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Creato da sciffo il 27/09/2005
I think he's a fart on the surface, but underneath he smells better. (Hap Collins - Two Bear Mambo)
 

 

UN TENDRE CADEAU POUR MADAME M

Post n°542 pubblicato il 18 Novembre 2009 da sciffo


Il post precedente mi ha fatto tornare alla mente una vecchiaccia che abitava vicino alla casa dove sono cresciuto, e che chiameremo madame M.

Quando ci trasferimmo in quella casa (più o meno nel 1974, l'anno d'oro di Giorgione Chinaglia e di The Rumble in the Jungle, mica seghe...), per ragioni a me tuttora oscure, fummo fatti oggetto di una sorta di sordo boicottaggio da parte di tutto il vicinato, una malaccoglienza talmente evidente che me la ricordo ancora benissimo, nonostante all'epoca avessi solo otto anni.
Invece, l'età media di questi stronzi era di 89 anni, e credo che fossero così incazzati solo perchè il nostro trasferimento in quel quartierino ne aveva alterato il delicato equilibrio ambientale, che durava dal dopoguerra.

La peggiore di tutti, per quanto ricordo, era codesta madame M: mentre di fronte si prodigava in saluti mielosi e sorrisi falsi come i capelli di Silvio, alle spalle non perdeva occasione per piantare coltelli arrugginiti tra le scapole.
In particolare nutriva un enorme ed evidente rancore verso i bambini, che forse avrebbe voluto bollire in un pentolone come la strega di Hansel e Greteli.

Era infatti un'orrenda megera, ovviamente vedova, che viveva in una casa oscura, mal riscaldata e umidissima, abitata soltanto da una colonia di merdosissimi gatti (ah, ora ricordo: ci odiava anche perchè avevamo addirittura un cane) e probabilmente da una colonia di pipistrelli vampiro.

La maledetta portava occhiali alla Filini, sotto le cui spesse lenti si intravedeva uno sguardo da predatore che avrebbe fatto trasalire Carlos Monzon.
I capelli, grigi e bisunti, erano cosparsi di una fitta ghiaia forforosa e, fatalmente, l'arpìa vestiva sempre di nero, come un balilla alla Marcia su Roma.
Ma non era solo chiacchiere e distintivo: era veramente cattiva come Lucifero e, in sintesi, faceva proprio cagare.

Nel periodo natalizio, che per me era speciale soprattutto perchè mio cuggino era ospite a casa nostra, una volta io e lui trovammo per strada delle scatole da regalo vuote, probabilmente cadute da un camion, e ne portammo qualcuna a casa.

Non so poi come ci venne l'idea.

Comunque sia, ci procurammo della carta da giornale, parecchi fogli, e la fissammo sotto la ciambella abbassata del cesso, così da formare una sorta di tasca rinforzata, atta a raccogliere a fini scientifici la merda direttamente dalla sorgente.

Poi, tra risate infami, cacammo entrambi - e per buona misura anche mio fratello - dentro il nostro brevetto, col risultato di mettere insieme, senza danni collaterali, una notevole quantità di tubi escrementizi multicolori.

Dopodichè, con cura da fisici del CERN, indossata la tuta antiradiazioni, provvedemmo a trasferire con ogni cautela il prodotto dentro una delle scatole da regalo raccolte per strada.
Il problema maggiore fu quello di non spargere letame per tutta la casa, in quanto le risate atomiche ci facevano tremare come invasati.

Quindi lo avvolgemmo in una preziosa carta da regalo, lo addobbamo con nastro e fiocco d'ordinanza e infine scrivemmo un tenero biglietto di auguri per le festività in corso.

Ricordo ancora distintamente la busta bianca con il nome della fortunata destinataria, madame M, fissata sul pacco appoggiato con ogni cura sulla soglia di casa sua.

Suonammo il campanello per poi fuggire a rotta di collo, ghignando come scimmie cappuccine.

 
 
 

GENTE DI PROVINCIA - 3.a puntata

Post n°541 pubblicato il 15 Novembre 2009 da sciffo

I TENERI NONNINI DEL CENTRO

Queste malefiche creature vivono, se allo stato brado, in un laido tugurio del centro storico.
La loro tana ha in realtà un potenziale valore immobiliare elevatissimo, ma i vecchi bastardi non la molleranno fino alla morte, sia pur costretti per questo a vivere in condizioni subumane i loro ultimi ottant'anni (i maledetti hanno la vita media di una tartaruga gigante di Zanzibar: 212 anni!).

