Marcello Sorgi ("Stampa") sostiene che la "politica italiana è immobile", che i politici contemporanei "sono troppo impegnati a dimostrare che non c’entrano nulla con la politica": "Cosa facciano tutto il giorno - a parte ricoprirsi di insulti in diretta tv - non si capisce".
L'editoriale di Carlo Lucarelli su "l'Unità" definisce "speciali" i misteri italiani. Perché da noi c'è "qualche potere forte, che per motivi suoi non vuole la verità".
Giancarlo De Cataldo, su "Repubblica" conclude analogamente: "... i misteri italiani continuano a ossessionarci con le loro domande irrisolte". Il riferimento è al caso di Emanuela Orlandi, giugno 1983.
Goffredo Buccini sul "Corriere della Sera" richiama il caso Montesi, 1953, ed un pezzo su Antonio Ghirelli scritto da Aldo Cazzullo il 17 marzo 2007 sullo stesso quotidiano, ed intitolato: "E il caso Montesi fece nascere il centrosinistra".
Fanfani passava alla sinistra comunista informazioni riservate. Che finivano immediatamente su "Paese Sera". Raccontava Ghirelli: "Montammo una campagna durissima contro il povero Attilio Piccioni sullo scandalo Montesi, in cui il figlio non c' entrava nulla; ma noi ricevevamo informazioni riservate dal ministro degli Interni, che era poi il rivale di Piccioni nella successione a De Gasperi, Amintore Fanfani, di cui condividevamo il disegno del centrosinistra".
Tra quanti decenni i nostri posteri sapranno la verità su quanto sta accadendo con questi "misteri italiani"? C'è chi trama e c'è chi trema.
Lucarelli propone tre regole: 1. Indagare subito e su tutti i fronti. 2. Una "corretta controinformazione". 3. "L'interesse forte e costante, il controllo dell'opinione pubblica".
Il caso di Fanfani contro Piccioni e con le notizie passate ai comunisti di "Paese Sera", fa parte di quella politica sporca che è "disinformazione" istituzionale.
Il bello di oggi è che grazie alle tivù gestite dal potere e da chi lo detiene, la "disinformazione" istituzionale non ha bisogno di soffiate. Nasce spontanea ma non gratuita.
[21.11.2009, anno IV, post n. 336 (1056), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Bocciata, la proposta nostrana, per colpa di chi? Non sembra avere responsabilità il governo. C'entrano i discorsi politici della sinistra socialista europea che non ha visto di buon occhio il rappresentante di un partito come il Pd che rischia di apparire né carne né pesce nel contesto internazionale.
Un Pd che considera un termine osceno la parola socialdemocrazia, ha ricevuto un bello schiaffo che dovrebbe farlo meditare.
[20.11.2009, anno IV, post n. 335 (1055), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Gli italiani leggono sempre meno, non soltanto i libri, ma pure i giornali. Però parlano sempre di più. Ammaestrati dalla televisione, dove l'importante è aggredire chi la pensa diversamente. E viziati dalle stesse redazioni giornalistiche delle emittenti grandi o piccole che schiaffano un microfono sotto il naso del primo che passa e che non sa nemmeno quale sia l'argomento per il quale è richiesto il suo illuminato parere.
C'è poi una mutazione genetica che, per forza di cose, la politica governativa ha imposto ai suoi "scrittori". Il giornalista non fa più il giornalista, non interroga, non interpella, non chiede chiarimenti, se sta dalla parte del potere berlusconiano. No, aggredisce chi la pensa in maniera contraria. E questo è nulla, rispetto a chi in passato ha avuto altre vocazioni, frequentando persino certi servizi non igienici ma egualmente segreti, per i quali non dava senza non aver ricevuto.
Una rete televisiva nazionale anni fa, in un programma di successo, interpellò un anziano romagnolo con questa domanda a bruciapelo: "Dove sono le zone erogene?". Risposta sicura e ferma: "Ah, sì, là in fondo dietro al mercato".
[19.11.2009, anno IV, post n. 334 (1054), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Lo stupore nasce dalle "notizie che continuano a fare apparire come imminente un ricorso alle elezioni anticipate".
Notizie, va aggiunto, che provengono da ambienti a lui vicini. Ad esempio (ma soltanto ad esempio), il presidente del Senato Schifani aveva proclamato: se la maggioranza non è compatta, si torna alle urne.
