Creato da: lontano.lontano il 22/01/2008
la poesia, la musica ed il loro contrario.

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C'era una volta il west- Il mio sogno

 

Eravamo nel 1968 ed io
dodicenne mi guardavo intorno
per capire cosa stessi cercando,
cosa volessi ma soprattutto,
chi fossi.
Un adolescente che vedeva
intorno a sè un mondo
cambiare, forse in maniera
troppo rapida per capire, forse
in maniera troppo lenta per i
sogni che si hanno in mente a
quell'età.
Un mondo nuovo arrivato
addosso, che portava
con sè nuove parole, nuove
mode, nuova musica.
Ascoltavo come tutti in quegli
anni la prima radio "libera",
quella Radio Montecarlo che
si faceva preferire ai canali
Rai a cui per forza di cose
eravamo legati.
Ricordo tutte le canzonette
dell'epoca e non mi vergogno
nel dire che molte non mi
dispiacciono neppure ora.
Arrivavano i primi complessi
stranieri di una certa
importanza e i compagni
di scuola si buttavano a
comprare i loro dischi.
Io continuavo ad ascoltare
tutto ciò ma li ascoltavo solo,
non li sentivo, non mi
riconoscevo, nulla era ciò
che stavo cercando, ero solo
sballottato da sonorità che
non mi prendevano e poco
mi appassionavano.
Un giorno mi capita di
ascoltare questo tema, per
caso arrivato fino a me, una
musica che mi ha attirato a sè
o per meglio dire mi ha
attirato a me, una musica che
è stata lo specchio della mia
anima, una musica che è
diventata mia proprio come
io diventavo suo.
Non sapevo da dove venisse,
non immaginavo neppure fosse
una colonna sonora, non
sapevo dove andarla a ritrovare.
L'ho cercata, l'ho scovata ed è
con me da quarant'anni, non
potrei fare a meno di lei perchè
perderei la parte migliore di me,
sarebbe come specchiarsi e non
vedersi, sarebbe come mangiare
e non nutrirsi, sarebbe come
vivere senza pensare.
Io per mia natura non sono
geloso, perchè penso che la
gelosia, in fondo, non sia che
la nostra insicurezza che ci
fà credere di non esser
all'altezza di sostenere una
comparazione con qualcuno
che, diamo già per scontato,
esser meglio di noi.
Lo sono però verso questa
musica che sento mia e solo
mia e non mi fà molto piacere
se altri mi dicono di
riconoscersi in lei, sarebbe come
vedere all'improvviso spuntare
un nostro replicante mentre fino
ad oggi credevamo di essere unici.
La capisco e lei mi capisce, mi
prende per mano e mi porta in
posti tranquilli, mi asciuga
gli occhi dalle lacrime
dopo averli bagnati,
così senza neppure un perchè,
mi stringe forte la gola
togliendomi quasi il respiro,
facendomi male ma
riportandomi in vita.
Chi mi vede quando sto con lei
mi dice che cambio espressione,
che mi perdo in un mondo
lontano, che trattengo,
senza riuscirci, un'emozione che
raramente mi capita di avere.
E' vero, e non chiedetemi perchè,
non saprei rispondere,
non si motivano le sensazioni,
non si riescono a spiegare
i tumulti del cuore,
non si sà nulla degli
sconvolgimenti dell'anima,
non si razionalizza l'amore.
Una dolcezza infinita che
mi prende la mente e
se la porta con sè e non sono
più io, proprio quando sono
più io che mai,
mentre io divento lei e
lei diventa me, uniti in un sogno
che finirà solo quando
non avrò più la forza per sognare.

 
 
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Crescita personale.

Post n°356 pubblicato il 04 Luglio 2018 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Se volete avere qualche indicazione sulla definizione di "Crescita personale" provate a cercarla in internet, e vi accorgerete che tutti in tutti i siti troverete la seguente cantilena:
La Crescita Personale è quella particolare forma di sviluppo umano che permette alla persona di scoprire le proprie potenzialità troppo spesso sopite nell'inconscio e in profondità, ricoperte da strati di blocchi emotivi, di filtri dati dalle abitudini, dalle convinzioni e dai programmi inconsapevoli che guidano l'individuo nella sua vita quotidiana.
Io l'ho letta e riletta ma non ci trovo nessuna attinenza con ciò che ci sentiamo ripetere con saccente facilità da chiunque, sia da persone che si interessano della materia e, da quelle che, per sentito dire, parlano, tanto per dire qualcosa.
Fateci caso: "Ti serve per crescere", "Anche questo è un modo per crescere" è sempre associato ad un fatto per nulla piacevole e per nulla desiderato.
La sofferenza, il dolore, una disgrazia, tutte le sciagure e le cose sgradevoli, servono per crescere ma, sono affermazioni reali o solo un modo per parlare fino a quando si trova qualcosa da dire?
Io sono del parere che l'uomo sia stato creato per essere schiavo ma, non per questo, una volta che fosse riuscito a trovare una sua collocazione umana e vivibile, dovesse per forza ricorrere ad altre esperienze negative per trovare e conoscere se stesso.
Nella sofferenza, le nostre attitudini, le nostre potenzialità, il nostro talento, il nostro progresso interiore, si spengono e non c'è spazio, né dentro, né fuori di noi che per l'angoscia e l'afflizione.
Tuttalpiù si può scrivere una poesia o una canzone, in un momento di tristezza o di malinconia ma, non quando si è pervasi dal dolore vero, dal dolore atroce che s'impossessa del nostro corpo o della nostra mente.
Può essere, che tutto sia nato dalla religione cristiana che fa della sofferenza un vanto ed uno stile di vita, che definisce beati tutti colori i quali, patendo in questa vita, possono conseguire il patentino che darà loro accesso alla beatitudine eterna.
Mi fa rabbrividire una simile concezione, non riesco a concepire come possa esser condivisa con una freddezza ed una perfidia sadica che sarebbe da ricondurre ad una patologia seria.
Sopporta e sii persino grato del dolore che devi patire perché, solo così, potrai guadagnarti il diritto di avere qualcosa in cambio.
Devi meritarti sempre qualcosa tramite il sacrificio, non è sufficiente vivere una vita resa dura dai tuo simili, e per simili, intendo anche quelli che lo sono soltanto fisicamente e non anche a livello prettamente genetico.
No, non basta, devi patire e sopportare, superare ostacoli che neppure hai la forza di guardare, devi accettare in nome di chissà chi che vuole la tua infelicità mascherata da crescita esistenziale.
Le esperienze negative sono sempre devastanti; solo un pensiero malvagio può intenderle come positive, non esiste la positività dove c'è negatività, si possono trovare artifici dialettici per dire qualsiasi cosa ma, sta di fatto, che non ci sarebbe nulla da dire se tale condizione non si verificasse.
Non fanno "crescere" le violenze patite in tenera età. 
Non sono le sberle date o quelle prese senza una ragione comprensibile a fare un uomo più maturo e pienamente consapevole dei suoi mezzi e del suo talento, forse, una mano aperta che arriva senza rincorsa su un viso, può essere molto più utile per riuscire nell'intento.
Non bisogna per forza patire per sognare e far avverare quel sogno. 
Non è necessario toccare il fondo per poi sostenere che, solo a quel punto, inevitabilmente, altro non si può fare se non risalire, troppo facile, troppo banale, troppe parole... per non dire niente.

 

 

 
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Sei tu.

Post n°357 pubblicato il 10 Luglio 2018 da lontano.lontano
 

 

Tu, 
che non mi chiedi mai di più
che sai restare accanto a me
dimenticandoti di te.
Si tu 
che sai capirmi anche se
un compito facile non è                      
ma non vuoi arrenderti mai 
perché sei così,
forte e tenace più di me
che la tua vita doni a me
e anche più.
Molto di più 
di quello che darti io mai potrei.
Ma tu non sai 
chiedere mai, niente di più
che di restare accanto a te
solo per te.

 

 
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Dolcemente.

Post n°358 pubblicato il 19 Luglio 2018 da lontano.lontano
 

 

Quando
sei abbracciata a me
e gli occhi miei 
son dentro ai tuoi
... dolcemente.
Quando 
il giorno che verrà
non sarà
più sprecato,
perché senza di te.
... Inutilmente.
Quando 
sfioro i capelli tuoi,
le labbra tue
so che mai più
starò senza
te.


 
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Nostalgia.

