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Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
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Va bene l'aumento dell'età pensionabile. Però adesso mettetela a riposo. Fatelo almeno per il leone.Per tutto il mese di dicembre, Padova è stata tappezzata di cartelloni che pubblicizzano l'avvento prenatalizio di Moira Orfei nella consueta cornice di elegante sobrietà che da sempre costituisce la sua inconfondibile cifra stilistica. Ché se fai mente locale sul fatto che la signora Orfei ha sul groppone 81 cucuzze più un ictus, non puoi evitare di chiederti: ma sarà ancora viva? Oppure è defunta tipo 5 anni fa dentro la sua armatura di maquillage al cartongesso, e da allora non se n'è accorto nessuno perché se la sera non la strucchi con napalm puoi stare tranquillissimo che lei resta comunque rigida e a prova di decomposizione? Ad ogni modo: lo spettacolo del 2011 si chiama Moira: il bacio del leone! E l'oscar per quest'anno va senz'altro all'anonimo padovano che sotto al cartellone di via Cavalletto ha scritto: leone di Moira, facci sognare...
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Hai il passo lento di chi non ha fretta di raggiungere lo studio. L'andatura zoppicante per colpa di quel ginocchio che sconta le tue ossessioni di adolescente immortale, e che non tornerà mai più come prima. I capelli grigi del professionista che ha deciso di investire vita ed energia in cambio del più alto grado di efficienza sul lavoro. L'andatura prudente di chi cammina senza guardare la strada mentre digita sul display dell'iPhone. La tranquillità dell'uomo che fa il giro largo del cortile e non infila la prima porta disponibile solo per assicurarsi al più presto un tetto sulla testa. Hai tutto questo; che è carattere, genetica, biografia. Ma è anche caso, configurazione momentanea, incidenza casuale, chimica e umorale. Quel che ti costituisce e resterà sempre eternamente tuo, e quello che è volatile, impalpabile, superficiale. Che oggi ti definisce e domani sparirà senza lasciare tracce. Mi piacerebbe che in tutto questo ci fosse uno spazio per me. L'oggetto che ami in presenza. Perché è questo, credo, che fa la differenza tra l'amore degli uomini e quello dei poeti. L'amore che sperimentiamo in assenza. Che è un fenomeno della stessa natura della fede. Amo anche quando non vedo. Amo quando non sento. Amo quando non tocco o non riesco a percepire. Amo quando non posso essere certo nemmeno che tu sia vivo o morto. Amo perché la profondità dove mi hai trascinato mi dice che ci sei, e che questa era l'altezza che volevo raggiungere. Non è il bisogno che va condiviso. E' la gratitudine. Ma bisogna lasciarle uno spazio libero da colonizzare. Mantenerlo pulito, accogliente, vitale. E si può fare solo per scelta. Ho il mio cellulare in mano. Lo guardo, ma è solo accademia. Mi serve per tenere in allenamento l'inguaribile ottimista che è in me. Nessun messaggio. Solo un display che rimane muto. Tanto vale cominciare a lavorare. |
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Ma sapete cosa ho scoperto studiando Psicologia dell'invecchiamento? Che c'è un'incidenza significativa di donne - che vuol dire: non legioni di individue, ma certamente una percentuale superiore a quella che può essere attribuita al puro caso - che raggiunge l'orgasmo per la prima volta dopo gli 80 anni. Per cui mi domando: di cos'altro abbiamo bisogno per avere la conferma che la vita è strepitosamente pirotecnica e che la più schizzata delle nostre fantasie non avrà mai lo stesso contenuto funambolico che riescono ad assumere certe realtà? Soprattutto, cos'altro ci serve per capire che le capacità predittive della statistica non contano un cazzo in rapporto alla nostra determinazione individuale ad essere felici, e che abbiamo sempre e comunque a disposizione la scelta di sovvertire i pronostici? Secondo me, niente. E' tutto chiaro così com'è. Resta solo da decidere da che parte vogliamo stare.
