Creato da: lontano.lontano il 22/01/2008
la poesia, la musica ed il loro contrario.

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C'era una volta il west- Il mio sogno

 

Eravamo nel 1968 ed io
dodicenne mi guardavo intorno
per capire cosa stessi cercando,
cosa volessi ma soprattutto,
chi fossi.
Un adolescente che vedeva
intorno a sè un mondo
cambiare, forse in maniera
troppo rapida per capire, forse
in maniera troppo lenta per i
sogni che si hanno in mente a
quell'età.
Un mondo nuovo arrivato
addosso, che portava
con sè nuove parole, nuove
mode, nuova musica.
Ascoltavo come tutti in quegli
anni la prima radio "libera",
quella Radio Montecarlo che
si faceva preferire ai canali
Rai a cui per forza di cose
eravamo legati.
Ricordo tutte le canzonette
dell'epoca e non mi vergogno
nel dire che molte non mi
dispiacciono neppure ora.
Arrivavano i primi complessi
stranieri di una certa
importanza e i compagni
di scuola si buttavano a
comprare i loro dischi.
Io continuavo ad ascoltare
tutto ciò ma li ascoltavo solo,
non li sentivo, non mi
riconoscevo, nulla era ciò
che stavo cercando, ero solo
sballottato da sonorità che
non mi prendevano e poco
mi appassionavano.
Un giorno mi capita di
ascoltare questo tema, per
caso arrivato fino a me, una
musica che mi ha attirato a sè
o per meglio dire mi ha
attirato a me, una musica che
è stata lo specchio della mia
anima, una musica che è
diventata mia proprio come
io diventavo suo.
Non sapevo da dove venisse,
non immaginavo neppure fosse
una colonna sonora, non
sapevo dove andarla a ritrovare.
L'ho cercata, l'ho scovata ed è
con me da quarant'anni, non
potrei fare a meno di lei perchè
perderei la parte migliore di me,
sarebbe come specchiarsi e non
vedersi, sarebbe come mangiare
e non nutrirsi, sarebbe come
vivere senza pensare.
Io per mia natura non sono
geloso, perchè penso che la
gelosia, in fondo, non sia che
la nostra insicurezza che ci
fà credere di non esser
all'altezza di sostenere una
comparazione con qualcuno
che, diamo già per scontato,
esser meglio di noi.
Lo sono però verso questa
musica che sento mia e solo
mia e non mi fà molto piacere
se altri mi dicono di
riconoscersi in lei, sarebbe come
vedere all'improvviso spuntare
un nostro replicante mentre fino
ad oggi credevamo di essere unici.
La capisco e lei mi capisce, mi
prende per mano e mi porta in
posti tranquilli, mi asciuga
gli occhi dalle lacrime
dopo averli bagnati,
così senza neppure un perchè,
mi stringe forte la gola
togliendomi quasi il respiro,
facendomi male ma
riportandomi in vita.
Chi mi vede quando sto con lei
mi dice che cambio espressione,
che mi perdo in un mondo
lontano, che trattengo,
senza riuscirci, un'emozione che
raramente mi capita di avere.
E' vero, e non chiedetemi perchè,
non saprei rispondere,
non si motivano le sensazioni,
non si riescono a spiegare
i tumulti del cuore,
non si sà nulla degli
sconvolgimenti dell'anima,
non si razionalizza l'amore.
Una dolcezza infinita che
mi prende la mente e
se la porta con sè e non sono
più io, proprio quando sono
più io che mai,
mentre io divento lei e
lei diventa me, uniti in un sogno
che finirà solo quando
non avrò più la forza per sognare.

 
 
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Senza di te.

Post n°335 pubblicato il 04 Luglio 2017 da lontano.lontano
 

 

Sembra che tutto sia come sempre
ma, dentro di me tutto è cambiato.... tutto
e, quello che per me era così importante
d'ora in poi, non conterà....

Senza te nulla ha più senso.... niente
e sempre, mi ritornerà negli occhi e nella mente,
quando c'era per me, solo il tuo sorriso dolce
sorriso, che mai, più io scorderò.

Senza te quello che avevo era... niente
ma, quel niente, a me pareva tutto,
io con te, invece, avevo avuto tutto
perchè, tutto eri per me.

Io con te vedevo le stelle in cielo
e del cielo, eri la più bella stella,
senza te non ha più senso il cielo,
senza te, il cielo, neppure c'è.

Oggi tu se il mio pensiero, .... sempre
ma, da me, sempre troppo distante,
come il cielo che è fermo li, da .... sempre
non posso non pensare a te .... sempre.

La pioggia che fina, dal cielo, scende,
la neve che, in silenzio, in terra, lenta si stende,
l'onda che, prepotente, poi s'infrange
sembra, che non sia cambiato niente.

Il tempo scorre e il vento soffia .... sempre,
il sole ruota nel cielo blu .... da sempre,
non si ferma neanche per un istante,
la notte rincorre sempre il dì .... da sempre.

Si, lo so, sembra sia tutto come .... sempre,
si, per il mondo, non è cambiato .... niente,
anche se tu, sei da me troppo distante
anche se, sei solo nella mia mente.

So, che tu pensi a me, dolcemente,
e, se chiudi gli occhi mi vedi li, presente,
sarai con me, fino a che avrò ancora tempo
per poter sognar di te.... sempre.

Sogno
io sogno di te,
sogno,
sogno il mio tempo con te
sogno quel tempo che ormai non c'è più,
sogno quel sogno che sola sei stata
tu.

 
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Non posso dirti.

Post n°336 pubblicato il 20 Luglio 2017 da lontano.lontano
 

 

Tu non puoi capire,
non puoi immaginare,
neanche so spiegare,
il tormento ch'é in me.

Io non posso dirti
di quel sentimento
che mi scoppia dentro ma,
è vietato per me.

Io non posso dirti
cosa provo per te.

Tu, non sentirai
parole che dirti vorrei
con gli occhi dentro i tuoi
e stringendoti a me.

No, non posso dirti
le dolci parole
che quel mio silenzio
porterà li da te.

 
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Nel tuo silenzio.

Post n°337 pubblicato il 13 Agosto 2017 da lontano.lontano
 

 

Quando mi perdo
dentro ai tuoi occhi
ritrovi i tuoi,
dentro il mio sguardo. 

Quando non c'è
una sola frase che
ti possa dir di più
del mio silenzio. 

Quando ti penso
ti sono accanto
e nello spazio che non c'è
ci siam soli io e te                                     
e nessuno può capire ciò che esiste tra di noi   
solo noi
solo noi
solo io
e te....

Quando mi immergo
nel tuo silenzio
sento che è li
tutto il mio mondo, 

una vita che
non è stata
un granchè
ma ha avuta una virtù,
l'hai resa bella
tu.

 
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518.400 secondi.

