There is no pain you are receding
A distant ship's smoke on the horizon
You are only coming through in waves
Your lips move, but I can't hear what you are saying

Di che dati è composta la directory della nostra vita se non di jpg, di una successione di immagini visive, di fotografie della mente?
Si dice che c'è chi ricordi di più i suoni, gli odori, i sapori.
Forse per qualcuno è così, ma il device che imprime i file sul mio disco C: è l'occhio.
Se mi guardo (appunto...) indietro, non ho memoria nemmeno di emozioni che, sul momento, sicuramente sono state violente e profonde.
Nè dolore, nè amore, nè allegria, nè tristezza.
Invece, in relazione ad un determinato fatto, il cervello mi associa in automatico una o più fotografie d'archivio.
E nient'altro.
Alcune ormai sembrano immagini fisse prese da un documentario dell'istituto Luce, altre sono invece molto vicine, e ben più vivide.
Tutte a colori, naturalmente, e tutte istantanee, non immagini animate.
Ci sono tutte le persone per me importanti, immortalate in situazioni sia straordinarie che - più spesso per la verità - del tutto ordinarie.
Anzi, di molti accadimenti importanti non c'è proprio niente, come se quel giorno avessi dimenticato la macchina fotografica a casa.
Pensandoci meglio, era normale che, trattandosi di fatti improvvisi e non previsti, non l'avessi con me.
Per contro, ci sono interi rullini di immagini apparentemente insignificanti, come se quel giorno fossi proprio uscito per fare delle foto, ma senza trovare poi alcun soggetto interessante.
E luoghi.
Interni di abitazioni, soprattutto.
Case che ho visitato magari una sola volta, e quasi quarant'anni fa.
Ognuna con una sua particolare aura, una specie di ampio riflesso di chi la abitava.
Mah, chissà poi perchè.
Ho passato un'oretta, stamattina prima di alzarmi, a cercare la foto più vecchia che ci fosse nello schedario.
Ho trovato questa immagine, un pò sfuocata, presa in viale Cavour mentre passeggiavo a mano con mio nonno verso la stazione.
Mi ci portava a veder passare i treni, specie quelli merci che non si fermavano neppure, e passavano sferragliando, spaventandomi un pò.
Ma sto divagando.
E' una tipica polaroid instamatic: piccola, quadrata e un pò sfuocata, ma si distingue molto bene il verde del viale alberato, e il sole che sbatte su uno sterminato e semideserto marciapiede.
Forse il nonno, di cui si vede solo il braccio destro, portava un gilet ocra e una camicia bianca.
Mia età stimata, due, forse tre anni.
Da lì in poi ce ne sono molte altre.
Alcune nascoste bene, ma che sforzandomi un pò potrei ancora trovare.
Altre invece sono andate perdute per sempre, magari in un trasloco, o in una manutenzione straordinaria e un pò affrettata degli archivi.
Ma al di là del ricordo puro, della fotografia che scalda i circuiti del cuore per qualche breve istante, la domanda è un'altra.
E cioè che fine han fatto quelle energie, a volte potenti, che erano state scatenate in quegli istanti?
Se è vera la legge fisica che nulla si distrugge e tutto si trasforma, non possono essersi semplicemente diluite nel nulla.
Da qualche parte pure saranno, cazzo.
Inviato da: sciffo
il 09/02/2010 alle 14:50
Inviato da: ilaria
il 09/02/2010 alle 12:08
Inviato da: mkl72
il 09/02/2010 alle 09:54
Inviato da: sciffo
il 05/02/2010 alle 18:25
Inviato da: cassetta2
il 05/02/2010 alle 12:44