Post n°359 pubblicato il 24 Luglio 2018 da lontano.lontano
 

 

La nostalgia,
tutto è ciò che ho di te,
da quando tu
non sei più accanto a me.
Da tempo, ormai,
nulla so più di te,
come due sconosciuti
lontani
che, mentendo dicon,
di non amarsi più.
La nostalgia
che ho di te
è parte ormai di me.
Mi porta via lontano
laggiù
la, dove sei tu
per non lasciarti più.



 

 

 

 
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Tre su quattro.

Post n°360 pubblicato il 08 Ottobre 2018 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Se avete giocato almeno una volta al concorso del superenalotto, avrete visto che, sulla ricevuta che vi viene rilasciata, c'è un quadratino contenente 4 numeri che, qualora combaciassero con quelli da voi giocati, vi darebbe diritto ad una vincita immediata di 25 euri.
Vi sarà certamente capitato di vederne presenti 3 che vi danno l'illusione di un premio ma il quarto è sempre sbagliato.
Sfortuna... avrete pensato, ma di mera malasorte si tratta, a vostro parere?
Se la fortuna e la sfortuna esistono non lo so e sarebbe fuorviante trattare adesso di questo tema, motivo per il quale, prendiamo per buona l'ipotesi che la sfortuna non esista.
E allora, detto che non è la "sfiga" che vi impedisce la vincita, perché arrivate costantemente ad un punto dall'esito positivo e non lo raggiungete mai?
Semplicemente perché quando si tratta di superenalotto si tratta di truffa.
Si, lo posso attestare con totale certezza, il concorso è truccato e i giocatori sono vittime di un raggiro.
La prova tangibile consiste proprio in quel giochino intrinseco alla schedina che è la vincita immediata.
Secondo voi, i 4 numeri tra i 90 disponibili come vengono estratti?
Dalla mano innocente di un bambino bendato?
Dal soffio di un getto d'aria che manda le palline per aria per poi farne ricadere 4 in buchetto?
No, no è un elaboratore che fa tutto, è lui che dopo aver registrata la vostra giocata, sceglie 3 dei vostri numeri ma... guarda caso il quarto non esce mai.
Una combinazione vero?
O meglio che mancata combinazione... vincente.
Sono soli 25 euri non milioni ma, il mancato successo per un solo numerino, vi fa imprecare per la sorte avversa.
Se pensate che tutto questo sia una gran bella presa per quella parte da cui entrano le supposte, sappiate che non è nulla al confronto della truffa vera e propria.
Al superenalotto non vincerete mai perché essendo un concorso truccato non avete alcuna possibilità di farlo.
Vi pare un'asserzione un po' troppo forte e azzardata?
Allora proviamo a riflettere.
Perché, a vostro parere, riuscite, con estrema facilità ad azzeccare 3 numerini avendo 4 possibilità, e non riuscite mai ad indovinarne 3 quando le possibilità salgono a 6?
Mi spiego meglio.
Nella vincita immediata totalizzate frequentemente 3 punti, nel gioco vero e proprio, non riuscite nemmeno a fare, non solo 3 punti ma nemmeno 2 e nemmeno uno, perché i numeri da voi pronosticati non fanno mai parte della colonna estratta.
Possibile che la malasorte sia più forte della statistica?
Aumentano le possibilità teorico-statistiche di vincere ma in maniera inversamente proporzionale calano i punti ottenuti.
Possibile che sempre e costantemente di caso si tratti?
Se questo non vi basta, prendiamo come esempio l'estrazione del 31 Marzo di quest'anno.
Si è trattata di un'estrazione particolare nella quale c'era un'iniziativa chiamata Pasqua 100x100, in virtù di questo, le giocate sono state di gran lunga superiori a quelle che si possono registrare in normale estrazioni.
E cosa è accaduto?
Innanzitutto che c'è stato un ritardo di ore prima di avere la combinazione vincente e poi che la stessa è stata la seguente:
1-6-7-9-45-79.
Forse a chi non ha dimestichezza con tale gioco sembrerà una combinazione come tante ma chi è più addentro ad esso sa benissimo che quattro numeri di una sola cifra nei primi quattro posti siano impronosticabili.
Anche chi non ne capisce nulla può comprendere che su 90 numeri, quelli in doppia cifra sono 81 e quelli ad una cifra sono 9 è praticamente impossibile che su 6 numeri estratti ne escano proprio 4 di quei 9 e solo 2 di quegli 81.
Quell'estrazione non doveva vedere una colonna vincente con 6 punti, questo è lampante.
E' una truffa ed anche facilmente eseguibile.
Quando andate a giocare le vostre colonne, le stesse sono immesse in tempo reale in un elaboratore centrale al quale pervengono tutte le colonne giocate da altri truffati come voi.
E' un giochetto per il computer allo scadere del termine ultimo per giocare le schedine, trovare le uniche colonne non giocate e, tra queste, scegliere quelle che hanno totalizzato come massimo 5 punti o anche soltanto 4 ed estrarle.
La colonna vincente con 6 punti, prima o poi dovrà esser estratta, ma ciò avverrà solo quando chi gestisce la truffa, avrà ottimi motivi perché tale possibilità si possa verificare.
Come sempre, a questo punto, mi risuona nelle orecchie la domanda spocchiosa e qualunquista, fatta di menefreghismo e superficialità... 
"Se è così perché tu compili una schedina?"
Prima di tutto, la mia, è una denuncia di una violazione del codice penale perché la truffa è perseguibile legalmente, poi che io, come molti italiani, prenda parte ad un concorso truccato non giustifica il fatto che sia lecito truccarlo.
Secondo motivo è che io mi diletto a studiare dei modelli di previsione che, in ragione di un gioco pulito, darebbero dei risultati.
Terzo è che, proprio per le ragioni sopra indicate le mie aspirazioni di vincita non possono andare oltre i 4 punti ma, se mediamente, tale punteggio paga 350 euri, anche una sola vincita settimanale non sarebbe certo sgradita.
Lo capisco bene che avere 1 possibilità su 622.614.630 di possibilità negative non lasci margine alla speranza ma, pensare altrimenti è quello che più mi affascina e credere di sovvertire anche le cose più scontate è la mia ragione di vita.

 
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Il ponte tra le nuvole

Post n°361 pubblicato il 21 Novembre 2018 da lontano.lontano
 

 

C'è su in cielo un posto per noi,
dove "addio" non si dirà mai.
Dolore qui, non provi più,
le lacrime non scendon più.
Il presente è già serenità
il futuro poi paura più non fa.
Tutto fantastico...
però mi manchi tu.
Qui corro incontro al vento
e non conta dove andrà
e come per il vento
i recinti non ci son più
Ti aspetto qui paziente
tutto il tempo che tu avrai,
sperando che il tuo tempo troppa fretta non abbia mai.
Tra le nubi c'è un ponte nel blu,
che userai per venire quassù,
mi ritroverai e ti ritroverò
da te lontano mai più sarò.
Una nuova vita è qui per te
e io la vivrò per sempre accanto a te.
Un'ombra sul ponte la
quello sei proprio tu.

                                ************

Rielaborazione personale della leggenda:
Il ponte dell'arcobaleno.


