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Creato da sciffo il 27/09/2005
Quelli che sognano di giorno sono consapevoli di tante cose che sfuggono a quelli che sognano solo di notte. (Edgar A. Poe)
 

 

LA PAURA

Post n°678 pubblicato il 24 Maggio 2012 da sciffo

Sabato sera sono andato a letto vagamente sbronzo, dopo una bella serata tra amici con cui avevo davvero voglia di passare un pò di tempo, per qualche ora dimentico dei tanti problemi di questo periodo.
Dormo pesante, con il sangiovese che mi sommerge la coscienza, quando vengo strappato a forza da quell'oblìo agrodolce.

Apro gli occhi, sento un rumore terrificante e avverto distintamente che lo scheletro di cemento armato della casa viene shakerato, a lungo, da una forza inumana.
Mi rendo immediatamente conto che è un terremoto, e che è davvero forte.

Non mi passa tutta la vita davanti, anzi, per la verità nemmeno un pezzetto, sono solo terrorizzato come mai mi è capitato in vita mia.
Da un lato c'è un'assoluta, quasi manageriale contezza di quello che sta succedendo, dall'altro una sensazione ancestrale di pericolo, da uomo delle caverne, di essere sballottato una forza naturale assolutamente incontrollabile e da cui non c'è difesa.

Per puro istinto mi stendo sopra mia moglie, senza alcun ragionamento, il primo istinto è quello di proteggerla da un crollo, o forse di cercare un ultimo abbraccio.

Dopo un altro secondo, o forse una sola frazione, mi vengono in mente i bimbi nell'altra stanza.
Mi ritrovo a correre da loro mentre la casa è ancora in preda alle scosse, forse urlo, non lo ricordo. Barney è in ginocchio sul letto, non sembra nemmeno troppo agitato, mi guarda, non sa bene cosa fare. Balboa invece dorme come un sasso, non si è accorto di niente, beato lui.

In trenta secondi scarsi li faccio vestire e siamo tutti fuori sul prato, cane compreso.
Siamo i primi in assoluto, se fosse una maledetta gara l'avremmo vinta, poi arrivano a tratti tutte le altre famiglie del vicinato.

I bambini e i cani giocano tra di loro, sembrano contenti di questa uscita fuori programma, noi adulti scorriamo le notizie sui telefonini, si chiamano i genitori, qualcuno accende la radio della macchina per cercare di capire che cazzo succede.

Fin da quando ho sentito le scosse, non so perchè, forse per quei ricordi del terremoto del Friuli, penso che l'epicentro del terremoto sia lontano, in qualche regione distante, e che là sia successo qualcosa di terribile.
Poi, dopo un pò, anche grazie a Facebook, veniamo a sapere che invece il sisma ha colpito proprio lì, nella più piatta e immota Pianura Padana.

Beh, la paura è stata davvero terribile.
Ma il cervello umano è incredibile, a distanza di qualche giorno già mi sembra che sia stato tutto un brutto sogno e niente più.

Comunque sia, gli effetti del terremoto sono molto più pesanti di quanto venga mostrato in televisione; ieri sono andato a Cento passando (quando possibile) per S.Agostino, Mirabello, S. Carlo: un mezzo disastro.
Particolarmente impressionanti i danni alle industrie dove sono morti gli operai, tetti e muri crollati, strutture scoperchiate.

Ma la gente di queste parti ha palle e sorriso sempre in canna, ce la faremo.

 
 
 

WINDS OF CHANGE (?)

Post n°677 pubblicato il 16 Maggio 2012 da sciffo

Stamattina mi sono svegliato molto prima di quanto necessario, forse per proseguire con maggior agio i nefasti ragionamenti sul futuro che mi tormentano durante il sonno.
Questo mi capita ormai da settimane, mesi, anni; per essere preciso direi più o meno dalla fine del 2008. E' un sacco di tempo, credetemi, anzi probabilmente lo sapete già.

