Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Canocchie

Post n°385 pubblicato il 15 Novembre 2019 da je_est_un_autre

Ieri a Bologna c'è stata una grande manifestazione, a cui avrei voluto partecipare: 6000 persone pigiate come sardine in piazza Maggiore, per manifestare contro Salvini che apriva la sua campagna elettorale in un'altra parte della città. Simbolo della manifestazione: le sardine, appunto.
Non sono riuscito ad andarci.
No, è che adesso spiego. La mattina avevamo preso delle canocchie, da fare a cena. Beh, le abbiamo dimenticate al mercato. Abbiamo telefonato e dal mercato ci hanno detto: adesso siamo chiusi, ma verso sera vi apro e vi ridò le vostre canocchie. Io ho pensato, mannaggia, ma così tra il parcheggio, sistemare il cane Spike e tutto il resto, ci perdiamo le Sardine per via delle canocchie. Macheccavolo, e vabbè, pazienza. Abbiamo recuperato le canocchie.
Una volta a casa abbiamo aperto il sacchetto e dentro non c'erano nè canocchie nè sardine, ma del pesce spada.
E' così. Mai riuscito a familiarizzare del tutto col pesce.
Ma c'è di peggio. Un  giorno magari scoprirò che ieri potevo vivere un grande appuntamento con la Storia, e non ci sono potuto andare a causa di una serie di malintesi su delle canocchie.

 
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Prendersi delle vacanze

Post n°384 pubblicato il 03 Novembre 2019 da je_est_un_autre

Bisognerebbe prendersi, cioè per meglio dire, io dovrei, ecco, prendermi un po' di vacanza dai social tipo instagram. Mi viene in mente il mio Nokia 1100; andavamo d'accordissimo io e lui - e va bene che negli ultimi tempi lo potevo usare solo in vivavoce con tanti saluti alla privacy e all'intimità - ma insomma ho deciso di cambiare e adesso mi ritrovo messo così, ben mi sta. Quest'affare che abbiamo sempre per le mani ti irretisce, ti trasforma, l'ho provato sulla mia pelle.
Dicevo di instagram. Lo conoscete: è un posto dove tutti condividono delle foto invece che conservarle, come sarebbe giusto, negli album di famiglia in salotto. La fotografia: ecco, di tutte le arti è proprio quella che mi ha sempre interessato un pocolino meno delle altre, meno del cinema, non parliamo poi del teatro, meno della pittura, meno della buona cucina e anche meno dell'arte di chi concepisce un buon rebus. E allora uno dice: perchè ti trovi lì? Boh. La cosa pazzesca è che non lo so. Inerzia, lo fanno tutti, c'ho l'alibi professionale, vai a sapere cosa mi salta in testa certe volte. Non basta, e vengo al punto: instagram, subdolamente, ti copre di foto di belle ragazze. Tu clicchi la lente (che è la funzione "cerca") ed ecco tutte 'ste tipe strafighe che ti occhieggiano. E io le guardo. Immaginate quanto si può essere ridicoli. Cosa le guardo a fare poi, non lo so. Cioè, io che non sono mai stato fan di attrici e modelle nemmeno da adolescente (ero troppo impegnato ad ascoltare musica e sfondarmi di birra; mi piacevano le donne ma non avevo il coraggio di parlare con nessuna, mi masturbavo al punto che c'era da sorprendersi a vedere che il mio affare non si rompeva; ma insomma, rimirar foto, poster, mi sembrava cosa da ragazzine svenevoli) adesso certe volte mi metto lì a guardare 'ste tipe. Ma robe da matti, non mi riconosco più. Che ho anche un'età.

Oh, meno male che c'è ancora 'sto posto dove posso sfogarmi un po'. Che uno ne ha proprio il bisogno, di buttar fuori certa roba.

 
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Oggi che è il suo compleanno