                               *************

Avevo questa musica, li messa da parte, sapevo che sarebbe stata adatta per scriverne le parole, o meglio, per tradurre le note che contiene in parole ma, forse, non era giunto ancora il momento magico per poterlo fare.
Una sera, mentre stavo colloquiando con una persona, senza alcun motivo particolare, senza agganciarmi a nulla, senza che nessun pensiero fino a quel momento fatto avesse la minima attinenza con la mia domanda, chiesi: Tu conosci la leggenda del ponte dell'arcobaleno?
Mi disse di no, ed allora, gliela raccontai in maniera molto sintetica.
Questo fatto innescò qualcosa nella mia mente che, nelle ore successive, estrapolò le parole da quella musica.
Io scrivo così, non posso farlo in altra maniera, non posso cercare un argomento o farmi venire un'ispirazione, un'idea, un'emozione che in quel momento non ho; devo scrivere quando ho un impulso così forte tanto da costringermi a farlo.
Per questo motivo, non ci metto molto a scrivere un testo, devo solo fare attenzione alla metrica, che richiede l'elaborazione della frase in una forma appropriata.
La melodia che ascoltate è una delle più facili essendo un discorso musicale lineare, chiaro, ben articolato, la difficoltà che ho incontrata, invece, è stata quella di tenere a freno le mie emozioni.
Non è un concetto facile da spiegare ma, come ho già avuto modo di dire, quando scrivo, lo faccio come sotto dettatura e tutto ciò che vedo comparire sullo schermo del mio pc, è una sorpresa emozionale che mi sconcerta.
Le parole sono inattese e sorprendenti tanto da prendermi a cazzotti l'anima, ed è noto che, se non sei pronto a prendere un pugno, la mancata ed immediata reazione ti stende in modo pesante.
I giorni seguenti alla pubblicazione mi sono chiesto, cosa ci sia in questa leggenda che strazia il cuore di coloro che ne vengono a conoscenza.
A mio parere è la consapevolezza di qualcosa che riteniamo impossibile.
E' il miracolo che commuove, è l'irrealtà che diventa reale, è il sovrannaturale che prende forma, è la trasformazione del nulla in concreto è tutto quello va oltre l'immaginario.
E cosa lo è di più dell'umanizzazione di un animale?
Del proprio animale che, dopo una vita di smisurato affetto silente, lo può esprimere esattamente come noi abbiamo fatto con lui, non solo con gesti ma anche a parole.
Cosa c'è di più commovente di apprendere che un essere un po' diverso da noi vive le nostre stesse emozioni, provando quello che noi stessi proviamo, tanto ad arrivare ad annullare tutte le distanze che pensavamo ci separassero?
Non riusciamo ad arrivare alla fine di questa leggenda senza doverla interrompere perché soffocati dal pianto e dalla gola stretta in un nodo, ma non serve neppure finirla perché è proprio dove dovrebbe finire che inizia.
Non provo la stessa emozione se penso che, quando sarà il momento di dire addio al mio mondo, in un altro, di cui nulla so, potrei esser accolto da persone care che li già si trovano.
Non mi strazia il cuore questa visione perché, in qualche modo, potrebbe esser pur logica, non so quanto vera ma, possibile, non mi sconvolge l'improbabile ma la nessuna probabilità che va a concretizzarsi.
Ciò che turba la mente e la disorienta è il meccanismo di elaborazione che ci conduce a riflettere sul fatto che, tutto quello che noi credevamo fosse solo di nostra esclusiva appartenenza, in realtà, appartiene ad ogni essere vivente.
Non è un processo psicologicamente facile da affrontare perché se da una parte c'è un'umanizzazione ne consegue che dall'altra ci sia un taglio della stessa; vale a dire, se non siamo i soli umani, siamo meno umani di quando eravamo soli ad esserlo.
Ecco perché siamo, o forse è meglio dire, saremmo più felici di vedere il nostro animale, li vicino a quel ponte ad attenderci piuttosto che un nostro congiunto.
Ecco perché se avete avuto un animale, vi sarà difficile non commuovervi e, ardentemente sperare che, almeno per una volta, una leggenda possa diventare realtà.

 

 

 
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Il tuo Novembre.

Post n°362 pubblicato il 18 Dicembre 2018 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Come foglia colorata d'autunno,
stretta al ramo,                                  
strenuamente, 
resisti
al vento del tuo Novembre.

 
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Citazioni.

Post n°363 pubblicato il 01 Febbraio 2019 da lontano.lontano
 
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Se vi capita di passare su dei blog, non vi sfuggirà che sono malinconicamente pieni di altrui citazioni.
Per come la vedo io, un blog dovrebbe essere una cosa propria, dovrebbe essere la possibilità di esprimere il proprio pensiero e le proprie emozioni.
Ci sono pensieri, emozioni, c'è l'essenza personale di chi scrive in una citazione che qualcun altro ha scritta?
Non mi pare proprio, nonostante possa esserci un qualcosa che le accomuna, sono sempre cose di altri, un succedaneo intellettuale che in parole povere si dice copiatura.
Personalmente, scrivo il blog per me stesso perché, come più volte detto, scrivendo vengo a conoscere cose di me che sono nascoste da qualche parte.
Ma tutti gli altri che scrivono qualcosa perché gli altri lo vedano, cosa lo fanno a fare se le stesse identiche cose le trovano in altri diari simili o direttamente sui siti appositi?.
E che immagine dà di se' una persona che copia, pensando di fare il figurone, non riflettendo nemmeno sul fatto che, chiunque, vedendo una frase scritta su di un blog, la prima cosa che fa è copiarla, incollarla in un motore di ricerca e capire l'imbroglio?
E' così difficile scrivere quattro parole di proprietà piuttosto che una frase in forma aulica di altri?
Non capisco perché dare prova della propria limitata attività cerebrale ed esserne tanto compiaciuti.
Tra le altre cose, questo raggiro verso il lettore è truffaldino, raramente vedo sotto tali frasi l'obbligatorio riferimento all'autore, quindi si tenta di spacciare un plagio quale opera propria.
Posso comprendere che ci siano delle frasi inarrivabili tanto da non cimentarsi neppure a trovarne delle proprie di tale bellezza ma, che resta della cosa bella se da patrimonio di tutti si vuol far diventare un'appropriazione indebita?
Ci sono frasi e poesie che andrebbero studiate a scuola ma, detta operazione dovrebbe esser finalizzata ad imparare a scrivere non imparare a copiare.
Per fare un esempio, la frase tratta dalla "La canzone dell'amore perduto" di De Andrè:"L'amore che strappa i capelli è perduto ormai, non resta che qualche svogliata carezzae un po' di tenerezza", descrive la fine di una passione in maniera magistrale ma, provare a cercare nel nostro cassetto nascosto, non dico una frase così ma, almeno un'emozione così è tanto difficile?
Scrivere una cosa semplice come: "Silenzi che sono abitudine, parole stanche che non cambiano mai", non viene certo dal lapis di De Andrè ma dice qualcosa di noi, qualcosa che, anche se non così straordinario ci appartiene totalmente.
Non occorre usare frasi ad effetto, non serve a nulla cercare di stupire con mezzucci ingannevoli che ottengono, invece, il risultato opposto, quello di descrivere una persona che non prova neppure ad impegnarsi per mostrarsi come veramente è ma soltanto apparire diversa da quello che in realtà è.
 

 

 

 
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Strategia della tensione.