Era una risposta diretta al presidente della Camera Fini che aveva proposto dei distinguo rispetto alla linea del governo.
Ci permettiamo di ripetere pure per Schifani quello che abbiamo osservato a proposito di Fini: sono situazioni anomale quelle in cui i rappresentati istituzionali (presidenti di Senato e Camera) trattano di questioni politiche relative ai partiti da cui provengono.
Davanti allo stupore di Berlusconi, possiamo sfoderare soltanto lo stupore nostro, di cittadini che credono nella Costituzione.
E' lo stesso stupore che proviamo leggendo la nota di G. A. Stella sul "CorSera" di oggi, dove si ricordano due momenti politici di Mastella. Quello odierno che smentisce contatti con Berlusconi nel 2008.
Ed un'intervista del "Corrierone" dello stesso 2008 (2 marzo) alla signora Sandra Mastella che definiva "uomo inaffidabile, vergognosamente inaffidabile" Berlusconi.
Con successiva conferma dello stesso Mastella marito (Ansa, 11 marzo 2008): "L'accordo con Berlusconi c'era". Era addirittura un "accordo scritto".
[18.11.2009, anno IV, post n. 333 (1053), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Sinora il cavaliere aveva accusato i giudici di perseguitarlo. Adesso Bondi mette in ombra la figura del primo ministro, ne fa il simbolo di un rito sacrificale celebrato nei tribunali per assediare la democrazia di questa povera Italia.
Mossa astuta, abile, ma non per questo lontana da ogni logica e dalla realtà della cronaca vera. Per Berlusconi la discesa in campo fu il tentativo, da lui stesso ammesso (con Enzo Biagi), di salvarsi.
Bondi fa l'antigalileo. Nega l'evidenza. Al centro del mondo c'è la Terra che è il suo cavaliere. Loschi figuri cercano di detronizzarlo. Non già per rovinare Berlusconi, come lo stesso Berlusconi ha sempre sostenuto. No, per distruggere la democrazia italiana, che nel cavaliere s'incarna, sublima e realizza.
Siamo alla pura fantapolitica, per essere rispettosi delle umane debolezze. Più pericolosa della stessa politica fatta di bugie.
[17.11.2009, anno IV, post n. 332 (1052), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Il serafico Bondi ha detto cose che non condivido (ne parlo in un post parte). Ma le ha dette con quella grazia che invita a soccorrerlo: perché una persona che ha il suo cammino politico (è stato comunista...) non può cercare di abbagliare l'ascoltatore senza ascoltare le ragioni della logica e della cronaca.
Bondi fa anche il poeta, è in effetti uno strano poeta, compone versi stitici, sembra quel personaggio di una commedia di Giovanni Mosca, che scriveva seguendo la moda del suo tempo per apparire un "poeta ermetico". Da cui la storpiatura folle ma realistica in "poeta emetico" di certi fogli umoristici per alcuni scrittori del tempo.
Il verso reso celebre dalla commedia di Mosca è questo: "Per un'oliva pallida si può delirare".
Illustre ministro Bondi, non sapevamo che un cavaliere primo ministro potesse avere lo stesso effetto di un'oliva pallida, su di un poeta contemporaneo. Anche o proprio perché questo poeta è ministro?
[17.11.2009, anno IV, post n. 331 (1051), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Ieri sera circolava già la notizia sul ragazzo per bene, 24 anni, che, sentitosi offeso nella sua virilità, ha ucciso una ragazza di 22 (foto). Le cronache provvedono a precisare che lei era una lucciola. E che si è trattato per lui di un raptus.
Il mondo vero è questo, quello dei cadaveri di povere ragazze uccise in nome del "machismo". Ma quello finto delle trasmissioni "realistiche", non c'entra per nulla nel rafforzamento di questa visione del mondo e della donna? La tv consolida la cultura della violenza contro le donne.
[17.11.2009, anno IV, post n. 330 (1050), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Chi giudica è il Principe in persona, che legge il capo d'accusa: "Il capo sono io ed io l'accuso di aver sobillato il Popolo che tanto mi ama a ribellarsi contro di me".