Post n°383 pubblicato il 20 Ottobre 2019 da je_est_un_autre

E' tempo di cominciare a scegliere i temi per i laboratori di teatro. Farò bene a dirigermi su qualcosa che mi piace.
Lo so, sembra un'ovvietà, ma non lo è poi tanto, visto che a volte diverse circostanze esterne condizionano la scelta.
Tanto per dire: ci sono alcune commedie che secondo me sono LA commedia perfetta. Una è "Il gabbiano" di Cechov, con quella struggente malinconia. Oppure, non so, ecco, il "Don Giovanni" di Molière, così comico e feroce (e comunque Molière andrebbe fatto tutto). Ma Il Gabbiano l'ho già fatto, solo qualche anno fa; e sono reduce da una "operazione Molière" comprendente anche il Don Giovanni, fatta solo l'anno scorso.
E allora che fare? mi son chiesto. In effetti c'è un'altra commedia che vorrei affrontare da tempo: "L'ispettore generale" di Gogol. Che non è perfetta, anzi è decisamente imperfetta: si parte da una trovata (in una cittadina della provincia russa si sparge la voce che è in arrivo un funzionario dello Stato e tutti, a partire dal pavidissimo sindaco, vengono presi dal panico; finchè non arriva un tale, un giocatore, un perdigiorno, che viene scambiato per quello stesso funzionario, e che approfitta della situazione per fare la bella vita per qualche giorno) e lì si resta fino alla fine dell'opera, che insomma risulta decisamente statica. Eppure, perchè mi piace così tanto? Perchè la cattivissima ironia di Gogol è perfetta nell'analizzare la meschinità, la piccineria del sindaco e dei notabili di quel paesino dimenticato, e la scrittura e i personaggi sono così vivi che ti viene da dire: ehi, ma quello è come il sindaco tale! e guarda quello! quello è l'assessore talaltro, uguale sputato! e così via, e dire che è una storia sempre attualissima qui in Italia, è ancora poco.
L'altro giorno ho cominciato il corso col gruppo del lunedì e mi son detto: perchè no? Mi avevano detto i miei colleghi "vai tranquillo, lì nessuno ha mai fatto L'ispettore generale, li conosco, sono perfetti". E infatti, ho poi scoperto che due degli allievi lo hanno già fatto, e quindi è probabile che domani mi dicano che preferirebbero fare altro (da noi non c'è la dittatura e mi piace pensare che si possa decidere insieme e che si debba essere tutti contenti; anche se l'ultima parola ovviamente è la mia). Visto che conosco i miei polli, mi ero portato un piano B, ed è una roba che solo a pensarci mi tremano i polsi ma è un'idea che ho da tempo e prima o poi lo farò: uno spettacolo sulla vita e l'opera poetica di Arthur Rimbaud. Quando l'ho proposto, mi hanno guardato attoniti. Non un segnale è arrivato da loro, solo silenzio. Forse è perchè sono troppo educati per dire: ma che minchia vai dicendo? In effetti c'è da avere paura. Il testo sarebbe tutto da scrivere e da inventare, e non c'è materia più aerea ed inafferrabile della poesia.
Eppure, se non sarà quest'anno, io so che comunque prima o poi lo farò, questo spettacolo su Rimbaud.
Oggi che è il suo compleanno (165 anni portati benissimo) glielo prometto. Speriamo che non la prenda come una minaccia.
Auguri, Arthur.