Post n°364 pubblicato il 22 Febbraio 2019 da lontano.lontano
 
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Ci sono patologie che colpiscono due volte.
La prima è, logicamente, la persona che ne è affetta, la seconda è la persona che diventa la vera vittima del soggetto patologico.
Non entro in dettagli medici che non mi competono ma voglio solo riflettere sul fatto che la vita di una persona sia metodicamente distrutta da chi non dovrebbe o, non ci aspetterebbe, avesse questo ruolo.
Chi vi distrugge la vita, chi vi porta ad ammalarvi, chi vi vuole inconsciamente annientare è facilmente riconoscibile.
Riconoscibile oggi, perché solo oggi ha gettata la maschera, solo oggi ha portato alla luce quel suo meccanismo perverso che, essendo a voi così perfettamente celato, non vi ha permesso di capire la situazione e salvarvi per tempo.
Si, l'unico mezzo per non esser distrutti da persone così è quello di capire subito con chi si ha a che fare, però, anche se vi capitasse questo mezzo miracolo, sarebbe sempre un mezzo miracolo perché, quasi sempre è vanificato dalla variante affettiva.
Quando si cade in quell'affetto bieco ed illogico che è l'amore, ad esempio, non ci sono possibilità né di ragionare, né di essere ragionevoli, né razionali.
Ecco perché l'amore è un sentimento che non ha soli aspetti positivi ma, spesso, letali per coloro i quali ne sono colpiti.
E quando ci si accorge dei danni, fisici, morali, psicologici, che vi portano ad essere le vittime del carnefice affettivo, le speranze di uscirne vivi sono estremamente labili.
Quando la maschera cade, potete solo maledire il destino, voi stessi, tutti gli dei dell'Olimpo, il vostro coraggio che porta al vostro estremo sacrificio o la vostra paura di un cambiamento destabilizzante per l'altro, non capendo che, se siete arrivati a questo punto, è solo colpa della genesi dei fatti.
Proviamo a individuare il/la nemico/a che vi accompagnerà sull'orlo del precipizio e si allontanerà da voi senza spingervi di sotto ma, anche senza farvi fare un passo indietro.
Ripeto che si tratta di condizioni inconsapevoli, una malattia non è mai una colpa, anche se, nel risultato, non cambia moltissimo se, chi vi sta uccidendo è consapevole di farlo oppure no.
Il/la vostro/a antagonista è colui o colei il quale è il mondo intero.
E lui/lei il centro di tutto, il perno attorno al quale tutto si deve muovere.
La sua parola identificativa è: "Io"
Nulla esiste oltre a lei, né voi, né la vostra situazione, né il vostro star male, nessuno, esiste se non lei sola e tutto deve esser rapportato a lei.
Fateci caso, se un tale soggetto incontra qualcuno e chiede: "Come stai?"
Non attende neppure il tempo di una mezza risposta che dice: "Anche io sai... "
Deve solo parlare di sé perché è l'unico argomento che conosce a fondo, non sa di altro, non ascolta, non prende atto di opinioni diverse, contan solo le sue, il resto non esiste e non vuole che esista.
Di solito, ha paura del confronto, non esiste nessun confronto, non vuole ascoltare punti di vista diversi perché la possono destabilizzare nelle sue errate convinzioni.
Ama la rassicurante menzogna e combatte con veemenza contro la verità, anche se conclamata dall'evidenza.
Vi farà la guerra se oserete dire un qualcosa che non sia conforme al suo pensiero, è intollerante fino al punto di odiarvi in maniera così forte che persino voi, che ormai conoscete questa tattica ne rimarrete stupiti.
Vi farà male non dandovi neppure la dignità di un momentaneo ascolto, vi mollerà lì, magari fuggendo da tavola con il piatto in mano, vi toglierà la possibilità di parola, strozzandovi le parole in gola e godendo di quel momento in cui non vi farà esistere.
Si, il massimo per tipi così è non fare esistere perché l'esistenza altrui presuppone la coscienza della propria, ed in questa gara sanno benissimo di esser perdenti.
Il gioco è chiaro e si può sintetizzare nella metafora della bilancia a due piatti.
La bilancia a due piatti ha un'asta nella quale c'è un peso mobile.
Se si mette qualcosa su un piatto si dovrà controbilanciare spostando il peso sull'asta verso la parte opposta.
Ecco, voi sarete sempre seduti sul piatto che il vostro peso spingerà verso il basso e la vostra carnefice su quello più in alto. 
In pratica, affinché possa lei, salire in alto ed emergere senza averne i requisiti dovrà, forzatamente, spingere verso il basso voi.
Facile vero?
Ditemi se non vi è mai accaduto con compagni di scuola, colleghi di lavoro, in famiglia, dovunque esista una competizione.
Se si riesce a far passare qualcuno per quello che non è, se si riesce a fare arrivare il messaggio della sua inadeguatezza, il gioco è fatto, colui il quale non ha alcun numero per prevalere lo farà in automatico.
Non avete ancora identificato il soggetto?
Allora aggiungiamo questo; visto che la persona che vi porterà sul fondo con la pietra al collo deve essere al centro di ogni attenzione, farà in modo che tutto sia focalizzato su di lei, togliendovi quelli che, dal suo punto di vista, sono ostacoli distraenti il suo progetto.
Fateci caso, state ascoltando qualcosa alla televisione, che vi interessi poco o tanto non cambia nulla, state ad ascoltare, anche per non sentire i soliti improperi contro il mondo intero.
Qualche secondo, dopo, quando si accorge di questo allora arrivano i commenti a voce alta, contro tutti, arrivano i rumori fatti ad arte per coprire il volume della tv.
I piatti sbattono forte sulle superfici, gli armadietti della cucina si aprono e si chiudono senza ragione, quasi come in un film di animazione.
E quando vi permettete una sola occhiata, seppure eloquente e significativa che descrive il vostro stato d'animo ascolterete la risposta piccata: "Adesso sono vietati anche i commenti?"
Questo dimostra che son tutte mosse preordinate, una tattica sagace e studiata, che nulla, è lasciato al caso.
Così, nel giro di un secondo passerete da persona innocente, per il più infame dei despoti, colui il quale vieta il libero pensiero e la libera sua espressione.
Non illudetevi di spuntarla spiegandovi, meglio tacere e fare finta di nulla perché dette persone sono di una furbizia estrema ed hanno imparati questi miseri trucchi a menadito per cui mai potrete trovare una chiave per scardinarli.
Mai avrete ragione, non provate neppure, non esiste la ragione altrui, il ribaltare la realtà permette loro di far si che la colpa sia sempre e comunque la vostra, qualsiasi cosa facciate o non facciate la ragione sarà sempre la loro.
Un semplice sguardo sarà sufficiente per mandarvi al rogo, una vostra parola ne farà grandinare così tante dal senso opposto che sarete sommersi.
Altro non è che, parafrasando momenti storici italiani, la strategia della tensione, che vi consumerà nella mente e di conseguenza nel fisico.
Non basta ancora?
Vediamo se questo vi aiuterà a capire ulteriormente la macchinazione contro di voi.
Vi alzate ogni mattina alle 5 per andare al lavoro usando la macchina.
Una mattina non parte, allora ve la cavate come potete con un mezzo pubblico e, quando ne avete la possibilità chiamate casa spiegando l'accaduto, pregando il soggetto patologico di portare l'auto dal meccanico che è a pochi metri dalla vostra dimora.
Secondo voi qual'è la prima risposta che vi sentirete dare?
"Proprio oggi che devo fare...." (non importa cosa) di solito è la prima balla che le viene in mente, la cosa che conta è crearvi un ulteriore problema e non aiutarvi a risolvere quello che già avete.
Pensate che serva a qualcosa dire di esser al lavoro e non poter far nulla fino a sera?
Non serve a nulla e non ditelo per nessun motivo perché ciò diventerà un'aggravante.
"Non posso adesso" è ciò che vi aspetta e potete già cercare un passaggio per il giorno dopo perché la macchina dal meccanico lei non la porterà.
La spiegazione psicologica di tutto questo è infantile.
Se lei portasse subito l'auto in officina che valenza avrebbe il suo esistere?
Nulla, non se ne accorgerebbe nessuno, il suo "Si" scivolerebbe tra le cose normali, invece il "no", il "Non posso adesso" vi indurrà a pregarla dandole un ruolo di vitale importanza.
Non chiedete mai perché sarete costretti ad implorare, non mostratevi mai bisognosi di un suo aiuto perché tutto vi sarà fatto pesare maledettamente e quel poco che vi concederà vi sarà calato dall'alto dei cieli.
Il vostro sacrificio quotidiano deve passare in second'oridine, anzi, non deve proprio esistere, và taciuto l'altrui sacrificio perchè il sacrificio deve sempre esser unilaterale, voi al massimo non siete sacrificati, fate soltanto il vostro dovere.
Potrei andare avanti per ore e per pagine intere ma, sta cosa, oltre che annoiarmi, mi sta creando una sensazione poco piacevole e soprattutto contraria a ciò che si deve mettere in opera in questi casi.
Dovete avere la forza e la serenità necessarie per evitare la trappola.
E ci si riesce soltanto se, a coloro i quali hanno bisogno di attenzioni e le attirano in tutte le maniere non vengono concesse.
Utilissime sono le cuffie con la musica, la vostra musica che, a volume alto, copre ogni azione atta a destabilizzarvi.
Mostratevi concentrati su altro e non sulle negatività che vi sono indirizzate, non ascoltale le parole scandite per farvi innervosire, fatevi scivolare addosso le offese, non mostrate la vostra simpatia verso qualcuno, dirottate altrove l'odio che, inconsciamente oppure no, vi viene dispensato in maniera massiccia e, cercate, tramite le vostre risorse, nonostante chi vi vuole distruggere di rimanere in vita ancora un po'.

 

 

 
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Come gli altri.

Post n°365 pubblicato il 27 Febbraio 2019 da lontano.lontano
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Ciò che mi sfugge,
è perché
dovrei esser come tutti gli altri,
se già
tutti gli altri,
sono
come tutti gli altri.

 
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Verità occultate.

Post n°366 pubblicato il 01 Marzo 2019 da lontano.lontano
 
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Se ci sono verità occultate,
per forza, ci devono esser menzogne palesi.
Le prime non ce le fanno vedere,
le seconde, siamo noi a non volerle vedere.

 
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Principi inviolabili.

Post n°367 pubblicato il 10 Aprile 2019 da lontano.lontano
 
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Manifesto dei principi inviolabili per un'economia umanistica. 