Post n°338 pubblicato il 17 Ottobre 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Ci sono dei posti che per poter descrivere dobbiamo usare gli occhi, altri, invece, che si possono descrivere soltanto con quel “qualcosa” che va oltre i sensi.
Ci son dei posti senza spazio, senza tempo, senza passato, senza futuro, senza domande da porre e senza risposte da avere, senza attese, senza speranze.
Un posto dove si sta li attaccati a decine di tubicini, a sacche appese come foglie ai rami di un albero.
Si sta li collegati a dei monitor che emettono tonalità di suoni diversi a secondo delle diverse condizioni, si sta li quasi immobili, in lettini che sudano di traverse plastificate.
Si sta li, sperando di dormire, senza patire gli incubi di quel sonno indotto dalla morfina, di quel sonno che non è ristoratore ma solo momento di evasione, da quel nulla che c'è tutto intorno e dentro di te.
Si sta li, senza trarre forza da niente, né da un volto da rivedere né da una voce da riascoltare, né dagli affetti, né dai santi o dagli dei, si sta li, soli nel nulla, perché nulla ci aiuta, dove nulla si riesce a far entrare li, dove soli, si soffre e soli, altro nulla, si attende.
Si sta li, ad ascoltar preghiere sconnesse; frasi a stento ricordate, che sembrano inventate con parole richiamate alla memoria solo per l'occasione, o ad ascoltar bestemmie che sfogano una sofferenza ritenuta immeritata.
Si sta li a vivere il secondo perché il tempo, se c'è, solo di secondi è fatto.
Devi attendere di vivere solo il secondo successivo, non puoi pretender di pensare neppure a un'ora dopo, alla sera che scende o al mattino che verrà, non puoi pensar al tempo in quel mondo senza tempo, fatto solo di quella luce innaturale, costante, sempre uguale, sempre la stessa, che ci siano, fuori, il colore del giorno o il buio della notte.
Ti accorgi che qualcosa muta dai visi degli infermieri che mutano, il loro turno ti dice che dei secondi eterni sono andati e con dei secondi che saranno eterni ti troverai ad aver a che fare.
Sei affidato alle solite persone, sei un numero di letto, e quando ti si avvicina quella con la quale hai stabilita una maggior umana empatia le chiedi qualcosa per riposare e per sentir di meno quel dolore che dall'anima si trasmette al corpo e viceversa.
La guardi e lei capisce che non ne puoi più, la guardi e lei ti guarda con gli occhi colmi di quella pietà che mai avresti pensato di poter suscitare.
Il tempo di chiedere un consiglio al medico di turno e si presenta con una siringa enorme che spinge il liquido, uno dei tanti, in uno dei tanti rubinetti che hai addosso, uno dei tanti connettori ai quali le tue vene sono collegate senza che neppure tu te ne renda conto.
518.400 secondi nei quali non ho mai neppure pensato di pensare, si sta li come parte integrante dell'elettronica che ti monitora di continuo, che fa degli impulsi la tua voce, che dice se con aggiustamenti farmacologici continui, riuscirai a “passare la nottata” perché è solo questo che devi fare, restare in vita, forzatamente ancora altri secondi.
E aspettare.
Camici bianchi o verdi, ti chiedono come va, cercano di rassicurarti del buon esito del prelievo, del miglioramento della situazione, dei parametri che rientrano e, cercano di infonderti una fiducia che tu non prendi neppure in considerazione, mentre maledici come un supplizio, quel tubo che ti entra nel naso per poi passare nella gola per poi finire nella parte alta dello stomaco.
Vuoi con tutte le tue forze dormire, dormire per non avvertire dolore, dormire, perché è l'unico modo per non essere li dove sei, dormire perché la tua vita, o non vita, è fatta di sonno perché il sonno assomiglia alla morte, tanto, tu è come se morto già lo fossi.
Dischiudi appena gli occhi, per un caso, per un rumore, per la ferrea volontà dei parenti che, con camice e mascherina sono li al tuo capezzale a dirti che le cose procedono oltre ogni aspettativa, che il tuo forte fisico reagisce in maniera quasi inattesa.
Tu li guardi senza contraddirli, tu, che senti quelle parole che contraddicono il tuo stato, tu, che sai che è il loro modo per darsi coraggio, tu, che sai che la loro preoccupazione è pari alla tua sofferenza, tu, che sai che, poco dopo, usciranno da li credendo fermamente di aver visto dei segni di miglioramento che sanno di miracolo.
Mentre tu manco pensi al miracolo che è troppo diverso da quello al quale si affidano loro, che con gli occhi della speranza vedono cose che tu ritieni inesistenti.
Ci son posti che ti cambiano la vita e la vita cambia quando vedi situazione che mai, avresti immaginato di vivere in prima persona.
Ci son posti un cui arrivi senza neppure rendertene conto, ti svegli li, dopo un sonno che, solo per fatalità, non è continuato nel tempo, ci son posti così, fuori dal mondo in cui fino a poche ore prima eri ospite e adesso percepisci come qualcosa di alieno e lontano.
Sono tanti 518.400 secondi, sono troppi da sopportare, sono infiniti, senza la speranza di una fine, riesci a viverli solo perché non esiste una scelta alternativa, devi viverli o non viverli che è la stessa cosa, ma non puoi fuggirli.
Devi stare li attaccato non sai per quanto, devi stare li finché le strumentazioni parlano di te in toni musicali ritmici e scontati, devi stare li e non dipende da te, per quanto ancora, devi stare li cercando il sonno per non star ancora li.
Stai li solo con te stesso ed i tuoi innumerevoli dolori, sta li per un altro secondo ancora e poi un altro, aspettando qualcosa che non sai, aspettando solo di sapere se dopo 518.400 ce ne saranno altri uguali o cos'altro ancora dovrai sopportar per altri infiniti nuovi secondi che, speri, almeno di vivere dormendo.
Ho visto l'inferno per 518.400 interminabili secondi, ho vissuto un incubo che, son certo mi tornerà alla mente in nottate problematiche, ho subita una situazione necessaria che, molto probabilmente, avendola conosciuta, non avrei accettata, qualora mi fosse stata concessa la possibilità di accettare o rinunciare.
Si, probabilmente, rinuncerei a questo percorso, un percorso che mi da oggi la possibilità di continuare il precedente ma che mi ha tolto qualcosa che è andato perduto in quei 518.400 secondi, che ad oggi ancora non so che sia ma che di certo, avverto che non avrò mai più.

 

 
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Aspetto.

Post n°339 pubblicato il 23 Novembre 2017 da lontano.lontano
Foto di lontano.lontano

Aspetto il vento,
quel vento forte, impetuoso che tutto porta via.
Quel vento che cupo, grida, con voce di paura,
che piega degli alberi le fronde e sradica i pensieri.
Aspetto quel vento che porta nubi nere, e fa del giorno, notte.
Aspetto quel temporale che copre di saette il cielo,
di tuoni, l'aria, e squarcia l'universo.
Aspetto dei fulmini il bagliore che illumina la terra,
che ti pervade gli occhi e pare spacchi il cuore.
Aspetto la burrasca in mare,
quella burrasca che l'acqua nera gonfia in onde di violenza.
Aspetto la pioggia,
quella pioggia fitta che non ti fa vedere oltre.
Aspetto quella pioggia che pare mitragliar la via,
quella pioggia che trafigge il mondo e non ti fa pensare.
Aspetto che la natura si scateni, 
che faccia rivivere di nuovo, ciò che il sole, 
nel suo torpore, ha tutto addormentato.
Aspetto che la natura si risvegli,
che viva, che urli, che si riprenda il posto di padrona.
Aspetto gl'inverni gelidi di neve,
di fiocchi leggeri a ricoprire i tetti,
leggeri e silenziosi,
a ricoprir le angosce dell'anima in subbuglio.
Aspetto di veder della natura tutta la forza,
quella forza che è vita intorno a noi.
Ciò che non devo più aspettare,
è di dar vita alla forza della vita dentro me.