 
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La montagna fa bene

Post n°382 pubblicato il 11 Ottobre 2019 da je_est_un_autre

Insomma siamo stati in montagna. Tre giorni scarsi. A dispetto del numero limitato di giorni di vacanza, ne sono uscito piuttosto provato.
Intendiamoci bene, a me la montagna piace. Però ti frega, la montagna.
Per dire. Se l'apparentemente innocuo cartello di fianco al parcheggio indica "Malga" senza altre indicazioni, ad esempio, non vuol dire che la malga sia dietro l'angolo. Più probabilmente hai 350 metri di dislivello da percorrere, e puoi star sicuro che il cane Spike non rinuncerà a una delle sue più grandi passioni: il tuffo a volo d'angelo su una fresca cacca di mucca.
E suderai. Come sempre, del resto. Ma siccome pensavi che la malga fosse vicina, non hai portato la maglietta di ricambio.
Per fortuna c'era il sole. Mi sono tolto a far asciugare la maglietta almeno tre volte.
Solo che c'era vento, ho rischiato la polmonite.
Com'è, come non è, siamo arrivati alla Malga. Era chiusa.
Del resto, chi vuoi che ci sia in vacanza ai primi di ottobre?
Beh, almeno c'era una bella veduta, su certe vette innevate. Col tono tronfio che i social esigono, ho pubblicato subito una foto dal titolo "La val di Pejo con la neve!", ma ovviamente non poteva essere una valle, chiunque l'avrebbe capito, io no. Solo dopo attenti studi geografici ho stabilito che si trattava della Presanella, ma a dirla tutta non sono sicuro neanche adesso.
Beh, per fortuna c'era solo da tornare indietro, e dentro di me pensavo "Chi dice che la discesa è faticosa come se non più della salita, spara una balla, eheh!".
Solo che abbiamo sbagliato sentiero. Cioè l'abbiamo perso.
Dopo un attimo di comprensibile smarrimento, ostentando virile sicurezza, mi sono messo alla guida della piccola carovana: "Dobbiamo arrivare a valle, basterà andare in discesa e arriveremo per forza!". E così abbiamo cominciato a caracollare giù, un po' alla cieca. L'importante è scendere, continuavo a dire.
Ad un certo punto abbiamo sentito campanacci di mucche al pascolo, che per qualche ragione ci sono suonati familiari, soprattutto a Spike e al suo istinto di tuffatore, che per puro caso non ha incontrato un'altra torta di vacca.
Abbiamo seguito fiduciosi il suono dei campanacci (ricordavamo che c'era un pascolo proprio di fianco al parcheggio) fino a valle.
Abbiamo trovato il pascolo. Solo che era un altro pascolo. Avevo sbagliato rotta solo di un paio di chilometri.
Ora, è vero che la discesa è più comoda della salita, ma le ginocchia sono messe a dura prova, credetemi. Quando siamo arrivati alla macchina abbiamo scoperto di avere perduto la capacità di piegare le gambe.
In auto, diretti al B&B, ho acceso la radio. C'era Erri De Luca che parlava. Diceva: "io amo la montagna. Mi fa sentire insignificante. Solo la montagna sa dirmi quanto sono insignificante, molto, molto insignificante". Insisteva. Si vede che non era più in montagna. "Ma la montagna" ha continuato Erri De Luca "la montagna, per come piace a me, io devo affrontarla solo coi sandali ai piedi. Anche i tratti ferrati. Solo così capisco quanto è sincera la montagna. Coi sandali ai piedi". E non so quante volte l'ha detta. Questa cosa dei sandali e della sincerità.
Noi eravamo lì, ammutoliti dalla stanchezza, con le gambe di legno e Spike che russava ed esalava l'odore che immaginate, e per un momento anche noi siamo diventati sinceri. Con Erri De Luca. Ma qui non si può dire cosa abbiamo detto.

 
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Una spropositata pigrizia

Post n°381 pubblicato il 06 Ottobre 2019 da je_est_un_autre

Per nostalgia, solo per nostalgia, ho scritto altrove (capirai, chissà che mistero capire cos'è quell'"altrove") un post che dice così:
"Non so bene perchè non ho mai abbandonato la piattaforma di Libero anche quando vedevo andarsene tutti, ma ci sarà ben qualche conclusione da trarre da questa mia insensata e demenziale resistenza, o forse da questa spropositata pigrizia. E' che non trovavo ragioni: andavo a curiosare dove se n'erano andati gli altri (specie quelli bravi, e ce n'erano) e li avevo visti approdare in siti che non mi sembravano in chissà qual misura più allettanti di quello da dove provenivamo.
Era sempre la stessa storia: volevamo scrivere delle cose sperando che qualcuno ci leggesse. Sicuramente però avevano ragione loro, si erano accorti che tutto stava velocemente invecchiando e se l'erano data a gambe, laddove io in mezzo a tutta quella senescenza evidentemente ci sguazzavo. Adesso lo scenario è un po' da dopo-bomba, con blog fermi anche a dieci anni fa. Mi dico sempre che sono un sentimentale, ma qua si rasenta il patologico, devo ammetterlo.
Però lasciate che ve lo dica, cari vecchi compagni di quelle avventurucole: è stato anche bello."

Qualcuno si è riconosciuto. E mi ha fatto piacere.
E' solo che la verità vera me l'ha scritta un amico in privato, e io la sapevo già, ma insomma: "Vedi, è che i blog non sono più di moda, e da un pezzo", aggiungendo però un pensiero agghiacciante, un pocolino scherzando ma poi chissà: "Adesso vanno di moda altre cose, ad esempio: mai pensato di fare l'influencer?". L'influencer. Una parola che solo a sentirla mi mette i brividi. E comunque non ne avrei la stoffa.
Ma poi, davvero dobbiamo adeguarci al nuovo anche quando il nuovo è tanto terribile? No, non credo. Rimango dove sono. Anche questa cosa di Libero lo conferma.
E' la riprova di un sospetto che da sempre si agita in me e che ho sempre cercato di nascondere, ma alla fine qui lo posso dire, e cioè che io, dentro di me, nel profondo di me stesso, l'ho sempre saputo, di essere un conservatore.
Aiuto.

 
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