Ora tocca alla difesa, pensa Bertoldo, ma si sbaglia. Il Principe cambia abito e si accinge alla tutela del povero Bertoldo: "E' un uomo indegno di abitare sotto la protezione di questo nostro Principe che sarei io, amatissimo da uomini e soprattutto donne. Impiccatelo. Inutile torturarlo. La sua faccia già dimostra la colpa, come direbbe Lombroso".
Il Principe torna ad essere giudice dopo essere stato magnanimo avvocato difensore dell'infame Bertoldo. E come giudice giudica che a Bertoldo vada mozzata la testa. "Io stesso sarò l'esecutore della sentenza, perché in uno Stato democratico non è tollerabile che un villano continui a vivere malignando del suo Principe. Che deve provvedere ad eliminare il dissenso per raggiungere e realizzare il bene comune di cui parla anche la Chiesa".
L'unico pubblico presente era il povero Bertoldo che in attesa di avere il capo mozzato, dopo averlo avuto tumefatto dai piedi del principe, s'è appisolato silente (manco russava) nella gabbia degli imputati. Lo sveglia l'urlo demoniaco del Principe: "Vile marrano, finiscila di protestare, questa è la Giustizia, questo è il Processo Breve che salva il Potere dagli infami pari a te".
"Lunga la strada, breve è il processo, questo è il fine della mia utopia", allegramente andava cantando il Principe accolto dall'applauso dei suoi cortigiani accampati fuori dal Palazzo di Giustizia, a caccia di alibi: nulla aver visto, nulla aver sentito, in nessuna occasione. Non si sa mai, cambiasse il vento, occorre restar politicamente vergini.
(3 - continua)
Alle precedenti puntate:
1. Bertoldo e il Principe
2. Beertoldoo, impicatelo!!
[12.11.2009, anno IV, post n. 328 (1048), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Purtroppo, l'effetto non voluto è che il "per" matematico del logo, sembra uno di quei cerotti che si disegnano nei fumetti sulla bocca dei personaggi, per significare che non possono parlare. C'era una volta il cerotto Bertelli... Adesso avremo quello Rutelli?
[12.11.2009, anno IV, post n. 327 (1047), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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C'è lo scrittore che in tv presenta il suo manuale pedagogico per i giovani che oggi hanno vent'anni. È il Fini il quale dice che il suo partito (suo ovviamente nel senso di partito di Berlusconi...) non è una caserma.
Ovvero, ed ecco il Fini strettamente politico, che lui non accetta passivamente le proposte di Berlusconi come imposizioni davanti alle quali mettersi sull'attenti.
Poi c'è il Fini che è il più importante di tutti, davanti agli occhi della Storia. Il presidente della Camera dei deputati. Ovvero la terza carica dello Stato, dopo il presidente della Repubblica e quello del Senato.
Sino all'ingresso in politica di Berlusconi, i ruoli di un presidente della Camera sono stati improntati a rappresentare tutti i partiti presenti nello stesso ramo del parlamento. Fini ne è consapevole, e lo ripete spesso.
Ma poi, passando dalle parole ai fatti, sembra contraddirsi. Perché "una volta" non si vedeva il presidente della Camera discutere questioni legislative con il presidente del Consiglio calato nella sua funzione di capo del partito in cui entrambi militano.
Minzolini non se ne potrà mai accorgere, oppure non potrà mai dirlo: ma questo è un vero e proprio "vulnus" alla Costituzione scritta ed a quella praticata.
Fini come Fregoli o Brachetti, cambia abito uscendo da una porta e rientrando in scena da un'altra. È il sistema teatrale imposto da Berlusconi: per arrivare dove? Alle leggi che lo interessano...
Come è accaduto nel caso del colloquio di ieri, burrascoso a quanto si legge nelle cronache odierne.
Ma i contrasti sono apparenza, ciò che conta è la sostanza che abbiamo descritto, l'anomalia del presidente della Camera che contratta con il capo del governo una questione esclusivamente connessa ai loro ruoli politici all'interno di un partito. E non ai ruoli istituzionali ovvero costituzionali.
Nascosto dietro l'angolo della satira dei comici, infine c'è un Fini alla quarta incarnazione, che li riassume bravamente tutti e tre, il capo futuro del Pd... Ma questo aspetto forse non dipende soltanto dai comici.
[11.11.2009, anno IV, post n. 326 (1046), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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