Un blog creato da chic47 il 02/11/2005

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URIAH HEEP

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SPAZIO INTERIORE

ESISTE DAVVERO IL TEMPO, IL DISTRUTTORE?
QUANDO, SUL MONTE IMMOBILE, SPEZZERA' LA FORTEZZA?
E QUESTO CUORE, CHE APPARTIENE INFINITAMENTE AL DIO
QUANDO LO VIOLENTERA'IL DEMIURGO?

SIAMO DAVVERO COSI ANGOSCIOSAMENTE FRAGILI,
COME IL DESTINO VUOLE FARCI INTENDERE?
L'INFANZIA PROFONDA E PROMETTENTE,
SI FA - POI - SILENZIONSA ALLE RADICI?

AH, IL FANTASMA DELL'EFFIMERO
ATTRAVERSA COME UN FUMO
CHI L'ACCOGLIE SENZA SOSPETTI.

NOI SIAMO QUESTO ANDARE ALLA DERIVA,
E PER QUESTO ABBIAMO VALORE,
COME USO DIVINO PRESSO LE DUREVOLI FORZE.

Rainer Maria Rilke

 
 
 
 
 
 
 

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Whitesnake - Too Many

  

La nostra Paura più Grande

La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è che
noi siamo potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra luce, non il nostro buio
ciò che ci spaventa.
Ci domandiamo: "Chi sono io per
essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?".
In realtà, chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio dell’Universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve
al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nel
rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Noi siamo fatti per risplendere come
fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta
la gloria dell’universo che è in noi.
Non solo in alcuni di noi, è in ognuno
di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, noi, inconsciamente, diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente
libera gli altri.

Nelson Mandela

 
 
 
 
 
 
 

 

 

L’Asperatus: una nuova nuvola!

Post n°182 pubblicato il 11 Luglio 2009 da chic47
 

L’apparizione di un inedito tipo di nuvola nel "bestiario" meteorologico è 

un fatto rarissimo.

Eppure è quello che si è prodotto, con l’asperatus, una formazione nuvolosa

 impressionante.

Delle strane forme di nuvole hanno fatto recentemente capolino nei cieli 

della Gran Bretagna e della Nuova Zelanda, ma anche in altri luoghi del globo.

Particolarmente tormentate e opache, esse rassomigliano al mare agitato

 e oscurano considerabilmente il paesaggio, dando l’impressione di annunciare

 una violenta tempesta.

Eppure, esse finiscono sempre col dissiparsi senza produrre niente di 

particolarmente grave.

Queste nubi sono apparse su delle foto trasmesse regolarmente dai 

membri della Cloud Appreciation Society.

«Abbiamo provato ad identificare e classificare tutte le immagini di nubi

 che abbiamo, ma ce ne erano che non facevano parte di alcuna 

categoria, ho cominciato dunque a pensare che

questo poteva essere un unico tipo di nube», racconta Gavin Pretor-

Pinney, il fondatore dell’associazione.

 

Hanmer Springs, Nuova Zelanda. da Cloud Appreciation Society / Merrick Davies.

 

  

 

Cedar Rapids, Iowa. Da Cloud Appreciation Society / Jane Wiggins.

 

Gli scienziati della RMS (Royal Meteorological Society) pensano che queste 

nubi dovrebbero essere  inserite in una nuova categoria, 

che hanno deciso di chiamare asperatus, parola latina che significa

 brutale.

La proposta è stata presentata ufficialmente all’Organizzazione Meteorologica

 Mondiale a Ginevra. 

Se sarà accettata, asperatus prenderà definitivamente il suo posto nell’Atlante

 Internazionale delle Nuvole, un avvenimento che non si produceva da più 

di mezzo secolo.

  
Asperatus in Nuova Zelanda. Da Cloud Appreciation Society / Tanis Danielson

 
 
 

NOBILI TRAGHETTATORI di Athos A. Altomonte

Post n°181 pubblicato il 29 Maggio 2009 da chic47
Foto di chic47

La solitudine è la condizione di chi, avanzando, lascia indietro se stesso: il sé plumbeo; e si separa anche da tutti coloro che riconoscono solo quel metallo minore. Allora, vista sotto un diverso punto di vista, la solitudine può apparire come una posizione privilegiata, magari pesante, ma pur sempre d'elite. Per eletti non intendo solo gli Iniziati maggiori, ma anche coloro che si lasciano dirigere sul Loro stesso Sentiero. E chi edifica Cattedrali sottili, per rappresentare nel mondo delle Idee i principi sanciti dai grandi Eletti, è un Operaio della Grande Opera. Un'Opera di cui i Templi fisici sono solo l'ombra nella materia.

Così è detto.

Ognuno prima o poi deve fare la "grande scelta". Lasciarsi alle spalle la Città dell'Illusione per avviarsi ad attraversare il "deserto infuocato", perdendo di vista gli abitanti che abitano su quella sponda, mentre non sono ancora in vista quelli che abitavano sulla sponda opposta. E rimandare non serve (vedi Attenti a coloro che non hanno tempo).

Ma quando la decisione è presa non bisogna cedere alla malinconia, male frequente nel viaggiatore incerto, perché sarebbe solo d'intralcio al cammino. Perciò, non resta che stringere i denti ed accelerare il passo, anche se ciò, inevitabilmente, può comportare dolore. G rande velocità e grande dolore finiscono per sviluppare grande resistenza: e questa è la via che sfocia nel potere dell'Atto di Volontà.

Tuttavia non tutti sono "arrampicatori". Molti hanno paura delle altezze e preferiscono vie comode su cui attardarsi. È proprio in quei cammini che s'incappa nelle "tele di ragno" intessute da chi va a caccia dei senza vista, perché sono quelle le "prede" più facili d'aspettare al passo.

D'altronde nessun "Nero" si avventura per le vette, tanto meno vanno incontro ai più "agguerriti".

In fondo perché rischiare un ambiente ostile (le vette) e l'incontro con i Viaggiatori agguerriti, quando sui pianori abbondano prede indifese? Allora si "urla" per cercare di allertare qualcuna delle possibili vittime, pur sapendo che la maggior parte finirà nella rete e morirà per sempre.

Non si può afferrare la mano di qualcuno, per tirarlo via, a meno che non sia lui stesso a tenderla. Ciò significherebbe infatti interferire con il suo Karma. E questo è vietato.

Ecco che non resta che "gridare da lontano", fare gesti, ma di più non si può. E se un "non vedente" fa finta di niente, allora, Karma (vedi Legge del Karma). Bisogna lasciarlo al suo destino di morte, perché così lui ha scelto.

Questo è il senso della Compassione. Per l'irreversibile morte delle personalità che non riescono a collegarsi con l'Ego (Ponte arcobaleno o Antahkarana), tutte destinate al completo dissolvimento.

Questo è molto triste, soprattutto per l'insensata allegria che spesso si vede stampata sui volti di chi s'appressa verso un penoso destino. Ogni personalità da sola è priva di Libero Arbitrio. Senza collegamento con l'Ego superiore (l'occhio dell'Anima), il se impermanente ha solo libertà di scelta (vedi Libertà di scelta e Libero arbitrio), e questa è la più grande fonte di guai per i "non vedenti".

I più perspicaci usano l'appoggio di un bastone (l'Insegnamento vivente), per guidarsi e sondare il terreno che non vedono. Il bastone, però, bisogna saperlo usare. E se non si è capaci, magari sarebbe meglio affidarsi alla guida di qualcuno che ci vede di più e che conosce meglio il terreno.

Ecco che, anche nel deserto, ci sono molti fratelli che fanno i "traghettatori". Tra i volenterosi, i più veloci vanno e vengono per "guidare" i viaggiatori più lenti al di là del tratto più solitario.

Questo allunga di molto la loro permanenza nel "deserto infuocato". Ma lo fanno volentieri, anche perché sanno di far parte di un'onda in cui resteranno finché anche l'ultima goccia non sarà travasata nel "prossimo bacino"

 
 
 

GELO SULLA FUSIONE FREDDA di Stefano Vernacotola

Post n°180 pubblicato il 15 Giugno 2008 da chic47

Introduzione

All’Università di Osaka, il 22 Maggio 2008, qualche invitato al salone di Arata si sarà sicuramente chiesto se fosse stato invitato solamente per assistere al movimento del pistone di un motore. Certo, agli osservatori più attenti non sarà sicuramente sfuggito il particolare che il motore in questione era uno Stirling, uno dei più interessanti motori a combustione esterna.

Probabilmente, tuttavia, la maggioranza dei presenti era più interessata a vedere la fonte del calore alla base del movimento del motore, prodotto dalla fusione di atomi di deuterio gassoso su una matrice a struttura nanometrica di soli 7 grammi di palladio e ossido di zirconio, piuttosto che lo stesso motore Stirling, un’invenzione del 1884. Esperimento, questo di Yoshiaki Arata, che non solo conferma le intuizioni di Fleischmann e Pons ma che dimostra platealmente la possibilità di ottenere energia dalla fusione nucleare a bassa temperatura.

Sono passati quasi 20 anni da quando, il 13 marzo 1989, i chimici Martin Fleischmann dell'Università di Southampton in Inghilterra e Stanley Pons dell'Università dello Utah annunciarono alla stampa di essere riusciti a ottenere la fusione di atomi di deuterio (un isotopo dell’idrogeno), usando una cella elettrolitica con due elettrodi (platino + e palladio-) ottenendo elio insieme ad un certo quantitativo di energia in eccesso [1].

Eppure, l’esperimento di Yoshiaki Arata, padre del nucleare avanzato nipponico e delle ricerche sulla fusione calda, e decorato nel 2006 dall'Imperatore, è stato accolto da un misterioso gelo mediatico mondiale, al pari delle molteplici conferme ottenute da importanti centri di ricerca pubblici e privati, compreso l’italiano ENEA [2], che si sono susseguiti in questi ultimi quattro lustri.

Venti anni di silenzio mediatico

All’ indomani del clamoroso annuncio di Fleischmann e Pons, con la scusa della scarsa riproducibilità degli esperimenti lamentata dai ricercatori e con la complicità di gran parte della comunità scientifica internazionale che accolse con scetticismo e sfiducia i risultati sperimentali, come al calar delle tenebre un’inesorabile cortina di silenzio è stata stesa sull’argomento.

E questo anche dopo l’emersione di alcuni retroscena della vicenda, quando, nel 1991, l’allora capo redattore scientifico dell'ufficio stampa del MIT Eugene Mallove (assassinato nel 2004 in circostanze misteriose [3]), ammise come l'importante relazione scritta dal Centro Ricerche sui Plasmi del MIT nel 1989 (che aveva avuto un'influenza non piccola nelle polemiche sulla fusione fredda), contenesse dei grafici in cui i dati erano stati modificati nel tentativo di evitare possibili cali nei finanziamenti della fusione "calda"[4], l’argomento Fusione Fredda continuò ad essere oggetto di censura, e, come ammesso dal premio Nobel Julian Schwinger, molte redazioni di riviste scientifiche si erano adeguate alle pressioni negative degli ambienti accademici verso la fusione fredda [5].

L’impressione è che questa censura continui ancora oggi; infatti, nonostante l’importanza del successo raggiunto in quest’ultimo esperimento di Arata, che in ultima analisi si limita a confermare ancora una volta gli innumerevoli successi sperimentali conseguiti da rinomati centri di ricerca pubblici e privati, la notizia resta nell’ombra. In Italia compaiono solo un paio di trafiletti striminziti sul Sole 24 Ore [6] e sul Messaggero [7], mentre, per uno strano scherzo del destino, lo stesso giorno, il ministro Scajola annuncia la decisione del governo di voler riprendere la corsa al nucleare tradizionale, notizia che chiaramente viene riportata in prima pagina, e con toni spesso trionfalistici, dalle principali testate giornalistiche.

Ma che cos’e’ questa fusione fredda? E’ una realtà scientifica? E’ veramente possibile ricavare dell’energia utilizzabile concretamente e che rimpiazzi l’energia prodotta utilizzando combustibili fossili o quella prodotta con la fissione nucleare?

La Fusione Nucleare Fleischmann-Pons

Come suggerisce il nome, la “fusione” nucleare implica la fusione di nuclei atomici.

