Creato da: lontano.lontano il 22/01/2008
la poesia, la musica ed il loro contrario.

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C'era una volta il west- Il mio sogno

 

Eravamo nel 1968 ed io
dodicenne mi guardavo intorno
per capire cosa stessi cercando,
cosa volessi ma soprattutto,
chi fossi.
Un adolescente che vedeva
intorno a sè un mondo
cambiare, forse in maniera
troppo rapida per capire, forse
in maniera troppo lenta per i
sogni che si hanno in mente a
quell'età.
Un mondo nuovo arrivato
addosso, che portava
con sè nuove parole, nuove
mode, nuova musica.
Ascoltavo come tutti in quegli
anni la prima radio "libera",
quella Radio Montecarlo che
si faceva preferire ai canali
Rai a cui per forza di cose
eravamo legati.
Ricordo tutte le canzonette
dell'epoca e non mi vergogno
nel dire che molte non mi
dispiacciono neppure ora.
Arrivavano i primi complessi
stranieri di una certa
importanza e i compagni
di scuola si buttavano a
comprare i loro dischi.
Io continuavo ad ascoltare
tutto ciò ma li ascoltavo solo,
non li sentivo, non mi
riconoscevo, nulla era ciò
che stavo cercando, ero solo
sballottato da sonorità che
non mi prendevano e poco
mi appassionavano.
Un giorno mi capita di
ascoltare questo tema, per
caso arrivato fino a me, una
musica che mi ha attirato a sè
o per meglio dire mi ha
attirato a me, una musica che
è stata lo specchio della mia
anima, una musica che è
diventata mia proprio come
io diventavo suo.
Non sapevo da dove venisse,
non immaginavo neppure fosse
una colonna sonora, non
sapevo dove andarla a ritrovare.
L'ho cercata, l'ho scovata ed è
con me da quarant'anni, non
potrei fare a meno di lei perchè
perderei la parte migliore di me,
sarebbe come specchiarsi e non
vedersi, sarebbe come mangiare
e non nutrirsi, sarebbe come
vivere senza pensare.
Io per mia natura non sono
geloso, perchè penso che la
gelosia, in fondo, non sia che
la nostra insicurezza che ci
fà credere di non esser
all'altezza di sostenere una
comparazione con qualcuno
che, diamo già per scontato,
esser meglio di noi.
Lo sono però verso questa
musica che sento mia e solo
mia e non mi fà molto piacere
se altri mi dicono di
riconoscersi in lei, sarebbe come
vedere all'improvviso spuntare
un nostro replicante mentre fino
ad oggi credevamo di essere unici.
La capisco e lei mi capisce, mi
prende per mano e mi porta in
posti tranquilli, mi asciuga
gli occhi dalle lacrime
dopo averli bagnati,
così senza neppure un perchè,
mi stringe forte la gola
togliendomi quasi il respiro,
facendomi male ma
riportandomi in vita.
Chi mi vede quando sto con lei
mi dice che cambio espressione,
che mi perdo in un mondo
lontano, che trattengo,
senza riuscirci, un'emozione che
raramente mi capita di avere.
E' vero, e non chiedetemi perchè,
non saprei rispondere,
non si motivano le sensazioni,
non si riescono a spiegare
i tumulti del cuore,
non si sà nulla degli
sconvolgimenti dell'anima,
non si razionalizza l'amore.
Una dolcezza infinita che
mi prende la mente e
se la porta con sè e non sono
più io, proprio quando sono
più io che mai,
mentre io divento lei e
lei diventa me, uniti in un sogno
che finirà solo quando
non avrò più la forza per sognare.

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 10
 

 

 

Hanno perso.

Post n°369 pubblicato il 18 Aprile 2019 da lontano.lontano
 

     

E' facile... vincere facile.

 
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Male non fare, paura, devi avere!

Post n°370 pubblicato il 16 Maggio 2019 da lontano.lontano
 

 

"Male non fare, paura, non avere", che cos'è?
Un proverbio, un detto, una massima, un aforisma, un assioma o un postulato?
No, è una stupidaggine, o meglio, è un'affermazione al di fuori della realtà.
E' una frase che ha un senso in un mondo pulito, onesto, leale e giusto non in questo nel quale siamo costretti a vivere.
E' vero il contrario invece, sarebbe giusto dire, pertanto: "Male non fare e paura devi avere".
Io amo ricorrere a degli esempi per spiegare le cose, perché fin da bambino sono stato abituato così ma, soprattutto, perché l'esempio, senza l'ausilio di molte parole, esplica la situazione lasciando a chi lo ascolta la deduzione della teoria e la formazione di un pensiero proprio.
E quale esempio può esser migliore per dimostrare l'origine di questo mio, se vi invito a pensare a Sacco e Vanzetti, due martiri dei quali mi pare inutile che vi racconti la storia.
Secondo voi, cosa direbbero del fatto che un innocente non dovrebbe temere nulla?
Chi non commette un illecito, chi non è implicato in fatti criminosi o criminali, chi non è colpevole deve, forzatamente temere di patire la pena inflitta da personaggi di dubbia moralità e di conclamata disonestà.
Io non temo chi commette un atto contro di me, ciò che temo sono coloro i quali lo devono giudicare.
E' l'onesto che deve preoccuparsi dell'ingiusta "giustizia", non il colpevole perché, questi non ha nulla da temere, sapendo perfettamente a cosa potrebbe andare incontro ma, contemporaneamente sa che ne uscirà indenne.
La persona onesta, invece, dovrebbe esser consapevole che non è sufficiente esser innocente per non essere incolpato di qualcosa a caso.
Visto che gli esempi mi piacciono, se vi chiedo se un tal Bossetti è certamente colpevole, probabilmente mi direte che non lo sapete o non ne siete certi.
Ma se voi non lo sapete e non ne siete sicuri, perché questo tale è "dentro" dal Giugno 2014 e ci starà, con tutta probabilità, per tutta la vita?
Un colpevole dovrebbe esser certamente colpevole, altrimenti si verificano due cose, la prima è che un colpevole sia a piede libero e la seconda è che un giudice si renda colpevole quanto il vero colpevole.
In pratica succede che due delinquenti sono fuori ed un incolpevole è carcerato.
Forse voi non ci pensate o lo ritenete cosa lontana dal vostro destino come, probabilmente, lo pensava il sopracitato e migliaia di altri poveri cristi che si trovano nelle sue stesse condizioni ma, vista la facilità di come si arriva a patire queste ingiustizie, nessuno di noi, può dormire sonni tranquilli.
Tanto per avere paura personalmente, essendo innocente, vi chiedo: Conoscete qualche nome di certamente colpevoli che vivano beatamente la loro vita agiata?
No? Non vi viene adesso, o preferite non avere dei problemi futuri?
Allora ve lo dico io.
Mi limito a due per non dilungarmi troppo: Romano Prodi e Mario Monti.
I due non sono colpevoli di altro tradimento verso la Patria e di omicidio indotto?
E sempre secondo voi, questi due personaggi temono qualcosa?
Avendo fatto del male, perché non dovrebbero avere paura?
Dovrebbero morire di paura ma non è così, io, e non loro, invece devo temere per avere il coraggio di dire le cose che anche voi sapete e, tutto questo è giusto o qualcosa non va?
Si, qualcosa non va in un mondo come dovrebbe essere, ma tutto è perfetto in questo che, di giusto e vivibile ha ben poco.

 

 

 

 
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Un giorno, tu.

Post n°371 pubblicato il 25 Maggio 2019 da lontano.lontano
 

 

Un giorno tu,
in maniera inconsapevole,
forse, ti ricorderai di me.
Rileggerai ancora quella pagina
senza chiedere s'è dedicata a te.
O ascolterai ancora quella musica
nella quale puoi trovare te.
E così, in maniera consapevole,
cercherai quello che non c'è,
che non c'è.
Forse, tu guardando quella nuvola
ti accorgerai che diversa è.
Riecheggerà ancora quella favola,
e capirai che favola non è.
Ricorderai concetti inverosimili
che, ridendo, proponevo a te.
Io vorrei vederti ancor sorridere
se, distrattamente,
penserai a me.
 

 
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Credente.

Post n°372 pubblicato il 15 Giugno 2019 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Credènte agg. e s. m. e f. [part. pres. di credere].
-1. Che o chi professa una fede religiosa, in partic. la religione cattolica: le persone c.; è c. ma non praticante; tutti i c.; la moltitudine dei c.; è un sincero, un fervido c., è una c. Convinta.
Non credente, chiunque rifiuti consapevolmente Dio e ogni religione considerati come l'ostacolo principale all'affermazione dell'uomo o come il risultato di una superstizione; il termine comprende quindi, spec. al plur., non soltanto chi non professa la vera fede, ma in genere gli atei, gli agnostici, gli indifferenti verso qualsiasi fede e credenza religiosa.2. estens.
Che o chi ha fede in un'idea, in una dottrina sociale, politica e sim.


