Creato da odisseando il 31/10/2006

Relative

poi a un tratto l'amore scoppiò dappertutto

 

 

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sulle povertà. o qualcosa di simile. o percepite tali.

Post n°1288 pubblicato il 22 Dicembre 2013 da odisseando

camminavo sotto la scighera. per chi sta a più di mezz'ora di metro da qui, o ne fosse sprovvisto, la scighera è la pioggia nebulizzata. che non sembra stia piovendo. roba che mica lo apri l'ombrello. non le senti le gocce sulle mani. però poi ti ritrovi bagnato abbastanza.

vabbhé. dicevo.

camminavo sotto la scighera. ero in centro, tutto sommato, nella via laterale del palazzo di giustizia. la via è vuota. mi fa sempre strano come appiano vuote le vie attorno al palazzo di giustizia.

vabbhé. divagavo.

mentre cammino pensando alle solite psicopippe mie noto un uomo. accanto ai bidoni di conferimento dell'umido. che poi sarebbero quei contenitori un po' parallelepipedi, con le ruote sotto per trasportarli facile. ci si mette l'umido, la carta il vetro dei palazzi. la si mette fuori dal portone il giorno giusto e lo svuotano. l'avevano messo lì quelli di un bar. conteneva avanzi. li stava selezionando ed assaggiando quest'uomo. sì. insomma, svuotava piluccando lui, il bidone.

io gli sono passato accanto. lui, senza nemmeno accorgersi di me, ha continuato a scegliere i pezzi migliori, gustandoseli. nessuna musica struggente di sottofondo. una cosa normale, senza clamore, come la vita che scorre nella sua indifferente immarcescibilità. l'uomo era apparentemente soddisfatto, peraltro. mentre io, che sono abituato un po' a tutto. che sono fintamente cinico. insomma quell'uomo, vivaddddio, mi ha colpito.

è verosimile, molto verosimile, che avrei potuto incrociarlo all'acme del più grande fervore economico del sistema paese, con me medesimo che di tutto avrei dovuto preoccuparmi tranne di quanti soldi in contanti ho in tasca, che tanto guadagno abbastanza per non preoccuparmene dei soldi. non ricco, figurarsi, serenamente senza il pensiero. fossimo anche in questa situazione inversa lo avrei probabilmente incontrato lo stesso. la cosa mi avrebbe comunque colpito. la scighera mi avrebbe comunque bagnato.

ecco, forse in questa siutazione, scighera a parte, di diverso c'è la percezione che ho di me medesimo in quell'ambito, che si confronta con quella di quell'uomo. nel senso che io sono bel lungi, ma molto lungi, dal cercarmi il cibo nel bidone di conferimento dell'umido. e mi sento affranto ugualmente. quell'uomo, da che ne ho avuto la percezione, pareva serenamente interessato solo a gustarsi la merenda, che metti sarebbe diventata pure la sua cena.

che poi è solo una percezione mia. ovvio. che già aveva scatenato l'altra psicopippa sul come ci si sente "poveri", economicamente dico. nel senso di precarietà dei mezzi di sussistenza. ero arrivato pure a delirare che forse quell'uomo è più sereno di me. non so in base a quale tracotante considerazione sulla relatività del benessere che possiamo averci dentro, a prescindere dalle fattezze economiche su cui possiamo far affidamento.

ora: può anche essere che tutto questo lo sia. che quell'uomo sia uno che rovista nel bidone di conferimento dell'umido per pura scelta esistenziale. mentre io dovrei vivere con meno ansia questa nebulizzata possibilità - congiunturale - di sussistermi.

ci può stare dico.

quello che ancora non mi è del tutto chiaro. e non mi porta da nessuna parte la psicopippa, è che quel signore era tutto sommato vestito bene, non un clochard più o meno per scelta. e se in fondo non se n'è fottuto di me, quasi fossi un elemento del tutto connaturato al quadretto nel mentre lui faceva quello che per lui era naturale fare - mangiare del cibo buttato nel bidone di conferimento dell'umido - il problema è che ha messo a tacere quella specie di umana dignità, che distingue appunto un uomo. e lo può aver fatto per millemila motivi. non ultimo perché gli era necessario per sopravvivere: se ti vergogni non mangi, se non mangi muori.

e deve esser questo che mi ronza dentro. che mi disturba. che non fa pace col senso di precarietà di sussistenza che non è emergenza all'atto pratico. ma è allarme all'atto emotivo et psicologico. non è la povertà più o meno acclarata. è quanto possa instillarci a buttar via tutto il resto. e poter sopravvivere con le cose buttate dagli altri.

il post è confuso. lo so. ma come è confusa la sensazione di quando si vede uno far cena in quel modo.

Commenti al Post:
viburnorosso
viburnorosso il 22/12/13 alle 10:20 via WEB
L’anno scorso, esattamente sotto Natale ero alla stazione Termini insieme al Gufetto. Apro il suo zainetto per tirare fuori la merenda e mi accorgo che sul fondo c’erano avanzi di precedenti merende sbocconcellate e sbriciolate oramai in avanzato stato di decompozisione: pane secco, salame vetrificato, formaggio artificialmente invecchiato, il tutto mescolato a biglietti del bus e caramelle appiccicose. Mi avvicino ad secchio per svuotare il contenuto dello zaino, e mi accorgo che accanto a noi un ragazzo dall’aspetto distinto osserva la scena. Mica lo farà, penso, anzi, voglio sperare!
E invece l’ha fatto: ha aspettato che finissi la mia operazione e poi è andato a recuperare quei resti immondi dal secchio.
Sono rimasta interdetta, adesso torno indietro, gli dico di non farlo e gli offro un panino al bar, ho pensato, ma poi mi è venuto imbarazzo per lui, che forse era meglio non fargli vedere che avevo visto … Mi sono allontanata con la perplessità di quando non sai se hai fatto la cosa giusta.
Certo è che l’assicella dell’accettabilità si è spostata talmente in alto, che oramai l’indecenza ci passa tranquillamente sotto senza manco bisogno di dover abbassare la testa.
 
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