Affinché avvenga una fusione tra due nuclei, questi devono essere sufficientemente vicini in modo da lasciare che forza nucleare forte predomini sulla repulsione coulombiana (i due nuclei hanno carica elettrica positiva quindi si respingono, un po’ come le estremità di 2 calamite con la stessa polarità).

Secondo la fisica classica, per fare avvicinare i nuclei di due atomi diversi tanto da vincere la repulsione coulombiana e fare agire il campo delle forze nucleari che innescano la fusione, bisogna creare delle condizioni di altissima pressione che si sviluppano con temperature altissime, dell’ordine di centinaia di milioni di gradi centigradi, come quelle previste negli acceleratori nucleari alla base del progetto I.T.E.R. [8], o di altissima densità, come avviene nelle stelle.

La fusione fredda ottenuta con il metodo Fleischmann-Pons, sfrutta invece le caratteristiche peculiari di alcuni elementi come il palladio che, caricati con idrogeno oltre un limite di saturazione, rendono possibile la fusione senza dover ricorrere alle alte temperature per innescare la fusione.
Dentro al cristallo di Palladio, secondo questa teoria, le molecole di idrogeno, in particolari condizioni di saturazione, si comportano un po' come la struttura solida circostante e, avvicinandosi molto, grazie ad una provvidenziale "buca di potenziale", producono una particolare fusione, senza emissioni radioattive, con produzione di elio, (il nuovo elemento che risulta della fusione di due atomi di idrogeno) e di un certo quantitativo di energia.

Ma da dove viene questa energia?

Semplificando enormemente una materia affascinante ma molto complessa, possiamo dire che ogni atomo, o meglio ogni nucleo possiede un energia potenziale che deriva dalla struttura atomica stessa, ed e’ questa energia che viene rilasciata durante una reazione nucleare. Si tratta di un energia enorme, anche di un milione di volte superiore a quella che può essere rilasciata da un eventuale reazione chimica che usi lo stesso elemento, come ad esempio quella prodotta della combustione dell’idrogeno.

Possiamo provare a raffigurarci questa energia potenziale come quella di una mela appesa ad un albero. Fintanto che il pomo resta appeso al ramo, non possiamo catturare questa energia, che può essere tuttavia misurata. L’energia potenziale viene rilasciata quando la mela, matura, cade dall’albero. A questo punto l’energia rilasciata può essere catturata, ad esempio mettendo una pala che azioni una dinamo sotto la mela.

E’ possibile sfruttare questa energia?

I vari esperimenti condotti da molteplici istituti di ricerca pubblici e privati dimostrano al di la’ di ogni ragionevole dubbio che è possibile ottenere delle reazioni nucleari a basse temperature con il metodo Fleischmann-Pons e le sue varianti come quelle suggerite da Giuliano Preparata o da Yoshiaki Arata.

Che si tratti di reazioni nucleari è anche provato dal fatto che simultaneamente alla produzione di energia si osserva anche la produzione di nuclei di elio. La mole dei documenti prodotti da questi centri di ricerca e’ enorme. A quanti volessero approfondire suggerisco l’ottimo rapporto dell’ ENEA [3] curato dal recentemente scomparso Giuliano Preparata, il quale perse il Nobel per la fisica in elettrodinamica quantistica, forse perchè si era sconvenientemente interessato alla fusione fredda piuttosto che a quella che va per la maggiore.

Tuttavia questi studi dimostrano soltanto la possibilità teorica di ottenere reazioni nucleari a basse temperature, mentre poco o niente e’stato fatto per cercare di catturare questa energia per fini pratici, cioè l’ingegnerizzazione di un eventuale pila a fusione fredda.

Una difficoltà non trascurabile deriva dal fatto che mentre l’energia di origine chimica o meccanica viene prodotta lentamente e quindi si diffonde in senso termodinamico, quella della fusione fredda è emessa in modo molto veloce, inizialmente in forma di un’eccitazione elettromagnetica che poi man mano degrada in termini di frequenza e, di cui, solo una piccolissima parte viene assorbita dalla materia circostante sotto forma di calore, che comunque può essere convertito in energia utilizzabile, come dimostrato dal funzionamento del motore Stirling nell’ esperimento di Yoshiaki Arata.

Tornando all’ esempio della mela sull’albero, bisogna ancora inventare un meccanismo efficiente per tradurre la forza rilasciata dalla caduta, in un energia utilizzabile per fini pratici (la dinamo).

Ma uno studio per cercare di sfruttare a pieno questa energia richiede delle competenze enormi che spaziano moltissime branchie della scienza, mentre oggi, purtroppo, la tendenza è finalizzata verso una specializzazione sempre più estrema.

Considerando poi che, ad esempio, sono passati quasi tre secoli tra i primi studi di Leonardo sul vapore all' invenzione del sistema cilindro-pistone, e almeno venti anni dalle scoperte di Fermi nel 1934 alla realizzazione di un motore a reattore nucleare funzionante, è difficile pronosticare eventuali sfruttamenti immediati di tale scoperta, visto anche lo scarso interesse dimostrato dalla grande maggioranza del mondo scientifico e politico.

Conclusioni

Le prospettive aperte dai primi studi di Martin Fleischmann e e Stanley Pons sono a dir poco, entusiasmanti. Si apre la possibilità concreta di ottenere energia pulita abbondante ed a basso costo.

Non solo, oltre alla fusione fredda ottenuta con il metodo Fleischmann-Pons e le sue varianti, ci sono gli esperimenti delle trasmutazioni nucleari a debole energia, dei giapponesi Ohomori e Mizuno [9] e portati avanti in Italia dai ricercatori Iorio-Cirillo, che potrebbero rendere possibile l'eliminazione in sicurezza di sostanze radioattive indesiderate, come quelle prodotte dalla esistente industria nucleare.

E come non menzionare le scoperte dei due fisici italiani, Fabio Cardone e Roberto Mignani descritte nel libro "Deformed spacetime (Geometrizing Interactions in Four and Five Dimensions)" appena pubblicato dalla prestigiosa casa editrice tedesca Springer Verlag, sulle reazioni nucleari indotte dagli ultrasuoni?
Gli esperimenti che confermano le scoperte menzionate nel libro, sono stati condotti in Italia dal 2003 presso laboratori militari e civili con la collaborazione di tecnici militari (!) ottenendo il 100 per cento di ripetibilità del fenomeno.
Secondo Cardone e Mignani, le reazioni nucleari provocate dagli ultrasuoni, battezzate dai due fisici ”reazioni piezonucleari” permettono di liberare neutroni da elementi naturali inerti. Oltre alla produzione di energia e l’eliminazione di sostanze radioattive, i due fisici affermano che le loro scoperte potrebbero avere un clamoroso impatto anche in medicina, introducendo dei metodi per l’ eliminazione dei tessuti dannosi nel corpo umano, quali i tumori, mediante la loro trasformazione in elementi innocui che verrebbero facilmente espulsi dall’organismo [10].

Eppure, nonostante queste fantastiche scoperte che farebbero impallidire anche uno scrittore di fantascienza positivista, e le conferme sperimentali delle teorie alla base di questi fenomeni fisici, l’argomento della fusione fredda e’ ancora considerato tabù, ignorato dai grandi media e snobbato dalla scienza mainstream, rallentando la ricerca e la scoperta delle possibili applicazioni pratiche che potrebbero scaturire da queste innovative teorie.

La recente notizia dell’incidente al reattore nucleare sloveno, ci ricorda drammaticamente dei rischi collegati alla produzione di energia ottenuta con la fissione nucleare. Nessun reattore nucleare di x generazione potra’ mai ovviare ai limiti della fusione nucleare: radiotossicità intrinseca e penuria di materiale fissile.

D’altra parte la fusione nucleare “calda” che si cerca di perseguire con il reattore a fusione ITER, riduce, ma non risolve il problema delle scorie radioattive. La ricerca in questa direzione assorbe risorse economiche enormemente superiori rispetto a quelle necessarie per continuare gli studi sulla fusione fredda, e comunque, non garantisce la possibilità di poter sfruttare l’energia così prodotta, che richiederebbe delle soluzioni tecniche addirittura più complesse (e a tutt’oggi inesistenti) di quelle necessarie per sfruttare l’energia della fusione fredda.

Si rende quindi auspicabile la diffusione quanto più possibile di questa situazione, cui spero di aver contribuito anche se in minima parte, con questo breve ed incompleto articolo.
 
 
tratto da luogocomune


Note:

[1] Fleischmann, Martin & Pons, Stanley (1989), “Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium”, Journal of Electroanalytical Chemistry 261
(2A): 301-308,
Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium

[2] Enea: EXPERIMENTAL EVIDENCE OF 4 HE PRODUCTION IN A COLD FUSION EXPERIMENT (pdf)

[3] Murder of Eugene Mallove

[4] E. Mallove, "MIT and cold fusion: a special report", 1999. (pdf)

[5]"The pressure for conformity is enormous. I have experienced it in editors’ rejection of submitted papers, based on venomous criticism of anonymous referees. The replacement of impartial reviewing by censorship will be the death of science." Schwinger, J., "Cold fusion: Does it have a future?", Evol. Trends Phys. Sci., Proc. Yoshio Nishina Centen. Symp.,
Tokyo 1990, 1991. 57: p. 171.
Cold Fusion—Does It Have a Future?(pdf)

[6] Nucleare, la fusione fredda funziona

[7] Giappone, la fusione fredda funziona. Riuscito l'esperimento del professor Arata

[8] ITER

[9] Mizuno, Tadahiko (1998), Nuclear Transmutation: The Reality of Cold Fusion, Concord, NH: Infinite Energy Press .

[10]
intervista al fisico Roberto Mignani
 

 
 
 

MANIFESTO ECONOMICO

Post n°179 pubblicato il 11 Aprile 2008 da chic47

Eugenio Benetazzo è il primo ed unico predicatore finanziario in Italia, è stato battezzato il Beppe Grillo dell'Economia per il suo modo di porsi, irriverente e dissacratore, caratterizzato da un'analisi lucida e critica senza eguali basata sulla radiografia ed evoluzione dell'attuale scenario macroeconomico mondiale.

Vive a lavora tra l'Italia e Malta, è ospite opinionista di numerosi palinsesti televisivi e trasmissioni radiofoniche su tematiche legate al risparmio gestito, alla globalizzazione, al signoraggio e soprattutto al sistema bancario italiano.
 
I suoi shows finanziari, unici ed irripetibili per il taglio critico senza rivali, sono stati acclamati dalla stampa di settore come fenomenali eventi di informazione mediatica indipendente, grazie alla meticolosa indagine inquisitoria unita ad una narrazione incalzante, che catturano il pubblico lasciandolo letteralmente incollato alla sedia

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MANIFESTO ECONOMICO

PER UN RINNOVAMENTO SOCIALE E NAZIONALE

di Eugenio Benetazzo

RIDEFINIZIONE DELLA SPESA DI RAPPRESENTANZA POPOLARE

1) Abbattimento coatto del 75 % degli emolumenti e compensi ad europarlamentari, senatori, deputati, consiglieri

regionali e comunali (abolizione delle province in qualità di enti amministrativi). Eliminazione di ogni sorta di

privilegio pubblico. Congelamento ed abolizione delle pensioni di anzianità legislativa con effetto retroattivo sino

alle ultime cinque legislature.

RIPRISTINO DELLA SOVRANITA MONETARIA DEL POPOLO ITALIANO

2) Istituzione della Banca Nazionale del Popolo Italiano, ente pubblico interamente detenuto dal Ministero del

Tesoro, autorizzato dal Parlamento ad emettere moneta e banconote in nome e per conto del Popolo Italiano a

fronte di esigenze e finalità di natura socioeconomica. Coniazione di una moneta succedanea all’euro e

conseguente definizione di un sistema monetario a doppia circolazione valutaria. Tasso di sconto, tasso di

cambio ed offerta monetaria variabili macroeconomiche stabilite esclusivamente dal Ministero del Tesoro e dal

Ministero delle Finanze in accordo con le linee guida della Politica Sociale per il Paese.

RIDEFINIZIONE E TASSAZIONE DELLA PROSTITUZIONE

3) Tassazione della prostituzione con una aliquota unica del 25 per cento: istituzione e regolamentazione della

figura professionale e dei relativi obblighi ed adempimenti sia fiscali che sanitari.