Questo è quello che ho trovato sui vocabolari cercando detta parola.
A mio parere, hanno significato solo le definizioni che dicono di una forma verbale e quella di un aggettivo.
Sostantivarlo, sempre a mio parere, ha una valenza interpretativa del tutto fuori luogo.
Credente è colui il quale crede, e la cosa finisce, o dovrebbe, finire li; fare riferimenti a divinità di qualsivoglia specie o fedi religiose è una forzatura subdola e sospetta.
Si dovrebbe sempre specificare ciò in cui si crede per fornire a chi ci ascolta un riferimento esatto e certo, non si è solo credenti e basta ma, si crede in qualcosa e, pertanto, la materia dovrebbe esser precisata.
Non sono attualmente credente e non sono "un" credente, tanto per allinearmi al comune pensare, perché è da quando hanno capito che potevano riempire il mio cervello di qualcosa che era nell'interesse altrui e non nel mio, che mi hanno indotto a credere ma, quel tempo ormai è finito.
Mi hanno costretto a credere alle cose più assurde, a falsità talmente grossolane che ritengo tutto ciò una grande offesa alla mia modesta intelligenza.
Mi hanno preso in giro facendomi diventare un "credente" e non un "pensante".
Mi hanno fatto credere a tutto senza esclusione di colpi, senza pietà e senza vergogna, hanno fatto di me, per quel poco tempo, anche se sempre troppo, senza
mia colpa alcuna, ho concesso loro, un cervello automatico.
Come dico dal giorno in cui ho la piena facoltà mentale, "Non voglio credere, voglio pensare, riflettere e, semmai appoggiare o avversare una tesi".
Che sia un dio o un uomo, la scienza o la presunzione dogmatica di chi la rappresenta, che sia un'autorità imposta dall'alto o dei canali mediatici asserviti, nessuno riuscirà a farmi recedere da questa mia posizione.
Posso credere in alcuni valori, posso anche avere una fede come quella di tifoso e posso ammettere che ognuno possa avere la propria, a patto che questa, abbia una valenza psicologica che consenta, a chi la professa, di trarne dei benefici a quel livello.
Non ritengo però accettabile avere una fede derivante da falsità perché credere in qualcosa di falso non procura benefici ma solo drammatiche illusioni.
Credente è una forma verbale, è colui che crede in qualcosa, qualsiasi cosa, Dio non c'entra e se non c'entra, non venga nominato invano.


 

 
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Ai cittadini del mondo.

Post n°373 pubblicato il 22 Giugno 2019 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Va di moda l'espressione: "Essere cittadino del mondo"
Come moltissime, se non tutte le mode, si tratta di cosa che non ha né logica, né ragione.
Lo affermo alla luce di un ragionamento a base giuridica.
Cosa significa la parola cittadino e cosa da essa consegue?
Facciamoci aiutare dall'enciclopedia di internet per riuscire a capirne qualcosa di più.
Un cittadino è un abitante o residente in uno Stato del quale possiede la cittadinanza avendone i conseguenti diritti e i doveri .
Possiamo accettare l'idea che una persona sia abitante di questo mondo ma esserne residenti è cosa del tutto diversa.
Infatti la residenza, secondo il diritto italiano, è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 43, II comma c.c.).
Mi pare poco verosimile che qualcuno disponga della dimora abituale in ogni parte del mondo.
Vediamo ora se l'altro requisito essenziale: La cittadinanza, viene soddisfatto oppure no.
Secondo il diritto, la cittadinanza è il legame della persona con lo Stato di appartenenza: lo stato di cittadinanza è l'insieme dei diritti e dei doveri civili e politici, nei riguardi dello Stato, spettanti al cittadino.
La cittadinanza è, quindi, la condizione giuridica di quanti appartengono ad uno Stato in virtù di un particolare collegamento al suo territorio e da essa discende il godimento dei diritti civili (e politici) e l'assolvimento dei corrispondenti doveri. 
La cittadinanza, quindi, può essere vista sia come uno status del cittadino ma anche come un rapporto giuridico tra cittadino e Stato. 
Le persone che non hanno la cittadinanza di uno Stato sono stranieri se hanno quella di un altro Stato, apolidi se, invece, non hanno alcuna cittadinanza.
Se interpreto correttamente l'ultima frase, chi afferma di esser cittadino del mondo, non sa che invece, ed a tutti gli effetti, è nella condizione di straniero nel mondo o, cosa magari più comoda o per lo stesso auspicabile, un turista del mondo.
Che poi qualcuno eccepisca che lo Stato non sia il mondo, lo considero un modo di usare la dialettica per nascondere l'evidenza.
Sempre sull'enciclopedia, in relazione alla cittadinanza trovo: 
" Tra i diritti ci sono quelli civili come la libertà personale o l'uguaglianza di fronte alla legge, quelli politici come il diritto di voto o la possibilità di ottenere incarichi pubblici, e quelli sociali come il diritto alla salute e al lavoro. 
Tra i doveri c'è la fedeltà allo stato, che in certi paesi può tradursi nel servizio militare obbligatorio."
C'è qualche "cittadino del mondo" che ha prestato servizio militare per un Paese coinvolto in una guerra?
Secondo i doveri che dovrebbe avere verso lo stesso, penso che avrebbe dovuto farlo ma, essendo un cittadino del mondo, paritariamente, avrebbe dovuto anche vestire l'uniforme dell'altro Paese belligerante.
E quando si parla di diritto alla salute, il cittadino del mondo, può esercitarlo in modo del tutto gratuito in ogni stato del mondo?
Non è che in alcuni Paesi occorra pagare o avere a garanzia qualche forma assicurativa per fruire dell'assistenza sanitaria?
Quando si parla di diritti si dovrebbe parlare anche di gratuità perché non è logico pensare che qualcuno possa esercitare un diritto a fronte di spese che non possa effettivamente sostenere.
Altra osservazione che non è cosa da poco, il "cittadino del mondo" esercita il diritto politico di voto in ogni zona della terra?
Si reca, a fronte di ciò, alle urne quante volte in un anno?
E dove il voto non è previsto può considerarsi un "cittadino"?
Ed ancora, essendo una cittadina del mondo, in quanti paesi non può esercitare il diritto di voto a causa di un divieto causato dalla differenza di genere?
Ma per farla, non breve ma brevissima, se uno si sente cittadino del mondo, lo hanno messo al corrente che, per esserlo a tutti gli effetti, dovrebbe fare domanda formale presso gli uffici preposti di ogni singolo Paese?
E qualora volesse effettivamente farlo, è legalmente consentito dalla legislazione di ogni singolo Stato la cittadinanza plurima?
Di questo non sono a conoscenza e mi annoia perder tempo per informarmi perché a me basta esser cittadino italiano, di esserlo del mondo nulla me ne può fregare.
Ci sono frasi ad effetto utili soltanto a mettersi in evidenza ma nel loro contenuto, contengono il nulla.
A parole si può esser cittadini del mondo ma non nei fatti, esattamente come, a parole, si può esser cittadini di Venere, cosa che a me non sarebbe affatto sgradita se, come può far immaginare il nome del pianeta fosse popolato da delle gran belle figliole.

 

 

 
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Informazione corrotta e non corretta.

Post n°374 pubblicato il 03 Luglio 2019 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