(di Valerio Malvezzi)

Quando appaia evidente, ad un certo punto della storia dell'uomo, che enormi masse di persone siano state ingannate per l'arricchimento indebito di pochi, altri pochi in grado di svelare l'inganno hanno il dovere morale di agire per evitare che il torto continui e si propaghi.
Noi affermiamo che esistano pochi ma inviolabili principi attorno ai quali costruire un modello economico buono e giusto.
Per quanto essi sembrino passati di moda e le nuove generazioni quasi ne abbiano perso memoria, sostituiti da falsi dogmi creati negli ultimi decenni, tali sacri principi discendono da una e una sola visione del mondo, e cioè che l'agire economico debba discendere da valori morali e a questi esso si debba sempre e indubitabilmente inchinare.
Tale nostra millenaria visione del mondo afferma che nessun uomo, e per nessuna ragione, possa essere posto al di sopra e al di fuori delle leggi morali.
Queste vogliono che lo scopo di un governo sia quello, semplicemente, di raggiungere la felicità del proprio popolo perché, come noto, la felicità è il bene economico immateriale raggiunto il quale non se ne possa desiderare uno di valore maggiore.
Se dunque noi riconosciamo che questo sia il fine supremo di ogni azione di governo, dobbiamo altresì riconoscere che esso sia stato non solo disatteso ma financo proibito da un sottile e perverso meccanismo di occupazione di gangli del pensiero che ha condotto i più a ritenere passivamente che esistano regole superiori dell'economia, dettate dal cosiddetto libero mercato, il cui unico fine, liberamente e impunemente perseguito, è quello di condurre i popoli in schiavitù.
Espressioni come spread, pareggio di bilancio, rispetto dei conti pubblici e del debito pubblico, sono diventati feticci ai quali sacrificare, come vittime necessarie, giovani costretti alla disoccupazione, anziani senza cure e tutele, imprenditori suicidi, poveri depredati di ogni dignità, interi popoli di continenti a spostarsi secondo modelli di sfruttamento neocoloniale.
Noi rifiutiamo tali regole e proponiamo di distruggere questi feticci mostruosi condividendo una diversa visione del mondo fondata sui seguenti 8 principi:
La finanza e' subordinata alle esigenze dell'economia reale.
Esse sono decise dall'agire politico, nel rispetto dei superiori valori morali, poiché il centro dell'agire economico è l'uomo e non più il mercato.
La moneta ritorna ad essere pubblica.
Esso può essere emessa nel sistema economico solo da una banca centrale pubblica, che per nessuna ragione può essere indipendente da governi, parlamenti e organismi espressivi del potere democratico popolare.
Al contrario, la banca centrale è assoggettata esplicitamente all'interesse e al controllo pubblico con il fine di perseguire obiettivi di crescita dell'uomo, di piena occupazione, di benessere sociale, in contrasto a qualsivoglia politica di austerità.
Le figure apicali della regia monetaria non sono più nominate dalla elite finanziaria ma elette secondo rappresentanza democratica del popolo sovrano.
Lo stato, indipendentemente dagli accordi internazionali ai quali intende aderire, non può abdicare all'esercizio politico e indipendente sia della politica fiscale sia di quella monetaria.
Tali politiche devono non avere limiti di bilancio laddove siano necessarie azioni economiche espansive ed anticicliche, dettate dalla suprema esigenza di raggiungere la piena occupazione e la tutela dei diritti umani inviolabili, tra i quali certamente il diritto a una vita sana, lunga, libera e dignitosa.
Il sistema finanziario internazionale deve tornare a essere diviso tra banche che finanziano le famiglie e le imprese e banche che giocano in borsa.
L'azione dello stato, anche mediante banche pubbliche, è concentrata sul primo tipo, la cui finalità e' quella di operare a tutela del credito e del risparmio.
Per nessuna ragione i soldi pubblici possono essere usati per salvare gli speculatori né tanto meno è possibile trascinare nei disastri conseguenti al gioco bancario i risparmiatori e le loro famiglie.
Ciascun paese e' libero di adottare le politiche di cambio coerenti con le proprie esigenze, al fine di combattere modelli di globalizzazione che nascondono, dietro la liberalizzazione delle merci e dei capitali, la glebalizzazione e il commercio degli esseri umani.
I paesi liberi del mondo attuano normative per impedire la sostituzione dei governi da parte delle multinazionali, contrastando il loro potere giuridico, fiscale, economico, finanziario e mediatico.
In nessun modo sono tollerabili ingerenze delle grandi banche di affari negli assetti economici dei paesi liberi, e in tal senso gli stati contrastano il dumping, l'evasione fiscale, la concorrenza sleale, lo sfruttamento della mano d'opera attuate dalle multinazionali che attentino, con il loro agire, alla dignità economica e sociale dei popoli, alla loro salute o alla loro libertà.
Gli obiettivi della politica economica del paese non sono misurati più dalle fredde logiche dei numeri, ma da indicatori caldi.
Tra questi si valuta, in sostituzione del rapporto tra debito pubblico e PIL, la crescita del risparmio privato, la salute dei cittadini, il tasso di istruzione, l'accesso a una informazione libera, il livello di sanità pubblica, la qualità della ricerca e della qualità della vita, i tassi di natalità e il sostegno alla procreazione della specie umana.
Il fine dell'economia umanistica è seppellire come un incidente della storia quella capitalistica, riportando al centro l'uomo al posto del mercato, il lavoro al posto del capitale, il valore delle cose al posto del loro prezzo, e in definitiva ciò per cui vale la pena di vivere al posto di ciò che si deve scambiare.
Al fine di garantire il rispetto di tali inviolabili e sacri principi e di sanzionare chiunque, sia nella sfera pubblica sia in quella privata, attui azioni volte a violarli, si istituisce un tribunale internazionale, a giuria popolare, contro i crimini finanziari.
Chiunque, in ossequio a presunte necessità di efficienza, ponga in essere azioni di trasferimento di ricchezza dai poveri ai ricchi del mondo, accumulando indebite fortune, dovrà rispondere a detto tribunale della propria iniquità.
Noi dunque sottoscriviamo quali donne e uomini liberi questo manifesto, chiedendo che questa diversa visione dell'economia, che rappresenta una proposta di rivoluzione culturale del XXI secolo, venga esaminata e discussa, prima di passare alle proposte legislative e all'azione politica.
Nei momenti più bui della storia, quando un popolo sia stato dimenticato in ginocchio da chi avrebbe titolo di elevare la sua misera condizione, è diritto di questa gente trovare il coraggio di levarsi in piedi.
Con tale spirito, nel solo fine di realizzare la visione di un'economia dell'uomo, consci di affrontare una battaglia impari, noi firmiamo, portando sul campo la nostra vita, la nostra libertà e quel bene, non negoziabile, che si chiama onore.

 
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In questa notte.

Post n°368 pubblicato il 15 Aprile 2019 da lontano.lontano
 

 

Son qui,
in questa notte che mi parla di te.
Il suono di una 
musica lontana
che mi accompagna
dove sei tu
e là, dove noi,
insieme...
Io e te
due oppressi, liberi
per qualche ora,
che passerà, 
e dopo, 
la vita indietro tornerà
ché di altri è.
Ed e' il silenzio
di questa notte che mi porta da te,
mentre la luna
è ferma il mezzo al cielo,
si, quella luna 
che vide noi,
che ci ascoltò
per ore...
Ma il tempo finì
quel tempo non è più,
ormai è andato e non tornerà,
dentro quel rimpianto
che mi spezza il cuore,
senza riuscir a morire...
E son qui,
in questa notte che sto male per te
il rimorso che
non fa dimenticare
quel giorno
che io persi te.

 

 
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Hanno perso.

Post n°369 pubblicato il 18 Aprile 2019 da lontano.lontano
 

            

E' facile... vincere facile.

 
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Male non fare, paura, devi avere!