EMBARGO COMMERCIALE CONTRO LA CINA

4) Istituzione di dazi doganali di sbarramento all’ingresso per i prodotti confezionati, assemblati e realizzati al di

fuori della Comunità Europea (esattamente come fanno gli stessi USA). Divieto assoluto di importazione per i

prodotti (alimentari e non alimentari) provenienti dalla Cina, in special modo se questi ultimi, in seguito a processi

di delocalizzazione produttiva, possono essere riconducibili ad aziende italiane che hanno delocalizzato le loro

attività industriali, quando prima realizzavano tali prodotti all’interno del territorio italiano dando impiego alla

manodopera italiana e creando posti di lavoro per la collettività nazionale.

ISTITUZIONE DELLE GIURIE POPOLARI E DELLE TAGLIE DI CATTURA

5) Istituzione delle giurie popolari e del concordato stragiudiziale obbligatorio per cause civili pendenti con ricorso

per importi inferiori a 10.000 euro. Rimborso di oneri e spese per la difesa a totale carico della parte perdente.

Inasprimento coatto delle pene per i reati di mafia, associazione a delinquere e peculato. Individuazione ed

espulsione permanente di tutti gli extracomunitari clandestini. Istituzione delle taglie di cattura per i reati contro la

persona e contro il patrimonio.

ISTITUZIONE DEL MUTUO SOCIALE

6) Istituzione del mutuo sociale (per i soli cittadini italiani) per l’acquisto integrale della prima casa. Erogazione fino

a 250.000 Euro in assenza di garanzie patrimoniali e reddituali per qualsiasi tipologia di unità abitativa.

L’immobile che si è deciso di acquistare viene acquisito e diviene proprietà dell’Istituto del Mutuo Sociale, ente

pubblico interamente detenuto dal Ministero del Tesoro. Le rate mensili vengono calcolate applicando un tasso

fisso del 2 % in relazione alla durata ed alla capacità di rimborso di ogni contribuente. Al termine del periodo di

ammortamento l’immobile viene trasferito d’ufficio in proprietà al contribuente senza l’applicazione di alcun onere

o tassa. Gli interessi passivi sono interamente deducibili dal reddito imponibile.

ISTITUZIONE DELLE NO TAX AREA

7) Individuazione e definizione di no tax area (distretti industriali) nelle seguenti regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria,

Campania, Puglia, Basilicata, Molise con totale esenzione del pagamento di imposte dirette per un arco di tempo

di 25 anni ad aziende con insediamenti industriali con più di 250 dipendenti assunti a tempo indeterminato.

Riproduzione concessa con citazione della fonte originaria

manifestoeconomico@eugeniobenetazzo.com

 
 
 

IL REGIO ESERCITO BORBONICO NELL'ESERCITO CONFEDERATO

Post n°178 pubblicato il 04 Aprile 2008 da chic47

 

di Pierluigi Rossi

Peach Orchard, 16 aprile 1862

 

IL REGIO ESERCITO BORBONICO NELL'ESERCITO CONFEDERATO

Il 18 Marzo 1861, arrivò a New Orleans la nave "Elisabetta", dalla quale sbarcarono 87 ex soldati borbonici. Per decreto del governatore della Luisiana Thomas Moore fu costituito il 6 reggimento "Italian Guards" dell'esercito confederato del quale vennero a far parte gli sbarcati ed altri meridionali giunti a New Orleans. Tutti i meridionali che combatterono per gli Stati Confederati si distinsero con onore durante la guerra 1861-1865, combattendo per la libertà di un'altro sud.

In questi giorni in Florida all'incrocio di due strade statali è in allestimento un monumento in granito, portante un pennone di 50 metri d'altezza ove saranno issate permanentemente le bandiere confederate [vedi www.florida-scv.org/tampafaf.pdf]. Sul monumento potranno essere apposte iscrizioni in bronzo in ricordo delle unità dell'esercito confederato che si distinsero durante la guerra. Io intendo contribuire di persona con un'iscrizione in memoria del battaglione 6° reggimento "Guardia Italiana" e di tutti gli ex soldati borbonici che combatterono per per gli Stati Confederati.

Riporto le parole pronunciate dalla discendente del presidente degli Stati Confederati d'America, sig.ra Betty Russo (sposata con un oriundo siciliano, discendente dei fratelli Russo in forza alla "Italian Guards" i quali avevano militato nell'esercito delle Due Sicilie.

“È con profondo rispetto e senso dell'onore che mi rivolgo a voi. Voglio esprimere la mia sincera stima e gratitudine per il supporto e l'aiuto di tutti gli ex soldati di Borbonici che combatterono per la libertà della nostra patria durante la guerra di aggressione nordista. L'amore della patria, della libertà, e l'indipendenza furono i principali motivi di quei valorosi soldati che combatterono tanti anni fa al nostro fianco. I vostri compatrioti combatterono con onore e si distinsero sui campi di battaglia per 4 lunghi anni per difendere la nostra libertà. Questo non è stato dimenticato, e con le parole del Generale Lee: "non li dimenticheremo mai". Il sacrificio degli ex soldati borbonici durante la guerra non sono stati dimenticati. La loro storia è finalmente riemersa negli Stati Uniti. La loro storia, ed è stata narrata alla convenzione nazionale del UDC e dei discendenti dei veterani Confederati. La loro storia è stata presentata alla riunione nazionale del movimento neoconfederato in Huston e ripetuta alla convenzione dei discendenti di veterani confederati, ove sarà fatto l'appello di tutti quei vostri compatrioti che combatterono con noi. Siate fieri del vostro passato e del vostro retaggio. La loro memoria ed i loro sacrifici sono con noi".

Antietam Creek Maryland, 17 settembre 1862

Reclutamento e reparti

Il reclutamento iniziò con l'arrivo a Napoli dell'americano Chatham Roberdeau Wheat il 14 ottobre 1860 a bordo della nave "Emperor", assieme ai 650 uomini della legione britannica. Wheat partecipò anche ad azioni militari come le battaglie del Volturno e del Garigliano, ed all’assedio di Capua, col grado di generale conferitogli da Garibaldi che aveva conosciuto a New York nel 1850.

Il Gen.Wheat aveva come aiutante il Capitano Bradford Smith Hoskiss veterano dell'esercito britannico. Alla notizia dell'elezione di Lincoln a presidente negli Stati Uniti, Wheat come sostenitore dell'altro candidato Breckinridge, era cosciente che se fosse avvenuta la secessione degli stati del sud, come preannunziata, la guerra civile sarebbe divenuta una concreta possibilità. Pertanto fece richiesta a Garibaldi di poter reclutare prigionieri e sbandati dell'esercito Borbonico da inviare in Luisiana. Garibaldi incaricò Liborio Romano [ex ministro degli Interni del regno delle Due Sicilie, n.d.r.] di assistere il Cap. Hoskiss nel reclutamento. In quel momento i prigionieri borbonici erano in gran numero, ed era stata perfino avanzata l'ipotesi di deportarli in Australia. Anche gli sbandati costituivano un problema, pertanto la soluzione di sbarazzarsene era vista di buon occhio.

L'esodo fu organizzato e divenne operativo con le prime partenze, delle navi Charles &Jane – Utile – Olyphant – Franklin – Washington – Elisabetta e Monroe. La navi giunsero a New Orleans da gennaio a maggio 1861 prima che il blocco navale del Nord riducesse considerevolmente il traffico navale ai porti del sud. Le partenze furono poi sospese a seguito della protesta al governo di Cavour del console Statunitense a Napoli Joseph Chandler.

Martinsburg Virginia, inverno 1862

Intanto circa 1800 ex soldati borbonici erano sbarcati a New Orleans e avviati alle formazioni militari in allestimento della Luisiana. Essendoci tra i volontari anche molti oriundi Francesi ed Inglesi, su pressione dei rispettivi Consoli George Coppel e conte Valjean, il governatore della Luisiana Thomas Moore dovette raggiungere un accordo con le rappresentanze consolari. Pertanto dal luglio 1861, gli stranieri residenti a New Orleans furono organizzati in battaglioni e reggimenti con riferimenti al paese di origine dei soldati, al comando del Generale belga Paul Juge.

Così fu organizzato il Battaglione GUARDIA ITALIANA (Italian guards btg) con circa 350 effettivi del sesto reggimento [per i nominativi vedi Appendice n. 1], ed il Reggimento Cacciatori di Spagna (Cazadores espanoles) di cui faceva parte il Btg Dragoni di Borbone (Bourbon Dragoons) [i nominativi in Appendice n. 2] circa 300 effettivi. Ex soldati borbonici e fuggiaschi dalle Due Sicilie erano comunque un po' in tutti le formazioni militari della Luisiana, come è evidenziato dalle liste, ed anche in formazioni militari di altri stati del sud, reclutati in 3 brigate di Milizia di Stato (Guardia Nazionale) con oltre 8000 effettivi [per i nominativi vedi Appendice n. 3 e Appendice n. 4]. La maggior concentrazione di ex soldati borbonici e meridionali furono nel 10 e nel 22 reggimento della Luisiana, ove i nostri connazionali si distinsero pel valore e lo spirito di sacrificio.

La battaglia di Stones River, 2 gennaio 1863

I restanti ex soldati borbonici e meridionali furono arruolati in diverse unità militari confederate. Una di queste era il 10° reggimento fanteria della Luisiana, organizzato a Camp Moore in Luisiana dal colonello Mandeville De Marigny [i nominativi in Appendice n. 5]  Questo reggimento fu immediatamente inviato in Virginia al fronte, ed ebbe un ruolo primario nella vittoria confederata di Manassas ove i Nordisti furono messi in rotta. La guerra potrebbe essere finita lì se i Sudisti avessero incalzato le divisioni in fuga ed occupato Washington. Ma il presidente Jeffersin Davis, avocava una guerra strettamente difensiva. Un'occasione simile non si sarebbe più presentata.

Il 10° reggimento fanteria della Luisiana aveva un totale di 976 effettivi nel 1861. Alla resa del Generale Lee ad Appomatox, il 10/4/1865 erano rimasti solo 18 sopravissuti, di cui Ferri Salvatore, nativo di Licata già del 2 reggimento di linea del regio esercito Borbonico, unico sopravissuto della compagnia I.  

Fredericksburg Virginia, 16 dicembre 1862

Gli home made Yankees

Nel Settembre 1861, a New York furono affissi manifesti per arruolare nell'esercito nordista gli stranieri nel 39° reggimento "Guardia di Garibaldi". 68 fuoriusciti mazziniani furono così inquadrati in una compagnia del reggimento, mentre il resto era composto da una compagnia francese, una ungherese, due tedesche, una austriaca ed una spagnola e portoghese, per un totale di circa 480 uomini.

il manifesto di reclutamento

Il 15 settembre 1862 il generale confederato Stonewall Jackson investì ed occupò Harpers Ferry (un punto strategico di transito sul fiume Potomac, e fece 11.000 prigionieri, tra cui il 39° reggimento "Guardia di Garibaldi" al completo, che si era comportato in maniera vergognosa durante la battaglia.

Fu stabilito uno scambio di prigionieri, ed i soldati del 39° reggimento New York "Guardia di Garibaldi" furono scortati dalla compagnia I del 10° Reggimento Luisiana al punto di scambio. Alla richiesta di informazioni del Gen. Jackson, il capitano Santini della compagnia I rispose "They are just home made yankees" ("sono degli Yankees cresciuti a casa nostra"). Furono quindi presi in consegna dai nordisti che sottoposero la "Guardia di Garibaldi" alla "marcia in vergogna", punizione riservata ai codardi, fino al campo di concentramento di Camp Douglas a Chicago, ove furono confinati per 3 mesi, ed additati come "i vigliacchi di Harpers Ferry".

Questo episodio degli Yankee cresciuti in casa, scortati allo scambio di prigionieri da ex soldati delle Due Sicilie, è rilevante perchè dimostra che del valore glorificato nell'impresa dei 1000 non ne rimaneva niente quando si combatteva per davvero.