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Ogni tanto, da qualche anno a questa parte, mi imbatto in Alan Turing. Alan Turing è stato un matematico, logico e crittoanalista inglese morto nel 1954. Per capirci, è quello che ha contribuito a elaborare la logica del codice binario che è alla base del linguaggio dei computer. Fosse stato solo questo, sarebbe probabilmente vissuto nella gloria della sua spettacolare e lucidissima intelligenza, e verosimilmente se la sarebbe cavata più che bene, anche con i limiti dovuti al fatto che gli toccò vivere durante la guerra, collaborando con i servizi segreti inglesi, per cui molte delle cose eccezionali che scoprì in quelle circostanze non poterono essere divulgate nemmeno a guerra finita, perché rimasero coperte dal segreto di stato. Ma lui non era il tipo da prendersela su. Si occupò d'altro. E in ogni cosa mise del genio. Il problema è che oltre che matematico, logico e crittoanalista, era anche omosessuale. Nel 1952 un amico che ospitava in casa gli rubò dei soldi e scappò. Lui lo denunciò regolarmente, e nel corso delle indagini non fece nulla per nascondere che la relazione con il ladro era di natura sessuale, autodenunciandosi per quello che all'epoca era ancora rubricato come reato. Lo fece consapevolmente. Disse, furono proprio parole sue, che non ci vedeva niente di male. Gli inquirenti non la pensavano così, per cui il furto passò in secondo piano. Lui invece fu arrestato, processato, e condannato alla castrazione chimica. Le conseguenze fisiche furono devastanti, e due anni dopo finì per uccidersi addentando una mela che lui stesso aveva avvelenato con il cianuro di potassio. Il particolare che mi colpisce in modo specialissimo - perché così rivelatore delle dinamiche familiari - è la reazione della madre. Che negò fino in fondo che Alan intendesse uccidersi. Continuò a dire che si era trattato di un errore involontario. Doveva avere le mani sporche a causa di un esperimento, ed così che si spiegava la tragica fatalità. Per cui se fai le dovute proporzioni - considerando la mole della cazzata a scopo di rimozione per proteggersi dal discredito del suicidio - immagina un po' con che serenità doveva avere accettato l'omosessualità del figlio. Nel 2009 Gordon Brown ha presentato delle scuse ufficiali a nome del governo inglese. Le metto qui sotto perché penso che ogni tanto fa bene ricordarsi di Alan, e ripetersele forti e chiare. For those of us born after 1945, into a Europe which is united, democratic and at peace, it is hard to imagine that our continent was once the theatre of mankind's darkest hour. It is difficult to believe that in living memory, people could become so consumed by hate – by anti-Semitism, by homophobia, by xenophobia and other murderous prejudices – that the gas chambers and crematoria became a piece of the European landscape as surely as the galleries and universities and concert halls which had marked out the European civilisation for hundreds of years. It is thanks to men and women who were totally committed to fighting fascism, people like Alan Turing, that the horrors of the Holocaust and of total war are part of Europe's history and not Europe's present. So on behalf of the British government, and all those who live freely thanks to Alan's work, I am very proud to say: we're sorry. You deserved so much better.
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Questa era prenatalizia, ma ho dimenticato di raccontarvela. Il 23 dicembre ero in giro per negozi a comprare qualche fregnaccia di poco impegno giusto per santificare le feste in allegria, e come ogni anno sono entrata al Paradiso delle Soprese in via Altinate. Uno di quei buchetti a tutto-a-un-euro che, contriariamente a quanto accade di solito, ha delle cose davvero belline. Oddio, anche dei sarchiaponi orrendi e indigeribili. Però se cerchi bene, ti salta sempre fuori qualchecosina davvero graziosa, oppure kitch, ma in giusta misura. Non necessariamente una di quelle robe che ti bloccano la digestione. Alla fine del certosino lavoro di scrematura, esco dal negozio con le mie masserizie e rientro nel flusso del traffico pedonale. Il Paradiso delle Soprese, ve l'ho detto, è in via Altinate, che a Padova è proprio una stradina di molto ma di molto chic. Pieno centro storico. Di notte allegra e ben frequentata, tipo il set di Thriller coi lupi mannari e gli zombie. Ma di giorno oggettivamente un posticino trendy con le sue signore boutique e i suoi signori studi professionali. Infatti al civico accanto hanno lo studio Longhi, Ghedini e tutti i parenti avvocatizi della stirpe. Ci sono talmente tanti Ghedini sulle targhe del portone, che più che uno studio professionale sembra la cappella funeraria con le lapidi di tutti i Ghedini defunti fin dai tempi di Gregorio VII e la lotta per investiture. Stenti a credere che tanti Ghedini possano stare rinchiusi nel medesimo studio. Manco nelle ricerche di psicologia sperimentale la deontologia consente di concentrare insieme tanti individui nello stesso spazio per verificarne la capacità di resilienza allo stress. Si vede che i Ghedini sono personcine di una certa tempra. Pensa solo a mamma Ghedini, riuscire a partorirne tanti, e tutti Ghedini, eh? Dal primo all'ultimo. Neanche uno deghedinizzato che volesse fare, chenesò, il tassidermista. Comunque. Proprio mentre riprendevo a camminare me lo sono trovata di fronte. Il Ghedini più famoso, dico. Quello mediatico. Usciva dal portone con una faccia scura come un temporale di saette. Di fronte allo studio era parcheggiata una macchinetta di merda col bagagliaio aperto. Diversi ragazzetti scendevano e salivano le scale dello studio per scaricare nell'auto dei faldoni di tutte le dimensioni. Il Ghedini mediatico dirigeva le operazioni. Il 23 dicembre, invece di andare per negozi, si caricava migliaia di fogli da studiare con cui avrebbe dovuto verosimilmente trascorrere il Natale. Poi si è messo alla guida della macchina ed è partito. Ho pensato due cose: primo: non sono mai stata, e non sarò mai più, così vicina alla causa delle Giustizia Universale come in quel momento. Se avessi rattamente gettato un cerino in quel bagagliaio e dato fuoco all'incartamento, con ogni verosimiglianza avrei dato un contributo essenziale a peggiorare i guai di Berlusconi. secondo: ventitrè dicembre. E tu sei in giro a via Altinate a caricare merda con cui avvelenarti l'ennesimo Santo Natale invece di spenderlo a goderti la vita come tutta la gente normale. Che tristezza, Niccolò.
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