 
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Gli orizzonti ci attendono.

Post n°340 pubblicato il 26 Novembre 2017 da lontano.lontano
 

 

Jean-Claude Juncker, durante il discorso al Parlamento europeo pochi giorni dopo la secessione del Regno Unito dall’Unione europea, 28 giugno 2016.

"Gli orizzonti ci attendono e noi voliamo verso gli orizzonti che sono quelli dell'Europa e del pianeta intero. Bisogna sapere che coloro che ci osservano da lontano sono in apprensione. Io ho visto, sentito e ascoltato diversi dirigenti di altri pianeti che sono molto preoccupati, perché si interrogano sulla strada che l'Unione Europea sta per intraprendere. Bisogna quindi rassicurare sia gli Europei sia coloro che ci osservano da più lontano".

La propaganda pro Unione Europea ci perseguita 365 giorni all'anno e serve a darci una visione“manipolata” dei fatti e del reale.
Questo discorso non ha avuto nessuna eco nell'opinione pubblica perché sottaciuto e anestetizzato ad arte, mentre avrebbe avuto far sorgere inquietanti interrogativi.
Ma l'illustre “Nessuno” che ha pronunciate queste parole nell'aula di un'istituzione di “regime”cosa ci ha confessato?
Per capire il significato dobbiamo fare un passo a ritroso nel tempo e tornare al momento in cui la nostra razza è stata originata.
Come tutti sapete, e se non lo sapete, sarà meglio che vi informiate, noi umani siamo la risultanza di un progetto genetico da parte di esseri che disponevano di una tecnologia molto più avanzata di quella che persino noi oggi possiamo disporre.
Questi nostri “padri genetici”avevano bisogno di manovalanza schiava e se la sono creata dopo vari esperimenti in laboratorio.
Non mi dilungo sull'argomento perché l'ho trattato già in passato e, per tornare ai giorni nostri, possiamo dire che per noi poco è cambiato, lavoriamo ancora per loro anche se in forme e situazioni differenti.
Si, perché non crediate, che la razza padrona si sia estinta e abbia lasciato spazio a noi, sia sulla terra che in altri mondi, no, no loro sono ancora qui ed esercitano lo stesso potere che esercitavano su di noi in origine.
Siamo gli stessi schiavi che perpetuano il loro benessere, sacrifichiamo le nostre esistenze in loro nome, senza neppure rendercene conto.
Ci hanno fregati in maniera perfetta, d'altronde non poteva esser che così, viste le loro superiori conoscenze. 
Ci hanno illusi di essere liberi solo perché ci hanno nascoste furbescamente le catene spacciandocele per agi e lussi.
Hanno creato il denaro, e noi, non capendo che è un mezzo di coercizione ci sbattiamo e arriviamo all'estremo sacrificio per farlo avere loro.
Dopo queste premesse vi apparirà tutto più chiaro.
L'Unione Europea è un'istituzione voluta da “Quelli la” che ci hanno costretti in tale regime per controllarci meglio e non darci la possibilità di spezzare le catene.
Nulla è per caso, e ogni cosa ci venga ammansita come una conquista di progresso e di democrazia, in realtà è l'opposto mascherato.
Non crediate che la razza padrona abbia sembianze fantascientifiche; non hanno le antennine e tre occhi, ma vestono in giacca e cravatta e comandano le istituzioni.
Personaggi come il “parassita”che ha pronunciato quel discorso sono i loro maggiordomi, son messi li da quelli che non si mostrano ma comandano il mondo.
E ce lo dicono pure, adesso non si nascondono neppure più, compiono i loro misfatti alla luce del sole, intanto hanno la propaganda e la disinformazione dalla loro parte, non temono nulla perché hanno in mano le nostre menti.
Il loro potere è immenso, la loro macchina da guerra dispone di una superiorità schiacciante, un esempio per tutti: Guardate cosa è successo in Francia, hanno, nel giro di un mese, fatto di un loro manichino il capo di un partito politico che è riuscito a prendersi il Paese, grazie al diabolico meccanismo economico che gli è stato messo a disposizione.
Un mese di lavaggio delle menti è bastato per avere il potere, cosa possono temere a fronte di questi successi?
Uno scagnozzo viene a dirci persino che diversi dirigenti di altri pianeti sono preoccupati per le sorti dell'Unione Europea e temono la sua disgregazione.
Non mi meraviglia affatto tutto ciò, e il suo appello alla “rassicurazione” suona come una minaccia più che un invito.
Quelli che ci osservano da lontano,i nostri padroni, sono in apprensione?
Ma perché poveri cari, state tranquilli, noi siamo solo dei populisti, dei complottisti, degli ossessionati mentali, quelli che vogliono infrangere il sogno di Spinelli a Ventotene, a proposito, visto che è sempre citato a gran voce e“ad minchiam”, lo avete letto in maniera approfondita?
Beh fatelo, magari vi rendete conto che il sogno è per qualcuno ma non certo per voi.

 

 

 
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Io Natalai, voi Natalaste.

Post n°341 pubblicato il 22 Dicembre 2017 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Coniugare il Natale potrebbe essere una forma di neologismo, ma non solo, perché identifica come schizofrenico, chi fa uso di parole inventate o di termini già esistenti, utilizzati arbitrariamente con valore simbolico.
Allora io sono schizofrenico perché do un valore simbolico ad una parola e sono affetto da tale psicosi cronica, caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'affettività?
Posso affermare di si, ho un pensiero alterato, anche se preferirei si dicesse alternativo, non faccio parte del gregge che si alimenta del pensiero unico, cosa che non demonizzo per nulla, a patto che il pensiero unico sia il mio.
Per quanto riguarda il comportamento è direttamente collegato a quanto sopra, e circa l'affettività penso che il mio modo di viverla abbia origini più complesse o forse molto più semplici di quanto si pensi.
Ma, tornando alla coniugazione al passato remoto, perché lo vedo così?
Perché il Natale, è pochissimo presente ma molto, a volte, troppo passato.
E'una questione di numeri, il presente è uno ma i Natale del passato sono tanti, e in ognuno c'è il ricordo di qualcosa, o di qualcuno che oggi non c'è più.
Nella nostra mente, anche se in maniera confusa, rivive quel passato e la distorsione del tempo lo ammanta di leggenda, di favolistica irreale realtà.
Come detto, sarò pure schizofrenico ma il Natale ha valore simbolico, nulla lo è di più.
Questa festa è il simbolo della famiglia unita, della serenità che da lo stare insieme a chi rappresenta qualcosa per noi, è la gioia di un bambino che sfascia un regalo, è il simbolo del calore umano e di quello meno umano rappresentato da un camino acceso.
A causa di questi simboli è il giorno peggiore che è costretto a vivere chi è solo, i ricordi vissuti in solitudine distruggono l'animo e il presente. 
Ciò che è stato, o persino ciò che non è stato, ma si è sempre desiderato che fosse, si impossessa della mente e del cuore portandoli ad una disperazione esistenziale che, spesso, non si riesce a sopportare.
Un giorno da odiare per chi è emarginato perché, la felicità negata, rende insopportabile quella altrui o, molto più semplicemente perché la simbologia di questi prevede solo la felicità.
Tutti abbiamo avuto un Natale migliore, anche se, questo che sta per arrivare fosse, paradossalmente, quello più splendido, perché questo giorno vive più di sogno che di realtà e soltanto nei sogni esiste la perfezione.
Personalmente, il mio Natale sarà bellissimo perché mi ha portato un regalo che pochi hanno avuta la fortuna di ricevere, si sarà bellissimo perché ho avuto tanto, si tanto ... ma mi mancherà sempre qualcosa e qualcuno.
Sereno Natale a tutti!