Pickdett's Charge, 3 luglio 1863


Le liste dei nominativi riportate nelle Appendici si riferiscono esclusivamente ad organizzazioni militari dello stato della Luisiana. Sono suddivisi per unità militari, e posti in ordine alfabetico. Quanto segue è il risultato di un lungo e paziente lavoro di ricerca e verifica presso gli archivi militari di stato e, inoltre, dall'opera in 3 volumi di Andrew B.Booth, pubblicata nel 1920, anch’essa frutto di una faticosa consultazione degli archivi del ministero della guerra statunitense. Va fatto presente che le liste sono incomplete, che gli enti di arruolamento in molti casi riportarono la trascrizione dei nomi in maniera errata, che tra gli stessi volontari v'era la tendenza a dare il nome di battesimo in Inglese.

Molti dei nominativi sono andati perduti, poiché il Generale Kirby Smith, comandante del settore del Transmississippi, il 20 Maggio 1865 decretò lo scioglimento di diversi reparti, in molti dei quali militavano i nostri connazionali. Inoltre fece bruciare tutti i dati amministrativi relativi ai reparti sciolti, per evitare che cadessero in mano nordista. Negli atti ufficiali di resa del 26 maggio non venne fatta alcuna menzione dei disciolti reparti, e neppure nelle liste di libertà sulla parola, su cui si basarono in seguito le concessioni di pensioni di guerra degli stati del Sud.

 
 
 
 
di Pierluigi Rossi

 
 
 

Napoli scusa

Post n°177 pubblicato il 25 Febbraio 2008 da chic47
Foto di chic47

Dal blog di Beppe Grillo, post del 24/02/2008

Ieri sera a Napoli ho chiesto scusa a tutti i Campani.

"Scusa. Sono qui per chiedervi scusa a nome di tutti gli italiani.
Nel 1861 siete stati annessi dai piemontesi con una guerra di occupazione. Napoli era una delle capitali di Europa. Con Vittorio Emanuele II è diventata la capitale dell’emigrazione. I Savoia si sono portati via la cassa del Regno e vi hanno mandato il generale Cialdini. Decine di migliaia di campani sono stati massacrati. Prima dei piemontesi erano sudditi del Regno delle Due Sicilie. La mattina dopo erano briganti. La tecnica è sempre la stessa: prima ti infangano, poi ti ammazzano o ti manganellano. Napoli è la capitale mondiale della spazzatura. Sporca, schifosa. E’ su Newsweek, sul Time, su Le Monde. Siete dei benefattori. Smaltite i rifiuti tossici da tutto il mondo, e soprattutto, dalle imprese del Nord Italia. Avvelenare la Campania gli costa meno che smaltire le scorie nocive. Chi ci guadagna? Il prodotto interno lordo!
Dopo l’unificazione con l’Italia non siete più un popolo, siete lazzaroni, camorristi, feccia, cafoni. Voi che avete avuto Cuma e Capua migliaia di anni fa. La civiltà greca, quella etrusca, quella romana. Oggi siete prigionieri in casa vostra. Non sapete neppure più chi siete. Vi chiedo scusa per la Camorra, per Bassolino, per Veltroni, per Berlusconi, per la Iervolino, per Cirino Pomicino. Vi chiedo scusa per Mussolini, per il fascismo, per due guerre mondiali, per le leggi razziali, per le navi piene di emigranti. Scusa per aver ridotto una delle più belle città del mondo a uno spot pubblicitario della monnezza.
Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura...

Dall’altra parte dell’Adriatico un piccolo Stato è appena diventato indipendente. E’ il Kosovo, ha due milioni di abitanti. Voi siete sei milioni in Campania e chissà quanti milioni in giro per il mondo. Avete una storia millenaria. Lo Stato Italiano vi ha ridotto a un letamaio. Diventate kosovari. Fate un referendum per diventare indipendenti. Io appoggerò la vostra campagna. Proponete un plebiscito per il ritorno dei Borboni. Peggio di così non potete essere governati. Vi hanno tolto anche la parola. La lingua napoletana è stata riconosciuta dall’UNESCO, ma non dalle scuole italiane. La mozzarella di bufala non la mangia più nessuno. Hanno paura che sia radioattiva. La vostra agricoltura è in ginocchio. Dovete esportare i pomodori di nascosto. Stampare sulle scatole di conserva: “made in China” per contrabbandarle in Europa. Il Governatore del Veneto ha lanciato una campagna pubblicitaria in Germania. Per spiegare a tutti i tedeschi che il Veneto è diverso dalla Campania. Caorle è meglio di Ischia e di Capri. La civiltà si ferma sul Piave: una volta mormorava, adesso vomita il sindaco Gentilini.
La Campania è un laboratorio politico. Quello che succede qui succederà in tutta Italia. La distanza tra i cittadini e le istituzioni da voi non c’è più, hanno introdotto il manganello consapevole. Quello che colpisce a ragion veduta le donne e i vecchi con le braccia alzate a Pianura e a Savignano Irpino. Il manganello quasi consapevole del G8 di Genova, della Val di Susa, da voi si è evoluto, ha trovato una rappresentazione matura, più democratica.
Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura…

Scusa. Voglio chiedervi scusa per l’inceneritore di Acerra. Per l’Impregilo. Per i vostri politici scelti dai partiti nazionali. Per Veronesi che è capolista di Veltroni in Lombardia e ha tre anni in più di De Mita. Per Prodi che vuole regalarvi tre nuovi inceneritori. In Lombardia ci sono decine di inceneritori, le strade sono pulite, ma c’è una diffusione di tumori da far paura. Vi chiedo scusa per le malattie dovute ai rifiuti radioattivi sepolti nelle vostre terre senza che nessuna autorità abbia mosso un dito in vent’anni. Vi chiedo scusa per la diossina e le nanoparticelle da incenerimento che respirerete insieme al cancro. Quante autorità avete pagato con le vostre tasse? Magistrati, ASL, amministratori pubblici, Regione, Province, Comuni, Comunità Montane, Polizia, Carabinieri, Guardie Forestali, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale, Nettezza Urbana, deputati, senatori. Tutti nostri dipendenti. Quante migliaia di persone sono state stipendiate per salvarvi da questo disastro? Perché ci fosse Giustizia, per evitare questa Chernobyl della spazzatura? A cosa servono? Perché sono lì?
Il mondo guarda Napoli. Siete a un punto di non ritorno. Napoli è all’anno zero. Come Berlino nel 1945 dopo i bombardamenti. E’ un’occasione storica, unica per ripartire. Per una Rinascita Campana. Riprendete in mano il vostro passato, la vostra lingua e la vita dei vostri figli. Il vostro territorio. Se volete potete cambiare le cose. Nulla è impossibile per chi è nato qui. Quello che viene deciso a Roma non è importante, voi siete importanti. L’Italia di Beppe Grillo vi chiede scusa, l’altra Italia vi giudica e vi manganella. La Storia è passata di qui e ci tornerà presto. Però, dategli una mano.
Per un Nuovo Rinascimento.
Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura..."

 
 
 

Post N° 176

Post n°176 pubblicato il 02 Gennaio 2008 da chic47
 

ROCKEFELLER SI FA L'ARCA DI NOE'. COSA CI NASCONDE?

Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba. La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen. Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell'arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».
Per la pubblicità, è «l'arca dell'Apocalisse» prossima ventura.

07115_seedvault_hmed_5p_hmediumNella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo.
Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aereazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.
La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen, dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l'isola è quasi deserta.
Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell'arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».
Per la pubblicità, è «l'arca dell'Apocalisse» prossima ventura.

Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller, insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s'è recentemente unito Bill Gates, l'uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Biul & Melinda Gates Foundation.
Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l'anno.

Ce ne informa l'ottimo William Engdahl (1) che ragiona: quella gente non butta soldi in pure utopie umanitarie.

Che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere?
Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo: che futuro avranno?

La Rockefeller Foundation, ci ricorda Engdahl, è la stessa che negli anni '70 finanziò con 100 milioni di dollari di allora la prima idea di «rivoluzione agricola genetica».
Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell'Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell'International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford).
Nel 1991 questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l'agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller).
Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.
In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco la FAO (l'ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e lo UN Development Program.

La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, specie del Terzo Mondo, sulle meraviglie del moderno agribusiness e sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati.
Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell'agribusiness Monsanto.
«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni '70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l'ha plasmata».
Tutto nel nome della scientificità umanitaria  («la fame nel mondo») e di una nuova agricoltura adatta al mercato libero globale.

 

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Il progetto di scavo della banca

 

La genetica è una vecchia fissa dei Rockefeller: fino dagli anni '30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.
La Rockefeller Foundation finanziò generosamente quegli scienziati, molti dei quali dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.
La mappatura del gene, la sequenza del genoma umano, l'ingegneria genetica da cui Pannella e i suoi coristi si aspettano mirabolanti cure per i mali dell'uomo - insieme agli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta ed altri giganti - sono  i risultati di quelle ricerche ed esperimenti.
Nel 1946, del resto, Nelson Rockefeller lanciò la parola d'ordine propagandistica «Rivoluzione Verde» dal Messico, un viaggio nel quale lo accompagnava Henry Wallace, che era stato ministro dell'Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company.
Norman Borlaug, l'agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace, lavorava per i Rockefeller.

Lo scopo proclamato: vincere la fame del mondo, in India, in Messico.

Ma davvero Rockefeller spende soldi per l'umanità sofferente?
La chiave è nella frase che Henry Kissinger pronunciò negli anni '70, mentre nasceva la CGIAR: «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione».
Il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil, guida del cartello petrolifero mondiale.


Oggi sappiamo che Rivoluzione Verde era il sinonimo pubblicitario per OGM, e il suo vero esito è stato quello di sottrarre la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell'agribusiness euro-americano.
In pratica, ciò avvenne attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «favolosi», preparati nei laboratori dei giganti multinazionali.
I semi ibridi hanno un carattere commercialmente interessante per il business: non si riproducono o si riproducono poco, obbligando i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come fatto da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina.

 

spitsbergen
L'isola di Spitsbergen

 

Quei semi erano stati brevettati, e costavano parecchio.
Sono praticamente un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont), le stesse aziende all'avanguardia negli OGM.
La relativa autosufficienza e sostenibilità auto-alimentantesi dell'agricoltura tradizionale era finita.
Ai semi ibridi seguirono le «necessarie» tecnologie agricole americane ad alto impiego di capitale, gli indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont e con l'arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM.
Tutto brevettato, tutto costoso.
I contadini che per secoli avevano coltivato per l'autoconsumo e il mercato locale, poco importando e poco esportando, non avevano tanto denaro.

Ecco pronta la soluzione: lanciarsi nell'agricoltura «orientata ai mercati globali», produrre derrate non da consumo ma da vendita, cash-crop, raccolti per fare cassa.

Addio autosufficienza ed autoconsumo, addio chiusura alle importazioni superflue.
I contadini potevano vendere all'estero sì: sotto controllo di sei intermediari globali, colossi e titani come la Cargill, la Bunge Y Born, la Louis Dreyfus…
La Banca Mondiale di McNamara, soccorrevole, forniva ai regimi sottosviluppati prestiti per creare canali d'irrigazione moderni e dighe; la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller si offriva - visto che i contadini non producevano mai abbastanza da ripagare i debiti contratti per comprare pesticidi, OGM e sementi ibride brevettati - di indebitare i contadini in regime privatistico.

Ma questo ai grandi imprenditori agricoli con latifondi.

I piccoli contadini, per le sementi-miracolo e i diserbanti e i fertilizzanti scientifici, si dovettero indebitare «sul mercato», ossia con gli usurai.
I tassi d'interesse sequestrarono il raccolto-miracolo; a molti, divorarono anche la terra.
I contadini, accade in India specialmente, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.
La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa.
Chilometri di monoculture di cotone geneticamente modificato, sementi sterili da comprare ogni anno.
E il meglio deve ancora arrivare.

Dal 2007 la Monsanto, insieme al governo USA, ha brevettato su scala mondiale di sementi «Terminator», ossia che commettono suicidio dopo il raccolto: una scoperta che chiamano, senza scrupoli, «Genetic Use Restriction Technology», ossia volta a ridurre l'uso di sementi non brevettate.

La estensione di sementi geneticamente modificate - ossia di cloni con identico corredo genetico - è ovviamente un pericolo incombente per le bocche umane: una malattia distrugge tutti i cloni, ed è la carestia.
Occorre la biodeversità, di cui si sciacquano le labbra ecologisti e verdi radicali.