Non ho mai creduto che potesse esistere una libera informazione.
Da sempre, i regimi sono fondati sulla propaganda, settore cruciale e mezzo essenziale per ottenere o consolidare il potere.
E non crediate che la democrazia non sia un regime, potete chiamarlo, al massimo, regime democratico ma, sempre di regime si tratta.
E non ci credo, non per una mia perversione mentale che mi rende incline alla negatività o, perché qualunquista e menefreghista o, solo per il gusto di esser sempre e comunque in disaccordo col mondo intero.
Non ci ho mai creduto perché ho capito come funziona questo mondo "perfettamente" sbagliato.
Quello in cui viviamo, è un mondo predisposto e voluto tale da chi aveva il potere e subito da chi, a questo potere, doveva sottostare.
Non è difficile comprendere che, stando così le cose, chi il potere lo ha non voglia certo perderlo, e chi lo subisce sia indotto a pensare che, in fondo sia pure giusto così.
E, secondo voi detta induzione che origine ha?
Dalle menzogne, dalla rielaborazione delle verità, in una parola dalla "propaganda", che il vocabolario Treccani così definisce: s. f. [tratto dalla denominazione della Sacra congregazione pontificia De propaganda Fide, che significa «della propagazione della fede»; propaganda è propr. il gerundivo femm. del verbo propagare]. -1. Azione che tende a influire sull'opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi, e l'insieme dei mezzi con cui viene svolta: p. Religiosa, politica, elettorale, commerciale; p.radiofonica, televisiva, giornalistica, a mezzo stampa; esercitare un'attiva p.; organizzare una campagna di p.; una p. Abile, occulta, insistente, martellante, ossessiva; p. Sovversiva (v.sovversivo); fare p. per un'idea, per un partito, 2. estens. Complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari: non mi hai fatto certo una bella p. nel tuo ambiente!; si è trattato di una p. denigratoria per rovinargli la carriera; sono tutte menzogne, dette solo per farsi p.!; è tutta p.!; è solo p.!, espressioni com. per esprimere sfiducia nei confronti di azioni, manifestazioni, iniziative che hanno in realtà solo fini propagandistici e interessati.
In fondo, tutte le definizioni che avete lette appartengono alla sfera umana, ed è lecito avere idee anche del tutto errate, perché l'uomo è per sua natura imperfetto ed, in ragione di ciò, ha la facoltà di dire anche "cazzate" non condivise ma, questa prerogativa decade quando quest'uomo, riveste dei ruoli che non ammettono "cazzate".
Prendiamo quale esempio l'arbitro di calcio.
E' chiaro che essendo umano avrà una fede calcistica, avrà simpatie o antipatie umane, potrebbe essere una persona che ama progredire e facilmente fare carriera, potrebbe anche esser non indifferente al lusso e al denaro, potrebbe, con molta probabilità, esser incline a qualche "compromesso" in cambio di qualcosa
Insomma, essere un umano che, umanamente, mette in atto tutte quelle pratiche, umane, che noi tifosi, in forma aulica, definiamo da "gran figlio di p......"
Però, esser figlio di mamma che svolge un certo tipo di lavoro ed avere, pertanto, codeste caratteristiche, non dovrebbe esser ammesso quando si sceglie di ricoprire quel dato ruolo.
In poche parole se hai quelle debolezze umane se sei un venduto e un corrotto, visto che hai scelto di arbitrare le partite di calcio, e nessuno ti ha obbligato a farlo, non hai alcuna giustificazione umana da portare a tua discolpa.
Non puoi farlo, punto.
Non da meno è il ruolo di chi è tenuto a dare informazioni e notizie in forma pubblica.
E qui veniamo al punto di cui vorrei rendervi edotti.
Un tal Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera, presentando su Tv2000 il suo nuovo libro ha raccontato di aver scelto di "censurare" la notizia dell'impatto di crisi e misure imposte dalla Troika sulle morti infantili.
In calce al mio articolo troverete l'indirizzo del video di Youtube relativo all'intervista e lascio alla vostra sete di verità informarvi in merito.
Quello che a me preme farvi notare è come i vostri cervelli siano vittime di una manipolazione mediatica atta a rendervi schiavi del pensiero dominante.
"Pensiero dominante" pensate sia una frase oscura, vero?
Una di quelle dette per non dire nulla,
Certo, non può esser che così se non provate neppure a capire il perché delle cose, anche le più semplici.
Proviamo allora a chiederci qualche "perché", vediamo se possiamo, non darci qualche risposta ma, soltanto porci qualche domanda.
Secondo voi, i proprietari dei giornali, sono dei salariati che vivono del frutto del loro duro e modesto lavoro?
Avete mai visto un socio degli agglomerati editoriali, delle varie società impegnate nel campo dell'informazione e dell'editoria, esser immortalato mentre scende dall'utilitaria acquistata a rate 5 anni prima?
No, non li avete mai visti e mai li vedrete perché questa gente è non ricca ma di più, questa gente è parte del potere, questa gente è collusa col potere, questa gente vuole che il potere non perda il proprio potere e lavora esattamente per questo.
Questa gente vive bene e se ne frega di chi vive male, questa gente è cosciente che se le persone come noi capiscono, il loro gioco finisce, questa gente non ci penserebbe un secondo a sacrificare la vita... ma la vostra vita... in cambio del mantenimento del proprio benessere.
Questa gente vende la merce che ha, e poco importa se di pochissimo valore, intanto voi non ve ne accorgete perché vi hanno indotto a pensare che, parafrasando il Marchese Del Grillo:
"Loro, sono loro, e voi non siete un cazzo!"
E visto che non siete neppure un "organo riproduttivo, nonché idraulico, maschile, credete loro e date credito alle balle, per rimanere in tema, e a tutto ciò che vi viene ammansito.
Il "pennivendolo" di cui sopra se ne è strabattuto il "belino" della verità, non gli importa dire la verità, non è né la sua indole, né il suo ruolo dire la verità, lui è li solo perché ossequioso e deferente verso il potere, che li, lo ha collocato.
In Grecia si muore perché è un Paese al quale il potere ha dichiarato guerra?
E chissenefrega!
Ma l'unione europea (volutamente minuscolo) non è quella cosa che garantisce la pace, a parole ma, nei fatti, è peggio dei bombardamenti?
E chissenefrega!
E del fatto che tra Paesi dove si proclama l'ipocrita fratellanza si combatta con le armi più vili per metterselo l'un l'altro nel foro posteriore, di norma utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti organici corporali, nessuno scrive o dice nulla?
Si si dice un bel "Ma chissenefrega"!
La Grecia è ridotta alla fame, calpestata, umiliata, tradita, depredata, ma ricchissima di storia e civiltà nonché di oro, se solo fosse stata, anche solo parzialmente, risarcita degli indennizzi relativi alla seconda guerra, ma i pennivendoli che dicono?
Ma chissenefrega!
Non bisogna dire la verità contano le menzogne, deve passare solo il messaggio: La Grecia è la manifestazione più concreta del grande successo dell'Euro"
Se poi questo "successo" ha portato il popolo Greco alla disperazione e alla morte.
Ma chissenefrega!
Penso che sia venuto il momento, per ognuno di noi, di non dire come Fubini "Ma chissenefrega"!
Noi non siamo dei Fubini, non dobbiamo esser dei Fubini, noi siamo diversi dai Fubini, noi non siamo in vendita, noi non abbiamo potenti da spalleggiare e blandire, noi non siamo e non vogliamo esser funzionali al potere che stritola i popoli.
Noi siamo il popolo, noi siamo il Popolo Italiano!

https://youtu.be/acnnrKUHEIw

                                                  ..... --------- ..... 

Da: scenarieconomic.it        https://scenarieconomici.it/guarda-tu-per-chi-lavora-federico-fubini-giornalistone-del-corriere/

Fubini è nel board dei consiglieri di Open Society Europe, il ramo europeo dell’associazione di Soros molto discussa per le sue posizioni politiche antinazionali ed il suo aperto appoggio all’immigrazione dall’Africa.
 

 
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C'è qualcosa di strano.

Post n°375 pubblicato il 06 Luglio 2019 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

C'è qualcosa di strano, qualcosa che non torna, qualcosa che contraddice ciò che ho sentito urlare a gran voce.
Casualmente, mi è capitato di rileggere un mio articolo del 12 maggio 2018 (https://blog.libero.it/musicaealtro/13678260.html)
intitolato: "Biancofiore".
Per chi non avesse voglia di andarlo a rileggere, ricordo che, la persona in questione, era, non so se lo sia tuttora, un'esponente di Forza Italia, ed ebbe modo di affermare: "Elezioni a luglio? 
Al Sud, purtroppo, non si possono permettere di andare in vacanza, chi ha votato i 5 Stelle è il Sud sostanzialmente, quindi sarebbe una consegna immediata del governo al M5S".
A fronte di questa affermazione, ci fu una sollevazione del popolo meridionale, parole di fuoco contro colei che aveva, a loro dire, insultata la gente di quelle zone.
Ricordo che personaggi famosi del Sud fecero a gara per difendere l'onorabilità di tutti coloro i quali abitano quelle terre e, la sensazione di odio, non mi è parsa estranea in quelle loro frasi.
Si trattò di una un'esternazione infelice, quella della Biancofiore o un pensiero personale reso pubblico?
Nell'articolo è descritta la mia tesi ma, adesso, di questo non mi interessa trattare.
Ciò che voglio portare alla vostra attenzione è il meccanismo mentale, che conduce a certe reazioni.
Esaminiamo l'accaduto e traiamone delle conclusioni, alla luce di altri accadimenti successivi.
Qualcuno ha ritenuto offensiva una frase che ha per oggetto una parte del nostro Paese?
Perfetto, ipotizziamo che sia vero a prescindere, senza entrare in altri dettagli.
Stando così le cose è più che giustificata la reazione, benissimo, perfettamente coerente.
Ciò che mi chiedo e vi chiedo allora è questo: C'è una ragione per la quale, insulti ancora peggiori, offese rese con l'aggravante dell'odio antiitaliano, vengano accettate senza una parola di dissenso?
Voglio esser ancora più chiaro; perché i meridionali non si incazzano nella stessa misura, così come non si incazzano coloro i quali vivono nel centro e nel nord d'Italia quando vengono offesi e pesantemente umiliati?
Perché se io dico ad un meridionale, (attenzione, è solo un esempio per farvi capire e non una mia personale opinione): Terrone, scansafatiche, corrotto, mafioso o traditore vengo sommerso di minacce ed insulti mentre se le stesse parole le uso contro l'intero popolo italiano scaturiscono approvazione?
Se affermo che siamo un popolo di merda tutti concordate con me e, son certo che, se lo scrivessi ogni giorno, questo mio blog moltiplicherebbe le visite, viceversa se lo faccio contro una sola parte del Paese vengo pubblicamente lapidato.
Non vi pare che qualcosa davvero non quadri in questa situazione?
Non c'è qualcosa che stona a livello di logica?
Perché l'orgoglio ferito che scatena la giustificata reazione è ammesso solo per la parte e non per l'intero?
Se siete settentrionali o meridionali o altro, andate fieri dei vostri natali ma se siete Italiani ve ne vergognate.
Ma perché state a fare queste differenze; perché state a perdere del tempo per discernere?
Se la pensate così, fate prima: Vergognatevi e basta, senza "se" e senza "ma", senza cavillare se siete delle merde trovandovi al di la della vostro confine territoriale o se siete persone "esemplari" vivendo al di qua di questa linea.
Siete antiitaliani ma siete pro Sud o pro Nord, come possono coesistere le due cose?
Che la terra sia una palla che gira o un disco piatto, siamo sempre a nord di qualcuno o a sud di qualcun altro, per cui capite che definirsi, sia qualcosa di perfettamente inutile.
Io che sono nato nell'Italia settentrionale sono un "terrone" per un tedesco ma, altrettanto lui lo sarà per uno svedese, e allora?
Allora, la cosa è più semplice di quanto si possa pensare; questa nostra divisione regionalistica è utile a qualcuno, così come ogni altra nostra divisione.
E per "qualcuno" intendo quei pochi che detengono il potere mondiale.
Dīvĭdĕ et ĭmpĕrā: Letteralmente «dividi e comanda») è una locuzione latina secondo cui il migliore espediente di una tirannide o di un'autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.
Adesso le cose sono più chiare non vi pare?
Avete notato come queste divisioni esistano in ogni aspetto della nostra vita?
Non avvengono casualmente, sono un piano predisposto dai burattinai e messo in atto da burattini.
Il tutto è finalizzato a far estinguere un popolo, diviso e lacerato da scissioni interne.
Per creare un problema ad un Governo e metterlo nelle peggiori condizioni, la dove non ci sarebbe, basta crearlo.
Un esempio è di qualche giorno fa.
Esiste un divieto da osservare?
Che sia in mare o in terra non ha alcuna importanza, allora è sufficiente non farlo rispettare, ed il problema è servito.
Ci sono traditori antiitaliani che, che odiano e rinnegano il nostro Paese, vendendosi allo straniero e usando metodi vili ma, son certo che si affannerebbero a scagliare strali contro chi dicesse una parola poco carina nei confronti del loro territorio geografico.
Avete capito benissimo per cui non mi dilungo, mi auguro che possiate riflettere su queste semplici cose perché l'inganno che praticano è palese e ben visibile, non hanno neppure il rispetto per voi che li induca a nasconderlo.
Vi credono degli imbecilli e vi schifano a tal punto da esser certi che voi mai arriviate a capire anche le cose più semplici.
Smentiteli, perchè lo dovete a voi stessi ed alla vostra intelligenza, siate orgogliosi di quello che siete... Italiani, che viviate a nord, a sud, ad est o ad ovest non ha alcuna importanza, siamo Italiani, fieri di esserlo e decisi a tutto pur di restarlo.
Facciamo in modo che si rendano conto che tutto ciò che fanno e faranno in futuro sarà inutile e porterà loro, all'agognata estinzione.