 

 
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Virus e Pandolce.

Post n°342 pubblicato il 30 Dicembre 2017 da lontano.lontano
 

Cosa lega il virus influenzale al principe dei dolci liguri del periodo natalizio?
A proposito, se c'è ancora qualcuno dei pochi sfortunati che non lo conosce, sappia che il pandolce genovese si trova nelle due versioni: “Alto” o “basso”.
Non vi sarà difficile reperire ulteriori notizie in internet ma, soprattutto, farlo arrivare sulle vostre tavole.
Ciò che in rete non troverete è proprio questa correlazione che apparirà palese addentrandoci nel discorso.
Intanto, il virus dell'influenza e il pandolce sono elementi, sgradito il primo e graditissimo il secondo, tipici del periodo di Natale.
Sono dei prodotti, ovvero sono “merce” che si produce per poi essere venduta onde averne un ritorno economico.
Ciò che cambia è che il pandolce è fonte di guadagno diretta, il virus è guadagno indiretto.
Nessuno infatti se lo comprerebbe per portarselo a casa ma, tutti, sono costretti a comprare dei prodotti che si dicono utili per combatterlo.
Innanzitutto il vaccino; se non ci fosse il veleno a che servirebbe l'antidoto?
L'epidemia crea ricchezza ed è una ricchezza direttamente proporzionale alla sua gravità.
Se i soldi mancano il pandolce non si compra, in qualche modo, se ne può fare a meno ma, se la febbre arriva a 39 gradi, la tosse sconquassa il petto, complicanze polmonari e bronchiali, raffreddore e dolori vari mettono a forte rischio la salute, in farmacia, con la ricetta, bisogna per forza andarci.
A questo proposito, riuscite ad andarci con cento euri e tornare indietro con qualche spicciolo di resto?
Altra attinenza tra i due prodotti sono, naturalmente, le case produttrici.
Pensate esista una ditta che non voglia che il suo prodotto sia richiesto, che ci tenga a produrlo per poi farlo ammuffire sugli scaffali?
Ma certo che no, non sarebbe logico.
La catena industriale deve andare avanti, produrre pandolce, non significa farlo talmente buono da saziare per sempre il cliente tanto da indurlo a non comprare più il proprio prodotto ma farlo buono per allargare la propria clientela.
E per la stessa logica, se esistesse un vaccino che elimina il contagio di qualsiasi ceppo, di qualsivoglia natura epidemica, polivalente in eterno, tanto da non doversi vaccinare ogni immancabile inverno, tale ditta potrebbe rinunciare ad introiti certi e rilevanti?
Nessuno dei produttori deve perdere clienti ma moltiplicarli. 
La ditta farmaceutica non può fare un prodotto che guarisca definitivamente l'ammalato, lo perderebbe come cliente, deve invece produrre un “articolo” che mantenga il paziente in una situazione stabile di non guarigione, tanto da costringerlo a far uso del farmaco per più lungo tempo possibile e guadagnare il più possibile.
Da quando sono bambino sento nomi nuovi ad ogni influenza, è mai possibile che ci sia l'arrivo di un'epidemia assieme al calendario del nuovo anno?
Ma ci sono microbi personalizzati ormai?
In teoria, se io mi vaccino dovrei essere immune dall'attacco influenzale per sempre. 
Ma come cazz..pita è possibile che non lo sia né per l'epidemia degli anni precedenti ma neppure per quella attuale?
Guadagnare producendo pandolci è del tutto lecito e persino meritevole; lucrare sulla salute pubblica lo è molto ma molto di meno.
Possiamo far finta di non vedere neppure questo aspetto schifoso del mondo, possiamo credere che le multinazionali siano enti filantropici, possiamo provare a credere a quello che vogliono farci credere ma, se ragioniamo un minuto col nostro cervello, non possiamo non capire che l'etica morale e il rispetto umano finiscono dove cominciano i grandi interessi.
Nessuno lo dice ma, ogni epidemia“programmata”, reca un danno erariale di milioni di euri, pensate agli accessi ai pronto soccorso, negli ospedali, alle cure che devono essere prestate a chi versa in pericolo di vita, pensate agli anziani che non sopportano una simile violenza virale, ed il tutto per cosa?
Per una mera ragione di guadagno.
Pochi guadagnano, tanti pagano, pochi si godono le vacanze in posti d'incanto, troppi patiscono sofferenze per altrui responsabilità.
Purtroppo nel nostro cervello, il fatto che qualcuno produca pandolci o virus non fa più alcuna differenza, non ci meravigliamo che succeda, siamo ormai “vaccinati” anche che per quello, lo abbiamo
accettato come un sacrificio che dobbiamo al libero mercato.
Ci ammaliamo?
Non ci chiediamo perché e se qualcuno lo abbia voluto, ci accontentiamo di acquistare i farmaci per curarci, anzi, ci riteniamo persino fortunati che li abbiano prodotti.
E' tutto il nostro meccanismo mentale che è stato ribaltato, non ce ne rendiamo neppure conto, non ci rendiamo più conto di nulla, siamo i clienti perfetti che magari si lamentano se il pandolce genovese costa qualche euro in più ma non apriamo bocca se ci costringono a comprare farmaci per curare malanni generati in laboratorio.

 

 
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Chi mai.

Post n°343 pubblicato il 05 Gennaio 2018 da lontano.lontano
 

 

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
Che mi
passi accanto
in un momento
che non penso,
non son
qui.

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
ora
che guardi me
e non sai
e non puoi
fare nient'altro
che
tornar con la mente indietro nel tempo
la
dove tu?
Dove io?
Dove noi?

In questo giorno limpido,
incontro te
e sola è la fatalità
che ha voluto
così.

Io non so che sei
per me
tu non sai
che son per te.

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
Mentre
sto guardando
i tuoi occhi,
il tuo sguardo,
perso,
già.

Chi?
Chi mai?
Chi sei tu?
Ora
che sei qui
coi capelli che si muovon portati dal vento
e
la tua mano che tenta invano di aggiustarli
e
tu non sai
tutto ormai, tutto ormai
è te.

Se, credi nelle favole,
questa lo è
è una storia che
dice di una vita che fu
quando io conobbi te
che non potevi star con me.

Tu, tu sai
non ti avrò
e tu
non mi avrai
in questo tempo
ma in un tempo
oltre..
si.

No,
non ti
perderò
nella vita
che verrà
mi troverai, ti troverò un giorno
e
vedo mentre accenni a un dolce sorriso
che
un girocollo c'è, un nastrino c'è,
viola
si viola, viola...