E qui si comincia ad intuire perché si sta costruendo l'Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell'agribusiness, e da nessun altro.

Le banche di sementi, secondo la FAO, sono 1.400, già per la maggior parte negli Stati Uniti.
Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont, che ne ricavano i corredi genetici da modificare.
Perché hanno bisogno di un'altra arca di Noè agricola alle Svalbard, con tanto di porte corazzate e allarmi anti-intrusione, scavata nella roccia.
Le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, evidentemente non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.

La tecnologia «Terminator» può suggerire uno scenario complottista fantastico: una malattia prima sconosciuta che infetta le sementi naturali conservate nelle banche fuori-controllo USA, obbligando a ricorrere al caveau delle Svalbard, l'unico indenne.

E' un pensiero che ci affrettiamo a scacciare: chi può osar diffamare benefattori dell'umanità affamata come Rockefeller, Monsanto, Bil Gates, Syngenta?

Ma Engdahl ricorda le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989.
Francis Boyle sostiene che «il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica», e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate «senza conoscenza del pubblico».
Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica.
Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari.
La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.
Jonathan King, professore al MIT, ha accusato: «I programmi bio-terroristici crescenti rappresentano un pericolo per la nostra stessa popolazione; questi programmi sono invariabilmente definiti 'difensivi', ma nel campo dell'armamento biologico, difensivo e offensivo si identificano».

Altre possibilità sono nell'aria, e Engdahl ne ricorda alcune.

Nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana, la Epicyte, ha annunciato di aver approntato un mais geneticamente modificato contenente uno spermicida: i maschi che se ne nutrivano diventavano sterili.
Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell'Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator; ed a quel tempo, la ditta aveva in corso una joint-venture con DuPont e Syngenta.
Ancor prima, anni '90, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, ossia l'ONU) lanciò una vasta campagna per vaccinare contro il tetano le donne delle Filippine, Messico e Nicaragua, fra i 15 e i 45 anni.
Perché solo le donne?
Forse che gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arruginiti?

Se lo domandò il Comite pro Vida, l'organizzazione cattolica messicana ben conscia delle campagne anti-natalità condotte in Sudamerica dai Rockefeller.
 
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Una scheda tecnica del progetto

Fece esaminare il vaccino fornito dall'OMS gratuitamente e generosamente alle donne di età fertile: e scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che rendevano incapaci le donne di portare a termine la gravidanza.
Di fatto, un abortivo.
Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller), dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA)… e anche la Norvegia aveva contribuito con 41 milioni di dollari al vaccino antitetanico-abortivo.
Guarda caso, lo stesso Stato che oggi partecipa all'Arca di Noè e che la sorveglierà nelle sue Svalbard.

Ciò fa tornare in mente ad Engdahl (non a noi) quella vecchia fissa dei Rockefeller per l'eugenetica del Reich: la linea di ricerca preferita era ciò che si chiamava «eugenetica negativa», e perseguiva l'estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.
Margaret Sanger, la femminista che fondò (coi soldi dei Rockefeller) il Planned Parenthood International, la ONG più impegnata nel diffondere gli anticoncezionali nel Terzo Mondo, aveva le idee chiare in proposito, quando lanciò un programma sociale nel 1939, chiamato «The Negro Project» (2).
Come scrisse in una lettera ad un amico fidato, il succo del progetto era questo: «Vogliamo eliminare la popolazione negra».

Ah pardon, scusate: non si dice «negro», si dice «nero», «afro-americano».
E' questo che conta davvero, per i progressisti.

Maurizio Blondet


Note
1) William A. Engdahl, «Doomsday Seed Vault in the Arctic - Bill Gates, Rockefeller and the GMO giants know something we don't», Globalresearch, 4 dicembre 2007.
2) Tanya L. Green, «The Negro Project: Margaret Sanger's Genocide Project for Black American's», in www.blackgenocide.org/negro.html

 

Fonte: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2470¶metro=scienze 

 
 
 

Post N° 175

Post n°175 pubblicato il 26 Novembre 2007 da chic47
Foto di chic47

Times: “La Levi Prodi è un assalto geriatrico ai bloggers italiani”

“Assalto geriatrico ai bloggers italiani”: questo il titolo di un articolo del Times che commenta la Levi Prodi, ovvero la proposta di legge che, puntando a regolamentare in modo più severo l’editoria, ha finito per mettere in allarme ed in rivolta il mondo della rete.

Sì, perché, se la Levi Prodi diventerà legge, chiunque voglia aprire un blog o un proprio sito internet dovrà obbligatoriamente iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e sottostare al controllo, alla burocrazia, alle sanzioni e alle tasse, perchè saranno considerate attività editoriali anche quelle esercitate senza scopo di lucro, come i blog.

E’ per questo che anche uno dei quotidiani più famosi al mondo ha deciso di occuparsi dell’argomento e dall’articolo di ieri l’Italia non esce bene: “Considerando gli standard del G8, l’Italia è un Paese strano – si legge – Per farla semplice, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano”.

E così il Times continua, dipingendo Prodi come un “arzillo sessantottenne” che ha battuto un Berlusconi settantunenne alle ultime elezioni, mentre a Napolitano (82 anni) ne aveva già 20 quando i tedeschi si sono arresi alla fine della seconda guerra mondiale.
Secondo il Times, il governo italiano “non sembra capace di adattarsi al mondo moderno” e la spiegazione è semplice: “Anche il vostro Paese funzionerebbe in questo modo se i vostri nonni fossero in carica”, sostiene l’articolo.

Questa l’introduzione che il Times ci ha riservato, passando poi ad affrontare il tema centrale: la Levi Prodi è descritta come una legge che ha come bersaglio “la vita moderna”, una legge incredibilmente generica che obbliga tutti i bloggers e gli utenti della rete a registrarsi con lo Stato: “Anche un innocuo blog della squadra del cuore o quello di un adolescente che discute dell’iniquità della vita – spiega il quotidiano – saranno soggetti alla vigilanza del governo e alla tassazione (pur non trattandosi di siti commerciali)”.

“L’intento della proposta di legge, come è stato scritto quando è passata al vaglio del Consiglio dei Ministri, sarebbe quello di mettere il bavaglio ai bloggers, che ormai rappresentano un vero guaio per quelli che sono al potere”, continua l’articolo.
I blogger, secondo il Times, sono guidati dal “crociato (che alcuni definiscono populista)” Beppe Grillo, “un comico diventato attivista diventato blogger”: secondo il quotidiano, infatti, Grillo è uno di quelli che sanno interpretare e commentare in modo più corretto le vicende italiane sia fuori che dentro al Paese e si batte per un governo più trasparente.

L’articolo del Times si conclude con un appello rivolto a Levi e a Gentiloni: “E così mi appello – scrive il giornalista Bernhard Warner - al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo sbagliato testo di legge. La soluzione migliore per questo Paese è davvero mettere i giovani in silenzio?”.

paola monti


 
 
 

Hiromi Uehara

Post n°174 pubblicato il 11 Novembre 2007 da chic47

Hiromi è una giovane pianista jazz giapponese, ed è una delle più talentuose protagoniste della nuova scena jazz americana, apprezzata anche in patria.
Molto dotata sul piano squisitamente tecnico, in possesso di una notevole rapidità di esecuzione e sensibiltà tattile sui tasti del suo piano eppure poetica, Hiromi si sta imponendo sulla scena musicale per l'innovatività delle idee e per il nuovo concetto di musica che sta creando.
In verità, Hiromi è jazzista piuttosto particolare, che appartiene ad un genere tutto suo. La sua musica è più vicina a quella di gruppi come l'Esbjorn Svensson Trio e i Bad Plus, piuttosto che al jazz propriamente detto.
Si tratta, infatti, di autentico pop (a tratti rasente il funk o la tecno) eseguito in forma di jazz. Brani orecchiabili dalle melodie molto fluide, eseguiti con una strumentazione classicamente jazzistica (il trio), e con ampio spazio agli assoli. Assoli dai quali, tuttavia, scale e strutture jazz sono piuttosto lontani. O meglio, sono presenti almeno tanto quanto echi classici, rock, funk, ecc ...
Caratteristica di Hiromi è l'assoluta originalità dello stile pianistico e la capacità di fondere jazz e free jazz tradizionale con elettronica e sonorità orientali, il rock con la musica fusion e punk.
A detta di Jeff Winbush (Jezz Review), Hiromi “fa parte di quel ristretto novero di musicisti che non assomiglia a nessun altro”, “la sua musica è catalogata come jazzistica, ma in realtà è lontana da limitazioni di genere” e che “il suo stile pianistico passa da Beethoven ad Ahmad Jamal, a Frank Zappa”.
Hiromi dice di amare Bach, Oscar Peterson, Franz List, allo stesso modo degli Sly and Family Stone, Dream Theatre e i King Crimson.
Hiromi Uehara prende le prime lezioni di piano all'età di 6 anni, risultando precoce e rapida nell'apprendere. A 7 anni entra a far parte della prestigiosa Yamaha School of Music, e a 12 si esibisce per la prima volta in pubblico con orchestre di rilievo internazionale.
E non è tutto. A soli 17 anni ha l'occasione, e l'onore, di suonare dal vivo con il pianista di Miles Davis, Chick Corea.
Corea, avendo sentito il talendo della ragazza, decise di incontrarla a Tokio e, dopo un provino, la invitò a partecipare al concerto che avrebbe tenuto nella città il giorno seguente.
Nel 1999, si iscrive alla prestigiosa Berklee College of Music di Boston, dove si diploma col massimo dei voti nel 2003 e dove conosce il celebre pianista Ahmal Jamal, suo mentore.
Dello stesso anno è l'Ep, interamente scaricabile in forma gratuita dal suo sito (www.hiromimusic.com), dal titolo “XYZ”.
Nel 2003 viene pubblicato “Another Mind”, prodotto dal bassista Richard Evans e da Ahmal Jamal. L'album riceve il premio per il Migliore Album dell'Anno e vende più di 100.000 copie.
Grazie al successo del disco, Hiromi prende parte al “JVC Jazz Festival” di New York, all' “Earshot Jazz Festival” di Seattle, all' “Ottawa Jazz Festival” di Ottawa, al “North Sea Jazz Festival” dell'Aia, all' “Umbria Jazz Winter” 2003 e a molte altre manifestazioni, sempre con un grande successo di pubblico.
Nel 2004 pubblica “Brain”, seguito da un tour di concerti, che l'ha riportata, tra gli altri, all' “Umbria Jazz”, dove ha aperto l'esibizione dei “Big Four”: Hancock, Shorter, Corea e Blade.
Nel gennaio 2006, pubblica “Spiral”.

 
 
 

Post N° 173

Post n°173 pubblicato il 20 Ottobre 2007 da chic47

TOMMY FLANAGAN

 
 
 

Ripartire dal basso (subito)

Post n°172 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da chic47
Foto di chic47

di Pierluigi Paoletti - centrofondi.it

Ripartire dal basso (subito) Dopo mesi passati a rassicurare i mercati Paulson e Bernanke si sono alzati una calda mattina di agosto e hanno deciso di iniziare a tagliare i tassi sul dollaro …zac! -0,5% e poi a settembre un’altra volta …zac! ancora -0,5% A luglio i mutui subprime erano solo una pallina di neve che stava iniziando a rotolare (ma era iniziata già a febbraio), adesso scopriamo che è una valanga. Oh… intendiamoci, non è che la colpa sia proprio tutta di questi mutui, ma sono stati solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Countrywide e Northern Rock sono le due banche, una americana e l’altra inglese da cui è partita tutta questa sfiducia nel sistema bancario. Ma la cosa più esilarante, conviene prenderla a ridere per non piangere, è che la sfiducia nelle banche è proprio delle banche stesse, che non sapendo cosa hanno combinato le proprie sorelle in ambito derivati, non si prestano più il denaro fra di loro costringendo le banche centrali a far fare turni di 24 ore alle stamperie di carta colorata chiamata dollari o euro. Questo conferma quello che vi avevamo detto sul fatto che le nostre care banche sono tutte coinvolte, anche se non ufficialmente, perché usano prodotti e società di comodo per non lasciare traccia. Adesso il giochino che ha fatto straguadagnare per 5-6 anni gli è scoppiato in mano e nessuno sa chi e quanti sono moribondi -molti hanno perdite potenziali che non divengono effettive fino a quando non vendono e non trovando compratori sono costretti a tenersele nascoste- fino a quando non scadono i prestiti con i quali hanno iniziato questo giochino e allora, solo allora, si vedranno i risultati. Il fatto è che anche ieri sera Bernanke ha dovuto ammettere che la crisi è più grave di quanto avessero previsto e questo spiega il repentino cambio di politica monetaria che ha portato in un mese a ridurre i tassi dell’1%. Noi sapevamo e vi avevamo preannunciato che sarebbe accaduto, ma la velocità con cui è avvenuto ci ha lasciato perplessi e che lascia trasparire che siamo proprio vicinissimi al momento in cui i nodi stanno venendo al pettine.