 

 

 
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Errori italiani.

Post n°376 pubblicato il 30 Luglio 2019 da lontano.lontano
 
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Amo molto il mio Paese come è stato a me insegnato
è però un Paese strano;
per non esser qui odiato
devi dirti anti italiano.
                   Me ne frego di tal gente
                   traditrice e connivente
                   che straparla solamente
                   senza mai saper dir niente.
Sembra che sia cosa normale,
questo insulto nazionale,
sembra brutto e fama si perda
il non dire allo straniero, che siam popolo di merda.
                  Farsi male, così, ai miei occhi
                  appare cosa stupida e rara
                  tal per chi si noma Bocchi...
                  è battezzar la figlia Nara.
Grande anche è il mio dolore veder scritte le parole
senza "C" e al suo posto la "K"
come "Ho" nel verbo avere
scritto "O" senza la "H"
                 "C'è" è cambiato, e la moda del momento
                  in cui ignoranza e stordimento
                  fan volare via nel vento
                  sia apostrofo che accento.
Vedo troppe cose storte
ma non è sol malasorte
dietro questo andazzo insano
io ci vedo chiaro un piano.
                 La storia fa da insegnamento
                 e mi dicon "stai attento"
                 che può far a te pensamento
                 la procura di Agrigento.
Come detto, Paese strano
pronto a dare il deretano
a chi viene da lontano
e non parla l'italiano.
                 Parlo contro il prepotente
                 che odia a morte la mia gente,
                 io che Carolo non sono
                 non corrotto e finto buono.
So che sia un pensiero arcano
aver orgoglio di Italiano
e lo grido finché riesco,
si, Italiano e non Tedesco.

 

 

 
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Sei di S.Margherita... se

Post n°377 pubblicato il 21 Agosto 2019 da lontano.lontano
 
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Sei di S. Margherita da qualche generazione se l'anguria la chiami "Scindra".
Se sai che oltre i quartieri canonici, esiste anche quello " Du Meu" pronunciato alla francese, tradotto "del molo" e si trova nei pressi dei giardinetti dove c'era il chiosco della musica.
Così come dovresti sapere che nel suo sotterraneo erano parcheggiate le automobiline a batteria che il Signor Franco faceva guidare ai bambini, giornalmente reclutati, fino alla "Rotonda" uno spazio sul quale organizzava una gimcana tra le lattine vuote dell'olio per motori.
Se sai che li proprio di fronte c'è il "Pontile" dove attraccano i vaporetti e puoi vedere una madonnina che guarda verso il mare.
Se sai che sempre lì nei giardinetti, in estate, i volontari dell' A.V.I.S. allestivano una fontanella, nei pressi della quale c'era l'autoemoteca dove poter donare il sangue.
Sei di S. Margherita se sai chi era "Banin" di Corte o hai gridato, o hai sentito gridare a "Ugo" " dun!" a S. Bernardo, dovendo poi subire le sue poco forbite risposte.
Se sai che proprio nella piazzetta di S. Bernardo funzionava l'ambulatorio comunale.
Se sai che in città c'erano due campetti in terra battuta sui quali giocare a pallone, uno a Corte nei pressi del "Suisse", l'altro, dove adesso ci sono le scuole, piccolo spazio dove per qualche mese all'anno sistemavano gli autoscontri o il circo.
Se sai che in città c'era un cinema all'aperto.
Se sai che uno dei tre cinema che funzionavano era il Lux detto "dei preti".
Se sai che li accanto c'era la "Sede" un locale appartenente alla parrocchia dove i ragazzini giocavano a ping pong o a calciobalilla.
E se sai che ai piani superiori si svolgevano le lezioni di catechismo alle quali si accedeva facendo forare l'apposito cartellino.
Se sai che proprio lì i volontari attivisti parrocchiani organizzavano le "Olimpiadi Vitt", evento di grande rilevanza al quale partecipavano anche i ragazzi dei comuni limitrofi.
Se sai che Via dell'Arco è quasi più conosciuta come " dalla Spesina" antichissima osteria divenuta moderno bar.
Se sai dove si trova la zona detta della "Madonnetta" e i "Marinaretti".
Se sei stato investito da quel profumo unico e particolare di prodotti alimentari entrando nella bottega di "Balin Seghezzo"
Se hai giocata una schedina del Totocalcio al bar "Bima"
Se hai mangiato un gelato della gelateria di "Giovanni" proprio lì in quella piazza.
Se sai che l'ospedale "Vecchio" di Via Roma, aveva un campanile.
Se sai che vicino all'attuale tenenza dei carabinieri c'era l'istituto del "Carmine".
Se per te, l'attuale "Festa della Primavera" rimane il falò di S. Giuseppe.
Se sai che il mare un tempo arrivava fino a dove adesso c'è la piazzetta delle pizzerie.
Se sai che la farinata usciva calda in serata da "Pezzi".
Se sai che c'era la "Befana del Vigile" approntata in una delle prime rotonde italiane.
Se sai che la squadra di calcio cittadina si chiamava "Tigullio".
Se hai giocata una partita a boccette al "Passatempo".
Se sai cosa significa la frase: "Ti mando in via Dogali".
Se hai ancora la fortuna di avere i genitori e magari i nonni nati o residenti a S. Margherita fatti raccontare qualcosa e, se vuoi, suggeriscimela nei commenti, affinché possa allungare questa mia lista con nozioni e ricordi che in questo momento mi sfuggono.

 
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La farina ed il sacco.

Post n°378 pubblicato il 27 Agosto 2019 da lontano.lontano
 
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Ci sono frasi, detti, pezzi di pensiero o presunto tale, che riteniamo mentalmente acquisiti in forma corretta ma, andando ad analizzarli con la logica elementare di un cervello appena appena funzionante, ci accorgiamo che di corretto e logico c'è davvero poco.
Per far un esempio semplice usiamo una frase che nelle intenzioni vorrebbe esser sinonimo di altre o darci una raffigurazione scenica di una situazione.
Cosa significa per voi: "Non è farina del tuo sacco"?
In breve, vuol dire che non è un qualcosa ascrivibile ad un vostro pensiero, a qualcosa che genericamente vi appartiene o che viene da voi, in pratica, di un qualcosa che avete copiato o che avete fatto proprio in maniera truffaldina.
Mi sbaglio? 
No, nel pensare comune non sbaglio ma è il pensare comune che sbaglia.
Nessuno ha mai pensato che il sacco in questione è mio ma dentro un sacco mio ci potrebbe esser della farina non mia?
Non basta aver un sacco di proprietà per asserire con certezza che il contenuto di quel sacco sia certamente di mia proprietà.
Nel mio sacco ci potrebbe essere, come nelle vignette raffiguranti dei ladri con il sacco della refurtiva in spalla, qualcosa che mio non è.
Il detto in questione non tiene conto che io potrei riempire il mio sacco con ogni tipo di farina, non soltanto quella mia, così come potrei riempire il mio portafogli di denaro illegalmente sottratto al portafogli di un altro.
Non penso però che basti quale giustificazione asserire che essendo ora nel mio portafogli sia diventato a tutti gli effetti di mia appartenenza.
Conta la farina e non il sacco, deve esser mia la farina e non ciò in cui è contenuta ma, questo distinguo, il proverbio non lo fa e non lo prende minimamente in considerazione.
Se si vuol elaborare il pensiero correttamente si dovrebbe dire: "Non è farina del tuo grano", perché il prodotto ottenuto da qualcosa che originariamente era già mio può esser certamente mio.
Come similitudine possiamo paragonare il grano ad un pensiero di massima e la farina ad una sua successiva elaborazione.
Tutto questo per dire che oggi si sentono dire tante stupidaggini e asserzioni senza un minimo di fondamento ma, noi siamo poco abituati ad analizzarle criticamente, motivo per il quale le prendiamo tutte per buone.
Quante volte vi hanno detto che a causa dell'inflazione potremmo esser costretti a fare la spesa con la carriola piena di banconote o che non potremmo, a causa del prezzo della benzina, fare il pieno del serbatoio dell'auto?
Tante vero? Io direi anche troppe volte.
Ma sono asserzioni per sentito dire, frasi ad effetto senza una reale valenza concreta; basta raccontare delle leggende che contano sull'ignoranza o la faciloneria di chi ascolta ed il gioco è fatto.
Ma quando sentite dire queste cose, guardate la faccia di coloro che ve le vogliono far credere e pensate se facce così sanno qualcosa di banconote, di benzina e già che ci siamo... anche soltanto di carriole.