Infatti, più per un'atavica tendenza a ragnare che per reale necessità, mantengono il tenore di vita di un fachiro nepalese: mangiano una volta alla settimana, generalmente zampone e purè o minestrina in brodo di dado, accendono solo a Natale le luci ed il riscaldamento (per questo hanno sviluppato un senso radar da pipistrelli e reumatismi dolorosissimi) e si puliscono ghignando l'esausto deretano con ruvide pagine strappate da Oggi e Gente, raffiguranti il sorriso seppiato del Reuccio Caudio Villa, ed all'uopo appese alla parete del cesso con ganci da macellaio.

Ma ciò che più li distingue è una cattiveria terrificante, roba che Ted Bundy al confronto sembra un'educanda di Marostica.

Quando escono di casa, camminano incazzati a bestia e rasente ai muri come caporali della Stasi, esprimono rauchi ed irripetibili apprezzamenti per le madri di qualsiasi automobilista passi per la loro strada e scatarrano con inaudita violenza nelle pupille dei bambini che escono da scuola.

Odiano orrendamente chiunque non esibisca i tratti tipici della più pura razza ariana, e voterebbero senza esitare per qualsiasi ex-chierichetto che avesse in programma elettorale la spedizione in Polonia di tutti gli extracomunitari, magari su vagoni piombati.

Ma il loro vero terreno di caccia sono i supermercati, che hanno sostituito tutti i bottegai con i quali litigavano da cinquant'anni. In questi habitat, se in branco, possono aggredire con morsi alla gola qualsiasi commessa della Despar che si faccia incautamente sorprendere disarmata tra le corsie.

E dopo il rilassante shopping mattutino, passano il resto della giornata incivettati dietro le finestre di casa, annotando con mozziconi di matita tutti i movimenti del vicinato e biascicando al loro indirizzo orripilanti maledizioni Maya.

L'ultima volta che una temeraria truffatrice ha provato ad entrargli in casa, con la solita scusa di leggere i contatori, l'hanno accolta sorridendo come ristoratori cantonesi, l'hanno fatta sedere nella cucina gelata e hanno chiuso sinistramente la porta.
Dopodichè, l'hanno legata con filo spinato, l'hanno seviziata ed uccisa tra atroci tormenti con delle forbicine da unghie arrugginite e, infine, l'hanno servita ai nipoti sotto forma di arrosto in occasione del pranzo di Pasqua.

 

 
 
 

GRAND HOTEL (...BASAM L'USEL)

Post n°540 pubblicato il 11 Novembre 2009 da sciffo



L'altro giorno, io e la Lussi, tipo Totò e Peppino, veniamo invitati a pranzo da un noto imprenditore della bassa bolognese.
Teatro di questo incontro quello che viene ritenuto, più o meno, il miglior albergo della città, nonchè ex residenza di famiglia dell'amico Houdini (*).

Noi due arriviamo in anticipo e, sotto un inquietante ritratto di famiglia dei proprietari, in sobrio formato 6 m x 3 e disegnato da Galep, veniamo esortati a depositare i mantelli nel guardaroba.
Cioè, il guardaroba ci viene mostrato, ma poi ci dobbiamo arrangiare con gli appendini.
Io dico, visto che vuoi fare tanto l'aristocratico di 'sta minchia, visto che fai lo sforzo di portarmi fino lì, fallo fino in fondo testa di cane, e prenditi cura tu dei pastrani... comunque tirem innanz.

La sala da pranzo è deserta, arredata come il tinello di Dracula, e si vede un solo cameriere, che con il noto conte ha in comune, direi a naso (vista l'ascella cipollata), anche il paese di provenienza.

Dopo un pò arriva la padrona di casa, abbigliata come frau Blucher e truccata come una frusta meretrice del porto di Macao, e ci accoglie con un equivoco "bentornati!".
Io e Peppino ci scambiamo un teschiato sguardo interrogativo (tipo:"non sarai mica stato tanto coraggioso da trombarla, vero?"), dato che è almeno dal 1985 che non entriamo nel maniero.

Nell'attesa, non posso fare a meno di pensare che in quelle stesse stanze, qualche anno prima, il noto escapista di cui sopra si segava derapando con le pattine sul pavimento di cotto.

Oltre a qualche altro cliente - tra i quali riconosco Boris Karloff, Bela Lugosi e il mio idolo Vincent Price - arrivano anche i nostri gentili ospiti e veniamo quindi invitati in gran pompa (...e sono sicuro che la pompa potrebbe veramente scattare), a recarci "al buffet".

Ci alziamo e troviamo due infimi tavolini da caffè dove vengono esposte le seguenti portate: due pasticcini di maccheroni monoporzione, una gamella di rigatoni al sugo, un arrostino della Lidl con patate, qualche verdura.
E questo è tutto. Cioè, non è che dopo ci sia altro da mangiare. The end.

Luciano inizia a capire che la faccenda andrà ben diversamente da come si era immaginato (lui ha bisogno per la mera sopravvivenza dell'apporto calorico di Michael Phelps in fase di carico), e lo vedo piangere in un angolo, dietro un tendaggio damascato che peserà almeno 250 chili.