 

 
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L'incubo ed il sogno.

Post n°344 pubblicato il 16 Gennaio 2018 da lontano.lontano
 

 

Sole che
spento nel cielo è ormai,
il gelo che
è già dentro me,
che non son
più.

Vita che 
oggi finisce per me,
tu te ne vai
ed io non resterò
solo qui
senza te.

Apro gli occhi
e ti vedo qui
dormire qui
accanto a me,
e già, 
le prime lacrime
scendono dai 
miei occhi lucidi;
è stato solo
un brutto incubo
il vedermi qui 
senza di te,
senza di te
io non so stare senza te,
senza di te
non posso stare senza te,
non voglio stare senza te.
Io voglio te
per poter vivere
solo con te,
con te sorridere,
e non dovere 
mai più piangere
per te.


 
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Messaggio subliminale... ma non troppo.

Post n°345 pubblicato il 22 Gennaio 2018 da lontano.lontano
 

   

La domanda che vorrei porvi è la seguente:
Quando andate in vacanza o visitate un posto qualsiasi, portate con voi una gigantografia dello stesso?
Se andate a Roma, per esempio, avete messa in valigia la foto ingrandita del Colosseo o di Piazza Navona, oppure, semplicemente, una macchina fotografica per scattare voi delle foto mentre sarete li?
Penso che nella stragrande maggioranza propendiate per la seconda ipotesi, se esiste invece una persona che ha compiuta la prima operazione, sarei davvero curioso di conoscerla.
Stante questo ragionamento: 
Perché ai cosmonauti che sono ospitati nella stazione spaziale che gira sopra le nostre teste viene fornito un mappamondo affinché possa essere mostrato in grandissima evidenza?
Come voi in vacanza, perché non scattano delle foto e ce le mostrano invece di farci vedere una cosa che, purtroppo, ci han fatta conoscere fin dai primi giorni di scuola?
Cosa nasconde questa mossa strategica e per nulla logica?
Perché continuano a farci vedere in maniera reiterata questi giochi con una sfera molto particolare, ma del tutto inutili per l'umanità?
Non sarà che vogliono continuare a mostrarci ciò che in realtà non è ma dobbiamo credere fermamente che sia?
Il termine “NASA” nella lingua ebraica ha due significati:
“Portare su, Portare in alto, Sollevare” oppure:
“Illudere, Ingannare, Mentire”
Provate a darvi qualche risposta, o meglio fatevi anche voi qualche domanda in più.

 

 

 
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Tutto finisce.

Post n°346 pubblicato il 07 Marzo 2018 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

C'è una regola giornalistica, che invita l'articolista, a rispondere a delle teoriche domande standard, nella stesura del proprio articolo, al fine di dare al lettore, delle risposte immediate che facilitino la comprensione dello stesso.
Scrivere, pertanto, di un fatto, iniziando dal: “Chi, cosa, quando, dove, perché.
Tale regola, si può trasferire, per estensione, e diventare complementare alla certezza che tutto, assieme ad un inizio, abbia anche una fine, delegando i dettagli della spiegazione, alle risposte a quelle cinque domande.
Nulla è eterno, perché nulla è privo del proprio contrario, motivo per il quale, se qualcosa comincia, deve, per forza, un giorno finire.
Poeticamente siamo portati ad illuderci che le cose belle siano eterne, ma la poesia è tale proprio perché, spesso, modifica la realtà e la dipinge con i colori dell'irrazionale e della fantasia.
Un grande amore finirà, così come finirà un'amicizia od un legame, che riteniamo indissolubile, tanto da pensare di farlo vivere oltre la nostra stessa vita ma, anche questa visione poetica ha fine quando il poeta smette di sognare.
Comprendo benissimo che sia malinconico pensarlo e difficile da essere accettato ma, non possiamo negare un'evidenza che è evidente a tutti coloro i quali, non riescono a sognare così forte da modificare la realtà.
Finirà, o è già finito, qualcosa di bello anche per me.
Forse, dovrei tornare inutilmente nel passato per capire o, forse, solo aspettare che il futuro diventi quel presente che determini quel “quando, quel come e quel perchè”.

 
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Scusate, se sono Italiano.

Post n°347 pubblicato il 21 Marzo 2018 da lontano.lontano
 

Scusatemi, se sono Italiano!
Scusatemi, se mi sento parte di un Paese che non ho più il diritto di sentir mio e nel quale non ho più il diritto di risiedere.
Scusatemi se sono orgogliosamente Italiano, nonostante facciate di tutto per farmene vergognare con parole delle quali, voi, vi dovreste vergognare.
Scusatemi se non sono come mi volete o, più precisamente, se ancora sono, nonostante, voi, non vorreste che io fossi.
Scusatemi se mi ostino a parlare il mio idioma e non l'idiota neo lingua che è prova della vostra arrogante ignoranza e sotto cultura.
Scusatemi se uso ancora vocaboli come: “Patria, Nazione, sovranità, identità nazionale”, che mi vengono dal Risorgimento e dal sangue di milioni di Italiani, versato per poter consentire a noi, di continuare ad essere Italiani.
Scusatemi se continuo a pensare che l'Italia, la mia Italia, e non quella che vi vorreste prendere, sia l'eccellenza per le arti, per la cultura e l'intelletto.
Scusatemi se voglio restare Italiano. 
Scusatemi se non approverò mai chi trova applausi e facili consensi se afferma che siamo un popolo che fa schifo.
Scusatemi se ho capito il vostro gioco, scusatemi, soprattutto, se non cado nel vostro tranello.
Scusatemi se non mi convincono le vostre tesi finalizzate a far scomparire la mia etnia.
Scusatemi se non mi sento peggiore solo perché Italiano e, scusatemi ancora di più se, al contrario, proprio in ragione di questo, mi sento pure migliore.
Scusatemi se mi commuovo quando vedo la mia bandiera ed ascolto il mio Inno, e rabbrividisco quando sento proposto quello “alla gioia” nonostante fosse usato in chiave nazista.
Scusatemi se sono Italiano e voglio continuare ad esserlo, nonostante voi me lo impediate con ogni illecito mezzo.
Scusatemi se non mi prostro ai vostri piedi ed alle vostre aspirazioni.
Scusatemi se vi odio con un odio maggiore di quello che voi provate per me.
Scusatemi se mi batterò finché avrò la forza di combattervi e scusatemi se non mi arrenderò 
facilmente come pensate, ma, cosa ci volete fare … io sono Italiano.


 
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Alza la sedia!

Post n°348 pubblicato il 29 Marzo 2018 da lontano.lontano
 
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Hai alzata la sedia per tutti noi.
Soli contro tutti.
Contro il destino, 
contro la sorte sempre avversa,
contro ciò che era già scritto, 
e mai, avrebbe potuto cambiare.
Oggi saremo noi ad alzarla per te.
l'alzeremo verso quel cielo da dove tu ci guarderai
facendoci sentire meno soli.

 
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La fede e le Vegane.