Certo, ci sono notti meno lunghe di altre, ma ce ne sono anche alcune che proprio non sembrano finire mai.

A volte mi chiedo quanto ci sia di mio in questa visione pessimistica, e quanto invece di oggettivo, e non so rispondere.
Ma è ancora fresco il ricordo di quando avevo un sacco di voglia di fare, di creare, di investire, e non solo per il gusto di guadagni personali (a volte assenti), ma anche per una molla interna che mi spingeva verso il mondo.
Ora, sinceramente, questa molla è stata tirata troppo, e non funziona mica più tanto bene.

Nel lungo periodo non si può vivere solo per parare i colpi, per galleggiare in attesa che succeda qualche casino terminale.
O meglio, forse lo potrà fare un oscuro impiegato comunale, ma non una mente libera, non un imprenditore: se volete che un soggetto dotato di iniziativa impieghi le proprie energie per creare lavoro e ricchezza, occorrono condizioni almeno minime perchè, sempre se non è un cretino, la sua attività possa avere un risultato positivo.
E oggi, onestamente, anche volendo, in questo paese non si sa dove investire, e quindi la ricchezza ed il lavoro se ne stanno andando.
Hai voglia a fare scioperi...

Qual è il vostro progetto di futuro senza impresa, o padroni del mondo?
Pochi gerarchi e multinazionali senza volto che comandano una schiera di impiegati ed operai che producono il nulla, perchè è il nulla che possono permettersi di comprare? 

E poi, se pensate che in un mondo fatto di tanti Winston Smith voi ve la passereste bene, secondo me vi sbagliate. Oggi, bene o male, la fate sempre franca, ma se foste abitanti di Eurasia, beh, prima o poi la Psicopolizia potrebbe venire a farvi il culo.

Non crediate che siamo tutti disposti a farci mettere sotto.
La storia insegna, e la storia si ripete: chi tira troppo la corda prima o dopo la spezza.
E' quello che sta succedendo alla Germania, che ha perso due guerre mondiali ma evidentemente non ha ancora capito un cazzo. 

E non abbiate paura dei terroristi o degli estremisti, è la gente comune che verrà a tirarvi giù dal letto.

Qualcosa sta per accadere, anche perchè non si può stare troppo a lungo sull'orlo del burrone senza cadere o salvarsi.
E sarebbe anche ora, porca troia, che io vorrei dormire un pò.

 
 
 

MAGIA, CHE ALTRO?

Post n°676 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sciffo


Ogni volta che vado al cinema, il mio subconscio apre un collegamento nascosto con la mia infanzia, a quando mio nonno materno, che allora era amministratore (oggi si direbbe commercialista) di alcune sale di proiezione cittadine, mi portava GRATIS a vedere un sacco di film.
Quanti pomeriggi d'inverno ho trascorso al Capitol, all'Astra, al Nuovo, al Corso...

Ho visto decine, centinaia di film, alcuni che mi piacevano da morire, altri meno, ma ogni volta che entravo in quelle platee buie, con quell'odore inconfondibile (allora misto anche a quello del fumo di sigaretta), sempre e comunque, mi sentivo avvolgere da una calda e benevola magia.

Solo qualche notte fa, tanto per esemplificare la forza dell'imprinting ricevuto, ho sognato di essere imbarcato su un veliero, con Kirk Douglas che cantava Ho un paio di storie da raccontar..., come in 20.000 Leghe sotto i Mari.
Dico davvero.

Esperienze d'infanzia che hanno influenzato, a vita, la mia percezione ed il mio gusto per il cinema.
Nessuno si offenda, per carità, ma io non posso sopportare di vedere un bel film in condizioni a qualità limitata.
Non ho mai scaricato un film da internet, perchè la resa media è (a mio gusto) ingloriosa.
Non riesco più a vedere in tv film che non siano in HD e/o rimasterizzati.
Se esce un nuovo blockbuster che mi interessa vedere, vado al cinema, perchè nel mio cervello bacato è così che deve essere.