 

 
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Nella prossima vita.

Post n°379 pubblicato il 10 Settembre 2019 da lontano.lontano
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Io ti cercherò...
nella prossima vita, 
e ti troverò...
nella prossima vita,
non so dove
ma starò con te...
nella prossima vita
e sarà tutta un'altra vita...
la prossima vita.

Ma ho sofferto troppo senza te, 
in questa vita.
A saperti lontana, 
a vivere stretta, 
in questa tua vita,
ed il solo pensare che tu, non possa esserci...
nella prossima vita,
mi fa desiderare di non vivere...
una prossima vita.

 
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Pensierini, seri e non.

Post n°380 pubblicato il 23 Settembre 2019 da lontano.lontano
 
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E' più importante porsi delle domande che avere delle risposte.

L'aborto sarebbe cosa unanimemente approvata se avesse un effetto retroattivo.

E' facile esser onesti quando non si ha la possibilità di poter rubare.

Mai si deve chiudere una porta senza aver le chiavi in mano.

Non è impossibile svuotare il mare, basta trovare un posto dove mettere tutta quell'acqua.

Ci sono dei crimini che dovrebbero esser puniti con l'ergastolo a vita.

Ci sono persone che, probabilmente, non sono cretine ma, ostinatamente, fanno di tutto per farlo credere.

Io ho un'intelligenza superiore ma nessuno
mi ha mai avvertito di questo.

Al cuore non si comanda ma all'intestino ancor meno.

Ho avuto un amore segreto ma era così segreto
che non l'ho mai saputo.

Un diamante è per sempre, le rate contratte per doverlo pagare... anche.

Gli amici si vedono nel momento del bisogno... il loro bisogno.

Mi è stato chiesto se conosco Confucio, no, ma
neppure lui ha mai cercato di conoscere me.

Nei tribunali impongono di dire la verità, ed è per questo che dovrebbero cancellare la scritta: "La legge è uguale per tutti"

I fiori sono così belli da sembrare finti ma quelli finti
son così belli da sembrare veri.

Non è bello ciò che è bello ma, è bello ciò che ti dicono che lo sia.

L'uomo è stato creato per essere schiavo, molte persone si ostinano a negarlo ma con il loro comportamento, giornalmente, lo confermano.

 
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Pregiudizi e pre-giudizi.

Post n°381 pubblicato il 01 Ottobre 2019 da lontano.lontano
 
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Che cos'è il pregiudizio?
Il vocabolario lo descrive così:
Idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore (è sinon., in questo sign. di preconcetto): Convinzione, credenza superstiziosa o comunque errata, senza fondamento.
Mi pare che non ci siano dubbi sul fatto che questa parola abbia un'accezione negativa perché, esser rinchiusi a priori in un qualcosa o etichettati come un qualcosa, sia ingiusto ma, soprattutto, irragionevole.
Ci sono nazioni, popoli, persone, criminalizzate per dei luoghi comuni e per dei cartellini infamanti apposti nella schiena per colpe ataviche presunte e, tutto questo non è certo tollerabile.
Basta però un trattino di penna che separi un pezzo di parola dall'altro e cambia completamente il significato.
Il pre-giudizio infatti è un giudizio a preventivo, però soggettivo e non legato a etichette generalizzate date dalla società e non specificatamente dal singolo individuo.
Possiamo dire che abbia a che fare con delle capacità delle quali l'uomo poteva disporre, quando era più animale che umano ma che sono andate perdute con l'evoluzione.
Forse non siamo abituati, o non vogliamo pensare, che l'uomo sia preda e non soltanto predatore.
Oggi è preda di esseri piccoli, addirittura invisibili ad occhio nudo ma, un tempo lo fu della fauna di ogni taglia e misura.
Ebbene, in quel tempo, riuscire a capire con anticipo le intenzioni e le mosse di chi si aveva di fronte significava far la differenza tra il rimanere in vita ed il soccombere.
Occorreva un tempo, come occorre oggi, il saper giudicare se sia il caso di parlare o tacere o di restare o andare via.
Per stare nell'ambito a me caro, farò un esempio.
Se vi trovate in un qualsiasi luogo e vedete uno o più energumeni con la classica bottiglia di birra d'ordinanza che, vi guardano minacciosi, con aria di sfida e, tramite parole poco ecumeniche non aspettano altro che una vostra reazione, che messaggio ne ricavate?
Il fatto di giudicarli preventivamente, non vi permetterà di conoscere tali individui nella loro essenza interiore, nella loro anima recondita e nelle loro doti nascoste ma, più concretamente, vi consentirà di non esser costretti in due probabili disavventure.
La prima consiste nel finire in rianimazione, la seconda è quella di mandarci qualcuno di loro ma, successivamente, aver a che fare con denunce e rogne legali da affrontare; cose che definirei spiacevoli entrambe
Non pensiate che sia un caso limite perché basta che ognuno di voi percorra, a piedi o a bordo di un vostro mezzo, una strada della vostra città e vi renderete conto che, molto più spesso di quanto pensiate, vi troverete di fronte a queste due antipatiche opzioni.
Detto del concreto e razionalmente comprensibile, si deve però anche parlare del pre-giudizio facente parte della sfera spirituale o più semplicemente della psicologia comportamentale spicciola.
Sarete a conoscenza dell'aurea energetica che circonda ognuno di noi.
Si tratta di un'energia, appunto, che è rappresentata in colori diversi che cambiano a seconda di ciò che vibra nel nostro interno.
Nell'iconografia è rappresentata dall'aureola che circonda il capo dei santi, esempio fulgido di pre-giudizio positivo.
Ci sono strumenti appositi che la mostrano ma, la cosa meravigliosa, è che noi la percepiamo a livello di sensazione astratta che diventa concreta nel nostro sentire.
Per andare sul semplice, quando avete di fronte una persona sconosciuta e "avvertite" che "a pelle" non vi piace, questo, altro non è che il giudizio a preventivo che date di lui.
Ci sono persone che non accettano il giudizio altrui e impongono in maniera quasi prepotente di non esser giudicate ma, facendo questo, negano agli altri il diritto di essere come si sentono di essere ma, soprattutto confondono il pregiudizio col giudizio a preventivo.
Il secondo è lecito, il primo è, invece, cosa lecita chiedere che non sia lesivo a priori.
Non vi sarà certo sconosciuta quella sensazione di antipatia che non ha una spiegazione razionale ma che vi pervade e vi fa allontanare da colui il quale la emana.
In quel caso non giudicate il soggetto con perfida malignità, non vi dovete sentire in colpa per una percezione, non siete tra quelli che emarginano il prossimo, state solo privilegiando la vostra parte istintiva anteponendola a quella razionale.
Non mi pare una cosa scandalosa avere il fiuto animalesco, la dimensione umana si esprime proprio così, nel momento in cui diventa libera e non guidata da imposizioni esterne.
E' pur vero che un antipatico/a di primo impatto poi possa diventare il/la compagno della vostra vita, ma questo fatto attiene ad una situazione che vede in gioco componenti diverse e molteplici che hanno altri tipi di fondamento.
Per chiudere, facendo della facile ironia, posso dire che, in quel caso specifico, la vostra sensazione iniziale non sia riuscita a salvarvi facendovi fuggire per tempo ma, le occasioni si devono cogliere quando capitano, ed è perfettamente inutile maledire il momento in cui ciò non è avvenuto.

 
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Quelli che sanno.