Ben presto ci rendiamo conto che anche il servizio è pressochè a buffet.
Nel senso che non ci caca nessuno e, dopo alcuni attimi imbarazzati, iniziamo tutti a prelevare le posate di ricambio dagli altri tavoli apparecchiati, nonchè a servirci da soli il vino (nel che non ci sarebbe niente di male: se però, invece che sul tavolo, tci lasci le bottiglie su un carrello a qualche metro di distanza, senza nessuno a presidiare... mah).

Passiamo al dolce: tra le luculliane libagioni proposte alla clientela, ci sono anche 4-5 fette in tutto di dolci vari, evidenti avanzi di altri turni di ristorazione, forse del bar all'angolo.
Tra questi c'è anche una triste e solitaria fetta di Sacher.

Siccome due dei nostri ospiti, ormai affamati come naufraghi, stanno per disputarsela alla marsigliese con i pesanti coltelli d'argento (che hanno dovuto rubare da un tavolo non occupato), intervengo per chiedere al rincoglionito maggiordomo transilvano se è possibile averne una seconda fetta.
Ma naturalmente ci viene rifiutata, e con una punta di disprezzo tipo quello che si potrebbe riservare ad un obeso di 300 kg che ti chiede la venticinquesima porzione di dolce.
Oltretutto, se dopo una sola fetta la torta è esaurita, ciò è l'ignobile riprova che ci sono stati serviti degli avanzi.

Infine, al momento della fuga, la ciliegina sulla torta, la presentazione del conto: per entità, è semplicemente vergonoso, e per fortuna che io e la Lussi siamo stati invitati.

Ma andate a cagare, valà...


(*): Houdini, personaggio che meriterebbe di per sè almeno un post ad hoc, è un amico, così soprannominato per essere l'unico uomo al mondo in grado, appeso a testa in giù ad un biplano in volo, incatenato e vestito con una camicia di forza, di praticare (su se stesso) un atto masturbatorio completo in sessanta secondi netti dal decollo.
 

 
 
 

MASTERPIECE

Post n°539 pubblicato il 09 Novembre 2009 da sciffo



Ma non nel senso della canzone di Gazebo.

C'è un'agentessa immobiliare che ci ha raccontato questa: un suo collega dice in giro di avere una fava molto piccola, ma talmente BELLA (?) che - negli spogliatoi della palestra che frequenta - tutti si fermano mentre fa la doccia a fargli i complimenti.

Ora, intanto vorrei sapere che cazzo di palestra frequenta.
Sarà la Blue Oyster Gym?

Secondo: mi vedo la scena.
Tu sei lì che ti fai una schiumata ai peli del didietro, cercando di strappare i tarzanelli più ostici, quando si ferma uno (che mi immagino ovviamente con due baffi canaffi alla Freddy Mercury) e ti dice cinguettando "ma lo sai che hai proprio un delizioso affarino lì davanti?!".

Terzo.
Ma se anche fosse vero che il Blue Oyster ha aperto una divisione fitness, se anche si formassero capannelli di Village People davanti alla tua doccia, e se anche tu avessi un pipiolino disegnato da Pininfarina... MA CHE CAZZO VAI A RACCONTARE IN GIRO UNA STRONZATA DI QUESTA PORTATA???

Comunque, visto che ormai l'hai fatto, grazie.

 

 
 
 

PIANO B

Post n°538 pubblicato il 07 Novembre 2009 da sciffo



Non so se vi capita mai.

Avete mai avuto la tentazione di fermare la macchina, scendere senza dire niente (perchè niente c'è da dire) e correre, correre come se aveste Tyson incazzato alle calcagna?

A me succede, ogni tanto.

Il mio piano B per il giorno di un'eventuale sbiellata totale, in ogni caso è pronto da tempo, è molto semplice ed è questo.

Prima di tutto butterei il telefonino in una fogna.

Poi un volo in una città qualsiasi della costa sud-est, e qui fermarsi giusto per comperare una buona mountain bike, solida e non troppo tecnologica, e l'attrezzatura da campeggio e viaggio necessaria.
Magari anche un quaderno e una penna.

Poi iniziare a pedalare verso ovest, cercando di inseguire climi temperati.

Una specie di Into the Wild in bicicletta, e senza l'Alaska come obiettivo teorico: troppo freddo, propenderei di più per la Baja California.

Girare in bici, dormire in tenda e comprare il cibo nei K-Mart costerebbe pochissimo.

Credo che la natura sia l'unica cosa che potrei farmi bastare, almeno per un pò.

Non sarà un gran piano, ma considerando che è pur sempre un piano B, a me piace.

 
 
 
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