Post n°370 pubblicato il 16 Maggio 2019 da lontano.lontano
 

 

"Male non fare, paura, non avere", che cos'è?
Un proverbio, un detto, una massima, un aforisma, un assioma o un postulato?
No, è una stupidaggine, o meglio, è un'affermazione al di fuori della realtà.
E' una frase che ha un senso in un mondo pulito, onesto, leale e giusto non in questo nel quale siamo costretti a vivere.
E' vero il contrario invece, sarebbe giusto dire, pertanto: "Male non fare e paura devi avere".
Io amo ricorrere a degli esempi per spiegare le cose, perché fin da bambino sono stato abituato così ma, soprattutto, perché l'esempio, senza l'ausilio di molte parole, esplica la situazione lasciando a chi lo ascolta la deduzione della teoria e la formazione di un pensiero proprio.
E quale esempio può esser migliore per dimostrare l'origine di questo mio, se vi invito a pensare a Sacco e Vanzetti, due martiri dei quali mi pare inutile che vi racconti la storia.
Secondo voi, cosa direbbero del fatto che un innocente non dovrebbe temere nulla?
Chi non commette un illecito, chi non è implicato in fatti criminosi o criminali, chi non è colpevole deve, forzatamente temere di patire la pena inflitta da personaggi di dubbia moralità e di conclamata disonestà.
Io non temo chi commette un atto contro di me, ciò che temo sono coloro i quali lo devono giudicare.
E' l'onesto che deve preoccuparsi dell'ingiusta "giustizia", non il colpevole perché, questi non ha nulla da temere, sapendo perfettamente a cosa potrebbe andare incontro ma, contemporaneamente sa che ne uscirà indenne.
La persona onesta, invece, dovrebbe esser consapevole che non è sufficiente esser innocente per non essere incolpato di qualcosa a caso.
Visto che gli esempi mi piacciono, se vi chiedo se un tal Bossetti è certamente colpevole, probabilmente mi direte che non lo sapete o non ne siete certi.
Ma se voi non lo sapete e non ne siete sicuri, perché questo tale è "dentro" dal Giugno 2014 e ci starà, con tutta probabilità, per tutta la vita?
Un colpevole dovrebbe esser certamente colpevole, altrimenti si verificano due cose, la prima è che un colpevole sia a piede libero e la seconda è che un giudice si renda colpevole quanto il vero colpevole.
In pratica succede che due delinquenti sono fuori ed un incolpevole è carcerato.
Forse voi non ci pensate o lo ritenete cosa lontana dal vostro destino come, probabilmente, lo pensava il sopracitato e migliaia di altri poveri cristi che si trovano nelle sue stesse condizioni ma, vista la facilità di come si arriva a patire queste ingiustizie, nessuno di noi, può dormire sonni tranquilli.
Tanto per avere paura personalmente, essendo innocente, vi chiedo: Conoscete qualche nome di certamente colpevoli che vivano beatamente la loro vita agiata?
No? Non vi viene adesso, o preferite non avere dei problemi futuri?
Allora ve lo dico io.
Mi limito a due per non dilungarmi troppo: Romano Prodi e Mario Monti.
I due non sono colpevoli di altro tradimento verso la Patria e di omicidio indotto?
E sempre secondo voi, questi due personaggi temono qualcosa?
Avendo fatto del male, perché non dovrebbero avere paura?
Dovrebbero morire di paura ma non è così, io, e non loro, invece devo temere per avere il coraggio di dire le cose che anche voi sapete e, tutto questo è giusto o qualcosa non va?
Si, qualcosa non va in un mondo come dovrebbe essere, ma tutto è perfetto in questo che, di giusto e vivibile ha ben poco.

 

 

 

 
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Un giorno, tu.

Post n°371 pubblicato il 25 Maggio 2019 da lontano.lontano
 

 

Un giorno tu,
in maniera inconsapevole,
forse, ti ricorderai di me.
Rileggerai ancora quella pagina
senza chiedere s'è dedicata a te.
O ascolterai ancora quella musica
nella quale puoi trovare te.
E così, in maniera consapevole,
cercherai quello che non c'è,
che non c'è.
Forse, tu guardando quella nuvola
ti accorgerai che diversa è.
Riecheggerà ancora quella favola,
e capirai che favola non è.
Ricorderai concetti inverosimili
che, ridendo, proponevo a te.
Io vorrei vederti ancor sorridere
se, distrattamente,
penserai a me.
 

 
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Credente.

Post n°372 pubblicato il 15 Giugno 2019 da lontano.lontano
 
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Credènte agg. e s. m. e f. [part. pres. di credere].
-1. Che o chi professa una fede religiosa, in partic. la religione cattolica: le persone c.; è c. ma non praticante; tutti i c.; la moltitudine dei c.; è un sincero, un fervido c., è una c. Convinta.
Non credente, chiunque rifiuti consapevolmente Dio e ogni religione considerati come l'ostacolo principale all'affermazione dell'uomo o come il risultato di una superstizione; il termine comprende quindi, spec. al plur., non soltanto chi non professa la vera fede, ma in genere gli atei, gli agnostici, gli indifferenti verso qualsiasi fede e credenza religiosa.2. estens.
Che o chi ha fede in un'idea, in una dottrina sociale, politica e sim.


Questo è quello che ho trovato sui vocabolari cercando detta parola.
A mio parere, hanno significato solo le definizioni che dicono di una forma verbale e quella di un aggettivo.
Sostantivarlo, sempre a mio parere, ha una valenza interpretativa del tutto fuori luogo.
Credente è colui il quale crede, e la cosa finisce, o dovrebbe, finire li; fare riferimenti a divinità di qualsivoglia specie o fedi religiose è una forzatura subdola e sospetta.
Si dovrebbe sempre specificare ciò in cui si crede per fornire a chi ci ascolta un riferimento esatto e certo, non si è solo credenti e basta ma, si crede in qualcosa e, pertanto, la materia dovrebbe esser precisata.
Non sono attualmente credente e non sono "un" credente, tanto per allinearmi al comune pensare, perché è da quando hanno capito che potevano riempire il mio cervello di qualcosa che era nell'interesse altrui e non nel mio, che mi hanno indotto a credere ma, quel tempo ormai è finito.
Mi hanno costretto a credere alle cose più assurde, a falsità talmente grossolane che ritengo tutto ciò una grande offesa alla mia modesta intelligenza.
Mi hanno preso in giro facendomi diventare un "credente" e non un "pensante".
Mi hanno fatto credere a tutto senza esclusione di colpi, senza pietà e senza vergogna, hanno fatto di me, per quel poco tempo, anche se sempre troppo, senza
mia colpa alcuna, ho concesso loro, un cervello automatico.
Come dico dal giorno in cui ho la piena facoltà mentale, "Non voglio credere, voglio pensare, riflettere e, semmai appoggiare o avversare una tesi".
Che sia un dio o un uomo, la scienza o la presunzione dogmatica di chi la rappresenta, che sia un'autorità imposta dall'alto o dei canali mediatici asserviti, nessuno riuscirà a farmi recedere da questa mia posizione.
Posso credere in alcuni valori, posso anche avere una fede come quella di tifoso e posso ammettere che ognuno possa avere la propria, a patto che questa, abbia una valenza psicologica che consenta, a chi la professa, di trarne dei benefici a quel livello.
Non ritengo però accettabile avere una fede derivante da falsità perché credere in qualcosa di falso non procura benefici ma solo drammatiche illusioni.
Credente è una forma verbale, è colui che crede in qualcosa, qualsiasi cosa, Dio non c'entra e se non c'entra, non venga nominato invano.


 

 
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Ai cittadini del mondo.