Post n°382 pubblicato il 03 Ottobre 2019 da lontano.lontano
 
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Vorrei oggi trattare dell'aspetto teorico umanistico che ha radici profonde nell'aneddotica dottrinale di una realtà integrata nel mitismo cosmogonico.
Da ciò possiamo partire per proseguire, toccando gli ambiti più reconditi del relativismo introspettivo. 
Una storia che ci porta ad esaminare gli aspetti sensoriali della limitatezza dell'essere, unita alla totalità del mondo animistico in quanto tale.
Facendo riferimento ad un passato identitario pervaso da ingerenze dinamiche e sintomatici atteggiamenti solipsisti che danno origine ad un nuovo pensiero cognitivo. 
Estrapolando teorie che vanno dalla bromologia per giungere alla sintomatologia della cachessia, possiamo dimostrare come l'individuo possa elaborare scelte che congiungono l'etopeia alla docimastica analitica.
La costruzione sinergica a livello planetario impone una discrasia tecnologica più ampia, i cui fondamenti sono imprescindibili per evitare l'esiziale epicedio generazionale.
Il pernicioso fluire di una dialettica transitoria può indurre a credere che il paradigma teoretico vada oltre l'anagogica interpretazione ma, tale sinderesi criptica dovrebbe limitarsi all'eterodossia senza invadere il campo dell'ortodossia preminente.
La simbiosi che unisce indissolubilmente la trascendentalità illusoria con l'enteléchia neoideaslitica, ci induce a prender atto che tale meccanismo sia frutto dell'azione empiriocriticista di un parallelismo psicofisico anapodittico.
Da tale considerazione ha origine l'iperdinamismo quantico che esula da una visione metempsicotica della materia, regredita a mero substrato filosofico morale.
Ciò che ci circonda è costituito da omeomerie comportamentali che hanno preminenza sul libero arbitrio e ne determinano l'atomismo individuale assoluto, portando all'esterno quei principi valoriali della compenetrazione di anime affini.
Il simbolismo decadente da cui prende vita è, pertanto una narrazione metaforica astratta ma, nel contempo analitica, fatta di contraddizioni mistiche e logiche rappresentazioni concettuali, figlie di un'aberrazione illusoria e di una proditonia intellegibile a livello sensoriale.
Per concludere, il substrato dell'individualismo collettivo è direttamente connesso alla società individualistica che, nel collettivismo individuale origina la discriminazione collettiva per l'individuo invece di favorire l'integrazione collettiva individuale.
Concetto, questo, che fa dell'individualità collettiva un bene prezioso per la collettività individuale che, vede l'individuo diventare collettivo e finalmente realizzarsi individualmente in maniera collettiva.

                                   ***************

Qualora qualcosa di ciò che avete letto non vi sia stato del tutto comprensibile, non temete, non cercate di capire, voi siete solo il popolo, per cui non dovete capire.
Siete dei poveri "gretini", il vostro compito è quello di seguire chi ne sa più di voi, anche una ragazzina telecomandata da poteri economici, senza perdere tempo prezioso a lambiccarvi il cervello in cose di voi più grandi.
Per questo scopo ci sono menti illuminate, scienziati ed esperti che trovano sempre una risposta, non ai dubbi che dovreste avere ma anche alle domande che non vi ponete.
Voi siete il popolo e non capite un cazzo (uso questa espressione volgare perché è l'unica che capite) se parlassi forbito, probabilmente pensereste ad una parolaccia.
Come dicevo, voi popolino, non capite un cazzo e non siete neppure un cazzo, visto che, almeno un tempo eravate una madre ed un padre, oggi, al massimo potete essere un genitore 1 e un genitore 2... quindi, ed a tutti gli effetti, non contate un emerito cazzo.
Non capendo un cazzo e non sapendo fare un cazzo, è meglio che non perdiate tempo neppure per andare a votare, intanto, nell'urna fareste la cosa sbagliata perché, non siete in grado di fare delle scelte intelligenti.
State tranquilli scelgono loro per voi e, se ciò che scelgono è del tutto opposto a quello che voi scegliereste, beh, fatevene una ragione, loro lo fanno sempre nel vostro interesse.
Loro sono li per correggere i vostri errori e li ci tornano ogni volta, soprattutto se li avete mandati a casa, perché loro sanno con certezza che avete sbagliato in buonafede e vi perdonano e, bonariamente, nel vostro interesse, dimenticano col sorriso che non li avete voluti.
Se aveste mai dei piccolissimi sospetti che qualcosa non torni, ascoltate coloro i quali hanno menti superiori alle vostre, leggete i giornali che li acclamano e ascoltate i soloni, lautamente pagati, che dai salotti tv vi possono guidare verso la meta che i loro padroni hanno scelta per voi.
Vi rendono la vita più comoda tanto che la possiate dedicare a racimolare il denaro necessario per pagare i balzelli che vi chiedono... sempre, però, per fini utili ed indispensabili per la (loro) collettività.
Mi pare, a differenza dell'articolo precedente, di aver scritte delle cose chiare e comprensibili, perché la verità è fatta di cose semplici, le menzogne hanno, invece, sempre bisogno di complicazioni.
In chiusura, mi scuso con voi per la parola "cazzo" scritta troppo frequentemente in queste poche righe ma, si tratta della parte anatomica opposta a quella per la quale vi prendono ogni giorno, ed almeno tale parola poco consona, ve l'ho risparmiata.

 

 
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Vilipendio.

Post n°383 pubblicato il 08 Ottobre 2019 da lontano.lontano
 
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Cosa significa vilipendio?
Per il vocabolario è sinonimo di: Disprezzo, umiliazione, offesa, oltraggio, insulto, scherno, ludibrio.
Il vilipendio più conosciuto è quello di cui all'art. 292 del codice penale che cita: Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.
E nello specifico definisce Emblema dello Stato: Ogni simbolo materiale che rappresenta la personalità dello Stato (es.: stemmi, sigilli etc.).
Per quanto sopra, non ci son dubbi che la F.I.G.C. assieme alla ditta di materiale sportivo "Puma" siano colpevoli di vilipendio, per cui, perseguibili a norma di legge per aver oltraggiato un simbolo dello Stato cambiandone i colori.
La maglia della Nazionale è equiparabile alla bandiera dello Stato ed in conseguenza di ciò non può esser mutata nei suoi aspetti tipici ed essenziali.
Non ha alcuna importanza, il motivo per cui, in origine, sia stato scelto un certo colore o, come nel caso del vessillo, più colori o eventuali simboli, la cosa fondamentale è che da quel giorno sia stato codificato l'aspetto estetico dell'emblema.
Costringere gli atleti della rappresentativa nazionale ad indossare una divisa da gioco difforme da quella stabilita dalla consuetudine, che ha nel tempo stabiliti i colori sociali, è un oltraggio similare a quello di far sfilare durante una parata militare i plotoni preceduti da una bandiera indefinita e diversa da quella nazionale.
A mio parere, una denuncia penale dovrebbe esser la logica conseguenza per colpire coloro i quali si sono resi colpevoli di un atto grave sotto l'aspetto giuridico ma non solo.
Cosa si nasconde, infatti, dietro un atto che, apparentemente, potrebbe esser scambiato per un semplice espediente commerciale da cui avere un ritorno economico?
Un fatto politico.
Nulla è casuale, quando succede un qualcosa, c'è sempre qualcuno che la fa succedere o ha qualche interesse affinché succeda.
Riflettete e vedrete che le cose si incastrano perfettamente in una situazione più grande di quanto appaia.
Avete notato come sia in atto un'assidua e massiccia opera di criminalizzazione del nostro Paese?.
Ci vogliono convincere di essere un popolo inferiore, vile e cialtrone degno di esser deriso e umiliato da chiunque, una nazione che si deve vergognare per ciò che fu, per ciò che è, ma non per quel che sarà perché la loro intenzione è che il futuro per la nostra Patria non ci sia più.
Per riuscire in questo scopo ci stanno estirpando le nostre radici, ci derubano della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni, dei nostri simboli e dei nostri valori.
Noi italiani, secondo i loro piani, non dobbiamo più esistere e ci stanno riuscendo impedendo il ricambio generazionale ma, per accelerare il processo ci tolgono già da subito la nostra identità.
E cosa c'è di più identitario di un inno nazionale, di una bandiera o di una divisa sportiva?
Nulla, sono questi i simboli più visibili e caratterizzanti, quelli che ogni cittadino straniero può facilmente ricondurre al nostro popolo e non ad un popolo indefinito e indefinibile.
Se non abbiamo più nulla che ci identifichi in positivo, se non possiamo che avere dei sensi di colpa per il solo fatto di esistere, come possiamo esistere?
Infatti non esistiamo più come Paese, abbiamo persa ogni sovranità, siamo sottoposti ad amministrazione controllata, senza aver il minimo potere decisionale.
Forse a qualcuno di voi questo scenario potrebbe apparire un po' esagerato a fronte della scelta di un colore di una maglia di calcio, certo ma a questo qualcuno vorrei ricordare che chi ci comanda sa benissimo che deve compiere dei piccoli passi silenti, quasi impercettibili, per arrivare alla meta.
Le cose devono esser fatte nel silenzio generale, quasi come se tutto fosse un qualcosa di simpatico o insignificante affinché nessuno possa sollevare dei sospetti.
Per chi non lo ricorda, c'è un aneddoto che parla di una rana che non viene messa immediatamente nella pentola dell'acqua bollente, ma dapprima, nella stessa piena di acqua fredda e, solo successivamente verrà acceso il fuoco sotto di essa.
Potete immaginare come subito la rana si trovasse a proprio agio nell'acqua non calda, poi quasi quasi, senza accorgersene trovasse persino benessere in quella appena tiepida.
Una volta acclimatatasi non avvertì che l'acqua si stesse scaldando sempre di più... lascio a voi pensare come questa storiella possa finire.
La morale di ciò è che noi non facciamo molto caso e quelle piccole cose che ci stanno accadendo intorno, e non vogliamo accettare che ciò che ci è stato finora fatto non è che il procedere di eventi programmati.
Ci pare tutto normale ma tutto normale non è, siamo narcotizzati dal sistema e, se la Nazionale di calcio scende in campo con un'anonima ed improponibile maglia verde, ci pare cosa di piccolo conto e magari anche normale ma, capiremo tutto quando non ci sarà più tempo, quando la squadra Nazionale Italiana non avrà più alcuna maglia semplicemente perché non esisterà più l'Italia come Nazione.

 

 

 
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Sei tutto.