Post n°349 pubblicato il 09 Maggio 2018 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Cominciamo con la definizione di “Veganismo”, che traggo dall'enciclopedia di internetMovimento animalista che propone l'adozione di uno stile di vita proprio di una società basata idealmente su risorse non provenienti dal mondo animale.
Questa però, a mio parere, è una definizione parziale e limitata, e ve ne potrete accorgere se avrete l'occasione di disquisire con delle “vegane”.
Voglio precisare che non ho parlato con la totalità delle signore che praticano questa fede, motivo per il quale quando mi riferisco ad esse, intendo quelle che ho avuto modo di ascoltare, pur essendo convinto che, siano la copia fedele di quelle che potreste voi stessi incontrare.
E parlo dell'universo femminile perché è quello più agguerrito ed intransigente, nonché quello che conosco meglio.
Per loro, l'essere vegane non è un semplice fatto alimentare né semplicisticamente uno stile di vita ma, ed io concordo con loro, una questione di etica morale.
A questo punto, occorre precisare cosa si intenda con questi due termini.
La morale è l’insieme dei principi generali che guidano il nostro comportamento e le nostre relazioni; l’etica è la pratica, la modalità della loro applicazione.
Ciò che invece, non condivido è che si esprimano in maniera fideistica.
La fede, infatti, la intendo come un modo di non pensare che non ammette ragione; chi crede fermamente in qualcosa o in qualcuno, non può in nessuna maniera, mettere in discussione il proprio pensiero in relazione a tutto ciò.
La fede non accetta il ragionamento ed arriva persino a negare l'evidenza dei fatti, trova motivazioni irrazionali ed irragionevoli volte a dimostrare una teoria conforme soltanto al proprio credo.
Non approvo la poca pacatezza e l'aggressività che mettono in campo per difendere la loro tesi, ed il fatto di non riuscire a realizzare che, l'altrui ragionamento, non ha lo scopo di far loro cambiare idea ma soltanto quello di riuscire a comprendere e/o farsi comprendere.
Questo atteggiamento bellicoso è il chiaro sintomo della paura, paura di ascoltare riflessioni che potrebbero aprire anche una sola piccola fenditura nel loro granitico non ragionamento.
Io sono dell'opinione che la fede, ogni tipo di fede, abbia una valenza psicologica. 
Se credere in qualcosa porta benefici a qualsiasi livello non deve essere assolutamente abbandonata, anzi va ulteriormente amplificata. 
Se una persona trova forza anche in una cosa non del tutto vera, poco male, l'importante è che non voglia imporla a chi sente ancora l'esigenza di avere un proprio pensiero.
Ciò che mi sento di consigliare alle “Vegane” è di parlare di etica e di sensibilità e non di salute o medicina.
Le invito, pertanto, a non sforzarsi per dimostrare che non cibarsi di carne consente di vivere in maniera sana e longeva perché, oltre che ad essere statisticamente non provato, sarebbe pure un argomento controproducente.
Se una persona, infatti, per amore degli animali non se ne ciba, lo deve fare, anche a scapito della propria integrità fisica e non solo per favorirla.
Chi ha la fortuna di stare bene non lo deve al fatto di vivere “vegano”, così come chi non gode della stessa sorte, non lo può imputare al fatto di essere carnivoro.
Per intenderci, dovrebbero agire come gli antichi cristiani che si facevano dilaniare dalle belve pur di non rinnegare il loro credo.
Io amo gli animali, anche se non tutti, (voglio vedere chi ama le zanzare o le mosche), non mangerei mai un agnello e preferirei che tutti agissero come me ma non posso convincere nessuno a non arrivare a questo, che reputo “crimine” con argomenti che vadano oltre la loro umana sensibilità.
Penso che ognuno di noi debba far riferimento alla propria sensibilità, sempre, ogni nostro agire non dovrebbe esser condizionato da mode o da pensieri di altrui cervelli ma dalle sensazioni che partono dal proprio raggiungendo il cuore e viceversa, in un percorso che li veda coinvolti entrambi senza che uno debba forzatamente escludere l'altro.

 
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Biancofiore.

Post n°350 pubblicato il 12 Maggio 2018 da lontano.lontano
 
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Si è scatenata una polemica a fronte di una frase pronunciata in televisione dalla deputata Michaela Biancofiore, ma cosa ha detto di preciso in trasmissione?
Ecco la frase incriminata: “Elezioni a luglio? Al Sud, purtroppo, non si possono permettere di andare in vacanza, chi ha votato i 5 Stelle è il Sud sostanzialmente, quindi sarebbe una consegna immediata del governo al M5S”.
Che cosa c'è di sbagliato, a parer mio, in questo concetto?
Se
mplicemente che è parziale, è riduttivo, e dice solo una mezza verità, contribuendo a dare del Paese una visione troppo semplicistica e fin troppo ottimistica.
Non è affatto vero, infatti, che solo le popolazioni del Sud non possano permettersi, non dico solamente delle vacanze, ma anche di soddisfare le normali esigenze di carattere economico ma, è l'Italia intera in condizioni di semi povertà, nei casi migliori e di povertà assoluta in tutti gli altri.
Quella frase non è offensiva per chi vive in uno stato di ristrettezza, lo è per tutti coloro che sono afflitti dallo stesso problema, ma sono considerati dei benestanti.
La povertà non è né un'offesa e tanto meno una colpa, ma dignità, perché coloro che si trovano in queste condizioni, non cercano scorciatoie delinquenziali per uscirne ma, cercano vie lecite, molto ma molto, più difficili da percorrere.
La deputata dimentica, non so se volutamente o no, di illustrarci le cause che portano a, non solo, non andare in vacanza, ma a frugare nei cassonetti della spazzatura, ed è questa, la vera offesa al Popolo Italiano tutto, è questo da incriminare e per cui scandalizzarsi veramente.
E'molto più facile e comodo dire che il Sud è povero, negando che pure il Centro ed il Nord Italia lo siano, piuttosto che dedicarsi ad un doveroso esame di coscienza, che quasi tutti gli schieramenti politici, compreso il suo, dovrebbero fare, atto ad assumersi le colpe di questo disastro economico.
Perché la Biancofiore non ci dice che siamo tutti con le "pezze al culo" perché “loro”, che hanno avuta la nostra fiducia nelle urne, l'hanno tradita svendendo la nostra sovranità ed il nostro orgoglio di Nazione?
Perché i giornali del Nord invece di fomentare la polemica divisiva, non ci spiegano che prostrandoci agli ordini di paesi stranieri, ed obbligati ad usare una moneta assassina, siamo ridotti a chiedere l'elemosina?
Forse perché l'informazione è altrettanto prostrata e servile con poteri economici sovranazionali?
Sarà un caso che si continui a metterci uno contro l'altro, il Settentrione contro il Meridione affinché il Paese non sia unito ed, a causa di questo, rimanere fragile e inoffensivo?
E perché i politici del Sud si limitano a rivendicare una dignità ed un orgoglio territoriale mentre non rivendicano la stessa dignità e l'orgoglio di essere italiani, ed è bene che tutti lo ricordino, prima di tutto, siamo italiani, il resto viene dopo.
Riflettete sulle notizie che vi vengono messe a disposizione e, soprattutto, come vi siano messe a disposizione, pensate, prima di arrivare a facili, semplicistiche conclusioni.
Il popolo Italiano che vive al Sud della Penisola, è affetto da uno stato di inferiorità che è stato volutamente indotto e non manca occasione per “vendicarsi” contro chi, incolpevolmente, vive al Nord e questo fa gioco a coloro che, grazie a questa mentalità ormai acquisita, lo hanno imprigionato.
Il nemico non è chi sta a Nord di Roma, questo devono capire tutti coloro che a Sud di Roma vivono, il nemico è chi sta un po' più a nord dei nostri confini nazionali, il nemico è chi, fingendosi un amorevole “tutore”, ci riduce in schiavitù.
Scandalizziamoci per le parole non dette, e non soltanto per quelle pronunciate, anche se in maniera parziale, da una deputata che non passerà certo alla storia, scandalizziamoci per quello che pensano di noi Italiani i Paesi cosiddetti amici, scandalizziamoci per aver quali senatori a vita dei traditori della Patria, e poco mi importa, se il loro luogo natio è a Nord o Sud, sempre "bastardi" traditori sono!
Adesso che avete lette le parole della Biancofiore, così tanto per avere una visione d'insieme più completa, andate a rileggere anche quelle dei vari Monti, Prodi, Amato, e non ultimo Mattarella, ma l'elenco sarebbe infinito, e vediamo se trovate gli stessi presupposti per scandalizzarvi e gridare allo scandalo o farete finta di nulla come sempre avete fatto.