Bernanke e Paulson sono tra l’incudine e il martello: scegliere di tenere ancora il dollaro malato in vita o lasciare alla sua fine il biglietto verde e (cercare di) salvare la credibilità del sistema bancario. E’ evidente che stanno lavorando sulla seconda opzione anche se il loro operato avrà ripercussioni enormi su materie prime e quindi sull’inflazione.

Infatti il dollaro ha perso su tutte le valute (eccetto quelle asiatiche che stanno attutendo il disastro) e il dollar index ha infranto il fatidico minimo E da tutte le altre materie prime. La Cina in questo frangente coglie l’occasione per vendere dollari e comprare euro attaccando così al cuore commerciale l’Europa fino ad oggi piuttosto risparmiata. Se attualmente il maggiore mercato della Cina sono stati gli Usa, ora, con la crisi del cunsumatore americano, stanno sferrando l’attacco verso di noi per distruggere il nostro commercio (più di quanto non lo sia già). Prepariamoci allora ad una nuova e più forte invasione dei prodotti cinesi, che non pagando stipendi (10% di quelli europei) tasse e imposte sull’inquinamento non hanno rivali, alla faccia del “libero” mercato, figuriamoci ora con un cambio così favorevole…

Quindi lo scenario del futuro si preannuncia iperinflattivo (più di quanto non lo sia già) con una crisi economica alle porte piuttosto pesante, un amico ci ha mandato i dati delle aziende artigianali chiuse dal 2001 ad oggi a Prato (-23,2%) e a Empoli (-22,1%), ma pensiamo che siano più o meno simili in tutta Italia. Esportare non sarà più possibile ed i mercati interni saranno invasi da prodotti asiatici a basso costo e scarsa qualità. I consumatori diranno: bene, finalmente una boccata di ossigeno…e invece no perché mancheranno i soldi per comprarle visto che le aziende chiudono.

Ma vi ricordate… a fine anno Prodi non disse che questo doveva essere l’anno della riscossa? Mah, forse stava parlando della Cina…. In questo caos economico, valutario, di tassi ecc. dove cerchiamo di mettere un poco di ordine ogni settimana, emerge sempre più chiaro il fatto che la politica, avendo abdicato tutti i suoi poteri ad organi sovranazionali come la bce, la commissione europea, il wto, la banca mondiale ecc., non può fare assolutamente niente se non l’ordinaria amministrazione.

L’altra mattina abbiamo sentito alla radio in una trasmissione sulle tasse Padoa schioppa dichiarare che lo stato è come un condominio e il governo un amministratore che raccoglie le tasse per dare i servizi ai condomini. Metafora azzeccatissima, peccato che ha omesso di dire che per mandare avanti questo “condominio” l’amministratore ha bisogno di oltre la metà di quello che i poveri condomini riescono a produrre e la pressione fiscale ha raggiunto livelli tali che fino a settembre compreso i condomini lavorano per i “servizi condominiali” e da ottobre in poi per le loro famiglie. La politica (destra, centro e sinistra) è diventata un unico magma informe formato da comitati di affari che si spartiscono come avvoltoi, ciò che è rimasto del nostro bel paese.

Allora ha ragione chi dice che dobbiamo riprenderci la politica, ma aggiungiamo noi anche le sovranità perdute (monetaria, alimentare, della salute) senza le quali i poteri della politica sono pari a 0. E si parte dal basso molto tranquillamente e pacificamente, facendo (contro)informazione, capendo i meccanismi che muovono questo nostro, sempre più pazzo, mondo. Poi le soluzioni arrivano da sole come i Buoni Locali di Solidarietà che attualmente vengono usati da un quartiere di Roma Acilia (gli ecoroma), e da uno di Napoli, l’Avvocata, (gli SCEC) ma ormai si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta la città e nel resto dell’Italia. Lo Scec tra l’altro è al centro dell’attenzione mediatica: giornali e televisione hanno parlato e parlano di questo esperimento che sta dando incredibili risultati e che mira a riprendere un po’ di potere di acquisto che ogni giorno diminuisce sempre più, ricostruire l’economia locale, il commercio, l’artigianato, creare posti di lavoro e serve anche per non perdere le radici. Tutto questo non significa rinchiudersi, fare protezionismo, ma solo cercare, attraverso questi semplici strumenti, di ritornare ad essere attori-attrici delle nostre vite e aiutare le nostre comunità spaesate (è proprio il caso di dire) in questo vortice di repentino cambiamento.

Partire dal basso significa anche riprendere anche la politica partendo dai comuni e occuparsi in prima persona delle cose che ci riguardano da vicino, collaborare insieme per rifarci una vita. Ecco perché insistiamo con tanta enfasi su questi temi, semplicemente perché il tempo stringe e dobbiamo decidere, fare una scelta: farci rubare anche gli ultimi (pochi) sprazzi di libertà, oppure prendere in mano le sorti del nostro futuro.

In questo gioco dobbiamo schierarci e non è ammesso astenersi o far finta di niente perché chi non sceglie si lascia morire. Hanno scelto le centinaia di migliaia di persone che si sono riversate in piazza l’8 di settembre, ha scelto o sta scegliendo chi si informa legge, si fa una propria opinione, libera sul web. L’importante è scegliere che strada prendere e iniziare a FARE.

Lo diceva anche Bob Dylan: thimes are changing, ma lui non sapeva che sarebbero cambiati così velocemente…quindi diamoci una mossa (subito).
That’s all folks

 
 
 

Post N° 171

Post n°171 pubblicato il 15 Settembre 2007 da chic47

STEELY DAN

Jack of Speed


Ci sono a volte artisti che riescono nell'intento di accomunare attraverso la propria musica una miriade di appassionati, fra i piu' disparati per gusto musicale. Gli Steely Dan appartengono a questa categoria. La loro musica e' un collage variopinto di molteplici sfumature, una musica raffinata che racchiude in se' molteplici influenze, che collimano fra loro bilanciandosi ad arte e in perfetto equilibrio. Ogni brano riesce a vivere di luce propria, anche quando non e' tra i loro migliori. Eleganza smisurata e professionalita' fino all'esasperazione sono le principali attitudini che fanno la forza degli Steely Dan: un aggregato musicale attraverso il quale riescono a trasmettere un senso di solarita', che si estende a ogni loro ascolto. Insomma, e' come respirare della salutare aria fresca, perche' la "crociata" degli Steely Dan non e' quella dell'innovazione a tutti i costi o di qualsiasi altra ideologia superiore e profonda. La loro missione, se cosi' possiamo chiamarla, e' una riscoperta di vecchi suoni, possibilmente fumosi e in bianco e nero come un vecchio noir con protagonista Humphrey Bogart, e riuscire ad amalgamare certe tradizioni con sonorita' moderne.

E' l'amore per la musica, il loro motore propulsore, la voglia di suonare e il piacere di azzeccare il feeling e la serata giusta per dare vita a una jam session all'insegna dell'improvvisazione, e del buon gusto. Gli arrangiamenti sono poi un altro segreto degli Steely Dan. E' un piacere ascoltare ogni loro disco, perche' dietro ogni singola canzone si intuisce il lavoro d'artigianato che questi musicisti sono riusciti a realizzare, con piccoli orpelli che per pochi secondi arricchiscono e modellano una melodia, riuscendo a renderla geniale.

Gli Steely Dan (nome tratto dal "Pasto Nudo" di Burroughs) all'inizio erano un vero e proprio gruppo, dopo poco i componenti della band presero strade diverse, e il gruppo si trasformo' in un duo sovrano che risponde al nome di Donald Fagen al piano elettrico/acustico, tastiere, e prima voce solista, e Walter Becker, al basso, chitarra e occasionalmente impegnato come seconda voce solista.

Il primo disco e' una sconosciuta colonna sonora You Gotta Walk It Like You Talk It, ma e' con il secondo disco che avviene il loro vero esordio: Can't Buy A Thrill" del 1972, che contiene gia' un hit da ko immediato come "Do It Again" e riceve ottimi riscontri di critica. Countdown To Ecstasy e' la conferma: con questo album gli Steely Dan si fanno portavoci di una musica che si muove su varie correnti, avendo come solida base uno spiccato amore per il jazz piu' commerciale, ma al tempo stesso intelligente. Gli hit sono "Bodhisattva", "My Old School" e "Show Biz Kids".

Pretzel Logic (1974), nel quale canta anche Michael McDonald (futuro Doobie Brothers), e' probabilmente il loro capolavoro. Ognuna delle canzoni e' un classico del loro repertorio. Basti pensare alla traccia numero 1, "Rikki Don't Lose That Number", intrisa di sonorita' fusion ammalianti, in cui tutto ruota attorno a un riff di piano, con la voce aspra di Fagen che si fa piu' rilassata, mentre in sottofondo chitarre distorte riescono a dare quel tanto di carattere che basta senza esagerare. "Night By Night" e' un altro tassello imprescindibile di questo disco: un funky moderno, intenso nell'interpretazione vocale di Fagen, con la chitarra "extraordinaire" di Jeff "Skunk" Baxter che ruggisce in sottofondo, mentre alle percussioni c'e' l'ancora non celebre Jeff Porcaro.

"Any Major Dude Will Tell You" e' un gioiellino acustico sostenuto da un dolce e ammiccante piano. "Barrytown" sfoggia un ritornello infinito, mentre "East St.Louis Toodle -Oo" e' una deliziosa rivisitazione di un classico di Duke Ellington. "Parker's Band" e' in equilibrio fra un funky attuale e una fusion solo accennata qua e la'. "Through With Buzz" e' una piccola canzone arricchita da archi sognanti. La title track e' un elegante blues notturno, introdotto dal piano elettrico e subito afferrato dal cantato di Fagen. "With A Gun" ci immerge in scenari di country rock selvaggio. "Charlie Freak" scorre fluida su di un piano monocorde che aggiunge qualche ombra imprevista di inquietudine agli umori del disco. Chiude il disco "Monkey In Your Soul", che come recita il titolo, e' un excursus verso un soul, grintoso per le improvvise e repentine unghiate di chitarra che si contrappongono a balbettanti sax, ottimi sostegni per introdurre il cantato meditabondo di Fagen.

Gli anni passano e la loro attività si fa sempre meno prolifica, proprio per una sempre maggiore attenzione ai piu' piccoli dettagli. Katy Lied(con "Black Friday", "Daddy Don't Live", "Doctor Wu")conferma l'ottimo feeling esistente fra vendite altissime, concerti sold-out e recensioni lusinghiere.Stessa cosa dicasi per The Royal Scam, una delle loro vette piu' alte, ove riescono nell'intento di scandagliare un genere fino ad allora poco consono per il proprio background, e cioe' il reggae, e come al solito e' un esempio gradevole sempre all'insegna del buon gusto ("Haitian Divorce", "Kid Charlemagne").

Aja (con "Peg", "Deacon Blue", "Josie") affonda le proprie radici una volta di piu' in certo jazz da piano bar. L'ottimo Gaucho(1980) frutta successi internazionali come "Hey Nineteen", "Babylon Sisters", "Time Out Of Mind", ma costa anche un anno di lavoro e l'esaurimento nervoso.