Post n°384 pubblicato il 20 Ottobre 2019 da lontano.lontano
 
Foto di lontano.lontano

No, non voglio esser tutto per te,
non voglio, perchè il tutto è troppo
ed il troppo, diventa facilmente poco,
come il tutto, facilmente, niente diventa.

Mi basta esser per te, sol quello che a te basta, 
perchè sol ciò che basta, è il solo necessario,
non voglio esser nulla di più, perchè,
ciò che è di più, è sempre, poi, un... di più.

Non posso dire a te
ciò che per te vorrei ch'io fossi,
perchè soltanto tu, ste cose puoi sentire
ed io, probabilmente, neanche le riesco a immaginare.

Fors'anche è meglio esser per te
ciò che per te non sono,
non esser un qualcosa di sbagliato,
qualcosa che, al negativo, può esser equiparato.

Come per tutti, anche per me, è più facile sapere chi non sono,
perchè son poche cose ma, almeno, sono chiare,
son io, invece, molte altre cose ma, per specificare,
sarebbe troppo il tempo che impiegherei a pensare.

Non so, se un giorno, tu mi dirai cosa per te io sono,
o anche per fare prima, solo quello che non sono,
il tempo ti avrà detto, chi sono e chi non sono, 
di me, sol posso dirti, che son solo ... quel che sono. 

 
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Cosa tonda e cosa piana.

Post n°385 pubblicato il 31 Ottobre 2019 da lontano.lontano
 

         

Per ora, ognuno di noi ha ancora una moneta da poter guardare.
Si, per ora, visto che idee folli mirano a far sparire il contante ma, soprattutto, perché progetti ancor più demenziali e perfidi mirano all'impoverimento di massa.
Approfittiamo allora di questa effimera congiuntura favorevole per guardarne una.
Prendetela fra le dita e osservate frontalmente una delle due facce, cosa che neppure dovrei dire, visto che nessuno la guarderebbe dal lato sottile.
Quello avete sotto gli occhi è un rotondo, un cerchio,una cosa circolare, ogni sinonimo va bene per asserire che, tra le vostre dita ci sia un qualcosa che non ha che questa caratteristica.
Ma, poiché, quasi sempre c'è un "però"(che non è il passato remoto del verbo "perare"), se la girate proprio dalla parte sottile, vi accorgerete che quella cosa rotonda diventa piatta.
Sembra un'osservazione banale ma, di solito, non si tiene conto che qualcosa di sferico possa esserlo pur essendo anche piatto.
Ovvio? Si, adesso è ovvio ma, prima di questa osservazione non si pensava che fosse altrettanto ovvio che una goccia d'acqua potesse star comodamente su un qualcosa di rotondo.
Prendendo una moneta tra le dita come dicevamo all'inizio, infatti, mi avreste detto che sarebbe stato impossibile metterci una goccia sopra, mentre ora considerate del tutto normale questa possibilità.
La domanda che mi pongo è la seguente: Perché solo per una moneta vale questo ragionamento e per altre cose rotonde no?
Per dirla meglio, se per far stare una goccia su una moneta la devo girare su un piano, di 180°, perché stando dritta non ci starebbe, come è evidente che sia, perché devo accettare che ci possa stare lo stesso?
La risposta che mi posso dare è che basti guardare quella cosa rotonda da un altro punto di osservazione.
Se invece di tenere la moneta tra le dita la appoggiassi su un supporto che le sostituisce e mi girassi io nel vuoto, non sarebbe la stessa cosa?Certo che lo sarebbe, che si giri l'oggetto o che giri il soggetto nulla cambia visivamente.
A questo punto è evidente che sulla faccia piatta ci possa mettere ciò che voglio, basta che abbia una superficie di un'ampiezza tale che la possa contenere.
Come è evidente che ciò che pensavo fosse solo rotondo, possa, a tutti gli effetti, esser anche piano, non c'è nulla di strano, o mi sbaglio?
Forse vi sembrerà un po' fantasioso che qualcosa possa girare nel vuoto per vedere una prospettiva diversa, ma perché dovrebbe esser strano arrivare da più piani e non dal solo orizzontale?
Facciamo un esempio per capire questo.
Se vi capita di tirare con l'arco, o di assistere alla prova di chi lo fa, vedete ad una certa distanza il bersaglio posto di fronte, conseguentemente notate che la freccia lo raggiunge in linea quasi retta.
Questo deve esser perché la distanza è piuttosto breve ma, nel caso in cui il bersaglio fosse ad una distanza maggiore la tecnica di lancio sarebbe diversa.
Qui ci soccorre sia la storia che il cinema.
Avete presente lo schieramento a testuggine che i soldati romani adottavano in battaglia?
Ebbene, le frecce a loro indirizzate arrivavano dall'alto, come una pioggia, ed è per questo che aveva un senso ripararsi da esse con gli scudi.
Con tutto ciò voglio dimostrare che non tutto si raggiunge soltanto in linea retta, ci si arriva anche in maniera spiovente, anzi, è molto più facile arrivarci dal lato piano.
Con tutto ciò dove voglio arrivare?
Magari a dire che ciò che è tondo possa esser anche piano, che essa sia una moneta, che sia la luna, che sia anche quello che fino a ieri avete creduto non potesse essere.
Credendolo, in buona fede, senza pensare di pensare, confidando in coloro che vi invitano a credere per il vostro bene, perché non ci sono alternative a questo credo, perché non vi occorre pensare, basta che, ciecamente, crediate, sempre, crediate.

 
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Il tempo perduto.

Post n°386 pubblicato il 07 Novembre 2019 da lontano.lontano
 
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Abbiam già perso, anche troppo tempo,
inconsciamente, forse,
di sicuro, stupidamente,
come se, ce ne fosse per sempre.

Abbiam già perso anche troppo tempo,
in parole che, era meglio fosser silenzi,
ed in silenzi che, in parole,
meglio, se si fossero sciolti.

Si, troppo è stato quel tempo perduto
sciocco è stato, non averlo vissuto,
era li, li, a portata di mano,
oggi ch'è solo un ricordo lontano.

Per capir tutto questo
per ironica sorte, c'è voluto del tempo,
se qualcosa oggi abbiamo imparato,
lo dobbiam proprio a quel tempo sprecato.

Una cosa, sola, ora resta da fare,
prima che il tempo, si vada a fermare,
viverlo insieme, ed insieme restare,
col proposito fermo, di non voler più sbagliare.

 

 

 
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Succederà.

Post n°387 pubblicato il 12 Novembre 2019 da lontano.lontano
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Succederà, tra poco o tanto tempo, in un tempo imprecisato ed imprecisabile, ma succederà.
Succederà che un tuo sms, un tuo squillo telefonico, un tuo messaggio in posta, non avrà risposta.
Succederà che ti chiederai il perché, e succederà che le risposte alle domande che ti porrai, cercheranno, con una convinzione che assomiglia più a cieca testardaggine di eliminarne una... quella.
Succederà che non riproverai a richiamare, temendo che il cellulare possa squillare in altre mani o che un messaggio automatico ti avverta che l'utente non è raggiungibile.
Succederà che, proprio le parole di quell'avviso, ti diano la misura di una cruda verità.
Cosa succederà da quel momento in poi non è dato sapere.
Non si può ipotizzare una reazione a qualcosa che, solo in quel momento, si verifica in maniera unica, chi prova a farlo può fare ricorso a situazioni emotive simili ma, ogni emozione ha intensità diversa e scatena suggestioni diverse.
Succederà che poi cercherai conferme o smentite, succederà che vorrai non credere a qualcosa che assomiglia tanto alla realtà e succederà che vorrai credere a tutto ciò che assomigli ad un'altra realtà, qualsiasi altra realtà.
Succederà così che arriverai a desiderare quello che fino a poche ore fa definivi incubo e succederà che ti renderai conto che ci sono persino incubi che, in certi frangenti, potrebbero trasformarsi in sogni.
Succederà che percepirai che lo spazio tra un qualcosa ed il suo opposto si può annullare, così come per due rette parallele che, invece di viaggiare senza mai incontrarsi, si fondessero in una sola.
Succederà che il tempo entrerà prepotentemente nella tua vita, succederà che regnerà sui tuoi "se" e diventerà padrone dei tuoi rimorsi lasciandoti schiava di colpe che non meriti di scontare.
Succederà che passeranno i giorni nell'incredulità perché non riesci a convincerti che certe cose possano succedere anche a te, si, proprio a te e non solo agli altri, come fino a ieri era successo.
Succederà che i tuoi impegni, le tue incombenze, i tuoi guai indotti, condurranno i tuoi pensieri altrove e, lentamente, tu li seguirai senza sapere bene dove andare, basta andare altrove.
Succederà che un giorno, uguale a tanti altri, scorrendo le ultime chiamate effettuate, vedrai quella che risposta non ha avuta, quel numero mai cancellato dal tuo telefono e quel nome mai cancellato dal tuo cuore.
Succederà che le tue dita faranno apparire quel nome sul quadrante e la scritta: "Invia messaggio".
Succederà che, pur volendolo scrivere non lo scriverai perché van bene i sogni, va bene credere nell'impossibile, va bene tutto ma non il farsi male oltre quello che si riesce umanamente a sopportare.
Succederà, e non puoi fare in modo che non succeda, succederà, e non potrai fare nulla, quel giorno in cui succederà.
Puoi però far qualcosa oggi che non è ancora successo ciò che, fatalmente, un dì succederà.
Scrivi quel messaggio che potrai inviare a chi ancora è raggiungibile, scrivilo ora che puoi leggere una risposta che oggi ti sembrerà un dono e non una cosa scontata.
Fai quello squillo per avere quello di risposta che pare non dica nulla ma dice tutto.
Scrivi oggi quella lettera che un giorno non potrà leggere, una di quelle lettere che, stranamente, tutti inviano ben sapendo che il tempo per la consegna è ormai scaduto.
Fatti mandare una poesia, una dedica, una musica, qualche pensiero, una pagina di frasi che distrattamente, probabilmente oggi leggerai ma che, un giorno, quando succederà, rileggerai per ore e altre ore, come se mai l'avessi vista prima.
Non rimandare oltre, sei ancora in tempo perché un dì succederà ma ora, ora, non è ancora successo.