Un bel film è un capolavoro, del quale il regista e la produzione hanno curato ogni aspetto, non solo la trama o il cast, ma anche fotografia, suono, location, ecc.
Vederlo in condizioni sfavorevoli, anche per uno solo di questi aspetti, è come ascoltare The Great Gig in The Sky con una radiolina a transistor.

Non sto dicendo che siano regole che debbano valere per tutti, ognuno faccia quel che vuole, ma per me è così, e non posso farci niente.

Oggi che sono ormai buono solo da brodo, una delle mie piccole-grandi gioie della vita è portare al cinema i miei figli.

Quando sono lì seduto in mezzo a loro, su una megapoltrona extracomoda, con i popcorn e la coca, gongolo.

Ieri li ho portati a vedere The Avengers in 3d, che è un vero filmone, forse il più bello nel genere supereroi che abbia visto finora, con effetti a dir poco inimmaginabili solo pochi anni fa.

Mentre Thor, Hulk e Ironman lottavano con fragori assordanti e lampi di luce illuminavano a giorno la sala, io guardavo l'espressione di Balboa e Barney: estasi pura.

Ricordo bene cosa si prova.

 
 
 

FIUMING

Post n°675 pubblicato il 25 Aprile 2012 da sciffo

Domenica, in uno spettacolare tardo pomeriggio di primavera, mi sono fatto una bella corsa sull'argine del Reno con Wally.
Era tanto tempo che non facevo un pò di fiuming, che è sempre stato una delle mie discipline preferite. Anticipo la battuta di chi so io: lo so che sono più bravo nell'argining (o arzaning).

Comunque sia: il fiuming è il percorrere argini e golene di fiumi e canali, e si può fare a piedi, in mountain bike o con la moto da enduro. Per noi bassaioli, che viviamo nella piatta e antropizzatissima pianura padana, costituisce l'unica possibilità di immersione in un paesaggio relativamente naturale.

Il termine 'fiuming' non è farina del mio sacco, ma di quello di Mario Ciaccia, mitico redattore di Motociclismo FUORIstrada. 

Il modo migliore e più divertente di praticarlo è, infatti, con una moto da enduro specialistico, l'unico mezzo che consenta veramente di raggiungere ogni angolo delle golene, in qualsiasi periodo dell'anno e con qualsiasi superficie, fango e sabbia comprese.
Certo, è vietato e non alla portata di tutti, ma è divertentissimo.
Ricordo ancora, ad esempio, come trascorsi il pomeriggio del primo giorno del 2001: immerso fino alla vita in un canaletto gelido, con altri due idioti, a cercare di tirare fuori dall'acqua la mia moto con una corda (meglio portarne sempre una, e magari anche i due idioti). 
Avendo un po' di tempo, è possibile anche risalire il corso di un fiume fino alla montagna che lo partorisce, o discenderlo fino allo sfocio in mare, 'fiumate' mitiche che ho fatto un paio di volte lungo il Reno.

Anche in MTB si può fare un po' di fiuming, anche se è necessario un periodo secco senza fango, inoltre non è possibile pedalare sulla sabbia o tentare guadi, il che è un bel limite in zone tipo le golene del Po, dove ci sono spiagge immense.

Se si va per correre, meglio rimanere sugli argini, dove ci sono sentieri o strade sterrate/asfaltate, si sta in alto e si può godere di panorami più ampi, e soprattutto non si corre il rischio di essere tramortiti e inculati da qualche busone in agguato.
Si, perchè a causa della pressochè totale assenza di esseri umani, in alcune zone ben precise ci sono luoghi d'incontro di frocioni, e capita spesso, transitando a fatica in pieno inverno con la moto su qualche sentiero sabbioso, di trovarsi di fronte uno o più tizi con l'aria equivoca che si guardano intorno facendo finta di niente, come se stessero facendo un giro in piazza a vedere le vetrine.
Datemi ascolto, correte sempre sull'argine, che svegliarsi con un bernoccolo e un gran male al culo non dev'essere un'esperienza granchè piacevole...