 

 
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Schiavitù dei mercati.

Post n°351 pubblicato il 17 Maggio 2018 da lontano.lontano
 
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Sto riflettendo su come una parola si evolva nel suo significato ed arrivi a stravolgerlo completamente.
E nella fattispecie mi riferisco alla parola "mercato" che, se presa così com'è, porta il nostro immaginario a momenti di festa e di fanciullesca allegria.
Andare al mercato, significava girare tra le bancarelle in cerca dell'occasione buona per spendere quelle poche lire che il bilancio familiare consentiva di investire in un bene che, quasi sempre, non era di primaria necessità.
Se si poteva, si comprava quell'oggettino, quel vestitino, o quel giocattolino al bambino che si aveva per mano; piccole azioni che altro non erano che una gratificazione concessa a quel bambino che tuttora risiede in noi.
Era una bella parola, era la sintesi di un concetto che spaziava in territori di romantica semplicità.
E' bastato che la società si trasformasse in senso peggiorativo, è bastato che la semplicità lasciasse il posto all'arida complessità per cambiare la declinazione in plurale e trasformare un sogno in un incubo.
La parola "mercati" ora ci assilla, ci crea ansie e paure, ci rende la vita impossibile, quella vita che è stata studiata con criminale crudeltà proprio per questo fine.
Ma quale significato ha tecnicamente questo vocabolo al plurale?
La pagina della Consob li descrive così: I mercati sono i "luoghi" dove è possibile acquistare o vendere strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati, quote di fondi ecc.). 
Una prima distinzione è fra: mercato primario (dove si acquistano i titoli al momento dell'emissione); mercato secondario (rappresentato dai mercati finanziari dove si acquistano titoli da chi li ha già sottoscritti).
I mercati finanziari non sono più luoghi fisici ma piattaforme informatiche ("sedi di negoziazione") dove si "incrociano" le proposte di acquisto e di vendita di strumenti finanziari immesse nel sistema telematicamente.
Apparentemente, parole tecniche per tecnici del settore, ma il problema consiste nel fatto che, al di la della teoria, la realtà costringe tutti noi ad averne a che fare.
I mercati non sono quello che dicono di essere, o meglio non sono solo quello.
Sono un'entità astratta che non significa nulla, i mercati presi come soggetto non possono esistere, eppure, è stato attribuito loro il ruolo di regolatore delle nostre esistenze.
I detentori del potere hanno attribuita loro una valenza divina, i mercati sono dei e, come tali, sono intesi come onnipotenti ed, in forza di questo, vanno rispettati, idolatrati, e temuti.
I loro piccoli servi, personaggetti senza valore, senza dignità e scarsissima intelligenza ripetono il vocabolo "mercati" ad minchiam perché, in mancanza di concetti e di pensiero proprio, altro non possono fare, che provare a dare al popolo, materia sufficiente per pentirsi della sacrosanta scelta elettorale che li ha portati all'inesistenza.
I "mercati" puniscono tutti coloro che non si prostrano al loro volere.
Essendo divinità, sono collerici, permalosi e vendicativi, come tutti gli umani ma, a differenza nostra, possono anche agire per dare libero sfogo alle loro poco onorevoli iniziative.
"Ce lo chiede l'Europa, ce lo chiedono i mercati" ecco cosa sentite dire come pena da scontare, ecco le parole che fanno tacere le nostre istanze di equità, di logica, di diritto e di libertà.
Visto che ce lo chiedono i mercati, oggi sacrifichiamo le nostre vite, esattamente come un tempo si sacrificava l'agnello o il primogenito a quel dio che mai, è stato il Dio che ci hanno fatto credere fosse.
Dietro ai mercati ci sono degli uomini... i soliti uomini, sempre quelli, quelli che si sono attribuite facoltà ultraterrene e che pensano di avere, non solo il diritto, ma il dovere di sovrintendere alle nostre esistenze.
I mercati scelgono i loro esecutori tra i componenti di cosche illiberali, (fate una ricerca su internet su cosa sia la Trilaterale, ad esempio) e ce li impongono, esattamente come avveniva in un passato che troppo incautamente credevamo fosse passato.
Uomini, o meglio dire, pseudo uomini che, privi di una seppur minima umanità ed empatia, arrivano a dire col massimo disprezzo per il popolo che: Le uniche democrazie che funzionavano erano quelle dove il popolo restava ai margini del dibattito pubblico.
I mercati hanno il potere sugli ex poteri nazionali, non esiste una nazione libera dal loro potere, impongono i governi, li indirizzano verso l'unica opzione possibile, la loro opzione... la schiavitù.
Purtroppo, devo ripetermi, ma non posso esimermi dal vedere e dal dire ciò che tutti potreste vedere, se solo liberaste le vostre menti dalle menzogne che le impregnano e le rendono succubi. 
Esiste un potere che ci opprime ed è la fonte dei nostri problemi e della nostra infelicità.
Lo so che siamo nati schiavi, so che siamo stati geneticamente modificati per dare un servizio e non per vivere una vita propria ma non mi voglio rassegnare alla schiavitù.
Anche se non posso cambiare le cose e, se questo è il destino di tutti, per cui neppure voi e nessun umano potrà cambiarle, voglio almeno capire quale sia la verità vera e non dover andarmene nell'inconsapevolezza del reale.
Fateci caso, siamo schiavi di cose inventate: Delle religioni, delle superstizioni, di sensi di colpa insensati, delle inibizioni imposte, di regole inventate, di sacrifici e delle privazioni, delle mode e del consumismo, persino delle umane passioni, ora anche dello spread e dei mercati, per cui mi chiedo e vi chiedo: E' questa la vita che consideriamo sacra?
E se lo è, a chi veramente l'abbiamo consacrata? 

 
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La colpa è del Maestro.