 

 

 
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Desideri contrastanti.

Post n°388 pubblicato il 19 Novembre 2019 da lontano.lontano
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Per capire qualcosa di più di ciò che leggerete, devo far un breve cenno alla genesi umana, quando "Quelli la", modificando la nostra struttura originale, ci hanno fatti diventare quello che ora siamo.
Essendo loro appartenenti ad una civiltà avanzatissima, molto più evoluta persino di quella che per noi oggi è fantascienza, potevano disporre di conoscenze in ogni campo dello scibile umano.
Sono venuti sulla terra perché occorreva loro un materiale prezioso, non certo per le proprietà di bellezza ma per utilità pratiche: L'oro.
Lo utilizzavano nell'ambito di una tecnica legata ai "Telomeri", da cui "Telomerasi", materia inerente i cromosomi e il DNA, su cui non mi dilungo, visto che potrete approfondirla personalmente.
Per sintetizzare, "trattando" l'oro, riuscivano a ottenere una longevità che quella che i miti ci hanno tramandato è stata associata ai Patriarchi.
Tornando al racconto, so di una persona che, accidentalmente, in maniera del tutto casuale, trafficando con una sterlina d'oro, dono di nozze, non chiedetemi sul come, perché non lo so, ha modificato qualcosa nei suoi geni, riuscendo a fermare il suo invecchiamento.
Non aveva assolutamente contezza di ciò che gli era successo e che mai avrebbe immaginato, per cui la sua vita, procedeva similmente a quella di ogni altro essere umano.
Il suo tempo biologico però, anno dopo anno, gli diceva qualcosa di diverso; non tutto andava come stava andando per tutta l'altra gente.
Le cose, le persone, il suo mondo, non erano più in relazione con quello che, ormai, era diventato un mondo parallelo, due emisferi che, nascevano da uno in origine unito.
Dapprima, vedere il suo fisico fermo a quei 50 anni che, pur aumentando, anno dopo anno rimaneva uguale, destava in lui un compiacimento personale e invidia negli altri ma, è ormai assodato, che la vita sia una "partita doppia", sistema contabile che, mi pare sempre più confacente alla filosofia piuttosto che alla ragioneria.
Ciò che la nostra esistenza ci concede si mette, nella colonna dell'"avere", ciò a cui dobbiamo rinunciare, in quella del "dare" ma, non è affatto scontato che il bilancio finisca poi in pareggio.
La persona di cui parlo, sapeva tutto ciò perché disponeva di una sensibilità tanto accentuata quanto particolare che gli permetteva di andar persino oltre la filosofia ma, soltanto successivamente, avrebbe capito che la nuova dimensione del suo pensiero sarebbe sfociata nell'inimmaginabile.
Restare giovani, penso sia il desiderio di tutti ma, è tale perché non lo si concepisce distaccato dalla contemporaneità.
Non invecchiare, pertanto, in una situazione che non invecchia è auspicabile ma non potrebbe esserlo altrettanto se ciò avvenisse unicamente a livello individuale.
Il modo di pensare di noi umani è un po' troppo superficiale, ci si limita ad una considerazione epidermica e la si esprime così com'è, senza soffermarsi sui concetti successivi alla stessa.
Purtroppo, per lui però andava tutto diversamente, non riusciva ad invecchiare mentre invecchiava l'universo che lo circondava.
Invecchiavano i genitori per poi andarsene, probabilmente, dove la disputa col tempo non lacera più, ma questa era l'unica cosa "normale" che gli stesse accadendo, l'unica, proprio la sola cosa normale.
Piano piano, o velocemente, non saprei trovare un confine tra le due sensazioni che, sono talmente soggettive, da sovrapporsi a seconda di percezioni che prescindono da tutto, anche dal tempo.
Se ne andava così, anche la persona che aveva accanto, quelle che gli erano accanto anche senza esserci, i nipoti, i loro figli e quelli dei loro figli, soltanto lui restava, li, dove capiva che non era più il posto, né il momento giusto per restarci.
Un vecchio di 50 anni, giovane nel corpo, nella mente e nella disperazione che, come lui, non riusciva ad invecchiare e che, restando giovane, gli provocava un dolore che rinnovandosi continuamente, assieme a lui invecchiava.
Era arrivato il momento di mettere gli accadimenti che ogni giorno recava con se, solo nella colonna delle passività. 
Nulla era per lui, non dico, fonte di gioia ma almeno di non sofferenza, e pensare che gli sarebbe bastato anche solo quello ma, quel poco era diventato troppo da poter esigere.
Ogni affetto lo aveva abbandonato, solo il ricordo di quello, sentiva trasformarsi in parole, in musica, poteva leggerlo in qualche pagina, poteva persino ingigantirlo fino a diventare mito e leggenda ma il mito, a quel punto non è che un rimpianto ancora maggiore della realtà.
Il suo desiderio era sfuggire a quella che era ormai la sua maledizione.
E' strano, come la vita possa trasformare una benedizione divina in dannazione, la fortuna in sfortuna e, a seconda di come gira il vento, ogni cosa nel suo contrario e il contrario persino nel suo opposto.
Non sorprenderà nessuno se affermerò che il condannato a quella semi eternità avrebbe voluto veder esaurirsi il suo tempo, come è concesso a tutti gli altri esseri umani.
Quello che sorprenderà invece voi che leggete di questa storia, come sorprende me che ne scrivo, è rendersi conto di come la morte, spesso, si possa considerare una concessione, piuttosto che una pena da scontare.
Non ci si pensa, perché la morte fa paura, come tutto ciò che non si conosce d'altronde, ed è su questa paura e nella conseguente rassicurazione che le religioni fondano la loro ragione di vita.
Vogliamo sentirci dire che non moriremo mai del tutto e che, addirittura, vivremo in eterno.
Già, vivere in eterno sarà una grande e allettante prospettiva, forse in altre dimensioni ma qui, dove siamo in questo momento può esserlo altrettanto?
No, alla luce di quanto sto scrivendo, penso proprio di no.
Morire è un diritto e sono abbastanza certo che tutti ne abbiano usufruito ma il problema che ci si deve porre è ... quando.
Il tempo, ancora lui, il mistero insoluto con il quale da sempre l'uomo si trova ad aver a che fare.
Non amo dire tutti ma, non posso neppure fare dei distinguo ogni volta che affermo qualcosa, e se dico che tutti vorremmo andarcene il più tardi possibile, so benissimo che ci sono forzatamente tanti "distinguo" ma il caso della persona di cui parlo penso sia l'unico che non si possa razionalmente contemplare.
Morire prima di un certo momento è il desiderio universale delle persone che fanno della ragione e non della fede cieca un fondamento.
Morire prima dell'umana sofferenza che di umano non ha niente; morire prima che il tempo umili un essere umano, togliendogli i requisiti indispensabili che gli consentano di continuare ad esserlo, sarebbe davvero un diritto che mai, dovrebbe scadere a mero privilegio soggettivo.
E quella persona adesso desiderava farlo valere ma il riuscire ad esigerlo in mancanza di un interlocutore plausibile non era la cosa più semplice.
Non gli restava che una cosa da farsi, quel passo che da uomo semplice lo avrebbe elevato a divinità o a padrone del tempo, a padrone del destino o, ad esser lui stesso il destino.
Certo, non c'era altro da fare ma, fare quello, è soltanto facile a dirsi ma mai a farsi.
Ci vuole coraggio o tanta viltà, ed anche in questo caso gli opposti si confondono, tanto coraggio o tanta disperazione, la sola, probabilmente, che riesca a dare il coraggio quando non lo si possiede.
Se lo abbia trovato non so dirvelo e non so come sia finita questa storia, non avendo neppure nessuna certezza che sia finita.
Ciò che so è questa persona sia andata via dalla mia città, sia andata sulle montagne che abbiamo alle spalle del mare, o appena sotto di esse, in uno di quei boschi di cui sempre mi aveva parlato quando io ero ancora molto giovane e lui cominciava a non esserlo più pur rimanendolo.
Se vi capiterà di andare in un bosco, magari per funghi o in una giornata di quelle in cui la tramontana sferza il cielo ripulendolo, chissà che non vi imbattiate in una persona che si aggira nei pressi del proprio rifugio.
Fermatevi a fare due parole con lui, senza accennare, però, a ciò che vi ho raccontato.
Se invece vedrete un rifugio disabitato, dove il fumo non esce dal camino e fuori la legna è accatastata in un angolo, fermatevi lo stesso e dedicate un pensiero a chi è riuscito a vincere il tempo ed al tempo si è arreso. 
A chi ha vinta la morte per poi abbandonarsi ad essa perché, in fondo, è l'unica che possa davvero mettere fine a certe sofferenze che, in altra maniera, non riusciamo a sopportare.  

 

 

 

 
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