Post n°373 pubblicato il 22 Giugno 2019 da lontano.lontano
 
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Va di moda l'espressione: "Essere cittadino del mondo"
Come moltissime, se non tutte le mode, si tratta di cosa che non ha né logica, né ragione.
Lo affermo alla luce di un ragionamento a base giuridica.
Cosa significa la parola cittadino e cosa da essa consegue?
Facciamoci aiutare dall'enciclopedia di internet per riuscire a capirne qualcosa di più.
Un cittadino è un abitante o residente in uno Stato del quale possiede la cittadinanza avendone i conseguenti diritti e i doveri .
Possiamo accettare l'idea che una persona sia abitante di questo mondo ma esserne residenti è cosa del tutto diversa.
Infatti la residenza, secondo il diritto italiano, è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 43, II comma c.c.).
Mi pare poco verosimile che qualcuno disponga della dimora abituale in ogni parte del mondo.
Vediamo ora se l'altro requisito essenziale: La cittadinanza, viene soddisfatto oppure no.
Secondo il diritto, la cittadinanza è il legame della persona con lo Stato di appartenenza: lo stato di cittadinanza è l'insieme dei diritti e dei doveri civili e politici, nei riguardi dello Stato, spettanti al cittadino.
La cittadinanza è, quindi, la condizione giuridica di quanti appartengono ad uno Stato in virtù di un particolare collegamento al suo territorio e da essa discende il godimento dei diritti civili (e politici) e l'assolvimento dei corrispondenti doveri. 
La cittadinanza, quindi, può essere vista sia come uno status del cittadino ma anche come un rapporto giuridico tra cittadino e Stato. 
Le persone che non hanno la cittadinanza di uno Stato sono stranieri se hanno quella di un altro Stato, apolidi se, invece, non hanno alcuna cittadinanza.
Se interpreto correttamente l'ultima frase, chi afferma di esser cittadino del mondo, non sa che invece, ed a tutti gli effetti, è nella condizione di straniero nel mondo o, cosa magari più comoda o per lo stesso auspicabile, un turista del mondo.
Che poi qualcuno eccepisca che lo Stato non sia il mondo, lo considero un modo di usare la dialettica per nascondere l'evidenza.
Sempre sull'enciclopedia, in relazione alla cittadinanza trovo: 
" Tra i diritti ci sono quelli civili come la libertà personale o l'uguaglianza di fronte alla legge, quelli politici come il diritto di voto o la possibilità di ottenere incarichi pubblici, e quelli sociali come il diritto alla salute e al lavoro. 
Tra i doveri c'è la fedeltà allo stato, che in certi paesi può tradursi nel servizio militare obbligatorio."
C'è qualche "cittadino del mondo" che ha prestato servizio militare per un Paese coinvolto in una guerra?
Secondo i doveri che dovrebbe avere verso lo stesso, penso che avrebbe dovuto farlo ma, essendo un cittadino del mondo, paritariamente, avrebbe dovuto anche vestire l'uniforme dell'altro Paese belligerante.
E quando si parla di diritto alla salute, il cittadino del mondo, può esercitarlo in modo del tutto gratuito in ogni stato del mondo?
Non è che in alcuni Paesi occorra pagare o avere a garanzia qualche forma assicurativa per fruire dell'assistenza sanitaria?
Quando si parla di diritti si dovrebbe parlare anche di gratuità perché non è logico pensare che qualcuno possa esercitare un diritto a fronte di spese che non possa effettivamente sostenere.
Altra osservazione che non è cosa da poco, il "cittadino del mondo" esercita il diritto politico di voto in ogni zona della terra?
Si reca, a fronte di ciò, alle urne quante volte in un anno?
E dove il voto non è previsto può considerarsi un "cittadino"?
Ed ancora, essendo una cittadina del mondo, in quanti paesi non può esercitare il diritto di voto a causa di un divieto causato dalla differenza di genere?
Ma per farla, non breve ma brevissima, se uno si sente cittadino del mondo, lo hanno messo al corrente che, per esserlo a tutti gli effetti, dovrebbe fare domanda formale presso gli uffici preposti di ogni singolo Paese?
E qualora volesse effettivamente farlo, è legalmente consentito dalla legislazione di ogni singolo Stato la cittadinanza plurima?
Di questo non sono a conoscenza e mi annoia perder tempo per informarmi perché a me basta esser cittadino italiano, di esserlo del mondo nulla me ne può fregare.
Ci sono frasi ad effetto utili soltanto a mettersi in evidenza ma nel loro contenuto, contengono il nulla.
A parole si può esser cittadini del mondo ma non nei fatti, esattamente come, a parole, si può esser cittadini di Venere, cosa che a me non sarebbe affatto sgradita se, come può far immaginare il nome del pianeta fosse popolato da delle gran belle figliole.

 

 

 
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Informazione corrotta e non corretta.

Post n°374 pubblicato il 03 Luglio 2019 da lontano.lontano
 
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Non ho mai creduto che potesse esistere una libera informazione.
Da sempre, i regimi sono fondati sulla propaganda, settore cruciale e mezzo essenziale per ottenere o consolidare il potere.
E non crediate che la democrazia non sia un regime, potete chiamarlo, al massimo, regime democratico ma, sempre di regime si tratta.
E non ci credo, non per una mia perversione mentale che mi rende incline alla negatività o, perché qualunquista e menefreghista o, solo per il gusto di esser sempre e comunque in disaccordo col mondo intero.
Non ci ho mai creduto perché ho capito come funziona questo mondo "perfettamente" sbagliato.
Quello in cui viviamo, è un mondo predisposto e voluto tale da chi aveva il potere e subito da chi, a questo potere, doveva sottostare.
Non è difficile comprendere che, stando così le cose, chi il potere lo ha non voglia certo perderlo, e chi lo subisce sia indotto a pensare che, in fondo sia pure giusto così.
E, secondo voi detta induzione che origine ha?
Dalle menzogne, dalla rielaborazione delle verità, in una parola dalla "propaganda", che il vocabolario Treccani così definisce: s. f. [tratto dalla denominazione della Sacra congregazione pontificia De propaganda Fide, che significa «della propagazione della fede»; propaganda è propr. il gerundivo femm. del verbo propagare]. -1. Azione che tende a influire sull'opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi, e l'insieme dei mezzi con cui viene svolta: p. Religiosa, politica, elettorale, commerciale; p.radiofonica, televisiva, giornalistica, a mezzo stampa; esercitare un'attiva p.; organizzare una campagna di p.; una p. Abile, occulta, insistente, martellante, ossessiva; p. Sovversiva (v.sovversivo); fare p. per un'idea, per un partito, 2. estens. Complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari: non mi hai fatto certo una bella p. nel tuo ambiente!; si è trattato di una p. denigratoria per rovinargli la carriera; sono tutte menzogne, dette solo per farsi p.!; è tutta p.!; è solo p.!, espressioni com. per esprimere sfiducia nei confronti di azioni, manifestazioni, iniziative che hanno in realtà solo fini propagandistici e interessati.
In fondo, tutte le definizioni che avete lette appartengono alla sfera umana, ed è lecito avere idee anche del tutto errate, perché l'uomo è per sua natura imperfetto ed, in ragione di ciò, ha la facoltà di dire anche "cazzate" non condivise ma, questa prerogativa decade quando quest'uomo, riveste dei ruoli che non ammettono "cazzate".
Prendiamo quale esempio l'arbitro di calcio.
E' chiaro che essendo umano avrà una fede calcistica, avrà simpatie o antipatie umane, potrebbe essere una persona che ama progredire e facilmente fare carriera, potrebbe anche esser non indifferente al lusso e al denaro, potrebbe, con molta probabilità, esser incline a qualche "compromesso" in cambio di qualcosa
Insomma, essere un umano che, umanamente, mette in atto tutte quelle pratiche, umane, che noi tifosi, in forma aulica, definiamo da "gran figlio di p......"
Però, esser figlio di mamma che svolge un certo tipo di lavoro ed avere, pertanto, codeste caratteristiche, non dovrebbe esser ammesso quando si sceglie di ricoprire quel dato ruolo.
In poche parole se hai quelle debolezze umane se sei un venduto e un corrotto, visto che hai scelto di arbitrare le partite di calcio, e nessuno ti ha obbligato a farlo, non hai alcuna giustificazione umana da portare a tua discolpa.
Non puoi farlo, punto.
Non da meno è il ruolo di chi è tenuto a dare informazioni e notizie in forma pubblica.
E qui veniamo al punto di cui vorrei rendervi edotti.
Un tal Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera, presentando su Tv2000 il suo nuovo libro ha raccontato di aver scelto di "censurare" la notizia dell'impatto di crisi e misure imposte dalla Troika sulle morti infantili.
In calce al mio articolo troverete l'indirizzo del video di Youtube relativo all'intervista e lascio alla vostra sete di verità informarvi in merito.
Quello che a me preme farvi notare è come i vostri cervelli siano vittime di una manipolazione mediatica atta a rendervi schiavi del pensiero dominante.
"Pensiero dominante" pensate sia una frase oscura, vero?
Una di quelle dette per non dire nulla,
Certo, non può esser che così se non provate neppure a capire il perché delle cose, anche le più semplici.
Proviamo allora a chiederci qualche "perché", vediamo se possiamo, non darci qualche risposta ma, soltanto porci qualche domanda.
Secondo voi, i proprietari dei giornali, sono dei salariati che vivono del frutto del loro duro e modesto lavoro?
Avete mai visto un socio degli agglomerati editoriali, delle varie società impegnate nel campo dell'informazione e dell'editoria, esser immortalato mentre scende dall'utilitaria acquistata a rate 5 anni prima?
No, non li avete mai visti e mai li vedrete perché questa gente è non ricca ma di più, questa gente è parte del potere, questa gente è collusa col potere, questa gente vuole che il potere non perda il proprio potere e lavora esattamente per questo.
Questa gente vive bene e se ne frega di chi vive male, questa gente è cosciente che se le persone come noi capiscono, il loro gioco finisce, questa gente non ci penserebbe un secondo a sacrificare la vita... ma la vostra vita... in cambio del mantenimento del proprio benessere.
Questa gente vende la merce che ha, e poco importa se di pochissimo valore, intanto voi non ve ne accorgete perché vi hanno indotto a pensare che, parafrasando il Marchese Del Grillo:
"Loro, sono loro, e voi non siete un cazzo!"
E visto che non siete neppure un "organo riproduttivo, nonché idraulico, maschile, credete loro e date credito alle balle, per rimanere in tema, e a tutto ciò che vi viene ammansito.
Il "pennivendolo" di cui sopra se ne è strabattuto il "belino" della verità, non gli importa dire la verità, non è né la sua indole, né il suo ruolo dire la verità, lui è li solo perché ossequioso e deferente verso il potere, che li, lo ha collocato.
In Grecia si muore perché è un Paese al quale il potere ha dichiarato guerra?
E chissenefrega!
Ma l'unione europea (volutamente minuscolo) non è quella cosa che garantisce la pace, a parole ma, nei fatti, è peggio dei bombardamenti?
E chissenefrega!
E del fatto che tra Paesi dove si proclama l'ipocrita fratellanza si combatta con le armi più vili per metterselo l'un l'altro nel foro posteriore, di norma utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti organici corporali, nessuno scrive o dice nulla?
Si si dice un bel "Ma chissenefrega"!
La Grecia è ridotta alla fame, calpestata, umiliata, tradita, depredata, ma ricchissima di storia e civiltà nonché di oro, se solo fosse stata, anche solo parzialmente, risarcita degli indennizzi relativi alla seconda guerra, ma i pennivendoli che dicono?
Ma chissenefrega!
Non bisogna dire la verità contano le menzogne, deve passare solo il messaggio: La Grecia è la manifestazione più concreta del grande successo dell'Euro"
Se poi questo "successo" ha portato il popolo Greco alla disperazione e alla morte.
Ma chissenefrega!
Penso che sia venuto il momento, per ognuno di noi, di non dire come Fubini "Ma chissenefrega"!
Noi non siamo dei Fubini, non dobbiamo esser dei Fubini, noi siamo diversi dai Fubini, noi non siamo in vendita, noi non abbiamo potenti da spalleggiare e blandire, noi non siamo e non vogliamo esser funzionali al potere che stritola i popoli.
Noi siamo il popolo, noi siamo il Popolo Italiano!