Se c’è una cosa che ha inventato Donald Fagen, è quella musica interlocutoria e lounge che ha ricamato il concetto di pulizia stereotipata. Già con gli Steely Dan, ha esplorato un jazz alle fragole fruibile e strepitoso, tutto intriso di proclami di raffinatezza sonora e di amore per l’ambiente sofisticato.
Con il suo primo disco solista, The Nightfly (1982) poi, quelle caratteristiche vengono estremizzate ed elevate a obbligo esclusivista: assistiamo, in pratica, allo sviluppo del concetto acid-jazz di Aja.
The Nightfly è un disco di tributi e ricordi, il "Baci rubati" dell'americano medio, un'opera di rara intensità intellettuale nell'ambito della musica commerciale, con hit del calibro di "New Frontier", "I.G.Y." e "Ruby baby", ma anche un disco fondamentale e per l’affermazione di progetti laccati ed elitari come quelli new cool degli anni a venire (Everything But The Girl, Style Council), e per la diffusione stessa dell’acid.
Più di un decennio dopo, con Kamakiriad (1993), Fagen ricalca parecchi punti di contatto col precedente, anche se si ha come l’impressione di trovarsi di fronte a un mood più "sfrenato", quasi a voler fare un passo indietro verso i primi Steely Dan. La classe resta intatta, finanche le liriche da vino e aperitivo fashion, e si comincia a intuire che, in realtà, ogni cosa dell’uomo in questione serve a completare quella che ha fatto prima, pure ad anni e anni di distanza.

Tredici anni dopo, ecco Morph The Cat, dove Fagen ripropone i suoi canoni estetici, la musica durante la chiacchiera e per l’incontro prima di mezzanotte. Sia negli esercizi lenti ("Morph The Cat") che in quelli veloci ("H Gang"), c’è il ripiego su segmenti senza ombra, per la prima volta parte di ricordi individuabili e quasi decifrati. E anche laddove sembra prendere il sopravvento una forma di blues d’oltralpe come in "What I Do", tutto si riconduce al picco d’atmosfera in cui tutto è respirabile, dagli stacchi di chitarra e armoniche agli assoli di tastiere.
In "Security Joan" si torna completamente agli Steely Dan, sia nel ritmo che nelle ansie, così come negli intermezzi di basso e negli enormi accordi di piano che delimitano il movimento. Molto riconoscibili anche l’"uso" delle strofe in eco corale e i passaggi in bemolle, senza dimenticare il ritornello che spezza. Non risulta noioso nemmeno un lunghissimo guitar solo che, pur in distorsione, gioca sul limpido irreprensibile.
In definitiva, "Morph The Cat" è l’ennesima ricostruzione della sua carriera, con le privazioni e le aggiunte del caso, ora figlie del tempo, ora no, ma sempre meticolose nel loro essere impeccabili e pensate. Allora si può restare estasiati in quel circondario alla "Love Boat" in cui ti immette "The Great Pagoda Of Funn", con le sue trombette turate e il suo jazz da crociera. L’inflessione sonora è al metronomo, ma è proprio l’uso geniale della prevedibilità la migliore prerogativa di Fagen, tanto da creare qui una forma insostituibile di intrattenimento. E può scioccare pure il funk di "Brite Nitegown", parente stretto delle trovate di Quincy Jones per Michael Jackson, sempre in bilico tra bar e sale da ballo.

Walter Becker, l'architetto sonoro, quello che tra i due predilige il lavoro in cabina di regia, opererà invece in prevalenza come produttore.
Con gli anni Novanta, inizia il ravvicinamento graduale tra i due. Come nelle coppie che si fidano poco di sé stesse, ciascuno produce il progetto dell'altro e poi si tenta il tour insieme. Ovviamente è un successo, e il risultato è un album dal vivo, Alive in America, che ha il principale compito di far sentire al mondo com'è il suono granitico degli Steely Dan dal vivo.

La vera e propria reunion avviene all'alba del nuovo millennio con Two Against Nature, e i 20 anni che hanno separato questo lavoro dal loro ultimo Gaucho sembrano non essere passati. Donald Fagen e Walter Becker, sono tornati da vecchi, da sorpassati, a dire la loro sulla musica contemporanea, con il loro amore per il jazz e per la musica colta coltivato in maniera paradossale.Musicisti che guardano da sempre alle grandi orchestre di Duke Ellington e Count Basie, che non possono fare a meno di citare nelle interviste la loro passione per Charlie Parker e Sonny Rollins, salvo poi allontanarsene vistosamente nei risultati. Lontani da qualsiasi tentazione citazionistica, come veri artigiani della musica capaci di scandagliare quell'oceano di suoni che è stato il jazz tra il 1920 e il 1950, decostruendo sonorità e note, immaginando melodie lunatiche che sembrano uscire da una personalissima visione del musical. Sempre, in fin dei conti, uguali a sé stessi, dal lontano 1972, l'anno del loro esordio con Can't Buy A Thrill.

Two Against Nature: due contronatura, quali effettivamente Fagen e Becker sembrano essere, così lontani dai suoni di oggi e così certosini nel perseguire la loro idea di musica. Si comincia in sordina, con il basso e la chitarra che dialogano tra loro in una ritmica funk, in modalità simili alle ultime prove del gruppo. La title-track, "Two against nature" svolge le stesse funzioni del vecchio "Aja", un brano lungo otto minuti multiritmico, potente e quasi rapsodico, con i fiati in evidenza. Una novità, invece, il fatto che i due siano presenti su quasi tutti i brani come strumentisti, preferendo affidarsi più a sé stessi che agli ospiti, all'opposto di Gaucho, dove invece la qualità degli ospiti rendeva tutto splendente e potente. Two Against Nature è viceversa un disco sussurrato, più minimale nella forma. Dei vecchi collaboratori restano qua e là Lou Marini e Dave Tofani, più Hugh McCracken, chitarrista, passato alla storia più che altro per il fortunato contributo all'armonica nel memorabile "New Frontier" di Fagen. Ma la qualità è la stessa: i testi sarcastici e oscuri fanno da contrappunto alle sonorità morbide, ed ecco compiersi il solito miracolo degli album degli Steely Dan: a ogni ascolto i brani rivelano sfumature nuove, gli strumenti partecipano a un flusso ipnotico che si fa sempre più sinuoso e coinvolgente, e in cui il narratore Fagen riesce una volta di più ad ammaliare, raccontando di falsi movimenti e di incontri mancati. Su tutto, la solita perfezione del suono.

I due, insomma, si mostrano sempre in buona forma, così come nell'ancor piu' valido e recente Everything Must Go. Tutto passa, eccetto il loro ottimo feeling per le buone armonie vocali e la musica leggera e intelligente.

Contributi di Angelo Franzese ("Morph The Cat")

 
 
 

Post N° 170

Post n°170 pubblicato il 25 Agosto 2007 da chic47

Bonnie Raitt

I Can't Make You Love Me

Bonnie Raitt (Burnank, California, 8 novembre 1949)

Vive e cresce in una famiglia che, senza alcun dubbio, ha determinato in lei un grande stimolo musicale: la madre Marjorie Haydock è infatti un'ottima pianista, mentre il padre John Raitt è un'acclamata star dei musical a Broadway.

Fin da piccola, Bonnie si appassiona al suo amatissimo strumento, la chitarra, che nel corso degli anni imparerà a suonare con lo slide, fino ad essere riconosciuta oggi come una tra i/le più autorevoli interpreti di questa particolare tecnica.

In tutti i suoi dischi che, specie nei primi anni, erano un mix di brani di vari autori, è sempre stata presente una marcata, sentita e profonda passione blues, con venature folk, country e rock. Progressivamente, nel corso degli anni, Bonnie ha introdotto nei suoi LP anche brani composti di proprio pugno, ed appoggiandosi, di volta in volta, ad artisti e strumentisti di prim'ordine.

Per quanto riguarda i premi discografici, il suo album “Nick of Time” vince 3 Grammy Award, ed altrettanti l'LP "Luck of the Draw"; un Grammy le viene accreditato inoltre per il duetto con John Lee Hooker in "I'm in the Mood". Il 3 marzo del 2000 viene inserita nella Rock and Roll Hall of Fame.

 
 
 

Molte Vite, un'Anima Sola Brian Weiss

Post n°169 pubblicato il 22 Giugno 2007 da chic47
Foto di chic47

Stupefacente e innovatore come sempre, con questo libro Brian Weiss rompe un'altra barriera e un altro tabù: quello del futuro. Diventato celebre per le sue sedute di regressione, nelle quali faceva rivivere ai propri pazienti le vite precedenti, inaugura adesso la tecnica della terapia della progressione. Scritto con il suo consueto stile semplice e coinvolgente, "Molte vite, un'anima sola" riesce al medesimo tempo a stordire e a consolare, e regala un viaggio indimenticabile e benefico nelle vite che saranno.

Brian Weiss, psichiatra, esperto di reincarnazione e ipnosi regressiva. Laureato alla Columbia University e a Yale, ha diretto per anni la Facoltà di Psichiatria del Mount Sinai Medical Center di Miami (Florida).

Brian Weiss sostiene fermamente la validità della terapia regressiva per alleviare disturbi fisici ed emozionali. Ricordare il passato per curare il presente, quindi, per consentire all’inconscio di fare emergere quelle esperienze che, una volta comprese, permetteranno al paziente di guarire.
La regressione a vite precedenti è un metodo di conoscenza del sé molto antico che mira ad ottenere un ricongiungimento spirituale con la memoria della propria vita passata.

 
 
 

Post N° 168

Post n°168 pubblicato il 15 Giugno 2007 da chic47

ISAAC ALBENIZ

ASTURIAS

John Williams

 
 
 

Post N° 167

Post n°167 pubblicato il 07 Giugno 2007 da chic47

Maria Maddalena accanto a Gesu ultima cena chiesa Maria Maddalena Foix (Francia)

MARIA MADDALENA E IL FEMMINEO SACRO
di Giuseppe Bufalo
per Edicolaweb

 

La maggioranza di coloro che si accingono a leggere quest'articolo hanno sicuramente già visto il film "Il Codice da Vinci" o ne hanno appreso il contenuto attraverso il romanzo.

Nell'opera di Dan Brown è messa spesso in risalto la figura di Maria Maddalena definendola "compagna di Gesù" e madre della sua discendenza.
Nel romanzo, la ricerca del Santo Graal termina proprio al cospetto della tomba della Maddalena, come a voler significare che il "Segreto del Femmineo Sacro" rappresenti la soluzione della "cerca" che si protrae da millenni.
Pur riconoscendo l'importanza e la validità dell'opera, relativamente alla divulgazione di concetti occultati nel corso dei secoli a causa dell'ambito ed agognato "potere temporale", bisogna altresì riconoscere che queste conoscenze furono ampiamente esposte già nel 1982 attraverso il libro di R. Leigh, M. Baigent e H. Lincoln dal titolo "Il Santo Graal - Una catena di misteri lunga duemila anni".
La differenza significativa e, oserei dire, fondamentale tra le due opere, risiede nell'esposizione dei concetti riguardo ai lettori verso i quali erano indirizzate.
Per la "massa" il romanzo di Dan Brown e per i ricercatori ed esoteristi "Il Santo Graal".
Si badi bene, questo mio rilievo non vuole assolutamente essere discriminante poiché riconosco nelle due opere un'uguale importanza nei relativi ambiti nei quali hanno prodotto pari risonanza.
Nel "Santo Graal" è messa in rilievo l'importanza della figura della Maddalena, alla quale fu dedicata la chiesa di Rennes-le-Château e la famosa Torre Magdala consacrata dall'abate Souniere.

Ma perché tutto questo? Forse perché quella donna, elusiva nei Vangeli ufficiali, era in realtà la moglie di Gesù? Forse perché dalla loro unione erano nati dei figli? Ed infine, forse perché Souniere aveva scoperto questo segreto e voleva onorare questa figura bistrattata dalla chiesa verso la quale dedicava il suo servizio? Per cercare di rispondere a queste domande o almeno di avvicinarci alla verità, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione verso quelli che sono considerati i Vangeli apocrifi o più giustamente detti Gnostici (da Gnosi = conoscenza perfetta del Divino).
A tal proposito, è importante rilevare che la figura di Maria Maddalena fu ampiamente descritta nei Vangeli di Filippo ed in quello di Maria.

Nel Vangelo di Filippo ai capi 63-33 e 64-2, possiamo leggere: "La compagna del Figlio è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli vedendolo con Maria gli domandarono: perché l'ami più di noi tutti?"