Post n°352 pubblicato il 28 Maggio 2018 da lontano.lontano
 
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Per tutti coloro che hanno più di cinquant'anni la figura del maestro di scuola elementare, è impersonata dal maestro Alberto Manzi.
Per chi non avesse mai sentito questo nome, ricorderò che questa icona della mia infanzia insegnava in una trasmissione televisiva intitolata: "Non è mai troppo tardi", a leggere ed a scrivere agli adulti analfabeti.
Erano tante le persone che, in quei tempi ormai lontani, non avevano avuta la possibilità di istruirsi, neppure in maniera sufficiente, tanto da non esser nemmeno in grado di apporre la propria firma, o fare un semplice calcolo matematico.
Il "Maestro" riuscì in questo compito e, tramite la televisione, a dar loro quantomeno le basi minime dell'istruzione.
"Non è mai troppo tardi" cominciò nel 1960 e andò in onda giornalmente fino al 1968.
Anche io, magari non dai primi anni della sua messa in onda ma, quando fui un po' più grandicello, la seguivo assieme ai miei nonni che, nonostante non fossero analfabeti, erano presenti ogni sera alle sue lezioni.
Son certo che, questo suo modo di trasferire i rudimenti della nostra lingua, mi sia stato utile per avere oggi un rapporto d'amore e non di idiosincrasia e di immane difficoltà, come mi accorgo abbiano molte altre persone, nel suo uso, sia nella forma scritta che in quella orale.
Allora perché, a fronte di codesta opera meritoria, attribuisco al "Maestro" ed alla sua trasmissione delle colpe?
Semplicemente, perché ci ha data della televisione, una raffigurazione onesta, buona pulita e socialmente utile.
Esattamente l'opposto di ciò che è oggi il modo di operare della RAI e delle altre emittenti, sia in campo culturale e soprattutto in quello dell'informazione.
Purtroppo, dobbiamo capovolgere l'immagine di virtù che il maestro Manzi ha rappresentata e passare dalla virtù al virtuale. 
Si, perché è solo virtuale l'onestà, la pulizia, la correttezza e la volontà di esser utile alla gente, di un mezzo che è esclusivamente veicolo di propaganda del potere mondialista.
Voi credete alle tv perché pensate che vi spieghino correttamente, e siete ingenui e sprovveduti se pensate che dall'altra parte ci sia ancora il Maestro Alberto Manzi.
Purtroppo di persone come Lui, la dentro, non ce ne sono più, nessuno vi insegnerà qualcosa per un vostro vantaggio, nessuno la dentro, vi darà i rudimenti per avere un vostro libero pensiero, nessuno vi dirà un qualcosa che non vada ad esclusivo vantaggio dei padroni, vostri, ma che sono anche i loro.
L'articolo precedente sembra una profezia ma io profeta non sono, sapevo esattamente come sarebbe finita questa storia.
Ma, come me, lo sapevano i padroni e i loro servi ma, nessuno di loro, vi ha dato modo di capire, nessuno, in quello schermo, che un giorno fu animato dal "Maestro" di tutti i maestri, vi ha detto che la democrazia sarebbe stata sovvertita da un colpo di stato.
E nessuno ve lo dirà.
Falsità proclamate ed altre falsità che vi verranno gridate a tutta voce per zittire l'urlo dell'indignazione popolare.
Il Maestro Manzi non c'è più, e mi addolora questa mancanza ma, almeno a lui, il destino ha risparmiato il dolore di vivere una situazione che col suo insegnamento, aveva cercato di scongiurare.

 

 
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Un gran figlio di Troika.

Post n°353 pubblicato il 06 Giugno 2018 da lontano.lontano
 
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Il governo Conte "nella sua interezza" deve mostrare "più umiltà e realismo" nei confronti del Paese, altrimenti rischia di fargli subire "l'umiliazione della Troika"
Le parole che avete lette e dovute subire sono state proferite, nella discussione generale sulla fiducia in Senato, da uno dei peggiori personaggi che la nostra Patria ha avuta la disgrazia di ospitare: Mario Monti.
Questo gran figlio di Troika si è impunemente permesso di minacciare di riprendere, o forse, di continuare, nel suo progetto di distruzione del nostro Paese.
Lo definisco figlio di Troika non a caso perché, tale "Entità, affetta da incapacità empatica", è parte integrante del piano strategico, atto a sottomettere i Paesi all'economia liberista ed allo strapotere finanziario.
Vediamo di capire meglio la minaccia profetica del'"Inumano".
Cos'è la Troika?
Come dice la parola è formata da tre strutture: La commissione Europea, la Banca centrale europea ed il Fondo monetario internazionale, che intervengono quando una nazione è sotto attacco dei poteri della finanza espansionista mondiale che la vogliono predare.
Se qualcuno pensa che questa azione sia una mano tesa a chi è in difficoltà è meglio che si metta il cuore in pace perché come dice Lidia Undiemi nel suo libro: "Il ricatto dei mercati", "La Troika, si dichiara disponibile a sostenere il governo con un meccanismo di assistenza finanziaria, ma a condizione che, attenzione, questo si impegni a portare avanti la sua agenda politica, cioè le famose "riforme"
Si tratta, pertanto, di un prestito o meglio uno strozzinaggio, e qui cito ancora la Undiemi: Le cui condizioni sono progettate di modo tale che venga concretamente erogato man mano che la politica interna realizza le "riforme". I rappresentanti della Troika, infatti, si recano periodicamente in Grecia per verificare quanto pattuito, e soltanto dopo averne accertato l'effettiva attuazione procede al rilascio delle successive tranche di aiuti.
Ma in cosa consistono le riforme?
Sono la drastica riduzione della spesa pubblica in settori come la sanità, la scuola, sono i tagli ai salari, la precarizzazione del lavoro, sono l'annientamento di tutti gli ammortizzatori sociali e la perdita di ogni diritto, non escluso quello della autodeterminazione politica, in pratica, la certificazione della schiavitù.
Tutto ciò che io e voi abbiamo dovuto subire dal "Figlio di Troika" che si permette di parlare quando, in un Paese normale, dovrebbe risiedere in residenze protette da sbarre alle finestre, ed ivi, scontare la pena per aver tradite la Costituzione e la Patria.
Spero di vivere abbastanza per vedere questo scenario concretizzarsi, certo, non sarebbe il solo a dover essere ospitato in questi edifici ma, anche l'edilizia carceraria è un valido motore per l'economia, per cui, almeno per una volta, si sarebbero resi utili alla società.

 

 

 
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Sono così.

Post n°354 pubblicato il 10 Giugno 2018 da lontano.lontano
Foto di lontano.lontano

Ho troppo vissuto, senza vivere mai.
Ho perse occasioni per altre occasioni.
Ho visto un mondo diverso ma,
solo con gli occhi chiusi.
Ho viaggiato, inconsapevole,
in un labile spazio
senza certi confini
e dove il tempo non c'è.
Stando immobile, inerte,
come chi, già andato è.
Ho dette parole, presto dimenticate,
ne ho scritta qualcuna che poi resterà.
Ho anche avuto tanto, senza chiedere mai,
e ho perdute persone,
senza perderle mai.
Gli errori commessi non li commetterei più
ma ne farei altrettanti,
sempre nuovi e diversi,
perché nulla resta uguale,
se si cambia una scelta.
Non so dire di no e,
inevitabilmente, poi pago,
per aver detto quel "si".
Ma, rifaccio lo sbaglio,
perché io sono così.

 

 

 
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