P.s.: si vede che ho voglia di ricomprarmi una moto da enduro?

 
 
 

LA SPIDER - seconda e ultima parte

Post n°674 pubblicato il 20 Aprile 2012 da sciffo

 

"Il sottile nastro d’asfalto della statale è nuovo e liscio come un tappeto afghano, di un bel grigio antracite, senza buche o sassi, con le strisce segnaletiche – rigorosamente tutte e solo bianche, siamo negli anni settanta – che sembrano essere state appena dipinte a mano, e forse lo sono. I Michelin radiali si godono impeccabili la guida rilassata, solo a tratti vagamente sportiva, e potrei giurare di sentire, attraverso il sedile, le molecole di gomma del battistrada aggrapparsi per un istante sospeso a quelle dell’asfalto, senza apparente sforzo, come un trapezista che afferra la sbarra dopo un doppio salto mortale, e sorride al pubblico.
Parliamo ancora poco, lui vagamente distratto dalla ricerca di una posizione più abbronzante, ed io che al solito mi perdo dentro qualche ricordo, nella vana ricerca di una domanda perfetta. Ci mettiamo un po’ a realizzare che oggi, solo per oggi almeno, non siamo padre e figlio, ma semplicemente due amici a spasso. Ma alla fine le parole mi escono da sole, da una di quelle benedette zone della mente dove la razionalità non ha mai messo piede:
“Mi sarebbe piaciuto davvero tanto che avessimo potuto fare, almeno una volta, la Maratona delle Dolomiti assieme”.  Nella mia voce non c’è tristezza, è solo una constatazione.
“Sarebbe stato bello, magari potevano venire anche mio fratello con tuo cugino”.
“Già… scommetto che adesso la bicicletta ti manca un bel po’”  pronunciando queste parole, il mio sguardo si sposta automaticamente verso gli ultimi tornanti che, qualche chilometro più avanti, ma ben visibili in quello spoglio paesaggio d’alta montagna che ti prende l’anima, conducono al Rifugio Frara, battezzato con il nome ladino del passo Gardena.  Mi è impossibile, ogni volta che passo per di qui, non pensare alla fatica bella di quell’ultima salita che incornicia il Sella Ronda, ed al conseguente piacere di indossare in corsa il giubbotto antivento, per poi lanciarsi finalmente in discesa verso Corvara. 

