella posta nel piazzale Michelangelo.
E' forse l'opera più popolare dell'artista,
una vittoriosa sfida alla statuaria classica.

                                   ( Foto tratte da web. )

CURIOSITA'

 Si racconta che quando l'opera era quasi ultimata, il gonfaloniere della Repubblica Fiorentina Piero Soderini si recò da Michelangelo ad ammirare la statua. Dopo averla a lungo osservata con interesse, si rivolse al maestro dicendo che a parer suo, il naso del David era troppo grande. Michelangelo afferrò allora un pugno di polvere di marmo e uno scalpello con cui fingere di correggere il presunto errore. Un po' alla volta fece cadere la polvere dalla mano, chiedendo poi il parere del gonfaloniere, il quale soddisfatto, dichiarò finalmente la perfezione dell'opera!

 

 
 
 

La Sagrada Familia - Barcellona

Post n°1 pubblicato il 29 Marzo 2009 da alyssa_14
 

 

Nel 1866 nacque l'Associació Espiritual de Devots de Sant Josep  (Associazione spirituale dei devoti di San  Giuseppe),
 con l'intento di promuovere la fabbricazione  di un tempio dedicato alla Sacra Famiglia. Tramite le donazioni  che riceveva,
 nel 1881 l'associazione comprò il terreno su cui ora sorge la chiesa  e, in  seguito  si  apprestò alla costruzione.

Dopo disaccordi tra l'associazione e l'architetto originale, Francesc del Villar, Gaudí ottenne l'incarico nel 1883 e ideò un progetto
 completamente nuovo. Lavorò al progetto per oltre 40 anni, dedicando completamente a questa impresa gli ultimi 15 anni della sua vita.
Questa dedizione tanto intensa ha una nuova spiegazione, oltre all'enormità dell'opera, anche nel fatto che Gaudí definiva molti particolari
 man mano che la costruzione avanzava, invece di averli concretizzati in precedenza nei suoi piani e istruzioni.
 Per lui, la presenza personale nell'opera era di fondamentale importanza.

 La Sagrada Familia non è stata ancora finita, ma è completa per il 55%.

(foto di mia esclusiva proprietà, tratte dal mio album dei ricordi)

alyssa_14

 
 
 

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OGNI DONNA VORREBBE SENTIRSI DIRE...

                                                                                                              @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@                                     Ti manderò un bacio con il vento
e so che lo sentirai,
ti volterai senza vedermi ma io sarò li
Siamo fatti della stessa materia
di cui sono fatti i sogni
Vorrei essere una nuvola bianca
in un cielo infinito
per seguirti ovunque e amarti ogni istante
Se sei un sogno non svegliarmi
Vorrei vivere nel tuo respiro
Mentre ti guardo muoio per te
Il tuo sogno sarà di sognare me
Ti amo perché ti vedo riflessa
in tutto quello che c’è di bello
Dimmi dove sei stanotte
ancora nei miei sogni?
Ho sentito una carezza sul viso
arrivare fino al cuore
Vorrei arrivare fino al cielo
e con i raggi del sole scriverti ti amo
Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno
tra i tuoi capelli,
per poter sentire anche da lontano
il tuo profumo!
Vorrei fare con te quello
che la primavera fa con i ciliegi.

 IL BACIO  Pablo Neruda

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

 

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

   Amo in te l'avventura della nave che va verso il polo.
     Amo in te l'audacia
   dei giocatori delle grandi scoperte.
    Amo in te le cose lontane
    Amo in te l'impossibile
   entro nei tuoi occhi come
  in un bosco pieno di sole
  e sudato affamato infuriato
  ho la passione del cacciatore
   per mordere nella tua carne.
  Amo in te l'impossibile
   ma non la disperazione.

   AMO IN TE    Nazim Himet
  

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Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
IL PIU' BELLO DEI MARI
Nazim Himet
 


@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

Il girasole piega a occidente
e già precipita il giorno
 nel suo occhio in rovina
e l'aria dell'estate s'addensa
 e già curva le foglie e il fumo
dei cantieri.
 S'allontana con scorrere
secco di nubi e stridere di fulmini
quest'ultimo gioco del cielo.
 Ancora, e da anni, cara,
ci ferma il mutarsi degli alberi
 stretti dentro la cerchia
dei Navigli.
Ma è sempre il nostro giorno
e sempre quel sole che se ne va
con il filo del suo raggio affettuoso.
Non ho più ricordi,
non voglio ricordare;
la memoria risale dalla morte,
la vita è senza fine.
 Ogni giorno è nostro.
 Uno si fermerà per sempre,
e tu con me, quando ci sembri tardi.
Qui sull'argine del canale, i piedi
in altalena, come di fanciulli,
guardiamo l'acqua,
 i primi rami dentro
il suo colore verde che s'oscura.
E l'uomo che in silenzio s'avvicina
non nasconde un coltello fra le mani,
ma un fiore di geranio.  

QUASI UN MADRIGALE

Salvatore Quasimodo

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

 

            @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

"Andai nei boschi perché
desideravo vivere con saggezza,
 
 per affrontare solo i fatti essenziali della vita,
 e per vedere se non fossi capace di imparare
 quanto essa aveva da insegnarmi,

 e per non scoprire, in punto di morte,
 che non ero vissuto.

Non volevo vivere quella che non era una vita,
 a meno che non fosse assolutamente necessario.
 
Volevo vivere profondamente,
 e succhiarne tutto il midollo..." 
 

ANDAI NEI BOSCHI

 Henry David Thoreau

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