https://youtu.be/acnnrKUHEIw

 

 

 
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C'è qualcosa di strano.

Post n°375 pubblicato il 06 Luglio 2019 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

C'è qualcosa di strano, qualcosa che non torna, qualcosa che contraddice ciò che ho sentito urlare a gran voce.
Casualmente, mi è capitato di rileggere un mio articolo del 12 maggio 2018 (https://blog.libero.it/musicaealtro/13678260.html)
intitolato: "Biancofiore".
Per chi non avesse voglia di andarlo a rileggere, ricordo che, la persona in questione, era, non so se lo sia tuttora, un'esponente di Forza Italia, ed ebbe modo di affermare: "Elezioni a luglio? 
Al Sud, purtroppo, non si possono permettere di andare in vacanza, chi ha votato i 5 Stelle è il Sud sostanzialmente, quindi sarebbe una consegna immediata del governo al M5S".
A fronte di questa affermazione, ci fu una sollevazione del popolo meridionale, parole di fuoco contro colei che aveva, a loro dire, insultata la gente di quelle zone.
Ricordo che personaggi famosi del Sud fecero a gara per difendere l'onorabilità di tutti coloro i quali abitano quelle terre e, la sensazione di odio, non mi è parsa estranea in quelle loro frasi.
Si trattò di una un'esternazione infelice, quella della Biancofiore o un pensiero personale reso pubblico?
Nell'articolo è descritta la mia tesi ma, adesso, di questo non mi interessa trattare.
Ciò che voglio portare alla vostra attenzione è il meccanismo mentale, che conduce a certe reazioni.
Esaminiamo l'accaduto e traiamone delle conclusioni, alla luce di altri accadimenti successivi.
Qualcuno ha ritenuto offensiva una frase che ha per oggetto una parte del nostro Paese?
Perfetto, ipotizziamo che sia vero a prescindere, senza entrare in altri dettagli.
Stando così le cose è più che giustificata la reazione, benissimo, perfettamente coerente.
Ciò che mi chiedo e vi chiedo allora è questo: C'è una ragione per la quale, insulti ancora peggiori, offese rese con l'aggravante dell'odio antiitaliano, vengano accettate senza una parola di dissenso?
Voglio esser ancora più chiaro; perché i meridionali non si incazzano nella stessa misura, così come non si incazzano coloro i quali vivono nel centro e nel nord d'Italia quando vengono offesi e pesantemente umiliati?
Perché se io dico ad un meridionale, (attenzione, è solo un esempio per farvi capire e non una mia personale opinione): Terrone, scansafatiche, corrotto, mafioso o traditore vengo sommerso di minacce ed insulti mentre se le stesse parole le uso contro l'intero popolo italiano scaturiscono approvazione?
Se affermo che siamo un popolo di merda tutti concordate con me e, son certo che, se lo scrivessi ogni giorno, questo mio blog moltiplicherebbe le visite, viceversa se lo faccio contro una sola parte del Paese vengo pubblicamente lapidato.
Non vi pare che qualcosa davvero non quadri in questa situazione?
Non c'è qualcosa che stona a livello di logica?
Perché l'orgoglio ferito che scatena la giustificata reazione è ammesso solo per la parte e non per l'intero?
Se siete settentrionali o meridionali o altro, andate fieri dei vostri natali ma se siete Italiani ve ne vergognate.
Ma perché state a fare queste differenze; perché state a perdere del tempo per discernere?
Se la pensate così, fate prima: Vergognatevi e basta, senza "se" e senza "ma", senza cavillare se siete delle merde trovandovi al di la della vostro confine territoriale o se siete persone "esemplari" vivendo al di qua di questa linea.
Siete antiitaliani ma siete pro Sud o pro Nord, come possono coesistere le due cose?
Che la terra sia una palla che gira o un disco piatto, siamo sempre a nord di qualcuno o a sud di qualcun altro, per cui capite che definirsi, sia qualcosa di perfettamente inutile.
Io che sono nato nell'Italia settentrionale sono un "terrone" per un tedesco ma, altrettanto lui lo sarà per uno svedese, e allora?
Allora, la cosa è più semplice di quanto si possa pensare; questa nostra divisione regionalistica è utile a qualcuno, così come ogni altra nostra divisione.
E per "qualcuno" intendo quei pochi che detengono il potere mondiale.
Dīvĭdĕ et ĭmpĕrā: Letteralmente «dividi e comanda») è una locuzione latina secondo cui il migliore espediente di una tirannide o di un'autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.
Adesso le cose sono più chiare non vi pare?
Avete notato come queste divisioni esistano in ogni aspetto della nostra vita?
Non avvengono casualmente, sono un piano predisposto dai burattinai e messo in atto da burattini.
Il tutto è finalizzato a far estinguere un popolo, diviso e lacerato da scissioni interne.
Per creare un problema ad un Governo e metterlo nelle peggiori condizioni, la dove non ci sarebbe, basta crearlo.
Un esempio è di qualche giorno fa.
Esiste un divieto da osservare?
Che sia in mare o in terra non ha alcuna importanza, allora è sufficiente non farlo rispettare, ed il problema è servito.
Ci sono traditori antiitaliani che, che odiano e rinnegano il nostro Paese, vendendosi allo straniero e usando metodi vili ma, son certo che si affannerebbero a scagliare strali contro chi dicesse una parola poco carina nei confronti del loro territorio geografico.
Avete capito benissimo per cui non mi dilungo, mi auguro che possiate riflettere su queste semplici cose perché l'inganno che praticano è palese e ben visibile, non hanno neppure il rispetto per voi che li induca a nasconderlo.
Vi credono degli imbecilli e vi schifano a tal punto da esser certi che voi mai arriviate a capire anche le cose più semplici.
Smentiteli, perchè lo dovete a voi stessi ed alla vostra intelligenza, siate orgogliosi di quello che siete... Italiani, che viviate a nord, a sud, ad est o ad ovest non ha alcuna importanza, siamo Italiani, fieri di esserlo e decisi a tutto pur di restarlo.
Facciamo in modo che si rendano conto che tutto ciò che fanno e faranno in futuro sarà inutile e porterà loro, all'agognata estinzione.

 

 

 
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