In effetti, in questo Vangelo Gnostico, la Maddalena riveste una parte notevolmente preponderante tra tutti gli apostoli ed è citata per ben 67 volte.
Inoltre, nel "Pistis Sophia", scritto gnostico del III e IV secolo pubblicato nel 1851, notiamo come Gesù lodava spesso la Maddalena. Lei intercede persino per gli apostoli, specie quando non riescono a comprendere le parole del Maestro e ad esporre le loro domande.

Alla luce di quanto detto, possiamo riconoscere che la figura della donna, quindi della manifestazione nella forma dell'Energia Femminile, è vista in netta contrapposizione tra la chiesa ufficiale e le comunità gnostiche.
In effetti, è indicativo il fatto che sia sempre Pietro (nel vangelo di Tommaso, nel vangelo di Maria e nel "Pistis Sophia") ad assumere un atteggiamento ostile nei confronti delle donne in genere e di Maria Maddalena in particolare, cosa che, immancabilmente, Gesù rimproverava.

Nel già citato Pistis Sophia, leggiamo che Maria Maddalena "ha la mente sempre pronta" ma teme le minacce di Pietro, il quale ha in odio il genere femminile.
Nel Vangelo Gnostico di Maria, troviamo un altro riferimento che avvalora questa teoria.
Leggiamo che Andrea non credeva affatto alle parole della Maddalena, infatti, dopo l'esposizione riguardante l'Anima da parte della donna, egli disse agli altri discepoli: "Dite che cosa pensate di quanto ella ha detto. Io almeno non credo che il Salvatore abbia detto ciò."
Ed in seguito intervenne Pietro dicendo: "Egli ha forse parlato realmente in segreto e non apertamente ad una donna, senza che noi lo sapessimo? Ci dobbiamo ricredere tutti ed ascoltare lei? Forse egli l'ha anteposta a noi?"
Maria allora pianse e disse a Pietro: "Pietro, fratello mio, che cosa credi dunque? Credi tu che io l'abbia inventato in cuor mio, o che io menta riguardo al Salvatore?"
Levi (Matteo) replicò a Pietro dicendo: "Tu sei sempre irruente Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro la donna come fanno gli avversari. Se il Salvatore l'ha resa degna, chi sei tu che la respingi? Non v'è dubbio, il Salvatore la conosce bene. Per questo amava lei più di noi. Dobbiamo pertanto vergognarci, vestirci dell'Uomo Perfetto, fermarci come Egli ci ha ordinato e annunziare il vangelo senza emanare né un ulteriore comandamento, né un ulteriore legge, all'infuori di quanto ci disse il Salvatore." (Vangelo di Maria, capi 10-18 e 10-19)

Molte civiltà attribuiscono al 3 (simbolo dello Spirito) un carattere maschile e al 4 (simbolo della Materia) un carattere femminile, e nel settenario vedono la sintesi dei due.
Personalmente credo che quando Matteo (Levi) dice: "Se il Salvatore l'ha resa degna, chi sei tu che la respingi? Non v'è dubbio, il Salvatore la conosce bene. Per questo amava lei più di noi", si riferisce a Maria Maddalena che, in questo caso, simboleggia l'energia femminile. Il Salvatore l'ha resa degna di integrarla in Se stesso e Pietro la respinge perché non ha ancora equilibrato l'energia femminile nel suo interiore.
E poi aggiunge: " vestirci dell'Uomo Perfetto"...
Quest'ultima frase possiamo metterla in relazione a quanto affermavano gli alchimisti riguardo l'Androgino, l'Essere realizzato nel quale i contrasti svaniscono. Egli rappresenta la perfetta combinazione tra il Sole e la Luna, il perfetto equilibrio tra l'Oro e l'Argento. In altre parole, la singolarità e l'unità, segno di una perfetta realizzazione del Sé.
L'Alchimista intravedeva nell'Androgino la perfezione Divina che, toccando il Sé Superiore, sperimentava l'Amore incondizionato.
Ciò che si era compiuto nel Messia in comunione con la Maddalena.

 
 
 

CASO VISCO

Post n°166 pubblicato il 05 Giugno 2007 da chic47
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“Ormai siamo al regime mancano solo i gulag”

Roberto Speciale sbatte la porta sul serio. Annuncia che rifiuta ogni altro incarico offertogli dal governo e se ne va in pensione anticipata. Ma il commiato del generale è al fiele. «Non è un regime quello che gioca ad asservire le istituzioni?». E dice anche di più: «Non è attentato alla Costituzione?». Arriva a parlare di «gulag». Il generale parla attraverso Sergio De Gregorio, il presidente della commissione Difesa al Senato, un suo amicone, che premette: «L’ho appena sentito al telefono, sono autorizzato a riportare questo nostro colloquio». E non deve stupire: De Gregorio, che in politica ormai s’è buttato a festa, ha rilanciato tanti colloqui con il generale Nicolò Pollari quando si era nel pieno di quell’altra crisi. E’ un senatore-giornalista che ha il fiuto per la notizia. Il generale Speciale dunque rinuncia al ventilato ricorso al Tar.

Non porterà la sua carriera di fronte ai giudici amministrativi. Ma ciò non significa che Speciale ha rinunciato alla lotta. Tutt’altro. E dunque ricostruiamo il suo pensiero in questo giornata di massima amarezza. «Dopo quarantasei anni di onorato servizio, senza macchia alcuna, il governo del mio amato paese mi ha destituito. Io sono un militare, sbatto i tacchi e obbedisco. Ma non possono farmi tacere. Mi sento violentato. Mi hanno negato pure l’onore delle armi, che per me era arrivare alla festa del Corpo il 21 giugno». Il generale ha appreso soltanto ieri, infatti, leggendo il decreto del governo, che deve lasciare l’incarico con decorrenza immediata. Lui sperava di arrivare fino al giorno della Festa, appunto il 21 giugno, per vedere sfilare i picchetti e le bandiere sotto i suoi occhi. Ma tant’è. E Speciale s’arrabbia sul serio. «Apprendo che l'ex direttore dell'Ansa, Pierluigi Magnaschi, in un'intervista ha detto di essere stato cacciato per aver rivelato notizie sul caso degli ufficiali della Guardia di Finanza trasferiti da Milano per via del caso Unipol. Ecco, se si tacita la stampa, e si mette sotto i piedi la Finanza, non è un attentato alla Costituzione?». Domanda retorica. Ma poi Speciale va dritto fino alle conclusioni. Dice a De Gregorio, che lo riferisce gongolando («Questa è forte, eh?»), che lui è una incolpevole vittima dello spoil system. «Io sono la prova provata che da domattina, un qualsiasi alto ufficiale o un dirigente di ministero, se non fa quello che vogliono questi signori, va a casa. Ma che cosa dobbiamo vedere di più? Dobbiamo arrivare ai gulag?». Già, lo schema è chiaro: da una parte c’è lui, Roberto Speciale, ufficiale senza colpe se non quella di difendere i suoi uomini; dall’altra i politici senza scrupoli. «Ma non è un regime quello che gioca ad asservire le istituzioni?».

 E allora via. «Non voglio dare l’impressione che mi svenda per un piatto di lenticchie... Non voglio che nessun italiano possa immaginare che resti abbarbicato alla poltrona. Ma non mi chiedano nient’altro, perché mi hanno violentato. Non mi hanno consentito neanche l’onore delle armi. Nonostante ciò, esco a testa alta e a schiena diritta». Gli mancava poco, al generale, per andare in pensione naturalmente. Ma lui ha deciso di anticipare i tempi. Perché non si abbia l’impressione di un’uscita neppure minimamente concordata. «La mia nomina - ha detto sempre a De Gregorio - scadeva a marzo 2008, e allora ho deciso di andare in pensione anticipata dopo quarantasei anni di onorata carriera senza nemmeno una macchia... Non voglio un ristoro o una ricompensa. Voglio soltanto che si arrivi alla verità dei fatti e in questo modo sia salvaguardata la mia dignità».

FRANCESCO GRIGNETTI LA STAMPA

 
 
 

Post N° 165

Post n°165 pubblicato il 30 Maggio 2007 da chic47

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L'amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo.
L'amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso.
Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.

 H.Hesse

 
 
 

ARRIVANO I RINFORZI di Marco Cedolin

Post n°164 pubblicato il 24 Maggio 2007 da chic47
Foto di chic47

“Non manderemo in Afghanistan un solo soldato in più” aveva ribadito il governo un paio di mesi or sono, quando si apprestava a rifinanziare la missione di guerra/pace in terra afgana, con l’ausilio del voto di tutti quei partiti il cui spirito pacifista è rimasto confinato nelle fantasie della campagna elettorale.
“Manderemo in Afghanistan nuovi mezzi, ma questa decisione non altera la natura della missione italiana” ha annunciato ieri il Ministro della Difesa Arturo Parisi, nel goffo tentativo di giustificare l’ennesima promessa disattesa, facente parte della lunga serie di menzogne a cui questo governo ci ha abituati fin dal momento del suo insediamento.

In realtà nel contingente di rinforzo che sta per lasciare l’Italia con il compito di andare a combattere pacificamente in Afghanistan, di soldati in più ce ne sono 145, oltre a 13 carabinieri, 5 elicotteri Mangusta, 8 mezzi corazzati Dardo e 10 blindati Lince, il tutto per il modico costo aggiuntivo di circa 26 milioni di euro.

Naturalmente questa nuova “iniezione” di uomini e mezzi servirà, secondo le parole di un sempre più disorientato Parisi, ad aumentare le capacità esplorative e di movimento del nostro contingente, rivelandosi utile nelle situazioni attive e passive. Il tutto nell’ambito delle vere finalità della missione italiana, riguardo alle quali lo stesso Parisi ha chiesto a più riprese ragguagli al suo stato maggiore, volta a fare del bene a questo disgraziato paese, i cui abitanti hanno la cattiva abitudine di trovarsi troppo spesso sulla linea del fuoco dei propri benefattori.

La decisione di assecondare la richiesta americana di un rafforzamento delle forze italiane in Afghanistan, dopo avere più volte negato questa eventualità, dimostra inequivocabilmente il taglio sempre più militarista che sta connotando la politica presente e futura del governo.

I segnali in questo senso sono molteplici e molto significativi, primo fra tutti il vistoso incremento delle spese militari contenuto nell’ultima manovra finanziaria, assai più cospicuo di quelli realizzati dal governo Berlusconi negli anni precedenti.

Altrettanto preoccupante è la decisione di investire 2 miliardi di euro per lo sviluppo di un progetto che consentirà di assemblare a Cameri, in provincia di Novara, centinaia di cacciabombardieri F35 della statunitense Lockeed Martin, 100 dei quali verranno acquistati direttamente dal governo italiano che si troverà così ad investire somme enormi per apparecchi “di attacco” il cui eventuale uso contrasterebbe nettamente con i dettami della nostra costituzione.

Come ha detto qualche giorno fa il generale Fausto Bertinotti, passando in rassegna i suoi uomini impegnati nella missione di guerra/pace in Libano, i nostri soldati sono la vetrina di questa nuova Italia e nell’immaginare cosa possa nascondersi dietro una simile vetrina si percepisce più di un brivido correre lungo la schiena.

(Tratto da www.luogocomune.net)

 
 
 

Per quanto sta in te

Post n°163 pubblicato il 16 Maggio 2007 da chic47

Per quanto sta in te
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balía del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
Costantinos Kavafis

 
 
 
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Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si distruggono al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente: l'amore che dura fa così.

W. Shakespeare

 

 

 
 
 
 
 
 
 

SONETTO 121

È meglio esser colpevole che tale esser stimato
quando non essendolo si è accusati d'esserlo;
e perso è ogni valor sincero perché creduto colpa
non dal nostro sentire, ma dal giudizio d'altri.

Perché mai dovrebbero gli occhi altrui adulteri
considerar vizioso il mio amoroso sangue?
Perché nelle mie voglie s'insinuan lascive spie
che a parer lor condannano quel ch'io ritengo giusto?

No, io sono quel che sono e chi mira
ai miei errori, colpisce solo i propri;
potrei esser io sincero e loro non dire il vero,

non venga il mio agir pesato dal loro pensar corrotto;
a men che non sostengano questo mal comune -
l'umanità é malvagia e nel suo mal trionfa.

William Shakespeare