E così continuiamo a parlare, con frasi brevi seguite da alcuni attimi di silenzio, che ci lasciano il tempo di gustare una per una le tante emozioni evocate dalle parole, come sommelier che sfruttano la dolce tregua tra i sorsi di un grande vino per distinguerne i bouquet più sfumati.
Parliamo di bicicletta e di montagna, di mitiche giornate di sci sulla Dantercepies o sul Piz Boè, di quanto sia un’incredibile ode alla vita guidare una spider su quella strada, sotto un sole così incredibilmente bello. A dire la verità, questo non ce lo diciamo, ma lo pensiamo tutti e due, e lo pensiamo così forte che è come se  lo stessimo addirittura urlando.
Gli narro di cose che non ha mai saputo, di quelle che ad un padre non si dovrebbero mai raccontare, di scorrerie in questi luoghi con gli amici, di scherzi pesanti, della volta che vi ho guidato la moto con tanto vino in corpo che la visiera del casco si appannava continuamente.
Lui ascolta e ride di gusto, non c’è preoccupazione nei suoi occhi, in fondo (e purtroppo) è tutta acqua passata e quindi chissenefrega, di sonore cazzate d’altronde ne ha fatte tante anche lui, anche se ancora non conosco i dettagli.
“Dai, raccontamene qualcuna..” lo invito, come non ho fatto mai quando avrei potuto. Mi sono sempre dovuto accontentare di piccole allusioni, di fugaci sguardi d’intesa con qualche suo amico, di briciole insomma, quando so che ci sarebbe molto da sapere.
E lui si sbottona, con dovizia di particolari, di minuzie emozionali che una persona coglie ed un’altra no, e che ti fanno capire qual è la sua visione delle cose, la sua scala di valori. Sono storie che parlano di cose che si confessano solo agli amici, quelli veri, di sesso droga e rock and roll, insomma.
E intanto la Spider continua a pennellare le curve senza fare una piega  anche se, forse preso dal pathos del suo racconto, adesso mio padre guida un poco più deciso, ha tutte e due le mani sul volante e fa alzare la voce al motore prima di cambiare.
Io ascolto, mi bevo ogni parola e, piano piano, nebbie ed aloni si diradano, e comincio a vedere mio padre per quello che era davvero. Un uomo come tutti gli altri, né dio, né diavolo.
Animale fuori e umano dentro, il destino scomodo di essere senziente, influenzato da ricordi, pulsioni ed emozioni, e appesantito dal fardello della coscienza. Tutto qui, se vi sembra poco. Un mammifero un po’ strano che affronta quasi disarmato un mondo a tratti difficile, che viene sballottato da eventi che raramente può controllare. Che a volte compie scelte giuste ed altre volte sbagliate, in modo, ammettiamolo, spesso miseramente randomico.   
Un circuito cerebrale mi si attiva all’improvviso: gli avrei sempre voluto chiedere perché, quella volta che mi sorprese alzato fuori orario a guardare la tv, me le diede di santa ragione. Ma adesso, che non è più un padre ma un amico, mi rendo conto che sarebbe una domanda del cazzo. Chissà che cosa gli era successo quel giorno, un litigio, problemi di lavoro, chissà. Fu semplicemente uno sbaglio, come quelli che miliardi di uomini e donne fanno ogni giorno, come quelli che faccio io con i miei figli.

Non so se sono ore o minuti che parliamo, quante decine o migliaia di curve la Spider ha percorso, ma oggi
sono riuscito a capire, o meglio ad accettare, molte cose che erano già da tempo sotto i miei occhi. Bastava togliere il velo dei ruoli, ma nella dimensione del reale non è impresa così facile.
Un sogno  vivido e proficuo, dalla durata indefinita, ma adesso che il risultato è raggiunto, sento che sta per terminare.
E’ arrivato il momento di fermarsi, e dell’ultimo saluto.
La Spider riposa al sole, quieta come una pantera dopo la caccia, il cofano caldo, accarezzata dagli sguardi ammirati degli immancabili motociclisti tedeschi, mentre noi due  sorseggiamo con calma una birra sulle panche di legno della terrazza del Frara. La beviamo piano, perché non ce ne saranno altre, mai più.
E non c’è nemmeno più niente da dire: guardo le nostre mani appoggiate sul tavolo e mi accorgo che le sue sono diventate quelle di un uomo anziano, nodose e macchiate, le mie quelle paffute di un bambino.
Oltre il Passo, sotto di noi, di stende la Val Badia, immobile come in una cartolina, un oggetto comune nel 1978 ma oggi non più. E tutt’attorno quei monti forgiati un milione di anni fa dall’acqua, dal vento  e dal fuoco. Quelli sì, che sono dei.
Vedo scintillare, per un attimo, un raggio di sole su di un traliccio della funivia, il che mi ricorda che l’inverno ormai alle porte. Adesso è ancora tutto verde, ma qui siamo ben oltre i duemila metri, in un luogo creato per aquile silenziose e invulnerabili licheni, e la prossima perturbazione porterà di sicuro la prima neve. Miliardi e miliardi di piccoli cristalli d’acqua, dalla forma solida magicamente uniforme e geometrica.
Tutti così fragili e fugaci, e tutti così importanti."

 
 
 
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